IL MITO DELL’IMMUNITÀ E DELL’IMMUNIZZAZIONE

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LA SOCIETÀ DEI MITI

Che tutti noi viviamo in un mondo fatto di illusioni e di miti duri a morire è un fatto accertato.
A volte, non appena ci è permesso fare del training autogeno o anche una semplice corsa nei campi con la possibilità di meditare e riflettere, lo percepiamo pure. Scopriamo di essere immersi in una realtà apparente che ci sfugge, che ci pare estranea, che non ci convince del tutto.

TUTTO È ILLUSIONE A QUESTO MONDO

Alcune dottrine filosofiche ce lo dicono pure a chiare lettere, ed anche ci ammoniscono, dicendoci che la materia non è affatto solida e toccabile ma trasparente ed evanescente, che tutto è illusione, e che legarci troppo alle cose concrete e sperimentabili che stanno dentro di noi e a contatto fisico con noi, al corpo che sostiene il nostro pensiero, al nostro nome e cognome, alla filosofia ed ai concetti che ci contraddistinguono, alle convinzioni ed alle ideologie che ci accompagnano, alle persone che amiamo e a cui siamo fortemente legati, può solo portare a grandi sofferenze e a cocenti disillusioni.

NON SIAMO NIENTE E NON ABBIAMO NIENTE

Vietato possedere cose e persone, vietato essere convinti di sapere. Vietato pensare di possedere una cultura ed una filosofia. Non siamo niente e non siamo nessuno. Niente ci appartiene e noi a niente apparteniamo. Meglio svuotarci e spersonalizzarci. Questa è la soluzione e la formula per l’armonia individuale ed universale, per lo stacco ed il disincanto.

MA L’ALTA FILOSOFIA È UN LUSSO E SIAMO COSTRETTI A RESTARE AGGANCIATI ED IMMERSI NELLA REALTÀ QUOTIDIANA

D’accordo che tutto ciò può essere catalogato come alta filosofia, come riflessione spiritualistica, come materia da frati tibetani o da guru che fanno profonda meditazione, a stomaco rigorosamente vuoto, alle pendici dell’Himalaya. D’accordo che siamo comunque costretti dalla vita e dalle sue quotidiane vicende ad immergerci in essa, a legarci al corpo, alle convenzioni, al fatto di essere maschi o femmine, bambini all’esordio o anziani al tramonto, bianchi o neri, lavoratori o studenti, disoccupati o super-impegnati, ricchi o miserabili, sani o malati, celibi o maritati, candidi o triviali, titolati di laurea o alieni ed orfani della stessa.

NON POSSIAMO ANDARE FUORI-DI-TESTA, MA È GIUSTO PENSARCI

D’accordo che, se davvero dessimo a queste riflessioni il peso e la sostanza che esse meritano, finiremmo per estraniarci troppo, e magari per essere giudicati degli psicopatici e dei fuori-di-testa.
Eppure è giusto che ci pensiamo. È giusto che diciamo a noi stessi di darci una calmata. Il buon esempio, se vogliamo, non ci viene solo dai fachiri e dai grandi filosofi meditatori di hatha yoga e raya yoga, ma pure dai nostri modesti frati trappisti, quelli che, quando si salutano tra di loro, al posto di dirsi Ciao, Buongiorno e Buonasera, si dicono gentilmente Dobbiamo Morire, e si sentono rispondere Sì Fratello, Morire Dobbiamo.

LA COMMEDIA ESISTENZIALE CHE VA DA PRIMA MATTINA A NOTTE FONDA

Sguazziamo non solo nell’ignoranza più nera, indossando magari con spocchia e presunzione il mantello della scienza e le fronde del lauro, ma viviamo pure in un pantano incredibile di dogmi, di nozioni fasulle, di convinzioni e convenzioni. E questa commedia esistenziale parte quotidianamente dalle 7 del mattino fino a mezzanotte, col rischio di propagarsi anche alle ore notturne, dove pure le nostre speranze, le nostre aspettative e i nostri sogni, diventano ansiosi inseguimenti e patologici incubi, anziché rappresentare un momento di rilassamento e uno stacco della spina.

