IL CIBO, LO STOMACO, IL SORRISO E LA PAURA

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(Conferenza “Alimentazione e Psiche” di Milano, Teatro Rosetum, 17 Novembre 2012)
(Conferenza “Alimentazione e Salute” di Sant’Omobono, Villa delle Ortensie 18 Novembre 2012)

SALUTO E INTRODUZIONE

Buon Giorno Milano. Non so se essere il primo a parlare alle 9.30 del mattino significhi impersonare il meglio o il peggio della covata. Sono certo comunque di essere il meno referenziato del gruppo, almeno in termini di medicina psicosomatica. Ho a disposizione 60 minuti di tempo per intrattenervi o per annoiarvi e magari farvi sbadigliare. Un’ora d’orologio scorre via veloce e ho un messaggio che mi preme trasmettervi per intero, e che vorrei venisse recepito e capito.

STILE ESPOSITIVO

Mi è stato detto che i milanesi non amano ascoltare chi legge dei documenti, ma che preferiscono assai una esposizione colloquiale e a ruota libera. Tutto si può fare nella vita. Però vi avverto. Se mi avventuro in una chiacchierata senza schema, correte il rischio di ricevere più fumo che arrosto (di patate e non di cadaveri beninteso). Non ho frequentato scuole di recitazione e non ho doti di buon attore. Non sono poi caratterialmente una molla che prima si carica e si concentra per poi riversare tutta la pappardella sul pubblico.

UNO SCHEMA ESPOSITIVO AIUTA A COMPLETARE L’ARGOMENTO IN TEMPO UTILE

Conosco me stesso. Tendo a divagare e a fantasticare, a distrarmi e a debordare, ad andare fuori tema e a perdere il filo. Alzheimer? Può anche darsi. Ma Ero così anche da piccolo. Ho sempre odiato imparare le rime a memoria. L’unica poesia che ricordo di aver recitato con successo è stata “T’amo Pio Bove” del Carducci. Ho sempre preferito incidere e registrare i sentimenti piuttosto che le parole. Comunque, per questa predica mattiniera troviamo un compromesso. Seguirò uno stile colloquiale seguendo una falsariga o una scaletta.

LA SCELTA OCULATA DEGLI ALIMENTI GIUSTI

Il tema ricorrente della Medicina Psicosomatica è quello di capire quali alimenti danneggiano il corpo e la mente, e quali eventualmente servono a renderci invece a migliorarci nel corpo e nella psiche, a renderci insomma sereni, gioiosi e contenti.

MANGIAR MALE SIGNIFICA VIVERE MALE

Mangiare, mangiare e mangiare. Ma che serve tanto mangiare se poi non digeriamo? Che serve mangiare se non evacuiamo? Che serve mangiare se l’appetito latita, se il fegato si gonfia, se cistifellea, milza e reni si calcificano, se il sangue si acidifica e si addensa, se le cellule penano e soffocano, se il linfatico si impigrisce e se procediamo a fatica col freno a mano tirato, esibendo una smorfia o una maschera di circostanza al posto di un autentico sorriso?

UN PICCOLO EPISODIO IN CENTRO A MILANO

Ieri sera camminavo lungo via Palla a Milano e, per schivare la insopportabile puzza da morto del kebab esposto nei pressi, sono entrato in una delle boutique del cibo, attigua al supermercato Billa, attratto da uno stuzzicante bancone di olive verdi e nere, di carciofini e di pomodori secchi. Non mi ero reso conto ancora che il bancone-frigo comunicava con un reparto tonni, mortadelle, zamponi, tranci interi di carne bovina appena macellata, per
cui rinunciai ad ogni velleità di acquisto. Ebbi però il tempo di ascoltare i commenti di due signore milanesi in fila per passare il proprio ordine alla cassa. “Hai visto che fantastica quella carne di vitello?”. “Dev’essere davvero tenera e deliziosa”. “Direi di prenderne almeno 3 chili”.

CANI E GATTI EVITANO RIGOROSAMENTE IL TOPO MORTO

Non ho potuto fare a meno di fare una riflessione. Ho avuto modo più volte di osservare da vicino cani e gatti liberi e impegnati nell’inseguire la preda. Cacciano e azzannano volentieri la preda, sia essa un topo o un qualsiasi volatile. Al limite, il cane per istinto nasconde l’osso sotto terra, perché lo considera un oggetto utile ad esercitare la sua dentatura. Ma se si trovano di fronte a un passero morto o a un topo morto, non dimostrano alcun interesse verso tale salma, e addirittura la evitano. Nel loro progetto mentale, di tipo intelligente, consequenziale e quantistico, non è prevista una diversione dallo schema classico “individuare, inseguire, catturare e sbranare”.

