CONOSCI TE STESSO

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Il problema di essere convincenti nella scrittura e nella parola

L’arte dello scrivere, ed anche quella del parlare, sono molto importanti se vuoi essere capito.
Occorre esprimersi con efficacia persuasiva se vuoi che la controparte accetti le tue posizioni e le condivida in tutto o in parte, oppure le contesti su basi precise e argomentabili.
Nata nel V secolo AC in Sicilia, la retorica o l’oratoria, cioè l’arte del dire, fu poi diffusa in Grecia per opera dei sofisti.
Fu disciplina fondamentale nelle scuole dell’antichità classica.
Spesso si parla di retorica in senso spregiativo, quando da arte si trasforma in artificio e trucco del dire, ovvero in sofisma ed invenzione, in ragionamento fallace, in argomentazione logica solo in apparenza.
Il sofista, in questi casi, è un ragionatore che per mezzo di artifizi travia la realtà, e ti fa vedere e credere una cosa per un’altra.
Per fare un bel discorso in pubblico serve l’oratoria, la retorica, l’eloquenza, anche la capacità di tenere in suspence chi ti ascolta, di tenere in mano il pubblico proprio come fanno gli ipnotizzatori e i prestigiatori.
Serve per questo scuola, abitudine, esperienza.
Serve saper recitare, usando i trucchi del mestiere.
Serve essere fini dicitori, consumati attori, predicatori professionali o avvocati del foro, atleti capaci di controllare il proprio respiro e di canalizzare al meglio l’adrenalina.
Già è difficile convincere una persona. Più problematico ancora convincerne 2 o 3 nel contempo.
Figurarsi se ne devi persuadere 100 o 200 in un colpo. Le platee vanno bene per l’atto teatrale o per la musica, al massimo per una buona barzelletta.

Un oratore e un avvocato non si improvvisano facilmente

A me mancano francamente tutte le qualità ora accennate.
Nelle domande e risposte me la saprò cavare. Ma, per un discorso introduttivo, mi vedrò costretto a leggere su un mediocre foglio.
In vista delle conferenze prossime di Roma e Foligno, ho cercato aiuto in uno dei tanti manuali americani
fai-da-te, dove ti viene raccomandato di non guardare il gruppo nell’assieme, ma di focalizzare le attenzioni su una persona del pubblico, come se parlassi a tu per tu solo con lei, e poi di trovare un altro paio di persone alla destra e alla sinistra della prima, su cui spostare ritmicamente gli occhi.
Ma, nel nostro caso contiamo più sul contenuto.
Se manca un po’ la parola e l’artifizio, per fortuna non mancano l’argomento, il principio, il fatto, la verità.
Come diceva Bonaparte, Attieniti ai buoni principi, tutto il resto sono solo dettagli di poco conto.

Roma e Foligno in rapporto al Friuli

Roma e Foligno, ti pare poco? La città eterna, zona di storia e di papi, di cesari e di imperatori, di neroni e ciceroni, di romoli e remi, di patrizi e plebei, di lupe e di sabine. E l’Umbria, a ridosso del Colosseo e degli Uffizi, piena di spiritualità e di santi.
In pratica siamo in zona calda, non ai margini ma al centro del centro, ovvero nel fulcro della storia, della religione e della civiltà umana.
Terra di saggi e di poeti, di artisti e di papi, ma anche di filosofi.
Che ci viene a fare da queste parti, uno che proviene dalla grezza e fredda terra di confine chiamata Friuli, anche se impregnato di una immersione trentennale in Asia e negli altri continenti?
Quali testimonianze e quali valori può mai portare da una zona marginale e confinaria, tormentata storicamente da invasioni turche, da sanguinosi scontri tra le signorie dei castelli, da Caporetti e battaglie su Isonzo e Piave, da stragi partigiane (Porzùs) e foibe titine, da macellerie e vigneti, da diffidenti e bestemmiatori, da purcitars saurisini e sandanielesi, da università ed ospedali all’avanguardia nelle operazioni e nei trapianti più spettacolari?

Che tipo di messaggio culturale può portare un non-santo e un non-medico a gente di prima scelta?

Che tipo di messaggio culturale può apportare un udinese non-santo e non-medico, più conosciuto a Singapore e Hongkong che nella sua stessa città, in campo etico ed in campo salutistico-naturale?
D’accordo, ogni terra e ogni regione ha il buono e il cattivo, ha le cose mediocri e quelle eccellenti.
Non è forse che dal deserto culturale-artistico friulano, dal letamaio insanguinato di una terra dalle leggendarie falde acquifere ormai intristite dal sangue e dalla atrazina, spuntino a volte dei bucaneve e delle violette più profumate che altrove, e magari qualche pensatore interessante e sui generis?
L’avara ma affascinante terra friulana non ha dato degli Alighieri e dei Da Vinci nella poesia e nell’arte, o dei Ferrari in campo ingegneristico, ma ha pur prodotto elementi come Pasolini, Sgorlon e Corona, o come D’Aronco e Piano nell’architettura, o come Danieli nell’industria.
Il retroterra culturale del Friuli non è poi così squinternato. Non ci sono solo dei grandi e indefessi lavoratori che vanno a fare pezzi di Transiberiana o a costruire grattacieli a New York.
Non sto dicendo che quel bucaneve potrei essere io. Sarebbe vanitoso, superbo e presuntuoso il solo immaginarlo.

