DERMATITE ATOPICA E FANATISMO DELLA NORMALITÀ

LETTERA

Caro Valdo,
Mi chiamo Lisa, ho 27 anni e sin da piccola soffro di dermatite atopica.
Con il passare del tempo, anziché migliorare è peggiorata, con due ricoveri all’ospedale dermatologico San Lazzaro di Torino, e parecchie crisi gravi curate a casa, anche perché l’esperienza ospedaliera è sempre traumatica per tutti.
Non si preoccupi signora, con lo sviluppo la dermatite passerà, dicevano i pediatri a mia madre.

Ho provato veramente di tutto, senza venirne a capo

Come puoi immaginare ho provato di tutto, dal cortisone alle Terme di Comano, passando per varie diete, immersioni in acqua con pesci che mi mangiucchiavano la pelle.
Da un anno circa sono in cura da una dottoressa che mi propone la seguente cura:
– Eliminazione di latte e derivati
– Assunzione orale di probiotici (Citogenex e Aflugenex)
– Applicazione mensile di maschere su tutte le parti affette. Nella crema ivi contenuta ci sono vari componenti emollienti e lenitivi, come le citochine (cosa sono?)
– Iniezioni di corteccia di squalo. Che cosa sia esattamente non l’ho capito.
– Fleboclisi di fisiologia nei periodi più critici
– Antistaminici
– Cortisone al bisogno

Non sono una fanatica. Mangio un po’ di tutto, dalla carne ai dolciumi ed al caffè.

Posso dire di non aver avuto crisi gravi negli ultimi 12 mesi ma, ciononostante, sono ben lungi dal sentirmi bene e a posto.
Il mio maestro di Yoga mi ha consigliato di scriverti, per avere qualche consiglio.
Credo di seguire un’alimentazione abbastanza corretta.
Ma non sono una fanatica. Mangio quindi un po’ di tutto, dalla carne al cioccolato, dai dolci al caffè, sempre senza esagerare.
A completamento alla mia descrizione clinica, aggiungo un’allergia ai peli del gatto (da circa 3 anni) e un’allergia alle graminacee (da sempre).

Sedute di psicoterapia per capire le componenti emotive della mia malattia cronica

Da qualche settimana ho iniziato un percorso di psicoterapia per indagare sulle componenti emotive di questa mia malattia cronica.
Spero di averti dato un quadro abbastanza completo.
Sarei felice se tu potessi commentare la cura che sto seguendo adesso e darmi qualche consiglio su come affrontare una situazione che sta diventando insostenibile.
Grazie. Lisa

*****

RISPOSTA

Il tuo messaggio ha una valenza straordinaria, molto al di là della dermatite

Grazie molte, Lisa, per questo tuo messaggio che ha una valenza straordinaria non tanto per la dermatite atopica in sé, ma per due frasi che mi hanno colpito in modo particolare.
Una è: Non sono una fanatica e quindi mangio un po’ di tutto (carne, cioccolata, dolcetti e caffè, senza esagerare). L’altra, si trova in chiusura messaggio: Dammi qualche consiglio su come affrontare una situazione che sta diventando insostenibile.
Senza rendertene conto, sei andata molto al di là del problema dermatologico, e hai centrato in modo magistrale l’intero problema della salute e della malattia a 360 gradi, incluso l’aspetto psicoterapeutico.
Ma andiamo per gradi.

Le cure che stai facendo sono inappuntabili dal punto di vista medico

Mi chiedi intanto un commento alle tue presenti cure. Vediamo di rispondere intanto a questo quesito.
L’eliminazione del latte e dei derivati è d’obbligo.
L’assunzione orale dei probiotici, a meno che non siano quelli contenuti in cibi naturali, la trovo incoerente e controversa.
L’applicazione di maschere curative è normale prassi medica, ma non certo pratica risolvente ed accettabile per l’igienismo-naturale.
Fleboclisi, antistaminici e cortisone, fanno parte delle normali cure mediche di repertorio, tutte regolarmente irrisolventi e senza speranza, come riconosciuto senza troppi fronzoli dagli stessi manuali di terapia medica.

