ELEMENTI DEMENZIALI DELLA MESSINSCENA VIRALE PLANETARIA

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I bugiardi seriali della Sanità Mondiale


Quando il bugiardo e l’ipocrita seriale si accorgono di averle sparate troppo grosse, non esitano a coprire le loro trovate e le loro invenzioni con altre bugie ancora più assurde e paradossali.
Lo fanno soprattutto quando si sentono miracolati e protetti dalla temporanea provvidenza divina, come succede di norma nel campo della virologia, dove per provvidenza sovranaturale si intendono le leggi sanitarie, il CDC (Central Disease Control), la FDA, la WHO e tutta la chiesa medico-farmaceutica mondiale, i governi e i ministeri di tutti i vari stati ipnotizzati e colonizzati, i loro servizi segreti.
La certezza dell’immunità, ovvero di farla sempre e comunque franca, li rende spregiudicati, arroganti, sbruffoni, spericolati, pronti in ogni momento a cambiare le carte in tavola, a variare a proprio comodo e piacimento parole, schemi, formule e scenari.
Che l’intera questione della pandemia suina o aviaria si poggi su una enorme menzogna, e che non esista al mondo ed in natura un singolo virus che rappresenti una minaccia per la popolazione, lo dovrebbero sapere ormai anche i sassi.
Ma i criminali al potere hanno capito che il vero virus è di tipo psicologico, e si chiama paura, e ne stanno facendo uso in modo martellante, sistematico, osceno.

Fantasie straordinarie di Jane Burgermaister, oppure la banda di filibustieri chiamata Codex Alimentarius si va delineando con macchinazioni segrete ancora più folli e delinquenziali?


Qualcuno potrebbe tentare di ritorcere le accuse su di noi.
Come si fa ad accusare di ipocrisia e di demenza tre quarti dell’apparato medico-sanitario-farmaceutico-politico dell’intero pianeta?
Il fatto è che ipotesi ancora più inquietanti stanno venendo alla luce.
Il dossier della giornalista investigativa austriaca Jane Burgermeister, in ampia circolazione sulla rete Internet, è un avviso al mondo intero.
È stata sporta denuncia presso la FBI, con tanto di prove e documenti, che Barack Obama (presidente degli USA), David Tabarro (coordinatore ONU per l’influenza umana ed aviaria), Margaret Chan (direttrice generale OMS), Kathleen Sibelius (ministro USA sanità e servizi sociali), Janet Napolitano (ministero sicurezza nazionale), David De Rotschild, David Rockefeller e George Soros (banchieri), Werner Faymann (cancelliere austriaco) e Alois Stoger (ministro sanità austriaco), fanno parte di un gruppo segreto collegato alle società farmaceutiche Baxter, Novartis e Sanofi Aventis, impegnato in un disegno criminale internazionale per attuare stragi di massa e ridurre la popolazione mondiale a suo piacimento.

La Spagnola del 1919, sbandierata in continuazione come spettro spaventapasseri, causata dai febbrifughi e non dai virus


Il vaccino anti-aviaria, sperimentato in anticipo dalla Novartis, uccise 21 persone senzatetto in Polonia nell’estate 2008, e già questo fa capire i giochi infidi che si stanno conducendo all’insaputa dei popoli, e la gravità dei pericoli cui stiamo andando incontro.
Ci sarebbe dunque uno schema programmato con tanto di produzione armi biologiche, campi di concentramento FEMA per la gente che rifiuta la vaccinazione, e con siti previsti per la tumulazione di massa.
La messa in circolazione di 72 chili di virus impacchettato in materiale organico vivente-attivo, sarebbe stato fornito dalla OMS a 16 laboratori di quattro paesi, al fine di spargere la sostanza pagotena e di poter dichiarare una pandemia di livello 6, simile alla spaventosa Spagnola del secolo scorso.
Esistono prove, confermate dalle ricerche del dr Jerry Tennant, che l’uso diffuso dell’aspirina durante l’inverno che è seguito alla fine della prima guerra mondiale, soppresse il sistema immunitario ed abbassò la temperatura corporea a milioni di persone, e fu il vero motivo provocatore del disastro Spagnola.
Anche il Tamiflu e il Relenza abbassano la temperatura corporea e contribuiscono all’indebolimento ed alla suscettibilità della gente alle malattie, conclude la Burgermeister.

L’arrivo dei vaccini previsto per ottobre


Ma torniamo pure a noi, e facciamo finta innocentemente che non esistano affatto piani diabolici di sterminio, e che la bioingegnerizzazione di sostanze letali sia solo un parto della sensibilità femminile di una donna coraggiosa e combattiva.
In politica si usa dire che ogni guerra viene combattuta tre volte.
Una prima volta per giustificarne le ragioni, una seconda volta per dare corso concreto alle ostilità, e una terza per commentare i risultati, le conseguenze e le prospettive del dopo.
Questo succede perché l’uomo non smette mai di essere, o di pretendere di essere, una creatura riflessiva e pensante, anche quando pensiero e riflessione sono resi bacati e fuori-luogo dall’oggettiva assurdità degli avvenimenti in questione.
Capita, a livelli più tollerabili, anche nello sport e nelle gare, dove le partite durano 90 minuti (ad esempio nel calcio), mentre i pre-partita e i commenti postumi si protraggono come minimo per mezza settimana.
Nel nostro caso, la partita è già cominciata da un pezzo, ma i momenti cruciali si giocheranno pare ad ottobre, con l’arrivo dei vaccini, e soprattutto col tentativo di renderli obbligatori.

