LA GUERRA DELLA BISTECCA E IL SEME DELLA VIOLENZA

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(Conferenza ABIN di S. Omobono-Bergamo, Hotel Villa delle Ortensie, del 5-7 Ottobre 2012)

L’ABITUDINE E IL CALLO AGLI ORRORI

Da troppi secoli ormai la Terra non è più un pianeta pulito, virtuoso e pacifico, perché noi terrestri del Terzo Millennio possiamo metterci improvvisamente a gesticolare, a disperarci, a gridare allo scandalo. Dovremmo già averci dovuto fare il callo alla cattiveria e alla barbarie. Per troppe volte il sangue, pure quello degli uomini, era corso a fiotti e a rivoli per le strade, le piazze, i fiumi, i campi di battaglia, per farci illudere di vivere in un angolo innocente dell’universo.

TRA TIRANNIE RELIGIOSE E SOPRAFFAZIONI IMPERIALI C’ERA POCO DA RIDERE

In troppe occasioni i tribunali dell’Inquisizione Cattolica, e pure le sgangherate e rozze sacrestie delle chiese di campagna, erano state luoghi infami di sentenze capitali comminate in quattro e quattro otto nei riguardi di vittime sacrificali, di indifesi cittadini, di filosofi scomodi, di donne innocenti accusate di possessione diabolica. E ciò accadeva mentre regnanti e tiranni dal sangue blu si macchiavano pure di sconcezze e sopraffazioni contro la popolazione inerme.

NESSUNA MAGNANIMITÀ E NESSUN PERDONO

Quando poi si trattò di fare i conti con gli odiati oppressori caduti in disgrazia, non prevalse di certo la magnanimità e il perdono. Ogni gruppo sociale si prese le sue rivalse, e le teste tagliate di re e signorotti caddero a ritmo infernale negli orrendi cesti di recupero delle ghigliottine francesi. Le cose non andarono meglio agli zar di Russia, trucidati uno ad uno, con tutte le loro famiglie, dai rivoluzionari bolscevichi.

PAGINE DI STORIA E DI VOLTASTOMACO

Le pagine di storia degli ultimi secoli e decenni sono stracariche di guerre incredibili, da quella dei Trent’Anni alle campagne tambureggianti di Napoleone, alle lotte insurrezionali italiane contro l’Impero Asburgico, alle disgraziate conflagrazioni della prima e della seconda guerra mondiale, alla guerra di Corea, con 500 mila croci, a quella del Vietnam, al genocidio inconcepibile avvenuto nella Cambogia di Pol Pot, alle carneficine note e meno note del continente africano, per finire alle stragi dei giorni nostri, tipo Torri Gemelle,  tipo pulizia etnica dei Balcani, tipo attentati spaventosi in Iraq e Afghanistan, tipo la recente eliminazione-mattanza del Colonnello Gheddafi da parte delle forze anglo-francesi-americane e della ponziopilatesca Italia, collusa e traditrice più che mai.

NON SIAMO IMMUNIZZATI AL CRIMINE E AI GEMITI E AI PIANTI DI CHI SOCCOMBE

Alcune di queste disgraziate vicende le abbiamo addirittura vissute in diretta, giorno per giorno, sugli schermi televisivi. Più che il callo, avremmo dovuto costruirci intorno al cuore, al cervello e all’anima, una spessa barriera protettiva e impenetrabile, capace di renderci insensibili ai dolori e alle aberrazioni propinate a pieno ritmo dalla storia umana di ieri e di oggi. Ma ogni uomo, dentro di sé, non si sa bene se per fortuna o per disgrazia, rimane ostinatamente vulnerabile e impreparato al male. Non esiste sistema immunitario al mondo capace di renderci refrattari e allenati al lezzo del sangue e alle grida di orrore che provengono da ogni luogo di massacro. E continuiamo nostro malgrado a soffrire e a commuoverci.

GLI ANNIVERSARI, DETERSIVI STORICI ADATTI PIÙ A DIMENTICARE CHE A RICORDARE

Esistono però i mezzi approntati appositamente dalle società umane per esorcizzare gli eventi tragici e rendere imperturbabili i sopravvissuti. Da un lato esse inventano ricorrenze e anniversari, per ricordare e rimpiangere le vittime delle mattanze e, dall’altro, fanno di tutto per voltare pagina, per stendere un velo di pietistica dimenticanza, per creare una barriera tra la vita tranquilla e beata di tutti i giorni e quello che continua ad esserci, di fastidioso ed irritabile, dietro le quinte, dietro la finta pace, dietro il benessere fasullo e inconsistente nel quale continuiamo nostro malgrado a trastullarci.

OGNUNO HA IL SUO PERSONALE CAMPANELLO D’ALLARME

Il campanello d’allarme che mi destò rovinosamente dalla innocenza e dalla bambagia, suonò per me ben presto, nel biennio 1943-1945. Mia madre mi aveva portato, ovattato e infagottato, dentro e fuori i rifugi sotterranei alla periferia nord di Udine ad ogni allarme e ad ogni bombardamento anglo-americano contro le truppe tedesche in ritirata. E, nonostante le tante cuffiette e le tante fasce, risuonarono per lunghi anni dentro di me i crepitii delle mitraglie e i botti delle bombe, i lamenti ossessionanti delle sirene, e il grido che a quel tempo concepivo con un indecifrabile Allami-Allami (allarme-allarme).

BRUTTEZZE UMANE NEL DIMENTICATOIO E UN AMBIENTE NATURALE DA FAVOLA

Ma, per quanto drammatiche e spaventose fossero quelle circostanze, le avevo ben presto rimosse, mettendole totalmente nel dimenticatoio, come si fa con un brutto sogno, ed avevo ricostruito intorno a me una atmosfera naturale e quasi idilliaca, carica di sensazioni belle e di aspettative brillanti. Vivevo entro una bolla protettiva a prova di rumore e di perturbazioni, fatta di affetto materno e familiare, di vita paesana tranquilla e campestre, di corse a perdifiato nell’orticciolo dietro casa, di puntate avventurose e proibite tra il lussureggiante verde della vallata Tavagnacco-Pagnacco, su cui scorre, con piene invernali alternate a grandi secche estive, il torrente Cormor.

