CUORE, METILE ED OMOCISTEINA

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CUORE-CUORE O CUORE-SANGUE?

Cuore come organo centrale della circolazione, o come valvola ancella del sangue e dei polmoni? Cuore che guida la circolazione, come insegna la fisiologia medica, o circolazione sanguigna che dirige il cuore e determina il battito cardiaco? Non si tratta di giochi di parole o di banali e accademiche disquisizioni.
È al contrario importantissimo assumere l’una o l’altra teoria.

È IMPORTANTE CAPIRE DA CHE PARTE STIAMO

Se mettiamo il cuore al centro della nostra attenzione penseremo ad esso come centro di misteriosi e magici poteri, e lo ammanteremo di contenuti e di funzioni che realmente non ha, per cui avremmo pochissimi spazi operativi e migliorativi su cui agire. Se mettiamo invece in evidenza il sangue, e la formula ematica più adatta alla salute, nonché i polmoni, come organo respiratorio e quindi come forza motrice della funzione cardiocircolatoria (che il cuore aiuta meccanicamente a regolare e a distribuire), il discorso cambia radicalmente, e si riescono a ipotizzare scelte comportamentali e dietologiche che portano a scenari salutistici assai diversi.

CARDIOCIRCOLAZIONE O PNEUMOCIRCOLAZIONE? ARNOLD EHRET LE HA IMBROCCATE TUTTE.

Polmoni e sangue dunque maggiori attori protagonisti sulla scena del film reale e quotidiano della circolazione, che diventa più pneumocircolazione e meno cardiocircolazione, con il cuore che agisce dunque da comparsa, da apparato accessorio, da muscolo cardiaco e da valvola regolatrice di una forza che gli arriva dai polmoni. Sembrerà paradossale e blasfemo, visto che l’uomo ha da sempre guardato al cuore come al suo organo supremo, ma pare proprio che il grande Arnold Ehret abbia visto giusto non solo in generale, ma anche sotto questo particolare aspetto. Che il cuore sia romanticamente l’organo della passione e dell’amore, per l’immaginario collettivo, nessuno lo nega e nessuno lo intende contestare. Che sia invece il fulcro decisivo e il punto focale del sistema cardiocircolatorio, è tutto da vedere.

TRA LE MANIE DELLA MEDICINA C’È ANCHE LA CARDIOMANIA

La medicina moderna è affetta da tante magagne e da tante manie, tipo la batteromania, la virusmania, la curomania, la farmacomania, la vaccinomania, la bisturimania, la proteinomania, ora ne abbiamo individuata un’altra ancora, e si chiama cardiomania. Guardare a un muscolo come ad un organo, a un muscolo come alla sede di tutto fa molto comodo. Le conviene così. Cosa si può mai fare a un muscolo per renderlo più efficiente? Praticamente niente, se non qualche modesto e improbabile tentativo di correzione, o se non un trapianto dell’organo stesso.

CHIESA MEDICA E CHIESA FARMACEUTICA UNITE NELLA SPECULAZIONE

L’immobilismo e il blocco del progresso umano verso la salute, verso l’evoluzione e il miglioramento della conoscenza, sono disgrazie odiose e detestabili, ma a qualcuno stanno comode e convenienti. Chi guadagna e specula di più, da decenni, sulle sofferenze umane? Lo sappiamo benissimo. Lo sanno anche gli stessi medici. I due grandi beneficiari della malattia umana stazionaria e montante sono la chiesa medica e la chiesa farmaceutica. Se la medicina rinsavisse all’improvviso, e mettesse in secondo piano il cuore e la cardiologia, concentrando tutte le sue risorse nel miglioramento del sangue e dei polmoni, ne verrebbero fuori delle belle.

ANCHE ASSUMENDO PER BUONE LE ASSERZIONI MEDICHE, SI FINISCE PER DARE RAGIONE AD EHRET

Lasciamo stare però le nostre riflessioni ed immettiamoci nelle posizioni normali e canoniche della medicina. Anche mantenendo le teorie mediche si finisce, volenti o nolenti, per dare ragione ad Ehret. Lezaeta, per esempio, parla pure lui del cuore come dell’organo centrale incaricato della circolazione. Ma subito dopo aggiunge testualmente “Possiamo dire che nessuno si ammala e muore a causa del cuore, ma sempre e solo per colpa del sangue impuro, originato da cronici disturbi digestivi, e dalla deficiente funzione eliminativa della pelle”.

PER IL CUORE IN SÉ CI SONO SOLTANTO PALLIATIVI

Per le malattie del cuore non esiste rimedio alcuno ma solo palliativi, essendo esse conseguenza dell’impurità del sangue, condizione non risolvibile coi prodotti farmaceutici e tantomeno con la chirurgia. Esse spariranno però purificando il cuore con aria pura e con buone digestioni capaci di fluidificare il sangue e di attivare le eliminazioni cutanee.