I nuovi terroristi, gli epidemiologhi, vincono sempre, perché la gente è spaventata a morte


Nel presente caso della pandemia aviaria-suina, come del resto nella maggior parte di questi teatri teleguidati di cattivo gusto che sono le epidemie, la battaglia è sempre e comunque una battaglia vinta su tutti i fronti da parte degli epidemiologhi.
Vinta sul fronte del virus stesso, inventato di sana pianta, e contrabbandato come nemico brutale e satana interplanetario, e che viene poi dichiarato vinto, o attenuato, ma mai morto.
Mai morto perché un virus morto davvero equivarrebbe a far cadere palco, burattini e burattinai.
Il mostruoso virus deve sopravvivere in eterno, e deve essere pronto a colpire di nuovo non appena lo richiameranno in causa. Nessun addio al virus, ma sempre un arrivederci a presto, perché la sceneggiata e il business devono continuare.

L’organizzazione opera ormai a memoria, con personaggi, strutture e bollettini pre-esistenti e ben sperimentati


Una battaglia vinta pure sul piano dell’organizzazione, poiché in ogni pandemia, in esatta fotocopia con le precedenti, viene creata una precisa categoria o razza di pandemiologhi, di produttori, registi, sceneggiatori, attori e comparse, satrapi e vittime, rappresentanti e portaborse, agenti e strilloni, per cui alla prossima edizione, non sarà mai necessario ripartire da zero.
I bollettini di guerra, stampati in milioni di copie, e distribuiti senza alcun risparmio cartaceo in tutti gli aeroporti del mondo (considerati zone strategiche e predilette per gli scambi virali), vengono ormai copiati alla lettera da quelli usati nella peste precedente, variando soltanto il nome e la formula del virus.

Soltanto alcune decine di milioni di dosi, con molto rammarico


Un articolo dell’11 luglio sul quotidiano Straits Times di Singapore porta un titolo auto-esplicativo:
US prepares for aggressive return of flu infections (Gli Usa si preparano ad una forte ripresa infettiva).
La Casa Bianca, che è culo e camicia da sempre con la CDC, ossia con gli inventori dell’AIDS, ha disegnato un piano di battaglia per combattere il virus aviario in concomitanza della stagione autunnale, ovvero tra una dozzina di settimane.
Le vaccinazioni cominceranno in ottobre se i test previsti in agosto daranno prova di efficacia e di sicurezza. Ma, in ogni caso, gli esperti monatti prevedono di poter approntare soltanto diverse decine di milioni di dosi, per coprire i gruppi considerati a maggiore rischio, tipo gli studenti, gli operatori della sanità, le donne incinte, le persone che presentano condizioni di salute precarie.
Si sottintende con rammarico che non si riesce a preparare miliardi di dosi, perché l’ideale sarebbe vaccinare tutti (inclusi cani, gatti, formiche e topi, aggiungiamo noi).

Crisi o non crisi, i soldi per mascherine, termometri elettronici e vaccini, si trovano sempre


La segretaria, ovvero il ministro statunitense della salute Kathleen Sebelius, ha dichiarato che il governo federale offrirà o stanzierà 260 milioni di US$ in concessioni garantite a stati e grosse città per il programma vaccinatorio delineato.Come dire che la crisi economica può essere grave finché si vuole, ma i soldi per mascherine e vaccini si trovano sempre, traendoli dalle tasche dei cittadini, ignare vittime della burla. Non scordiamo, ha concluso la Sebelius, che gli Usa hanno la quota più alta di vittime del virus A(H1N1), con 170 morti e 34000 casi confermati.
Sembra esserle sfuggito un dettaglio di non poco conto, e cioè che ogni anno nel suo paese muoiono 50000 persone a causa della normale influenza stagionale (in Italia se ne vanno 8000 per lo stesso motivo). Tutte morti che si cercano ora di incasellare, di togliere dal settore tossico e di etichettare abusivamente come virali e contagiose, perché è solo così che ci si guadagna sopra.

I monatti, specialisti guastatori, capaci con un niente di mettere sottosopra le città americane


I soliti monatti hanno aggiunto che non c’è evidenza che l’influenza sia mutata in forme diverse o più pericolose, ma che già questa forma benigna è stata capace di mettere sottosopra diverse città americane, per cui in autunno potrebbe ripetersi il disastro a livelli ancora più accentuati.
Come dire, abbiamo creato un pandemonio per nulla e ripeteremo il pandemonio per nulla, perché è evidente che a mettere sottosopra il paese non è stato di sicuro lo striminzito, defunto ed innocente virus aviario o suino o aviario-suino o vattelapescare, accusato di tutti i misfatti possibili ed immaginabili, ma sono stati gli stessi monatti, indefessi professionisti del terrore virologico.

I teorici dello schifo e dello scafandro protettivo e il calo dell’interesse sessuale


Più di qualcuno si lamenta del calo di interesse sessuale, del calo delle relazioni, del calo dei corteggiamenti, del calo dei fidanzamenti, del calo dei matrimoni e del calo delle nascite, problemi ormai sociali, evidenti ed endemici, soprattutto nei paesi sviluppati.
A chi dire grazie di tutte queste magagne che sono simbolo di uno strisciante ed accelerato malessere esistenziale, se non a questi teorici dello schifo sociale e dello scafandro protettivo?
Ho detto scafandro? Sì scafandro, perché la mascherina non è altro che il precursore dello scafandro.