Sto solo cercando di giustificare a voi e a me stesso la mia presenza

Sto solo cercando di rendermi credibile, di trovare una buona ragione per giustificare in qualche modo la mia strana presenza qui, di fronte a gente che si trova alle porte di Roma e Firenze, alle porte della Magnagrecia di un tempo non troppo remoto, abituata a San Francesco e Padre Pio, a Dante e Petrarca, ma anche a Pitagora e Parmenide.
Mettiamo subito in chiaro una cosa importante.
Sono qui a portarvi una modesta testimonianza personale e privata, senza rappresentare niente e nessuno se non me stesso.
Non sono qui a insegnarvi qualcosa di prezioso che io ho e che voi non avete.
Anche quella sarebbe presunzione o follia.
Al massimo, sono qui da psicologo, a farvi credere in voi stessi, a farvi prendere coscienza di chi siete e di quanto valete, nel caso ve ne foste dimenticati.

Sono qui a farvi sapere con maggiore convinzione quello che già sapete, quello che già possedete, quello che già intuite e sospettate meglio di me, ma che probabilmente avete accantonato e sterilizzato da qualche parte, in un’area periferica del cuore e del cervello.
Se riesco a fare questa semplice operazione, andrò via da Roma e da Foligno contento e sollevato, come uno che ha portato a termine in modo egregio la sua piccola missione personale, come uno che ha svolto a puntino l’incarico conferitogli dalla Associazione Vegetariana Animalista di Roma.

Il vostro manifesto mi ha commosso, non esagero, fino alle lacrime

Ci si può emozionare di fronte a una semplice scritta che porta i dati di un appuntamento?
Ebbene sì. Faccio pure i complimenti al tecnico grafico della UNA (Uomo-Natura-Animali) che lo ha pensato e realizzato così toccante, sia per l’immagine vivida e chiara dell’animale raffigurato sullo sfondo, che per la domanda, angosciante per esso e cinico-farabutta per chi la pone, piazzata sulla sua fronte.
Quel vitellino, quel manzetto che ti guarda fisso, serio e severo, pare già scandalizzarsi per quel dubbio scandaloso È giusto mangiarmi? È sano mangiarmi?
È una immagine che mi fa venire i brividi quasi come mi trovassi in una macelleria.
Anche perché ne ho visti troppi di ragazzini veri a quattro zampe, dallo sguardo indagatore e intenso come quello, finire nel peggiore dei modi.
Il suo sguardo profondo, accusatore, sembra quasi aggiungere Perché mi hai nascosto e ucciso il papà?
Perché mi hai staccato dalla mamma?
Che male ti ho fatto per togliermi le sue leccate, il suo grande affetto e il suo latte?
Perché mi hai messo al collo un cartellino con la data della mia prossima esecuzione?
Il tema dell’incontro folignese è infatti auto-esplicativo:
Esseri viventi e senzienti. È giusto mangiarli? È sano mangiarli?
Per Roma, l’incontro ha per titolo La farsa delle diete alimentari, che poi alla fine è la stessa cosa.

La prima domanda che viene in testa a questo punto è Dove sta mai la verità?

Dal momento che esistono diverse ideologie nella cultura e sul mercato, si pone il problema di capire chi dà la risposta giusta e chi sta invece barando atrocemente.
E poi dove stanno le scuole giuste, dove sta il sigillo universitario che ti dà la garanzia della risposta univoca, chiara, perfetta, priva di crepe e contraddizioni, libera da parzialità e da pregiudizi, ripulita da
inquinamenti fideistici.
Dove sta mai quella soluzione che ti soddisfa al cento percento, che ti fa stare bene e procedere per la strada giusta senza guardarti indietro, senza farti distrarre a destra e a manca, senza causarti perturbazioni e dubbi attraverso messaggi capziosi e truffaldini, senza insinuarti sospetti di carenze mineral-vitaminiche da B12 e Ferro-eme, di insufficienze proteiche e polifenoliche.
Dove sta mai quella risposta e quel manuale etico, che ti rassicura di essere un uomo con la coscienza a posto di fronte non solo alle leggi umane, ma anche di fronte alle leggi più ancora fondamentali di quel vero creatore, tuttora sconosciuto alle chiese e alle moschee, che ha impiantato la nostra baracca planetaria?
Dov’è la filosofia giusta e coerente che ti fa stare bene fisicamente ed in totale armonia con la creazione?

