UN INDIMENTICABILE BUE DI NOME LAMPINO

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LETTERA

UN MAESTOSO E AMOREVOLE BOVINO

Lampino era un meraviglioso bue da lavoro. Tanto maestoso e colossale nelle dimensioni, quanto tenero e docile nel carattere, soprattutto nei riguardi dei ragazzini che lo avvicinavano.
Il suo colore era di un rosso piuttosto scuro e la sua imponenza fisica era conosciuta in tutto il circondario.
Aveva occhi grandi e neri, amorevoli e dolci come quelli di una madre che osserva il proprio cucciolo.
Solo che lui Lampino guardava ogni persona in quel modo.
Esprimeva il suo amore e la sua amicizia a tutti, nessuno escluso, uomini, donne, o anche altri animali.

UN ANIMALE CONOSCIUTO DA TUTTI

Per chi ebbe il privilegio e la fortuna di vederlo al lavoro, Lampino rapiva completamente gli occhi e il cuore dei contadini per la sua pazienza e per la sua instancabile tenacia.
Da persona intelligentissima qual’era, bastava che il suo padrone Giovannino gli dicesse “curri a su tu!” (mettiti in posizione) che immediatamente era pronto per essere attaccato all’aratro o al carro agricolo.
Un’obbedienza incredibile e mai vista.
Pareva trainare ogni cosa senza sforzo alcuno, attirando gli sguardi dei paesani che lo vedevano per le campagne e le strade.
Lampino era un po’ la mascotte del territorio.

IL MOMENTO DELLA PENSIONE

Amava i bambini più di tutto, tant’è che si faceva accarezzare il muso e abbracciare al possente collo.
Non li lasciava mai andare senza il suo omaggio, consistente in una dolcissima e viscida leccata!
Giunto agli otto anni di vita cominciò a dare segni di stanchezza fisica, manifestando al suo compagno di vita la necessità di tirare il fiato.
E gli venne concesso senza batter ciglio un meritato riposo.

LA VISITA DI UNA PERSONA SGRADITA

Pochi giorni dopo, mentre si abbeverava in cortile, ebbe un balzo e si lamentò, dando segni di irrequietezza, tentando quasi di fuggire.
Comportamento stranissimo per lui, calmo sempre come una statua.
In realtà, aveva visto entrare nella cascina una persona sgradita, venuta a trattare sul suo prezzo di vendita. Il macellaio del paese era evidentemente interessato a fare delle sue carni oggetto di spaccio e di pubblicità, verso i tanti cinici ed ingordi della zona che ambivano ad assaporare le carni dell’ormai famoso animale.
Raddoppiò la sua offerta iniziale, e questo fatto indusse ancora di più Giovannino ad essere inamovibile, a non cedere.

CHI AMA UN ANIMALE NON LO CEDE AL MACELLAIO

“Cussu è u angellu, ha fatto sempri su doveri su, mellusu de u cristiau, e immui cussu deppidi fai su signori. Deppidi pappai, buffai e pasiai. Accanta nostra!” (Lui è un angelo e ha fatto sempre il suo dovere, molto meglio di un essere umano, e adesso è giusto che lui faccia il signore. Deve mangiare, bere e riposare. E rimanere accanto a noi!”)
Mentre il macellaio se ne andava, il bravo contadino andò subito a dare una carezza al suo grande amico: ”Eeeee Lampinu torra a su iu!” (Su Lampino, stai tranquillo. Tutto è a posto).
Da allora, l’animale visse fino alla venerabile età di vent’anni, e mai nessuno osò torcere il più piccolo pelo al dolcissimo e formidabile Lampino.