LA PROGETTUALITÀ QUANTISTICA E NATURALE DEGLI ANIMALI CARNIVORI

Azzannare un cadavere freddo e privo di vitalità non li stimola affatto, sarebbe un tradire il loro istinto. Si tratterebbe di venir meno alla loro progettualità naturale, scadendo in una diversione innaturale e priva di fascino. Anche perché una salma emana solo odore di morte e di putrefazione, e nessuna radiazione di tipo positivo. Cani e gatti, per quanto carnivori, confermano in questo di non essere affatto dei mangiatori di cadaveri, e lasciano tale ingrato compito ai vermi o ai corvi e alle cornacchie, ossia ai becchini-con-le-ali.

CERTE SIGNORE ELEGANTI DELLA MILANO-BENE

Quelle due signore eleganti, forbite e raffinate della Milano-bene, con tanto di pelliccia al collo, con delicato profumo di violette, con tanto di disegno intestinale fruttariano, non disdegnano di mettere disinvoltamente dentro i loro corpi del materiale da cimitero. Esse vivono a un livello inferiore a quello dei propri animali domestici. Si comportano da vere e proprie necrofage, ovvero da emerite mangia-salme, e magari non se ne rendono nemmeno conto.

UNA QUESTIONE DI GUSTO O UNA QUESTIONE DI ESSENZA?

Due domande vi pongo. Si mangia in funzione del sapore di un cibo oppure in funzione di cosa è quel cibo, da dove e come viene e da cosa esso rappresenta? Se mi rispondete che la scelta dipende dal sapore, vi smonto subito tale illusione. Mi prendo degli escrementi provenienti da qualsiasi latrina, li dolcifico e li aromatizzo per bene al punto di renderli impeccabilmente gustosi, ci metto sopra delle fragole, dei pinoli e dei marron glacé. Li gradireste?

I CLIENTI DEL FAMIGERATO RISTORANTE DIANA

I clienti del famigerato Ristorante Diana, 10 chilometri a nord di Udine, polo di attrazione per i cacciatori di Tricesimo, Reana del Roiale, Tavagnacco e dintorni, oggi sparito dalla scena, si leccavano i baffi di gioia culinaria. Avevano gustato almeno una volta la settimana per anni e anni teneri caprioli, cervi, daini, cinghiali e leprotti. Ma non appena scoppiò lo scandalo, non appena si venne a sapere che si trattava invece di cani e gatti in salmì, sapientemente speziati con erbe di bosco, con lamponi, mirtilli, more e uva ursina, vomitarono per mesi e per anni, diventando vegetariani per forza più che per scelta.

CI VUOLE UNA MOTIVAZIONE CONGRUA

Secondo punto. Si mangia in funzione del cibo fine a se stesso o in funzione di qualcosa? Se mangi in funzione dello star bene e della salute è già qualcosa. Se mangi in funzione di vincere una gara già ha un significato, se lo fai per rafforzare i tuoi ardori sessuali può avere senso logico, se lo fai per vivere e per raggiungere degli obiettivi virtuosi ed accettabili, in funzione di una vita degna di essere vissuta, ben venga il tuo nutrirti.

IL PANINO DEL BOIA

Si può mai mangiare disinvolti e con vero appetito tra un ammazzamento e l’altro, in funzione di fare il boia esecutore di qualcuno? O in funzione di stuprare e violentare, in funzione di fare del male al prossimo?
Non credo. Ho scrutato coi miei occhi attoniti i porcari sudati e sfiniti dopo aver inseguito, agguantato, sgozzato, smembrato e trasformato 5 maialini in 10 prosciutti e 500 salsicce grandi e piccole, appese ordinatamente in fila nel
cortile del macello.

VISCERE DI MAIALE E UNA BOTTIGLIA DI GRAPPA

Grembiuli lerci di sangue ancora fumante, mani sudice di grasso, li ho visti scolare la bottiglia di grappa e addentare in modo famelico un consistente panino di salame, coppa e mortadella. Li osservavo inorridito ed ammutolito. Dai loro occhi non trasparivano segni di imbarazzo o di pentimento per il massacro appena commesso, distruggendo 5 vite e annientando 5 creature piangenti che chiedevano solo di esistere e di essere lasciate in pace. Sorridevano beati e tranquilli per aver terminato a regola d’arte il loro lavoro, e premiavano se stessi con viscere dei maiali che avevano ucciso nelle settimane precedenti.

CINQUE PORTATE PER LA GIOIA DEI COMMENSALI

E a questo punto spostiamoci sul Vaticano. “Prima portata: prosciutto cotto in vino, e poi sfilato, servito con capparetti, uva passa e zuccaro, oppure lingue di porco salate, cotte in vino e tagliate a fette, oppure biscotti pisani con malvagia in bicchieri ed olive di Spagna. Seconda portata: animelle e fegato di vitella, con sugo di melangole, sale, zuccaro e pepe sopra, oppure lodole, quaglie e piccioni arrostiti allo spedo con sugo di
limoncelli sopra, oppure conigli arrostiti allo spedo, coperti di salsa, serviti con pignoli ammogliati sopra, oppure gelo di carne in quadretti. Terza portata: oche grosse ripiene alla lombarda e alessate, servite con cascio,
zuccaro e cannella sopra, oppure fricassea di petto di caprioli, con cipollette servite sopra, oppure piedi di vitella alessati, legati con cascio e ova. Quarta portata: torte di fagioli, oppure cascio parmeggiano in fettucce, oppure marroni arrostiti alle bragie, oppure pasticcetti di cotogne. Quinta portata: finocchio dolce fresco, mondato del gambo, mazzetti di fiori profumati, conditi e confettioni a beneplacito.”

