INSABBIAMENTO, MARTELLAMENTO, FUOCO-DISTRUZIONE

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IL POTERE DISTRUTTIVO DEL FUOCO

Il fuoco è sicuramente una gran cosa, quando sappiamo usarlo con discrezione in cucina e se lo teniamo sotto attento controllo in linea generale.
Per abbrustolire delle castagne o rendere più tenere ed edibili, gradevoli e saporite, delle patate dolci alla brace, o anche per realizzare quella pregiatissima invenzione culinaria che è una pizzetta vegetariana sottile, priva di mozzarella e ricoperta di verdure crude aggiunte a funghetti e cipolla nell’ultima fase di cottura, il fuoco a legna è fantastico.
Anche il calore che esso ci dà, la vita che esso sprigiona, nel freddo periodo invernale, sono gioie fondamentali ed incomparabili.
Ma lo stesso fuoco, se utilizzato malamente, diventa l’amico a due facce, che ti rivitalizza e nel contempo ti distrugge, come fa l’ossigeno.
L’ossigeno è da una parte nostro amico prezioso e insostituibile, nel meccanismo della respirazione e della creazione di energia calorica-basale all’interno delle cellule, ma dall’altra, se usato in modo dissennato e spropositato, ossia accoppiato alla micidiale triade animal-proteica carne-uova-latte, diventa nemico interno insidioso ed implacabile.
Il suo flusso, alterato e reso instabile dalla sporcizia proteica che intasa i capillari, fa sì che le fornacette mitocondriali all’interno di ogni singola cellula siano alimentate in modo non sempre ritmato e regolare, per cui la loro fiamma funziona alla perfezione non 100 volte su 100, come dovrebbe essere, ma 90 su cento.
In quel 10 per cento di alimentazione a sbalzo o a singhiozzo, si liberano i fusilli e le fughe di elettroni dall’orbita, ovvero si producono quei radicali liberi che sono il lato terroristico di ogni ricerca medica contemporanea, in quanto innescano reazioni atomiche a catena, creando instabilità e ulteriore offesa ai punti deboli delle zone a rischio di cui ogni umano odierno, più o meno, è sofferente.

COME MAI NON SI PARLA ABBONDANTEMENTE E A FONDO DI QUESTI PROBLEMI?
LA VERITÀ È TROPPO SCOMODA. MEGLIO PARLARE DI KAKÀ E DI OBAMA, DI LIPPI E VALENTINO ROSSI.

Le prove di laboratorio costano un occhio della testa.
I tecnici bisogna giustamente pagarli e assicurarli. Gli strumenti di analisi sono costosissimi.
Più un materiale, una sostanza, un inquinante è difficile da scovare, più un meccanismo atomico-molecolare è complesso da inseguire e rintracciare cinematrogaficamente nel suo processo evolutivo, e più sofisticati e complessi sono i metodi e gli strumenti coinvolti negli eventuali test di laboratorio.
E servono pure più prove ripetute nel tempo.
Misurare quanto acido ascorbico o fattore C c’è in una determinata sostanza può avere un costo di 500 €.
La vitamina C è infatti relativamente pesante e dunque facile da individuare
Misurare invece quanta B12 c’è nella stessa sostanza può costare 10 volte di più.
Ecco perché tutti gli esperimenti importanti di laboratorio al mondo sono nelle mani dei padroni del vapore, e non certo in quelle pei modesti produttori di pomodori o di arachidi.
Ecco perché Coca-Cola, NDC, Pfizer e compagnia bella hanno sempre il coltello per il manico e sperimentano da mattina a sera quello che gli piace e gli interessa, ottenendo quei risultati e quelle prove che più comodano e più convengono a loro.

