CARNE E LATTICINI: STRADA SENZA USCITA CHE IL MONDO NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI

(Sintesi da documento di George Monbiot, giornalista del The Guardian e ambientalista britannico)

SE IL MONDO NON CAMBIA RADICALMENTE ABITUDINI ALIMENTARI ANDIAMO AL COLLASSO TOTALE

L’allevamento animale a scopo alimentare è una minaccia per tutte le forme di vita sulla Terra e la bistecca allevata al naturale è la peggiore di tutte. Se gli esseri umani sopravviveranno a questo secolo o al prossimo, se altre forme di vita potranno coesistere insieme a noi, questo dipende sopratutto dal modo in cui mangiamo. Potremmo ridurre tutti gli altri nostri consumi praticamente a zero e tuttavia porteremmo ancora al collasso il nostro sistema, a meno di non cambiare le nostre abitudini alimentari. Tutte le prove puntano ora in un’unica direzione: la transizione fondamentale dovrebbe riguardare il passaggio dalla dieta animale a quella vegetariana.

OGNI FORMA DI ALLEVAMENTO ANIMALE INTENSIVO È INEFFICIENTE ED INSOSTENIBILE

Un lavoro pubblicato la settimana scorsa su Science dimostra che, anche se alcune produzioni di carni e latticini sono più dannose di altre, sono tutte quante più nocive per l’ecosistema, rispetto alle proteine vegetali. Dallo studio emerge che l’allevamento animale impegna fino all’83% del terreno arabile mondiale, ma contribuisce solo per il 18% al nostro fabbisogno calorico. Una dieta basata su prodotti vegetali ridurrebbe del 76% l’utilizzo delle aree agricole e dimezzerebbe i gas serra e gli altri inquinanti prodotti dall’industria agroalimentare. Questo è dovuto in parte all’estrema inefficienza dell’alimentazione animale tramite granaglie, dove la maggior parte del loro valore nutritivo si perde nella conversione da proteine vegetali a proteine animali.

LA CARNE È SOIA TRASFORMATA, MOLTO PIÙ RAZIONALE ED ECONOMICO MANGIARE DIRETTAMENTE LA SOIA

Questo rafforza la mia affermazione che, se volete mangiare meno soia, allora dovreste mangiare soia. Sembra un paradosso ma non lo è affatto. Il 93% della soia consumata (che contribuisce alla distruzione di foreste, savane e paludi) la troviamo (trasformata in proteine animali) nella carne, nei latticini, nelle uova e nel pesce, e la maggior parte di essa va perduta durante la conversione. Quando la mangiamo direttamente, è sufficiente molto meno terreno arabile per fornire la stessa quantità di proteine.

ENORME SPRECO DI TERRENO E DI RISORSE PER PRODURRE UN MINUSCOLO QUANTITATIVO DI CARNE DANNOSA

Ancora più dannosa è la carne “allevata al naturale”: l’impatto ambientale della conversione dell’erba a carne, ribadisce l’articolo di Science, “è enorme, qualunque sia il metodo di produzione utilizzato oggi.” Questo perché occorre troppa terra per ogni bistecca o braciola da pascolo. In tutto il mondo il terreno da pascolo è circa il doppio di quello destinato alla produzione agricola, ma fornisce solo l’1,2% delle proteine di cui ci nutriamo. Anche se molti di questi pascoli non possono essere utilizzati per la produzione agricola, possono essere però usati per la rinaturalizzazione, permettendo il recupero di molti ricchi ecosistemi distrutti dall’allevamento animale, assorbendo l’anidride carbonica dall’atmosfera, proteggendo i bacini idrici e fermando sul nascere la sesta grande estinzione. Il terreno che dovrebbe essere riservato alla conservazione della vita umana e di tutti gli altri esseri viventi del pianeta è ora utilizzato per produrre un minuscolo quantitativo di carne.

