DAL TUMORE POLMONARE AL LINFOADENOMA

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LETTERA

Buonasera Dottore, Le parlo di un nostro urgente problema in famiglia. Mio padre, un anno fa è stato operato di tumore al polmone. Non abbiamo fatto la chemio di prevenzione perché impossibilitati a farlo. In fase successiva è comparso un linfonodo su cui abbiamo applicato radioterapia e chemio. Ad oggi il linfonodo di circa 3 mm non è scomparso. Volevo solo un’informazione. Lei mi può aiutare? Grazie, la prego. Sono disperata.
Maruska

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RISPOSTA

VIA LINFATICA E VIA EMATICA

Ciao Maruska. La principale caratteristica dei tumori aggressivi o meglio degenerati, oltre alla capacità di infiltrare i tessuti e le strutture circostanti, è quella di disseminare metastasi per via ematica e/o linfatica.

IL MECCANISMO DELLA DIFFUSIONE

Nella via linfatica le cellule malate, dopo essersi staccate dal tumore in cachessia, invadono i collettori e, seguendo il flusso della linfa, raggiungono i linfonodi dove rimangono temporaneamente intrappolate. Successivamente passano nei collettori post-linfonodali fino a concludere il loro percorso nei tronchi linfatici principali e da lì nella circolazione ematica. A questo punto le metastasi, trasportate dal sangue in ogni zona dell’organismo, possono colonizzare dovunque, riproducendo il tumore da cui sono generate.

MAGGIORE LENTEZZA DELLA VIA LINFATICA

La diffusione per via linfatica è più lenta rispetto a quella ematica. È più lenta perché deve seguire l’intero
percorso linfatico, subendo la frenatura dei vari linfonodi prima di raggiungere il circuito sanguigno e diventare diffusione sistemica.

LINFONODO SENTINELLA ED ESAMI PER UNA STADIAZIONE DELLA MALATTIA

La diffusione procede in modo sequenziale, nel senso che le metastasi avanzano lungo la catena linfatica, invadendo i linfonodi a partire dal primo che incontrano, che viene chiamato linfonodo sentinella, su cui si fanno esami istologici per una stadiazione della malattia.

AGIRE SUL MECCANISMO FORMATIVO E NON SULLA NEO-FORMAZIONE

Ti allego quanto ho scritto sull’argomento polmoni. Il problema non sta nel distruggere il linfonodo canceroso con la chemio, la radiografia o l’asportazione, ma nel bloccare la sua evoluzione e farlo regredire agendo non sul sintomo o su quello che appare agli occhi, ma sul meccanismo perverso che genera il  sintomo, sugli errori comportamentali, terapeutici e dietetici che si continuano a fare.

TESINE DA LEGGERE

NON CEDERE ALLE PRESSIONI E ALLE URGENZE, MA STUDIARE E DOCUMENTARSI

Il minimo che può succedere con asportazioni e chemio è la recidiva. Perché dunque seguire testardamente quella via? Perché l’infallibile e autorevole medicina spinge in quella direzione e soltanto in quella? Se la gente si prendesse la briga di informarsi meglio scoprirebbe cose sconvolgenti davvero.

ALCANILIZZARSI E OSSIGENARSI, QUESTA È LA FORMULA

Ad esempio che aveva ragione Otto Einrich Warburg, vincitore del Nobel per la Medicina nel 1931, nel dire che ogni cancro deriva non da 2000 ipotesi o da 100 motivi multifattoriali, ma da due cose precise che si chiamano ACIDOSI (proteine oltre il tetto di 24 grammi/giorno) e IPOSSIA (scarsità di ossigenazione cellulare).

COERENZA NELLE PROPRIE SCELTE

Che volete ancora di più, mi chiedo. L’acidosi si combatte con la frutta e col crudo, l’ipossia si combatte con la respirazione e il movimento. Per interventi medici, chirurgici e farmacologici, non c’è spazio e non c’è
cittadinanza. Così ragiona l’igiene e la cura della non-cura del sintomo. Se uno sceglie l’igiene non va dal medico. Se sceglie medicina non va dall’igienista. Andare un po’ dall’uno e un po’ dall’altro è come minimo
confusionante, oltre che autolesionistico ed improduttivo.

GUARIGIONE O CONDANNA SONO NELLE MANI DEL SISTEMA IMMUNITARIO E NON IN QUELLE DEI CUROMANI

Se la situazione del sistema immunitario è tale da garantire un minimo grado di ripristino salute, le possibilità di salvezza sono solide e concrete. Se invece tutto è stato compromesso, siamo nelle mani del fato, per cui occorre anche essere preparati al peggio. In ogni caso è il soggetto l’ago finale della bussola, quello che determina la guarigione o l’exit, che sarebbe la perdita dell’ultima foglia. In entrambi i casi la medicina non può che stare a guardare, visto che ogni sua immissione diventa una invasività ed un pericolo, oppure un accanimento terapeutico.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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