BARTOLINITE E COLECISTI, VALORI PRAL E CIBI ANTI-STRESS

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LETTERA

TUTTO PARTE DA UN TRAUMA EMOZIONALE

Ciao Valdo, grazie per la possibilità di scriverti e per poter leggere le tue molte interessanti risposte. Espongo il mio problema. Ho avuto anni fa un grande dispiacere, accompagnato da dolore e anche da tanta rabbia.

BARTOLINITE NEL 2013 E CALCOLI ALLA CISTIFELLEA NEL 2014

I miei problemi di salute sono iniziati nel novembre 2013 con una bartolinite alla ghiandola destra che mi è stata incisa per alleviare il dolore e l’infezione. Mi è stata trattata con dell’antibiotico. A febbraio 2014 dopo una terribile colica mi hanno diagnosticato i calcoli alla cistifellea. Ho poi avuto parecchie coliche, ho cambiato la mia alimentazione e mi sono illusa, tramite la tecnica di pulizia Pellizzari dì esserne liberata.

ASPORTAZIONE CISTIFELLEA IL 5/1/2016

Ero convinta di seguire la giusta strada ma sono partite altre coliche dolorosissime e sono stata ricoverata 10 interminabili giorni con rischio pancreatite così, rassegnata e stanca di soffrire sempre più spesso, ho ceduto e sono stata operata il 5/1/2016.

VOMITO E TIMORE DI CALCOLOSI RECIDIVA

Ora, dopo un anno, trasgredendo qualche volta nell’alimentazione, proprio ieri ho avuto dei sintomi poco simpatici. Ho vomitato e ho provato delle fitte dolorose al centro del petto e ho temuto in un’altra colica. Possono essersi formati degli altri calcoli?

NON VOGLIO PERDERMI D’ANIMO

Non voglio assolutamente perdermi di animo e sono consapevole che la mia vita non è serena e che lo stress è tuttora il mio sgradito compagno. Mi puoi consigliare sul tipo di alimentazione che dovrò assolutamente seguire d’ora in poi? Che cosa posso fare? Grazie di tutto e che il Padre Celeste ti sia sempre vicino.
Maria Francesca

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RISPOSTA

DEFINIZIONE DI BARTOLINITE

Ciao Maria Francesca. Il nome bartolinite sta per infiammazione delle ghiandole di Bartolini, così chiamate in onore dell’anatomista danese Caspar Bartholin Junior che 4 secoli fa descrisse per primo esistenza e funzionamento delle due ghiandole vulvari della donna. Le secrezioni di queste ghiandole fa da prezioso agente lubrificante e contrasta così la secchezza vaginale. L’infiammazione impedisce e compromette il normale funzionamento ghiandolare, portando a ritenzione di escreto e, spesso, a formazione di una cisti e di un ascesso, con presenza di pus.

GHIANDOLE DI BARTOLINI

Le due ghiandole di Bartolini fanno parte dell’apparato genitale femminile esterno e sono definite anche ghiandole vestibolari maggiori. Sono localizzate lateralmente e posteriormente all’orifizio della vagina. Durante l’orgasmo femminile, similmente all’eiaculazione maschile, si produce l’escrezione di un un liquido denso, l’equivalente strutturale femminile del liquido prodotto nella prostata maschile. Le ghiandole di Bartolini evolvono in bartolinite quando evidenziano una fase infiammatoria, aumentando di volume e diventando dolenti. La bartolinite, da molti conosciuta come ascesso della ghiandola del Bartolini, è una delle forme ascessuali più fastidiose che ci siano. Spesso la bartolinite arriva alle cure con un certo ritardo rispetto all’esordio per un senso del pudore che fa da freno alle donne colpite.

ANOMALIA CAUSATA SPESSO DA FATTORI PSICOSOMATICI

La bartolinite, come da te stessa descritta, è stata nel tuo caso specifico conseguenza di dolore e rabbia, ossia di un trauma emozionale. Del resto, anche le statistiche confermano che questa patologia viene spesso innescata da fattori psichici. Ciononostante, i medici sono ricorsi alla cura antibiotica e poi a quella chirurgica mediante incisione.