Il ricorso a cibi e rimedi strani, derivanti da squali, tigri, elefanti e rinoceronti

Le iniezioni di corteccia di squalo si sa cosa sono. Lo dice la parola stessa.
Lo squalo è diventato di moda sia nei ristoranti cinesi, dove ti propinano minestre e specialità alla pinna di squalo, pagate a peso di diamanti, convincendoti che se sei maschio diventerai ultrapotente e che, se femmina, emetterai quei gemiti di piacere cui tutti e tutte ambiscono e che non si sentono più da nessuna parte.
Non poteva non inserirsi pure la medicina in questo ricco e diseducativo filone.
La stupidità umana a volte è sconvolgente.
È un po’ lo stesso discorso delle zanne di elefante e del corno di rinoceronte.
C’è gente al mondo disposta a bersi persino le ossa disciolte della zia, se qualcuno li convince che quelle servono a ricaricare le batterie e a ringalluzzire le velleità erotiche perse per strada.
Più lontano si vanno a cercare i rimedi, e più imbecillità mista a corruzione c’è in quelle operazioni.

Il mondo coeso e pieno dell’infinitamente piccolo

Il mondo invisibile non è caratterizzato soltanto da atomi, molecole, protoni, neutroni, elettroni, da cellule vive, da cellule disintegrate dai lisozomi e diventate virus, da batteri e sotto-batteri.
Tutte queste entità microscopiche sono circondate ed interrelate pure da diverse sostanze biochimiche che rendono ancora più coeso ed affascinante il mondo dell’infinitamente piccolo, riempendo pure gli spazi esistenti tra ognuna di esse.
È un po’ come la faccenda della Terra che gira intorno al sole, circondata però dai vari strati atmosferici e ionosferici, dal pulviscolo, dalle nubi, dal vento, dai fattori climatici e magnetici, dalle radiazioni, dai meteoriti, dai satelliti, dall’etere cosmico.

Citochine, interleuchine ed interferone

Le citochine sono molecole di svariati tipi escrete dalle nostre cellule, aventi la funzione di regolare il materiale interstiziale e quindi il rapporto di buon vicinato con le altre cellule.
Trattasi in altri termini di mezzi di comunicazione immunitaria inter-cellulare.
Le interleuchine appartengono pure alla categoria delle citochine, ed agiscono tra i leucociti in funzioni di riconoscimento antigeni e di aiuto ai macrofagi.
Sono secrete esattamente dai linfociti durante la risposta immunitaria ad attacchi dall’esterno.
Anche l’interferone viene emesso dalle cellule in risposta, ad esempio, a un attacco virale-velenoso proveniente da un qualciasi vaccino, in quanto riesce a stimolare l’attività delle cellule T o cellule killer.

Allergie e malattie auto-immuni non hanno origini casuali

Capire le ragioni per cui si sviluppa un’affezione come la dermatite atopica (o enzema costituzionale) è alquanto problematico.
Bisognerebbe capire cosa hanno consumato per cibo e quali farmaci hanno assunto i tuoi genitori mentre ti concepivano, cosa ha mangiato, pensato, assorbito tua madre mentre ti portava in grembo, e soprattutto con che cosa e come ti hanno svezzata, e con quali vaccini ti hanno rovinata, causandoti complicazioni immunitarie ed auto-immunitarie inestricabili e a non finire.
Causandoti persino quell’ipersensibilità a cose tutto sommato innocenti come i peli del gatto e le graminacee, che vengono definite come allergie.

Cosa è la dermatite atopica o eczema costituzionale.
Le auto-immuni appartengono il più delle volte alla categoria delle malattie iatrogeniche.

La dermatite atopica, al pari più o meno di quella seborroica (leggiti la mia tesina Lo stress e la dermatite seborroica del 10/11/09), rappresenta la più comune dermatosi dell’età pediatrica, e si manifesta con frequenti reazioni infiammatorie della cute.
Essa si può anche definire come il complesso di manifestazioni cutanee che insorge in soggetti atopici, vale a dire in individui predisposti alla iperproduzione di immunoglobuline IgE, e quindi ad affezioni di tipo autoimmune.
Ho preso questa definizione dai manuali medico-farmaceutici. Figurati se loro parlano di autoimmunità indotta dai vaccini e dagli interventi pediatrici. Sarebbe come auto-accusarsi e darsi una botta nei cosiddetti.

Non portare il tuo bimbo dal pediatra. Firmato Robert Mendelsohn.