IL MITO DELL’IDENTITÀ, DEL NOME E DEL COGNOME

Viviamo nel mito di avere di avere un nome e cognome, mentre potremmo benissimo chiamarci tutti Pinco Pallino numero 3.150.000.000, o 3.150.000.001 o 02 o 03, o magari chiamarci col nostro impronunciabile codice fiscale, che nel mio caso è VCCVLD più tanti numeretti e diverse lettere.
Viviamo nel mito di essere giovani o vecchi, mentre ogni bambino, portando con sé il karma di tante altre vite precedenti, potrebbe essere benissimo più attempato ed anziano del suo bisnonno.
Viviamo nel mito di essere delle cime di scienza in forza di un diploma di laurea, mentre prevale magari in noi il disordine mentale e l’insicurezza del dubbio.

IL MITO DELLA PULIZIA E DELLA PROPRIETÀ

Viviamo nel mito di essere puliti e sterilizzati perché facciamo regolarmente il bagno coi sali balsamici e ci laviamo vigorosamente le mani col sapone e l’amuchina, mentre nel nostro interno ospitiamo miliardi di batteri e manciate di polvere virale disintegrata dalle nostre cellule e, in molti casi, diversi kili di materiale di scarto e di acque stanche pronti a diventare escremento, con magari altro sostanziale peso in feci pietrificate a gentile rivestimento interno di un disastrato colon. Viviamo nel mito del possesso della nostra casa, per la cui acquisizione abbiamo sudato sangue e sudore, e arrivano pronti il comune e lo stato a ricordarti che i padroni sono loro e che tu, inquilino , devi pagare l’odiosa tassa sulla casa.
Viviamo nel mito di possedere le persone, si chiamino esse mogli o mariti o figli e nipoti, quando invece diventiamo al massimo posseduti, colonizzati e schiavizzati dai medesimi.

IL MITO DELL’EFFICIENZA, DELLA BELLEZZA, DELL’IMPORTANZA POLITICA

Viviamo nel mito della nostra efficienza fisica e sportiva, quando le nostre abilità nel dribbling e nella corsa nascondono spesso una leggerezza corporale derivata da ossa leggere ed osteoporotiche, per cui alla prima occasione ci si spaccano i crociati e i legamenti. Viviamo nel mito della bellezza estetica, per un seno che straripa e un bel culetto che dondola, quando l’unica bellezza possibile è quella degli occhi e dell’anima, e le nostre curve potrebbero nascondere insidie a non finire. Viviamo nel mito di essere la crema del paese, e di appartenere al mondo degli eletti, solo perché calchiamo i banchi della Camera e del Senato, dimenticando che a nostro fianco si è seduta persino l’onorevole Ilona Staller in arte Cicciolina, che poi non fu affatto la peggiore della covata parlamentare.

IL MITO DELLA CAPIGLIATURA E DELLA DENTATURA, E QUELLO DELLA POTENZA SESSUALE ED ERETTIVA

Viviamo nel mito della bella chioma leonina e della dentatura bianco-splendente che sarebbero il segno della salute e della vitalità, mentre il mondo è pieno di gente che finisce anzitempo nel feretro stroncata dal proprio sangue marcio, con in bocca tutti i denti e sul cranio tutti i capelli. Viviamo nel mito maschile della potenza sessuale ed erettiva, nonché della superdotazione, quando per la controparte femminile non è tanto questione di misure, ma di durata, durezza e resistenza, e possibilmente di replica.

IL MITO DELLA BONTÀ E DELLA GIUSTIZIA

Viviamo nel mito della santità e della bontà, mentre continuiamo imperterriti a fare i sopraffatori e gli sgozza-maiali, gli sgozza-vitelli e gli spiuma-galline, delegando lo sporco e scomodo compito di affondare la lama nella gola degli innocenti ai garzoni degli immondi luoghi di esecuzione chiamati macelli. Viviamo nel mito della giustizia sociale e dell’efficientismo economico perché militiamo in un partito di sinistra o di destra, mentre le contraddizioni e le incongruità tracimano da ogni parte politica.

