COME CURARSI SENZA FARMACI E CON L’IGIENE VITALE

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(Conferenza ABIN-Bergamo del 6 Novembre 2010)

Una festa dedicata alla salute del corpo e dell’anima

La presenza di un personaggio-simbolo dell’Igienismo Naturale Italiano come Michele Manca, e la sala ABIN affollata all’inverosimile, fanno sicuramente di questo nostro incontro una serata specialissima, una vera propria festa dedicata alla salute del corpo e dello spirito.
L’argomento in discussione riguarda le cure e i farmaci.
Prima di addentrarmi però nel tema specifico vorrei ricordare a noi stessi e al pubblico le nostre caratteristiche e le nostre origini, visto che circolano tuttora troppi pregiudizi e troppi equivoci sulla scienza igienistica naturale, quasi si trattasse di una ideologia esotica, bizzarra e stravagante, di un corpo estraneo alla nostra cultura e alla nostra storia.

L’importanza di stare dalla parte giusta

È importante non solo stare dalla parte giusta, ma anche capire noi stessi e farci una ragione delle cose che stiamo oggi affrontando.
Davanti a noi c’è fitta nebbia, nuvole oscure, minacciose scie chimiche e disperante confusione mentale.
Davanti a noi c’è anche della gentaglia che gioca col fuoco delle armi segrete e vietate, coi proiettili all’uranio, con gli tsunami, i terremoti, i grattacieli, con gli OGM, coi vaccini e con le pesti virali inventate.

Guardarci indietro per trovare le nostre radici e le nostre motivazioni

Dobbiamo per forza guardarci indietro, alla ricerca della nostra anima, alla ricerca di noi stessi e delle nostre ragioni di essere al mondo, alla ricerca del motivo per cui siamo qui riuniti in questo simpatico ed accogliente locale di Bergamo.
E, guardandoci indietro, troviamo personaggi sorprendenti che dovrebbero riempirci di orgoglio e di responsabilità, e che invece vengono indecentemente ignorati.
È per questo che voglio inserire una piccola premessa storica e una commemorazione in onore di Giordano Bruno.
Tutto parte dagli insegnamenti di Pitagora e di Ippocrate

Tutto parte dai segni netti e dagli insegnamenti illuminanti tracciati da un autentico faro mondiale chiamato Pitagora, che appartiene all’Italia più ancora che alla sponda greca, e che l’Italia non conosce ancora per niente, all’infuori dei suoi famosi ma tutto sommato banali teoremi sul triangolo rettangolo.
Tutto parte da una frase scolpita sulla roccia, qualcosa come 2500 anni fa: La natura è sovrana medicatrice dei mali.
Una frase carica di significato, e coniata da un maestro del calibro di Ippocrate.

Seicento anni senza l’ombra di un medico

Gli antichi romani, spinti dalle loro forti motivazioni costruttive, avevano inteso senza troppi indugi dove stava la saggezza.
Avevano capito dove trarre ispirazione e dove cogliere gli insegnamenti adatti a procedere nella giusta direzione.
Distrazioni e fronzoli ce n’erano anche allora in grande abbondanza, ma la luce irradiata da Pitagora, e i precetti igienistici trasmessi da Ippocrate, non lasciavano spazio a fronzoli ed incertezze.
Marco Porcio, chiamato Catone il Censore (234-149 a.C), nel suo De Re Rustica, narra come Roma Imperiale visse sana non per 600 ore, giorni o mesi, ma per 600 anni di seguito, dal 750 al 150 a.C., senza nemmeno l’ombra di un medico, grazie al cavolo crudo, alle bietole, alla frutta e all’orzo abbrustolito.

Strutture di soccorso bellico, per disinfettare, fasciare e bendare

Esisteva già a quei tempi il pronto soccorso, o meglio gli ospedali di guerra, come quelli rilevati dai ruderi di Novesio, dove si praticava l’arte della disinfezione delle ferite, della fasciatura, del bendaggio e del cataplasma.
I legionari romani avevano estremo bisogno di queste strutture, date le tante battaglie che sostenevano in terra e in mare nell’espansione di una delle più straordinarie civiltà umane che la storia ricordi.

