LA DEA INSULINA, LA GLICEMIA E IL CRUDO

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LETTERA

UNA GLICEMIA CHE HA RIPRESO A SALIRE

Caro Valdo, rieccomi. Sono la mamma del bambino diabetico (vedi tesina “Stacco insulinico e salvezza dal diabete 1”). Purtroppo le cose non vanno bene, anzi, stiamo peggiorando.
La glicemia prima di pranzo e cena varia tra 180 e 250, mentre 2 ore dopo i pasti varia tra i 250 e i 300. Ora ad esempio è a 387. Anche al mattino, prima di colazione, ha cominciato ad essere un po’ alta (145-160). Sono molto demotivata. Non so se sia il caldo o lo stress. Da un mese a questa parte, dopo che siamo stati al pranzo della prima Comunione, non siamo più riusciti a sistemare sta glicemia bastarda. Io non so più che fare. Mi aiuti, se ha fiducia in questo grande progetto. Grazie.
Stefania

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RISPOSTA

COS’È IL DIABETE E DA DOVE ARRIVA

Il diabete, in linea generale, è una malattia metabolica caratterizzata dalla incapacità del corpo di metabolizzare, usare, assimilare lo zucchero introdotto, col risultato di elevare la glicemia nel sangue e nelle urine.
Per anni considerato malattia ereditaria, il diabete si sa invece essere malattia causata da diete fallimentari ipergrasse ed iperproteiche, ed esacerbata dai vari stress della vita corrente.

TROPPI GRASSI NEL SANGUE E TROPPO STRESS

Nella maggior parte dei casi è causato dagli alti livelli di grasso che inibiscono l’interazione del glucosio con l’ormone pancreatico insulina. Andando avanti con gli anni, la gente peggiora nella sua insufficienza epatica e tende a metabolizzare e a sopportare sempre di meno i grassi.
L’eccesso di proteine e di carboidrati raffinati (sintetici e cotti) aggrava le condizioni patologiche in corso. Un importante fattore aggiuntivo, nell’aumento dei grassi del sangue, è lo stress.
Quando è ai limiti, lo stress ha il potere di esacerbare la condizione diabetica.

PROBLEMA DI FEGATO E NON DI PANCREAS

Per molti anni si è pensato che il diabete risultasse da inadeguata produzione di insulina, ovvero per difetto o disfunzione di tipo pancreatico. La cosa risultò falsa già un secolo fa, quando molti test in America e in Europa dimostrarono a più riprese come la maggior parte dei diabetici avesse in realtà un pancreas funzionante e che la loro alta glicemia fosse eliminabile con una dieta vegana, e fosse al contrario aggravabile con una dieta carnivora. Ma le responsabilità del grasso si spiegarono solo in studi successivi. Negli anni ’60 poi si riscopersero le verità abbandonate 50 anni prima.

TRE VOLTE PIÙ INSULINA NEI DIABETICI

Si scoperse come i diabetici (tipo 2) avessero addirittura più insulina nel sangue dei non diabetici, spesso 2-3 volte, ovvero il 200% e il 300% di più.
La scoperta era sorprendente, e riemerse a quel punto la grande verità del sangue lipotossico che inibiva l’azione insulinica.
In altri termini tutto è normale nei diabetici, sia lo zucchero presente che l’insulina in circolazione. Quello che invece è realmente anormale è il sangue grasso.
Al deficit di azione insulinica si associa spesso l’iperglucagonemia (aumentata secrezione di glucagone) e la produzione endogena di glucosio a livello epatico e renale.

COSTANTE BOICOTTAGGIO DEI DATI

Più che fatti sorprendenti e clamorosi, questi dati avevano già trovato conferma a più riprese, negli anni ’20, ’30, e ‘50, dove appariva chiaro che il diabete si sconfiggeva agevolmente con diete ipoproteiche e ad alti carboidrati. Stranamente però, ci si scontrava contro un muro di gomma.
Le scoperte, anziché essere recepite e diffuse, venivano regolarmente ignorate e messe in disparte.

IL JOSLIN CENTER DI BOSTON E IL SOLITO GRUPPO ROCKEFELLER

Responsabile di questo grave fatto il Joslin Center di Boston, la maggiore clinica diabetica del paese, strettamente collegata a Big Pharma e nelle solide mani di John Rockefeller, quella che, in mancanza della Fda, fissava gli standard per l’intera nazione.
Quella stessa clinica che, ancora oggi, esclude i carboidrati e permette generosamente i grassi animali, che sono poi i maggiori responsabili delle crisi diabetiche.

UN BUSINESS INSULINICO A DIR POCO ENORME

Toccare il business dell’insulina al gruppo Rockefeller equivale toccare quello del petrolio, non si ottiene nulla se non scatenare un putiferio di polemiche.
Il cagnaccio è tuttora affamato e non vuole mollare l’osso.
D’altra parte parliamo di un business di importanza stratosferica.
Ci sono nel mondo intero quasi 250 milioni di diabetici, di cui il 90% è del tipo II, e la quota è in continuo aumento.

