JEAN-JACQUES ROUSSEAU E IL PIACERE DI VIVERE SECONDO NATURA

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LETTERA

UN APPREZZAMENTO CHE VALE

Grazie per la conferenza di sabato 22/4 a Imola sui vaccini, e complimenti per la tua relazione che io e mia moglie abbiamo apprezzato. Mi dispiace per il malinteso del pomeriggio, che spero si sia risolto nel migliore dei modi. Come promesso, ti alleghiamo 2 pagine dell’Emile di Jean-Jacques Rousseau.
Cordialmente.
Andrea Bonfiglioli

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RISPOSTA

IMPORTANTE SAPER CATTURARE I PENSIERI CHE CONTANO

Ciao Andrea. Grazie per il messaggio e complimenti per la capacità che tu e la Silvana avete nel percepire e nel selezionare i pensieri che contano. È la presenza di persone del vostro valore che porta ricchezza e vivacità alla nostra libera Università della Salute operante ad Imola. Mi avete consegnato degli appunti significativi. Sarebbe uno spreco e una offesa non metterli a disposizione del pubblico.

L’INSEGNAMENTO DI WOLFANG GOETHE

La folla, la maggioranza, è necessariamente sempre assurda e nel falso. Essa ama la comodità.
Per lei il falso è sempre più comodo del vero. La verità vuole essere seriamente indagata, vista ed applicata senza riserve. Il falso invece si adatta ad ogni individualità pigra, comoda, assurda, come una vernice che facilmente ricopre tutto. Wolfang Goethe.

L’INSEGNAMENTO DI ABRAHN LINCOLN

Potrete ingannare tutti per un po’. Potrete ingannare ingannare qualcuno per sempre. Ma non potrete ingannare tutti per sempre. Abrahm Lincoln

L’INSEGNAMENTO DI GANDHI

L’errore non diventa verità solo perché si propaga e si moltiplica. La verità non diventa errore solo perché nessuno la vede. Gandhi

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UN ATTUALISSIMO PENSATORE VEGETARIANO DEL CALIBRO DI JEAN-JACQUES ROUSSEAU

Veniamo ora a Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), filosofo ed educatore ginevrino, uno dei maggiori padri dell’Illuminismo. L’Emilio, insieme al Contratto Sociale, l’opera più famosa e più diffusa di Jean-Jacques Rousseau, fu pubblicato nel 1762. Trascorsi oltre due secoli, nulla di Rousseau è andato perduto. I temi fondamentali della sua ricerca sono ancora attualissimi. Anzi, hanno conosciuto una vitalità straordinaria anche nei nostri anni, quando si è avvertita universalmente la necessità e l’urgenza di difendere la naturalità dell’uomo dalle sovrastrutture che minacciano di soffocarla. Trascrivo qui di seguito una sintesi di 2 pagine dell’Emilio.

NELLA VITA OCCORRE SAPER SOFFRIRE

I nostri mali morali sono tutti opinione, tranne uno solo, la colpa, e quello dipende da noi. I nostri mali fisici si distruggono o ci distruggono. Il tempo o la morte sono i nostri rimedi. Ma tanto più noi soffriamo tanto più quanto meno sappiamo soffrire, e il tormento che ci diamo per guarire le nostre malattie è più grande di quello che avremmo se lo sopportassimo.

VIVI SECONDO NATURA E TIENI LONTANO DA TE I MEDICI CHE TOLGONO IL PIACERE DI VIVERE

Vivi secondo natura, sii paziente e tieni lontani i medici: non eviterai la morte, ma la sentirai una sola volta, mentre i medici la mostrano ogni giorno alla tua immaginazione sconvolta. La loro arte mendace, invece di prolungare i tuoi giorni, te ne toglie tutto il piacere.

UN’ARTE MENDACE E PRIVA DI VANTAGGI

Non smetterò mai di domandarmi quale vantaggio abbia davvero recato agli uomini quest’arte. Alcuni di coloro che ne sono guariti morirebbero, è vero. Ma milioni di coloro che ne sono uccisi rimarrebbero in vita. Uomo sensato, non metterti a partecipare a questa lotteria in cui troppe sono le probabilità contro di te. Soffri, muori o guarisci, ma soprattutto vivi fino all’ultima tua ora.

LA FOLLIA DELLE ISTITUZIONI UMANE

Tutto è follia e contraddizione nelle umane istituzioni. Ci preoccupiamo di più della vita man mano che perde valore. I vecchi la rimpiangono. Non vogliono perdere gli artifici che hanno preparato per godersela. A sessant’anni è davvero crudele morire prima di aver cominciato a vivere. Si crede che l’uomo sia molto legato alla propria conservazione, ed è vero. Ma non si capisce che questo attaccamento, per come noi lo sentiamo, è in gran parte opera degli uomini. L’uomo, naturalmente, si preoccupa di conservarsi fino a quando ha i mezzi per farlo. Appena questi mezzi gli sfuggono, si tranquillizza e muore senza agitarsi inutilmente.