È SUCCESSO COI CIBI E STA SUCCEDENDO PURE CON GLI INTEGRATORI MINERAL-VITAMINICI

Clamorosi gli esperimenti medici più importanti della storia moderna, medica e non-solo-medica, tutti appartenenti alla prima decade del Terzo Millennio, e tutti ancora sotto sequestro e confisca ideologica.
Mi riferisco chiaramente al test di Cambridge 2000 sui cibi, divenuto l’esperimento del five per day
(dei 5 pasti di frutta minimi al giorno, indispensabili per stare alla larga da infarto e cancro), ai 2 test 2008 di Atlanta, che diventeranno, non appena la gente, le scuole, gli ospedali, se ne accorgeranno, la tomba delle vitamine sintetiche e dei minerali inorganici da supplemento.
Chiaro che, quando un esperimento produce risultati contrari alle aspettative degli sponsor (come nei casi appena citati), interviene la FBI e la CIA, per cui tutto viene insabbiato, sequestrato e secretato.
Nessuno deve aprire bocca, e nessuno deve scriverci sopra.
Nessuno lo deve sapere.
Partono delle note Top urgent indirizzate ai colleghi dei servizi segreti esteri, ai ministeri della sanità dei vari paesi, e ai direttori delle varie testate (giornali e televisioni), con ordine tassativo di non riportare una determinata notizia e di non trattare un determinato argomento.
Una specie di museruola, un taglia-lingua, un para-occhi e para-orecchi, tutti riuniti in una singola maschera internazionale. E tutto finisce lì, sotto la sabbia e sotto chiave.

IL CLAMOROSO INSABBIAMENTO DEL TEST CAMBRIDGE-2000

È successo clamorosamente con Cambridge, le cui prime indiscrezioni, le cui prime fughe-di-notizia, apparvero già nel 2001 sui giornali asiatici, a volte più difficili da controllare e blandire di quelli occidentali.
Per leggere la parola Cambridge-test su un giornale italiano si è dovuta attendere l’estate 2008, grazie a una intervista al dr Umberto Veronesi, anche se i libri sottobanco e underground di uno sconosciuto ricercatore sciolto di nome V.Vaccaro (a volte gli ultimi sono i primi, anche fuori della Bibbia) circolavano precariamente da diverse parti già nel 2002.
Sta succedendo la medesima cosa per i due straordinari esperimenti di Atlanta-2008, che il coraggioso blog italiano di Luigi Boschi ha pubblicato lo scorso dicembre con l’articolo La Caduta Definitiva degli Integratori, sempre a firma Vaccaro.
Cui prodest?
A chi gioverebbe sapere per filo e per segno cosa c’è dietro questi esperimenti e quali risultati hanno dato? Gioverebbe alla salute delle persone singole e alla salute della popolazione italiana, per quanto ci concerne direttamente, e mondiale più in generale.
A chi giova invece l’insabbiamento della verità? La risposta è troppo ovvia.
Ai produttori di integratori, alle industrie farmaceutiche, ai casari-macellai, alla sanità tarocca, ai ministri untori, ai dietologi monatti, e alle onoranze funebri.

SE LA GENTE SAPESSE DI CAMBRIDGE, SUCCEDEREBBE UN FINIMONDO

Se la gente sapesse di Cambridge, se venisse davvero informata nei modi giusti e completi dai lazzaroni e dai falsari del video e della carta stampata, il giorno dopo succederebbe la rivoluzione nei supermarket del mondo.
Ci sarebbero le resse e gli assalti alle corsie carboidrati-vivi-veraci, ai reparti frutta e verdura.
Quei settori che, tanto per intenderci, non interessano un tubo a Carrefour e compagni, e che i Giganti del Cibo sono costretti a includere nella loro gamma per pura necessità, essendo quelli i reparti a più alto tasso di scarti e perdite per deperimento merce, e quelli a più alto tasso di presenza personale, tutte cose che costano assai.
A questo assalto all’arma bianca, ci sarebbe un totale abbandono dei reparti macelleria-pescheria, dei reparti latte-formaggi-burro-uova-gelati, delle corsie the e caffè, delle sezioni bevande e cibi confezionati-imbottigliati, dei reparti carboidrati-morti (dolcetti, creme, pasticceria, biscotteria, pani bianchi, focacce e panettoni), e in quelli delle bevande alcoliche e gassate.
In un certo senso, la FBI e la CIA, Rai e Mediaset, Il Corriere e la Stampa, ma pure il Giornale, hanno tutte le buone ragioni per insabbiare, per tenere la situazione ingessata ed incartapecorita.
Come disse Luigi XIV, il monarca assoluto Re Sole che già sniffava puzza di rivoluzione nel 1772, Apres moi le deluge (Dopo di me il diluvio).

