CALCIFICAZIONI CORONARICHE E INFARTO MIOCARDICO

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LETTERA

RICHIESTA SPIEGAZIONI SUL  CALCIUM SCORE INDEX

Carissimo Valdo, mi hai scritto due volte profusamente ma non mi hai dato ciò che chiedevo: una risposta secca di due righe su in cosa consiste il “test sul grado di calcificazione delle coronarie (valutazione della placca arteriosa)”. Non voglio affliggerti con mail superflue, ma nelle tue tesine (che leggo da tempo, e che metto anche in pratica) non ho trovato nulla su quel test. Se e quando potrai, gradirei un chiarimento in merito. Grazie e cordiali affettuosi saluti.
Amalia Salvi, Bergamo.

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RISPOSTA

DUE RIGHE NO, PERCHÈ LA GENTE DEVE CAPIRE LE COSE IN DETTAGLIO

Ciao Amalia. In effetti hai ragione e vedo di rimediare. Il test sulle calcificazioni coronariche e il calcium score (CSI) è di importanza fondamentale. Prendo spunto da un ottimo e chiaro articolo della dr Giulia Rossi del giugno 2012.

CALCIO NELLE ARTERIE FATTORE DI RISCHIO

La prevenzione è ormai universalmente considerata la migliore arma per combattere molte malattie, tra cui possiamo sicuramente annoverare le patologie cardiovascolari. Tutto quello che facciamo oggi influisce sulla nostra salute di domani e sapere come stanno le nostre arterie può aiutarci a evitare gravi eventi cardiaci, come l’infarto miocardico acuto. Sono sempre più numerosi gli studi che confermano il valore predittivo delle calcificazioni all’interno delle coronarie. La loro presenza o assenza, infatti, sarebbe in grado di indicare la maggiore o minore probabilità che si verifichi un evento cardiovascolare.

COSA SONO LE CALCIFICAZIONI

Parliamo di depositi di sali di calcio in tessuti e organi. Il processo di questo tipo più conosciuto è sicuramente quello che interessa il tessuto osseo, ma può comparire anche in altri luoghi, soprattutto con l’avanzare dell’età. Esistono, infatti, calcificazioni di tre tipi: 1) Distrofiche, quando il deposito di sali di calcio avviene su tessuti già alterati, 2) Metastatiche, quando il deposito avviene su tessuti sani ed è dovuto a una eccessiva quantità di calcio nel sangue, 3) Eterotopiche, quando, infine, le calcificazioni si presentano in sedi dove normalmente non appaiono e non sembrano avere una causa evidente. Le calcificazioni che si possono osservare nelle arterie appartengono alla prima categoria e, infatti, sono molto comuni nei vasi affetti da aterosclerosi.

COME SI MISURANO LE CALCIFICAZIONI DISTROFICHE

La ricerca di calcificazione sulle pareti delle arterie viene eseguita tramite il calcium screening, un esame che permette di individuare i depositi, per poi mostrarne l’entità con il calcium score index (CSI). Questo valore indica proprio la presenza e l’entità della calcificazione e molti studi sembrano confermare che può essere considerato un fattore di rischio indipendente. In particolare, la presenza di calcificazioni nelle coronarie, ma anche nelle carotidi e in altre arterie, avrebbe un potere predittivo negativo pari quasi al 100%, ma anche uno positivo compreso tra il 20 e il 35%. Questo significa che se la presenza di calcificazioni è un campanello d’allarme per le malattie coronariche, la sua assenza è invece un segnale di un buono stato di salute dei vasi sanguigni, anche se non esclude completamente la possibilità che vi sia una patologia a carico delle arterie.

OGNI PLACCA CALCIFICA RAPPRESENTA UN PERICOLO

Secondo l’ American Heart Association (AHA) una placca calcifica corrisponde a un ateroma tipo Vb, cioè una lesione piuttosto severa. Infatti, un individuo con calcificazioni coronariche non è più considerato solo un soggetto a rischio per le malattie cardiovascolari, ma è un soggetto con una malattia aterosclerotica in corso. Come è facilmente intuibile, l’entità delle calcificazioni influisce sulla gravità della malattia. Più le placche sono numerose e di grandi dimensioni, maggiore sarà la stenosi (cioè il restringimento) del vaso da esse provocato. E maggiore è la stenosi dell’arteria, più alto sarà il rischio di eventi cardiovascolari gravi. Numerosi studi, infatti, hanno evidenziato un’associazione tra la severità delle calcificazioni, e quindi delle stenosi, e la frequenza di infarto miocardico. In particolare, sembrerebbe che la sola presenza di calcio, anche in quantità minima, aumenta il rischio di eventi cardiovascolari gravi del 3% ogni anno, mentre in sua assenza il rischio è pari allo 0,12% per ogni anno.