LA DISGRAZIA DELLA TACHICARDIA E DEL RESPIRO CORTO

La peggiore affezione circolatoria? È l’aumento patologico delle pulsazioni, l’agitazione del polso, la tachicardia misurabile non col termometro ma contando i battiti al polso. La tachicardia congestiona i polmoni e rende il respiro corto. Sappiamo tutti, per diretta esperienza, come le respirazioni profonde diano sollievo al cuore. Nel caso di emozioni, di paure, di entusiasmi, di perturbazioni, di violenti sforzi fisici, se vogliamo un senso di sollievo non c’è altro al mondo da fare, se non ricorrere a respirazioni profonde e ritmate. Con 70 pulsazioni al minuto, il sangue scorre normalmente dalla testa ai piedi, mentre con 120 o 140 tende a stazionare in zona ventrale a danno delle estremità che rimangono anemizzate, fredde e cadaveriche, prive di flusso vitale.

LE CAUSE DI DEBILITAZIONE CARDIACA

La tachicardia implica maggiore fatica e maggior lavoro per il cuore, infiammandolo e gonfiandolo, abbassandone la vitalità. Le emozioni repentine e prolungate, il mangiare e bere senza sobrietà, il sottostare a farmaci e vaccini, il respirare aria viziata, l’abusare dello sport, la mancanza di riposo e di relax, l’uso di sostanze dopanti, sono tutte cause di debilitazione cardiaca. I disordini digestivi, e in particolar modo la stitichezza, si ripercuotono immancabilmente sul cuore. La pressione dei gas stomacali ed intestinali deprime e soffoca l’attività cardiaca.

È ERRATO PENSARE CHE LA CIRCOLAZIONE DIPENDA DAL CUORE

La respirazione è fondamentale. È un errore credere che la circolazione sia opera del cuore.
In realtà sono i polmoni che mantengono costante l’afflusso di sangue a tutte le parti del corpo umano. La causa poi di tutte le malattie cardiache è il sangue guasto, reso viscoso dal grasso e dai veleni. Ogni terapeutica rivolta a risolvere le malattie senza una preventiva purificazione del sangue è destinata al fallimento.

IL PROBLEMA DELL’OPPIO, DELL’EROINA E DELL’ANFETAMINA

Il problema è che viviamo in una società che a parole combatte la droga, mentre nei fatti la promuove, la facilita e la legalizza. Siamo tutti più o meno drogati anche se nessuno ha il coraggio di ammetterlo. Charles Baudelaire usava hashish e oppio. Alexander Dumas si univa a lui negli esperimenti con l’hashish. Edgard Allan Poe faceva uso di oppiacei, e parte della sua bizzarria narrativa derivava proprio dai suoi intontimenti. I primi scritti di Freud furono ispirati dalla cocaina, e lui stesso ne incoraggiò il consumo. Le sostanze dopanti girano sicuramente, se non a fiumi almeno a rivoli, sia nell’ambiente artistico che in quello sportivo, ma anche altrove.

STIMOLAZIONI ED ELETTROSMOG

Ma questo è niente. Si trattava dopotutto di drogature artistiche e sperimentali. Niente a vedere con le drogature sistematiche odierne a base di droghe legalizzate, che riguardano la gente comune, dai piccoli ai grandi. Caffè e sigarette sono due tra i più potenti stimolanti per il corpo umano. L’elettrosmog, fatto di computermania, telefonini e videogiochi, è da classificarsi tra i più micidiali demolitori della forza vitale umana, quelli che decapitano e svirilizzano la capacità respiratoria.

UNA SOCIETÀ DROGATA FINO ALL’INTONTIMENTO

Altro che cocaina, eroina, hashish, marijuana, anfetamine, tutti veleni da combattere sicuramente, ma circoscritti almeno al disgraziato o vizioso esercito dei drogati specifici. Tra eccitanti, stimolanti, sedativi, psichedelici, caffeine, theine, teobromine, nicotine, redbull, cole, zuccheri, sali inorganici, aspartami, farmaci, vaccini, integratori, cadaverine, caseine, sonniferi, digestivi, statine, eparine, viagra, cialis, psicofarmaci e tutte le sostanze stupefacenti che assumiamo in modo disinvolto ed inconsapevole, siamo tutti in mora, tutti coalizzati contro il nostro stesso sangue, contro il nostro sistema cardiovascolare, e contro la nostra stessa anima.

UN FORTUNOSO E STORICO INCONTRO A CITTÀ DEL CAPO

Ebbi la fortuna di incontrare Christiaan Barnard (1922-2001) a Città del Capo. Era il 29 Settembre 1972 e il mitico cardiochirurgo aveva sbalordito il mondo intero coi suoi clamorosi trapianti di cuore. Non era facile incontrare una celebrità di quel calibro, in quegli anni, inseguito com’era da giornalisti e fotoreporters in cerca di scoop. Le circostanze e la casualità mi favorirono ed ebbi modo di fare una simpatica e lunga chiacchierata con lui nella hall dell’Herengracht Hotel, di cui conservo tuttora alcune foto a testimonianza. Gli posi domande molto delicate e dovetti promettergli di non passare alcuna informazione alla stampa, cosa a cui mi attenni strettamente, nonostante fossi nella redazione di una piccola rivista storica come Rottura. Se non avessi oggi tali foto, farei fatica a credere a me medesimo.