Tutti dovrebbero imparare a memoria i testi del più famoso pediatra del mondo, il dr Robert Mendelsohn, per capire quanti e quali danni certi pediatri causano all’infanzia del mondo intero.
Ricordo per l’ennesima volta il suo motto:
Il tuo bimbo sta bene? Non portarlo dal pediatra, te lo ammalerebbe. Sta male? Non portarlo dal pediatra, te lo aggraverebbe. Glielo hai già portato? Allora prendi nota con cura di tutte le cose e le indicazioni che ti sta dando. Poi, giunta a casa, fa l’esatto contrario, e salverai il tuo bebè.

Sbagliare è umano, ma perseverare nell’errore è diabolico

Qualcuno dirà che troppo è troppo, e che si tratta di frasi sovversive ed anti-mediche.
Rispondo dicendo che non arrivano da Che Guevara ma dalla massima autorità pediatrica degli Stati Uniti d’America. Una persona stimata a livello mondiale.
Al pari di tanti medici onesti che spifferano di tanto in tanto alcune fondamentali verità.
Anche Mendelsohn aveva causato danni a tanti bambini. Anche Mendelsohn ne aveva vaccinati tanti.
Quando cominciò a vedere che i suoi vaccini rovinavano troppi bimbi, gli producevano la polio anziché proteggerli da essa, gli procuravano sconvolgimenti interni e malattie auto-immuni anziché portar loro dei benefici, ebbe lo spirito di ribellarsi e di dire basta.

Lascerei in disparte i fattori ereditari e costituzionali, usati sempre come alibi scaricabarile

Per loro tu sei nata con quelle caratteristiche, punto e basta.
Io stesso, poc’anzi, ho concesso qualcosa al fattore ereditario, parlando dei tuoi genitori.
Ma, tutto sommato, quello resta un comodo alibi scaricabarile sul passato, usato ed abusato dalla medicina, non certo dall’igienismo naturale, per il quale anche i bambini più malandati possono contare su una formidabile dotazione enzimatica di partenza, capace di stravolgere e colmare ben presto eventuali carenze originarie.
Direi che al 99% le responsabilità vanno cercate tra gestazione e nascita, tra svezzamento e cure pediatriche, tra alimentazione d’esordio e vaccinazioni.

Le proposte terapeutiche mediche sono regolarmente deludenti

La medicina non ha grosse proposte da fare per le malattie autoimmuni come l’eczema, se non quelle di utilizzare prodotti non farmacologici, detergenti ed emollienti, allo scopo di migliorare l’idratazione, di evitare la delipidizzazione e le riaccensioni spesso favorite dall’eccessiva xerosi e dal grattamento che ne segue.
Il trattamento topico delle lesioni in fase infiammatoria si avvale dei topici steroidei meno potenti e non fluorati, da usarsi in modo non prolungato, evitando viso e glutei.
Oppure ricorrendo al tacrolimus, un immunomodulatore topico che blocca la calcineurina necessaria per l’attivazione delle cellule T.
La terapia sistemica prevede l’assunzione di antistaminici per cicli di 15-20 giorni.
In alcuni casi, gli acidi grassi essenziali a dosi elevate forniscono un utile aiuto, allungando i periodi liberi dall’eczema, ma anche su questo esistono pareri contrastanti.
Il trattamento medico delle dermatiti è spesso deludente per le recidive.
Alla fine della storia, la medicina ti aiuta poco e niente, e non riesce a risolvere i guai strani ed incurabili che il più delle volte essa stessa ha creato in precedenza.

L’unica via percorribile è il miglioramento costituzionale e la purificazione del sangue

La mia opinione personale collima assai col pensiero di Lezaeta, di Ehret e di Shelton.
Per saltar fuori dai tuoi problemi non c’è altra strada che liberarti radicalmente da tutti i residui inquinanti che stazionano al tuo interno, nonché delle cure in corso.
Serve migliorare il tuo stato costituzionale e modificare la formula del tuo sangue.
Più che elencarmi in dettaglio le cure che ti stanno dando, avrei apprezzato un diario minuzioso del tuo comportamento tipico da mattina a sera, citando cosa fai e cosa porti alla bocca nei diversi momenti della giornata (anche se in verità quel poco che mi hai detto mi fa percepire già quali possano essere le tue attitudini).

