Diete & Sistemi NutrizionaliTumore & Cancro

SERENITÀ E DIETA VEGAN-CRUDISTA CONTRO LEUCEMIA E GAMMOPATIA MONOCLONALE

LETTERA

CERCO CONFORTO E CONSIGLI PER MIA MADRE

Caro Valdo, ho tanto, tanto bisogno del tuo conforto e consiglio. In famiglia c’è molta angoscia. Mia mamma, nel 2010, fu operata di cancro al seno, senza asportazioni totali e fece due cicli di radio e tre di chemio. Poi le rintracciarono quel valore monoclonale di cui mi spiegasti (anche nonno, il padre, ebbe il mieloma multiplo). Ora le hanno comunicato che quel valore si è alzato e deve fare un prelievo midollare ed iniziare terapie (quali non ce l’hanno detto).

TIMORI NEI RIGUARDI DI NUOVE INSIDIOSE TERAPIE

Mamma è vedova e ha 79 anni. Ha deciso di non farsi mettere fretta e prendere un attimo per riflettere, ma è atterrita dall’idea di nuove terapie. Le mie sorelle, che vivono con lei, sono molto provate a causa di problemi sul lavoro. Ma dovremo affiancarla in qualunque decisione prenderà. Mi ha chiesto di chiederti un parere.

PARLIAMO BENE DI TE IN FAMIGLIA

Di te parlo sempre ed anche mia sorella e mio cugino le han parlato bene di te. Non è una donna che si lasci convincere. Deciderà sempre da sé, ma ti chiede se puoi aiutarla a capire che sta succedendo e cosa l’aspetta se non accetta le terapie. Ed anche se ci puoi parlare delle terapie. Ma sopratutto se puoi leggere le sue analisi. Lei sta ancora benino. Allego le analisi come da desiderio di mamma. Mi chiama da giorni sperando che io ti parli di lei. Un abbraccio, sempre grata.
Jessica

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RISPOSTA

RILEGGERE CON IMPEGNO E ATTENZIONE LE MIE TESINE SPECIFICHE

Ciao Jessica. Mi spiace per il ritardo e spero che le mie informazioni giungano ugualmente utili. In questa risposta prenderò qualche spunto anche da mie tesine precedenti come “Gammopatia monoclonale, catene kappa e tanta paura” del 3/7/12 e “Mieloma multiplo e un’amata zia da aiutare” del 31/3/14.

CATENE LEGGERE KAPPA E LAMBDA, POLOCLONALE E MONOCLONALE

L’aumento di concentrazione nel sangue delle catene leggere K o L può essere di due tipi: policlonale o monoclonale. Policlonalità significa che le catene leggere presenti sono quelle prodotte da tutti gli insiemi (cloni) di linfociti che producono tutto il repertorio di anticorpi, meccanismo di difesa specifico dell’organismo. Un aumento di catene leggere policlonali può essere dovuto a un danno renale, che ne diminuisce la capacità di metabolizzarle ed eliminarle. Entrambi i tipi K e L aumentano, perciò il loro rapporto rimane invariato. Invece, un aumento di concentrazione di catene leggere monoclonali deriva da un eccesso di produzione di catene di un solo tipo ad opera di un unico clone di linfociti, che prolifera oltre i suoi limiti normali (come ad esempio nel caso del mieloma multiplo, della macroglobulinemia di Waldestroem e di altre patologie simili).

MALATTIE DEL SISTEMA LINFATICO

Parlare di catene Kappa significa dunque parlare di immunoglobuline. Trattasi di valori usati nella diagnosi di malattie del sistema linfatico, quell’insieme di organi che produce i linfociti B (produttori di anticorpi difensivi) e i linfociti T (produttori non di anticorpi ma di altre sostanze difensive). Le immunoglobuline umane sono formate da 4 porzioni, a due a due uguali fra di loro, dette catene pesanti e catene leggere. Le catene leggere sono Kappa o Lambda. Le 5 classi di immunoglobuline IgG, IgA, IgD, IgE e IgM differiscono per quanto riguarda le catene pesanti. Le Ig più rappresentative le IgG (800-1600 mg/dL), le IgA (90-400) e le IgM (40-230). Le IgD e IgE hanno dunque esigua rilevanza.

LA SALUTE È SEMPRE UNA QUESTIONE DI DELICATI EQUILIBRI

Le cellule B individuali esprimono le catene leggere Kappa o Lambda, ma mai entrambe contemporaneamente. Alcuni tipi di linfoma, come il mieloma multiplo, raro tumore osseo, sono connotate da eccessiva produzione di globuli bianchi e di conseguente precarietà nella produzione di eritrociti o globuli rossi del sangue. Il solito problema dell’equilibrio. Pochi leucociti significano precarietà linfatica ed immunitaria, troppi leucociti significano leucemia.