I COMMENTI DI HERBERT SHELTON SUL DIABETE

Come scrive Herbert Shelton nel suo testo “Soluzione al diabete e all’ipoglicemia”, il diabete è causato da sovralimentazione, vita ad alto livello, bere, preoccupazioni, tensioni.
Shelton elenca 5 punti di commento sull’insulina:

1) L’insulina è un medicinale molto potente che danneggia il corpo di chi la usa. Nel lungo periodo porta a gravi disturbi urinari, ed anche al cancro della vescica. Nel breve può essere anche fatale nel caso di overdose e di coma ipoglicemico.
2) L’insulina è una stampella drogante su cui il corpo impara ad appoggiarsi. In più non aiuta in alcun modo la guarigione del pancreas, del fegato e dei reni.
3) L’insulina diseduca la gente in quanto incoraggia il diabetico alla sovralimentazione e al vivere malsano.
4) L’insulina è un tipico rimedio medico-sintomatico, che nulla fa contro le cause vere di malattia, lasciandole inalterate al loro posto.
5) Il medico che prescrive al paziente l’insulina e gli dice pure di condurre una vita normale gli sta siglando un certificato di morte.

IL DIABETE GIOVANILE DI TIPO 1

Il diabete mellito, o giovanile di tipo 1, non fa eccezione rispetto al quadro generale appena tracciato.
Siamo sempre di fronte a eccessi e improprietà alimentari.
Si parla anche qui di disordine metabolico caratterizzato da incapacità del corpo di utilizzare i carboidrati, da eccesso di glucosio nel sangue e nelle urine, da soverchio bisogno di orinare, da dimagrimento e senso di frustrazione.
Glicemia nelle urine significa che la parte zuccherina degli alimenti, anziché essere assorbita ed assimilata, si unisce alle urine e viene espulsa dal corpo rendendole torbide e filamentose, provocando sete e secchezza orale, insonnia, diarrea, stordimento di capo.

LA CURA DEL DIABETE

La cura del diabete è lunga e meticolosa e si ottengono assai più risultati migliorando i cibi adottati, piuttosto che ricorrendo a correzioni medicali.
Non dobbiamo scordarci un fatto importante. Più che problema di zuccheri, il diabete rimane un problema di elevata presenza nel sangue di colesterolo, trigliceridi ed omocisteina.
Basterà astenersi da tutte le sostanze farinacee (pane comune e paste alimentari), dai dolciumi cotti, dalle carni e dai grassi animali, dalle bevande alcoliche, gassate e nervine.
Dieta totalmente vegana è il non plus ultra.

CONSIGLI DIETETICI

Basterà mangiare sovente e poco, masticando i cibi con cura.
Basterà abbondare con legumi tipo piselli, lupini, tegoline, condendo con olio extravergine e molto aceto (utile in questo caso a sgrassare l’olio). Evitare però patate cotte, carote cotte, fagioli, dotati di troppo amido cotto.
Aglio e cipolla da consumarsi in abbondanza, trattandosi di alimenti che tendono ad abbassare il livello di zucchero nel sangue. Abbondare pure in verdure crude, specie tarassaco, cicorie, lattughe, cavoli, crescione. Il dr John Douglas, celebre diabetologo, ha scoperto che i carboidrati naturali, ricchi di fibre e consumati crudi e non cotti, non solo sono più tollerati, ma contribuiscono anche a stabilizzare il livello di glucosio nel sangue, riducendo nel contempo la voglia di assumere altro cibo.

DIABETE 1 E ALLATTAMENTO AL SENO

I ricercatori danesi hanno riportato una drammatica caduta storica del diabete 1 con la semplice ripresa dell’allattamento naturale al seno.
Ovviamente la vitamina C naturale ha straordinaria importanza nel metabolismo dei carboidrati.
Il dr David Jenkins della Toronto University fu il primo a fissare i valori glicemici da 0 a 100, fissandol’acqua al valore Zero e il glucosio al valore 100. Si accorse, con sua somma sorpresa, che le carote cotte erano a 92, il pane integrale a 72, la pasta a 50, il miele a 87, lo zucchero saccarosio a 59, il succo di frutta confezionato 46, il gelato 36.

L’IMPORTANZA DI DISTINGUERE GLI ZUCCHERI

Il dr Edward Howell di Chicago, scopritore dei food-enzymes, già nel 1941 si lamentava come molti diabetici stessero sacrificando le qualità nutritive della frutta per la immotivata paura del contenuto zuccherino, solo perché facevano il madornale errore di confondere lo zucchero normale (cotto) con lo zucchero (crudo) della frutta.
La realtà dunque è che gli zuccheri dei succhi di frutta freschi, specie quelli tendenti all’agro, sono ben tollerati dai diabetici. Sono tollerati meglio degli amidi cotti (patate, carote, pasta, pane).
Questi dati sono riscontrabili negli scritti di Nathan Pritikin e nel magnifico testo “The Health Revolution” di Ross Horne, celebre igienista australiano.