ALLORA SÌ CHE SI TORNA ALLE STRAGI DEI CATARI E DEGLI UGONOTTI. ALLORA SÌ CHE RIPRISTINIAMO LE PURGHE STALINIANE.

Se la gente sapesse, sarebbe un dramma autentico, un piagnisteo planetario.
I sindacati in corteo. I trattori sui binari e sui caselli autostradali.
Il 95% del materiale cibario-drogante, in distribuzione legalizzata tramite i mega-pusher ufficiali che sono i supermarket, viene boicottato in massa?
E il 5% del cibo globale, ovvero di frutta e verdura, preso d’assalto dalla gente?
Quei camion di materiale verde e colorato proveniente da campi e frutteti, quegli articolati carichi di merce scadente e voluminosa con cui nessuno guadagna che sta quasi diventando una concessione umanitaria a quattro consumatori sbandati legati testardamente alla natura, ora nelle preferenze assolute dei clienti?
Allora sì che ci arrabbiamo davvero.
Allora sì che si torna alle stragi dei Catari e degli Ugonotti.
Allora sì che ripristiniamo le purghe staliniane.
Perché un conto è dare un contentino sociale a quei quattro strampalati vegetariani, obsoleti residui bellici di tempi andati, che tuttora sopravvivono sul mercato.
Un altro conto è invece causare fastidio e mali di testa alla gente per bene, alla gente tosta che lavora e produce cose serie, e alla popolazione valida e concreta che compra tutto in modo civile ed educato, manda giù senza fiatare ogni merce esposta sul mercato.

SE LA GENTE SAPESSE DI ATLANTA-2008, SAREBBE UN DISASTRO

E se la gente sapesse di Atlanta 2008, di due test costosissimi finanziati paradossalmente, e poi insabbiati dalla Pfizer? Nessuno comprerebbe più una scatola di integratori e di vitamine sintetiche in farmacia.
Comprerebbero in caso molti più profilattici, per il risorgere improvviso della salute e dell’appetito sessuale. Meglio di no.
Più gente negli ortofrutta e molta di meno nelle farmacie? Meglio di no.
Cui prodest?
A chi gioverebbe la verità? Al benessere della popolazione.
A chi giova questo altro insabbiamento? Ai produttori di integratori, alle industrie farmaceutiche, ai
casari-macellai, alla sanità tarocca, ai ministri untori, ai dietologi monatti, alle onoranze funebri, vale a dire alle stesse categorie già elencate prima.

NON BASTA INSABBIARE LE VERITÀ, OCCORRE PURE MARTELLARE LA GENTE CON OPPORTUNE FALSITÀ, PER COMPLETARE L’OPERA

Esiste anche il fenomeno opposto, dove all’insabbiamento delle verità scomode si contrappone il martellamento delle falsità convenienti.
Quando si tratta di B12, tutti ormai rizzano le orecchie.
La B12 è il fiore all’occhiello della propaganda Fide.
Una propaganda che ha vinto la materia grigia e l’adrenalina di carnivori e vegetariani, di dietologi bislacchi e di igienisti dal polso flebile.
La solerzia dei laboratoristi e il numero di test schizzano in questo caso alle stelle.
Il mondo intero impegnato in una spasmodica ricerca.
In quel settore lì, sì che si può spendere a volontà e anche di più.
Alla ricerca di che cosa? Del niente, di un fantasma inesistente che si chiama carenza specifica B12.
La carenza vera è in caso B12, B9, B1, B2, B3, B5 e B6.
L’emergenza non è determinata dal fantasma, ma da una sbandata generale del paziente, per motivi complessi e vari che dovrebbero essere analizzati con attenzione.
Ma tutti invece a cercare lo spettro.