PAPI, CARDINALI, VESCOVI, MONSIGNORI E PARROCI, BUONGUSTAI DI TRADIZIONE

Questo era, in sintesi, il menù che il cuoco di Papa Pio V offrì in Vaticano nel 1570 agli ospiti del Pontefice, cardinali, monsignori, vescovi ed arcivescovi. Nessuna meraviglia se i parroci di campagna continuano oggi a prediligere il pollo alla diavola, l’anatra all’arancia, i salumi, il vino e tutto il resto. Nessuna meraviglia se, mentre vi sto parlando, ci sono dei camioncini in partenza da San Daniele del Friuli, con autisti che non inseriscono nemmeno il navigatore automatico, conoscendo essi a memoria la strada di accesso alle capienti cantine Vaticane, dove il prosciutto crudo di San Daniele e lo speck di Sauris la fanno da padroni. Assieme ovviamente ai vini Doc del Collio e al Prosecco di Rauscedo.

CINQUEMILA EURO A ZANNA

Ogni anno migliaia di elefanti africani vengono orrendamente massacrati e sterminati, per asportarne le zanne d’avorio e ricavare da esse oggettistica sacra, con ampia e profonda compiacenza cristiana delle autorità
cattoliche, ma anche di quelle buddhiste. Nel solo 2011 i cacciatori di frodo hanno abbattuto 25000 esemplari per un ricavo di 5000 € a zanna (250 milioni di € in totale). Ormai, la popolazione mondiale è ridotta a meno di 700 mila
esemplari nell’Africa Sub-Sahariana. Da lì l’avorio prende la strada delle Filippine dove viene trasformato in croci cattoliche e in statuette papali, o viene smistato verso la Thailandia e la Cina, per essere modellato in simboli
buddhisti e taoisti.

UN ODIOSO ED ABOMINEVOLE TRAFFICO

Parliamo di elefanti, ma anche di trichechi, ed anche di rinoceronti, cacciati e quasi estinti per gli stessi abominevoli motivi. Ben 176 paesi hanno pubblicamente e legalmente messo al bando l’odioso commercio d’avorio, tranne il Vaticano, i cui negozi, alberghi, bancarelle, espongono  con disinvoltura e senza alcun imbarazzo articoli di fede in avorio. Il Vaticano aderisca alla Convenzione Internazionale del 1989.

GUSTI PERVERSI E VENTRI CAPIENTI

Dio Onnipotente sarà più grato nel vedere le sue creature vive e serene nella savana, che nel vedersi raffigurato in disgraziati e contaminati ciondoli. Non sarà che tra il Sandaniele e il Parmacotto girino anche delle esotiche bistecche seccate di elefante? Pensar male non è il massimo. Conoscendo però i gusti perversi e i ventri capienti di vescovi e cardinali, non ci sarebbe nulla di che sbalordirsi.

IL CIBO NON È TUTTO, MA È PARTE DELL’AMBIENTE CHE CI CIRCONDA

Voler confinare la felicità, il benessere del corpo, della psiche e dell’anima, all’atto alimentare è limitante e riduttivo, per non dire fuorviante. In questo senso non ha tutti i torti Ryke Geerd Hamer. Se siamo circondati da pensieri negativi, da notizie che ci turbano, da persone che ci disturbano, ci stressano e ci deprimono, anziché darci il giusto sostegno psicologico ed incoraggiamento, se diventiamo vittime impotenti di accerchiamento e persecuzione dello stato, della alta tassazione, delle bollette di acqua-luce-gas, dei rincari folli per il carburante e le assicurazioni, anche il miglior cibo ci rimane sullo stomaco e si corrompe, diventando fattore di fermentazione alcolica, di putrefazione e di inquinamento interno, anziché di sana nutrizione dei nostri 100 trilioni di cellule.

MOLTI FATTORI AIUTANO A DIGERIRE

Un bel panorama sul mare, sui monti, sulla boscaglia, gente serena che ti circonda, bambini che giocano in giardino accarezzando il coniglio, il porcellino e il capretto, profumi di vita e non di morte, che arrivano dalla cucina, dal frigorifero e dalla dispensa, piatti, posate, tavola, pavimenti e pareti non intrisi da vapori e contaminazioni negative, da false baldorie e da divertimenti posticci.

RISTORANTE MAGNIFICO CON MACELLO ANNESSO

Ma esiste anche il voltastomaco, e va preso in attenta considerazione. Ricordo ad esempio un bellissimo ristorante tedesco, ai margini dell’autostrada che da Salisburgo-Austria porta a Monaco di Baviera. Tutto in legno massiccio, balconi ricoperti di piante e di fiori multicolori, personale sorridente, elegante e gentile, ma col macello attiguo, visibile e inteso a evidenziare la freschezza delle carni in arrivo. L’appetito se ne andò all’istante.