L’INDUSTRIA DELLE CARNI È IN AGGRESSIVA BELLIGERANZA CONTRO IL MONDO VIVENTE E CONTRO LA NATURA

Ogni volta che sollevo il problema cruciale della resa per ettaro, vengo colpito con un fuoco di sbarramento di insulti e vituperi. Ma non me la sto prendendo con gli allevatori, faccio solo notare che i conti non tornano. Non possiamo sfamare la crescente popolazione mondiale e neppure proteggere le diverse forme di vita con l’allevamento animale. Carne e latticini sono una stravaganza che non possiamo più permetterci. Non c’è modo di uscirne. Quelli che affermano che i sistemi di allevamento “rigenerativi” o “olistici” imitano la natura si ingannano da soli. Si basano sulle recinzioni, mentre in natura gli erbivori selvatici si muovono liberamente, spesso su grandi distanze. Pretendono di escludere o di eliminare i predatori, che sono essenziali al buon funzionamento di tutti gli ecosistemi. Tendono ad eliminare i germogli vegetali e fanno in modo che venga a mancare quel complicato mosaico di vegetazione arborea, tipico di molti ecosistemi naturali, essenziale per l’esistenza di una grande varietà di vita animale.L’allevamento industriale esige attacchi sempre più grandi al mondo vivente.

PASTI VEGANI PRONTI, SEMPLICI ED ECONOMICI

Guardate al massacro dei tassi in Gran Bretagna, che ora, grazie alle richieste sbagliate dei produttori lattiero-caseari, si sta espandendo in tutto il paese. La gente mi chiede come giustificherei il ritorno dei lupi, sapendo che ucciderebbero qualche pecora. Io chiedo loro come giustificano l’eradicazione dei lupi e di tanta altra fauna selvatica per far posto alle pecore. L’azione più importante che possiamo fare a favore dell’ambiente è ridurre l’entità del territorio utilizzato dall’allevamento. A meno che non siate in grado di cucinare bene, e molte persone non hanno le capacità e neppure lo spazio per farlo, una dieta vegetariana può essere noiosa o costosa. Abbiamo bisogno di pasti pronti vegani migliori e più economici. Necessitiamo di semplici sostitutivi della carne.

HO LAVORATO IN UN ALLEVAMENTO INTENSIVO DI SUINI E SO COSA SIGNIFICHINO LE PAROLE DISGUSTO E SPOETIZZAZIONE

Il passo importante verrà con la produzione industriale di carne artificiale. Ci sono molte obiezioni. La prima è che l’idea di una carne artificiale è disgustosa. Se pensate davvero che la carne artificiale sia disgustosa, vi invito a dare un’occhiata a come i vostri salsicciotti, hamburger e bocconcini di pollo vengono attualmente allevati, macellati e trattati. Avendo lavorato in un allevamento intensivo di suini, ho una certa conoscenza di tutto quello che potrebbe sembrare disgustoso.

LA ZOOTECNIA INDUSTRIALE È IL VERO CANCRO DA COMBATTERE

La seconda obiezione è che la carne sintetica pregiudica la produzione locale di cibo. Forse coloro che fanno queste affermazioni non sanno da dove arriva il mangime per animali. Far passare della soia argentina attraverso un maiale delle vostre parti non la rende di certo più “locale” di quella destinata direttamente all’alimentazione umana. La terza obiezione è più seria: la carne artificiale si presta alla concentrazione industriale. Di nuovo, l’industria dei mangimi animali (e, in modo sempre crescente, la zootecnia) è diventata preda dei grandi complessi di imprese.