FATTORI DI CALCIFICAZIONE

I fattori che possono favorire la comparsa di calcificazioni sono diversi. Diversi studi hanno messo in evidenza che le calcificazioni sono più frequenti negli uomini rispetto alle donne. Sembrerebbe che i primi abbiano valori totali di calcium score index pari a quelli di donne più vecchie di 15 anni. Inoltre, vi sono alcune patologie e abitudini che concorrono a mettere in pericolo la salute delle nostre arterie. Calcificazioni sono state trovate nel 75% di individui con diabete mellito, nel 50% dei soggetti con ipertensione arteriosa e nel 63% dei fumatori.

CALCIFICAZIONI NELLE ARTERIE VERO CAMPANELLO D’ALLARME

Le persone che hanno calcificazioni all’interno delle arterie corrono un rischio 28 volte maggiore di essere colpiti da un evento cardiaco grave rispetto a coloro che non ne hanno. Essere fumatori, poi, peggiora ulteriormente la situazione: tra individui che hanno depositi di calcio, gli eventi cardiaci gravi si manifestano con una frequenza doppia nei fumatori (11%) rispetto ai non fumatori (5,4%).
La presenza di calcificazioni nelle arterie è dunque un importante campanello d’allarme che deve spingere a prendersi cura del proprio organismo. Il nostro medico saprà sicuramente darci le indicazioni migliori per il nostro caso specifico: seguiamole con fiducia e potremo contribuire a evitare l’insorgere di patologie più gravi.

È LA PARETE INTERNA DELLE ARTERIE AD ESSERE PRESA DI MIRA

L’aterosclerosi colpisce le pareti delle arterie: su di esse si depositano sostanze di varia natura lipidica, come trigliceridi e colesterolo. Il loro accumulo porta alla formazione di superfici in rilievo (ateromi o placche aterosclerotiche) che provocano un restringimento del lume delle arterie che riduce il flusso sanguigno. Inoltre, causano la perdita di elasticità dei vasi rendendo il passaggio del sangue ancora più difficoltoso. Se le placche sono di grandi dimensioni (trombi) possono anche provocare l’ostruzione completa del vaso. Da esse, possono poi staccarsi piccoli frammenti (emboli) che, trasportati dal sangue, possono ostruire vasi più piccoli. I tessuti e gli organi al di là del blocco non sono più irrorati e ossigenati: il danno che ne consegue può essere più o meno grave, dalla sofferenza alla morte delle zone colpite.

BASTA LA PRESENZA DI CALCIO PER DIRE CHE SIAMO A RISCHIO

La presenza di calcificazioni alle pareti arteriose delle coronarie indica effettiva sussistenza di malattia coronarica. L’entità delle calcificazioni è proporzionale all’entità della placca. Le calcificazioni coronariche aumentano in genere con l’età. Tendono ad essere più comuni nelle placche complesse, con necrosi ed emorragie. Il numero e la severità delle stenosi coronariche e la frequenza degli eventI di infarto miocardico sono correlate con l’entità della placca stessa. Grazie alle stime espresse dal calcium score index, si evince ad esempio che le entità delle calcificazioni coronariche è maggiore nel sesso maschile.

PARETI CORONARICHE PULITE PER UN RISCHIO CARDIACO ZERO

I pazienti che dimostrino una quantità di calcio >0 (maggiore di zero) presentano un rischio assoluto di eventi cardiaci pari al 3 % all’anno, mentre il rischio assoluto, per quelli che calcio non ne hanno, è pari a solo 0,12% per ogni anno. Ecco spiegata la precedente affermazione per cui l’assenza di calcificazioni coronariche ha un forte potere predittivo 98-100%.

LE RICERCHE DEGLI ULTIMI ANNI CONVERGONO SULLA RESPONSABILITÀ DEL CALCIO

Secondo le ricerche del cardiologo Raggi (2001) i soggetti che presentano un calcium score index >160 presentano una significativa probabilità di coronaropatia ostruttiva con incremento significativo di eventi cardiaci nei 30 mesi successivi. Raph Haberl (2001) conferma che l’esclusione di calcificazioni coronariche caratterizza un gruppo sostanziale di pazienti che hanno una probabilità molto bassa di avere stenosi coronariche di significato clinico. Dai punteggi di Arthur Agatson (cardiologo di Miami, noto per la dieta South Beach sponsorizzata dalla Kraft Corp), se un uomo di 50 anni ha uno score di 56 è sostanzialmente libero da malattia coronarica. Ma se lo score sale a 217, lo stesso paziente presenta un alto rischio di stenosi coronariche.