Doppio preservativo, alla larga dal prossimo e dai figli, e attenzione all’aria


Doppio preservativo per i maschi attivi, ovvero per quei pochi irriducibili tuttora dotati, nonostante ogni dissuasione, di voglia e velleità verso l’ambita femmina.
Mascherina obbligatoria per tutti.
Bacio vietato persino tra marito e moglie.
Stare sospettosamente alla larga del prossimo, e magari anche dai propri figli.
Non parliamo poi degli animali, soprattutto se non rigorosamente vaccinati e controllati dagli enti veterinari.
Guardare e considerare l’aria non più come amica ed alleata, ma con sospetto, come potenziale veicolo di appestamento.
Respirazione profonda e ritmata stile yoga? Ma che scherziamo? Mascherina sterilizzata a ripetizione e un filo minimo di aria filtrata, per minimizzare l’ingresso aggressivo dei microbi maligni.
Le basi scientifiche insomma per scardinare non solo la convivenza civile, le usanze, il buon senso e le attitudini sociali, ma persino le leggi dei codici e i comandamenti delle tavole, squalificando Domineddio e trasformandolo in costruttore imbecille di un mondo infame.

Gente di poca fede, di scarsa cultura e di zero scienza, con la maschera su cuore e cervello


Questa gente di poca fede, di scarsa cultura e di zero scienza, si è messa in una strada sballata e senza vie di uscita, e pretende ciononostante di guidare l’umanità intera nello stesso suo tranello.
Motivata certamente da esasperato protagonismo economico, ma anche da inconfessate attitudini suicide, pretende di condurre la massa verso il baratro, verso il proprio vuoto intellettuale e morale.
Pare non essersi nemmeno accorta che la mascherina alla bocca e al naso che si è messa addosso, e che sta cercando di mettere addosso a tutti, non gli ricopre solo labbra e narici, ma anche occhi, cuore e cervello.

Tenere d’occhio quegli idioti del CDC, lo dicono persino alla Pfizer


Si ripete per filo e per segno la storia dell’AIDS, con la sola variazione che, in quel caso, il virus HIV è stato solo ipotizzato ma mai isolato, trovato, definito, provato.
Qui sappiamo invece di essere di fronte a un mostriciattolo a tre teste che risponde alla sinistra ed incomprensibile sigla A(H1N1), parto della sperticata fantasia dei disegnatori-di-peste.
Perché poi A(H1N1) e non P(H1N1)? Perché i disegnatori della peste sono stati solennemente richiesti di spostare il mirino e il tiro dalla zona porcina P alla zono aviaria A, evitando di demonizzare così gli ubiquitari allevamenti porcini.
La stessa Pfizer, leader mondiale dell’eparina di maiale, che importa in esclusiva ed in massa dalla Cina, si è resa conto che quegli idioti del CDC stavano facendole un favore da un lato (boom vaccinatorio) e uno sgambetto dall’altro (contrazione business eparina).

La manovra correttiva per salvare capra e cavoli


Ecco dunque la manovra correttiva, tesa a responsabilizzare tutte le specie volatili, selvatiche e da cortile, e a santificare il maiale, coi suoi prosciutti, i suoi hamburger, le sue mortadelle e le sue eparine.
Ed è così che si è salvata per ora capra e cavoli, intendendo per capra il terrore ansiogeno che induce la gente a mettersi nelle mani dei monatti, e per cavoli la sacra ed ormai universale tendenza al massacro dei porcellini.

Il concetto della trasmissbilità via aria e non via carne


Erano partiti, quelli di Atlanta, con l’idea della peste suina, senza prevedere che questo metteva in crisi l’intero ordine mondiale basato ormai sulla porco-economia e sulla bovino-economia, e molto meno sulla pollo-economia.
In ogni caso, per tacitare pure i mugugni della potentissima KFC (Kentucky Fried Chicken), una seconda correzione è stata fatta in linea generale, inventando il concetto della non-trasmissibilità-via-carne ma via-aria, altra perla incredibile dell’intellighenzia monatta.

La CDC abbonata agli errori eclatanti, come successe del resto con l’AIDS che doveva essere GRID


Che in seno alla CDC di Atlanta ci siano diverse anime ingenue, ovvero degli imbecilli totali, lo sanno troppo bene in America.
Si credono divinità in Terra e continuano a non prevedere le conseguenze delle proprie azioni, commettendo errori su errori, costringendo l’apparato a continue modifiche in corso d’opera.
La stessa cosa successe anche con l’AIDS, disegnato e pianificato ben 5 anni prima del suo lancio internazionale sul mercato, e definito a quel tempo GRID (gay related immunodeficiency disease).

L’AIDS, una macchinazione perfetta, messa però a rischio dai suoi stessi ideatori


La pianificazione della peste del secolo era stata fatta alla perfezione, coinvolgendo Casa Bianca, CIA, Pentagono, stati alleati, Scotland Yard, servizi segreti britannici ed israeliani, maggiori università del pianeta, dall’Europa a Singapore, Tokyo ed Hongkong.
Ma quei geni di Atlanta erano riusciti ugualmente a farla grossa, e a rischiare di compromettere l’intera macchinazione.
Non avevano considerato per niente una cosa fondamentale, e cioè che la politica americana odierna è nelle mani di una lobby gay, con presidenti e vicepresidenti di enti federali, con sindaci e assessori di importanti metropoli USA legati agli omosessuali, o spesso omosessuali essi stessi.
Ed anche allora dovette intervenire la CIA con una manovra correttiva da brivido, consistente nella trasformazione improvvisa da GRID in AIDS, da malattia cioè per pederasti sniffatori e cocainomani, in peste universale per maschi e femmine, ossia per tutti i comuni mortali.

Il tavolo sbilenco dell’AIDS, malattia tipicamente tossiemica e non virale, per soli uomini


Ma anche alla CIA non brillano evidentemente di grande ispirazione scientifica o di cultura sopraffina.
Nessuno infatti si rese conto che la farsa di quel contagio non poteva reggere a lungo.
Un contagio deve colpire equamente maschi e femmine, perché si tratti di vero e credibile contagio, insegnò Robert Koch coi suoi postulati. E l’AIDS, come malattia contagiosa, era destinata così a perdere ogni credibilità scientifica, colpendo soltanto il 20% delle femmine.