IL MITO DELLA SAGGEZZA E DEI TITOLI, E QUELLO DEL DANARO

Viviamo nel mito della saggezza, della ragionevolezza e della illuminazione divina, mentre siamo tentati di mandare tutto a monte e di buttarci a capofitto nel disordine e nella negligenza. Viviamo nel mito della laurea con 110 e lode presa possibilmente alla Normale di Pisa o alla Bocconi di Milano, mentre la patente di ignorante ce la affibbia in continuazione il buon Dio, ridicolizzando le nostre arroganze, i nostri titoli e le nostre certezze. Viviamo nel mito del dio danaro e della accumulazione, e ci ritroviamo poi nell’imbarazzo di consegnare il malloppo a qualcuno, o magari di doverlo lasciare nelle mani di chi non lo merita per niente.

MA TORNIAMO ALLA NOSTRA VITA CONCRETA E REALE DI OGGI

Non vorrei però che questa lunga premessa sui miti e le illusioni della vita presente, ci portasse troppo fuori tema. Non intendo infatti focalizzare l’attenzione di chi legge verso la precarietà dell’esistenza, distogliendolo dalla vita attiva e concreta, e da tutti i problemi che essa implica, per quanto banali ed illusori essi siano. Un approfondimento in tale direzione si può anche fare, ma in separata sede.

IL TEMA È QUELLO DELLA MITICA IMMUNITÀ

Qui il tema è Il mito della immunità, non il mito dell’esistenza. Restiamo dunque, almeno per il momento, coi piedi saldamente per terra, e restiamo pure ancorati a quello che siamo e a quello che facciamo, alle cose ed alle specializzazioni che abbiamo appreso nella parte vissuta, al curriculum-vitae ed alla reputazione che abbiamo racimolato.

TORNANDO AL CONCRETO, CI ACCORGIAMO COMUNQUE DI NON ESSERE NÉ CONCRETI NÉ RAZIONALI

E a questo punto ci facciamo pure una domanda. Lasciati tutti i dubbi e le riserve su quanto sopra delineato, spazzate via tutte le distrazioni filosofiche e spiritualeggianti, diventiamo forse automaticamente dei cittadini concreti e razionali, contraddistinti da basi solide e sicure, corroborati da certezze scientifiche e da virtuosa saggezza? Nemmeno per sogno.

TUTTI IPNOTIZZATI E COGLIONIZZATI DA QUALCUNO

Se passiamo infatti a considerazioni più specifiche e terra-terra, riguardanti il che fare di questi giorni, ad esempio di fronte alla micidiale spinta del servizio sanitario nei riguardi di donne, uomini e bambini, per una intensificazione ad oltranza di sterilizzazione-medicalizzazione-vaccinazione, ci accorgiamo che i miti sopra accennati, anziché diminuire si ingigantiscono ulteriormente, e ci fanno diventare non solo gente imbambolata ed in balia di un sistema che è oggettivamente assurdo, incompetente e persecutorio, ma anche gente priva di grinta e di personalità, di orgoglio e di comprendonio. Ci accorgiamo infatti di essere tutti ipnotizzati e coglionizzati da qualcuno, senza nemmeno sapere chi esso sia nei dettagli.
Giuseppe Berto descrisse questo tipo di sensazioni in un bel romanzo degli anni scorsi, intitolato Il Male Oscuro. Si trattava del tumore, oggi chiamato preferibilmente cancro. Ma, quanto succede oggi, va molto al di là del cancro.

LA MARTELLATA SUL DITO DELLA SCORSA SETTIMANA NON RENDE AFFATTO PIÙ SOPPORTABILE QUELLA ODIERNA

Se mi do una martellata sul dito, non sono immune dal colpo. Caccio una parolaccia per il dolore improvviso, sopravviene una tumefazione, e mi tengo il dolore per diversi giorni. Ancora meno immune sono da tale colpo se rifaccio l’operazione qualche giorno dopo. Male è e male rimane. Offesa è ed offesa rimane. Aver sperimentato il colpo pochi giorni o poche settimane prima non attenua per niente il male fisico odierno. Il male di oggi non mi immunizza contro il male di domani.
Stessa cosa avviene quando chimicamente do una martellata biochimica al mio sistema immunitario, caricandomi di aglio e cipolla, prendendo aspirine e tachipirine, affidandomi a un Tamiflu o a qualsiasi altro vaccino che non sia un placebo.