Anche Leonardo si accorse di avere gente valida alle sue spalle

E Leonardo da Vinci (1452-1519)?
Cosa mai fece Leonardo se non guardarsi indietro e scoprire che esisteva prima di lui gente come Pitagora da Crotone, come Parmenide da Elea o Velia, oggi Castellamare della Bruca, come Archimede da Siracusa, inventore della vite, del paranco e del differenziale, e come la Scuola Medica Salernitana (IX – XIII secolo), unica in Europa a insegnare medicina pitagorica ed ippocratica, sintetizzata nel Flos Medicinae Salerni, un libretto di precetti igienistici tuttora molto considerati in ambito medico?

Un’Italia all’avanguardia nella ricerca e nelle conoscenze relative al corpo umano

Se i medici italiani di oggi si guardassero indietro, troverebbero gente del calibro di Andrea Cesalpino (1519-1603), che insegnò la circolazione del sangue a William Harvey (1578-1657), o del calibro di Gaspare Aselli (1581-1626) e Marcello Malpighi (1628-1694), scopritori del sistema linfatico e del sistema renale.
E gli verrebbe probabilmente meno voglia di seguire le imposizioni sanitarie di oltre atlantico, come si trattasse di oro colato.

La grandezza di un filosofo ingiustamente dimenticato

Chi ci preme però ricordare con particolare affetto e commozione è Giordano Bruno da Nola (1548-1600). Anche perché se ne parla poco, facendo somma ingiustizia a un personaggio stratosferico.
Bruno è colui che libera l’uomo da una falsa concezione del divino.
Colui che dissipa e disgrega i fantasmi e le asinerie della religione.
Colui che distrugge la puerile visuale antropomorfica e geocentrica per cui Dio sta sulla Terra, ha sembianze necessariamente umane e sesso necessariamente maschile.
Colui che fa nascere una concezione del mondo che diventerà caratteristica peculiare della coscienza moderna.

Giordano Bruno alla base della cultura moderna, libera da dogmi, superstizioni e schiavitù ideologiche

Colui che porta a una liberazione dalle superstizioni, dai miti e dai tabù religiosi, non ignorandoli e schivandoli, ma affrontandoli, discutendoli e sgonfiandoli uno ad uno.
E porta anche a una liberazione dai servaggi e dai vassallaggi sul territorio politico.
Colui che, con una filosofia coraggiosa e spregiudicata, apre i sensi, contenta lo spirito e magnifica l’intelletto.
Colui che riesce a formulare tesi di tale significato e di tale portata speculativa da recare un contributo fondamentale non solo al progresso scientifico e tecnologico, ma pure alla formazione della cultura moderna in senso lato, più ancora di Leonardo, di Galileo e di Keplero.

Le scelte discriminanti di Bruno

Essere a favore o contro Pitagora ha sempre rappresentato un decisivo fattore discriminante.
Bruno non era soltanto un ammiratore sperticato di Pitagora (le cui opere venivano regolarmente bruciate dalla chiesa romana), ma anche di Platone (428-348 a.C), in antitesi ad Aristotele (384-322 a.C), di Epicuro (343-270 a.C), ideologo del piacere virtuoso e non solo edonistico, dello scomodo Dante (1265-1321) e del maledetto Paracelso (1493-1519), quello che scrisse Le cose più importanti le ho imparate dagli zingari, dai vagabondi, dai barbieri e dai boia, e non certo dalle facoltà di medicina.

La stupidità manifesta del materialismo

La visuale rivoluzionaria di Bruno è alla base degli studi di Keplero (1571-1630) di Galileo (1564-1642) e di Cartesio (1596-1650).
Keplero lo sa e lo confessa. Galileo e Cartesio lo sanno ma preferiscono non ammetterlo apertamente.
Keplero si lamenta per iscritto con Galilei, rammaricandosi che né lui né Galilei hanno fatto abbastanza per salvare Bruno dal patibolo.
Quello che la chiesa definiva l’empio e il bestemmiatore Bruno scriveva ad esempio: Credere che siamo solo mossi e toccati dagli aspetti visibili e materiali delle cose è stupidità manifesta.

