LA TOMBA GASTROINTESTINALE DEI RESTI ALTRUI

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

L’utilizzo aberrante del proprio corpo come cloaca e come fossa biologica

Siamo dei patiti di Ugo Foscolo, eppure, per una volta, siamo costretti a dargli torto.

I suoi  Sepolcri non reggono più all’aggressione inesorabile del tempo.

Non è una questione di tombe che si sfaldano e di sentimenti umani che vengono a mancare.

È piuttosto un problema di nuove aberranti tendenze umane verso il crescente cannibalismo, verso l’utilizzo del proprio corpo non più come tempio della digestione e dell’assimilazione dei cibi di umana elezione a regola d’arte, ma come fossa biologica, cloaca e tomba invereconda di resti smembrati appartenenti ad animali di diversa specie.

 

Aveva ragione Napoleone e torto Ugo Foscolo. Eliminiamo i cimiteri.

Aveva ragione dunque Napoleone Bonaparte.

I cimiteri non servono. Eliminiamoli.

Oggi poi il genere umano ha trasformato il proprio corpo in un autentico apparato funerario, dalla messa (vedi ristorante), alla processione (vedi digestione nello stomaco), alla tumulazione (vedi scarico dei pezzi di cadavere nell’intestino).

L’intestino e il colon degli uomini non sono forse diventati la tomba, l’ultima infelice ed infausta dimora delle vittime del cannibalismo umano?

 

Lasciamo perdere la santificazione dei defunti. Il cimitero ce lo portiamo già addosso.

 

Proponiamo pure di non andare più a santificare i defunti, a ricordare i nostri cari scomparsi.

Eliminiamo il concetto di camposanto.

Già la parola stessa finisce per causarci più disturbi, più angosce e più lacrime del necessario.

Che senso ha tutto questo?

Tanto, il cimitero ce lo abbiamo già addosso.

Si chiama tubo gastrointestinale e termina col colon, ma alla fine è tutto il corpo che tende ad assorbire i miasmi mefitici della putrefazione e della decomposizione.

Il 2 di novembre, anziché portare tanti fiori in camposanti posti lungo le periferie delle città e dei paesini, stendiamoci nudi e supini sul letto e poniamo un bel vaso di crisantemi sulla nostra pancia, ad onore di quanto sta nel di dentro della medesima.

Dieci minuti di meditazione, di preghiera e di pensiero alle centinaia  o migliaia di defunti passati attraverso il nostro sepolcro interno e avremo risolto ogni problema.

 

 

Nelle fauci di un mostro apparentemente civilizzato, apparentemente educato, apparentemente uomo

 

La carne dei defunti a quattro zampe e dei defunti rivestiti di piume, anziché finire in pace a contatto con la madre terra che tutto consuma e tutto ricicla alla pari della madre acqua, è finita nelle orribili fauci di un mostro apparentemente educato, apparentemente civilizzato, apparentemente timorato di Dio, apparentemente spirituale, apparentemente religioso, apparentemente uomo.

Essa è finita nelle sue fauci, tra i suoi denti che, da strumenti mastica-frutta dolce e succosa, si sono trasformati in apparati succhia-sangue e trita-cadaverina.

È giunta nel suo stomaco e nei suoi intestini, appestandogli l’organismo, intasandogli le condutture, guastandogli il sangue, sgretolandogli il cervello e desensibilizzandogli l’anima.

Se non è questa una dura punizione divina, con quale altro nome si potrebbe chiamarla?

Chiamiamola pure conseguenza logica, o chiamiamola legge della causa e dell’effetto, ma il problema non cambia.

 

A fare del male non si guadagna mai, ma si semina disgrazia

 

Plume no ingrume (la piuma, la pelle della povera vittima, non ti fa mai guadagnare).

A fare del male, non si possono pretendere lodi e premi, ma solo disgrazie.

Questo mi insegnava mio nonno Markin, quando avevo circa 10 anni, e questo mi insegnava mio padre Walter quando ne avevo 18.

Questo ci insegnavano credo tutti i nostri antenati i quali, anche se non erano sempre rigorosamente vegani, avevano però un grande rispetto per la natura e per gli animali.

La prima cosa che essi facevano entrando in una stalla, andavano a dare una carezza alla mucca e al suo vitellino, all’asino e al maiale che correva loro appresso, oppure prendevano in braccio l’anatra, baciandola  sugli occhi e sul becco.

Quello che capita alle povere creature innocenti ed indifese che ci attorniano, spaventate dalla nostra inconcepibile crudeltà, si ripercuoterà immancabilmente su di noi, in maniera ancora più drammatica.

Questa era la loro intima convinzione.

 

Una memorabile lezione di civiltà da parte del capo selvaggio Chiefe Seattle

 

Il  più grande scienziato del mondo non è il premio Nobel per la fisica o per la chimica, e tantomeno quello per la medicina.

Il più grande teologo in Terra non è il Papa o il Dalai Lama.

Chi ha centrato meglio di tutti il problema della scienza, della civiltà e della cultura resta il capo dei selvaggi indiani d’America.

Quel Chiefe Seattle che ha dato un’autentica lezione di dignità e di comportamento al mondo intero, firmando la resa del suo popolo e la cessione forzata delle sue terre ai carovanieri e ai conquistadores americani, e ponendo la famosa clausola, poi tradita in modo flagrante dagli Stati Uniti d’America:

Come sola condizione, chiedo all’uomo bianco di usare religioso rispetto per gli animali di queste terre, perché animali e uomini sono parte dello stesso fato e della stessa anima universale, per cui, quello che accadrà agli animali accadrà anche agli uomini.