SE MANGI CARNE APPROVI ANCHE QUANTO C’È DIETRO

Gli amici, conoscendomi, ne fecero un argomento di facile ironia. “Se è per quello, ogni paesotto ha il suo macello, sia qui in Germania che da noi in Italia”, mi dissero per consolarmi. Come già non lo sapessi. Solo che a loro la cosa non faceva né caldo né freddo, perché mangiar carne aiuta evidentemente a sopportarne sia il sapore che le strutture produttive e gli scenari apocalittici da cui essa proviene.

UNO STILLICIDIO CONTINUO DI UCCISIONI NON PUÒ LASCIARTI INDIFFERENTE

Tecnicamente eravamo tutti affamati dopo ore e ore di autostrada. Si buttarono infatti sul pane nero e lo speck, con formaggio e boccale di birra bavarese. Per non offendere nessuno, accettai un bicchiere di apfelsaft.
Dissi loro che le cose si sanno o non si sanno, si capiscono o non si capiscono, si valutano o non si valutano. La faccenda delle 7000 creature sgozzate ad ogni secondo che passa, in questo pianeta trasformato dall’uomo in landa inospitale ed insidiosa, in terra di vile sopraffazione di chi ha il potere, la legge e il coltello per il manico, non è argomento umoristico da facili barzellette.

UCCIDERE DEGLI ANIMALETTI INDIFESI NON HA VALENZA DIVERSA DA QUELLA DI UCCIDERE DEGLI UMANI

Chi ha visto anche una sola vera esecuzione dal vero, chi ha accarezzato un vitellino poco prima che lo abbattessero, sa benissimo di cosa io parli. La scena ce l’hai stampigliata nel cuore per sempre.
Che sull’ingresso di quel macello ci sia scritto Metzgerei (macelleria) o Hinrichtung (Camera di esecuzione) o Gaskammer per umani, le differenze in termini di sofferenza e di prevaricazione non esistono affatto.

FAR FINTA DI NIENTE È SOLO UNA FORZATURA

Non mi si dica che queste cose ti lascino un sorriso inalterato e uno stomaco privo di rivolgimenti. Non mi si dica che convivere con bruttezze di questa portata sia cosa facile. Lo è soltanto per chi ha staccato la spina dei sentimenti. Lo è soltanto per chi fa finta che queste atrocità non esistano nemmeno o che comunque non lo riguardino. Questo non è lo scatenarsi delle belve affamate, ma molto peggio. Questo è  barbaro e riprovevole genocidio pianificato a sistema, senza ombra di rimorso o di rammarico.

I CAMPI DI MORTE DI POL POT

Ricordo una visita ai Campi di Morte N. 20 e 21, a 40 km dalla capitale cambogiana Phnom Penh. Un silenzio indescrivibile in mezzo alla più ridente campagna, con ai margini una magnifica distesa paludare. Un parco ricoperto di alberi e di sentieri ombreggiati, con tanti riquadri rettangolari 5 metri per 10 in cemento accostati uno
all’altro, a significare una fossa comune. Alzi la testa e vedi una fila sconfinata di riquadri identici, su cui sgambettano felici, libere ed ignare gallinelle e rumorose anatre. Dalla terra spuntano vestiti sgualciti, camicie scolorate, sandali anneriti, brandelli di ossa, denti e mascelle, gambe scompagnate. Nessun cranio. Quelli stanno tutti ammassati su una torre centrale in speciale e orrida esposizione.

DUE CAMION RIMOSSI DALLA SCENA DEL CRIMINE

Mi venne detto che pochi mesi prima erano stati rimossi i due camion che provvedevano a raccogliere i prigionieri ammassati nelle famigerata prigione di Tuol Sleng, chiamata S-21 e diretta da Kaing Guek Elave, alias Dutch (35 anni di galera, anziché 3500), o nelle sale scolastiche della capitale, trasformate in raduni provvisori su cui venivano comminate su due piedi null’altro che laconiche ed incredibili sentenze di morte, per operai, contadini, insegnanti, cittadini cambogiani, segnalati alle Bande Comuniste di Pol Pot come persone influenzate dalla cultura, da quaderni e biro, da libri e occhiali, da case leggermente migliori delle altre. Persone ritenute incompatibili con la costituzione rivoluzionaria del 17 aprile 1975 (presa di potere da parte degli Khmer Rossi).

LE GRAVI COLPE DELLE VITTIME

Persone inermi e apparentemente semplici e pacifiche come le altre, ma che per la propria formazione culturale “bacata e reazionaria” mettevano in pericolo lo stato popolare, basato sulla giustizia, la democrazia, l’armonia, la felicità e l’uguaglianza tra uomo e donna (Art. 13 Nuova Costituzione Cambogiana). Persone legate al privilegio della cultura. Persone che si opponevano alla ricchezza livellata e al trasferimento forzato dei cittadini verso le campagne. Persone che non apprezzavano le fresche conquiste della più avanzata rivoluzione della storia umana, per cui ogni operaio è padrone della fabbrica, ogni contadino è padrone dei campi e delle risaie e ogni lavoratore ha diritto sicuro al posto di lavoro senza diritto di sciopero (Art 12).