LE SCONVOLVENTI CICCIOLE, OVVERO LA FALSA UVETTA CALDA CHE TI FA DIVENTARE VEGETARIANO

Quello che mi riportò violentemente alla tragica e brutale realtà dei fatti, fu una grande festa organizzata a due passi da casa mia, nella centrale via Matteotti del paese di Tavagnacco. Avevo 6 anni, e il party matrimoniale aveva luogo presso l’abitazione del mio compagno di banco che, lo seppi dopo, era figlio del macellaio del paese. C’era il suono delle fisarmoniche e atmosfera di festa fino a tarda sera. Un viavai di persone felici e spensierate, un continuo tintinnare di bicchieri di vino rosso. Tutti parevano convergere verso un punto della cucina dove pizzicavano a mani nude un qualcosa che sembrava dover essere delizioso al palato.

IL BRIVIDO ORRIBILE DELLA MORTE IN BOCCA

Ci andai pure io, incuriosito. A prima vista sembrava si trattasse di uva passa. Feci come gli altri e misi in bocca una presa di quella uvetta rossastra e stranamente dolciastra e tiepida. Ma dopo un breve istante mi ritrovai in bocca il sapore insopportabile e rimbombante della morte, e corsi fuori a sputare quel rivoltante intruglio. Chiesi a qualcuno cosa fosse quel cibo di cui tutti parevano entusiasti, e appresi che si trattava di cicciole, formate dal sangue rappreso e dal grasso zuccherato di cinque maialini che erano stati sgozzati nella prima mattinata nello stanzone del macello attiguo al cortile dell’abitazione.

TUTTI MASTICAVANO ALLEGRI E SORRIDENTI TALE EMERITA SCHIFEZZA

Mi ricordai a quel punto che quel giorno avevo sentito prolungati pianti di porcellino mentre mi alzavo dal letto, e mi immaginai la scena. Rimasi davvero sconvolto e sconcertato, ed in quell’istante persi gran parte della mia innocenza di bambino. La cosa che mi turbò maggiormente fu l’unanimità, l’entusiasmo, la naturalezza, la disinvoltura, i grandi sorrisi con cui tutti masticavano e gustavano tale infame porcheria.

MORS TUA VITA MEA

Si era compiuta una piccola strage di maiali, e si festeggiava brindando alla vita, alla salute, alla felicità, alla ipocrita allegria, mentre i corpicini delle povere bestiole erano già stati totalmente macinati, disossati e insaccati. Mentre il loro sangue era stato trasformato in delizia zuccherata per gli astanti. In un baleno, mi resi conto di vivere in mezzo a un gruppo di alieni, di gente insensibile e gretta, che dietro il sorriso di circostanza nascondeva l’ignoranza, la insensibilità, la malizia e la cattiveria d’animo.

MI ACCORSI DI NON APPARTENERE SPIRITUALMENTE A QUEL MONDO INFAME

Mi accorsi di vivere in una comunità di persone a cui non mi sentivo di appartenere. Da quella volta, i miei sensi, le mie attenzioni, la mia prudenza, la mia curiosità sui cibi che mi venivano proposti, si acuirono e divennero fatto quotidiano. Diventai così vegetariano convinto e determinato alla tenera età della prima elementare.

L’UOMO CHE NON RISPETTA SE STESSO NON RISPETTA PURE IL PROSSIMO, ED ANCOR MENO L’ANIMALE INDIFESO

L’uomo che non ama, che non rispetta se stesso, ancor meno ama e rispetta il prossimo. La guerra era finita, ma lo era solo sui documenti scritti e sulle dichiarazioni ufficiali degli stati belligeranti. Erano, quelli, i tempi delle brutali rivincite partigiane, della odiosa caccia al nemico e al collaborazionista dell’antico regime, del prelevamento notturno di quegli sfortunati che venivano condotti, o meglio trascinati, verso i boschi, per sparire nel nulla e non fare più ritorno a casa.

I PRELEVAMENTI NOTTURNI

“Chi siete? Cosa volete? Perché bussate così forte? Ci sono dei bambini che dormono”, protestava una voce femminile rotta dalla paura e dal singhiozzo. “Siamo venuti a prelevare tuo marito per delle questioni urgenti che lo riguardano”. E il marito, padre spesso di due o tre pargoletti, scompariva semplicemente dalla circolazione. Venivano di notte, in tre o quattro, fucile in spalla, così nessuno li poteva riconoscere. Avevano già scavato il giorno prima qualche fossa segreta da qualche parte. Le ostilità erano cessate e c’era dovunque un crescente sentimento di speranza e di allegria.

UNA DOMENICA ASSOLATA DEL DOPOGUERRA

La vita stava riprendendo per la gente, dopo cinque anni di paura e disperazione continue. Quattrocento stragi e rappresaglie e 15000 vittime civili sul tormentato suolo di un paese come l’Italia, prima alleato e poi di botto nemico della Germania. Ma si doveva voltare pagina. Era una domenica assolata del settembre 1946, e la piazza principale del paese di Tavagnacco non era spettrale come al solito.
C’era un andirivieni di gente attiva e motivata, con tante biciclette e qualche motoretta. Col tram bianco che sferragliava rumoroso  Un giovane tedesco si era in quei giorni disfatto della propria scomoda divisa, e aveva indossato i pantaloni e la camicia a quadretti che qualcuno, coraggioso e di buon cuore, gli aveva regalato.