I FARMACI DANNEGGIANO CREANDO ENERVAZIONE E NON INTERVENENDO SUI FATTORI DETERMINANTI

Sia i farmaci in generale che gli antibiotici in particolare possono temporaneamente risolvere l’infiammazione delle ghiandole, e possono anche alleviare il dolore per qualche tempo, ma non intervengono in alcun modo sul fattore determinante, ovvero sulle condizioni che predispongono alla moltiplicata presenza di batteri e alla infiammazione stessa. Oltre a questo, l’indebolimento del sistema da parte della azione antibiotica, porta a quel fenomeno chiamato Enervazione, o abbassamento della energia nervosa, autentica molla vitale del nostro organismo.

ABBASSARE L’ENERGIA NERVOSA CREA LE BASI PER FUTURE MALATTIE

Qualsiasi azione che abbassi l’energia nervosa disponibile diventa fattore di triplo danno, ovvero di 1) Mancata individuazione e risoluzione del problema traumatico originario e causante, 2) Mancata risposta definitiva al conseguente processo infiammatorio, 3) Insorgenza di tossiemia interna e pertanto di altre future malattie di origine iatrogena o medico-causata.

IL BILANCIAMENTO DEL CORPO SUL PIANO DEL PH

La causa di molte malattie risiede in un eccesso di rifiuti acidi tissutali nell’organismo che, se non eliminati correttamente, vengono riassorbiti attraverso il colon nel fegato per poi tornare in circolo. La soluzione esiste, ed è quella di alcalinizzare l’organismo e determinare un bilanciamento acido-basico a partire dai cibi.

ALCALINITÀ E ACIDITÀ VANNO CONSIDERATE NELLA FASE ASSIMILATIVA E NON IN PARTENZA

Limone, e agrumi in generale sono alimenti ideali per esempio, benché abbiano un gusto acidulo, essendo in realtà alimenti acidi in partenza ma fortemente alcalinizzanti come ceneri finali in zona assimilativa-duodenale, e non acidificanti come si potrebbe erroneamente credere. Carni e formaggi invece, pur essendo basici in partenza, risultano alla fine acidificanti, a dimostrazione che il processo digestivo trasforma e rovescia addirittura i connotali acido-alcalini degli alimenti.

FRUTTA E VERDURA ALMENO 2/3 DELL’ALIMENTAZIONE TOTALE

È l’alimentazione quindi la base da cui partire sia per comprendere la causa dell’acidità dell’organismo, sia per porvi rimedio alcalinizzandolo. La verdura e la frutta dovrebbero rappresentare almeno i 2/3 dell’alimentazione. I cereali, visto il loro effetto acidificante, andrebbero consumati con moderazione, meglio sarebbe sostituirli completamente con grano saraceno, quinoa, miglio, amaranto che almeno non contengono glutine. Le proteine animali, se non evitate perché altamente acidificanti, vanno sostituite con abbondante verdura cruda e limone, come si è sempre fatto nella nostra tradizione culinaria.

LA PROVA DELL’ACIDOSI TRAMITE LE URINE

Per poter stabilire quanto e cosa mangiare, bisogna conoscere il pH e il grado di acidificazione di quello che mangiamo. Le urine possono essere una unità di misura semplice per comprendere il livello di acidosi giornaliera del corpo che, se attorno al pH 5.5 o al di sotto, indicano certamente un livello alto di acidosi. Per misurare il pH si può usare la cartina tornasole o cartina rivelatrice per pH.

IL PREZIOSO STRUMENTO DI VERIFICA DEL PRAL

Uno strumento utile per tutti è il PRAL (Potential Renal Acid Load, o potenziale di acidosi renale) che consente di stimare il valore di acido complessivo di un pasto. Si tratta di un algoritmo oggetto dello studio degli scienziati Remer T, Manz F. pubblicato nel 1995 sul Journal of the American Dietetic Association dal titolo: “Potential renal acid load of foods and its influence on urine pH”, in cui viene messa a punto una metodologia di calcolo, per ogni 100 gr di alimento, che consente una previsione adeguata degli effetti della dieta sulla acidità delle urine.