LE CALCIFICAZIONI SONO PIÙ FREQUENTI NEI MASCHI CHE NELLE FEMMINE

Gli uomini dimostrano valori totali di calcium score uguali a quelli delle donne più vecchie di 15 anni.
Le calcificazioni coronariche sono prevalenti nei soggetti con diabete mellito (75%), nei fumatori(63%) ed in quelli con ipertensione arteriosa (50%).
Le probabilità di soffrire di un evento cardiaco maggiore nei pazienti con calcificazioni coronariche è
28 volte maggiore rispetto a quelli che non ne hanno.
Il fumo aggiunge valore prognostico alle calcificazioni coronariche.
Infatti, tra i soggetti con calcificazioni, i fumatori presentano una frequenza di eventi cardiaci doppia rispetto ai non fumatori (11%, fumatori e 5,4% non fumatori).

PLACCA CALCIFICA

La placca calcifica corrisponde, secondo la classificazione dell’American Heart Association (AHA), a un ateroma tipo “Vb”. La presenza di calcificazioni coronariche, trasforma un individuo che presenta fattori di rischio per malattie cardiovascolari, in uno che ha una malattia aterosclerotica documentata. Ciò è valido soprattutto per le arterie coronarie, ma anche per le carotidi e per le altre arterie. La presenza di piccoli punti calcifici lungo le arterie coronarie identifica un soggetto che ha una malattia coronarica avanzata e complessa.

IL VERO PROBLEMA NON PARE ESSERE IL CORE LIPIDICO MA IL CALCIO STESSO

In uno studio apparso su Circulation nel 2004, Shoichi Ehara, usando gli ultrasuoni intravascolari (IVUS) ha dimostrato come la frequenza ed il tipo dei depositi di calcio differisse nella ”Culprit Lesion” dei pazienti con infarto miocardio acuto, angina instabile, angina stabile. Il numero dei depositi calcifici era più alto nei pazienti con infarto miocardio acuto che con angina stabile, ma in questi ultimi essi erano più lunghi, più estesi. Nei pazienti con infarto miocardio acuto, tipicamente, le calcificazioni si presentavano a chiazze non uniformi (Spotty calcifications). Di conseguenza, l’idea attuale della placca vulnerabile è vacillante. Forse il vero problema non è il core lipidico, ma il calcio.

GENETICA ED EREDITARIETÀ C’ENTRANO POCO

Le calcificazioni coronariche non sono stabili e statiche. Infatti, in uno studio su 1064 donne sottoposte a terapia ormonale sostitutiva con estrogeni (HRT) per 7.4 anni si è ottenuto il 46% in meno di incidenza delle placche calcifiche, rispetto a a quelle non trattate con estrogeni (placebo).
Recenti studi clinici hanno dimostrato che le calcificazioni coronariche hanno un potere predittivo importante anche nei soggetti anziani con età superiore a 70 anni. Ciò è evidente nsia nel “Rotterdam Coronary Calcification study”(Circulation, July 26, 2005) che nello studio di Raggi (July 2008).

L’ATERIOSCLEROSI RIGUARDA ANCHE I GIOVANI

La malattia aterosclerotica delle arterie coronarie non è esclusivamente una patologia dell’età media ed avanzata. Infatti nello studio PDAY del 2000 circa il 19% dei soggetti maschi e circa 8% delle femmine deceduti per morte violenta, tra 30 e 34 anni di età, presentavano placche stenotiche, aterosclerotiche di circa 40% nell’arteria dicendente anteriore(LAD). Ma ciò che è realmente sorprendente è che il 4% dei maschi tra 15-19 anni presenta lesioni analoghe. Minore è l’icidenza nelle femmine. Ciò comporta la necessità di cambiare il nostro concetto di malattia aterosclerotica nei bambini, adolescenti e giovani adulti.