NÉ BARNARD IERI, NÉ AZZOLINA OGGI

Persona gentilissima, aperta di mente ed anche molto scherzosa. Però, a pensarci bene, si fece intorno a lui tanto chiasso per niente. Aveva soltanto trapiantato una valvola, un muscolo cardiaco da una persona ad un’altra, mantenendola sì in vita per giorni o per mesi, ma senza risolvere il problema basilare. Senza risolvere il vero problema che era il mal di cuore, pardon il mal di sangue. Molto più interessante sarebbe stato trapiantare, o meglio sostituire, i 5 litri di sangue viscoso e lipotossico del suo paziente regalandogli un secchio di sangue puro alternativo. Paradossalmente, in quegli anni, sempre tramite la rivista Rottura, entrai in contatto epistolare col grande chirurgo italiano Gaetano Azzolina, che mandò alla rivista anche un simbolico ma apprezzato contributo, e che meriterebbe ancor più fama e considerazione, non fosse che per il suo brevetto internazionale di cuore artificiale. Ma anche quella, per quanto meno drammatica, è una falsa strada.

Il vero trattamento cardiaco è quello che tende a normalizzare la composizione del sangue con:

1) Aria pura, 2) Buone digestioni, 3) Attiva eliminazione cutanea (sudore e tossine varie),
4) Attiva eliminazione renale (urina e veleni vari), 5) Attiva eliminazione intestinale (feci)
6) Attiva eliminazione polmonare (anidride carbonica)

SANGUE, POLMONI E ARTERIE

Alla fine, quando si dice di aver cura del cuore e di mantenere i meccanismi cardiaci in perfetta efficienza, non si fa altro che operare una semplificazione. Si dice cuore ma si intende in realtà sangue e polmoni, nonché stato funzionale delle arterie. Un fatto consolante è che il 90% delle cellule corporali vengono cambiate e rinnovate nel giro dei 12 mesi, per cui possiamo davvero tornare nuovi, a condizione di comportarci come si deve.

DIETE BASSO-PROTEICHE, CON POCHE PROTEINE PROVENIENTI DALLE PIANTE

Servono diete basso-proteiche e basso-grasse, con poche proteine provenienti dalle piante e non dagli animali, cioè con abbondanza di frutta e di verdure crude, completate da radici, semi e noci di vario tipo. Perché provenienti dai vegetali? Per favorire una prevalenza di batteri saprofiti e simbiotici nel colon, e per contrastare i batteri putrefativi e disbiotici causati dalle proteine animali. Zuccheri e sali commerciali, bevande gassate e dolcificate, caffè, alcol, cibi conservati, cibi surgelati, sono tutte cose da lasciar perdere, se vogliamo bene a noi stessi. La vitalità dei cibi è fondamentale. La vitamina E e la C hanno qualità riparatorie nei riguardi dei vasi, e tengono a bada il colesterolo, mentre le vitamine del gruppo B aiutano a disgregare e digerire gli oli e i grassi.

UN IMPORTANTE TEST MEDICO-SCIENTIFICO CONDOTTO IN GRAN BRETAGNA

I vegetariani, e soprattutto i vegani, provvedono continuamente alle loro necessità di grassi essenziali Omega3 ricavandoli non dal pesce (come vorrebbe il sistema) ma dai vegetali, cioè da noci, pinoli, semi di lino, ecc. Lo scrive a chiare lettere l’American Journal of Clinical Nutrition, riferendosi a una recente ricerca medico-scientifica condotta in Gran Bretagna. Il dr Welch e la sua equipe hanno analizzato dapprima 14422 maschi e femmine dai 39 ai 78 anni all’interno dello studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) e, successivamente, hanno selezionato 4902 soggetti nei quali erano stati misurati i livelli plasmatici dei PUFA (polyunsaturated fatty acids, ovvero gli acidi grassi polinsaturi, chiamati Omega3 e Omega6).

L’IMPORTANZA DI UN FEGATO PULITO ALIMENTATO CON CIBI VIVI, NATURALI E INCLUSIVI DI VITAMINA F

L’acido alfa-linolenico ALA (precursore degli Omega 3 a lunga catena), una volta introdotto nell’organismo con l’alimentazione viene trasformato e metabolizzato in EPA e DHA, entrambi votati alle basilari funzioni organiche di ricostruzione tessuti-membrane-sangue-cellule. La lecitina è una delle sostanze fondamentali per la disintegrazione e la digestione del colesterolo. Un fegato pulito e funzionante, assistito da cistifellea pulita, e alimentato con cibi crudi e naturali, contenenti vitamina F, fabbrica da sé la sua lecitina. Il sale invece va eliminato in quanto trattiene i liquidi nel corpo aumentando così lo stress cardiaco. I cibi naturali contengono i giusti livelli di sali veri e di zuccheri veri, dosati in quantità bilanciate. La rutina del grano saraceno ricostruisce le cellule e abbassa la pressione sanguigna.