Persa la bussola col contagio inesistente, si fa ricorso al camuffamento e alla farsa del Nobel


Il colmo della scemenza. Una sindrome inventata per terrorizzare la gente col contagio e che si rivelava alla fine essere banale malattia tossicologica, che riguarda essenzialmente i maschi sbandati, dediti agli strapazzi sistematici, all’alcol, al fumo, alla droga, alle ore sottratte al sonno, o gli artisti drogati da stimolanti e cocaina.
Solo che qui non si poteva tornare indietro. Non c’era spazio per altre manovre.
Ecco allora pronta una nuova strategia, basata sui puntelli politici esterni e di contorno, come i riconoscimenti Nobel a Luc Montagnier (Nobel per la Medicina 2008), e a Robert Gallo (candidato vincente per il Nobel edizione 2009).
Credere all’AIDS insomma sempre e nonostante tutto, in barba alle leggi ed alle evidenze contrarie, in nome della fede nel potere, nello stato-guida americano, nei suoi vassalli ministeriali dislocati su ogni continente.

Il maiale che infetta l’uomo o l’uomo che infetta il maiale?


Tornando alla peste suina, i virologi erano partiti con la lancia in resta contro il povero maiale, facendo pure un favore ideologico a Bin Laden ed ai musulmani, i quali condannano la porco-economia non certo per amore verso il porcellino, come sarebbe giusto fare, ma perché da essi considerato a torto animale sporco e lurido, troppo portato in particolare verso le orge sessuali.
Dalla fase numero uno dove si parlava di peste suina, si è così passati alla fase 2, dove l’H1N1 viene preceduto da una A che sta per aviaria.
Ma, a quel punto subentrava la necessità di spiegare la modalità del contagio.
Non basta dire contagio. Serve pure raccontare come esso avviene.
Dal maiale alla gallina e poi all’uomo? O invece dal maiale all’uomo e poi alla gallina, con un addebito degli interessi?
Qui i cosiddetti scienziati del terrore ne hanno dette di tutti i colori.
L’ultima è arrivata dai virologi del Friedrich Loeffer Institute, i quali danno addirittura la colpa all’uomo di infettare il maiale e non viceversa, anche perché è tutto da dimostrare che l’uomo sia meno sporco del maiale, e su questo non hanno davvero tutti i torti.

La bandiera bianca sventolata dovunque, con la pandemia sfuggita di mano


Nei giorni scorsi, sia in Cina che a Taiwan e in Filippine, la risposta, chiaramente orchestrata a bacchetta da Atlanta, era quella disperata dei ministri della salute, ormai dichiaratamente incapaci di circoscrivere la pandemia, sfuggita loro di mano, diffusa tra tutta la popolazione, e non circoscritta a determinate sacche.
Una specie di sventolamento di bandiera bianca. La furiosa caccia ai portatori di peste era miseramente fallita, ammettevano straziati i poveretti, di fronte alle rispettive Waterloo virali.
Oggi, con appunti datati 11/7, le autorità asiatiche, con nuova parola d’ordine all’unisono, dichiarano che, nonostante il fallimento della politica di contenimento della pandemia, il fenomeno è in strana ed inattesa fase di mitigazione.

La fase della mitigazione e le odiose pratiche di contenimento


Ed ecco che, sempre sullo Straits Times, in un articoletto ai margini, spunta l’opinine di Leonardo Lim, lettore singaporiano, con una serie di domande significative.
Che senso ha per ospedali e scuole insistere nel prendere la temperatura in continuazione a visitatori dall’esterno? Queste misure terroristiche impediranno forse il diffondersi dell’H1N1? Sappiamo già che la risposta è no. Perché allora la misurazione coatta della febbre?
Se la ragione è preventiva, siamo allora tutti così imbecilli da non capire nemmeno se siamo febbricitanti, se non nel momento in cui visitiamo un ospedale o un ateneo o un aeroporto?
Perché mai le scuole continuano a tenere l’elenco delle temperature di ogni singolo studente, quando poi c’è per tutti il test giorno per giorno?
Ultima domanda, ma non per ordine di importanza. Se siamo già, come voi dite, nella fase della mitigazione, perché mai le odiose pratiche di contenimento virus continuano ad avere luogo?

I casi gravi riguardano sempre e solo persone obese e diabetiche, o cariche di altri problemi


Un’altra scoperta interessante, un’altra ammissione dei giorni scorsi, è quella relativa al fatto accertato che la stragrande maggioranza dei morti, ed anche dei soggetti più severamente colpiti da influenza, corrisponde a persone obese e diabetiche, cariche di gravi problemi fisici, e dunque afflitte da un sistema immunitario indebolito, stressato ed inefficiente.
Ma quella strada, che sarebbe poi l’unica giusta che porta a dire fuoco-fuoco, che porta a trovare i veri autori del misfatto, che sono come al solito i comportamenti balordi prolungati, le indigestioni, le cattive digestioni, i cibi animali andati in putrefazione nel proprio corpo, l’immobilità, gli sprechi di energie, i caffè e le cole, i the e l’alcool, gli integratori e i dolcificanti, non viene affatto esperita, non viene nemmeno presa in considerazione.