LA FRUTTA NON È AFFATTO NEMICA DEI DIABETICI

Quanta e quale frutta preferire? A occhi chiusi con gli agrumi, col kiwi, coi mirtilli, con le uve ribes e le uve spine. Procedere con prudenza e con spirito sperimentale con tutta l’altra frutta, provando e riprovando, e aumentando man mano le quantità, in base al gradimento e alle tolleranze individuali.
Da queste considerazioni nasce l’idea introdurre il cibo crudo ai diabetici, togliendo progressivamente l’insulina. Cose che si sono provate in passato e che si fanno oggi con successo nelle cliniche specializzate canadesi, nelle cliniche igienistiche e nei Pritikin Longevity Centers di Miami e Santa Monica.

I RISULTATI STATISTICI DELLE CLINICHE PRITIKIN

Come scrive il dr Robert Pritikin nel suo bestseller “The Pritikin Weigh Loss Breakthrough”, il 39% di adulti insulinici che arrivano da lui, se ne vanno con la glicemia normalizzata del tutto e senza più bisogno di insulina. La quota migliora ulteriormente per i diabetici adulti che prendevano medicazioni antiglicemiche orali. In questo caso, il 70% dei pazienti se ne torna a casa perfettamente guarita.
Ricorrendo al succo di sedano e di topinambur (contenente insulina e inulina naturale), a succhi di verdure tipo cavoli e crescione, a minestre di verdure crude (gazpacho, al succo di pomodoro crudo) o cotte conservativamente, si ottengono grossi risultati.
Molta gente, rimasta per anni in cura insulinica, è riuscita a saltar fuori da questa orribile prigionia, esattamente in questo modo, seguendo metodologie naturali, crude e vivificanti.

ASPRI DIBATTITI E INTERMINABILI CONTROVERSIE

Ciononostante, il livello di aggressività con cui il diabetologo deve contrastare l’iperglicemia del diabete tipo 1 è sempre stato motivo di aspri dibattiti.
Si discute molto anche sul valore predittivo del range di riferimento di 60-110 mg/mL, e sul modo troppo rigido che ha la gente di interpretare i valori numerici, visto che ogni singolo individuo ha problematiche ed esigenze particolari, per cui ci vorrebbe maggiore flessibilità nelle valutazioni.

CONFERME SPERIMENTALI CHE ABBASSANDO IL GRASSO CALA IL FABBISOGNO DI INSULINA

Le polemiche e le controversie sono all’ordine del giorno. La ADA (American Diabetes Association) raccomandava anni fa una dieta che comprendesse un 30% di grassi.
Ma l’esperienza concreta di diversi specialisti conferma l’inadeguatezza di tali posizioni, ligie evidentemente alle direttive Rockefeller.
Il dr James Anderson, Università del Kentucky, ha messo a dieta speciale 16 insulinici con un regime all’11% di calorie in grassi. Dopo due settimane furono tutti in grado di ridurre l’insulina del 58%, senza alcun effetto collaterale.

DIETA CRUDISTA VEGANA E NORMALIZZAZIONE DEL DIABETE 2

I grassi e gli oli abbassano la sensibilità corporale all’insulina, e favoriscono così un innalzamento pericoloso dei livelli di glucosio nel sangue.
Una dieta derivante esclusivamente da cibi naturali, tipo frutta fresca, vegetali, grani integrali e legumi, combinata con un programma di esercizi aerobici moderati, riesce a mantenere i diabetici tipo 2 sui loro livelli glicemici, senza dover ricorrere a correzioni di alcun tipo.

IN ALCUNI CASI OCCORRE SAPERSI ACCONTENTARE

Per il diabete tipo 2 si può ricorrere al digiuno.
Col diabete tipo 1 è invece meglio evitare il digiuno, mentre la dieta vegana, gli esercizi regolari, l’esposizione della pelle all’aria e al sole, le modifiche degli stili di vita, portano a grandi benefici.
Non tutti i casi sono però facili. Ogni persona ha la sua storia.
Nel diabete 1 si dovrà sempre lavorare, sperimentare, ed anche accontentarsi di mantenere basso il livello di insulina, senza forzare troppo, in attesa che sia il corpo del ragazzo a dare eventuali segnali di minore necessità ormonale.
Tenere al minimo la dipendenza dall’insulina può sempre rappresentare, nei casi più ostici, un eccellente risultato.

Valdo Vaccaro (AVA-Roma e ABIN-Bergamo)

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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