La seconda domanda, connessa alla prima, è A chi credere in particolare?

Credere forse alla masnada che risponde alle sigle B12-Omega3-FerroEme-ProteineNobili-AminoacidiEssenziali, ovvero alla Sanità Internazionale composta da CDC-FDA-WHO-OMS-NDC, collusa intimamente con Kraft-Danone-Nestlé-DutchLady-Parmalat-Parmigiano-Plasmon-Manzotin-Star-ViniDoc-Heineken-CaffeIlly-CocaCola-McDonald’s-KentuckyFriedChicken?
Credere forse alle tre maggiori religioni, ovvero al Giudaismo (Bibbia, Vecchio Testamento), al Cristianesimo-Cattolicesimo dei Vangeli, all’Islamismo del Corano?
Credere forse agli allevatori, ai macellai e ai casari grandi e piccoli del mondo intero?
Credere forse ai mestatori dell’Aids Clinton, Soros e Bill Gates?
Credere forse, sui nostri temi, al ministro Luca Zaia, alla coppia Berlusconi-Fini o peggio ancora al trio Mortadella-D’Alema-Veltroni?
Credere forse alle risposte inquadrate, ammuffite, laconiche, parziali ed obsolete dei testi scolastici e delle dispense universitarie?
Credere forse ai nutrizionisti e ai cuochi di regime immortalati tutti i giorni da rubriche stile La Prova del Cuoco, Uno Mattina e Gusto?
Dove sono finiti i libri veri? Dove stanno i Papiri giusti? Dove sta la cultura credibile, libera e indipendente dagli inquinamenti religiosi, politici e commerciali? Dove stanno le preziose testimonianze dei saggi del passato?

La bibliopirosi, ovvero la sopraffazione del sacro sul profano, del sacerdotale sul laico.
Chiese e moschee nemiche storiche della cultura, del ragionamento, del progresso, della civiltà.

La sopraffazione del sacro sul profano, del sacerdotale sul laico, la brutale eliminazione fisica-sociale-culturale dell’avversario e dell’infedele, è durata per due millenni almeno, e ha prodotto milioni di vittime.
Si sono bruciate persone, donne e uomini, da Giovanna D’Arco a Girolamo Savonarola, ma i roghi delle biblioteche non sono stati meno gravi e delinquenziali.
San Paolo mandò a fuoco tutti i libri della famosa biblioteca di Efeso (città sul Mar Egeo, dove si coltivava il culto di Artemide, dea cacciatrice, che correva con seguito di ninfe per le selve).
E il codice di Giustiniano prescriveva che tutti i testi eretici finissero tra le fiamme (Ipsa flamis combusta deperant), mentre una sentenza della Inquisizione imponeva che tutti i volumi sequestrati venissero bruciati di fronte alla scalinata di Piazza San Pietro, nel medesimo esatto punto in cui il grande filosofo Giordano Bruno fu bruciato vivo l’8 febbraio 1600.
Persino nella periferica Udine, il 13 dicembre 1648, vennero bruciati al suono festoso delle trombe 400 tomi proibiti, mentre 13 anni dopo, a Pordenone, finì al rogo, assieme ai libri che teneva in casa, il malcapitato mugnaio Domenico Scandella detto Menocchio.
La bibliopirosi è la tipica piaga delle religioni e delle tirannidi nemiche della cultura, del ragionamento, del progresso, della scienza e della civiltà.
Il record mondiale appartiene comunque al Califfo Omar e all’Emiro Al-As i quali, il 22 dicembre del 640, dopo aver conquistato la città di Alessandria, distrussero la bazzecola di 600 mila tomi in un sol colpo. Appartenevano alla famosa biblioteca dei Tolomei, e finirono in cenere 10 mila anni di storia umana, le nostre stesse radici.
Lo storico Eutichio scrive che tali opere valevano più di tutte le Piramidi, il Partenone e il Colossseo messi assieme. Quella stessa biblioteca aveva subito perdite di 40 mila volumi nel 48 AC, e di altri 100 mila volumi nel 391 per opera del patriarca cristiano Teofilo.

Non citiamo qui le valanghe di libri distrutte dai vari dittatori comunisti, da Stalin a Tito, da Mao a Pol Pot, e dal nazista Hitler, ma in questi casi i danni non furono altrettanto irreparabili.