Cucire la bocca. Chi è quello stronzo che parla a vanvera? Il virus colpisce tutti


Anche lì è arrivato immancabile l’ordine perentorio da Atlanta.
Siete forse tutti impazziti? Chi è mai quello stronzo che manda in giro certe notizie? Nessuno si permetta di associare l’influenza virale all’obesità e ad altri stati patologici degli appestati.
Si ripete anche qui lo schema classico già visto con l’AIDS, che nelle ultime versioni corrette e ricorrette degli stessi Gallo e Montagnier, sotto la pressione della critica scientifica, non sarebbe più causato dal fantomatico virus HIV, ma bensì dall’ HIV + comportamenti a rischio + cibi impropri + droghe + alcol e fumo + mancanza sonno + attività sessuale oltre i propri limiti + cure AZT.
Come dire insomma che la sindrome inventata AIDS (etichetta di comodo per cento diverse malattie tossicologiche vere e reali che rendono certe persone deboli, sfiancate e denutrite come dei bistrattati vermi) è causata esattamente da carne-zucchero-alcol-droghe-sballi, e non certo da un HIV che, alla resa dei conti, non esiste nemmeno, se non a livello di spirito maligno.
Ma, per fare questa ammissione storica, dovranno passare altri 50 anni.
Non scordiamo che malattie falsamente-infettive tipo scorbuto, pellagra e beri-beri sono state sbandierate come pestilenze contagiose per secoli, prima di essere alla fine decodificate da ogni contagiosità e di finire relegate a misere malattiette da sovraccarico tossico o da carenze vitaminiche.

La trasformazione della benefica e innocente influenza in micidiale peste bubbonica


Cosa di meglio c’è dunque se non prendere la comunissima, benefica, innocente, e persino indispensabile influenza, e trasformarla in micidiale e redditizia peste bubbonica?
Del resto anche la medicina va capita.
Esauriti da tempo i fondi statali, le lotterie e le elargizioni generose per la ricerca ultra-fallimentare sul cancro, in fase calante pure i fondi a favore dell’AIDS perché qualcuno comincia finalmente a sospettare di essere stato preso indegnamente per i fondelli, la parola d’ordine dell’Ordine Medico Internazionale è Giù le mani da Cuba, Giù le mani dall’influenza e dal contagio.

Una colossale carnevalata e la resurrezione del Cristo Virus


Nessun cane al mondo è disposto a mollare il suo prezioso osso senza ringhiare, soprattutto quando la fame comincia a farsi sentire.
Il punto centrale dell’intera questione è dunque quello economico.
Scienza e salute non hanno nulla a che fare con tutta questa colossale carnevalata.
Nessuno si è preoccupato di spiegare cos’è un virus, da dove viene e dove va, come si contiene e come si mitiga.
Solo sparate e parole d’ordine, solo affermazioni senza né capo né coda.
Dopo aver crocifisso e demonizzato il Cristo Virus, lo fanno resuscitare a bacchetta e lo trasformano in diavolo iperattivo e malefico della peggiore specie.
A una particella morta ed inerte si continuano ad attribuire verbi di movimento ed azioni inverosimili, degne di Rambo, oppure del mitico Agente 007.

La bastonata di Stefan Lanka: Niente virus nella flugge


L’eminente virologo tedesco Stefan Lanka, il più esperto tra quelli che spendono la vita in laboratorio a identificare ed isolare dei nuovi virus, sembra avere le idee leggermente più chiare degli altri.
Sa che nessun virus al mondo può essere trasformato in killer, e quindi dà una prima grossa bastonata ai teologi dello schifo e della morte, ai colleghi infettivologi, seguendo le orme del grande Peter Duesberg.
E aggiunge, dettaglio importantissimo, che nessuna influenza virale si trasmette con la flugge, ovvero per via aerea, dato che i virus si concentrano eventualmente non nell’aria, ma piuttosto nella materia vivente, o al limite in quella ex-vivente, come ad esempio in tutte le carni.
Al massimo, una forte concentrazione virale si potrà riscontrare nell’aria viziata degli ambienti pubblici chiusi e non sufficientemente aerati, si chiamino essi aule scolastiche, discoteche, ospedali.

Nessun virologo al mondo la racconta giusta


Se dovessimo credere a Lanka, la presa in giro dei monatti della A(H1N1) risulta essere ancora più colossale, avendo essi ipotizzato l’esatto contrario, dando la stura alla ossessiva ed ansiogena produzione di miliardi di mascherine.
Non potendo essi accusare il sangue e la carne di maiale, o la bistecca di manzo, o al limite quella delle povere e sbrindellate galline, in nome dell’intoccabile carnivorismo mondiale e delle mitiche Kraft Food, Philip Morris, Unilever, Danone e Nestlé, MacDonalds e Burger King, Wendy e KFC, non hanno avuto altra scelta che quella di accusare l’innocentissima aria, messa a furor di popolo sul banco degli imputati come veicolo della mortale infezione.
Il fatto è che nessun virologo al mondo la racconta tutta giusta, nemmeno Stefan Lanka medesimo, perché se lo facesse, si darebbe in un modo o nell’altro la zappa sui propri piedi, e dovrebbe rimettersi da bravo a fare il biologo o, ancora più umilmente, tornarsene mogio-mogio ai suoi campi di patate.
E, quando dice che i virus non ammazzano nessuno, ma possono fare i facchini trasportatori di altre entità, cade pure lui nel ridicolo, in quanto tenta cocciutamente, anche lui, di ridare vita ai morti, al pari dei suoi colleghi virologi e untori.

Credere al virus killer senza fare domande, questa è la consegna


Più che non raccontarla giusta, questa gente non la racconta affatto, che è ancora peggio.
Nasconde in continuazione l’imputato principale. Meno se ne parla e meglio è.
Basti sapere che si tratta di un satanico nemico e che agisce come strumento di contagio.
Questa gente non segue regole logiche, non rispetta paletti scientifici, non è sfiorata nemmeno da scrupoli religiosi o morali.
Ma la scienza, per essere scienza anche solo materialistica, deve evidenziare i dubbi e le perplessità, descrivere e giustificare in senso logico ogni cosa, deve dare precise definizioni e convincenti prove.
Lo insegna Robert Koch, i cui principi e postulati, per l’attribuzione reale di responsabilità infettive ai batteri e ai virus, reggono tuttora alla corrosione del tempo.