L’IMBROGLIO PLANETARIO DEGLI OMEGA3 DA PESCE

Sbagliatissimo associare gli Omega3 al pesce, come evidenziato dall’American Heart Association. Sia in qualità che in quantità, gli Omega3 stanno nella frutta secca e nei semini. L’olio di lino contiene 57 g di Omega3 per 100 grammi, i semi di lino 17 g per 100 g, le noci 6,2 g per 100 g (idem gli altri frutti da guscio), i semi di zucca 5 g per 100 g (idem i semi di sesamo e di girasole). Salmoni, aringhe e pesce spada, tanto per fare un raffronto, contengono 1,1-1,9 g per 100 g, il merluzzo ancora meno, stando a 0,15 g su 100 g, e le aragoste, come tutti i crostacei, ne hanno ancora meno, con 0,07 g per 100 g. Eppure, si continua a bombardare la gente con falsi messaggi, quasi che il pesce scoppiasse di Omega3 e quasi che l’uomo, senza carne e senza pesce, fosse incapace di vivere sano, forte e felice. La realtà è che le istituzioni, le scuole, i governi, le industrie, i media, tifano due cose ben precise: carne-pesce-uova-formaggi-farmaci-integratori da un lato e uomo-debole-malato-schiavo dall’altro.

UN OLIO DENSO E GIALLO CHIAMATO VITAMINA F

La pseudo-vitamina F, o PUFA, o fattore F, o acidi grassi polinsaturi Omega3-Omega6, è costituito dai grassi acidi polinsaturi, ovvero dall’acido alfa-linolenico ALA, dall’acido gamma-linolenico GLA, dall’acido eicosapentaenoico EPA, dall’acido docosaesaenoico DHA, dall’acido cis linoleico LA e dall’acido arachidonico AA. Trattasi di un olio denso di colore giallo vivace. La vitamina F si trova nell’olio di soia, di lino, di girasole, di vinacciolo, ma anche in tutta la frutta secca e nei semini. Penetra facilmente nella pelle. All’aria si ossida facilmente. Il fattore F all’interno del corpo attiva la sintesi delle prostaglandine, acidi ciclopentanoici derivati dall’acido arachidonico, presenti anche nel liquido seminale, e svolgenti un importante ruolo come mediatori flogistici a contrasto delle infiammazioni.

L’ATEROMA E L’ATEROSCLEROSI, MALATTIA DEI MASCHI OCCIDENTALI, MA ANCHE DEI NERI E DEGLI ASIATICI OCCIDENTALIZZATI

Quando si parla di malattie cardiache viene in testa immediatamente l’ateroma, una diffusa patologia delle arterie, dove le membrane ed i rivestimenti delle pareti arteriose diventano segnate e sfregiate dai depositi grassi di colesterolo. La circolazione viene impedita e, se le coronarie sono coinvolte in questi fenomeni, si arriva all’angina pectoris, ad attacco cardiaco e a infarto. Trattasi di condizione prevalente nei maschi del mondo occidentale, dove prevale una dieta ricca di grassi animali saturi, dove si fa poco esercizio fisico, dove si fuma e si è obesi. L’aterosclerosi è una malattia delle arterie, associata a depositi grassi di colesterolo.

IL BY-PASS ALLE CORONARIE

Le coronarie sono quelle arterie che dall’aorta convogliano il sangue al cuore. Sono le prime ad essere esposte e colpite dall’aterosclerosi, rimpicciolendo progressivamente la loro portata per causa delle placche e degli ateromi. Le operazioni di bypass alle coronarie sono ormai pratica corrente e di relativo successo, in quanto ripristinano entro certi limiti la qualità della vita. Si prende una sezione di vena dalla gamba del paziente, e la si utilizza inserendola al posto del vaso ostruito.

UN AGONIZZANTE DOLORE AL PETTO

La trombosi alle coronarie è un blocco improvviso di una delle arterie coronarie da parte di un trombo, di un grumo, di un embolo, di un coagulo. Alla vittima viene un agonizzante dolore al petto, accompagnato da nausea e vomito, e collassa letteralmente. La sua pelle diventa pallida, sudaticcia ed appiccicosa, la temperatura si alza e ha gravi difficoltà respiratorie. La parte del cuore che subisce l’interruzione rifornitiva del sangue subisce una necrosi, cioè muore, causando quello che si chiama infarto al miocardio.