Ci hanno cancellato il passato e ci hanno distrutto Pitagora

Ci hanno massacrato i templi dove stava scritto Conosci Te Stesso.
Ci hanno tolto le vestigia e i documenti della vera civiltà greco-romana, basata sul sano paganesimo, sulla buona educazione naturalistica, sugli Dei dell’Olimpo.
Ci hanno bruciato più volte la biblioteca di Alessandria.
Ci hanno distrutto uno ad uno tutti i volumi di Talete e di Pitagora.
Ci hanno buttato nella spazzatura gran parte delle opere di Platone, Socrate ed Aristotele.
E tutto questo per darci in pasto ai giudei, agli ebrei, ai cristiani, ai cattolici, ai protestanti e agli islamici.
L’informazione oggi è perfetta e diffusa, non manca in nessun angolo.
Non c’è albergo decente al mondo che non abbia nei cassetti accanto al letto una Sacra Bibbia o un Sacro Corano, volumi che giustamente non legge nessuno.
Tutti soldi buttati via.
Perchè i padroni del pensiero e della cultura di oggi, possono pure permettersi lo scempio di sprecare preziosa carta, in libri carichi di crimini, di delinquenze, di assassinii e di stragi, istigate da un Dio sanguinario contro altri uomini, contro tutti gli animali e contro la stessa natura.
Libri paradossalmente definiti sacri ed ispirati ad amore divino.

Sono qui per dare delle risposte sicure ed univoche, per fare chiarezza, per fissare nuovi standard

Non sono un estremista, non predico la rivoluzione esterna. Predico semmai quella interiore.
So di possedere idee chiare e precise. So di poter dare delle risposte documentate e credibili.
Non le posseggo in una saccoccia magica o in libri segreti, ma stanno tutte dentro di me, e sono in sintonia con le vostre, a patto che vi liberiate della spazzatura che vi è stata messa nel cranio da chi non ha interesse a farvi ragionare, a farvi pensare, a farvi scegliere.
La verità sta scritta nel corpo umano, nelle sue fattezze, nella sua composizione chimico-biologica.
Il nostro organismo è il vero laboratorio, l’unico centro ricerche e centro verifiche a disposizione diretta di ognuno di noi.
Sono qui per fare chiarezza.
Sono qui per fissare, in sintonia ed armonia con voi, nuovi standard etici e salutistici.
Le mie risposte potrebbero essere incerte e tentennanti sui dettagli periferici e marginali, sui millimetri e i centilitri, sui microgrammi e i picogrammi ma, sui problemi centrali e sui principi fondamentali, sono lapidarie ed incise sulla pietra.
Non cerco con ossessione l’equidistanza scientifica, come fa il chimico Nico Valerio, tormentato in continuazione da mille sperimentatori che trovano ogni altro giorno una nuovo supposto pezzo decisivo di mosaico.
Nella ricerca della verità guardo prima dentro di me e nel nostro grande passato con cui tengo religiosi legami, e poi fuori di me, non viceversa.
La mia risposta è la risposta della scienza depurata dal fattore fideistico-religioso, ripulita dal condizionamento economico-politico-sociale.
La mia risposta è tutt’altro che originale, essendo essa proprio quel pagano e laico e pre-biblico Conosci Te Stesso.

Un rapporto fraterno e due poli della stessa anima

Il qui presente Gran Maestro Franco Libero Manco, presidente dell’AVA, è per me come un fratello.
Ci siamo incontrati tardi nella nostra vita (meglio tardi che mai) e ci vediamo pure poco, purtroppo.
Ma abbiamo un sentire che ci accomuna in tutto e per tutto.
Fuorché sul sesso, che per lui deve essere serio, casto, puro e fedele, mentre per me è più leggero, scherzoso, ridanciano, disinvolto, al limite persino peccaminoso. Lui è per il trionfo dell’amore di coppia.
Ma è giusto che sia così. Siamo due poli della stessa anima.
Lui il sesso casto e mistico ed io il sesso erotico, spiritoso e divertente. Lui la pace dei sensi io l’attrazione per la carne viva che va a bilanciare la repulsione per quella morta. Lui per State tutti bravi in famiglia ed io Fate l’amore e non la guerra, in famiglia ma anche fuori se serve. Anche perché, in ogni caso, il casuale tradimento sessuale del consorte è assai meno grave e meno atroce del tradire la creatura che ci guarda.
Entrambi siamo però d’accordo sulla canalizzazione della forza sessuale verso obiettivi individualmente e socialmente costruttivi, sulla sublimazione ottimale dell’istinto, nella misura del possibile.
Così all’interno dell’AVA ci sarà più vivacità e più dibattito interno.
Vuol dire che l’AVA avrà un’anima casta e spirituale da una parte e un’anima frizzante ed erotica dall’altra.
Vi figurate se la pensassimo entrambi allo stesso modo? Finiremmo probabilmente nel più noioso proibizionismo sessuale, oppure all’opposto nella morsa della dissolutezza e della pornografia.
In realtà abbiamo entrambi ottimi principi, sana tolleranza e buon self-control.
E poi non abbiamo più vent’anni, per cui siamo entrambi cani che abbaiano mordendo poco.