La grandezza stellare di Peter Duesberg e l’ira della Nomenklatura


E lo insegna ancora di più l’altro grande biologo tedesco Peter Duesberg, membro della National Academy of Sciences, docente di biologia molecolare e cellulare a Berkeley, che pur essendo considerato maggiore autorità mondiale nel settore della microbiologia, pur brillando come polemista e scrittore di rara arguzia, non muove giustamente una foglia senza attenersi alle regole di Koch.
Il suo amore per la scienza e la verità, per la trasparenza e la chiarezza, è tale che non ha esitato a mettere in gioco la sua brillante carriera e il premio Nobel per il quale era in corsa come pioniere nella ricerca dei retrovirus e come primo scienziato al mondo ad aver isolato un gene del cancro.
Ha messo in gioco tutto questo per il solo gusto squisitamente scientifico di demolire punto per punto tutta la baracca gallomontagnieriana sull’Aids, guadagnandosi ovviamente l’ammirazione incondizionata di tutti gli scienziati americani, inclusa quella del Nobel Kary B. Mullis, ma anche nel contempo l’ira, le maledizioni e il boicottaggio della Casa Bianca, della CIA, e della corrotta Nomenklatura medico-farmaceutica americana.

L’illustre assente in ogni motivazione patologica è proprio il contagio

La scienza igienistica lo fa in continuazione, per tradizione, statuto e attitudine a rivelare e non a nascondere, ricorrendo alla logica, al ragionamento, all’esperienza e alle prove.
E dimostra, fatti alla mano, che l’uomo è produttore della quasi totalità dei propri virus, e che i virus di provenienza esterna, appartenenti ad altre creature (derivati essenzialmente da carni e latticini, hanno pure effetti intasanti che vengono comunque bloccati e contrastati dal sistema immunitario.
Dimostra inoltre che tutte le malattie umane non sono mai malattie di origine batterico-virale, ma solo malattie metaboliche di assestamento e di auto-guarigione, ovvero di espulsione positiva tossine in eccedenza, per cui l’illustre assente in ogni motivazione patologica è proprio il contagio.

La ripetitività sociale degli errori, non l’infettività, alla base delle epidemie e delle pandemie


In altre parole ogni malattia ed ogni dissesto sono fatti squisitamente individuali che non possono trovare replica e riflessi nel vicino.
Le epidemie e le pandemie, e ci riferiamo a quelle vere, e non a quelle inventate ad arte, sopravvengono non per contagio ma, in primo luogo per ripetitività sociale degli errori alimentari e comportamentali, o anche delle condizioni generali di dissesto umano ed ambientale.
In seconda istanza esse avvengono per simultaneità delle conseguenze di tali errori e di tali condizioni, a volte suscitate e scatenate dall’effetto-grilletto, dalla goccia che fa traboccare il vaso, dal placebo-negativo, dall’auto-suggestione.
Effetto grilletto e goccia traboccante che non sono essi stessi causa di malattia, essendo quest’ultima stata accumulata al proprio interno nel lungo periodo, provocando una situazione di preparazione, di prontezza, di incubazione e quindi di suscettibilità estrema alla patologia.

Il meccanismo di disintegrazione e di rinnovo cellulare non è malattia e non è contagio, ma normale processo fisiologico


Alla fin fine la malattia è sempre un discorso fisiologico di metabolismo e di moria cellulare.
Centinaia di trilioni di cellule diverse (epatiche, pancreatiche, renali, epidermiche, ecc) subiscono in continuazione un processo di moria, di demolizione, di espulsione, di ricostituzione.
In pratica muoiono al nostro interno miliardi di cellule al minuto, di giorno e di notte in continuazione.
Quando ci arrabbiamo e quando ci sottoponiamo a stress fisici e a sovraffaticamenti di varia natura, a strambi processi digestivi, a lungaggini e complicanze gastrointestinali, la moria cellulare aumenta e la nostra energia metabolica diminuisce, creando le basi per una nuova crisi.
Questa è la vita. Questo è il processo vitale demolitivo-rigeneratorio.
E tutte queste cellule esaurite, sottoforma di polvere organica morta ed inattiva, di detriti cellulari, cioè di virus, devono essere regolarmente espulse.
Per fare ciò serve che la nostra macchina umana funzioni al meglio ed in piena efficienza, disponendo di tutta l’energia biochimica necessaria.
Quanto sopra non è malattia, e soprattutto non è contagio, ma bensì processo fisiologico normalissimo, previsto dalla natura, dalla creazione e, se vogliamo, dal medico-biologo più illuminato del mondo, che qualcuno chiama Dio, qualcuno Allah, qualcuno Manitou.

L’avvelenamento è sempre personale, incedibile e mai contagioso


In diverse malattie influenzali c’è accumulazione di virus? Per forza.
Mangiato male, bevuto peggio, respirato veleni, digerito da cani, dormito con le pasticche, come fa il sistema immunitario a fronteggiare tutte le emergenze?
Se il corpo funziona male, se l’energia nervina vitale, se l’energia bio-enzimatica viene dissipata dalle solite bestemmie comportamentali umane, il processo metabolico interno (anabolico-costruttivo o nutritivo, e catabolico-distruttivo o ripulente) funziona a singhiozzo, va in tilt, si interrompe, per cui i nuovi virus, i nuovi cadaverini interni arrivano a frotte e a ondate ma non trovano la via di uscita libera.
Vanno così passivamente a sommarsi e ad accumularsi (nota bene, non a moltiplicarsi) sui cadaverini precedenti, sulla polvere cellulare inespulsa precedentemente. Niente altro che questo.
Ecco dunque la congestione, l’acidificazione, la tossiemia, ecco lo stato di intossicazione, di avvelenamento virale personale e mai contagioso. Ecco pure la cosiddetta infezione batterica che sopravviene, coi batteri che si moltiplicano attratti dal tanto materiale intasante, tutto cibo a loro disposizione, e che poi si diradano intelligentemente a lavoro ultimato.