L’ABBANDONO DEL LETAME A FAVORE DEL’AZOTO SINTETICO HA INARIDITO IL SUOLO CREANDO INOLTRE ACCUMULI PUZZOLENTI

Questa potrebbe anche essere l’opportunità per rompere la nostra totale dipendenza dai fertilizzanti azotati sintetici. Tradizionalmente, la produzione agricola e l’allevamento animale si integravano tramite l’utilizzo del letame. L’abbandono di questo sistema ha portato ad una riduzione della fertilità del suolo. Lo sviluppo dei fertilizzanti industriali ci ha salvato dalla carestia, ma con un costo ambientale assai salato. Al giorno d’oggi, il legame fra bestiame e territorio è saltato quasi ovunque: i campi vengono coltivati tramite prodotti chimici industriali, mentre le deiezioni animali si accumulano, inutilizzate, in lagune puzzolenti, distruggono i fiumi e creano zone morte nei mari. Tutto questo rischia di accelerare la resistenza agli antibiotici.

PISELLI E FAGIOLI CATTURANO L’AZOTO ATMOSFERICO, COME DIMOSTRATO DAI BIOAGRIOCOLTORI VEGANI

Passando ad una dieta di tipo vegetale, instaureremmo una sinergia positiva. La maggior parte delle coltivazioni ad alto contenuto proteico, piselli e fagioli, catturano l’azoto dall’atmosfera, si auto-fertilizzano ed aumentano nel terreno la concentrazione dell’azoto, che può così essere utilizzato dalle coltivazioni successive, come cereali o piante oleaginose. Anche se il passaggio alle proteine vegetali difficilmente potrà eliminare la necessità, a livello mondiale, dei fertilizzanti artificiali, il lavoro pionieristico dei bioagricoltori vegani, che utilizzano solo compost a base di vegetali (e il meno possibile di fertilizzanti di altro tipo) dovrebbe essere sostenuto da studi che le autorità non sono, a tutt’oggi, riuscite a finanziare.

LA STRADA DELLA CARNE, DI OGNI TIPO DI CARNE,  È UNA STRADA SENZA USCITA

Ovviamente, tutta l’industria dell’allevamento si opporrà ad una cosa del genere, usando quelle immagini bucoliche e quelle fantasie pastorali con cui ci hanno infinocchiato per così tanto tempo. Ma non possono costringerci a mangiare la carne. La scelta dobbiamo farla noi. Ogni anno che passa diventa peraltro sempre più facile, visto che la strada della carne, di ogni tipo di carne, è una strada senza uscita.

George Monbiot  (Titolo e sottotitoli di V.V.)

Fonte: https://comedonchisciotte.org/il-miglior-modo-per-salvare-il-pianeta-lasciate-perdere-carne-e-latticini/

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COMMENTO

LA CARNE VA SOLTANTO TOLTA, CIOÈ TIRATA VIA DEL TUTTO

C’è assoluta sintonia con questo ottimo giornalista inglese. Il fatto che abbia una rubrica fissa sul The Guardian, quotidiano inglese di alta reputazione, non fa che dare ulteriore credibilità alle sue affermazioni. Volevo solo osservare che, a differenza di quanto sostiene Monbiot, non è affatto realistico dire che le diete vegetariane siano noiose e difficili da preparare, oltre che costose. Pure l’idea di sostituire la carne con la soia o con altri vegetali non collima con le nostre vedute. La carne non va sostituita  e nemmeno compensata con niente. Basta semplicemente toglierla di circolazione dalle proprie abitudini alimentari perché l’organismo ne ricavi un grande beneficio in termini di pulizia e funzionalità interna.

ANCHE I LATTICINI MERITANO DI ESSERE MESSI DA PARTE

Monbiot ha ragione ovviamente anche sui latticini. Non perché qualche pezzettino di formaggio, specie di capra, e magari prodotto a crudo nelle malghe alpine, sia letale per la salute, quanto perché si tratta sempre di una cultura sbagliata legata alla pratica funesta dell’allevamento forzato e dello sfruttamento ingiusto di animali soggiogati e torturati. Se un tempo mancavano risorse e conoscenze adeguate, e scarseggiavano le valide alternative, per cui durante la stagione invernale si ricorreva ai grassi animali, oggi le cose sono decisamente cambiate. Frutta e verdure abbondano tutto l’anno. Avocadi, alghe, germe di grano, banane, ananas, cavoli, cavolini, cavolfiori, verze, meloni, patate, patate dolci, zucche, germogli sono disponibili da gennaio a dicembre.
Esistono poi le versioni del latte vegetale da soia, cocco, riso e altri cereali. Che si vuole di più?

