I MIEI CAVALLI SONO PER MOLTI ASPETTI MIGLIORI DELL’UOMO

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LETTERA

L’OSTINAZIONE UMANA VERSO IL CADAVERISMO MI LASCIA ESTERREFATTO

Caro Valdo. Ti scrissi un po’ di tempo fa e continuo a leggere da un anno il tuo blog con le testimonianze di persone che hanno aperto la mente. Alcune cose mi lasciano esterrefatto. Sembra che l’uomo si stia scavato da solo la tomba, scusami la franchezza, ostinandosi a mangiare cadaveri di carne e pesce, uova, latte e cereali come farine, paste, risi, pizze.

ORANGHI E SCIMPANZÉ NON USANO PENTOLE E STANNO SUL CIBO NATURALE DI LORO PERTINENZA

Mi viene da pensare da chi discendiamo. Da oranghi e scimpanzé, cioè da scimmie che mangiano frutta e verdura. Non hanno pentole, non cuociono i cibi.

AVENA, MIGLIO E FRUTTA AI MIEI STRAORDINARI CAVALLI

Da un po’ di tempo ho la possibilità di fare un lavoro con i cavalli, mi occupo della loro alimentazione. Gli do da mangiare frutta di tutti i tipi e avena o miglio e basta. Penso che anche loro siano molto simili a noi. Si divertono col cibo naturale. Lo si vede dal come lo masticano volentieri, guardatomi con gratitudine. Pensa se gli dessi carne o pesce o nutella o cioccolata. Stramazzerebbero a terra fulminati da avvelenamento.
Andrea

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RISPOSTA

L’ANTROPOLOGIA DOVREBBE DARCI MOLTE RISPOSTE

Ciao Andrea. Indipendentemente da chi discendiamo, esiste una scienza che ci viene incontro e si chiama antropologia, da antropos=uomo e logos=studio, parola. L’antropologia, nata come disciplina interna alla biologia, studia l’essere umano sotto diversi punti di vista, sociale, culturale, morfologico, psicoevolutivo, artistico-espressivo, filosofico-religioso.

DIVERSITÀ TRA UOMO E ANIMALE NELLA FILOSOFIA  DI MAX SCHELER

Nel suo testo “La posizione dell’uomo nel cosmo” del 1927, il filosofo tedesco Max Scheler (1874-1928) considera l’uomo come un essere diverso da tutti gli altri animali per la sua capacità di uscire dalla chiusura mentale. Capacità che gli permette di dire di no alla realtà sensibile per aprirsi al mondo sovrasensibile. A paragone] degli animali, che dicono sempre di sì alla realtà, l’uomo è colui-che-può-dire-di-no, l’asceta della vita, l’eterno protestante nei confronti della semplice realtà.

TENDENZA UMANA ALL’ASCETISMO IN SENSO ATLETICO E MIGLIORATIVO

Ascetismo deriva da àskesis che significa esercizio atletico, addestramento militare, ma anche pratica della virtù. Il terreno proprio dell’ascetismo è quello filosofico-religioso. Se i filosofi pitagorici furono i primi a elaborare una versione dell’ascetismo, Socrate è stato spesso rappresentato come un asceta.  Le filosofie ellenistiche, soprattutto lo stoicismo, prevedevano pratiche ascetiche sia fisiche, mediante rinunce e restrizioni, mediante l’allontanamento dalle passioni.

L’OPZIONE DI DIRE DI NO E DI FARE DELLE SCELTE INDIVIDUALI

L’uomo di Scheler è dunque un essere a cui è toccata in sorte una scintilla divina, una briciola di assoluto, un’impronta di quello spirito che lo rende capace di dire di no, di trascendere la realtà data, a differenza dell’animale. Secondo Scheler l’uomo si differenzia dall’animale non per l’intelligenza, che in misura maggiore o minore anche gli animali possiedono, ma per essere una creatura aperta al mondo e soggetta a forte evoluzione culturale. L’animale vive completamente all’interno del suo ambiente, che porta struttutato in sé come una lumaca la sua conchiglia. Esso segue gli impulsi in maniera acritica e automatica. Si muove nell’ambiente grazie agli istinti ma non ha grande coscienza di sé.