Bisogna dare la possibilità al corpo ed al sistema immunitario di fare il loro lavoro al meglio

Non esiste che una persona debba vivere in eterno con un problema del genere.
Il corpo non va mai contro se stesso.
Questo è un dogma indiscutibile dell’igienismo ed è sempre valido senza alcuna eccezione.
Occorre però che il corpo sia in stato operativo e funzionale.
Bisogna mettere il sistema immunitario in grado di fare il suo lavoro.
Cosa che evidentemente non hai mai fatto e non stai tuttora facendo.

Carenza di idratazione e di lubrificazione, e di diverse altre cose

È evidente da questi problemi cutanei che nel tuo sistema latita l’idratazione (l’acqua biologica della frutta) ed anche la lubrificazione (la sostanza oleosa del sesamo, del lino, del girasole, del germe di grano e del seme di zucca), latitano il ricambio e il flusso sanguigno-linfatico, latitano la vitalità tessutale e l’apporto elettromagnetico (troppi cibi morti e cotti), latitano le vitamine C ed E nonché le vitamine del gruppo B, latitano i raggi del sole e la vitamina D, latita il movimento aerobico e la traspirazione (scarseggiando l’energia e la grinta), latita anche la pace e il rilassamento interiore.
D’altra parte, come si fa ad essere entusiasti della vita se siamo rivestiti da un’epidermide che ci dà problemi in continuazione?

Una forte virata ideologica, lasciando perdere le cure specifiche e l’ossessione per la pelle

Il tuo caso richiede una forte virata ideologica innanzitutto, lasciando perdere le cure sulla pelle in sé.
Ti consiglio caldamente una visita oculistico-iridologica al fine di stabilire in dettaglio il livello di intossicazione interna.
Un bel digiuno terapeutico (totale riposo fisiologico e mentale) di 2 o 3 giorni, con sola acqua a volontà (e zero altre cose da portare alla bocca), manderebbe fuori il materiale nocivo che alberga nelle tue riserve lipidiche.
Crudismo e frutta sono la sola panacea possibile alla ripresa nel dopo-digiuno, senza lasciar fuori una manciata giornaliera di mandorle, noci e pinoli, ed i vari semi ricchi di Omega3 naturali.
Raccomanderei abbondanza di carote crude, radici varie, tarassaco, finocchi e carciofi.

Non esito a consigliarti un contatto con Scaffidi

L’applicazione topica di fanghi, le abluzioni fredde, il sole ed il nudismo, i bagni prolungati in acqua marina, ti aiuteranno molto.
Non esito a consigliarti un contatto con Carmelo Scaffidi a Bergamo, le cui terapie non invasive traggono particolare ispirazione da Manuel Lezaeta.
Lezaeta è un autore geniale, ma nel settore dermatologico è addirittura un gigante.
Anche perché egli stesso fu tormentato da problemi alla cute sin da piccolo, trovando un giorno sulla sua strada un modesto ma straordinario frate tedesco di nome Padre Taddeo, che lo salvò e cambiò l’intero corso della sua vita.

La dermatite, pur essendo comprensibilmente un tormento, è un’amica del corpo

Lezaeta ha detto cose semplici ma eccezionali.
Le malattie della pelle non devono essere considerate con avversione, poiché esse costituiscono lo strumento difensivo e ripulitivo dell’organismo.
Quello strumento tramite il quale il corpo promuove l’eliminazione delle sostanze tossiche e corrosive che permangono purtroppo nella sua parte interna, nel sottopelle, nel sangue e nei vari depositi tossici.

Che nessuno osi guarirti la pelle senza prima risolvere gli sconvolgimenti interni

Le dermatiti, incluso il tuo eczema, non sono affatto un difetto o una maledizione da mandare via.
Se tu trovassi al limite qualcuno in grado, con una bacchetta magica o con un brandello di squalo, di farti sparire l’eczema, senza risolvere prima i guai interni, dovresti preoccupartene assai.
Correresti terribili rischi esistenziali.
È in effetti l’eczema che ti permette di andare avanti, precariamente, ma sempre avanti.