LIMITARE FORTEMENTE GLI ALIMENTI A PRAL POSITIVO

Gli alimenti a PRAL positivo sono quelli in cui prevale la componente acidificante, mentre quelli a PRAL negativo hanno un carattere alcalinizzante. Va quindi certamente riequilibrato il rapporto tra alimenti riducendo l’apporto sia di proteine di origine animale, che di pasta e pane prodotti con farina 00, a favore di frutta e verdura, cereali integrali, frutta secca.

AUSPICABILE ED INDISPENSABILE UN PREDOMINIO DEGLI ALIMENTI ALCALINIZZANTI

È importante ricordare che non è la sensazione sulla lingua a determinare se un alimento favorisce l’iperacidità dei tessuti, bensì il fatto che venga metabolizzato in acido o in base. Il valore numerico in mEq/100 g indica quale effetto ha ogni alimento. In generale, si dovrebbe prestare attenzione affinché nell’alimentazione quotidiana predominino gli alimenti produttori di basi.

ELENCO DI ALIMENTI ALCALINIZZANTI

Fagioli bianchi -23.2, Fagioli Lima -18.3, Bieta cruda da costa -16.7, Fichi secchi -14.1, Datteri medjool -13.7, Prugne secche -13.4, Prezzemolo -12.0, Uva passa -12.0, Spinaci -11.8, Portulaca cruda -10.7, Fagioli borlotti -9.6, Cavoli -8.3, Avocado -8.2, Cardi -8.1, Tarassaco -7.9, Finocchio -7.9, Rucola -7.5, Basilico -7.3, Cime di rapa -7.2, Banane -6.9, Azuki -6.7, Ribes nero -6.5, Carote -5.7, Kiwi -5.6, Patata dolce cruda -5.6, Barbabietole rosse -5.4, Erba cipollina -5.3, Sedano -5.2, Melone -5.1, Cavolo chinese (pak-choi) -5.0, Valerianella -5.0, Fichi freschi -4.9, Succo di carota -4.8, Melagrana -4.8, Soia cruda -4.7, Zucchine -4.6, Cavoletti di Bruxelles -4.5, Cavolfiore -4.4, Albicocche -4.3, Bietole o beta vulgaris -4.1, Zucca estiva con la buccia cruda -4.1, Pomodori rossi maturi -4.1, Broccoli -4.0, Patate -4.0, Uva -3.9, Succo di barbabietola rossa -3.9, Melanzane -3.9, Ciliege dolci -3.8, Radicchio rosso e variegato -3.7, Arance -3.6, Succo di pomodoro-barbabietola-carota -3.6, Pompelmo -3.5, Peperoni dolci rossi -3.4, Rape -3.2, Porri -3.2, Lattuga cruda -3.1, Fagiolini -3.1, Mandarini -3.1, Crauti -3.0, Mango -3.0, Succo di arancia -2.9, More -2.8, Succo di pomodoro -2.8, Ananas -2.7, Fragole -2.5, Succo di limone -2.5, Pesca -2.4, Lamponi -2.4, Cetrioli con la buccia -2.4, Vino rosso -2.4, Aceto di mele -2.3, Pere -2.2, Succo di mela -2.2, Cipolle -2.1, Cicoria -2.0, Anguria -2.0, Nocciole -1.9, Asparagi -1.9, Aglio -1.7, Cetriolini sotto aceto -1.6, Funghi comuni -1.4, Peperoncino verde -1.4, Vino bianco secco -1.2, Succo di uva -1.0, Mirtilli -1.0, Olive in salamoia -0.9, Tofu -0.8, Miele -0.3, Birra alla spina -0.2, Tè alle erbe -0.2.

ELENCO DI ALIMENTI ACIDIFICANTI E PROIBITI

Non starò certo a fare un elenco specifico e dettagliato dei cibi vietati con valenza positiva, ovvero contrassegnati da un segno più seguito da dei numeretti. Operiamo nell’ambito del vegeto-crudismo tendenziale e non ci interessano molto le differenze tra carne bianca e carne rossa, tra bistecca di manzo e di maiale, tra petto di pollo o i tacchino, tra prosciutto cotto di Parma e prosciutto crudo di San Daniele, tra formaggio Emmental e grana padano. Basti sapere ad esempio che tutte le carni stanno approssimativamente sopra il +10, che cozze e crostacei stanno sul +15, e che i formaggi più stagionati e saporiti stanno sul +25. Nella bartolinite, come del resto nella maggioranza delle alterazioni, è utile una alimentazione naturale tendenzialmente vegeto-crudista, atta ad evitare le infiammazioni, capace di aumentare i cibi alcalinizzanti a PRAL negativo.

