CIRROSI, IPERTENSIONE PORTALE, VARICI ESOFAGEE E TROMBOCITEMIA

LETTERA

DIETA EPATOPROTETTIVA

Gentile Dottor Vaccaro, mi è stato consigliato di contattarla da un amico che ha la mia stessa patologia di tipo epatico, e che ha seguito la sua dieta. Mi chiedevo se fosse possibile avere un suo riscontro tramite mail perché avrei intenzione di sperimentare la dieta, visti i risultati che ho potuto osservare sia su internet che nella diretta esperienza stessa del mio amico. Le lascio in allegato un documento che testimonia la mia patologia. Nel ringraziarLa colgo l’occasione per salutarLa cordialmente.
Umberto

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RISPOSTA

CIRROSI, IPERTENSIONE PORTALE, VARICI ESOFAGEE E TROMBOCITEMIA

Ciao Umberto. Il documento allegato parla di ipertensione portale, di varici esofagee, di cirrosi epatica da HCV o virus dell’apatite C, e di trombocitemia secondaria. Le prescrizioni farmacologiche includono terapie con Albumina, Lasix, Kranrenol, Deursil, Antra e Augmentin. Le raccomandazioni alimentari indicano dieta semiliquida e tiepida per 7 giorni.

COS’È LA CIRROSI EPATICA

La cirrosi epatica è una malattia cronica che colpisce principalmente fra i 40 e i 60 anni. Nel nostro paese sono almeno un milione le persone che ne sono affette. Trattasi di patologia che comporta alterazioni nella struttura e nelle funzioni del fegato. La malattia ha un andamento lento ma progressivo, soprattutto se non si attuano le giuste contromisure. In un primo tempo le cellule epatiche danneggiate vengono sostituite da tessuto cicatriziale. Tale degenerazione viene definita fibrosi.

ALTERAZIONE FLUSSO SANGUIGNO

Ne consegue un’alterazione del flusso sanguigno intraepatico. In questo modo il fegato è impedito nello svolgimento delle sue funzioni. Nel tre per cento dei pazienti la cirrosi epatica evolve verso il cancro del fegato e il trapianto. Un malato di fegato, specie un cirrotico, presenta una serie di complicanze, anche molto serie, come l’emorragia da varici esofagee. Perché? Per via dell’ipertensione portale sopra i valori normali di 6 mmHg.

VARICI ESOFAGEE O VENE DILATATE

Varici esofagee. Rappresentano delle dilatazioni delle vene dell’esofago conseguenti alla malattia di fegato. Le varici esofagee si formano per l’aumento della pressione venosa nel circolo portale. Questa condizione causa un rigonfiamento della rete venosa del cardias e dell’esofago. Le vene dilatate o varici esofagee si formano quando il flusso di sangue al fegato è rallentato. Rallentato da tessuto cicatriziale nel fegato causato da malattie del medesimo.

Quando il sangue al fegato è rallentato, comincia a eseguire un backup o un ritorno, con conseguente aumento della pressione all’interno della grande vena porta che trasporta il sangue al fegato. Questa pressione spinge il sangue nelle vene vicini più piccole, come quelle dell’esofago. Queste fragili, sottili vene cominciano a gonfiarsi con il sangue refluo aggiunto. A volte le vene possono rompersi causando sanguinamento grave per la vita. Le varici esofagee di solito non causano segni e sintomi a meno che non sanguinino. Segni e sintomi di sanguinamento sono vomito ematico, feci nere catramose e shock nei casi più gravi.

MESO E MESENTERE

Il mese è l’unione di due lembi peritoneali e che collegano i visceri addominali e pelvici alla parete interna della relativa cavità. Sono percorsi dai vasi e dai nervi destinati all’organo rispettivo. Il mesentere è l’ampia ripiegatura del peritoneo che congiunge l’intestino tenue alla parete posteriore dell’addome. Rappresenta il meso dell’intestino tenue. Quando viene tratto verso l’esterno, in apertura laparatomica, il mesentere mostra in trasparenza una ricchissima trama vascolare, arteriosa, venosa e linfatica.

VENA PORTA E VENA MESENTERICA SUPERIORE

La vena porta è un grosso tronco venoso che raccoglie il sangue proveniente dalla milza e dalla porzione sottodiaframmatica del tubo digerente per veicolarlo al  fegato. La vena porta origina dalla confluenza di due vasi principali che sono la vena mesenterica superiore e la vena splenica. Quest’ultima drena il sangue proveniente dalla milza e, in misura inferiore, quello proveniente da stomaco, duodeno e pancreas. Nella vena mesenterica superiore confluiscono invece i vasi dell’intestino tenue, della metà destra del crasso, della testa del pancreas e dallo stomaco.