Non si soffocano le impurità interne con pomate o medicamenti abortivi

Qualsiasi eruzione o alterazione cutanea (piaghe, eczemi, foruncoli, ulcere, postule, ecc) evidenzia uno stato più o meno grave di impurità interna che, lungi dall’essere soffocato con pomate o medicamenti abortivi, dev’essere solo aiutato, facilitato e coadiuvato, attivandone l’eliminazione con fasciature umide, con cibi coerenti, con quotidiano miglioramento della fluidità del sangue, con intensa attività fisica ed aerobica.
I bagni d’aria e di sole, e persino quelli sulla neve, correndo poi a coprirsi, sarebbero ottima panacea.
Non scordare che la pelle è secondo polmone e secondo rene dell’organismo.
Trattasi dunque non di un semplice rivestimento estetico, ma di un autentico organo fondamentale che aiuta il corpo a nutrirsi e a ripulirsi.

Una tua battuta rende strabiliante il suo messaggio

Torniamo dunque a te, Lisa, e a quella battuta strabiliante che caratterizza la tua lettera.
Non ti sto affatto demonizzando per questo, anzi mi stai dando una grossa mano.
Hai detto che credi di seguire un’alimentazione abbastanza corretta, ma che non sei una fanatica, per cui mangi un po’ di tutto, come carne, cioccolato, dolciumi, caffè, senza esagerare.
E poi passi agevolmente alle sedute di psicoterapia, al fine di scoprire le componenti emotive di questa malattia cronica.
Tu sei una ragazza intelligente e di alto livello. Lo deduco da tante cose.
Però non ti sei resa conto di esserti messa da sola in un eclatante tranello mentale.

Una non-fanatica che ricorre ai consigli di un fanatico

Hai detto che non sei fanatica.
Quindi mi hai dato del fanatico perché, come certamente saprai dalle informazioni del tuo istruttore, carne, dolciumi e caffè, e chissà cos’altro ancora, non fanno parte del mio bagaglio alimentare.
Pazienza, non mi offendo.
Prendere del fanatico e dell’estremista da te, dopo averlo sentito da cento altri, è cosa sopportabile.
Il problema è che tu, persona normale, saggia e civilizzata, vieni a chiedere a un fanatico, poco-saggio, poco-civile, di tirarti fuori dai guai.

C’è qualche incoerenza da risolvere

Sei in cura con una rispettabile e reputata dottoressa in medicina, impegnatissima a guarirti con tutti i mezzi a sua disposizione.
Dovresti sentirti tranquilla e non lo sei.
Tanto che ricorri pure alla psicoterapia.
Non trovi qualche incoerenza in tutto questo?
Non è che io me la leghi al dito e che rifiuti di aiutarti.
Mi chiedo solo in quale misura tu possa credere a un fanatico che cerca di darti dei consigli di salute.
Allora ti vengo incontro ancora di più.
Il tuo vero eczema, cara Lisa, sta tutto racchiuso in quella tua espressione sul fanatismo alimentare.

Il morbo che ti affligge è quello della standardizzazione e dell’allineamento

Se non ti piace essere rigorosa e rispettosa del tuo corpo, sei padronissima di farlo.
Ma allora non cercare rimedi alla tua dermatite atopica.
Il tuo è un eczema psico-costituzionale.
La tua è una malattia diffusissima in ogni angolo del pianeta Terra.
Tu soffri di un morbo e di una sindrome che imperano incontrastati in questo mondo afflitto da standardizzazione teleguidata e teleassistita.

Mangiare un po’ di tutto è la formula divina

Mangiare correttamente per te significa mangiare un po’ di tutto, senza esagerazioni e senza porre fanatiche limitazioni.
Se oltre a scriverlo così chiaramente, tu lo pronunciassi altrettanto bene, ti assumerebbero subito per uno spot miliardario quelli del Codex Alimentarius, la Kraft, la Danone, l’Alemagna, persino la McDonalds.
Hai toccato davvero il tasto-chiave del conflitto in corso nell’universo umano.

E se i veri fanatici fossero i 950 che la pensano come te?

E se io ti accusassi invece di essere proprio tu la fanatica?
Su 1000 persone prese a caso, ti assicuro che 950 la pensano come te, e che la maggior parte di esse è pure carica di problemini e problemucci interni, tormentata da un intestino malconcio e malfunzionante, e magari anche da cose peggiori.
Persone tutte pronte comunque a sottoscrivere la tua idea che, colui il quale si astiene rigorosamente persino dal po’ di carne, dal po’ di caffè, dal po’ di pesce, dal po’ di cotto, dal po’ di aspirina, dal po’ di sigaretta, dal po’ di vino e di birra, è un fanatico.