STRATEGIE ALIMENTARI ANTI-INFIAMMATORIE

Servono pertanto strategie alimentari atte ad abbassare progressivamente lo stato infiammatorio. In tale situazione è necessario anche riequilibrare il carico glicemico ai ritmi circadiani del cortisolo. Le abitudini alimentari interferiscono in modo significativo con il corretto equilibrio del cortisolo. Stress e nutrizione inadeguata comportano una disregolazione del ritmo circadiano dei glucocorticoidi favorevole alle infezioni. Occorre facilitare il ripristino della circadianità del cortisolo che dovrebbe presentare l’acrofase intorno alle nove di mattina. Il ripristino della circadianità corretta del cortisolo assolve a compiti immunitari oltre che nutrizionali, migliorando le difese in caso d’infezione e riducendo la riposta infiammatoria. La nutrizione naturale contribuisce alla prevenzione di una situazione metabolica iperacida. L’iperacidità di una paziente è tamponata in molteplici meccanismi metabolici compensatori tra cui la produzione di secreto vaginale maggiormente acido. In tale situazione si altera la normale flora batterica vaginale denominata flora di Döderlein aprendo la strada alle infezioni, inclusa la bartolinite. La bartolinite è correlata sia ai campi emozionali, sia ai conflitti biologici. La nutrizione e la bartolinite sono interconnessi da precisi rapporti ormonali, biochimici e metabolici.

BIOPERIODICITÀ E OMEOSTASI

La bioperiodicità si integra con la teoria della omeostasi enunciata a metà ‘800 da Claude Bernard, per la quale ogni fenomeno organico viene ricondotto allo stato di equilibrio e di uniformità con un alterno gioco di stimolazioni e inibizioni, per cui i fenomeni biologici non sono uniformi, ma ciclici.

LA VARIABILE TEMPO

Abituate finora a rilevare soltanto il verificarsi o meno d’un dato fenomeno vitale in questo o quell’organo, le tradizionali scienze biologiche, come anatomia, istologia, fisiologia, biochimica e biofisica, si trovano oggi a dover fare i conti con una variabile dei tutto nuova della vita delle piante, degli animali e dell’uomo: la variabile tempo o il concetto di durata. Non basta più conoscere soltanto se, dove e come, ma soprattutto quando e per quanto tempo un dato fenomeno si verifica nell’organismo.

VARIABILITÀ DELLE FUNZIONI BIOLOGICHE

Si è infatti scoperto che la vita dell’uomo e ancor più quella di piante e animali è attraversata da cicli vitali interni ed esterni, veri e propri ritmi biologici d’ogni tipo e periodo. Non solo il ritmo sonno-veglia, ma gran parte delle funzioni biologiche, come temperatura corporea, respirazione, secrezione delle ghiandole surrenali e sessuali, forza muscolare, efficienza degli organi interni, consumo d’ossigeno, ovulazione, attività bioelettrica cerebrale, variano da momento a momento, secondo ritmi, cronogrammi e curve sinoidali basate su alti e bassi.

L’ACROFASE O IL VALORE DI PICCO

Appena alzati, per esempio, forza muscolare ed efficienza fisica sono al minimo della giornata, per poi salire fino ad un massimo in genere verso il pomeriggio e poi ridiscendere all’inizio del riposo notturno, durante il quale tali valori cadono a picco fino al risveglio. Dal cronogramma si notano l’acrofase, o valore di picco, che si segna con lo zero, ed anche il suo opposto, cioè il valore più basso, poi la linea mediana tra le due escursioni o mesor, l’ampiezza dei ritmo, che è la distanza tra l’acrofase e la linea mediana, ed infine il periodo.

I RITMI CIRCADIANI

I ritmi circadiani hanno per convenzione un periodo da 21 a 27 ore. I ritmi biologici ultradiani sono più brevi e durano ore, minuti, perfino secondi. Si contano poi ritmi infradiani, circasettani (settimanali), circatrigintani (mensili), questi ultimi presenti nel ciclo ovarico e mestruale della donna, ritmi infrannuali e circannuali, i seconda di qualche rilevanza soprattutto nell’attività sessuale dell’uomo.