QUALCOSA DI SIMILE ALLO SGORBIO MILIARDARIO AIDS

Un po’ come nello sgorbio miliardario Aids, tutti dietro al virus Hiv, mentre nel paziente manca sonno, mancano radicchio-albicocche-mandorle, manca ossigeno, manca amore, abbonda caffè, abbonda alcol, abbonda fumo attivo e passivo, abbonda droga, manca capacità di rispettarsi e voglia di vivere.
Nessuno si scandalizza se le tabelle FDA, imbrogliate e falsate in continuazione negli ultimi 50 anni a seconda degli interessi e dell’aria che tira, mostrano tuttora livelli di vitamina C da 40 mg/giorno, anziché 300 e oltre mg, e livelli di proteina da 75 anziché 25 g/giorno (e anziché i 300-250-200-150-100 g/giorno che aveva imposto agli enti sanitari e pediatrici del mondo interno negli ultimi 30 anni).
La vitamina C è basilare, ce ne serve tanta, tutta vera ed in continuazione, perché non la possiamo tenere in deposito.
La B12 invece è un fantasma di cui basta il profumo o la puzza, tant’è che ne abbiamo tutti in abbondanza a livello di colon, negli escrementi pronti all’evacuazione. E teniamo pure una riserva che dura dai 3 ai 30 anni a seconda delle varie e necessariamente approssimative opinioni.
Più che gente col bilancino, per la B12 serve gente dotata di immaginazione e di buona filosofia.
In più la B12 non si trova solo nella buccia della frutta, come taluni pensano, ma anche all’interno di tutti i vegetali in diverse quantità minime.
Specie nelle arachidi e nei lupini, nelle mandorle e nei pinoli, oltre che in tutti i lieviti.
Ma anche in tutte le piante verdi amidacee, nelle radici.
Basta mangiare crudo a sazietà, fare del moto, evitare squilibri generali, e tutto procede per il meglio.

LA NORMALIZZAZIONE DEI CARNIVORI E LA DEMONIZZAZIONE DEI VEGANI, TRAMITE TABELLE TAROCCATE

Eppure tutti i medici pronti a ipotizzare carenze di B12 a vegani e vegetariani, che viaggiano normalmente su livelli 90-120. Nessuno ad avvertire la gente sul pericolo opposto della B12 alta.
Il livello B12 è stato infatti manovrato e ritoccato, a suo piacimento, dalla solita Azzeccagarbugli FDA.
Il livello originale e corretto era quello stabilito dalla WHO negli anni 50, con un minimo segnato a 80 e un massimo neppure indicato.
Il livello 156 pg/ml imposto dalla FDA negli anni 70, in modifica ai dati WHO, fu adottato in concomitanza alle quote proteiche filo-macellatorie di 300 g/giorno che essa aveva appena follemente annunciato al mondo.
Anche il livello massimo venne fissato a oltre 1000 pg/ml, nell’evidente tentativo di normalizzare i suoi prediletti consumatori di carne.
I carnivori si attestano infatti, belli-bravi-sani, su alte e pericolose quote di B12, ricevendo consensi e complimenti.
Quelli che la FDA ama invece demonizzare sono gli antipatici vegetariani e gli odiati vegani, tutta gente testarda-folle-imprudente, che sta su livelli intorno ai 100, dove il sangue fluisce rapidamente, senza ostacoli LDL e senza sgambetti e incespicature causative di radicali liberi.