Nessuna dicotomia tra etica e salute, caro prof Giorgio Calabrese

Esistono due tipi di problemi, problemi etici e problemi salutistici, come la doppia domanda che sta sul manifesto di Foligno: È giusto mangiare la carne? È sano mangiarla?
Due problemi, ma un solo metodo per la risposta e per la risoluzione.
Infatti la divisione tra etica e salutismo è soltanto formale.
Nella sostanza non esistono dicotomie, dualismi, ambivalenze, contraddizioni.
C’è un tutt’uno tra etica e salute, che deriva dalla coerenza e dalla logica della creazione.
Ho preso spesso di mira il dr Giorgio Calabrese, anche per questo motivo.
Egli insegna alla gente a riempirsi di proteine nobili 3 volte al giorno e poi, colmo dei colmi, esprime comprensione e paternalistico affetto per i vegetariani.
È giusto che non mangino carne, in quanto antepongono a ogni cosa la motivazione etica, ma io sono un nutrizionista e devo pensare all’aspetto salute, dice Calabrese, senza rendersi conto che è proprio quello l’aspetto più assurdo della sua teoria.
Un corpo umano che odia e aborrisce la violenza e il sangue, perché ha un’anima bella e gentile, ma che poi ha bisogno assoluto del sangue e della carne morta per sopravvivere e per stare sano e attivo.
Dunque un uomo fatto bene nell’anima e male assemblato nel corpo.
Un uomo caratterizzato da una drammatica e assurda contraddizione interiore.
Un’idea stravagante ed offensiva nei riguardi di chiunque sia il designer e il creatore della perfetta macchina fisico-spirituale chiamata uomo.

Il dr Bruno Giovannetti da Ascoli Piceno: un grande e spiritoso medico

A due passi da Roma e Foligno, esiste una persona che il fato, sempre lui, mi ha fatto incontrare qualche anno fa in un aereo che andava da Bangkok a Roma.

Lui è l’anello della catena che ha portato il mio primo libro I Quaderni di Hygea al prof Franco Libero Manco.
Se oggi sto qui con voi tutti è anche grazie al dr Giovannetti.
Si è letto tutto d’un fiato quel mio scritto, lo ha fotocopiato e lo ha girato al prof Giuseppe Maraglino, ex-provveditore agli studi della sua città e presidente dei Pitagorici d’Italia.
Giovannetti non è solo una persona dotata di spirito, ma è anche uno dei medici che stimo di più.
Al paradigma del dr Mendelsohn (Sei sano? Non andare dal medico. Sei malato? Non andare dal medico. Ci sei andato comunque? Torna a casa e fa tutto l’opposto di cosa ti ha detto) mi ha contrapposto il suo spassoso ma realistico contro-modello:
Ti senti male? Va dal medico (perché anche lui deve vivere). Poi va con la ricetta dal farmacista e prendi le medicine prescritte (perché anche lui deve vivere). Alla fine torna a casa e butta le medicine nelle immondizie (perché anche tu devi vivere).
Ha aggiunto infine che è d’accordo sostanzialmente con me sulla teoria della non-cura, che egli mette già in pratica da decenni, in modo subdolo e nascosto, perché altrimenti, se il paziente lo scopre, quello cambia subito medico.

Bruno Melas e una salutare bacchettata alle mie posizioni troppo accomodanti sul Cristianesimo
L’abominevole concetto giudaico per cui la sofferenza e il sangue purificano i peccati.

Quanto ai miei timidi accenni teologici, ad alcune mie citazioni filo-vegetariane ricavate dai Vangeli, il dr Giovannetti, da notevole ricercatore biblico quale è, mi ha giustamente stroncato, ammonendomi a non citare San Paolo, tipico servo delle istituzioni e bieco travisatore di quel po’ di buono che c’è nei Vangeli.
Tanto che Leone Tolstoj, che era profondamente Cristiano, pubblicò nel 1907 un libello contro Paolo e i suoi insegnamenti che gli procurò una scomunica dalla Chiesa Ortodossa.
Giovannetti, con lo pseudonimo di Bruno Melas, ha scritto un magnifico libro che consiglio di leggere a tutti i Testimoni di Geova, ai Cristiani, ai Cattolici e ai Protestanti, ma anche agli Islamici.
Il testo La Bibbia, gli Ebrei e Altre Storie, edito nel 1999 dalla Stampitalia di Teramo, è illuminante per capire il vero atteggiamento delle religioni bibliche nei riguardi del vegetarianismo, dell’amore per gli animali e per la natura, ed anche per rendersi conto quanto abbia influito la Chiesa nelle perverse usanze ed attitudini che l’odierna popolazione mondiale si ritrova fatalmente ad avere.