UN EPISODIO ODIOSO E DISUMANO

Ma venne identificato da un liberatore partigiano  che, in pieno giorno, in mezzo alla piazza del paese, non esitò a puntargli un’arma sulla schiena. “Ti prego!”, gli disse in un italiano stentato, “Io avere a Frankfurt moglie e due bambini piccoli. Loro aspettare me. Germania cattiva, ma io non fatto male a nessuno. Bitte, lascia me tornare casa”. Era una buona occasione per dimostrare a se stesso e al mondo di essere un uomo vero e generoso. Invece prevalse in lui l’insana voglia di uccidere per uccidere.

UNO SPARO A BRUCIAPELO E UNA CROCE DI ALLUMINIO DURATA PER 50 ANNI

Da vero energumeno, in vena di grandi eroismi post-liberatori, non sentì né caldo né freddo. Aveva già deciso, nella sua testa contorta e rozza, sul da farsi. Pensando forse di compiere chissà quale atto giustizialista, lo fece camminare per 10 minuti verso la periferia nord del paese, lo condusse nel bosco di robinie spinose (oggi vigne dei Conti di Prampero) e, lo fulminò con uno sparo a bruciapelo. La croce anonima in alluminio, sulla strada interna Tavagnacco-Laipacco-Tricesimo, venne tolta un decina di anni fa. Un padre in meno, sotterrato ai margini di un campo di mais, e una famiglia in lacrime ad aspettarlo invano, senza nemmeno la consolazione di poter piangere sulla sua tomba.

LE PARTICOLARI TENSIONI DEL CONFINE ORIENTALE

Il 10 settembre 1943, due giorni dopo l’Armistizio italo-alleato, la Slavia Friulana, appartenente per secoli alla Repubblica di Venezia (chiamata dagli stessi sloveni col nome di Benecija), fu inclusa dai tedeschi nella Zona
Operativa del Litorale Adriatico (in tedesco OZAK, Operations Zone Adriatisches Kusterland), territorio sul quale la sovranità della Repubblica Sociale Italiana era puramente nominale, diventando teatro di un’intensa repressione antipartigiana, coordinata dal locale capo delle SS Odilo Globocnik. In tale contesto geografico, operavano le formazioni partigiane slovene di liberazione NOV (Narodno Osvobodilna Voiska), alcune brigate Garibaldi come la Garibaldi-Natisone, ad ispirazione comunista, e le Brigate Osoppo-Friuli (ad ispirazione monarchica, azionista, socialista, laica e cattolica).

L’INFAMANTE STRAGE DI PORZUS

Sulla montagna tristemente famosa di Porzùs, sopra l’abitato di Faedis e presso il confine Nord-Orientale, si era appena consumato l’eccidio omonimo contro un gruppo di partigiani della Brigata Osoppo, tra il 7 e il 18 febbraio del 1945. Il gruppo di 17 giovani includeva anche una donna, ed era stato convocato capziosamente dai partigiani Gappisti, con un messaggio scritto che parlava di  comunicazioni operative e strategiche che li riguardavano. Si trattava di un infame tranello, di una imboscata studiata e pianificata a tavolino, particolare ormai assodato, nella sede del partito Comunista di Udine, in stretto collegamento con ispirazioni e direttive titino-sovietiche.

UNO DEGLI EVENTI PIÙ VILI E PIÙ TRAGICI DELLA RESISTENZA ITALIANA

Furono invitati a pranzo nella baita. Ma, non appena depositarono le armi sulla panchina esterna, gli furono puntati contro 17 fucili carichi non a salve. Vennero disarmati del tutto e poi trucidati uno ad uno.
Giovani italiani che avevano fino a quel momento combattuto il medesimo invasore-alleato tedesco, e che massacravano a tradimento, nel peggiore dei modi, altri coetanei italiani.

IL DRAMMA DELLA COMUNITÀ ISTRIANA CONSEGNATA E REGALATA DAGLI AMERICANI ALLE TRUPPE DI TITO

A pochi chilometri di distanza, nel versante jugoslavo e carsico delle Alpi Giulie, il maresciallo Tito aveva il totale controllo della situazione. Anche lì finalmente la pace aveva prevalso sulle ostilità e le disgrazie. Si poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo. Ma in realtà, il nuovo equilibrio era ancora al di là da venire. Troppi i problemi sul tappeto. Troppi pensieri farabutti nelle teste di chi aveva preso il potere.

LE DISINVOLTE SPARTIZIONI ANGLOAMERICANE

La penisola istriana, compresa tra Trieste e Fiume era terra italiana, composta da una maggioranza di gente italica, da italiani che possedevano le proprie case e i propri orti, che leggevano giornali nazionali e parlavano lingua italiana per le strade, a casa, nei posti di studio e di lavoro, nei municipi e nelle osterie, niente di più o di meno che a Udine e Trieste. Rijeka, la città confinaria in zona Susak, si chiamava Fiume. Opatija, la perla turistica del Nord Adriatico, si chiamava Abbazia. Matulji, dove chi scrive nacque il 20/11/43, si chiamava Mattuglie, e sul Municipio sventolava il tricolore. Agli ottusi americani, la cosa non interessava un fico secco.

PERSECUZIONI INENARRABILI A NON FINIRE

La persecuzione anti-italiana e la de-Italianizzazione dell’Istria partirono immediatamente.
Gli Italiani furono costretti volenti o nolenti ad abbandonare case e averi e ad emigrare come rifugiati nel vicino Friuli e nel Triveneto. Le persone scomode venivano arrestate con dei rastrellamenti tra la gente comune. Anche sulla base di indizi e di motivazioni futili e sciocche, o di spiate sibilline e traditrici da parte di qualcuno a cui non andavi a genio. Bastava ben poco per finire nelle mani della ottusa e sanguinaria burocrazia militare del dopoguerra Titino.