L’orribile fine di un grande uomo

Il 25 dicembre 1599, Bruno dichiara all’Inquisizione di non volersi pentire, non avendo nulla di cui doversi pentire.
Il 17 febbraio 1600, freddo cane, viene condotto a Campo dei Fiori in Roma, spogliato nudo e legato a un palo con la lingua in giova (una morsa di legno che gli impedisce di parlare), ed è bruciato vivo davanti a gente che aggiunge gesti osceni ed insulti, scambiandolo per un vile assassino seriale.
Noi celebriamo qui idealmente un grandissimo uomo della nostra cultura, demolito a 52 anni da una atroce, imperdonabile e criminale condanna del Sant’Uffizio Vaticano.

È facile commettere crimini a norma di legge, in nome dell’autorità divina

E non scordiamo che, come Bruno, finirono tanti altri filosofi inquieti, come Giulio Cesare Vanini, orribilmente straziato ed arso vivo nel 1619 a Tolosa, dalle solite autorità religiose che usano il paravento di Dio e del Cristo, facendo rivoltare Gesù e i suoi discepoli nelle loro tombe in Terra Santa e altrove.

Chiediamo con forza una nuova Magna Charta Universale a 360 gradi

Detto questo, torniamo pure a noi. Qual è la nostra posizione odierna? Noi alziamo oggi la nostra voce e chiediamo nuove regole e nuove costituzioni, essendo estremamente offesi ed insoddisfatti delle regole esistenti che ci lasciano in totale balia di gente senza scrupoli.
Vogliamo e pretendiamo una nuova Magna Charta Universale del Terzo Millennio per una tutela a 360 gradi dell’uomo, degli animali tutti e della natura.
Una Magna Charta a difesa dei più piccoli, dei più deboli ed indifesi, dei più anziani, dei più vulnerabili.
Una Magna Charta a difesa di razze ed etnie, di piante e di semi, di aria e cielo, di acque e terre.
Ne va di mezzo la sopravvivenza serena e gioiosa nostra e dei nostri figli.

Dall’Inquisizione Clerico-Vaticana di ieri all’inquisizione Medico-Americana di oggi

Il nemico, o quantomeno l’oppositore, lo conosciamo fin troppo bene.
Si chiamava Inquisizione Cattolica ieri, si chiama oggi Inquisizione Medica, ovvero Codex Medicus-Alimentarius-Macellarius, e vi sguazzano dentro in diversi modi strutture, marchi, enti e persone modeste e grandi, minuscole e mastodontiche: Casa Bianca, CDC, FDA, Big Pharma, Rockefeller, Clinton, Gates, Soros, Monsanto, McDonald’s, Coca-Cola, Kraft, Ferrero, Illy, Redbull, Nestlè, Danone, Motta, Alemagna, Parmalat, Simmenthal, Star, Cremonini, Rigamonti, Eridania-Vaticano, Hatù-Vaticano, Agroalimentare Italiano, Ministero Sanità, Televisioni, Giornali, Gusto, Cotto e Vomitato, Jerry Scotti che mette troppo spesso la sua innegabile simpatia e popolarità al servizio del salmone e dell’affettato, anche all’infuori degli spot commerciali veri e propri.
Nessuno pretende che un presentatore popolare sia vegano o si dichiari vegano, ma che si astenga dal fare commenti partigiani, influenzanti e diseducativi tipo Che delizia la mortadella!, quello sì.

Non esistono guarigioni ma solo auto-guarigioni

Guarisci? Mi scrivono in tanti ultimamente, e mi fanno questa ridicola domanda.
Non curo e non guarisco. Non solo per l’impedimento legale che attribuisce all’Ordine Medico l’esclusiva e il monopolio legale di cure e guarigioni, ma perché in realtà nessuno al mondo, medico o non-medico, è in grado di effettuare guarigioni.
Chi dice ti ho curato e ti ho guarito è un fariseo, un ipocrita, un millantatore.
Non esistono guarigioni sul pianeta Terra, ma soltanto auto-guarigioni.
Nessun dubbio che i malati abbiano bisogno di attenzioni e di assistenza ma, se cercano guarigioni al di fuori di se stessi, troveranno solo illusioni, trappole e brogli.