LE RICERCHE SCIENTIFICHE CONDUCONO A INASPETTATE E SORPRENDENTI VERITÀ

Il mio commento finale è che la gente comincia ad aprire gli occhi, ma non ancora abbastanza. Quando hai il sangue denso e calcificante, quando hai pure le arterie ricoperte di calcificazioni, quando sei afflitto di calcoli alla cistifellea, al sistema renale e a quello urinario, bisognerà che qualcuno ci spieghi cosa sono quelle maledette incrostazioni, quelle stalattiti e quei cristalli di urato che tormentano i sofferenti di artrite, di gotta e di varie malattie reumatiche. Come mai i medici e i nutrizionisti continuano a parlare di calcio, senza mettergli nemmeno la generica etichetta di calcio buono e calcio cattivo? Paura di offendere i padroni mondiali del latte, del sangue, del cibo cotto, inscatolato, inlattinato, tetrapakato ed imbottigliato? Ognuno tragga le sue brave conclusioni.

DA DOVE ARRVA TUTTO QUESTO CALCIO?

Bisognerà che qualche strapagato e stra-riverito luminare universitario prenda in mano il gesso alla lavagna o si prenda la briga di scriverlo a chiare lettere e a firmarlo in una dispensa, da dove arriva tutto quel maledetto calcio! Queste cose sono di una importanza incommensurabile per capire come stanno le cose e agire di conseguenza.

CHI NON PARLA DI ORGANICAZIONE NULLA HA CAPITO DEI CIBI

Nessuno mi paga e nessuno mi corrompe per quello che scrivo e dico sul blog. Lo riconfermo anche in questa occasione. Il calcio è un sale minerale. Come tutti gli altri minerali sta nella forma inorganica del terreno, delle acque dure ad alto residuo fisso, nelle acque alcaline, nelle acque salate, nei sali da cucina e negli integratori minerali. La forma inorganica non è adatta al corpo umano in quanto i nostri finissimi e delicati filtri renali (i glomeruli) non riescono a filtrare le macromolecole inorganiche, e gli serve materiale ulteriormente sminuzzato e masticato da madre natura.

IL MAGICO MECCANISMO DELLA FOTOSINTESI E LA ROVINA DELLA COTTURA

In pratica il minerale inorganico dei terreni diventa minerale organicato ed assimilabile sempre e solo grazie alla preziosa opera intermedia del sole che, con la fotosintesi clorofilliana, rende i minerali presi dalla terra mediante i recettori radicali della pianta, or-ga-ni-ca-ti, e quindi graditi al sistema. Ma se la frutta e la verdura vengono cotte, in modo tale da disattivare e devastare i corredi digestivi rappresentati dai food-enzyme, ecco che la condizione minerale-organicata perde i suoi nobili e vitali connotati per ridiventare vile ed inorganica. Ed è così che si spiega il motivo per cui un cavolo grattugiato crudo si digerisce in 2 sole ore, mentre il cavolo cotto ne ricede 4 e mezza.

UNA VOCE FUORI DAL CORO

Siccome non esiste una università, non esiste un giornale, non esiste una televisione, non esiste un nutrizionista, non esiste un cane con o senza cappello capace di prendere in mano un microfono e di dire al mondo queste semplici, chiare e semplici cose, lo faccio io, indegno ricercatore di salute e non firmatario del giuramento o meglio dello spergiuro sul testamento di Ippocrate.

CONSIGLI FINALI

Pertanto, chiunque voglia mantenersi flessibile ed agile ai massimi livelli, stia sul crudo, sulla frutta e sulla verdura. Le arance e gli agrumi hanno il potere di disgregare le placche. Abbandonare carni, latticini, caffè, cole, zuccheri, the neri-verdi-rosa, bevande gassate, alcoliche, intingoli salati e dolci, cibi confezionati e devitalizzati, cibi con rese vibrazionali inferiori ai 6500 Angstrom. Stare accanto agli alberi e accanto agli orti, a catturare ogni possibile raggio di sole e ogni goccia d’acqua, a testimoniare l’amore per la natura e la condanna verso i luoghi di tortura chiamati macelli e mattatoi.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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4 commenti

  1. Pietro Plastina on

    Due domande. La prima: come e dove si misura il CSI. La seconda: e possibile solubilizzare il precipitato di calcio attaccato alle pareti interne delle coronarie? Ci sono farmaci riducenti? La saluto cordialmente.
    Pietro Plastina
    [email protected]

  2. Pietro Plastina on

    Due domande. La prima: come e dove si misura il CSI. La seconda: e possibile solubilizzare il precipitato di calcio attaccato alle pareti interne delle coronarie? Ci sono farmaci riducenti? La saluto cordialmente.
    Pietro Plastina
    [email protected]