L’ORRIBILE PRATICA DEI SEPOLTI VIVI E DELLE FOIBE

La bestiale pratica di infoibare le persone sgradite era già in atto dagli inizi della guerra. Come la Rusiza di Mattuglie, 17 anni nel 1943, che faceva la sartina apprendista con mia madre presso la Scuola Singer di Volosca-Abbazia. Qualche mese prima, si trovava tra la folla al passaggio domenicale di una truppa germanica in marcia. Uno dei giovani soldati tedeschi, viso da bambinone sotto il casco marziale delle SS, le aveva lanciato un innocente sorriso di apprezzamento. Lei commise il crimine di rispondergli con un timido cenno di saluto, alzando e agitando la mano. Qualcuno tra la gente la notò. Bastò questa inezia per includerla tra i disgraziati dalla sorte segnata.
Conservo la sua foto, presa tra i preziosi ricordi materni.

TRASFERIMENTO NOTTURNO CON BIGLIETTO DI SOLA ANDATA

La gente veniva portata a piccoli gruppi, con dei camion nei paraggi del punto di esecuzione, e poi condotta ai margini dei baratri naturali chiamati foibe. Gli esecutori titini, il più delle volte, non facevano uso di armi. Nessun sentimento di odio e nessuna accusa verso gli odierni governi di Croazia e Slovenia, ma i burocrati della morte, e i loro assistenti esecutivi, erano di fatto dei luridi carnefici, anche se parevano comuni operai dell’ente elettrico o telefonico.

SONNAMBULI STRONCATI DALLA PAURA, DALLA FAME E DAL FREDDO

I martiri, del resto, procedevano a tentoni come dei sonnambuli, preda di una incredibile ultima avventura, di un irreale e incredibile incubo. Solo che il brutto sogno era purtroppo vero e tastabile, e non veniva interrotto dal suono liberatore di una sveglia. Non erano in grado di opporre rifiuti e resistenze, indeboliti e spossati com’erano dai patimenti e dalle atrocità dell’arresto, dai beffardi interrogatori-lampo con sentenza implicita, dalla fame e dal freddo patiti nella notte di prigionia.

ERANO ARMATI MA USAVANO PREFERIBILMENTE PINZE E FILO DI FERRO

Con una mano, i boia spingevano le vittime sul camion, e con l’altra portavano gli attrezzi di lavoro, tipo un rotolo di filo di ferro e un paio di pinze. Legavano uno all’altro i malcapitati, anche cinque o sei alla volta a seconda dei casi, e li facevano precipitare in quelle buche orride, silenziose e maleodoranti, dove tanti altri cadaveri avevano già subito la medesima infamia.

UN VOLO, UN ROTOLAMENTO DA BRIVIDO E QUALCHE FLEBILE LAMENTO

Le vittime potevano essere donne e uomini, bambini piccoli e ragazzine, atleti possenti e anziani malfermi sulle gambe. Non faceva alcuna differenza. Trattamento uguale e democratico per tutti. Volavano giù sbattendo la testa o gli arti tra gli spuntoni delle rocce, carambolando uno contro l’altro nel buio più nero. Non facevano in tempo a guardarsi o a immaginarsi i propri visi trasformati in maschere di sangue. Non c’era nemmeno la forza di urlare per lo spavento e il dolore. Cinque secondi di caduta e di rotolamenti da brivido, e poi un silenzio agghiacciante, rotto da qualche flebile lamento da parte di chi, per sua estrema malasorte, non era ancora morto.

QUALCUNO RIUSCI’ MIRACOLOSAMENTE A SVIGNARSELA TRA I BOSCHI

La parte più raccapricciante restava l’operazione dell’imbracatura, dove gli aguzzini, spesso istupiditi e drogati dall’alcol, rompevano l’allucinante silenzio dei loro gesti meccanici e scontati con qualche battuta triviale di incoraggiamento verso le vittime. Gli sciagurati venivano fatti stendere a terra fianco a fianco, sopra gli spezzoni di filo di ferro predisposti all’altezza delle caviglie. La procedura durava solo una manciata di minuti, salvo che qualcuno non tentasse l’impossibile fuga dell’ultimo istante, come accadde al Professor Arduino Cremonesi, scrittore di ottimi testi storici (la figlia Livia, amica di famiglia, e pure nota artista, giornalista e scrittrice, vive nella cittadina di Tricesimo-Udine).

LA TRASFORMAZIONE DEI BRUTI IN PERSONE CIVILIZZATE

Se quelli erano i rapporti tra le persone cosiddette civili, figurarsi le cure e le attenzioni che potevano attendersi i poveri animali indifesi, finiti pure loro per tragico destino personale, nelle grinfie di uomini abbruttiti e incattiviti, trasformati in bestie feroci dalle tragiche vicende belliche. Si era in una società povera, sporca e scomoda. Case senza riscaldamento e senza impianti sanitari. I gabinetti erano dei cessi rudimentali con un buco approssimativo, e privi di acqua corrente.

IL MOMENTO STORICO NON ERA AFFATTO FAVOREVOLE

I modi rozzi e sbrigativi erano di prammatica. Nessuno spazio per la tolleranza, la generosità, il rispetto, il perdono. Odio e violenza imperversavano e dominavano la scena. Lo spirito di vendetta e di rivincita covava negli animi. Oggi gli orrori della guerra ed anche quelli della liberazione, almeno per le popolazioni italiche, sono cosa morta e sepolta. Cose sulle quali va steso un velo di pietà e di dimenticanza.

LA GENTE PER MOLTI ASPETTI SI È CIVILIZZATA

Gli uomini, da entrambi i lati del confine, sono diventati il più delle volte persone civili, gentili, affidabili. Si vestono bene. Si lavano, e taluni, ridicoli, persino si profumano. Guidano l’auto. Gestiscono in diretta le proprie comunicazioni mediante computer e cellulari, vanno a teatro, vanno allo stadio, giocano a tennis, si diplomano e si laureano. L’eleganza, lo stile, la rispettabilità e la buona educazione sono all’ordine del giorno.