L’imprendibile e il non-operabile sistema immunitario

Per nostra fortuna, il sistema immunitario non è un organo specifico, isolabile, inquadrabile in una determinata e circoscritta porzione del corpo, altrimenti sarebbe il primo nella lista delle parti da ablare, da rimuovere, da uccellare.
Parliamo di un sistema di sensori, ghiandole, linfonodi, centraline linfatiche bioelettriche, dotti, pozzetti, che coinvolgono il sistema epiteliale, il sistema sanguigno, il sistema linfatico, il sistema ghiandolare, il sistema neurovegetativo, sotto la regia dell’ipotalamo e l’ispirazione della cordicella d’argento o Silver Cord, ovvero dell’antenna spirituale che ci lega alle più complesse dimensioni extra-terrene.

Malattia e salute sono due facce della stessa medaglia

Malattia e salute non sono entità distinte e diverse, ma sono un unicum inseparabile.
Malattia e salute sono come sporcizia e pulizia. Malattia e salute siamo noi stessi, il nostro volto, la nostra cera, il nostro respiro, le nostre rughe, la nostra potenza o debolezza spirituale, le nostre espressioni scure ed imbronciate, o serene e sorridenti. Non esiste una salute amica ed una malattia nemica. Salute e malattia sono il medesimo camaleonte che cambia colore ma solo all’esterno.
Sono le due facce diverse della stessa medaglia, le oscillazioni della stessa altalena che, nel caso di malattia, è andata oltre il segno rosso di pericolo.

La formula della salute per il corpo e per l’anima

La formula della salute? Esiste. Conosci te stesso e vivi in linea armonica e non conflittuale col tuo corpo, la tua psiche e la tua anima.
Anima? Che cavolo c’entra l’anima. Noi siamo scienziati del corpo! Dicono i medici.
Se tiriamo fuori questi argomenti, meglio cambiare mestiere e tornare a fare gli esorcisti, gli speziali e i sacerdoti. Con quale spirito potremmo mai fare le nostre sperimentazioni, le nostre ricerche e le nostre vivisezioni, i nostri disinvolti trapianti e i nostri esperimenti con le cellule staminali?

L’Italia di San Francesco, di Sant’Antonioo e di fra’ Gerolamo Savonarola

Questo tipo di medicina pseudo-scientifica, arrogante e materialistica, non si rende conto che l’Italia, prima ancora che paese di cerusichi e di patologi, è paese di poeti, di filosofi, di igienisti, di saggi, e anche di grandi santi di cui ci sentiamo orgogliosi, primi fra tutti San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova, gente che trattava gli animali come fratelli, e non come carne da macello e da esperimento, ma anche fra’ Girolamo Savonarola (1452-1498), vegano ed animalista, impiccato ed arso vivo a Firenze, grazie alla solita esemplare tolleranza del clero cristiano.

È la saturazione tossica che porta alle malattie autoimmuni e alle ipersensibilità

La medicina conia nuove malattie a getto continuo e applica poi l’etichetta di malattia idiopatica, genetica, lantanica, criptogenetica, autoimmune, inguaribile, a una marea di patologie, tipo la sclerosi multipla, la SLA, la MCS o sensibilità chimica multipla, il lupus, l’Alzheimer e il Parkinson.
In realtà, più che di malattie, trattasi di saturazioni tossiche, di corpi che hanno raggiunto il massimo intasamento-veleni possibile. Come si fa a preoccuparsi tanto di una sensibilità al nickel e agli odori pur antipatici ed offensivi del detersivo, nella MCS, quando si fumano disinvoltamente sigarette che rappresentano un autentico Chernobyl atomico per l’organismo, e quando si iniettano nel corpo vaccini carichi di alluminio, di mercurio e di formaldeide?