L’ISTERIA DELLA PURIFICAZIONE

Uno stato con l’ansia dello sviluppo agricolo e l’isteria della purificazione, con studenti avidi di giustizia e di rivalsa sulla classe dominante di ieri, corrotta e collusa con Francia e America. Uno stato nato tra l’alba e il tramonto, con una Assemblea teorica di 250 persone, di cui 150 rappresentanti dei contadini, 50 rappresentanti degli operai e 50 rappresentanti dell’Esercito Rivoluzionario. In realtà, il potere era racchiuso insidiosamente nelle mani irresponsabili di pochi esagitati.

QUATTRO CARICHI PER NOTTE, PER CIASCUN CAMION, E 1600 CITTADINI FINITI ALL’ARMA BIANCA AD OGNI CALAR DEL SOLE

Non c’era spazio e tempo per trattenere questi prigionieri, prelevati con la forza il giorno prima e pieni di fame, di sete e di paura. I due camion in questione, vecchi ed arrugginiti Dodge americani della seconda guerra mondiale, sequestrati a qualche impresa di costruzioni, facevano la spola in continuazione, tra le sette di sera e le tre del mattino, a trasportare non più ghiaia e cemento, ma un carico di 200 disperati verso il loro ultimo destino. Adulti, anziani, donne, bambini piccoli, ragazzini in età scolastica. La corsa verso la periferia-sud durava mezz’ora soltanto.

AUTISTI SOLERTI E PRECISI

La notte copriva le allucinanti scene. Lo smaltimento della merce doveva essere rapido, non oltre la ventina di minuti. L’autista aveva i suoi tempi, mezz’ora per rientrare in città, mezz’ora per le operazioni di carico, mezz’ora per completare il secondo viaggio. Quattro viaggi infernali per notte e la sua vita era garantita. Sgarrare anche di poco, significava rischiare e finire il giorno dopo assieme ai passeggeri.

ESISTE ANCHE L’ARTE DI UCCIDERE AL BUIO

Ma 200 persone scaricate al buio in un posto di campagna trasformato in immenso cimitero, dovevano essere rese inoffensive. Non puoi farle distendere vive sul fondo delle fosse e buttarle addosso delle palate di terra. Occorre matarle in 30 minuti di tempo, prima che arrivi il secondo camion. Un compito non privo di difficoltà operative.

IL COTTIMO INDIVIDUALE ERA DI 80 VITTIME PRO-CAPITE A NOTTE

I gruppi incaricati di tale importante compito erano giovinastri carichi di alcol e di droga. Una ventina erano sufficienti.  Occorreva farlo presto e senza spreco di munizioni, anche perché gli spari si sentono a distanza nel silenzio della notte. Molto più adatte affilatissime canne di bambù e i luccicanti coltelli da macellaio. Nessuno doveva scappare vivo dal massacro, e diventare scomodo testimone di quanto accadeva. Alla fine, 17 persone su 160.000 qui sotterrate riuscirono miracolosamente a sottrarsi a tale mattanza.

QUALCOSA DI MAI VISTO PRIMA NELLA STORIA

Pianti, suppliche, singhiozzi, vomiti, urla laceranti di bambini increduli ed atterriti. Sordi lamenti, schizzi di sangue in ogni dove. Decapitazione immediata col machete per ogni maschio e per ogni anziano, ragazzine e donne legate nude all’albero delle torture per uno stupro finale di gruppo da parte degli spietati, assatanati e super-drogati carnefici. Su un muretto edificato ultimamente alla buona, restano oggi migliaia di foto e un elenco interminabile di nomi cambogiani, inclusi quelli di alcuni giornalisti occidentali ed australiani, finiti chissà come in quel trambusto impensabile e spaventoso.

CATACOMBE MODERNE CON OSSA FRESCHE IN ESPOSIZIONE

Oggi la Cambogia è diventata destinazione turistica. Noi a Firenze teniamo gli Uffizi e le bellezze artistiche, in Etruria teniamo le tombe pre-romane e a Roma vantiamo il Colosseo e le Catacombe. Qui invece tengono come seconda risorsa i templi di Angkor Wat a Siem Reap, nel cuore del paese, 1000 anni di storia e, come prima inconfessata risorsa, i Campi 20-21, nemmeno 50 anni di stagionatura e 160 mila vittime sepolte alla rinfusa, coi loro dolori atroci e i loro indicibili patimenti, in un luogo silenzioso dove ogni albero ha visto, sentito e registrato scene agghiaccianti. Un piccolo scampolo soltanto di un genocidio che ha inghiottito e fatto sparire oltre 2 milioni di persone, ovvero un quarto della popolazione cambogiana. Un campo soltanto tra le centinaia nascosti un po’ dovunque in questo travagliato paese asiatico.