CAPACITÀ DI PROCRASTINARE E SUBLIMARE PULSIONI E PASSIONI

L’uomo, invece, possiede un mondo e non un ambiente. Un mondo fatto di rappresentazioni. Un mondo che supera stato di bisogno fisiologico e angusti stimoli ambientali. Ogni uomo è libero di seguire o no le sue pulsioni ed è capace, se vuole, di procrastinarle, o anche di sublimarle. Egli racchiude in sé tutte le caratteristiche degli altri esseri viventi, tra cui l’istinto, ma possiede in più lo spirito, che non è nel mondo, è bensì apertura al mondo. Nell’aprirsi al mondo, l’uomo sente anche se stesso e sviluppa una autocoscienza.

ANTROPOLOGIA FILOSOFICA ED ESISTENZIALISMO

Le conclusioni di Scheler hanno influenzato diversi autori che insieme a lui costituiscono il nucleo centrale dell’Antropologia Filosofica intesa come corrente vera e propria, incluso Martin Heidegger (1889-1976), filosofo tedesco ed esponente di spicco dell’esistenzialismo, corrente che coinvolge Immanuel Kant (1724-1804), Friedrich Shelling (1775-1854), Soren Kirkegaard (1813-1855), Friedrich Nietzsche (1844-1900), Giacomo Leopardi (1796-1857), Fedor Dostoevki (1821-1881), Franz Kafka (1883-1924), Jen-Paul Sartre (1905-1980). Allineati o influenzati o sì da Heidegger sulla specificità dell’uomo, ma prendendo le distanze dalla sporgenza metafisica e filo-cristiana del suo pensiero. L’esistenzialismo insiste sul valore specifico dell’esistenza umana individuale e sul suo carattere precario e finito, in opposizione all’idealismo e al razionalismo, assumendo in alcuni rappresentanti un’accentuazione religiosa, in altri un carattere umanistico e mondano.

DOVREMMO ESSERE SUPERIORI AGLI ANIMALI

In teoria, seguendo Max Scheler, dovremmo dunque essere superiori agli animali, ai gorilla, all’asinello, all’oca, al bue, ai cavalli. In pratica, viste le scelte e le tendenze che tu stesso hai percepito ed evidenziato, succede troppo spesso che l’uomo si distingua per caratteristiche negative di cinismo, di indifferenza, di crudeltà verso gli altri esseri del creato, finendo per precipitare nella scala evolutiva.

BASTA ENTRARE IN UN QUALSIASI MACELLO PER CAPIRE CHE NON È COSÌ

La superiorità umana sugli animali si infrange e si disintegra nelle stalle e nei macelli, oltre che nelle tonnare, nella orribile persecuzione alle otarie, alle foche, alle balene e in tutte le circostanze di caccia all’indifesa selvaggina.

L’UOMO APPARTIENE ALL’ORDINE DEI PRIMATI

Nessun dubbio invece sul fatto che l’uomo appartenga all’ordine dei Primati, che comprende 400 specie diverse. Nessun dubbio che il cibo elettivo del primate uomo sia essenzialmente la frutta e non la carne altrui. I membri della tribù degli ominidi sono strettamente imparentati. Uomo e scimpanzè hanno in comune il 98% delle sequenze nucleotidiche del DNAmt mitocondriale, cioè un metabolismo molto simile. Nella moderna accezione della genetica e della biologia molecolare  il termine genoma indica la totalità del materiale genetico di un organismo composto  dal Dna e dal Rna.

UN PARENTE NON TROPPO LONTANO DEI CAVALLI

Il genoma umano è più vicino a quello del bonobo ed a quello dello scimpanzé di quanto non siano vicini tra loro i genomi delle due scimmie. L’uomo è un primate. Non discende, ma è una vera e propria scimmia. Quanto buona, brava, sensibile e intelligente è tutto da stabilire. I tuoi cavalli, per molti aspetti, risultano essere migliori di tanti uomini, in termini sia alimentari, che salutistici, che etici e comportamentali.

Valdo Vaccaro

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