Patologie iatrogene che nessuno si azzarda a chamare malattie medico-causate

Come dice Lezaeta, esistono due categorie di infermi inguaribili: gli infermi dalla nascita e gli infermi intossicati da farmaci e vaccini, o mutilati nei loro organi nobili, vittime del radium, dei raggi-X, ovvero delle malattie iatrogene, che nessuno si azzarda a chiamare col loro vero e comprensibile nome di malattie medico-causate.

Escludendo le gravi mutilazioni, tutte le malattie sono guaribili, o meglio autoguaribili

Le leggi della natura parlano tutte a favore dell’autoguaribilità:

1) Il corpo non va mai contro se stesso.
2) Il corpo auto-guarisce, finchè c’è vitalità e un sistema immunitario reattivo.
3) Il corpo è sempre unità integrale e indivisibile, e mai somma di organi separati.

Guarire significa essenzialmente fluidificare il sangue e detossificare il Total Body Water

Il segreto della guarigione sta nella detossificazione del liquido complesso ed abbondante che ci portiamo addosso:

1) Il sangue: 4-5 litri di liquido denso chiamato plasma, nel quale galleggiano globuli rossi (4-5 milioni per mmc), globuli bianchi (6-8000 per mmc) e piastrine (200-400 mila per mmc).
2) La linfa: 12-13 litri di sostanza più fluida, di acqua organicata, di liquido interstiziale che imbeve cellule e tessuti, scorrendo nei vasi linfatici, ossia in canali di diverso calibro che raccolgono la linfa e la convogliano nel sistema sanguigno.
La linfa è alleato e fattorino del sangue. Il sangue si avvale della linfa per assicurare la vita ai suoi trilioni di cellule. Il sistema linfatico è mezzo di trasporto e di comunicazione del materiale nutritizio e degli scarti. È una complessa rete di ghiandole, nodi, vasi, dotti, pieni di liquido prezioso che bagna costantemente le nostre cellule.
3) L’acqua totale corporea (TBW o Total Body Water): 42-43 litri che comprendono 16-17 litri di fluidi
extracellulari (il plasma e i fluidi interstiziali), e 25-26 litri di fluidi intracellulari.

La malattia-sintomo è un eccesso tossico del sangue, oltre che una disbiosi intestinale

La malattia, sia essa scaturita da avvelenamenti alimentari, o da fattori traumatico-emozionali, è sempre una sola, anche se può assumere 1000 facce e 1000 maschere diverse.
Nei suoi aspetti visibili e toccabili è solo un sintomo che si sente (febbre, dolore, sovrappeso, debolezza, ipertensione, tumore). Sintomi che non sono diavoli o spiriti vendicatori venuti da lontano, né tantomeno virus e batteri mostruosi. La malattia-sintomo è il risultato di uno squilibrio tossico del sangue e di uno squilibrio termico-batterico-funzionale del sistema gastrointestinale, con precise cause originanti a monte.

Una medicina sintomatica e curomane

La medicina moderna è basilarmente una medicina sintomatica e curomane.
Una medicina che punta tutto sul sintomo a valle e sulla classificazione di 20 mila e oltre diverse malattie, tutte trattabili con specifiche sostanze chiamate farmaci.
Farmakon in greco significa letteralmente veleno.

Velenie, velenologia, e prescrittori di veleni

Se le farmacie si chiamassero velenie, se i medici si definissero prescrittori di veleni e la medicina velenologia, prenderemmo tutti adeguate misure, distanze e precauzioni.
Le cause a monte? Ci possono anche essere, ma perché darsene troppa pena? Sbuffano i medici. Individuarle è macchinoso, costoso, complicato, incerto. Potevano farlo a volte i medici condotti dei tempi andati, dotati di bonarietà, di umorismo, di pazienza e di tempo da perdere.

A seminar patate o a ristudiare seriamente Ippocrate

Ed ecco che arriviamo al nocciolo della questione.
Allo scontro frontale tra medicina e igienismo ippocratico.
La natura è sovrana medicatrice dei mali, dice la sentenza scolpita e non modificabile.
La natura, non il medico, non il farmaco, non il bisturi, non il trapianto, persino non il naturopata.
Ma, se ha ragione l’igienismo e se tiriamo via il farmaco, il 90% dei medici se ne va a seminare patate, attività ottima, revitalizzante e socialmente preziosa, oppure va a riciclarsi e a ristudiare seriamente Ippocrate.