LA DOMANDA DI LUIGI BOSCHI, GENERATRICE DI QUESTA TESINA

Ciao Valdo,
So che 100 g di tofu crudo corrispondono a 13/14 g di proteine, e 100 g di lenticchie secche contengono 11/12 g di proteine, mentre 100 g di pasta cruda significano 9/10 g di proteine.
Cuocendole nei vari modi, quanto perdono e quanto valore proteico rimane?
Non sarebbe interessante dare un decalogo, visto che la gente crede di mangiare certe cose in base alle etichette dei cibi di origine mentre, dopo il trattamento del fuoco in cucina, mangia cose del tutto diverse?
Grazie per le informazioni che mi vorrai dare. Luigi Boschi.

IL PROBLEMA DELLA SALUTE SI GIOCA NEL SETTORE ACQUA BIOLOGICA, ZUCCHERI NATURALI E MICRONUTRIENTI, E NON CERTO IN QUELLO DELLE PROTEINE

La risposta esatta e puntuale non ce l’ho sottomano in termini di grammi.
Se riesco a soddisfare la tua curiosità in dettaglio, te lo farò sapere.
Non sono un chimico e non posseggo un laboratorio e delle microbilance per abbozzare una risposta credibile. Un buon conoscitore di questi dettagli potrebbe essere il bravo Nico Valerio, a cui giro virtualmente il problema.
Osservo però, Luigi, che la tua domanda è quella solita del vegetariano preoccupato dalle quote proteiche. E, permettimi, è una tipica posizione scorretta.
È come se tu andassi dal meccanico preoccupatissimo sulla marca di grasso che sta usando per oliare lo snodo dell’antenna-radio, mentre ti disinteressi di che lavori ha fatto all’albero a camme e al carburatore, e di quale olio ha messo nel motore.
La preoccupazione non deve essere quella delle proteine, ma piuttosto quella dell’acqua biologica, quella degli zuccheri vivi, quella dei micronutrienti.
Perché è lì che si gioca la partita della salute, e non certo nel settore delle proteine.
Le proteine sono importantissime, ma solo nella misura in cui riusciamo a ridurle al minimo, e nella misura in cui riusciamo a ricavarle dall’ottimo e generoso mondo vegetale, visto che le proteine vegetali non hanno troppe controindicazioni.

L’INTERROGATIVO IMPORTANTISSIMO SU QUALE INGLORIOSA FINE FANNO I NUTRIENTI DOPO LA COTTURA

L’esatto opposto di quanto trapela dal tuo messaggio, anche se ovviamente, da buon vegetariano non mi hai fatto domande sulla carne.
Il tuo interrogativo però è azzeccato e fondamentale, in quanto solleva il problema centrale dell’alimentazione umana, che verte oggigiorno sulla scomoda alternativa tra crudismo e cottismo.
Correggo la tua espressione tofu crudo, in quanto per fare del tofu e del seitan si deve bollire almeno
a 100 °C il latte di soia.
Quanto alla pasta, se la fai in casa, puoi adottare la farina impastata con l’acqua e l’essicazione naturale all’aria. Se è però pasta industriale può succedere di tutto.
Bisognerebbe andare alla fonte e controllare come la fanno e come la seccano.
Ma veniamo ora alle conseguenze della cottura in sé.
Rispondo non solo a te e ai vegetariani, ma anche a quelli che mangiano carne, purtroppo per loro (e per gli amici animali che li devono temporaneamente sopportare).
Non lo faccio con cifre millimetriche, ma piuttosto con principi e considerazioni generali, prendendo pure diversi spunti dal mio testo Alimentazione Naturale, che sta per arrivare finalmente nelle librerie (spero per essere letto non solo in copertina).
Il problema, più che di carattere quantitativo, è di carattere qualitativo.