 

Il più grande capo di stato dell’era moderna

 

Il più grande capo di stato dell’era moderna, e forse di tutta la breve storia umana, non è ovviamente Stalin o Hitler o Mussolini o Mao o Fidel Castro. Non è nemmeno Einaudi o De Gasperi, non è De Gaulle e neanche John Kennedy, non è di certo Obama o Sarkozy, e nemmeno la Merkel o Berlusconi o Zapatero.

È invece un ometto tanto umile e dimesso, quanto illuminato e grande, dal nome Mahatma Gandhi il quale, di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unite del 1946-1948, ammonì i governanti della Terra con parole memorabili che è opportuno ridire, ripetere e mandare a memoria, perché si tratta di autentica arte e poesia politica, ovvero qualcosa che manca totalmente nel dna dei politicanti che affollano oggi le stanze dei bottoni:

La grandezza di uno stato e di una nazione non si misura semplicemente col PIL o con la ricchezza prodotta dalle sue industrie e dall’export, ma piuttosto col modo di trattare i deboli e gli indifesi, i bambini e gli animali, ovvero le creature più bisognose di tutela che vivono sul suo territorio.

 

Il paradiso in Terra delle Filippine

 

Mentre scrivo questi appunti, mi trovo a Manila, capitale delle Filippine, località che, similmente all’arcipelago indonesiano, potrebbe essere il paradiso in Terra, a parte qualche monsone e qualche terremoto di troppo.

Ottomila e cento isole baciate dal sole e dalla natura lussureggiante, con animali di ogni specie e uccelli multicolori dai canti più diversi e spettacolari, con frutti succosi e magnifici, con una flora variegata che include quella equatoriale, quella tropicale e persino quella delle zone temperate, per cui la vite e le ciliegie, le insalate e i cavoli, possono essere coltivati ad alta quota, sui pendii delle montagne filippine.

Se entri in un supermercato, trovi in sovrabbondanza tutte le cose buone e deliziose che il buon Dio e la generosa natura ha messo a disposizione della specie umana.

Il tutto a prezzi molto bassi.

Il paese, a maggioranza cattolica, riceve in continuazione rimesse di milioni di lavoratori emigrati in tutto il mondo.

Potrebbe essere super-ricco.

Eppure, le vie della città continuano a brulicare di mendicanti, di gente che dorme sul marciapiede, di bambini che ti rincorrono, di piccoli criminali col coltello e l’uncino nascosti sotto un giornale.

Qualcosa decisamente non quadra.

 

Il virus Ebola e le stragi di maiali, mentre il futuro, secondo Albert Lim,  è brillante come non mai

 

Sul quotidiano Business Mirror del 2/3 si parla dell’Ebola Reston Virus (ERV) che sta decimando i suini del paese.

Seimila animali sono stati sterminati e sotterrati la scorsa settimana in grosse fosse comuni a Bulacan, mentre anche l’altra area specializzata di Pambanga registra una progressione del morbo.

Ma, nonostante le nuove minacce poste dal virus, le cui cause rimangono ufficialmente sconosciute, Albert Lim, presidente dell’NFHFI (National Federation of High Farmers Inc) trasuda ottimismo.

Il futuro è brillante come non mai per l’industria del suino.

Le Filippine è un paese mangiatore di maiali.

Ai Filippini piace da matti il porco.

Il maiale filippino è tra i migliori ed i più sani al mondo, per cui i consumatori possono tranquillamente continuare a fidarsi del proprio piatto preferito.

 

 

Lo stesso disco e la stessa musica dovunque tu vada

 

Sembra di sentire lo stesso disco dovunque tu vada.

La bistecca italiana è a rischio per il prione della mucca pazza, oppure per l’afta epizootica?

La mozzarella di bufala è carica di somatotropina, di pericolosi ormoni moltiplicatori della resa in latte e carne? Le care pizze italiane stanno avvelenando la popolazione dello Stivale?

Menzogne. Le carni italiane sono le migliori al mondo. Tutto muscolo e niente grasso.

Le nostre mozzarelle poi restano il fiore all’occhiello dell’Agroalimentare.

Te lo assicura il prof Giorgio Calabrese, te lo ripete il ministro Luca Zaia, te lo inculcano mille altri fedeli ripetitori.

Il pollo thailandese trasmette all’uomo l’aviaria?

Non è assolutamente vero. Il pollo thai è il più ruspante al mondo.

Gli diamo persino budella macinate di coccodrillo, nonché polvere mista di granchio e  di scorpione, scrivono in quel di Bangkok.

Il manzo ed il maiale irlandese sono carichi di diossina, e causano impotenza e cancro?

Assurdità incredibili, dichiarano gli enti statali di Dublino.

 

Il grave rischio dei maiali è quello di mangiare carne umana e di rassomigliare poi ai mostri bipedi

 

Si usa dire che  sei quello che mangi.

Mangi carota e ti viene la pelle di carota, mangi uova e pollo e ti crescono le piume, mangi oca e ti viene la pelle d’oca, mangi maiale e profumi del povero maiale che hai in parte assimilato.

Per fortuna che i maiali non si cibano di carne umana.

Per fortuna che non hanno mai assaporato l’orribile ed inquinatissima carne dei loro padroni bipedi.

Allora sì che sarebbe per loro un aggiuntivo dramma epocale.

Correrebbero il rischio di bastardizzarsi, di diventare più ancora putridi e malaticci di quanto già non lo siano.

Correrebbero il rischio di rassomigliare alla peggior razza della terra.

Correrebbero il raccapricciante pericolo di umanizzarsi, e diventare essi stessi, da giocosi e innocenti balocchi viventi, da preda inconsapevole di uomini senza coscienza e senza scrupoli, in mostri persecutori e sopraffattori di altre creature, in tombe viventi delle membra e dei resti altrui.

Valdo Vaccaro

Condividi con i tuoi amici.

Comments are closed.