STATISTICHE DA BRIVIDO

Le cifre parlano chiaro. Si parla di 10 milioni di malati nel mondo, di cui quasi 2 milioni negli USA. Per gli attacchi cardiaci si hanno 225.000 nuovi casi/anno di cui 24.000 negli USA. Le cardiopatie rappresentano nel mondo occidentale, ed anche in Italia, la causa prima di mortalità. I fattori specifici di rischio sono l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, il diabete, il fumo, l’iperomocisteinemia.

IL FUMO DI SIGARETTA È QUANTO DI PEGGIO POSSA ESISTERE AL MONDO

Il fumo è tremendo in quanto abbassa la capacità vitale e respiratoria. È causa di eventi trombotici e di aritmie ventricolari, in quanto fa aumentare il tono simpatico, riducendo la soglia di fibrillazione ventricolare. Il monossido di carbonio prodotto dal fumo può causare ischemia, in quanto riduce la capacità di trasporto ossigenante dell’emoglobina, trasformandola in carboemoglobina.

L’ESACERBAZIONE DEI SINTOMI IN SEDE DI RICHIESTA D’OSSIGENO

I malati di cardiopatie acute sono asintomatici fino a quando l’ostruzione dell’arteria malata non produce segnali di ischemia (esempio angina, claudicatio, ictus), o finchè non si verifica una reale complicanza tipo trombo, embolo o aneurisma. L’inizio dei sintomi è graduale, poiché l’arteria si restringe gradualmente. L’esacerbazione acuta dei sintomi tende a verificarsi nei picchi di richiesta di ossigeno, come ad esempio in una fatica sportiva. Spesso l’insorgenza può essere drammatica in quanto l’arteria si occlude improvvisamente, magari a causa di un’intensa emozione allo stadio, o di un’eccitazione di carattere ancora diverso in camera da letto.

UNA NUOVA MALATTIA CHIAMATA IPER-OMOCISTEINEMIA

L’iperomocisteinemia è una condizione patologica multifattoriale. Il fatto che il medico americano Ray D. Strand, uno dei medici più specializzati nel combatterla, abbia evocato la necessità di alimentarsi non come Cambridge (5 pasti di frutta al giorno) ma assai meglio (7 pasti di frutta almeno), fa capire meglio le sue origini e le sue cause. L’iperomocisteinemia, da sola e di per sé, non rappresenta un fattore di rischio-trombotico, ma è la compresenza di alto colesterolo LDL che rende il tutto complicato. L’omocisteina alta può anche essere disordine ereditario nel metabolismo dell’aminoacido metionina. Tra le concause troviamo il tabagismo, il caffè, l’alcol, l’alimentazione carnea, la gastrite, l’inattività fisica, le carenze vitaminiche associate di B6-B9-B12, l’ipotiroidismo, l’insufficienza renale, il diabete la psoriasi, la celiachia, le neoplasie mammarie, ovariche e pancreatiche, l’uso di farmaci antagonisti all’acido nicotinico o vitamina B6 (tipo ciclosporina, teofillina, colestiramina, tiazide).

LA RILEVANTE SCOPERTA DI KILMER MCCULLY E LA QUOTA NORMALE DI 5-15 MICROMOLECOLE/L

L’omocisteina è un aminoacido non proteico, prodotto dal metabolismo della metionina.
Venne scoperta nel 1968 da Kilmer McCully, mentre stava facendo ricerche su una rara malattia genetica, chiamata poi ipercisteinuria. Ai bambini colpiti da questa malattia mancava l’enzima trasformante la tossica omocisteina in sostanze utili ed innocue, per cui morivano in giovane età per infarto o colpo apoplettico. La quota considerata normale è di 5-15 umol/L (micromolecole o unità molecolari per litro di sangue).

LA MEDICINA NUTRIZIONALE-INTEGRATIVA DEL DR STRAND, PIÙ DOPING CHE CIBO

Meglio però se si sta sotto il livello 7, mentre andando oltre il 12 può già essere problematico, secondo Ray Strand, nel suo best seller dal titolo alquanto allarmistico “What your doctor doesn’t know about nutritional medicine may be killing you” (Quello che il tuo dottore non sa sulla medicina nutrizionale può ucciderti). Il problema del dr Strand è che, pur sapendo che vitamine sintetiche e integratori minerali-ormonali richiedono dipendenza totale e crescente a vita, pena crollo del’intero castello artificiale assemblato a sostegno, ha scelto ciononostante questa via terapeutica della medicina cosiddetta nutrizionale, basata cioè sulla nutrizione a base di pasticche integratrici, o meglio di stampelle biochimiche. Una nutrizione che non è dunque nutrizione ma dopatura bella e buona, cioè anti-nutrizione per antonomasia. La cosa buona di Ray Strand è che lo riconosce e lo dice con chiarezza. Chi si droga di vitamine sintetiche, e di integratori minerali ed ormonali, deve continuare a farlo a vita, se non vuole ritrovarsi bloccato per strada con gli stessi problemi iniziali più l’aggravio degli interessi passivi.