COSA SUCCEDE AI VARI CIBI CON LE ALTE TEMPERATURE DEL FUOCO E DEI FORNELLI

Ti posso dire che le proteine coagulano a 60 °C, e che alla medesima temperatura i grassi fondono e i glucidi caramellizzano.
Continuando a cuocere si causano fenomeni di idrolisi, con trasformazione degli aminoacidi in sottoprodotti tipo albumose e peptoni.
Tra gli 80 e i 120 °C fuoriescono dalle carni i grassi e i liquidi organici residui, producendo gas tossici e cancerogeni, mentre il collageno, che è la proteina del tessuto connettivo chiaro, si trasforma in gelatina.
Le molecole proteiche si rompono per effetto della cottura, subiscono una flocculazione e coagulano.
La cottura dunque intacca persino le proteine, riducendone quasi totalmente il già precario valore nutritivo che esse posseggono in origine.
Ciò riguarda le carni, ma anche nella stessa soia si producono sostanze difficilmente attaccabili dai nostri enzimi digestivi interni, con conseguente diminuzione degli aminoacidi assimilabili a livello di pancreas.
La mioglobina, una delle proteine della carne, già 50°C da rosso scuro assume una colorazione rosa, ossidandosi in ossi-mioglobina.
Nel caso dei latticini, se la caseina viene cotta in presenza di glucosio, almeno 3 aminoacidi vengono disattivati (arginina, lisina e triptofano), mentre altri aminoacidi come cistina e metionina danno luogo a legami inscindibili dell’idrolisi enzimatica, risultando alla fine particolarmente indigesti.

LA CARNE COTTA SUL BANCO DEGLI IMPUTATI. L’INDICE PUNTATO DEI CARDIOLOGI E DEI CANCEROLOGI.
IL DOGMA OSPEDALIERO DEL BRODO E DEL LESSO.

La carne cotta è del resto da parecchi anni sul banco degli imputati.
Su di essa è invariabilmente puntato l’indice dei cancerologi, incluso quello autorevolissimo del presidente Lega Europea Anticancro dr Umberto Veronesi, ma anche quello dei cardiologi, e dei gastroenterologi.
Soprattutto il bollito e i brodi di carne, tanto usati e tanto cari ai medici dei nostri ospedali.
Da 1 kg di bollito si ricavano 9 g di sostanze azotate (creatina e creatinina), 10 g di glicogeno più altre sostanze, 6 g di grassi e 5 g di sali minerali disorganicati dalla cottura e non più utilizzabili.
Il brodo così ottenuto, da manzo o gallina poco importa, ha un valore nutritivo ed energetico bassissimo (il 2% di proteine), ed anche il lesso che rimane è povero di nutrimento.
Ecco sfatata una vecchia e incrollabile abitudine, un autentico dogma ospedaliero diventato pure dogma casalingo.

L’IDEA BISLACCA CHE LA GRIGLIA SIA MIGLIORE E PIÙ NATURALE DELLA PENTOLA

Nella frittura poi, l’alta temperatura raggiunge e supera i 170°C e produce degenerazione di tutti i grassi in acreolina intasante per il sistema epatico, con sbilanciamento dietetico delle sostanze in componenti a lunga e difficile digestione, e pertanto inquinanti ed ingrassanti, oltre che affamanti, visto che le povere cellule continuano a non ricevere i loro bramati alimenti.
Negli spiedi, o barbecue o griglie, che taluni ritengono più sane e naturali rispetto alle comuni pentole, il contatto carne-fiamma produce fenomeni di carbonizzazione e crea composti altamente cancerogeni con sviluppo di idrocarburi.
Un chilo di carne alla griglia finisce per contenere non solo gli immancabili germi e virus patogeni (da 2000 a 65000 per mm cubo, mentre nelle proteine vegetali e nella frutta al naturale siamo a livello zero), ma anche una quantità incredibile di benzopirene, equivalente a quella di 600 sigarette fumate.