VENA MESENTERICA INFERIORE

Una terza radice della vena porta, la vena mesenterica inferiore, raccoglie il sangue proveniente dal colon di sinistra e dal retto. Nella vena porta confluiscono anche altri vasi minori provenienti dallo stomaco e dalla cistifellea. Nel loro insieme questi vasi partecipano al sistema portale epatico. Un sistema portale è, per definizione, un dispositivo venoso che raccoglie il sangue refluo da uno o più organi e lo porta in un altro organo dal quale viene fatto confluire nel circolo generale.

UN LITRO DI SANGUE AL MINUTO ATTRAVERSA LA VENA PORTA

Il lume della vena porta ha un diametro interno di circa un centimetro (8-12 mm) e viene attraversato da un litro di sangue al minuto, un quantitativo che corrisponde a circa il 70-80% dell’apporto sanguigno al fegato. Il rimanente 20-30% è coperto dall’arteria epatica, che trasporta sangue ossigenato prelevato direttamente dall’aorta. Quello proveniente dagli organi digestivi, pur contenendo ancora una discreta percentuale di ossigeno, è invece particolarmente ricco di nutrienti e di altre sostanze assorbite a livello intestinale.

IPERTENSIONE PORTALE

L’ipertensione portale è spesso conseguente alla cirrosi epatica e all’epatite alcolica. In tal caso le alterazioni strutturali del fegato ostacolano il flusso ematico al suo interno, aumentando la pressione del sangue nella vena porta. Anche la presenza di un’ostruzione all’interno della stessa, come la trombosi della vena porta, determina il medesimo risultato, esattamente come quando l’ostacolo si trova a valle ed impedisce un normale deflusso di sangue dal fegato alla circolazione generale.

BLOCCO CIRCOLAZIONE E SVILUPPO CIRCOLI COLLATERALI

In presenza di ipertensione portale, l’organismo cerca di compensare al blocco della circolazione sviluppando o potenziando circoli collaterali. Se l’ostruzione è insita a livello epatico, di conseguenza, parte delle sostanze tossiche abitualmente inattivate dall’organo saltano il passaggio epatico e si ritrovano inalterate in circolo. Inoltre, si hanno fenomeni di sofferenza dei vasi in cui viene veicolato un maggiore afflusso di sangue a causa dell’ostruzione, con comparsa di lesioni alle varici esofagee e alle emorroidi, con ingrossamento della milza. In presenza di ipertensione portale, è comune anche l’ascite, ovvero accumulo di liquido nel peritoneo. Si possono inoltre riscontrare  fenomeni di sofferenza a livello cerebrale (encefalopatia epatica) e renale (sindrome epatorenale).

SANGUE COMPOSTO DAL PLASMA, DAI GLOBULI E DALLE PIASTRINE

Il sangue è costituito da due principali componenti, una liquida chiamata plasma, l’altra cellulare rappresentata da una serie di cellule specializzate distinte in globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. I globuli rossi sono deputati al trasporto dell’ossigeno, contengono una grossa molecola proteica, l’emoglobina, che ha la capacità di legare questo elemento. I globuli bianchi sono i responsabili delle difese immunitarie e si differenziano in altre cinque categorie di cellule chiamate neutrofili, eosinofili, basofili, linfociti e monociti, ognuna delle quali svolge un ruolo specifico nella risposta immunitaria.

PIASTRINE O TROMBOCITI PER LA COAGULAZIONE DEL SANGUE

Le piastrine, dette anche trombociti, sono fondamentali per la coagulazione del sangue, fenomeno senza il quale non si fermerebbero le emorragie. Come gli altri elementi cellulari del sangue, anche le piastrine vengono prodotte dal midollo osseo, da cellule giganti chiamate megacariociti che si frammentano in cellule più piccole e prive di nucleo. Una volta formate, vengono immesse nel circolo sanguigno e vivono in media 10 giorni, un terzo di quelle in circolazione viene rimosso dal sangue e trattenuto dalla milza dove diventano un deposito di riserva. All’interno delle piastrine sono presenti diversi granuli contenenti, tra le altre cose, una proteina con proprietà contrattili, la trombostenina, importante per la formazione del coagulo.

FIBRINOGENO, FIBRINA FILAMENTOSA E INTRECCIO NEL COAGULO

Questo processo dipende anche dalla solidificazione di una proteina presente nel plasma, il fibrinogeno, che si trasforma grazie all’azione di un enzima, in una proteina filamentosa, la fibrina. Si forma, così, un intreccio in cui restano intrappolati piastrine, globuli rossi e globuli bianchi a formare nel complesso la struttura del coagulo. Le piastrine grazie alla loro proprietà contrattile avvicinano i filamenti di fibrina, contraggono il coagulo lasciando fuoriuscire un liquido giallo che non è altro che il siero del sangue.