TUTTO PARTE DALLE ERESIE STORICHE SULLE PROTEINE NOBILI E SUGLI AMINOACIDI ESSENZIALI

Del resto l’omocistena è considerata oggi uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare. L’aminoacido cistina, suo precursore, è dannoso per l’organismo poiché può causare disfunzione dell’endotelio vascolare (la parte che ricopre i vasi sanguigni), con formazione di radicali liberi dell’ossigeno e interferenza con la funzione vasodilatatrice. L’omocisteina alta è fattore di ipercoagulazione, e comporta sempre più spesso il ricorso a terapie anticoagulanti a base di eparina di maiale (esclusività mondiale della Pfizer). In un organismo ben funzionante l’omocisteina viene di nuovo ritrasformata in metionina, producendo pure glutatione (fattore antianemico formato da acido glutammico, cisteina e glicina) e SAMe (ormoni steroidei e creatine).

L’UNICA COSA NOBILE ED ESSENZIALE È UN ORGANISMO PULITO E FUNZIONANTE

Non è possibile parlare di queste cose senza demonizzare il bordello storico delle proteine nobili e degli aminoacidi essenziali. Nobili? Nobili prese per i fondelli. Tutto grazie a un certo dr Rose che trascorse la sua vita a sezionare scimmie e topolini, e che confuse le esigenze proteiche dei sorci bianchi con quelle umane. Essenziali? Essenziali per mandare la gente nei reparti di cardiologia, di dialisi e di cancerologia.

NON ESISTEREBBE UN PROBLEMA METIONINA-OMOCISTEINA SENZA UNA FOLLE DIETA ALTO-PROTEICA

La metionina è un aminoacido solforato introdotto con la dieta iperproteica (carne, latte, uova), ed è un lipotropico dei grassi metabolici (aiuta a catalizzare la disintegrazione), come lo sono la colina, la biotina e l’inositolo (epatoprotettori ed antidegenerativi epatici che stanno nella frutta, negli spinaci, nei cavoli, nei cereali, nelle noci, e che sono utili assai più della metionina per l’utilizzazione e lo smaltimento del grasso e del colesterolo).

OMOCISTEINA E SISTEMA RENALE

Il metabolismo dell’omocisteina si svolge in gran parte nel rene per remetilazione o per transulfurazione. Nella remetilazione c’è utilizzo di enzimi come la metionina-sintasi e la betaina-sintasi, e si ha come catabolita finale ancora la metionina. Alla remetilazione ci si arriva con due processi che sono il ciclo dei folati (B2-B9-B12) più l’enzima metionina-sintasi, e il ciclo della betaina (con l’enzima betaina-sintasi). Nella transulfurazione, grazie al fattore CBS cistationina-B-sintetasi della B6, la cistationina coadiuvata dal coenzima B6, catalizza la reazione condensante tra omocisteina e serina (neurotrasmettitore-inibitore), con formazione di cistationina che viene degradata a cistina.

DNA E CHIMICA DI TRASFERIMENTO CELLULARE

Tutti i meccanismi di invecchiamento hanno come comune tracciato finale dei cambiamenti strutturali del Dna. Se è elegante il processo di traduzione del codice triplo di un gene in una proteina completata, ancor più sofisticato è osservare come una cellula sappia quale dei suoi 100.000 geni trascrivere, quante copie trascrivere e in quale frequenza. Il più importante singolo principio organizzativo cellulare viene realizzato tramite la chimica di trasferimento del gruppo metilico CH3. Il gruppo metilico CH3, radicale monovalente, dice alla cellula quali parti del Dna non trascrivere onde evitare l’invecchiamento precoce o aberranti crescite cancerogene.

VIETATO PERDERE GRUPPI METILICI CH3

Le ultime ricerche in biochimica suggeriscono che il comune tracciato finale dell’invecchiamento è la perdita graduale di metili o gruppi metilici CH3 da parte del Dna, tramite meccanismi come lo stress ossidativo, la tossiemia interna, le deficienze vitaminiche (tutti acceleratori di perdita metilica). Trattasi di perdita organizzativa-informativa, sia nella replicazione dei tessuti che nella sorveglianza immunitaria. Una perdita del 40% circa dei gruppi metilici rispetto ai livelli di nascita viene associata al crollo degenerativo dell’organismo. Rallentare, fermare ed invertire la perdita e la continua emorragia metilica dal Dna è un processo che rallenta, ferma ed inverte l’invecchiamento corporale.

ALTA OMOCISTEINA UGUALE ACCORCIAMENTO TELOMERI E METILAZIONE INDEBOLITA

Il segnale della chimica del sangue che indica una metilazione indebolita del Dna è proprio l’elevazione dell’omocisteina. Alti livelli di omocisteina accelerano infatti l’accorciamento dei telomeri, che sono i terminali dei cromosomi (dal greco telos, che significa fine). Ad ogni divisione cellulare, la sequenza inizialmente lunga dei filamenti telomerici tende a scheggiarsi, a sfilacciarsi e ad accorciarsi.