IMMUNITÀ UGUALE A PIETRA FILOSOFALE

In altre parole l’immunità è un mito, qualcosa che non esiste, qualcosa di simile alla pietra filosofale degli alchimisti, capace di trasformare il ferro e l’alluminio in oro massiccio. Non esiste l’immunità e tanto meno esiste l’immunizzazione. Al limite non c’è nemmeno un sistema immunitario, ma solo un sistema difensivo interno che serve a proteggerci nei limiti del possibile, ma che non può assolutamente renderci immuni dalle batoste che ci auto-infliggiamo ad ogni piè sospinto. La parola sistema immunitario è stata coniata dagli stessi medici che hanno adottato le vaccinazioni, che erano pronti poi a creare anche una scienza specifica chiamata immunologia, e tanti nuovi medici chiamati immunologi.

VIROLOGI ED INFETTIVOLOGI SULLO STESSO PIANO DEGLI DEI DELL’OLIMPO

Se esiste qualcosa di più assurdo del credere nelle cure, esso è proprio il credere nella prevenzione delle malattie attraverso inoculazioni e vaccinazioni introdotte nel corpo oralmente e con iniezioni. L’intera pratica è basata su delusioni empiriche e sulla totale ignoranza delle risposte vitali del corpo. Ai ricercatori medici vengono riservate, ciononostante, pubblicità e onori sui media e sulle reti televisive.
I loro studi, le loro congetture, la loro fervida immaginazione, ricevono ansiose e spasmodiche attenzioni. Gli intervistatori non osano fare domande ed obiezioni. Danno loro il microfono e pendono letteralmente dalle loro labbra e dalle loro sentenze.

VENDITORI DI FUMO E DI CIANFRUSAGLIE

Vengono definiti come grandi scienziati, come si trattasse di semidei che stanno scoprendo le cose più recondite ed i metodi più formidabili per sconfiggere il cancro, le influenze, le pandemie, i papillomi e gli Aids. Nessuno che si ribelli e che dica a voce alta che sono dei venditori di fumo e di ciarlatanesche cianfrusaglie. Il fatto è che l’intero concetto vaccinatorio è frutto della più semplicistica e bacata mente umana, e non è supportato da nessuna base scientifica, e ancor meno da risultati concreti e da statistiche a favore.

LA SOSPENSIONE DELLA LEGGE DI CAUSA-EFFETTO

Nessuno può negare che certi soggetti possano riempirsi di alcol senza ubriacarsi, ma in genere non è così. Immaginiamo allora di sviluppare un vaccino capace di prevenire le ubriacature nei normali bevitori soggetti alla sbronza. Solo a raccontarlo in giro ci prenderebbero per matti. Nessuno al mondo riesce a sospendere a suo piacimento la legge di causa-effetto. Ma questo è esattamente quanto i ricercatori medici stanno cercando di fare.

IMPOSSIBILITÀ DI IMMUNIZZARE UN UBRIACO DALLA SBORNIA

Concettualmente non abbiamo alcun dubbio che, indipendentemente da quale vaccino dessimo a un bevitore, se quello continua a bere continua pure ad ubriacarsi, poco importa quali fattori immunizzanti o quali anti-corpi il vaccino avesse creato nel corpo contro l’alcol. L’alcol bevuto continuerebbe ad inebriarlo e a sforellare il suo fegato, portandolo semmai verso l’insensibilità, ma non certo verso la virtù degli astemi.

IL SEMPLICISTICO CONCETTO MEDICO DI VACCINO

Ma le vaccinazioni basate su sieri assortiti, su prodotti chimici e virus cosiddetti attenuati, su sporchi prodotti della putrefazione e della fermentazione, su brodi e culture, che dovrebbero nelle intenzioni dei vaccinatori creare un allenamento al male, rappresentano un concetto demenziale. Abituare le truppe del nostro Sistema Immunitario a queste schifezze nemiche, in modo tale che, quando la schifezza vera ed il mostro terribile arrivano davvero, le truppe stesse stenderanno al suolo il nemico e rientreranno indenni nei ranghi, cioè in caserma, è parto di una fantasia che nemmeno i fumetti di Paperino potrebbero concepire.