Le mascherine, in caso, non sulla bocca ma sullo sbocco venale ai polmoni


Il fatto che molte altre persone incorrano contemporaneamente nel medesimo problema, lo ripetiamo per chiarezza, non prova assolutamente nulla, se non che anch’esse hanno adottato le stesse abitudini alimentari, gli stessi stravizi, gli stessi errori di percorso, gli stessi stress, le stesse paure, e dunque le stesse reazioni consequenziali.
Volessimo assurdamente contrastare l’opera di Dio, dovremmo dunque inserire la mascherina non sulla bocca e il naso, diventando ridicoli e rimbecilliti agli occhi di uccelli, mosche e zanzare, ma sullo sbocco venale agli organi polmonari, dove arrivano in massa i nostri virus interni.

I virus esterni e la leucocitosi


Per i virus esterni, provenienti essenzialmente dai poveri animali uccisi, le cui carni sono letteralmente intasate dai loro virus intrappolati a metà strada, tutto di guadagnato se risparmiamo lavoro al nostro sistema immunitario e ci mettiamo a mangiare come Dio comanda, e non più da cannibali mangia-salme.
Se continuiamo negli spropositi e nelle assurdità del carnivorismo mettiamo in continua allerta ed emergenza il sistema immunitario.
Il processo di leucocitosi che avviene nel sangue umano, poco dopo ogni pranzo ed ogni cena a base di carne-pesce-granchi-uova-latticini, è ampiamente dimostrato dai famosi esperimenti di Kautchakoff del 1930, provati e riprovati con millimetrica precisione fino ai giorni nostri, fino anche all’esperimento di Cambridge 2000 (dove alle chiare statistiche ventennali, a dimostrazione che cancro e cardiopatie si evitano sempre e solo con l’inserimento di 5 pasti al giorno di sola frutta, e con l’eliminazione totale e rigorosa di tutte le proteine animali e di tutte le integrazioni minerali-vitaminiche-enzimatiche-ormonali, si sono accoppiate pure ricerche di laboratorio sull’esecrabile fenomeno della leucocitosi).

Troppa gente rabberciata, ovvero priva di pezzi di organi interni


Chiaro che l’avvelenamento da carne è quanto di peggio possa accadere al corpo umano.
Trattasi di un autentico attentato auto-demolitorio e mortale contro se stessi, e si materializza comunque non in una malattia virale e contagiosa, ma in qualcosa di ancor più insidioso che si chiama putrefazione intestinale, che porta a malattie rigorosamente tossiche quali cardiopatie e cancro.
Personalmente, pur citando in continuazione Kautchakoff e Cambridge per la loro importanza e per il fatto che vengono vigliaccamente tenuti all’oscuro della gente, non avrei bisogno di essi per derivare le mie convinzioni e i miei dati statistici.
Ho troppi amici e conoscenti che 10 o 5 anni fa facevano i galletti e che oggi esprimono un chicciricchì monco ed indistinguibile, privi come sono di un pezzo di stomaco, di un segmento del colon, di una parte della vescica, o che non cantano affatto perché finiti prematuramente, dopo inenarrabili sofferenze, sotto un loculo.

Le mascherine che invece di proteggere avvelenano di più


Quindi, per tornare al titolo di questa tesina, assistiamo impotenti e sconcertati alla demenza inguardabile delle mascherine, che rivela la piaga interiore dell’ignoranza, della superstizione, del contagio.
Vediamo gente che, mostrandosi in quelle condizioni, non si rende conto di quanto retrograda, infelice, irreligiosa e gabbata, possa apparire al prossimo suo, non appena tale prossimo sia dotato di un minimo di buon senso e di sana diffidenza nelle istituzioni monatte.
Non solo le maschere non servono a nulla, se non a creare panico aggiuntivo in chi le porta e in chi le osserva dall’esterno, ma esse sono il modo migliore per accumulare ancora più virus interni e per incrementare il grado di auto-avvelenamento delle vittime di questa ulteriore buffonata sanitaria.

Il colpo di tosse e la soffiata di naso malandrina


Ma il controsenso ancora più clamoroso è quello del termometro.
Già demonizzare una tosse o una soffiata di naso di troppo, in passeggeri sottoposti a micidiali trasferimenti dai 10 mila metri di altezza al livello zero, dal freddo artificiale-invernale di certi aeroporti all’aria asfittica, caliente ed inquinata delle destinazioni equatoriali, è una cosa assurda e spregevole.
Nel mio caso personale, dopo 3-4 giorni trascorsi per le strade di Hanoi e Saigon, città magnifiche ma con milioni di motorini che ronzano come sciami su strade e marciapiedi, mi succede ogni volta di dover smaltire questi veleni con qualche giorno di colpi di tosse, indispensabili accompagnatori espulsivi del muco con cui il corpo ha intelligentemente circondato ed inglobato i veleni acidificanti dei motorini vietnamiti. I monatti lo registrerebbero sicuramente come virus contagiante, e non come fatto di sana detossificazione chimica, che scompare del tutto tornando all’aria meno inquinata.