Le religioni più immorali, pericolose e dannose all’ecologia

Le religioni più immorali e dannose all’ecologia e alla causa animalista, per ordine di pericolosità, risultano essere:
1) Il Giudaismo Ebraico
2) Il Cristianesimo
3) L’Islam
Mentre le prime due si distinguono per ferocia ed efferatezza, la terza si segnala per arretratezza culturale.
Le religioni orientali, tipo il Brahmanismo (da cui deriva l’Induismo moderno) e il Buddhismo, si distinguono invece per la grande considerazione con la quale trattano gli animali.
Non a caso il Mahatma Gandhi, quello del La vera ricchezza di un paese non sta nel suo prodotto interno lordo ma nel modo in cui vengono trattati gli animali all’interno delle sue frontiere, appartiene al mondo induista e non a quello giudaico-cristiano-islamista.

La teologia Cristiana, Cattolica e Protestante, è basata sul concetto di sofferenza-morte-sangue.
Questo Dio, così mal-dipinto e mal-concepito, non è Onnipotente oppure è un Dio Sanguinario.

Il comandamento Non Uccidere, che sta alla base etica del vegetarianismo, nella versione originale ebraica suona come Non uccidere il Giudeo (ma, per chi Giudeo non è, puoi pure farlo).
I sacrifici di animali agli dei sono comuni in molte religioni, ma nel Giudaismo appare per la prima volta l’aspetto pernicioso del peccato e dell’espiazione (ereditato dal Cristianesimo), e solo nel Giudaismo c’è questa meticolosità ossessiva del rituale ai danni degli animali, considerati come oggetti inanimati.
Il dio Jahwè ha creato gli animali ad uso e consumo dell’uomo, prova ne è che, quando decide di mandare il Diluvio Universale a causa delle colpe umane, fa perire anche tutti gli animali (fuorché i pesci ovviamente).
Tutta la teologia Paolina e Cristiana, Cattolica e Protestante, è basata sul concetto salvifico della sofferenza, della morte e del sangue di Cristo.
I casi sono due. Questo Dio biblico, così mal-dipinto e mal-concepito, può solo essere:

1) Non onnipotente, e deve pertanto ricorrere a stragi e sacrifici pur di ottenere qualcosa
2) Oppure sanguinario e amante della crudeltà e della violenza, tanto da divertirsi sadicamente a veder correre il sangue

In entrambi i casi una raffigurazione, da parte dei suoi rappresentanti in Terra, di cui non poter sicuramente andare fieri e contenti.
Ma, la cosa peggiore, sta nella situazione attuale del mondo, così pieno di violenza, di crudeltà e di sopraffazione, e di inascoltati appelli dei vari papi alla bontà e alla pace tra i popoli e le razze.
Dove mai vediamo il segno che la Terra sia stata redenta e purificata, quando il bene e il male sono rimasti tali e quali?

L’aberrante concetto Giudaico che il sangue purifica e redime

Il concetto giudaico di base, abominevole, è quello per cui la sofferenza e il sangue dell’innocente (animale, o bambino, o schiavo che sia, o persino Gesù inviato sapientemente alla crocifissione che sia) purificano il peccato e i peccatori.
Questo aberrante concetto, totalmente estraneo alla grande civiltà greco-romana, è entrato nella nostra cultura occidentale proprio grazie al Cristianesimo, ed in particolare grazie a San Paolo il quale (Ebrei 9:22) dice che Tutte le cose vengono purificate dal sangue, e senza spargimento di sangue non esiste perdono.
È illuminante un episodio del 1983, dove un gruppo di animalisti e intellettuali francesi chiese al capo della Comunità Ebraica di Parigi di usare degli anestetizzanti per gli agnelli sgozzati dagli Ebrei.
Il capo rabbino rispose letteralmente che Per la remissione dei peccati occorre la sofferenza, perché senza la sofferenza degli animali non ci potrebbe essere purificazione e redenzione per la Comunità Ebraica.

Il fondamento del non-rispetto per la natura e per gli animali sta proprio nella Bibbia.
Dio rifiuta i vegetali del buon Caino e accetta gli agnelli sgozzati dal sanguinario Abele.

Il fondamento del non-rispetto, per la natura e per gli animali, sta proprio nei libri giudaico-cristiani, tant’è che Jahwè, (Genesi 4, 3, 5) non gradisce l’offerta di vegetali fattagli da Caino (quando Caino non era ancora incattivito), ma gradisce gli agnelli sgozzati del buonissimo Abele.

