L’IPOCRITA CAMPAGNA DIFFAMATORIA SULLE CARNI CLONATE

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L’IPOCRITA CAMPAGNA DIFFAMATORIA SULLE CARNI CLONATE

Si è fatto un gran parlare in questi giorni da parte dei media delle gravi insidie rappresentate dalle carni clonate per la salute dei cittadini.
Può darsi che l’argomento meriti pure di essere preso in qualche considerazione, ma non certo nel senso e nella direzione voluto da chi sta dietro a tutta questa iniziativa, che è non ha chiaramente nulla di salutistico e di igienico-nutrizionale, come vorrebbe far credere, ma è di smaccato carattere propagandistico e commerciale.
Quello che più crea incredulità e sconcerto è che a condurre questa campagna diffamatoria contro le carni clonate siano i produttori di carne, ovvero i produttori bravi e buoni di carni sane e normali.
Da quando in qua questa gente si preoccupa della salute dei cittadini?
E, da quando in qua le carni normali si sono mai distinte per non far male, per non causare cancri e cardiopatie, per non avvelenare e dopare pesantemente i malcapitati, gli ignari e i malaccorti che si cibano di esse?
Questo voler fare una netta distinzione e una discriminazione di tipo razziale tra carni normali e carni clonate, magnificando inesistenti doti qualitative delle carni presenti, rispetto a quelle prossime venture, non è altro che una ulteriore buffonata, una delle tante prese in giro per i consumatori, per cui esisterebbero carni garantite, genuine e sicure, e magari persino biologiche (dove bio, nota bene, sta per vita, e non si comprende come un brandello di cadavere macellato, buono e degno al massimo di attenzioni cimiteriali, possa considerarsi biologico), e carni clonate, quindi cariche di insidie e di rischi per chi se ne ciba.
La verità nuda e cruda, pura e semplice, è che tutte le carni sono estremamente pericolose e dannose per la salute pubblica e per quella di ogni singolo cittadino del mondo intero, dotato come è per natura, da parte del suo creatore, di un apparato gastrointestinale, di una struttura biochimica, di un sistema immunitario, di un corpo e una mente squisitamente frutto-vegetariani.
Tutte le carni, indifferentemente, sono sotto accusa da anni da parte di scienziati, oncologi, frenologi, gastroenterologi, cardiologi, dietologi indipendenti, prima ancora che da parte dei vegetariani e degli igienisti-naturali e dai salutisti in genere.
La presente campagna denigratoria nei riguardi delle carni clonate non fa onore né a chi l’ha pianificata né alle televisioni che ne fanno da cassa di risonanza.
Lo scopo è ben chiaro ed evidente.
Si vogliono colpire le carni clonate, prive di valori positivi e cariche di rischi per la salute, al fine di sottintendere che le carni normali, all’opposto, sarebbero ricche di valori e libere da pericoli e controindicazioni.
Un’operazione insomma volta ad esaltare e riabilitare l’importanza delle proteine nobili ed eccelse della carne, a condizione che essa sia quella normale che si trova attualmente sui banconi delle macellerie.
Una preciso calcolo commerciale, camuffato di senso civico e di responsabilità, ma improntato concretamente sulla venalità e sull’opportunismo.
Traspare da tutto ciò la voglia e l’ansia di ribadire che la carne, bersagliata da più parti, meriti di continuare a far parte della alimentazione umana di massa, purché sia normale e bio.
Ma un cibo velenoso e dopante per natura, rimane velenoso e dopante indipendentemente dal fatto di essere clonato o no.
Tanto più che, l’animale normale, non clonato, venuto al mondo cioè secondo i crismi naturali che prevedono il congiungimento sessuale di un maschio e di una femmina, un periodo di amorevoli cure materne e di indispensabile svezzamento, una adolescenza felice e spensierata, una crescita armoniosa e una vita da adulto fatta di movimento, di sole, di tanta verdura fresca brucata direttamente sugli spiazzi erbosi, è solo una miserevole invenzione, una pura chimera delle belle favole cinematografiche stile Walt Dysney.
Gli allevatori di bestiame che prima provvedono a ingravidare in modo proditorio le ignare giumente con una siringa, e che poi tolgono il latte dalla bocca dei vitellini (nati già orfanelli del padre) per trasformarlo in latticini e formaggi, e che indi separano in modo violento e barbaro i piccoli dalle proprie mamme, condannando vitellini e mucche a patire le sofferenze dell’inferno, non disdegnano di riservare alla fine a quegli stessi vitellini una sorte infame e indegna, una odissea di terrore e di persecuzione che va oltre ogni limite consentito e immaginabile, non sono degli sprovveduti o degli ignari.
Tali allevatori sanno troppo bene che non esistono al mondo animali normali e animali felici, fatti crescere in modo naturale e biologico. E sanno altrettanto bene che non è una clonazione in più o in meno a fare la differenza.
Al limite potrebbe anche starci che un vitellino clonato risulti alla fine essere più disorientato, istupidito e alienato di un suo compagno di stalla non clonato.
Ma a che serve fare dei distinguo sulla loro carne.
Carne clonata e carne non clonata sono e rimangono in entrambi i casi risultanti di uno spaventoso processo di tortura intensiva e di deprecabile macellazione.
Voler individuare a quel punto delle differenze qualitative, voler sottilizzare sui diversi gradi di valori gastronomici e sulle diverse qualità organolettiche dei due diversi tipi di cadaverini, è indice di pessimo gusto, è una cosa riprovevole che odora di ipocrisia e di volgarità estreme.
È quasi un voler perseguitare persino l’anima di queste innocenti creature, dopo averne fatto orribile e mostruoso scempio corporale.
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