SPIEDINI DI POLLO RUSPANTE ALIMENTATO A RESIDUI CIMITERIALI

Per entrarci si paga ovviamente il biglietto, e ci sono fior di negozi e di stand per venderti ninnoli di ogni tipo. Non ancora i denti, che pure abbondano lungo le panchine. Non mancano i ristorantini dove ti friggono il pollo e le patate, o anche il mais e le banane allo spiedo. Per quanto vuoto sia lo stomaco, trovi davvero inopportune e prive di attrazione queste offerte alimentari. A malapena mandai giù un risotto con verdure al rientro in albergo. Per una settimana intera l’appetito se ne era andato, e me la cavai con degli innocenti manghi e tante nutrienti bananine accoppiate al pop-corn.

FUORI TEMA? CHI DICE QUESTO NON HA CAPITO UN BEL NIENTE DELL’INTERA QUESTIONE

Mi direte che siete venuti a questo meeting per capire di più sul cibo, sul cibo che rende sani e rende felici, e non per un fuori-programma raggelante, tipo digressione sui crimini dei brigatisti rossi?
Che c’entra mai la Cambogia con l’alimentazione? Che c’entra Milano con Phom Penh? Che c’entra la raffinata Madunina con l’allucinato Pol Pot? Anche se non sono per niente hameriano, per me i collegamenti esistono fortissimi, e non
sono affatto andato fuori tema. Questo è anzi il nocciolo dell’intera questione. Avrò anche fatto storcere il naso e il ventre a qualcuno, ma per me i collegamenti ci sono eccome.

TUTTO C’ENTRA E TUTTO È COLLEGATO

Potrei dire allora che c’entrano i macelli, che c’entrano gli elefanti, che c’entrano i trichechi, che c’entrano i rinoceronti, che c’entrano “gli amanti della natura” con doppietta in spalla, gli “adoratori del pesce” armati di reti e di lenze? Mica ce li abbiamo in piazza del Duomo! Questo lo dite voi! Vogliamo o non vogliamo capire che ogni cosa che succede sulla crosta terrestre si ripercuote dentro di noi profondamente?

POL POT È QUI DENTRO QUESTA SALA, CAINO ED ABELE SONO QUI

Pol Pot è qui con la sua folle ideologia. E qui dentro ci sono le elefantesse africane che barcollano e si piegano su un fianco mentre i loro piccoli fuggono terrorizzati da tanto abbruttimento. Impariamo a vedere le cose come stanno. Dachau e Auschwitz sono qui, non si cancellano. I 7000 animaletti che ammazziamo ogni secondo, i 6 miliardi di capi che mandiamo in esecuzione e in pena capitale ogni anno sono qui. Li accettiamo o li rifiutiamo? Approviamo o condanniamo? Ci responsabilizziamo o facciamo come Ponzio Pilato?

UNO SGUARDO ALLA MAPPA DI MILANO

Sempre ieri mi guardavo una cartina geografica di Milano per darmi una rinfrescata su Piazza Duomo, sull’alberghetto Rio di Via Mazzini, e su questo Teatro Rosetum di Via Pisanello. Oltre al dedalo inestricabile di  arterie e di viuzze, dove ti immagini un brulichio di gente che vive, lavora, vende, compra, mangia, beve, si scarica e si ricambia, o magari si intasa e si stitichezza, si distinguono sulla mappale grosse aree pubbliche speciali come quelle riservate alle ferrovie, ai parchi pubblici, all’ippodromo di San Siro, allo Stadio Meazza e alla Fiera di
Milano.

IL MATTATOIO DEL BESTIAME

La cosa che più mi ha impressionato non sono le vetrine eleganti vicine alle gallerie della Scala e al Duomo, o i viali che portano al Castello Sforzesco, ma la dicitura a lettere cubitali stampigliata in basso a destra: “Scalo mercato e Mattatoio del Bestiame”. Annesso al Mattatoio ci sta pure la Stazione di Porta Vittoria.

DOVE STA L’INTELLIGENZA

L’intelligenza consiste non certo nel rinchiuderci all’interno del nostro guscio protettore, ma piuttosto nel proiettarci oltre i nostri confini, nel metterci nei panni degli altri, anche nei panni del disgraziatissimo bovino arrivato a Milano da Sofia o da Budapest. Cosa guardano gli occhi di queste bestiole innocenti e smarrite, attraverso le feritoie dei loro vagoni? Cosa captano con le loro ipersensibili e telepatiche antenne?

CI SONO VAGONI E VAGONI

Noi umani viaggiamo su Frecce Rosse e Frecce Bianche, con treni silenziati che arrivano alla Stazione Centrale di Milano, punto dal quale possiamo comodamente diramarci e prendere le varie destinazioni della attivissima metropoli lombarda. I bovini arrivano invece su carri rumorosi e aperti, affamati, assetati, infreddoliti, spaventati e allucinati. Ansiosi di conoscere il proprio destino. Dopo due giorni di privazioni alimentari e di gelo sperano in un qualche atteggiamento favorevole e pietistico da parte dei bipedi. Sperano almeno in una minima assegnazione di prato verde su cui brucare la loro amata erbetta.