Ripristiniamo i fasti e la salute dell’Antica Roma, o almeno seguiamone le tracce

L’attuale regime terroristico-sanitario, signori miei, deve abdicare per logica, per sensibilità etica ed estetica, per necessità e per legge, questo è poco ma sicuro. Solo a quel punto l’Italia diventerà come Roma Imperiale, imperniata sul cavolo, le bietole, le rape, i cereali, la frutta e la salute. Imperniata sui kaki raccolti e conservati, e non più lasciati a marcire sugli alberi.
Imperniata sull’uva non più vinificata, ma consumata e seccata a vantaggio delle genti affamate, a parte un decimo da riservarsi a centellinatori enologici e non più a beoni o ad avvinazzati seriali.
Imperniata su campagne trapuntate di alberi, cespugli e coltivazioni multicolori degne da giardino dell’Eden, e non più su sataniche ed infernali valli di lacrime chiamate monocoltivazioni OGM, iper-fertilizzate ed iper-diserbantizzate.

La scandalosa situazione alimentare della civilissima stazione di Bologna

Una nuova Italia basata su stazioni ferroviarie dotate di reparti frutta e di panini integrali vegani alla lattuga, al pomodoro secco, alla crema di olive, alla melanzana e ai pinoli, e non più su orrende piadine bianche gocciolanti sangue, urina, caseina e puzza di maiale sgozzato, unica ed esclusiva risorsa offerta oggi ai viaggiatori increduli ed affamati a Bologna, capitale italiana dei casari e degli accoppa-bestiame più invadenti e cinici del paese, assieme a Parma, Modena e Reggio.
Come si fa a presentarsi al mondo dei turisti con vetrine espositive dall’asfissiante puzzo di putrescina, cariche di cadaveri cimiteriali quanto e di più di una filiale della macelleria?

Treni e stazioni privi di libere toelette aperte, accoglienti e funzionali

Un’Italia basata su treni dotati di toelette funzionanti come in ogni paese civile del mondo, e non più su vagoni con toelette chiuse, non funzionanti, o addirittura sigillate per sempre in flagrante offesa ai disegni del costruttore e alle disposizioni legislative sul comfort e la salute pubblica.
Basate su stazioni dotate obbligatoriamente di toelette pulite e gratuite, e non più su toelette pubbliche scomparse o tramutate in presidi inaccessibili, se non con 80 centesimi di Euro in contanti, come nelle scandalose Roma, Verona e Milano, oltre che in molte altre stazioni ferroviarie d’Italia.

Mettiamo qualche ministro e qualche dirigente in prigione per qualche giorno, con prosciutto e cadaverina a colazione, pranzo e cena, e in celle prive di servizi igienici

Chi sono i ministri, i sottosegretari e i direttori delle FFSS che permettono queste sconcezze?
Chi sono i responsabili generali delle singole stazioni incriminate? Fuori i nomi e si aprano le giuste prigioni, dopo regolari processi non in diretta ma in direttissima. Almeno per qualche settimana, con dieta a base di mortadella, pancetta, pane bianco imbevuto di sangue e provolone, e con celle prive di servizi igienici, come farebbe Dante Alighieri con la sua legge del contrappasso.

La demenza medicale di voler curare il sintomo

Deve essere curata la malattia? Può mai essere curata?
Il metodo medico di concepire, leggere e interpretare la malattia è sballato, infantile, addirittura demenziale. Curare il sintomo è perniciosa superstizione, e rubo l’espressione al grande Alec Burton, presidente dell’Associazione Internazionale dei Medici Igienisti, nonchè titolare della famosa clinica Arcadia nei dintorni di Sydney.

Perché mai sballata, infantile e demenziale?