Se analizziamo i riti sacri e le dettagliate istruzioni macellatorie date da Jahwè ai figli di Aronne (fratello di Mosé e gran sacerdote degli Ebrei) capiremo molte cose.
La pessima propensione alimentare di Jahwè, il Dio padre biblico di Gesù, trova mille conferme nella Bibbia e nei Vangeli stessi. Ad esempio, (Genesi 9:1) dove Dio benedice Noè e i suoi figli dicendo:

A) Il terrore di voi sia in tutte le bestie di terra e di acqua
B) Quanto si muove ed ha vita vi servirà come cibo

Oppure (Deuteronomio 14:4): Questi sono gli animali che potrete mangiare: Il bue, le pecore, le capre, il cervo, la gazzella, il daino, lo stambecco, l’antilope, il bufalo, il camoscio, i pesci con pinne e squame e gli uccelli mondati dalle piume.
(Esodo 29:32): Menù per i sacerdoti in fase espiazione peccati: 2 agnelli di un anno, al giorno (uno al mattino e uno il pomeriggio).
(Levitico 1:5) Il bue sia spinto sull’altare, sia sgozzato, scorticato e tagliato in pezzi sul posto, bruciato in olocausto, col suo sangue spruzzato intorno all’altare.
Per i volatili, il sacerdote li offrirà sull’altare, ne staccherà la testa, spruzzerà il sangue tutt’intorno, prenderà le ali e dividerà a metà l’uccello senza staccarlo del tutto.
(Levitico1: 3) La pecora sarà immolata davanti alla tenda della messa. Sarà sgozzata e il sangue sarà sparso intorno all’altare.

Gesù mangiava carne, mangiava pesce, beveva vino.
La casta sacerdotale del Dio Padre non era altro che una corporazione di macellai

Anche coi Vangeli e con Gesù le cose non cambiano di molto:
(Luca 5, 6) Gesù realizza una miracolosa pesca, con totale disdegno degli animali marini.
(Marco 5, 13) Gesù affoga 2000 maiali in mare.
(Marco 11,13) Gesù maledice e fa seccare il fico (solo perché non ha frutti, che è cosa ovvia fuori stagione).
Occorre dunque sfatare tutti i miti dell’infanzia e tutte le belle favole religiose.
Gesù non era di razza ariana come pretendono alcuni gruppi neonazisti.
Gesù era di razza semitica, mangiava carne, mangiava pesce e beveva vino. Non si sa se fumasse. Non si è sicuri se andasse pure a donne (ma quello sarebbe stato eventualmente un punto a suo vantaggio).
Quello che appare con certezza dai Vangeli è che la casta sacerdotale del padre di Gesù era niente altro che una corporazione di macellai.
Tu sei Pietro, e su questa pietra fonderai la mia chiesa.
Alzati Pietro, uccidi e mangia, parola del Signore.

Più di qualcuno masticherà amaro, e sarà tentato di passare dalla preghiera alla bestemmia.
Meglio fare una profonda respirata, voltare pagina e guardare avanti

Alla fine di questa digressione, sicuramente non lusinghiera e non tranquillizzante, sui libri sacri, più di qualcuno avrà cose da ridire. Più di qualcuno masticherà amaro.
Più di qualcuno si chiederà se le migliaia di segni di croce, genuflessioni, messe, candele accese, processioni e pellegrinaggi, non lo faranno sentire meschino e ridicolo di fronte al mondo, e di fronte a se medesimo.
Più di qualcuno, si guarderà meglio allo specchio e penserà se è valsa la pena di restare imprigionati ed imbracati nel capestro di una fede sbagliata per tutti questi anni.
Più di qualcuno dirà che allora era persino meglio bestemmiare che pregare.

Ma tali recriminazioni sono puerili ed improduttive.
Facciamo piuttosto una profonda respirata e guardiamo avanti. C’è ancora molto da fare e da imparare. Basta anche un solo giorno per voltare pagina e per riprendere il cammino indicato dal buon Dante (Fatti non fosti a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza), quel Dante che altri non hanno, o che altri devono tradurre nei loro idiomi perdendone spesso il senso e la poesia, quel Dante che ci insegnò molto, e che non esitò a scaraventare nel suo Inferno fior di papi e fior di cardinali.
Condannare i libri e condannare le istituzioni ecclesiastiche non significa necessariamente condannare le popolazioni cristiane, ebraiche e mussulmane.

Le genti del mondo sono per fortuna assai migliori dei libri, delle istituzioni e dei loro maestri