NON STAZIONE CENTRALE MA STAZIONE VITTORIA

Non sanno che la loro stazione non si chiama Centrale ma Vittoria, e che essa esiste in Milano non certo per rifocillare le creature in pena arrivate da un viaggio da incubi, ma per togliere loro ogni residua speranza.
Una stazione dove li attendono dei cinici negrieri pronti a trascinarli con delle corde verso l’infame patibolo.

LE ATROCITÀ CONTINUANO

Verso quel luogo maledetto dove ogni zolla, ogni ciottolo, ogni mattone, persino ogni albero, sono impregnati di aromi di morte, sono colmi delle lacrime, dei liquidi organici e del sangue versato a ettolitri e a tonnellate da milioni di loro antenati, trisavoli , bisnonni, padri, nonni, zii, fratelli e cugini, che hanno subito la stessa sorte, lasciando una indelebile scia di tribolazione. Qualcuno di voi mi sta dicendo che Stazione Vittoria non fa più da terminale-animali da qualche anno? La sostanza non cambia. Il meccanismo è sempre quello. Si chiamerà Vittoria Due, o qualcos’altro, ma l’ammazzamento non è certamente concluso, oppure cambiato in termini di atrocità e di quantità dolorifica.

TUTTO ACCADE QUI E ADESSO, NESSUNO FACCIA LO GNORRI

Tutto questo è qui, adesso e non ieri, nel bel mezzo della pulita, pacifica ed innocente Piazza Duomo, nel confortevole Teatro Rosetum in cui ci troviamo, nella testa, nel cuore e nel subcosciente di ciascuno di noi, poco importa quanto bravi siamo ad insabbiare e ad espellere le nostre angosce e le nostre inquietudini.

ACQUA AZZURRA E ARIA RESPIRABILE, RADICCHIO E AMORE, NON RADICCHIO E SEBRENICA

Vorrei che il mio personale messaggio venisse recepito con molta chiarezza. Acqua azzurra, acqua chiara, cantava Lucio Battisti. Aggiungiamoci pure aria chiara e aria pulita, ambiente sereno e non contaminato. Servono carote, sedani, arance, mele, radicchio, mandorle e grano saraceno. Radicchio e aria respirabile, radicchio e armonia, radicchio e gentilezza, radicchio e trasparenza, non radicchio e Fosse Ardeatine, non radicchio e foibe carsiche, non radicchio e Porzus, non radicchio e Sebrenica, non radicchio e Gheddafi abbattuto in diretta televisiva, peggio di Francesco Ferrucci, quello del “Vile tu ammazzi un uomo morto”. Non radicchio e contaminazione, non radicchio sul tavolo e voci piangenti di milioni di esseri sgozzati tutto intorno, sia bipedi che quadrupedi, sia nei macelli di terra e di acqua che nella satanica vivisezione.

RADICCHIO E SOLDI

Vittime inascoltate e sottovalutate solo per carenza di educazione etica, per disattivazione e desensibilizzazione generalizzata delle antenne di ricezione, solo per disinteresse istituzionale e per leggi-truffa tese costantemente a difendere il carnefice, l’usuraio, il falsario, il banchiere, lo speculatore, il complottista e il profittatore. Leggi-truffa congegnate per prolungare le atrocità, i soprusi e le sopraffazioni. Radicchio e aria pulita. Ma anche radicchio e soldi, perdio. Per avere un cuore che batte la gente deve pur mangiare.

SPRECHI STATALI E DISOCCUPAZIONE

I ragazzi devono avere un posto di lavoro, o devono potersi mette in proprio senza essere inseguiti e perseguitati da tasse inique, scoraggianti e demotivanti per almeno cinque anni. Tasse che lo stato sottrae alla comunità a volte per fini utili e trasparenti, ma troppo spesso per enormi sprechi, per appalti truccati, per concessioni e supporti allo stato Vaticano, per stipendi, pensioni e bonus dalle dimensioni scandalose in favore di parlamentari, presidenti, ministri, dirigenti statali, sindaci e assessori.

DECRESCITA SI’, MA SOLO QUELLA DEL PROSSIMO

Tutti pronti al sacrificio impoverendo il prossimo e mai se stessi. Tutti pronti a parlare di riequilibrio economico-finanziario e di giustizia fiscale, ma nessuno disposto a dimezzare i propri emolumenti e i propri insostenibili livelli di vita, fissati quando pareva di vivere nell’eterno Eldorado e nel mondo dei balocchi. Ora si tratta di decrescere, e di tornare alle origini, di rivalutare il treno e la bicicletta, di riprendere il bus e andare a piedi, altro che nuove auto e nuovi modelli, riproposti in continuazione a un mercato privo di capacità assorbitiva. Dopo dieci anni di vacche magre, c’è gente che attende di uscire dal tunnel. Senza l’ombra di sospetto che potremmo essere finiti in una galleria senza uscita.