1) Perché il medico pensa alla malattia come a una entità esterna, nemica, illogica, e non certo a un meccanismo, a un processo biologico naturale di espulsione tossine.
2) Perché il medico pensa che ogni malattia sia diversa dall’altra, per cui ama ritrovarsi non di fronte a un singolo nemico, ma davanti a un esercito di nemici da affrontare con mitraglie e bazooka.
3) Perché manca al medico il concetto igienistico della tossiemia, della goccia di veleno in più, quella che fa traboccare il vaso e scatenare il sintomo.
4) Perché il concetto di cura medica è raramente collegato al concetto di causa, per cui si va dritti allo sradicamento della spia rossa, del sintomo a valle, lasciando inalterate le condizioni a monte.
5) Perché curare il sintomo non è sinonimo di ripristino salute, visto che le cause vere di malattia, alimentari, tossiche, comportamentali, emozionali, sono rimaste intatte al loro posto.
6) Perché le sostanze usate non sono naturali ma vengono pescate tra i peggiori veleni che ostacolano ed usurpano i processi naturali dell’organismo.

L’igienismo e la cura della non cura

Per tutti questi motivi, l’igienismo predica la cura della non-cura e della non interferenza, che non significa affatto disinteresse e trascuratezza nei riguardi degli ammalati, ma soltanto intoccabilità del sintomo, e tolleranza al massimo di qualche innocuo e coadiuvante placebo, tipo un cataplasma per disinfiammare temporaneamente una parte dolorante, oppure un tessuto inumidito per lenire temporaneamente un picco intenso di febbre.

Tre tipi di avvelenamento da esorcizzare

La gente comincia a capire. Mi chiede come guarire liberandosi dalla schiavitù del farmakon.
Esistono tre tipi di avvelenamento. Quello antico, quello presente e quello futuro o intenzionale.
La prima cosa da fare è chiudere il rubinetto veleni, quello attuale (troncando ogni abitudine perversa) e quello intenzionale (decidendo di cambiare mentalità una volta per sempre).
Poi serve mandar fuori i vecchi depositi tossici, in forma di muchi induriti, acque stagnanti, calcoli, speroni, micro-stalattiti, depositi urici, depositi minerali, nicotine, caffeine, theine, cadaverine.

Capire il meccanismo intossicativo-eliminativo ed eliminare il farmakon

E il farmakon? Quello va eliminato e non se ne parla più.
Non si muore? Non si muore ma al contrario si riprende a vivere.
Importante però capire il gioco giornaliero intossicazione-disintossicazione, per cui il corpo ha bisogno di periodiche crisi eliminative per non finire in guai peggiori.
Il mito della vita senza febbri e senza crisi influenzali è pura illusione, se uno non riga davvero dritto.
Il ricorso a cosiddette prevenzioni a base di vaccini, per esorcizzare i mostri virali delle influenze, è autentica dabbenaggine sanitaria, se non cinica corruzione in favore dei generosi e danarosi produttori di farmaci. Batteri e virus, in ogni caso, sono compresenti nelle malattie, senza esserne la causa.

Eliminati i veleni, occorre ripristinare la vitalità

Eliminati i veleni, restano 3 cose importanti da fare per completare il quadro di recupero.
Tre cose tutte incentrate sulla rivitalizzazione del sistema normalizzato.
Trattasi della respirazione vitale, lunga e ritmata, dell’alimentazione vitale, cruda o tendenzialmente cruda, e del pensiero vitale, positivo, generoso, aperto ed altruista.

La spirometria ci invita a rivoluzionare il nostro respiro

La spirometria misura, mediante lo spirometro, la capacità vitale toracico-respiratoria, che altro non è se non la capacità vitale-media di un individuo sano. Si parla di 4 litri di aria, ma poca gente riesce a superare questo test semplice e fondamentale. Il che è cosa gravissima.
Ecco allora la necessità estrema di rivoluzionare il proprio sistema respiratorio.
È la respirazione vitale che detta il ritmo cardiaco al cuore e al sangue, mentre è il movimento fisico a smuovere i 16-17 litri di liquidi extracellulari, e i 25-26 litri di liquidi intracellulari.