L’IMPORTANZA DI MANTENERE L’OMOCISTEINA NON NEL RANGE 5-15 MA AI MINIMI LIVELLI

L’omocisteina diventa dunque il barometro funzionale del corpo umano. Il suo livello offre una lettura generale della condizione metilica, ovvero della condizione della chimica di trasferimento di gruppo metilico nel corpo. Quanto più alto sopra il livello di 6,3 è il livello di omocisteina, tanto più povera è la metilazione del Dna, e tanto più alti sono i rischi per la salute.

ALIMENTAZIONE INTOSSICANTE CASEO-CARNEO-ITTICA UGUALE OMOCISTEINA ALTA

L’omocisteina è un prodotto residuo del dissesto metabolico dell’aminoacido metionina.
L’omocisteina alta è il segnale che abbiamo usato carburante fasullo, carburante cadaverico.
È necessario avere un minimo di omocisteina nel sangue per il suo ruolo nei cicli vitali metabolici, ma essa, oltre una bassa soglia, diventa sempre più tossica e va a combinarsi col colesterolo LDL per promuovere ossidazione. Il colesterolo non ossidato sembra essere innocuo per i vasi sanguigni, persino ad alti livelli, ma basta una piccola ossidazione per trasformarlo in micidiale agente di aterosclerosi. L’omocisteina elevata incrementa pure la tendenza del sangue a coagularsi e a precipitare acute trombosi vascolari, ed accelera l’accorciamento dei telomeri nelle cellule degli interni vascolari, e indebolisce la produzione di ossido nitrico endoteliale, importante neurotrasmettitore.

AUMENTO ESPONENZIALE DEL RISCHIO CARDIOVASCOLARE E DEL RISCHIO ALZHEIMER

Sulla base di quanto sopra, i rischi cardiovascolari crescono in modo esponenziale. Se a un livello omocisteinico 6,3 si ha un rischio cardiaco uguale a 1, al livello 10 si ha rischio uguale a 2, al livello 15 si va a rischio uguale a 4 e, a livello 20, il rischio passa addirittura al punto 9. Recenti studi condotti alla Boston University hanno confermato che, a un livello di omocisteina 15, il rischio cardiaco è 4 volte superiore alla media generale, e per l’Alzheimer il rischio è 2 volte superiore alla media.

RIDURRE IL LIVELLO DI OMOCISTEINA SIGNIFICA RIPRISTINARE LA SALUTE

L’omocisteina elevata si accumula nelle cellule tumorali e le trasforma in maligne bloccando loro il flusso metabolico e causando cachessia e cancro. Negli studi specifici condotti, l’abbassamento intenso dell’omocisteina ha rinormalizzato le cellule, e ha pure invertito il restringimento dei vasi sanguigni affetti da aterosclerosi. Ogni caduta di un punto in omocisteina riduce il rischio cardiaco del 10%. È di moda parlare di chelazione, di cattura ed espulsione di minerali velenosi dal corpo. Esiste la chelazione anche per l’omocisteina? Ci si può disintossicare da essa? Sicuramente.

METODI PER DISINTOSSICARSI DALL’OMOCISTEINA

Ci sono soluzioni, tanto teoriche e scadenti le 1 e la 2, quanto concrete e potenti invece la 3 e la 4:

1) Transulfurazione mediante vitamina B6 (piridossina) e zinco, per convertire l’omocisteina prima in cistationina e poi nella benefica cistina aminoacida solforosa, che si sintetizza poi nel potente antiossidante e anticancerogeno glutatione.
2) Remetilazione mediante acido folico B9 e cobalamina B12.
3) Alimentazione mediante trimetilglicina (TMG) o betaina.
4) Chiusura rubinetto veleni e stop all’alimentazione alto-proteica.

LA SCOPERTA DELLA TRIMETILCICLINA NELLE UMILI E PREZIOSE BIETOLE

La TMG o trimetilciclina o betaina sta in abbondanza nella pianticella chiamata beta vulgaris. Le comuni erbette possiedono infatti 3 gruppi metilici da donare (da cui il nome trimetil). Non a caso fanno venire l’urina temporaneamente rossa. Non a caso mezzo litro di succo fresco abbassa la pressione del sangue nel giro di un’ora, dopo 3-4 ore l’abbassa ulteriormente, e conferma la tendenza anche dopo le 24 ore. La TMG, tramite uno specifico enzima epatico (transferasi-metilina) elargisce un gruppo metilico all’omocisteina e fa aumentare la produzione di SAMe e di S-adenosil-metionina. Tutti gli enzimi che reintegrano i gruppi metilici nel Dna usano SAMe come esclusivo elargitore di gruppo metilico. I gruppi metilici vengono usati per fare serotonina, melatonina e altri neurotrasmettitori che supportano la mielinazione dei nervi e la ricostruzione dei tessuti nelle giunture.