LA GAMMOPATIA MONOCLONALE NON È UN DATO FISSO ED IMMUTABILE, NÉ TANTOMENO UNA CONDIZIONE IRREVERSIBILE

La gammopatia monoclonale, come del resto tutte le anomalie, non è un dato fisso ed immutabile, non è qualcosa di stabile e di definitivo, e varia a seconda di come e dove viviamo, del clima atmosferico e delle situazioni di calma o di stress che ci coinvolgono. Tanto che gli ematologi tendono a non prescrivere cure (non ne hanno nemmeno di serie ed efficaci, in verità), ma soltanto a pretendere esami di controllo ogni 4-6 mesi per diversi anni, onde soddisfare la loro curiosità e i loro sospetti verso la evoluzione delle anomalie riscontrate, potenzialmente capaci di degenerare in mieloma, tumore che si sviluppa sul midollo osseo per aumento incontrollato di cellule plasmatiche.

I VIRUS ESOGENI NON DOVREBBERO MAI SUPERARE LE NOSTRE STRAORDINARIE DIFESE

La capacità dell’immunoglobulina di riconoscere le proteine estranee (quelle non-self), come batteri strani e virus altrui penetrati nel nostro ultraprotetto sistema solo grazie alla nostra imprudenza (vedi alimentazione carnea ed alto-proteica, responsabile ad esempio dell’encefalopatia da Mucca Pazza), e quindi di legarle e distruggerle, è affidata alla produzione di catene variabili capaci di catturare l’antigene invasore.

L’INTERO PROBLEMA BATTERICO-VIRALE STA NELLA PULIZIA INTERNA E NEL SANGUE FLUIDO

Queste teorie super-sofisticate, ed anche alquanto fumose degli ematologi, puntano sempre a focalizzare sull’invasore e sul contagio. Scarsa e nulla attenzione verso il problema centrale dei virus endogeni, quelli prodotti internamente dalla nostra normalissima moria cellulare, che rappresentano forse il 98%, e quindi il nocciolo dello stock virale umano (75-100 trilioni di cellule producono diversi miliardi di detriti cellulari al giorno, ovvero polvere cellulare morta e disintegrata dai becchini cellulari detti lisosomi). Ovvio che i nostri virus non rappresentano un pericolo, fin quando il nostro corpo funziona normalmente con sangue fluido, con metabolismo rapido e con efficienza immunitaria atta ad espellere prontamente le scorie tossiche e i detriti cellulari accumulati.

SIAMO NOI LA MALATTIA VERA E I VERI AUTORI DEL MISFATTO

Ogni volta che adottiamo politiche alimentari assurde ed incompatibili col nostro disegno bio-chimico, andiamo a mettere in crisi l’organismo e ad impigrire il sistema linfatico, per cui il materiale virale, anziché trovare pronta espulsione come normalmente avviene, rimane all’interno e crea evidenti ostruzioni. Nulla a che vedere con spaventevoli e riproducenti mostriciattoli, ma sempre materiale deceduto che si accumula per sovrapposizione e per sommatoria (mai per moltiplicazione).

PARLIAMO DI UN ORGANO BASILARE CHIAMATO MILZA

Passiamo ora a ragionare in termini igienisti. Sebbene classificata come organo produttore di sangue, le funzioni complete della milza rappresentano tuttora una specie di enigma fisiologico. La milza risulta infatti coinvolta in compiti davvero complessi come 1) Produzione di globuli bianchi e globuli rossi durante la vita fetale, e durante gli stati anemici dell’età adulta, 2) Distruzione di globuli rossi esauriti e di relative piastrine, 3) Regolazione della produzione di cellule del sangue nel midollo, 4) Riserva di cellule del sangue, liberate secondo necessità nei periodi di stress o di emergenza, 5) Difesa del corpo con azione fagocitica nel disporre dei detriti cellulari, ossia dei virus endogeni, che si accumulano nel corpo.

GHIANDOLA LINFOIDE DEL SISTEMA DIFENSIVO

Vero e proprio organo ghiandolare linfoide, la milza è uno dei tanti strumenti di difesa, deputata a distruggere sostanze estranee e sostanze tossiche. Ovvio che essa si irriti e si infiammi in presenza di impurità di origine intestinale e medicamentosa, come spesso avviene. Le malattie della milza sono quindi conseguenza di formule sbagliate, dense ed impure del sangue. L’infiammazione della milza è pure connessa ad anomalie infiammatorie dello stomaco, dei polmoni, del fegato e di altri organi. Ci sono segnali di disidratazione e di forte sete, con difficoltà urinarie e urine di colore scuro. Un paziente con milza infiammata è afflitto pure da stitichezza cronica.