LA MALATTIA È IN REALTÀ UN PROCESSO DI GUARIGIONE, E LA VACCINAZIONE DISTRUGGE LA CAPACITÀ DI GUARIRE

Un bevitore ai suoi esordi si ubriaca con 4 bicchieri di vino, per la vigorosità e la reattività della risposta da parte delle sue vitali forze difensive. Ma, più avanti, e continuando nel bere, gli serviranno 8 o 10 bicchieri per andare in sbornia. Non certo perché è diventato più bravo e più forte, più esperto e più vaccinato al vino, più immune e più resistente, ma solo perché tutto il vino bevuto per arrivare alla presente situazione lo ha indebolito al punto di renderlo incapace di reazione e di difesa sintomatica dalle sostanze tossiche. L’allarme non gli suona più non perché il bevitore si è rinforzato, ma solo perché il bevitore ha scardinato anche quel meccanismo difensivo.

L’ASSENZA DI MALATTIA DOPO UNA VACCINAZIONE, SCAMBIATA ERRONEAMENTE PER IMMUNITÀ

È ovvio che, se hai il morbillo e ti fai vaccinare, riduci la possibilità che il morbillo ti torni di nuovo.
Ma questo non è dovuto, come insegna la medicina, al fatto che il tuo corpo ha sviluppato una immaginaria ed inesistente immunità contro il germe o il virus o il morbillo. Con l’inoculazione succede invece che il corpo è stato semplicemente indebolito, ed ha perso vitalità e reattività. Il vaccinato perde in altri termini la preziosa abilità a sviluppare delle crisi espulsive e purificanti, a sviluppare delle crisi di eliminazione chiamate morbillo, scarlattina, herpes e simili, dove il corpo espelle il suo carico tossico attraverso la pelle.

I VELENI DISTRUGGONO E NON POTENZIANO LE ABILITÀ VITALI DIFENSIVE

Le inoculazioni, anziché creare fattori immunizzanti dentro di noi, non sono altro che immonda e repellente sporcizia introdotta nel sistema. Sporcizia che ne abbassa la vitalità. Vitalità abbassata significa che il corpo ha maggiore tolleranza per i veleni, e non maggiore abilità a resistere agli stessi.
Si tratta di due concetti estremamente diversi. La sua reattività si è semplicemente spostata in avanti sino al nuovo punto critico che ora, sempre nel caso del bevitore, è fissata agli 8 o ai 12 bicchieri, prima che il suo fisico demolito possa captare l’alcol.

SI EVITA UNA MALATTIA SEMPLICE E PREZIOSA, PER COSTRUIRNE UNA PIÙ GRAVE E COMPLESSA

Così, anziché stare senza vaccinazione e subire la semplice, innocente ed utile malattia, il soggetto viene vaccinato e la evita. Ma in questo modo va incontro a nuove insidie, poiché imposta e costruisce malattie più serie e complicate. Accumulare un maggior carico tossico nel corpo, significa che la prossima crisi sarà di natura molto più grave dell’influenza evitata o dello sfogo cutaneo evitato.
Vengono forse i vaccinati resi immuni da tutte le malattie? Assolutamente no. Le statistiche dimostrano per l’appunto quanto abbiamo appena detto. E cioè che le semplici malattie originali (se combattute mediante vaccino) tendono a non ripresentarsi più ma ad evolversi in crisi eliminative molto più serie e complesse di quelle precedenti.

LA VACCINAZIONE UNIVERSALE CONTRO TUTTO

Vi immaginate se la professione medica potesse liberare la razza umana delle sue 40 mila malattie sviluppando ben 40 mila vaccini diversi? Viene quasi da ridere. Ma la direzione in cui si sta muovendo l’Ordine Medico Internazionale è esattamente quella. Il problema è che, se si continuasse davvero così, ne verremmo fuori distrutti già prima di giungere alla cinquantesima vaccinazione.

MORTI E MORIBONDI HANNO RAGGIUNTO L’OBIETTIVO DELL’IMMUNITÀ

Martelli il dito a ripetizione, e finisci per necrotizzarlo. Martelli il sistema immunitario a ripetizione, e finisci per demolirlo. Più vaccini riceve il corpo, più si intossica e più si indebolisce. Al limite, l’uomo moribondo o quello deceduto non hanno nessuna vitalità e nessuna reattività, ed è ovvio che i poveretti non sono in grado di sviluppare alcuna malattia, alcuna crisi eliminativa. Forse, questo tipo di medicina demenziale, li considera immunizzati e guariti.

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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