LA CRONOBIOLOGIA VA SEMPRE TENUTA IN CONTO

Il medico o l’analista di laboratorio di analisi bio-mediche corrono sempre il rischio di sbagliare nell’interpretare i dati riscontrati nel paziente senza tener conto della cronobiologia. Si pensi che la temperatura corporea varia molto nel corso della giornata e dell’anno solare, ancor più del polso, e che le secrezioni ghiandolari sono talmente cicliche da essere stati i primi fenomeni studiati dalla cronobiologia umana. Mentre ogni medico ricorda bene che polso, temperatura o pressione arteriosa hanno il loro massimo nel primo pomeriggio, non sempre ci si ricorda, ad esempio, che l’escrezione degli ormoni adrenalina e noradrenalina, nelle urine, ha il suo picco (acrofase) verso mezzogiorno, che quella del potassio ce l’ha intorno alle 14, quella della proteinemia dei sangue alle 15, che l’insulina è massima tra le 15 e le 16, l’azotemia e la potassiemia alle 21, il cortisolo alle 8, ed è al minimo di notte. Insomma, potrebbe capitare che un povero paziente sia sbrigativamente classificato come iper o ipo surrenalinico, e curato in conseguenza solo per un banale ritardo dovuto al traffico. Non ha senso che una misurazione diagnostica non tenga conto dei ritmi biologici.

PREMINENZA AI CIBI ANTI-STRESS

I carboidrati sono tra i cibi anti-stress più potenti perché stimolano la serotonina, la sostanza che attiva il buon umore. Devono essere integrali perché, avendo tempi di digestione più lunghi, il loro effetto benefico rimane in circolo a lungo. Se mangiati a colazione, soprattutto nei periodi di intenso stress, donano un effetto positivo per tutta la giornata. I cibi più ricchi di Omega 3, gli acidi grassi ideali per ridurre lo stress aiutano la memoria, la concentrazione e prevengono la demenza senile. Si trovano nelle mandorle, nella frutta da guscio e nei semini per i vegetariani, nelle acciughe e nel pesce azzurro per chi ama trasgredire a volte con le risorse marine al di là delle innocenti alghe. La vitamina C contenuta in tutti gli agrumi abbassa il cortisolo e la pressione che spesso si alza in condizioni di stress. Le vitamine del gruppo B sono pure indispensabili per il sistema nervoso. La vitamina E rafforza la memoria che solitamente vacilla quando si hanno troppi pensieri e preoccupazioni. Il magnesio sta nelle foglie fresche degli spinaci, nei semi di zucca, nelle noci brasiliane e nei carciofi, è indispensabile per il nostro organismo e ha un’azione rilassante sui muscoli e sul sistema nervoso. I flavonoidi sono presenti nei frutti di bosco e nelle arance e aiutano a contrastare gli sbalzi di umore.

SOSTANZE DA EVITARE

Le sostanze da evitare sono zuccheri e carboidrati raffinati che aumentano i livelli di cortisolo, alcolici, caffè, cole, bibite gassate, proteine animali.

DEFINIZIONE DEI CALCOLI ALLA CISTIFELLEA

I calcoli alla cistifellea, o colelitiasi, sono cristalli che possono essere piccoli quanto un granello di sabbia o grandi quanto una pallina da golf. La bile è una sostanza prodotta nel fegato, che aiuta a digerire i grassi. Ciononostante, in alcuni momenti, può formare dei calcoli e compromettere la salute di chi ne soffre. Circa un 75% dei pazienti affetti da calcoli biliari non manifesta sintomi. I fastidi iniziano quando i calcoli si spostano e ostruiscono i dotti biliari. Quando il problema diventa cronico e il dolore è ormai insopportabile, la medicina ricorre a intervento chirurgico per eliminare i cristalli. Tuttavia, esistono altre soluzioni meno aggressive per l’organismo e più sane per liberarsi del problema, in modo da eliminare i calcoli in modo naturale, e senza produrre ricadute ovvero recidive. È possibile infatti scioglierli in modo naturale.