LA PRIORITÀ ASSOLUTA È STAR BENE DI STOMACO

Torniamo però al buon cibo e allo stomaco in buon ordine. Orazio Flacco (65- 9 a.C) se ne intendeva di queste cose. Già a quel tempo si badava necessariamente all’essenziale e non al superfluo. Ma egli ugualmente trovava modo di sottolineare quali dovessero essere le vere priorità della vita. “Se stai bene di stomaco e di petto, e se non sei tormentato dalla gotta, tutte le ricchezze del Re non potrebbero aggiungere niente alla tua felicità”.

LA SALUTE SI COSTRUISCE PEZZO PER PEZZO

La bacchetta magica nessuno la possiede. Non si sta bene a caso e non si sta bene all’improvviso. Star bene di stomaco significa vivere in equilibrio biochimico, in equilibrio calorico, in equilibrio ponderale, in equilibrio emozionale, in equilibrio ormonale, in equilibrio epatico, pancreatico, renale e intestinale. Senza contare l’equilibrio sociale, familiare, economico. Senza contare l’equilibrio morale, etico e spirituale.
Caspita quanti equilibri! Diventa un puzzle. Un composito e multifattoriale mosaico. Basta che manchi un pezzo e siamo fregati.

UNA QUESTIONE DI PULIZIA INTERNA

Star bene di stomaco significa lavorare coerentemente giorno dopo giorno a costruire mattone su mattone il nostro benessere psico-fisico. La formula basilare sta nel dare il giusto ritmo alla massa incalcolabile di operazioni che avvengono all’interno di noi stessi, con 100 trilioni di cellule in continuo ricambio, con morie, indebolimenti, riproduzioni e rafforzamenti. Con una rete di intercomunicazioni e un sovraccarico di neurotrasmissioni interne. Tutto questo può solo avvenire in regime di pulizia interna, di non intasamento virale, di sangue fluido e sistema linfatico efficiente, privo di micidiali rallentamenti.

DIGESTIONE RAPIDA UGUALE PRODUZIONE DI NUOVO SANGUE FLUIDO

Qual’è il segreto per avere un sangue fluido? Digestioni semplici, leggere, rapide, con assimilazioni
complete e con regolari espulsioni dei rifiuti. Serve il giusto carburante per il nostro particolare tipo di motore. Un motore che ha delle variazioni individuali, ma che presenta sempre le stesse caratteristiche, indipendentemente da colore della pelle, da genere maschile e femminile, da età giovanile o adulta, da gruppi sanguigni A o B.

TUTTI CON PH ALCALINO E MATRICE FRUTTARIANA

Valga su tutto il pH del sangue, che per gli umani si piazza su un range preciso ed invalicabile 7.30-7.50, con significativa tendenza alcalina, tipica dei mangiatori di frutta e verdura, e valga su tutto un tetto proteico pure invalicabile a cui la scienza è finalmente arrivata concordando su 24 grammi di proteine al giorno e non di più, per cui ogni eccesso porta ad acidosi, condizione tremendamente carica di conseguenze per la salute. Otto Warburg ha preso il Nobel in Medicina nel 1931 per aver scoperto che acidosi da proteine animali e ipossia da sedentarismo sono ricetta garantita per il cancro!

EQUILIBRIO, SAGGEZZA E BUONUMORE PER UN MONDO MIGLIORE

Il sorriso e l’equilibrio valgono dunque più di ogni altra cosa. Come già affermava Erofilo, fondatore della Scuola Medica di Alessandria nel 300 a.C, “Quando manca la salute la saggezza non vale, l’arte non si può esercitare, la forza della mente e dello spirito latita, e la ricchezza non ha alcun valore”. Troppe modelle disinvolte e supersexy alle sfilate di Armani e Valentino, e dei loro allievi. Troppe modelle in forma fisica apparentemente smagliante, ma dal sorriso spento e sperduto, dallo stomaco anoressico e dalle cellule in cassa integrazione.

CARICHIAMOCI DI ENERGIA PULITA ED INCONTAMINATA

Acquisiti questi concetti, siamo tutti d’accordo sull’importanza di poter sorridere, e di poter usufruire di un’aura rossa e raggiante, capace di elettrizzare e di rafforzare in un raggio di 5 metri metri chi ha la voglia, l’opportunità ed il piacere di incontrarci. Siamo tutti d’accordo sui vantaggi di essere batterie ricaricanti e non buchi neri assorbenti che depauperano le batterie altrui, anziché trasmettere loro una benefica ondata di vibrazioni elettromagnetiche. Il contentino finale ve lo voglio dare, ma se andate su Internet esistono ricette vegane di straordinaria bontà. Vi posso dire che lo scorso settembre, presso la Vegan Society di Hongkong, la Natalie Liu, giovane e bella cuoca cinese, ha preparato un buffet vegano di straordinario valore nutrizionale e dai sapori favolosi. Solo per dire che nessuno, in Oriente come in Occidente, rimane deluso dal veganismo crudista o tendenzialmente crudista.

Valdo Vaccaro

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