CARNI CONTAMINATE E CARNI ALL’AMMONIACA

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LETTERA

UN ENNESIMO CASO DI CARNE CONTAMINATA

Buongiorno Valdo, per caso mi sono imbattuto in questo articolo :
http://www.huffingtonpost.com/2013/07/31/beef-recall_n_3685744.html?utm_hp_ref=mostpopular
Ancora una volta si registrano casi di carne contaminata da Escherichia coli, motivo in più per abolirne il consumo. Saluti.
Giuseppe


RISPOSTA

Ciao Giuseppe. La notizia, come hai certamente verificato, arriva direttamente dal US Department of Agriculture, e riguarda una ditta produttrice di carni del Kansas, che ha richiamato indietro di sua iniziativa 50 mila pounds (circa 25 tonnellate) di carne infetta da E.coli 057:H7, un batterio che accompagna patologie mortali tipo diarrea, disidratazione e blocco renale.

LA NATIONAL BEEF NON È NUOVA A QUESTE GESTA

Trattasi della National Beef Company che fa acquisti all’ingrosso e trasforma le carni in diverse confezioni da supermercato. Già a giugno è stata protagonista di un caso simile, con un ritiro di 13 tonnellate circa.

LA SICUREZZA NEI PROCESSI DI LAVORAZIONE DELLA CARNE È UN ARGOMENTO ASSAI DIBATTUTO IN AMERICA

Il premio Pulitzer è sinonimo di grande giornalismo. Già nel 2010 Michael Moss del New York Times aveva vinto il Pulitzer per i suoi articoli sulla carne bovina contaminata dal batterio E. Coli, responsabile nel 2007 della paralisi di una ragazza che aveva mangiato un hamburger.

BRILLANTE IDEA ELABORATA IN SOUTH DAKOTA

Otto anni fa, mentre gli ispettori federali cercavano un metodo per rimuovere dagli hamburger ogni traccia di E. coli, potenzialmente letale, un’azienda del South Dakota propose un’idea innovativa, come quella di iniettare dell’ammoniaca nella carne di manzo.

CIBO PER CANI TRASFORMATO IN CIBO PER FAST-FOOD

L’azienda, Beef Products Inc, cercava da tempo di acquistare importanza nel mercato degli hamburger con un prodotto che, oltre al manzo, conteneva anche ritagli di grasso, un tempo relegati alla produzione di cibo per cani o di olio per frittura.

Sebbene ci fossero maggiori probabilità di rinvenire eventuali batteri nei ritagli, un’analisi commissionata dall’azienda mostrò che la lavorazione con l’ammoniaca avrebbe eliminato ogni traccia di E.coli e di salmonella.

GLI HAMBURGER ALL’AMMONIACA

Gli agenti del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) approvarono il processo di lavorazione con l’ammoniaca suggerito dall’azienda, ritenendolo in grado di ridurre la presenza di E.coli “fino a livelli impercettibili.”

L’USDA dichiarò il trattamento così efficace che, nel 2007, al momento di intraprendere i normali controlli di sicurezza della carne negli hamburger in vendita al pubblico, decise di esentarne la Beef Products.

FORMULA ADOTTATA SIA ALLA MCDONALD’S CHE ALLA BURGER KING

Grazie all’approvazione del Dipartimento dell’Agricoltura, la carne di manzo trattata con ammoniaca divenne in breve tempo un ingrediente fondamentale negli hamburger venduti in America.

McDonald’s, Burger King e altri giganti del fast-food lo utilizzano come ingrediente principale delle loro polpette, così come molti supermercati. Solo lo scorso anno, le mense scolastiche hanno usato circa due tonnellate e mezzo di carne trattata con ammoniaca.

MA NEGLI ULTIMI ANNI E. COLI E SALMONELLA CONTINUANO AD IMPERVERSARE

Ma i dati del governo e dell’industria sulle analisi effettuate nelle mense, ottenuti dal New York Times, mostrano che tracce di E. coli e di salmonella sono state rinvenute almeno una dozzina di volte nella carne della Beef Products, mettendo così in discussione l’efficacia del metodo di lavorazione.

A partire dal 2005, l’E. coli è stata trovata tre volte e la salmonella ben 48 volte, compresa una serie di incidenti nello scorso agosto, in cui 30 mila chili di carne pronta da cuocere risultarono infetti. La carne fu ritirata poco prima di finire nei vassoi della mensa.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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