SALVO LA RICADUTA IN ATROCITÀ MAI VISTE PRIMA

Quello che è successo poi a Srebrenica, località tra Banja Luka e Zara  tra il 12 e il 18 luglio 1995, 50 anni dopo le foibe, e in tempo di relativa pace mondiale, fa capire che il seme della violenza è sempre pronto a scoccare. Sulla coscienza del premier serbo Slobodan Milosevic e del generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, coadiuvato da Radovan Karadciz e Dragan Obrenovic e da truppe scellerate, pesa uno dei più grandi genocidi avvenuti in Europa nel dopoguerra, e in paradossale presenza “protettiva” delle truppe di pace dell’ONU. Novemila vittime catalogate e migliaia di altre salme esumate dalle fosse comuni e in attesa di essere ancora identificate. Stupri, mutilazioni, sepolti vivi, esecuzioni sommarie pubbliche alla luce del giorno nella piazza centrale della città.

PRETENDERE RISPETTO E GENTILEZZA PER OGNI CREATURA DAI NUOVI CAINI PUÒ DIVENTARE ILLUSORIA UTOPIA

Pretendere dai Nuovi Caini amore e pietà per degli animali, per delle creature prive di carta d’identità, prive di status sociale, prive di lingua sillabata vicina alla nostra, prive di vestiario, di corazze, di armi, di difese legali, di rifugi e di scappatoie, diventa davvero utopistico. Il nuovo obiettivo stabile e dichiarato dei macellatori sono i veri bambini del mondo, ovvero i quadrupedi i pinnati e i pennuti. Gente diversa ma senziente. Cittadini del mondo al pari di noi. Aventi diritto alla vita al pari se non più di noi, non fosse altro che per l’innocenza della loro anima.

LE BANDIERE DELLA PACE SVENTOLANO SULLE CASE, MA DAI FRIGORIFERI E DALLE CANTINE FUORIESCONO TUTTORA ODORI CIMITERIALI

Dopo tutte le raggelanti esperienze menzionate in grande sintesi, la comunità umana ha acquisito un forte desiderio di pace, perché la guerra non è fatta solo di operazioni militari, ma soprattutto di cadute verticali nei valori, dove la tua vita, ed anche quella degli altri, vale ben poco. E poi una guerra non si interrompe mai del tutto coi trattati di pace. Anni e decenni sono necessari per ristabilire un clima di fraternità, o almeno di sopportazione tra le genti. Ed ora, tutti gentili e ripuliti dai crimini, pronti al volontariato, pronti a lavorare per la pace e l’armonia tra i popoli.

LA MATTANZA PROSEGUE SENZA SOSTA

La mattanza infatti continua. E avviene a ritmi forsennati, come mai successe nel passato. Smessa la guerra ingiusta e orribile, ma almeno bilanciata e contrastata tra gli uomini, si è rafforzata paurosamente quella, impari, a senso unico, e dunque più ingiusta ed infame tra uomini e animali. Settemila animali decapitati in vari modi per ogni secondo che passa, per 24 ore al giorno e per tutti i giorni dell’anno, incluso domeniche, pasque e natali.

NON PIÙ BOIA, MA OPERATORI DELLA CARNE BIO

L’uccisione e il delitto non sono più chiamati col loro vero nome. Brutti e sinistri coltellacci, sempre pronti a colpire ancora e ad incunearsi nelle gole e nelle viscere di mille bestiole, guanti e grembiuli sporchi di sangue, non vengono chiamati mezzi di tortura, ma semplici arnesi del mestiere.
I macellai non vengono più descritti col giusto termine di accoppa-animali, ma si qualificano come operatori della carne biologica naturale.

NON PIÙ MACELLAI E BECCHINI DEI CAMPI, MA BRILLANTI SPORTIVI CON DOPPIETTA IN SPALLA

Le doppiette non appaiono come armi mortali sputa-pallini di piombo, ma attrezzi sportivi per aitanti camminatori amanti della natura e della fauna, delle merende e delle scampagnate. I cacciatori non sono più brutali sterminatori di piccoli animali selvatici, ma educati e civili atleti della domenica, addetti all’equilibrio ecologico, oltre che preziosi sostenitori delle eccellenti armerie bresciane, coinvolte anche nella fabbricazione di mine e di ordigni bellici, punte di diamante e vanto dell’industria nazionale.

GANGSTER CHE BASTONANO A MORTE LE OTARIE, MERITEVOLI DEL CAPESTRO

Le baleniere, le fiocine e gli arpioni non sono più vergognose strutture intese a perseguitare i più meravigliosi e pacifici giganti del mare, ma strumenti fondamentali dell’industria ittica. Le reti e le lugubri tonnare non sono la vergogna umana che si rispecchia sulle onde del mare e che fa strage di tonni e delfini e di pesci-spada, ma mezzi preziosi di approvvigionamento di pesce azzurro e di Omega-3.
I maledetti gangster che bastonano a morte e ammazzano le foche, le otarie e i loro piccoli, non vengono mandati alla sedia elettrica come meriterebbero, ma diventano grandi collaboratori di chi fabbrica certe borsette griffate.

MASSACRATORI DI ELEFANTI DA MANDARE AI LAVORI FORZATI

I briganti che osano massacrare i sontuosi elefanti, i rinoceronti, i cinghiali e i trichechi, per derubarli delle loro zanne e venderle alle bestie umane dedite alla lavorazione dell’avorio, non vengono mandati all’ergastolo e ai lavori forzati come meriterebbero, ma dirigono aziende internazionali operanti via Internet.

RAZZA UMANA UGUALE RAZZA ASSASSINA?