Respirare, appassionarsi e fremere

Respirare tanto e respirare bene, dunque.
Aiutare la respirazione camminando, correndo, pedalando, muovendosi, appassionandosi, non vivendo da mummie o da belle statuine. Anche lavorando, studiando, impegnandosi, facendosi venire il batticuore, facendo l’amore, come ha raccomandato di recente il ministro della sanità brasiliano all’intera popolazione carioca, ma anche non facendolo e convogliando però le energie nei giusti canali della sublimazione, trasformando la forza sessuale in forza costruttiva e in potenza spirituale, aggiungiamo noi per spirito di rispetto verso chi ama la purezza e la castità, valori sempre validi e sempre praticabili.

Cibi vitali, cioè privi di leucocitosi e carichi di vibrazioni radianti

Per l’alimentazione vitale servono cibi vivi e carichi di enzimi, non cibi funerei, mortiferi, secchi, sintetici, devitalizzati, acidificanti, cotti o pastorizzati.
Servono cibi che mantengano l’intestino temperato e funzionante, non surriscaldato, non infiammato e non ulcerato. Cibi cioè che non scatenino le famose leucocitosi digestive studiate da Paul Kouchakoff.
Servono cibi che siano carichi di micronutrienti attivi, di fitonutrienti, di colori e fibre, di acquosità naturale, di potere alcalinizzante, di qualità vibrazionali.
Servono alimenti con radiazioni medie non inferiori ai 6500 Angstrom, come quelle emesse da un corpo umano sano e vitale.

Le importantissime dimostrazioni strumentali dell’Ingegner Simoneton

L’ingegnere francese Andrè Simoneton, 20 anni di ricerche con tanto di contatori Geiger, camera ionizzante di Wilson e biometro di Bovis graduato in Angstrom da zero a 10 mila, ha dimostrato il potere radiante-vibrazionale dei vari cibi, classificandoli in alimenti superiori, ovvero sopra i 6500 Angstrom e con colori tendenti all’arancione, al rosso e all’infrarosso (come le verdure crude e soprattutto la frutta al naturale), in alimenti di appoggio, 3000-6500 Angstrom e colori gialli, verde, blu e violetto (come le patate cotte con la buccia, e i cereali integrali non stracotti, tutti vicini ai 6000-6500, grazie all’alto contenuto in amido naturale resistente al calore non prolungato), in alimenti inferiori, sotto i 3000 Angstrom e colore ultravioletto, grigio e raggi X (carni, salumi, latticini, caffè, the, cioccolato, marmellate, pane bianco e farinacei bianchi), e in alimenti morti con zero vibrazioni (prodotti di pasticceria, conserve, alcol, liquori).

Tutto porta alla frutta e alla verdura cruda

Tutto alla fine porta alla frutta e alla verdura cruda, alle mandorle e alle noci, alle patate, alle zucche, ai cavolfiori, ai cavolini di Bruxelles e ai cereali.
Il ph alcalino e fruttariano del sangue umano, la rilevante scarsità di acido cloridrico nel sistema gastrico umano, l’assoluta assenza di enzima uricasi nei liquidi umani, e conseguente incapacità di disgregare ed espellere l‘acido urico delle carni (28 grammi per ogni kg di carne), la struttura oblunga, complessa, spugnosa e rugosa dell’intestino umano (contrapposta a quella corta, tozza e liscia degli animali onnivori), il sistema immunitario umano, reattivo, ribelle ed insofferente alle proteine animali, sono tutti fattori che conducono inequivocabilmente nella medesima direzione, che è la direzione pacifica del pomo acidognolo e dolce, delizioso e colorato, succoso e profumato.
La direzione dei frutti vitali che pendono dai rami come tanti ricettacoli di energia solare confezionati appositamente da madre natura per deliziare e sfamare la razza umana.

I pensieri vitali a coronamento di respirazione e alimentazione

Anche i pensieri devono essere vitali, questo è scontato ed ovvio.
I pensieri non possono produrre indifferenza, cattiveria, egoismo, cinismo, crudeltà mentale.
Dobbiamo allora nutrirci di una cultura adeguata in grado di produrre pensieri costruttivi, pensieri che ci aiutino a schiodare le porte del cuore, della mente e dell’anima, troppo spesso incollate, bloccate, sigillate e ricoperte da strati di polvere e da tele di ragno.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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