TIPI DIVERSI DI CALCOLI BILIARI

I calcoli biliari possono essere composti da diverse sostanze e per questo ne esistono diversi tipi. 1) Calcoli di colesterolo. Un 80% dei calcoli biliari si forma in seguito ad un eccesso di colesterolo nella bile o per una cistifellea che non si svuota del tutto. Sono di un caratterstico color giallognolo o verdastro. 2) Calcoli pigmentati.
Si formano quando si soffre di cirrosi o di problemi sanguigni ereditari. 3) Calcoli misti, formati da calcio e bilirubina.

PULIZIA NATURALE DELLA CISTIFELLEA

Per pulire la cistifellea in modo naturale, è molto importante cambiare totalmente le proprie abitudini di vita, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione. Servirà una dieta ricca di fibre, frutta e verdura, che aiutano a migliorare la digestione. Evitate il consumo di alimenti di origine animale, tra cui latticini e uova. L’ideale, inoltre, è sostituire i grassi comuni con quelli buoni, come l’olio d’oliva o gli acidi grassi omega-3. Ridurre al massimo il consumo di zuccheri semplici come, per esempio, zucchero raffinato, caramelle, gelati, cremine e dolci industriali.

SUCCO DI PATATA PIÙ ALTRI INGREDIENTI

Basilare sostituire i cibi raffinati con le loro versioni integrali, anche nel caso di riso e pane. I succhi naturali sono fonte di nutrienti di cui la cistifellea ha bisogno per eliminare quelle sostanze che formano i calcoli biliari. Succo patata più i seguenti ingredienti, aiutano a bloccare la crescita dei calcoli e ne facilitano l’espulsione: 3 pomodori, 2 carote, 2 gambi di sedano, 1 manciata di crescione, 4 ravanelli, 1 ciuffo di prezzemolo, mezzo limone, da mettersi in estrattore.

TÈ AL DENTE DI LEONE O TARASSACO

Grazie al suo potere diuretico e depurativo, il dente di leone è un altro ottimo rimedio per eliminare i calcoli della cistifellea in modo naturale. Usare 1 cucchiaio di dente di leone (15 gr) e 1 tazza d’acqua bollente (250 ml), coprire e lasciare in infusione per qualche minuto. Bere questo tè tre volte al giorno per ottenere buoni risultati. Il tarassaco, come del resto l’ortica sono alleati contro i calcoli, ma anche contro il cancro. Inservibili anche nella dieta, nelle verdure crude, nelle minestre, nel risotto, nelle verdure saltate in padella.

LA MENTA E I TERPENI

La menta contiene elementi naturali, tra i quali sottolineiamo i terpeni, che impediscono ai calcoli di ingrandirsi e ne facilitano l’espulsione. I terpeni si trovano anche nella buccia di tutti gli agrumi e nei kumquat. Grazie ai suoi oli naturali, la menta accelera il flusso dei succhi biliari ed è per questo che è considerata una dei migliori rimedi per combattere il problema dei calcoli. Far bollire 500 ml d’acqua e aggiungervi una manciata di foglie di menta. Lasciate in infusione per 5-10 minuti e poi filtrate la bevanda. Bere almeno tre volte al giorno per ottenere dei buoni risultati. La cura può durare per 1-2 mesi circa.

DIETA POST-OPERAZIONE ALLA CISTIFELLEA

Si può vivere senza cistifellea, ma occorre seguire una dieta salubre e priva di grassi. Al risveglio un bicchiere d’acqua. Scegliere cibi poveri di grassi e ricchi di fibre vegetali finalizzate a facilitare il processo digestivo. Oltre per cibi leggeri, pasta, cereali secchi, riso, banane. Abbondare di verdure che stimolino la secrezione biliare come carciofi, cardi e asparagi. Una dieta depurativa per il fegato, dove non manchino arance, avocado, carote, cavolo, cerfoglio, ciliegie, cotogne, crescione, fagiolini, fragole, lattughe, mele, melanzane, mirtillo, olive, orzo, patate, pompelmi, prezzemolo, prugne, rabarbaro, rafano, ravanello, ribes, sedano, tarassaco, uva.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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