L’antico spirito assassino, la brutalità di Caino e la sete di sangue non si sono placati per niente, hanno solo cambiato direzione. Hanno scelto la via più facile e la più conveniente destinazione. Prendere di mira pennuti e quadrupedi, innocui abitanti della terra e del mare, è diventato di gran lunga il business preponderante, legalmente approvato e socialmente lodato, della razza umana, della razza più assassina che si trova nell’universo conosciuto. Il tirannosauro arrossirebbe di fronte alla cattiveria umana. Anziché svilupparsi e progredire, anziché purificarsi ed  emanciparsi, e liberarsi finalmente delle atrocità che lo hanno spesso accompagnato, l’uomo di oggi è rimasto il vecchio e truculento, il satrapo e lo zoticone di sempre.

MACELLAI E CACCIATORI RICEVONO BENEDIZIONI E SANTI PROTETTORI

Come dire la nuova guerra, apparentemente pulita e rilassata, ma solo perché  il sangue non è il suo ma quello degli animali martirizzati. Le armi della arroganza e della vigliaccheria, anziché sparire dalla faccia della Terra, sono state solo riposizionate contro animali nudi e privi persino di un vestito, privi di armi di difesa e di offesa, privi di cultura e di parola (perché quel poco che potremmo e dovremmo loro insegnargli viene loro del tutto negato, mentre quel tanto che loro possono insegnare a noi non viene preso in considerazione). Tutta la peggiore violenza bipede diretta dunque contro i veri bambini della Terra, ovvero pesci, pennuti e quadrupedi. In più, l’uomo esercita le sue arti sopraffattorie in modo libero e aperto, legale e rispettabile, persino accompagnato dalla benedizione delle chiese.

LA FONTE PRIMARIA DI SUSSISTENZA STA NEI BAMBINI ALTRUI

Non di notte e di nascosto, come i boia e i liquidatori dei tempi andati, ma in pieno giorno e alla luce del sole. Senza imbarazzi e senza sensi di colpa. La nuova società abbiente è consumistica e razzista. Una società che ha identificato nella macellazione dei bambini di altre razze la sua primaria e preferenziale fonte di sussistenza.

IL SANGUE SCORRE A RIVOLI GRAZIE ALLE MENZOGNE DELLA FDA

Lo strappo vero e reale tra il mondo rurale degli anni passati, fatto di contadini alla buona, e di rozzi macellatori fai-da-te, chiamati da queste parti purcitars o porcellai, e il mondo civile odierno, fatto non più da contadini e artigiani, ma da operatori e colletti bianchi della carne, che pur non sporcandosi in apparenza di sangue, lo fanno oggi scorrere a rivoli, è avvenuto per noi dal dopoguerra in avanti. Tutto grazie alla FDA americana e alle sue stratosferiche menzogne sulle proteine, definite finanche nobili, sulla sopravvalutata B12 e sulla sottovalutata vitamina-C.

DAI PICCOLI E COMUNQUE ORRIDI MACELLI DI PAESE, ALLE MEGAESECUZIONI DELLE FABBRICHE DI MORTE

Dalle piccole stalle di fattoria, dotate di 5 mucche, 10 maiali, 30 galline e 15 anatre, si è passati alle stalle degli allevatori moderni dove i capi, ovvero le teste da tagliare si sono moltiplicate per 100 e per mille, seguendo le orme dei modelli americani. Dalle macellerie di paese, dove il rubicondo e obeso macellaio faceva i conti a mano e in velocità, e incartava con maestria la sua mercanzia insanguinata, si è passati alle imprese di macellazione, dotate di bilance elettroniche e di sistemi automatici di confezionamento.

TUTTO ALL’INSEGNA DELLA PAURA E DELLA MORTALE SOFFERENZA

L’unica cosa che è rimasta identica, uguale, quella di sempre, è la sofferenza atroce degli animali incatenati a vita, ingozzati alla svelta, e macellati in serie, a sostegno di una società consumistica e imbottita di autolesionistica ideologia filo-proteica. Una società che ha, in modo folle e dissennato, identificato nella macellazione animale la sua fonte primaria di approvvigionamento alimentare. Una sofferenza identica, in termini di dolore e disperazione, alle pene dell’inferno, ma moltiplicata per milioni di volte in termini di numero.

PRIGIONIE MOLTO PIÙ DISUMANE ED ATROCI

Senza contare l’aggravante di una prigionia molto più crudele e scellerata del passato, fatta di spazi ridotti al minimo, di pasti meno appetibili ma più ingrassanti, di nessuna uscita all’aria e al sole, di nessuna concessione all’amore materno e filiale, di impietoso sfruttamento dei bovini in termini di resa carne e latte, dei volatili in termini di carne e uova, dei suini in termini di prosciutti, pancetta, salami ed eparina..

L’ALLUCINANTE GUERRA DELLA BISTECCA TRA USA E COREA

Pur facendo un agile salto di luogo e di tempo, non andiamo affatto fuori tema se parliamo della incredibile guerra della bistecca, in corso tra gli Usa e la Corea del Sud. Mi trovavo a Seul a inizio luglio, e la segretaria di stato Condoleezza Rice era in visita ufficiale per sollecitare il governo coreano a togliere l’embargo all’importazione della carne bovina americana, che durava dal 2003 dopo che in America venne accertato qualche caso di mucca pazza tra le sue mandrie.

LE CARNI AMERICANE SONO IMPECCABILI

“Ci tengo ad assicurare il popolo coreano che le carni americane sono sicure ed esenti dal mad-cow disease”, dichiarò non senza un filo di imbarazzo la Rice, abituata a trattare argomenti di ben altro spessore politico, ed ora costretta a fare addirittura la portavoce dei macellai americani, pronti come sempre a versare lacrime di coccodrillo per le loro celle frigorifere traboccanti di carcasse bovine invendute. La Condoleezza aveva infatti appena discusso col presidente sud-coreano Lee Myung Bak i modi per rendere concreta la rinuncia alle armi atomiche da parte della Corea del Nord, e l’argomento carne aveva fatto capolino.

