A LEZIONE DA STEFAN LANKA E DA SHELTON SUL TEMA MORBILLO

Pubblicato il Pubblicato in Terrorismo Psicologico e le Frodi del Contagio, dell'Aids e delle Vaccinazioni

STEFAN LANKA SUL TEMA MORBILLO VIRUS   (Titolo e sottotitoli di VV)

COSA SONO IN REALTÀ I VIRUS?

La domanda si è resa necessaria e pressante in seguito al processo sulla esistenza scientifica del morbillo-virus. Scientifica? Cosa vuol dire? risponde provocante Lanka. Quali sono mai le basi della conoscenza scientifica disponibili in medicina? Su cosa si basano? Scienza o business? Ecco i motivi dell’intervista concessa da Stefan Lanka a Mark Pfister, dal titolo “I fondamenti, la validità e i limiti della conoscenza medico-scientifica”. Nella prima parte si parla della presunta esistenza del virus. Nella seconda parte si parla del sistema cellulare.

VIRUS IN LATINO SIGNIFICA VELENO O TOSSINA

Tutto parte da questa intervista-fiume concessa a Mark Pfister dal prof Stefan Lanka.

Buongiorno prof Lanka. Sono felice di poter lavorare insieme a un protagonista di rilievo come lei in questo programma inteso a fornire una corretta informazione alla gente che ci ascolta. Lei ha potuto provare con successo davanti a 5 periti ufficiali che non vi è nessuna prova dell’esistenza del virus del morbillo. Vorrei dunque parlare con lei dei fatti nudi e crudi.

Esatto, non vi è nessuna prova. Questo significa che non sappiamo se esiste tale virus, non ne abbiamo alcuna prova. Come siamo arrivati a tutto questo? Cosa sono in realtà i virus? Lo si spiega praticamente partendo dal significato della parola virus, che in latino significa veleno o tossina.

LA TEORIA UMORALE DEI VIRUS

C’è una dottrina medica che ad oggi si crede scomparsa. Essa continua però a mantenersi sotto la nuova veste moderna. Essa crede che le malattie siano causate da tossine, da veleni patologici. Alla base della teoria umorale c’era la credenza che, se i liquidi corporei ristagnavano, diventavano velenosi e potevano così diffondere la malattia all’interno del corpo, oppure anche fuori mediante le emanazioni del corpo stesso. La mal-aria, l’aria cattiva che si credeva contagiosa.

LE PRIME ESPERIENZE AL MICROSCOPIO E LA NASCITA DI UN VIROLOGO

Sapevo come condurre la mia ricerca perché anch’io da studente avevo scoperto nel mare una struttura che io stesso avevo denominato virus e l’avevo identificata come virus innocuo. Pensavo davvero fosse un virus, anche se innocuo, perché non aveva fatto danni nell’organismo dove lo avevo trovato. Sono andato dal mio professore e gli ho fatto vedere quello che avevo trovato. Gli ho fatto vedere le foto al microscopio elettronico di particelle che sembravano essere dei virus e ce n’erano a miliardi. L’organismo comunque viveva senza problemi e il virus non sembrava dare effetti negativi. Così dal 5° semestre avevo già il mio laboratorio ed ero praticamente diventato un virologo. All’epoca non avrei mai pensato che non fosse possibile trovare un protocollo in medicina su come isolare un virus!

I PROTOCOLLI DELLA BATTERIOLOGIA, I VIRUS-BATTERICI O LE MICRO-SPORE

In batteriologia ci sono protocolli dal 1940. Quando i batteri muoiono a causa di un cosiddetto virus batterico, si prende questo liquido, lo si mette sotto un microscopio elettronico e si vede che ci sono batteri. Ma si vedono anche tante minuscole particelle presenti in grandi quantità. Le si separa, le si isola, in modo da avere solo questo tipo di mini-spore e si vede che sembrano esattamente uguali, che presentano l’aspetto di virus. E questo virus-batterico è diventato un modello, un modello anche per i virus umani.

GRANDE DIFFERENZA TRA BATTERI IPER-COLTIVATI E BATTERI IN NATURA

Ma quello che i virologi all’epoca non hanno colto è che, quando i batteri muoiono velocemente, non hanno il tempo di creare delle spore. Se li si priva delle fonti nutritive, se è troppo caldo o troppo freddo, o in altri processi rallentati, allora questi creano delle spore che possono sopravvivere per secoli. E, se l’ambiente è favorevole, ricrescono dalle stesse spore. Ma, quando i batteri non hanno il tempo, creano delle mini-particelle, particelle ancora più piccole, costituite solo di acido nucleico, il cosiddetto materiale genetico, circondato da un involucro proteico. E sono tutte uguali. E si pensava che fossero loro la causa della morte dei batteri. No, in natura i batteri non muoiono mai quando queste particelle vengono aggiunte. La morte avviene solo per i batteri iper-coltivati e labili, che appena li si guarda in modo storto si riconvertono nel materiale da cui erano sorti. Questo come breve ex-cursus.