CLASSIFICATE DAI ROMANI COME CIBO AFRODISIACO PER IL BORO

In un saggio dal tipolo Hypertension, pubblicato recentemente dall’American Heart Association, si ricorda come le bietole (erbette) e anche la beta vulgaris, al tempo dei romani fossero considerate afrodisiache. In effetti hanno abbondanza di boro, minerale basilare per la produzione di ormoni sessuali. In più, sono ricche di buoni nitrati che inducono rilassamento endoteliale, vasodilatazione e aumento del flusso sanguigno. Qualche limitazione? Sì, contengono ossalati, come gli spinaci.

L’IMPORTANZA DELLA CHIMICA ORGANICA ORMONALE

Due parole le meritano anche i neurotrasmettitori, che possono essere eccitatori (come la dopamina, la noradrenalina e l’epinefrina), o inibitori (come la serotonina, la melatonina e la serina), colinergici (come l’acetilcolina) e dopaminergici (come la dopamina), semplici (come l’acido gamma-aminobutirrico GABA e l’acido glutammico, i più diffusi nel cervello) e biogeni (seratina, dopamina, acetilcolina e noradrenalina, i più diffusi nel sistema nervoso periferico), neuropeptidi o neuromediatori (endorfine, sostanza P, neurotensina, encefalina).

PRECURSORI, COFATTORI E CONGIUNZIONI

Tra i neurotrasmettitori ci sono pure le sostanze nootrope, che forniscono al corpo i precursori e i cofattori di cui ha bisogno per le sue sinapsi, per le sue congiunzioni cellulari, per i suoi microscambi. E c’è pure la ATP adesina trifosfato, nucleotide usato nelle cellule come coenzima ed unità molecolare nel trasferimento dell’energia intracellulare.

PER LA SALUTE CARDIOCIRCOLATORIA SERVE BASSA OMOCISTEINA E ALTA FUNZIONALITÀ ORMONALE

Quando si dice salute in generale, e salute cardiaca in particolare, non si dice solo omocisteina bassa, ma anche neurotrasmettitori funzionanti al meglio, e dunque buon equilibrio neurovegetativo e buon equilibrio endocrino-ghiandolare. I neurotrasmettitori sono dunque tra le sostaze chimiche organiche fondamentali del sistema nervoso. La loro complessità, la loro stupefacente e disarmante logica, testimonia la meravigliosa armonia che serve per far funzionare al meglio la macchina umana. Un motivo in più per vivere in coerenza e non in conflitto con le esigenze del nostro organismo.

BASSA-PROTEINA È LO SLOGAN: COME DIRE LA RIVINCITA DEL GRANDE PITAGORA

“Low-protein food is recommended”, è l’ultimo slogan delle libere autorità nutrizionali statunitensi, quasi parafrasando il principio-base del grande Pitagora sulla necessità umana di stare sempre sulle diete basso-proteiche nella salvaguardia della salute. Low-protein per disintossicarsi dall’omocistena. Low-protein per sconfiggere il colesterolo ossidato e i radicali liberi. Low-protein per fluidificare il sangue e rendere la circolazione un vantaggio e non un problema. Low-protein significa dieta vitale a base di frutta multicolore in prevalenza, e verdura cruda a foglia verde in abbondanza, senza scordare radici, semini, cereali e frutta secca da guscio.

SPERO NELLA BONARIETÀ DEL PROFESSOR BARNARD

Siamo partiti parlando di cuore, ed è giusto concludere tornando ad esso. Abbiamo spaziato sul sangue, sulle coronarie, sul respiro, sui polmoni, sul colesterolo, sull’eparina, sull’omocisteina, sui metili e sui neurotrasmettitori. Su tutto fuorchè sulle statine. Su tutto fuorchè sulla cardiochirurgia. Su tutto fuorchè sui trapianti. Non me ne voglia il professor Christiaan Barnard, passato nel frattempo a migliore vita. Serbo di lui un ottimo ricordo come persona. La sua opera è stata ugualmente grande. Gli errori di percorso, anche i più clamorosi come il suo, finiscono prima o poi per trasformarsi in cruciali insegnamenti.

IL CUORE È UN FALSO PROBLEMA. LA LEZIONE DI GRAZIANO GANZIT.

E non me ne vogliano i tanti pazienti in lista di attesa di un cuore nuovo. Nulla ho contro la loro voglia di guarire e di agganciarsi, in qualunque modo possibile, al treno della vita. Sto solo dicendo che il più delle volte il cuore è un falso problema, e che la riconquista della salute tramite trapianto può essere miraggio e niente altro che miraggio. Esistono strade alternative. Il mio grande amico Graziano Ganzit ha capito la situazione meglio di chiunque altro (vedi tesina Una vita artificiale, cioè priva di morte, del 26/1/11).

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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