UNA STORIA VERA IN OGNI SUO DETTAGLIO

Ciao Valdone, questa storia mi è appena stata raccontata da mio padre, mentre raccoglievamo i primi piselli della stagione qui in Sardegna. Una storia ricca di passione e di amore.
Sembra presa da un libro delle favole, ma ti assicuro che è verissima. Te l’ho raccontata.
Se ti va di pubblicarla fallo pure, sono sicuro che piacerà ai vegani, ma anche a chi osa tuttora consumarli con troppa disinvoltura ed irriverenza.
Ignazio da Cagliari

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RISPOSTA

GIOVANNA, LUIGIA E MARCELLINA

Ciao Ignazio, molto toccante e significativa questa storia. Mi fa ricordare Giovanna, Luigia e Marcellina, tre anziane sorelle nubili che vivevano 30 anni fa in un vecchio caseggiato di Tavagnacco, tenendo presso di sé, quasi in simbiosi abitativa, una mucca chiamata Bianca. L’adoravano come e più di una persona, non lasciandole mai mancare la giusta dose giornaliera di fieno, di acqua fresca e di carezze.
Erano poverissime, prive di risorse, o di pensioni. Ma nessun macellaio osò mai avvicinarle.
Lo avrebbero ricevuto a colpi di manico di scopa.
Quando la Bianca morì, perché era arrivato il suo tempo, ad una ad una se ne andarono pure esse.

ESSERI NON SOLO LABORIOSI MA ANCHE DAL CARATTERE BONARIO

Il rispetto e l’adorazione per i bovini non è affatto un’esclusiva dell’India, del Pakistan e del Bangladesh.
Anche nell’intera regione Mediterranea, per millenni i bovini furono considerati intoccabili.
Erano preziosi nei campi, quando mancavano i trattori e nessuno meglio di loro era in grado di tirare l’aratro. Ma non solo per quello.
L’amore per i bovini era determinato anche dal loro carattere straordinariamente bonario e amichevole, dalla loro obbedienza, dal loro saper convivere in pace ed armonia con qualsiasi altro animale, dalle loro attenzioni particolari verso i bambini.

GLI URI DESCRITTI DA GIULIO CESARE SI ESTINSERO IN POLONIA NEL 1700

Se pensiamo al rispetto religioso che gli Indiani d’America avevano per le mandrie di bisonti, poi sterminate ignobilmente dai coloni europei, ci facciamo un quadro completo della situazione.
I bovini europei pare derivino dal bovino selvatico Uro (Bos Primigenium), i cui ultimi esemplari si estinsero 400 anni fa nelle foreste della Polonia.
Gli Uri furono citati anche da Giulio Cesare, che li descrive forti e veloci, grandi poco meno degli elefanti, non sempre amichevoli, e oggetto di intensa caccia da parte delle popolazioni germaniche.

LE STRAORDINARIE ATTENZIONI DEI BUFALI VERSO I BAMBINI CHE PORTANO IN GROPPA

Se pensiamo poi ai bufali, dotati come sono di corna lunghe e affilate che nemmeno leoni e tigri osano affrontare, e alla loro capacità di portare in groppa dei bambini (anche due o tre contemporaneamente come ho visto fare più volte in Sud-Est Asiatico), senza mai nemmeno sfiorarli con tali acuminate e pericolose armi, ci rendiamo conto del carattere straordinario di questi animali, del loro senso di responsabilità.

LAMPINO CI INSEGNA UNA COSA IMPORTANTISSIMA, E CIOÈ CHE L’ANIMA CE L’HANNO ANCHE I QUADRUPEDI

Definirli esseri divini e sacri, capaci di dare esempio di come stare al mondo, e di insegnare comportamento civile agli stessi uomini, è il minimo che si può fare.
Come non ricordare qui la poesia di Giosuè Carducci, il “T’amo pio bove, e mite un sentimento di vigore e di pace al cuor m’infondi”?
La storia regalataci da Ignazio è molto educativa.
D’ora in avanti, Lampino sarà ricordato non solo in Sardegna ma anche fuori. Non è affatto una magra soddisfazione. Se gli umani hanno un’anima, a maggior ragione queste creature ce l’hanno.

Valdo Vaccaro

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