CREDEVO ANCH’IO ALL’HIV FINCHÉ NON INCONTRAI UN COLLEGA AUSTRIACO

Da queste strutture nascono i batteri e i nostri tessuti utilizzano a loro volta i batteri per rigenerarsi. E qualcosa come quello che viene chiamato batteriofago, divoratore di batteri per usare una definizione scorretta, io l’ho scoperta in mare come dicevo. Un po’ più grande, una catena di acido nucleico un po’ più lunga, e pensavo fosse un virus. E così ero un virologo! All’epoca avevo adottato anch’io il concetto dell’Hiv, ossia che esistesse quel virus e che fosse mortale. Fino a quando un professore austriaco, uno specialista della cosiddetta genetica e dell’acido nucleico non mi diete il permesso di usare il suo laboratorio, siccome non avevo ancora tutti gli strumenti né tutto il sapere. E con lui ho stretto un rapporto di amicizia.

UN CONTO È TRANGUGIARE PASSIVAMENTE I CONCETTI E UN ALTRO CONTO È VERIFICARLI

Un giorno mi chiese, dandomi del tu come fanno a Vienna e dintorni, Stefan hai mai verificato la storia dell’Hiv? Risposi che tutto il mondo ne è informato. Egli mi rispose che non stava chiedendo al mondo, ma lo stava chiedendo a me! Diventai rosso e risposi: No, non l’ho fatto. Mi diede una tessera con cui potevo fotocopiare gratis e mi disse: Fai una copia di tutto quello che leggi e lasciamela in ufficio. E ogni venerdì pomeriggio discutevamo della ricerca. In biblioteca ho poi capito che c’era scritto come titolo “Virus”, ma nella pubblicazione stessa non si parlava di alcuna struttura, nemmeno di una struttura vista in un essere umano, nel sangue o in qualche altro liquido corporeo.

I VIRUS STANNO SEMPRE E SOLO NELLE CELLULE MORENTI

Anche nel morbillo, o quello che si chiama morbillo, che si vede in bocca, nelle orecchie, sul corpo, mediante le tipiche manifestazioni del morbillo, da nessuna parte si è visto nell’essere umano se non nelle cellule morenti! Ed è proprio questo il punto: nelle cellule morenti!

PROCEDIMENTO CORRETTO DI VERIFICA SECONDO LE NORME DELLA BIOCHIMICA

Diversamente rispetto ai batteriofagi, che esistono e che dal 1940 vengono isolati in modo classico, come le monetine all’interno di un salvadanaio a maialino insieme a bottoni, cicche, pezzettini di carta. Allora si separano i diversi componenti e ci sono dentro 11 monete da un euro. Prima fotografo l’interno del maialino con i suoi frammenti. Poi isolo le parti, le cicche, i pezzetti di carta e i bottoni, tolgo tutto e rimangono le pure monete. E quindi le fotografo di nuovo e dico: guardate, le monete sono pure. Non c’è quindi alcun centesimo di dollaro o di vecchie lire o di sterline: solo 11 pure monete da un euro. Poi prendo le monete e applico la biochimica. E vedo che sono effettivamente composte da 3 metalli nelle stesse percentuali e con lo stesso peso specifico. Sono veri euro. Questa si chiama biochimica.

NESSUN VIRUS È MAI STATO SOTTOPOSTO A VERIFICA ESISTENZIALE

Ma questo tipo di verifica non è riuscita per nessun virus che si presume produca malattie negli uomini, negli animali o nelle piante. L’avevo già capito nei miei studi. Non avevo all’epoca ancora nessuna idea su cosa ci faceva realmente ammalare. Questo mi divenne chiaro solo in seguito, grazie ai contatti col dr Hamer. Mi era definitivamente chiaro che non avremmo trovato la risposta in nessuna pubblicazione. Abbiamo iniziato con i docenti. Eravamo io e altri 2 professori, e abbiamo iniziato le ricerche. Successivamente ho avuto contatti con Eleni Papadopulos e con il suo team in Australia.

  • nonbastalaparola

    Non posso che essere d’accordo che non ci devono essere dogmi nella scienza e soprattutto, di fronte all’assenza di prove, (i famosi tre punti citati) non si deve accettare acriticamente una teoria.

    Però rimane il fatto che, proprio prendendo l’esempio della peste, l’epidemia si mosse da città in città, proprio portata da chi ne era malato.

    Sicuramente il terreno era quello giusto (piccola era glaciale che aveva fatto crollare la produzione agricola in una europa che nel frattempo era cresciuta demograficamente) ma se fosse stato solo per quello, l’epidemia avrebbe dovuto scoppiare a macchia di leopardo, anche in punti distanti.

    Invece no, seguì un percorso a macchia d’olio. Quindi non vedo come escludere il fattore “contagio”, il passaggio di un “qualcosa” da una persona all’altra.

    Mi piacerebbe avere da Valdo un commento a queste considerazioni.

  • Paolo Cavacece

    C’è di più. Il Virusdel Morbillo Non Esiste (Stefan Lanka): https://www.paolocavacece.it/il-virus-del-morbillo-non-esiste/