L’IMBECILLITÀ E L’IRRESPONSABILITÀ DI CUOCERE LE SOSTANZE GRASSE E DISATTIVARE L’ENZIMA LIPASI

Grassi, oli, strutto e margarina, si comportano ancora peggio durante la cottura.
I grassi infatti non dovrebbero mai, in nessun caso, essere sottoposti a cottura.
Ma allora il 95% dei cuochi e dei cosiddetti chef dovrebbe, a causa del loro sperticato filo-cottismo, tornare tranquillamente ad arare il proprio campicello.
I grassi alimentari liberano infatti glicerina e acidi grassi, diventando infine perossidi e polimeri.
La glicerina evapora e si trasforma in acreolina, tossica per il fegato e nemica giurata degli enzimi che trasformano i grassi (lipasi).
E anche qui si produce il causa-cancro benzopirene.
La bollitura in acqua provoca il gonfiamento e la rottura dell’involucro dei grani di amido, con formazione di una massa gelatinosa di scarsa utilità.
Gli zuccheri semplici (zucchero, fruttosio, miele) fondono e si caramellizzano in sostanze vitree più scure, dando luogo a composti dannosi.
Se non bastasse quanto sopra, le prove dei danni alla salute, da parte dei cibi cotti, è l’allungamento documentato dei tempi di digestione.
Ad esempio servono 2 ore per digerire patate crude grattugiate, ma 5 ore per le patate fritte, 2 ore per digerire il cavolo crudo, ma 5 per il cavolo cotto.
I minerali buoni, pazientemente organicati dalle piante, vengono ritrasformati in composti inorganici di scarsissima utilizzazione, e le vitamine restano pure distrutte dal processo di cottura.

L’ALIMENTO VIVO CHE SI AUTO-DIGERISCE A COSTO ENERGETICO ZERO, E QUELLO COTTO CHE TI PRESENTA UN CONTO SALATO

Ma dove il danno diventa eclatante è in mezzo ai food-enzyme (o vitalie, o biocatalizzatori), sensibilissimi già ai primi accenni di calore.
La loro distruzione trasforma il cibo da alimento vivo in alimento denaturalizzato, in cibo morto che non si auto-digerisce a costo energetico-digestivo zero (come fa quello vivo e naturale) ma va necessariamente a pescare nelle limitate scorte enzimatiche e micro nutrizionali del corpo.
Ogni alimento cotto, entra in bocca privo di enzimi, privo di vitamine, privo di minerali organicati, privo di Omega-3 naturali, poco importa quanti micronutrienti avesse in origine.
Tale alimento, giunto nello stomaco, avendo bisogno di micronutrienti per la fase digestiva-assimilativa e non possedendoli più, fa scatenare una emergenza immunitaria, e un richiamo urgente di micronutrienti da qualunque parte si trovino nel corpo.
È per quello che le proteine animali, ed anche i carboidrati cotti, agiscono da carte assorbenti nutrizionali e non da donatori di materiale nutritivo, creando spesso deficit energetico e obesità.

L’ESEMPIO SIGNIFICATIVO DELLE PATATE IRRADIATE CHE NON GERMINANO PIÙ

La stessa cosa succede nei processi di irradiazione applicati ad esempio alle patate.
Le patate irradiate vengono trasformate al punto di non poter più germogliare.
Questa è la prova della devitalizzazione e della distruzione degli enzimi, dei food-enzyme che stanno in ogni cibo vegetale vivo, al naturale.
A prima vista le patate sembrano tutte uguali, ma in realtà non lo sono.
Se vai a seminarle nel campo, al posto della piantina che spunta dalla terra ti ritrovi dopo due settimane un grumo puzzolente di patate marce.
Nutrirsi di patate irradiate (in pratica pre-cotte dalle radiazioni e poi cotte di nuovo dal fuoco), equivale riempirsi di patate due volte cotte, due volte devitalizzate, restando indeboliti, devitalizzati ed invecchiati il doppio, cioè più del necessario.

Valdo Vaccaro

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