UN’IRA POPOLARE DI RARA INTENSITÀ

Proprio allora scattò di nuovo la protesta popolare. Tanto che la prima pagina dei giornali parlava di centinaia di feriti nelle manifestazioni contro la carne bovina yankee, in un rally che aveva portato in piazza oltre 100 mila persone. Questi moti, iniziati a maggio, si erano poi moltiplicati nelle ultime settimane, quando il governo di Seul aveva annunciato di voler riprendere le importazioni. Il presidente coreano minacciò a quel punto di ricorrere all’uso dei gas lacrimogeni, mezzo estremo mai usato negli ultimi 10 anni, dopo che 112 agenti erano rimasti feriti e 35 veicoli della polizia dati alle fiamme.

IL PUGNO DI FERRO DEL GOVERNO DI SEUL

I manifestanti si erano impossessati degli idranti e li avevano rivolti contro gli agenti antisommossa. Molti bus vennero rovesciati e messi di traverso sulle strade in pieno stile barricadiero. Ma il governo di Seul  decise di adottare il pugno di ferro, nonostante lo sciopero generale organizzato dai sindacati, sotto la minaccia americana di ritorsione contro i prodotti coreani.

GROSSI AUTO-ARTICOLATI PRONTI A CARICARE E PARTIRE

Fatto sta che 85 tonnellate di carne bovina disossata, cioè rigorosamente priva di ossa (animali di 30 mesi, macellati dunque dopo appena 3 anni di vita, infanti più che adolescenti, quando, tanto per capirci, prioni e
cancri potenzialmente presenti non si rivelano ancora) stavano già stipate per lo smercio, in totale spregio a centinaia di giovani stesi sull’asfalto antistante ai magazzini, giorno e notte, con rotazione dei turni. L’enorme fornitura aveva già superato le ispezioni della quarantena, e sarebbe stati sulle scansie dei supermercati nel giro di una settimana.

5300 TONNELLATE RAPPRESENTAVANO SOLTANTO LA PRIMA FORNITURA

Questa prima partita faceva parte di 5300 tonnellate che rimasero in attesa nelle celle frigorifere di Gyonggi e di Seul per diversi mesi, dopo che in tali carni si era riscontrata la presenza di frammenti di ossa (pare che i prioni del mad-disease riguardino solo le ossa). Persino i grossisti coreani erano riluttanti  a mettere in circolazione queste carni, mentre gli esponenti più duri della protesta fecero la guardia continuata ai depositi per impedire che essa prendesse la via del mercato.

VENDERE AUTO CHE PIACCIONO AL MERCATO NON È IMMORALE, MA IMPORRE BISTECCHE AGLI STOMACI ALTRUI È SEMPLICEMENTE ODIOSO

Una guerra vera e propria, lacerante ed immorale. Paragonabile alla guerra forse più immonda e vergognosa della storia, a quella Guerra dell’Oppio di due secoli fa, quando l’Inghilterra dei predoni coloniali impose con le armi alla Cina l’importazione di tonnellate di droga e di oppio, costringendo in pratica molti cinesi di allora alla oppio-dipendenza. In questa circostanza gli americani hanno fatto la stessa cosa coi sud-coreani, costringendoli a consumare le loro partite di carne sospetta, e ormai in iniziale stato di putrefazione.

L’ODIO PER L’AMERICA NON È PER NIENTE CASUALE

Non siamo contro la gente americana e non professiamo pregiudizi ed antiamericanismi di maniera. Ma è l’America stessa che sta facendo di tutto per farsi odiare nel mondo intero, costringendo miliardi di persone a subire incredibili imposizioni che vanno dalle beffe dei suoi Aids inventati, ai diktat delle sue mastodontiche industrie sanguinarie. Un paese che va davvero a cercarsele. La Corea del Sud poi è un paese ricco di risorse alimentari pulite e alternative alla carne, oltre che superlativo in fatto di salute.

I MERCATI COREANI STRABOCCANO DI SEMI, DI FRUTTA E VERDURA IN OGNI STAGIONE

Basta andare per i mercati e verificare le masse enormi di granaglie, di semi, di pinoli, di pomodori secchi, di germogli, di castagne, che girano da queste parti. Ci sono pure in Corea forti confederazioni di monaci buddisti zen e di monaci cristiani vegetariani, tutta gente che si oppone, anche se in modo più pacifico, ai cedimenti governativi su questo problema.

ESISTE ANCHE UNA PRODUZIONE INTERNA

Esiste comunque anche qui un certo consumo di carne, perché diseducazione alimentare e crudeltà umana non hanno confini a questo mondo. La produzione di carne di maiale nel 2007 ha totalizzato infatti 3,5 miliardi di US$, ponendosi al secondo posto assoluto tra i prodotti agricoli coreani, mentre la produzione bovina locale ha prodotto 3,1 miliardi di dollari. Quella di pollame non è andata molto lontano dalle due carni regine.

60 MILA ANIMALI DISOSSATI PER CIASCUN CARICO MENSILE

Ovvio che la questione non era solo quella di un carico da 5300 tonnellate, equivalente a 60 mila manzi o vitelloni, ma di un vero e proprio piano annuo di una o due navi al mese. “O così oppure la Hyundai non vende più auto koreane negli USA”, fu il chiaro messaggio della Segretaria di Stato al presidente koreano.

VINTO IL DIKTAT MA NON LA GENTE

Ancora una volta l’America ne uscì vincitrice sul piano diplomatico, non certo però su quello morale, e nemmeno su quello del pubblico gradimento. Intanto, i koreani, amanti sperticati di mandaranci, banane, pere, kaki, castagne e verdure, sono costretti a masticare amaro, col rischio concreto che le bistecche americane gli vadano di traverso, in tutti i modi e in tutti i sensi.