I MENU DEI RISTORANTI VANNO RIVOLUZIONATI E I CUOCHI GOURMET TTRADIZIONALI VANNO GENTILMENTE RIEDUCATI

Le diete vegetariane non devono per niente scimmiottare e riflettere la mentalità cotturista, trasformatrice e mescolatoria dei cuochi gourmet o dei cuochi da scuola alberghiera tanto cari ai buongustai e ai grandi e insaziabili divoratori di cibo. Non cerchiamo appagamenti e compensazioni nei manicaretti, nelle salse piccanti, nei dolciumi e nei pasticcini. Chi fa una scelta autenticamente vegetariana o meglio ancora vegan-crudista tendenziale-sostenibile-personalizzata, non va di sicuro a cercare piatti sofisticati ed elaborati, né ambisce a vivere in funzione di determinati sapori e di determinate pietanze. Dà la giusta importanza al cibo gustoso e piacevole  ma senza farne di esso un mito o una ossessione, visto che nella vita esistono molte altre cose e molti altri valori ben più importanti.

MASSIMA PRIORITÀ A CIBI SEMPLICI, NATURALI, DIGERIBILI, SOBRI E VIBRANTI

Il vegetariano virtuoso e autentico punta a vivere ed anche a mangiare divertendosi, prediligendo cibi leggeri, semplici, digeribili, ad alta vibrazione Angstrom, e accettando anche cibi gustosi a patto che non gli rendano la vita difficile. Una pizza vegana alle verdure fresche e ai funghi, una pasta al pomodoro, una peperonata, un piatto di gnocchi alle patate veraci o alla zucca, delle patate al forno, delle zucchine o delle melanzane, un riso con piselli e verdure, una minestra di verdure, persino due panini imbottiti di avocado, pomodori secchi, 5 foglie verdi, dei carciofini e della crema di olive, sono tutte cose accettabili come secondi piatti, mentre per il piatto di esordio a pranzo e cena ci sarà sempre una bella terrina di verdure crude ben masticate.

Massima priorità dunque a cibi, naturali, crudi o comunque poco cotti, per cui non servono grandi cucine e grandi cuochi, e non servono nemmeno grandi medici, visto che mangiando in quel modo, e aggiungendo qualche altra piccola attenzione in più, si facilita un costante e sano appetito, una salubre mancanza di sete, e le malattie scompaiono come per incanto.

NIENTE RINUNCE E NIENTE PENITENZE, MA LA GRANDE SODDISFAZIONE DI DARE IL BUON ESEMPIO

Frutta acquosa lontano dai pasti, cioè in mattinata e nel tardo pomeriggio, verdure crude come esordio saziante e rifocillante a pranzo e cena, seguite da un secondo piatto di cibo vegetale leggermente cotto a completamento calorico e a propria scelta, ed è tutto risolto in piena salute, in piena soddisfazione e in piena economia. Siamo per la cucina della non-cucina sul piano alimentare, salvo qualche accettabile eccezione di tanto in tanto, e siamo per la cura della non-cura sul piano dei rimedi, salvo i casi di reale emergenza e di pronto soccorso. Il tutto condito con un pizzico di ironia e di buon senso. Non siamo dei talebani e non siamo votati alla rinuncia o alla sofferenza. Stimiamo Pellegrino Artusi, il simbolo mondiale dell’arte culinaria, ma anche Luigi Alvise Cornaro, vessillo della dieta sobria. In tema poi di impatto minimo sull’ecosistema, e di massimo rispetto per le Leggi della Natura e per tutte le creature che ci circondano, stiamo dando il buon esempio ed il giusto insegnamento.

Valdo Vaccaro