A lezione di febbre dall’avanzato maestro Parmenide


Questa medicina marcia-patocca non si ricorda nemmeno che il nostro grande Parmenide, qualcosa come 2500 anni fa, scriveva Datemi la forza della febbre e saprò fare mirabilie, dimostrando di essere più avanzato e progressista della medicina rabberciata e retrogada di oggi.
Una buona e intensa febbre globale, proiettata dall’interno all’esterno come accade in tutte le persone basilarmente sane, reattive, dal sangue fluido e circolante, è una manifestazione fisiologica ed indispensabile nel circuito guaritivo e riequilibrante, ed è causata, gestita e diretta saggiamente dal nostro sistema immunitario, uno che sa il fatto suo meglio di qualsiasi medico al mondo, senza bisogno di lauree e di titoli accademici o di premi Nobel.
La febbre esterna, soprattutto quella alta, è alla fine manifestazione di reattività, di forte energia nervina interna, e dunque di ottima salute della persona colpita, e non esiste alcun rischio che tale febbre sfori i tetti massimi, proprio perché il sistema immunitario sa il fatto suo meglio di qualsiasi antipiretico e di qualunque medico.

L’insulsaggine della medicina monatta


La faccenda dei termometri è davvero il non plus ultra della fesseria umana.
È la cartina di tornasole che indica il livello culturale da sottoscala della medicina monatta.
Roba da far arrossire chiunque di vergogna, ma non gli autori di queste insulsaggini.
Essi sono a prova di bomba in fatto di mancato imbarazzo e di imperturbabilità.
Sono bravissimi a travisare le carte, a inventare dei virus, a renderli prolifici e moltiplicanti, ma non sanno un bel niente di quello che insegnava il loro Ippocrate.

A scuola da Manuel Lezaeta Acharan


Figurarsi poi se conoscono Manuel Lezaeta Acharan, il medico-iridologo cileno che con la cua acutezza mentale ha creato una fiorente scuola di pensiero che non ha ancora dato tutti i frutti che merita, anche se autori e terapisti naturali come Luigi Costacurta (1921-1991), Michele Manca e Carmelo Scaffidi, pescano giustamente a piene mani dal testo La Medicina Naturale alla portata di tutti, capolavoro del genio cileno dell’igienistica naturale.
Lezaeta parte dagli esponenti dell’idroterapia, da Vincenzo Priessnitz, dal monaco di Woerischoffen, Sebastian Kneipp, da Luis Kuhne di Leipzig, e da padre Taddeo di Wisent, l’umile ma straordinario frate che lo seppe strappare a morte sicura quando era studente di medicina a Santiago, indirizzandolo nel giusto sentiero guaritivo.

La differenza fondamentale tra l’ottima febbre esterna e la micidiale e nascosta febbre interna


Lezaeta ha messo in evidenza qualcosa che continua a sfuggire alla maggioranza dei medici.
Egli ha distinto con chiarezza la differenza fondamentale tra febbre esterna (reazione naturale e difensiva dell’organismo, da non toccare e non demonizzare), e febbre gastrointestinale interna (condizione assai più pericolosa, causata da cibi carnei e latticini in stato di putrefazione, da bevande alcoliche, gassate, nervine, dolcificate, e quindi condizione diffusissima e quasi generalizzata nel mondo e nel modo in cui vive la maggioranza delle persone).
Se la febbre esterna è riscontrabile mediante termometro, per quella interna serve il paziente conto del polso con tre dita e a più riprese, e l’esame accurato dell’iride.
Spesso succede che le persone più malandate di salute siano proprio quelle che non riescono a rivelare esternamente il proprio accaloramento interno, in quanto la loro rallentata circolazione sanguigna e la loro scarsa energia nervina non riescono a portare fuori in superficie la propria febbre.

Dio ce ne scampi e liberi dalla manualità, dal naturalismo e dai predicatori di salute


Alla luce di quanto sopra, salta ancora di più all’occhio la demenzialità dei provvedimenti imposti al mondo dalla banda sanitaria chiamata CDC, FDA, WHO, e dai loro finanziatori Rockefeller, Pfizer, GSK, con costosissimi tele-termometri installati in ogni aeroporto, e con controlli giornalieri per studenti e malati di mezzo mondo, nonché per i visitatori che si azzardano a visitare scuole ed ospedali.
Questa gente non ha tempo e voglia di contare il polso, e non ha mai creduto nella validità dei controlli manuali, anche perché la manualità schiva gli strumenti, li rende superflui, e quindi non produce business per nessuno.
Quanto alle pratiche salutari, al mettersi a letto e bere acqua senza prendere medicine, Dio ce ne scampi e liberi, gli interessano ancor di meno, proprio perché producono salute, una condizione maledettamente seccante, perché non produce prescrizioni e mantiene il mondo produttivo in quarantena commerciale.
Il mondo deve stare malato e moribondo, deve beccarsi prescrizioni e operazioni, farmaci e vaccini, mascherine e termometri, nonché tutte le altre cose che verranno.

Logica e trasparenza illustri assenti presso le cosidette scienze del contagio


Pretendere logica e trasparenza da questi scienziati da strapazzo, chiamati virologi ed infettivologi,
sarebbe davvero troppo.
Probabilmente l’unica soluzione per gente del genere è quella di mandarli in pellegrinaggio a Lourdes.
Chissà che il miracolo non avvenga.
Solo allora gli faremmo leggere le parole sferzanti della massima dottoressa della storia medica, che ha insegnato come le malattie non sono classificabili in categorie tipo cani e gatti, o in migliaia di patologie differenziate rispetto ai diversi sintomi che procurano, o peggio in base ai microrganismi che le accompagnano.
Solo allora li manderemmo a purificare i loro panni sporchi nelle acque chiare e cristalline della Florence Nightingale, la quale insegnerebbe loro che la vera origine delle malattie umane sta nella sporcizia interna ed esterna, ed anche, a nostro avviso, nella sporcizia della cultura e dell’intelletto, come del resto in quella dell’anima e dello spirito.

Valdo Vaccaro

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