VIVIAMO SU UN PIANETA MACELLAIO

È un mondo insomma che, a parte le tensioni e le guerre doganali, continua a ruotare intorno al sangue e intorno ai macelli, dove presidenti e segretari di stato, consoli e ambasciatori, sono costretti loro malgrado a prendere ordini da allevatori e macellai, da industrie medicali e farmaci. Tutti pronti come sparvieri e condor a calarsi in modo sinistro e implacabile su consumatori da ingozzare di carne. Tutti ansiosi di mettere mano su cadaveri e prede, di fare incetta di eparine e insuline, di cartilagini e budella da riempire o da spremere.

I BOIA ESECUTORI SONO IL SINTOMO DEL MALE

Il coltello lo hanno per il manico gli stessi loschi e sgraziati figuri che il grande Pitagora si rifiutava persino di incrociare per strada, ovvero i macellai e i commercianti di carne. Ma la colpa è solo in parte loro. Essi sono il sintomo e non la causa. Essi ammazzano in forza di un mercato che richiede cadaverini da azzannare a proprio piacimento.

LA RICCHEZZA VERA DEL PIANETA

Viviamo in un mondo che non ha più senso denominare Terra, ma piuttosto Sanguelandia, tanto arrossata e intrisa di terrore è la crosta terrestre, e con essa gli abitanti che la frequentano.
La ricchezza di una nazione non consiste nel suo prodotto interno lordo, ma nel modo in cui vengono trattati nella sua comunità gli animali più deboli, disse il grande Maestro Indiano Mahatma Gandhi. Lo stesso discorso si può fare per il pianeta nel suo assieme. “La ricchezza e la fortuna di un pianeta sta nella capacità dei suoi abitanti di vivere in salute, in pace ed in armonia, rispettosi l’uno dell’altro, e non certo in un rapporto di conflitto, di violenza e di sopraffazione, come sta purtroppo avvenendo”.

CRITICHE ED OBIEZIONI DEI BASTIAN-CONTRARI

E a questo punto i bastian-contrari piazzeranno le loro solite obiezioni. Mi diranno che la vita è fatta di pensieri e di azioni, di scelte e di sapori, di profumi e di passioni, di emozioni e di abitudini.
Soprattutto di abitudini. Ci rifugiamo in esse e stiamo bene con esse. Tendiamo a non liberarcene. Tendiamo a farle nostre. Tendiamo ad essere gelosi e conservatori. Sul cibo in particolare. Mi diranno poi che si vive sia mangiando bene, con rigore, tecnica ed etica, che mangiando male, seguendo i gusti, il caso, l’andazzo sociale ed anche il vizio. Perché sovvertire tutto? Perché sconvolgere la propria esistenza?

TUTTO DIPENDE DAL TIPO DI ABITUDINI CHE SI HANNO

Rispondo dicendo che tutto sta nel valutare quelle abitudini, quei conformismi, quegli schemi mentali. Sono eticamente leciti? Sono ecologicamente sostenibili? Si tratta di abitudini positive o negative per noi stessi, per il prossimo, per la natura e per l’ambiente?

EMANCIPARSI DALL’IGNORANZA E DALLA BANALITÀ

L’uomo ha il dovere di svilupparsi, di crescere, di migliorarsi, di emanciparsi dall’ignoranza che lo attanaglia e lo delimita, dalla cattiveria, dalla cinica indifferenza, dalla aggressività, dalla arroganza, dalla menzogna, dalla viltà, dalle bassezze che lo deturpano e lo banalizzano.

L’ABITUDINE DI UCCIDERE NON HA CITTADINANZA CIVILE E VA DEBELLATA

L’uomo deve ridare a se stesso una dimensione spirituale. Non è una omelia da preti ma una laica e nobile necessità. Nessuno sconvolgimento e nessun salto nel vuoto. Siamo per il mantenimento delle buone abitudini. Quali sono quelle cattive da scartare? Quelle patologiche, quelle che alla lunga causano pesanti effetti collaterali. L’abitudine di uccidere non è mai una buona abitudine, chiunque sia il carnefice e chiunque sia la vittima.

I DATI A NOSTRA DISPOSIZIONE PORTANO TUTTI VERSO IL VEGANISMO

Se per produrre 1 kg di carne devo consumare 100 mila litri d’acqua, mentre per 1 kg di patate ne bastano 500 litri, non vedo come si possa accettare tale situazione. Se il 70% delle terre coltivabili è usato per produrre cibi destinati agli animali da macello, e il 30% soltanto all’alimentazione umana, qualcosa non quadra, e sono soltanto alcuni esempi.

USARE IL BUON SENSO E LA RAGIONE

Con 100 mila litri d’acqua si producono non 1 kg ma 200 kg di patate, ossia 2 quintali di patate privi di drammi, liberi da orrendi crimini e da sgozzamenti. Il buon senso, la ragione e la coscienza ci devono indirizzare nella giusta strada, ci devono dettare la giusta ispirazione e la corretta scelta conclusiva.

LA NOSTRA FORZA STA NELLA SUBSTANTIA NIGRA E NELL’ANIMA

Aquile, falchi, condor ed avvoltoi hanno la loro forza nel becco ricurvo e negli artigli. Iene, sciacalli, lupi e felini ce l’hanno nelle mascelle e nella dentatura. L’uomo ha la sua forza propellente ed elevante, quella che fa davvero la differenza, nell’animo, nel cuore e nella mente.

Valdo Vaccaro

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2 commenti

  1. grazie valdo!
    grazie per le tue parole,
    grazie per i tuoi atteggiamenti,
    grazie per le tue illuminanti riflessioni,
    grazie per aprirci gli occhi tutti i giorni,
    grazie di esistere!
    grazie di tutto cuore!