TROMBOCITEMIA ESSENZIALE

A causa dell’eccessiva proliferazione dei megacariociti si instaura una condizione di aumento del numero delle piastrine circolanti. Quando questo numero supera la soglia di 400 mila per millilitro cubo di sangue si parla di trombocitemia o trombocitosi, che può essere un fenomeno reattivo (trombocitemia secondaria) o dovuto a un disordine mieloproliferativo. I principali problemi sono il sanguinamento e le complicanze trombo-emboliche. Le complicanze emorragiche si possono manifestare sia in sedi superficiali come la pelle, sia in sedi profonde come le mucose del tratto intestinale, respiratorio e genito-urinario. Paradossalmente, infatti, un elevatissimo livello di piastrine, per esempio oltre un milione e mezzo per millilitro cubo, espone a un maggior rischio di sanguinamento. Il rischio di trombosi può colpire i piccoli vasi, predisponendo a episodi di ischemia microvascolare delle dita, dei piedi e delle mani, che se non opportunamente curata può evolvere in gangrena.

INSIDIE DELLE COMPLICAZIONI TROMBOTICHE ED EMORRAGICHE

Il processo trombotico può coinvolgere anche grandi vasi, sia venosi che arteriosi; la manifestazione più frequente è la trombosi venosa profonda, seguita eventualmente da embolia polmonare mentre altri eventi trombotici di tipo venoso a livello intra-addominale possono causare trombosi della vena Porta e delle vene epatiche. Le trombosi arteriose possono invece essere causa di attacchi ischemici transitori (TIA) e ictus a livello cerebrale, mentre possono essere causa di infarto se colpiscono le arterie coronarie del cuore. Per quanto la patologia non comporti una diminuzione dell’aspettativa di vita, è indubbio che i rischi associati alle complicanze trombotiche ed emorragiche rendano la patologia estremamente insidiosa.

RIMEDI NATURALI IN ABBONDANZA

Fatta questa carrellata di tipo essenzialmente medico sui tuoi problemi, andiamo a vedere quali possono essere i rimedi in termini di igiene naturale. Quando si dice fegato si intende un organo essenziale e vitale del corpo. Resistente quanto mai se mantenuto in ordine. Ma i continui disordini digestivi danno luogo a prodotti tossici che irritano, congestionano e degenerano i tessuti di questo organo. L’importanza del fegato è davvero straordinaria. Al punto che nei tre requisiti per la remissione naturale dei tumori dove vengono inclusi lo stato del sistema immune e lo spirito di combattere e guarire del paziente, il primo requisito rimane la funzionalità residua del sistema epatico.

ALIMENTI E SOSTANZE DANNOSE PER IL FEGATO

Alcol, fumo attivo e passivo, farmaci, droghe, grassi, the, caffè, paprika, dolci e cibi-spazzatura in genere, irritano il fegato ed alterano le sue funzioni. La stitichezza poi è il peggior nemico della ghiandola epatica. Solo coltivando buone digestioni si può ridare salute a fegato e cistifellea. Fumatori e bevitori incalliti sono ovviamente suscettibili in modo particolare alle malattie epatiche.

Il fegato è esposto a tossine e veleni più di qualsiasi altro organo. Particolarmente micidiali le aflatossine da riso cotto e conservato, da arachidi, da noci brasiliane. Al punto che il cancro al fegato in Sud-Africa è più alto di 27 volte rispetto agli USA, mentre in Mozambico si parla di una incidenza abnorme che tocca le 270 volte quella americana! Il fegato si intossica e si congestiona facilmente per cibi azotati, proteine e grassi animali, prodotti adulterati.

DIETA VITALE CON TARASSACO E CARCIOFI IN PRIMA LINEA

Le contromisure naturali esistono. Serve una dieta vitale senza carne e ricca di succhi di frutta e di  vegetali verdi, specie succhi di mele e limoni. L’insufficienza epatica si combatte con il tarassaco e i carciofi, con rosa canina, ribes, bardana, papaia, more di gelso, con l’olio di oliva preso a digiuno, o anche prima di coricarsi, purificante e scioglitore di calcoli biliari. Il cataplasma notturno di fango, applicato con costanza, è il migliore decongestionante del fegato. Esercizio fisico e persino il buonumore sono fattori essenziali.

LA NATURA OFFRE GENEROSE SOSTANZE AMICHE

Altra frutta e verdura utile a contrastare l’epatismo: arancia, asparago, avocado, carota, cavolo, cicoria, ciliegia, cotogna, crescione, fagiolini, fragola, lattuga, melanzana, mirtillo, orzo, patata, pompelmo, prezzemolo, prugna, rabarbaro, rafano, ravanello, sedano e uva.

TESINE DA LEGGERE

Valdo Vaccaro