La gente è assai migliore dei libri, del dio che sta nei libri, del Gesù che sta nei libri apocrifi e non apocrifi.
La gente, prima ancora che cristiana-ebraica-mussulmana, è gente che punta a fare del bene e ad essere in pace con se stessa.
È gente che, se gli metti un vitellino in casa, lo adotta e lo nutre, non gli salta addosso con una corda e un coltellaccio.
La gente, tutto sommato, è assai migliore dei maestri che ha avuto negli ultimi 2000 anni di storia.
Non è necessario trasformarci tutti in atei e dissacratori.
Non è necessario listarci a lutto e diventare tutti orfani di Dio e orfani di Gesù.
Non serve nemmeno diventare dei mangiapreti. Anche loro sono rimasti vittime di se stessi, delle loro persuasioni ministeriali, delle loro superbie divine, della loro mancanza di umiltà e di apertura mentale.
Si sono innamorati delle loro messe e delle loro predicazioni, allo stesso modo di quei giocatori bravi ma presuntuosi che si innamorano della palla e non la passano al compagno smarcato, facendo perdere così la partita alla loro squadra.
Chi è abituato a venerare un bambino nato in una mangiatoia, lo continui a fare, non fosse altro perché, in quella mangiatoria, si cibavano la mamma e il papà del vitellino che avete messo sul manifesto.
Non serve diventare cinici e indifferenti. Il Plasmatore che ha fatto noi ha costruito alla perfezione anche quella creatura che ci sta guardando. Deve essere pertanto venerato e cercato con maggiore convinzione e ancora più forte fede, ma in direzioni e strade assai diverse da quelle finora percorse.

La lezione morale e di civiltà ci arriva proprio da lui, dal Gesù Bambino della Madonna Mucca

Già, il vitellino, il protagonista massimo di questo nostro incontro. Eravamo partiti da lui, che continua ad osservarci angosciato, che continua ad ammonirci e a bacchettarci moralmente.
Ed è proprio lui paradossalmente, con la sua innocenza infinita, che ha tutti i titoli per impartirci una lezione morale e di civiltà.
Mi avete considerato sacro per millenni, e adesso mi chiedete se è giusto e sano mangiarmi?
Mettereste forse il visetto di un vostro bambino su un manifesto, scrivendoci sopra le medesime cose e pensando che tra il suo pancino e la sua tenera ciccia c’è qualche vitamina B12, e qualche proteina nobile?
Non lo fareste di sicuro, nemmeno se dentro quel bambino ci fosse tutto l’oro del mondo.
In realtà, l’argento e l’oro, la salute e l’armonia spirituale, non stanno affatto tra le putrescenti carni di qualsiasi creatura deceduta, ma piuttosto nel fare buon uso del cervello, del cuore e dell’anima, nella voglia di sapere e di capire, nel desiderio di amare e di accarezzare, nella gioia di vivere e lasciar vivere.

Valdo Vaccaro

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1 commento

  1. Lorenzo Paludo on

    Ci sono un po' di malcomprensioni e confusioni a volte.
    Dio non è un singolo individuo. Ma è una condizione spirituale, descritta come una collezione di "omni" (omniscente, omnipresente, omnisapiente, omni qua e omni la e così via), anche menzionata nei vangeli, come pure in altri testi spirituali. Quindi l'Essere Spirituale che raggiunge tale condizione, opera con tale potere. Nell'Antica Grecia vi erano oltre 2000 divinità, dove venivano messe in evidenza determinate Qualità, di quel Dio o quella Dea. Nella storia di questo pianeta vi sono stati diversi personaggi, molto abili, che hanno tentato di tirare fuori dal fango l'umanità, ma a quanto sembra c'è ancora molto da fare, dato che la saggezza che essi hanno fornito è andata apparentemente persa o distrutta…qualcuno aspetta il ritorno di Cristo…povero diavolo, dopo tutto il lavoro che ha fatto, ciò che resta nell'Umanità è solamente il ricordo della sua passata presenza. I suoi insegnamenti sono stati alterati, cancellati e sostituiti al punto che di miracoli oggi si parla di statuine sanguinanti e non di Lazzaro e altri miracolati, creati da lui e dai suoi discepoli in seguito ai suoi insegnamenti. Pochi seguaci e per giunta perseguitati e uccisi come martiri. La sua tecnologia andata perduta, i suoi sogni e ambizioni di salvare l'Umanità infranti (fin'ora). Eh si, ci vuole anche un popolo disposto ad accettare un'illuminazione spirituale, perchè l'Umanità si liberi dalla sua stessa ignoranza, in quanto entità spirituale.
    Avere solo un grande Leader "che si sbatte" non è sufficiente, non verrebbe compreso e dai molti seguito nelle attuali condizioni, poichè l'Uomo è stato più volte ingannato, tradito, beffato, deriso e infangato ed ha accumulato innumerevoli scopi falliti, nelle cose che meglio ha creduto e desiderato. Questa è la natura umana purtroppo, nella condizione in cui ora si ritrova. Per cui non vi è stato nulla di sbagliato in coloro che tentarono di aiutare l'Uomo nel corso della sua storia. Fu quest'ultimo che fallì di cogliere l'aiuto offerto in tali occasioni.
    A causa dei Giuda e di altri personaggi malvagi a cui l'Uomo ha dato più credito e potere, ha sciupato nel suo passato, le sue chance di tirarsi fuori dal fango ed innalzarsi nella sua vera essenza, che è quella spirituale.
    Potrà mai l'Uomo riaversi nel suo presente e futuro a dispetto dei suoi errori del passato?