NON SERVE DIMENARSI CONTRO LA MORTE, MEGLIO RASSEGNARSI

La prima legge della rassegnazione ci viene dalla natura. I selvaggi, come anche le bestie, si dimenano pochissimo contro la morte, sopportandola senza quasi lamentarsi. Distrutta questa legge, se ne forma un’altra che viene dalla ragione. Ma pochi sanno ricavarla, e questa rassegnazione fittizia non è mai tanto completa e solida come la prima.

LA PREVIDENZA È LA FONTE DI OGNI MISERIA

La previdenza! La previdenza che ci porta di continuo oltre noi stessi, e spesso ci pone là dove non arriveremo mai, è la vera fonte di ogni nostra miseria. Che mania ha un essere tanto passeggero come l’uomo di guardare sempre lontano, a un avvenire che viene così di rado, trascurando il presente di cui invece è sicuro! Mania funesta, tanto più che continua ad aumentare con l’età, al punto che i vecchi, sempre più diffidenti, previdenti e avari, preferiscono privarsi oggi del necessario piuttosto che mancare del superfluo tra cent’anni.

DILATARSI SULLA TERRA È UNA DISGRAZIA

Così teniamo a tutto, ci aggrappiamo a tutto: tempi, luoghi, uomini, cose, tutto ciò che è, tutto ciò che sarà conta per ognuno di noi, la nostra parte individuale non è che la minima parte di noi stessi. Ognuno si dilata sulla terra intera, per così dire, e diventa sensibile su tutta quanta questa superficie. Non c’è da stupirsi se i nostri mali si moltiplicano per tutti i punti in cui possiamo essere colpiti.

L’IDEALE È MORIRE SENZA AVERNE SENTORE E CONOSCENZA

Quanti principi si disperano per la perdita di una provincia che non hanno mai visto! Quanti mercanti basta toccarli in India, per farli gridare a Parigi! È la natura che porta gli uomini tanto lontano da se stessi? È lei che vuole che ognuno apprenda il proprio destino dagli altri, e che a volte lo apprenda per ultimo, come quel tale che è morto felice o infelice senza averne saputo mai nulla?

DALLA FELICITÀ ALLA DISPERAZIONE

Vedo un uomo fresco, allegro, vigoroso, prestante. La sua presenza ispira gioia. I suoi occhi rivelano soddisfazione e benessere, sembra l’immagine della felicità. Dalla posta arriva una lettera. L’uomo felice la guarda, è indirizzata a lui, la apre, la legge. D’un tratto, cambia aspetto. Impallidisce e sviene. Ritorna in sé, piange, si dispera, geme, si strappa i capelli, fa risuonare l’aria delle sue grida, sembra colpito da atroci convulsioni. Insensato! Che male ti ha fatto questo pezzo di carta? Quale arto ti ha amputato? Quale delitto ti ha fatto commettere? Cos’ha cambiato in te per metterti nello stato in cui ti vedo?

SALUTE, ALLEGRIA E BENESSERE SONO DOPOTUTTO FENOMENI ILLUSORI

Se la lettera fosse andata perduta, se una mano pietosa l’avesse data alle fiamme, il destino di questo mortale, felice e infelice al tempo stesso, sarebbe stato un problema bizzarro, credo. La sua sventura, voi direte, era reale. Certo, ma lui non la sentiva. Dov’era, dunque? La sua felicità era immaginaria. Mi spiego: salute, allegria, benessere, soddisfazione dello spirito non sono altro che visioni. Non stiamo più dove siamo, stiamo solo dove non siamo.

OGNI UOMO È SOTTOPOSTO AL RUOLO ASSEGNATOGLI DALLA NATURA

Vale la pena di aver tanta paura della morte, se ciò in cui viviamo resta? Uomo! Racchiudi la tua esistenza dentro di te, e non sarai più miserabile. Resta al posto che la natura ti assegna nella catena degli esseri. Nulla potrà fartene uscire. Contro la dura legge della necessità non recalcitrare, a volerle resistere non consumare quelle forze che il cielo ti ha dato non per estendere o prolungare la tua esistenza, ma solo per conservarla come vuole lui e fino a quando vuole lui. La tua libertà e il tuo potere arrivano solo fin dove arrivano le tue forze naturali e non oltre. Tutto il resto non è altro che schiavitù, inganno, illusione.

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