OPERAZIONE AL COLON E CONSEGUENTE METASTASI POLMONARE

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LETTERA

Buon giorno Valdo. Ci siamo visti e sentiti un paio di volte. Entro subito in argomento.

La cosa riguarda mio fratello che ha settantanove anni. L’anno scorso a luglio è stato operato di tumore al colon. Subito gli hanno messo il “sacchetto” e tutto andava liscio.

Dopo un paio di mesi è stato nuovamente operato per toglierlo. Grandi problemi. Un continuo andare in bagno giorno e notte. Non è più vita. Ultimamente le scorribande in bagno sembrano leggermente diminuite, comunque è una vita insopportabile.

Si alimenta attualmente, da sei sette mesi, esclusivamente con frutta e verdura cruda. Gli ho regalato un estrattore che utilizza giornalmente. Si trova bene ed ha molta energia. Corre tutti giorni e si fa 7/8 kilometri.

Dall’ultima tac del 5 agosto 2019 gli hanno riscontrato incremento dimensionale delle 4 metastasi polmonari (da 7mm a 10mm rispetto alla tac del 24 aprile 2018). I restanti reperti sono invariati. In particolare non sono comparse immagini riferibili a recidiva locale di malattia. I medici consigliano operazione quanto prima al fine di togliere le metastasi.

Mio fratello è indeciso e ha risposto che ci avrebbe pensato. Ho cercato di spiegargli che, se non trovi la causa, prima o poi le recidive si riformano. È il sistema immunitario che comanda la danza. Bisogna aiutarlo e irrobustirlo affinché la forza vitale dell’autoguarigione interna al nostro corpo, possa esprimersi in tutta la sua grandezza.

Ti chiedo, se puoi, con le tue mirabili parole, darmi una mano a indirizzarlo verso la non operazione. La tua autorevolezza darà una spinta alla decisione. Ti ringrazio.
Valerio


RISPOSTA

Ti ringrazio per la fiducia che riponi su me e la mia presunta autorevolezza.

Sai benissimo che non sono medico e che pertanto il mio non è parere medico ma parere igienistico (che per noi vale molto di più di quello medico, mentre per il sistema sanitario ufficiale e per le leggi in vigore vale meno di zero).

Ti ricordo comunque che non esistono strade diverse da quelle della autoguarigione che del resto ben conosci. Solo i meccanismi immunitari interni di una persona hanno sott’occhio i dati completi della situazione, l’indice di salvabilità e di auto-riparabilità.

La grinta e la voglia di vivere di tuo fratello e la determinazione con cui egli affronta il tutto hanno una importanza stratosferica e potrebbero giocare un ruolo decisivo, nonostante le pesanti vicissitudini dalle quali proviene.

NON È SOLTANTO UNA SEMPLICE QUESTIONE ASPORTATIVA

Chiaro poi che le soluzioni proposte dagli oncologi appaiono ai miei occhi azzardate e sconsiderate. Al limite, se le sorti di una persona fossero davvero segnate, qualunque cosa essa faccia perché le complicazioni interne hanno superato tutti i possibili gradi di tolleranza e di sopportazione, ogni ulteriore intervento invasivo diventerebbe una inutile persecuzione terapeutica, buona solo per le finanze ospedaliere.

Magari si trattasse solo di rimuovere delle escrescenze e di risolvere la questione. Sappiamo che ogni tumore rimosso implica conseguenze collaterali e, nei casi ingarbugliati come quello specifico, rischi pesantissimi legati non solo alle ferite e alle paure del bisturi, ma alla serie immaginabile di farmaci, antibiotici, antidolorifici, eparine, chemio, integrazioni sintetiche che andrebbero a sommarsi con le medicine che sicuramente sta prendendo nella attuale fase post-interventi.

OGNI ULTERIORE INTERVENTO HA IL SAPORE DI UNA PERSECUZIONE TERAPEUTICA

Se poi uno ha la scorza per saltarne fuori vivo e tirarla avanti penosamente, non appena il corpo dà segnali di ripresa e di riattivazione della funzione immunitaria, il sistema tumorale riprende a lavorare e a recidivare in proporzione a tale ripresa di vitalità, riprende il sopravvento su tutto il resto poiché nessuno ha mai pensato a rimuovere con sufficiente accuratezza e costanza le cause reali di insorgenza e sviluppo e metastasi tumorale, cause tra l’altro che non assolvono per niente gli stessi medici che lo hanno operato in precedenza, per cui è logico pensare a complicazioni iatrogene o medico-causate.

Avrebbero ragione i medici solo se ci fosse una chance logica e comprensibile di reale recupero tramite il loro ulteriore intervento asportativo. Non mi pare che esistano nel modo più assoluto tali premesse.

VIVA SERENO E AL MEGLIO OGNI SINGOLA GIORNATA

Tuo fratello non deve disperarsi o darsi per vinto. 79 anni possono diventare un punto di ripartenza, più che di arrivo. Siamo programmati per vivere il doppio, meno gli inevitabili costi degli strafalcioni commessi in proprio e degli strafalcioni imposti da altri.

Non deve nemmeno sottoporsi a visite per verificare le dimensioni delle sue metastasi. Lui come tutti noi corre il rischio di morire, visto che tutti i viventi sono nel contempo morenti prima o poi, in un modo o nell’altro. Viva il più possibile sereno e sorridente ogni sua singola giornata.

Non è mai detta l’ultima parola. Adoperi i cibi giusti, continui a muoversi e a far lavorare cuore e polmoni, continui a prendere il sole. Se ci sono le chance per un complesso e lento recupero egli le favorirà con i suoi pur tardivamente modificati stili di vita.

RESTA INTATTO IL DIRITTO DI RIGIOCARSI LA PARTITA

Se quanto sta facendo gli permettesse solo la soddisfazione di prolungare la sua permanenza di qualche mese o di qualche anno, va bene lo stesso. Nessuno gli toglie il diritto di rigiocare la sua partita al meglio nella tappa successiva, secondo il karma e le generose disposizioni del creatore.

Ogni sforzo di pensare meglio e di comportarci meglio fa parte del nostro bagaglio intimo, fa parte della nostra anima e non va disperso, per cui se lo porterà appresso nella prossima esistenza. Intanto pensi solo a farsi i suoi 8 km giornalieri, non un metro di meno.

Valdo Vaccaro

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