Le scelte conformistiche e le scelte interiori controcorrente

Ci sono al mondo due tipi di comportamento.
Quello di chi guarda a cosa fa la gente, poco importa se giusto o sbagliato, e che che si conforma a quello che fa la maggioranza.
Sbagliano tutti? Bene allora sbaglio anch’io, così non sbaglio più.
E quello di chi prima fa le proprie scelte in modo autonomo, col proprio cuore, la propria anima e il proprio cervello, per cui si accorge di essere nel giusto, nonostante il suo essere in assoluta minoranza numerica, nonostante le scomode e spregevoli etichette che gli vengono abusivamente incollate ed appioppate addosso, siano esse di persona strana, di bastian contrario, di estremista, di fanatico, di vegetariano, di animalista, di crudista, di visionario.

Vado a pescare nei miei ricordi di ragazzino delle scuole elementari

Quando da ragazzino giocavo a palline nello spazioso cortile della macelleria del mio paese, col mio compagno di banco, figlio del macellaio, e un’altra manciata di ragazzini della mia età, eravamo circondati da una moltitudine di belle piante fiorite disposte a regola d’arte nei rispettivi vasi.
Una piccola serra all’aria aperta. Margherite multicolori, ciclamini giganti, camelie, azalee, geranei, gigli, violette, rose e oleandri che la gentile padrona di casa aveva disposto in modo magnifico ed impeccabile per abbellire e profumare la sua fastosa residenza.

Un paradiso di piante e fiori, e dalla parte opposta lo stanzone del macello

Ma, di fronte a quel piccolo paradiso di profumo e di colori, si stagliava lo stanzone maledetto del macello, per cui il profumo delle rose e delle altre varietà floreali nulla poteva contro l’acre e insopprimibile puzzo di morte che proveniva da quel sinistro pavimento grigio, dove il cemento si era abituato ormai da anni al sangue, imbevendosi di materia organica e di sofferenza animale sino al punto di rigurgitare il tutto lungo i contorni del suo perimetro basso.
Pareva quasi che un truce imbianchino fosse passato col suo torvo pennello intorno allo zoccolo di protezione che correva lungo le pareti interne, colorando di rosso tale battiscopa.

A pochi metri di distanza, l’anticamera della morte

Poco distante c’era la stalla. Una stalla per modo di dire. Un ambiente nudo e spettrale dove a farla da padrone c’era un lastricato privo di veri giacigli e di mangiatoia. Quando arrivavano i bovini col camion, preferibilmente nelle ore notturne, venivano fatti scendere e trascinati uno ad uno in quella che era una vera e propria anticamera della morte.
Qualche razione di fieno veniva sicuramente elargita di tanto in tanto, per i periodi di stanca, in cui il padrone del macello o i suoi soci macellai si concedevano qualche pausa, per cui qualche animale finiva per restare in aspettativa per qualche giorno in più.
Non doveva essere una vacanza rilassante e spensierata, visto che i bovini, come del resto tutti gli animali, sentono i propri umori, e percepiscono in particolare l’odore del sangue, a grande distanza.

L’ormai dimenticato gioco dei maiùs

Quel pomeriggio di settembre era una bella giornata di sole, e noi ragazzi avevamo disposto a terra la riga di maiùs (palline o bigliette colorate di vetro), a distanza di una spanna l’una dall’altra.
Otto palline in fila significava che eravamo in otto a contenderci il bottino.

Eravamo in otto ragazzi, anzi in nove

Anzi in nove.
Un bel vitellino era infatti uscito da quella stalla, ancora stordito per il trasferimento notturno della notte precedente.
Aveva carambolato in ogni angolo del cortile, guardando e annusando con attenzione ogni cosa, stando attentamente alla larga dal macello, e poi alla fine aveva scelto la parte opposta al medesimo, dove stavamo coi nostri giochini.
Aveva capito che di noi, nonostante tutto, nonostante il chiasso che facevamo, si poteva fidare. Dopotutto eravamo ragazzini delle elementari al pari di lui.

L’amaro sapore di una separazione forzata

Dopo qualche esitazione e qualche timida avance, tipo toccata e fuga, l’approccio reciproco era riuscito.
Nel giro di due orette eravamo un’unica famiglia, noi ragazzi e il compagno di giochi a quattro gambe.
Al punto che, quando lo salutammo al termine della sessione-giochi, ci fu una punta di rammarico sia in noi che in quella bestiola, costretta a passare la lunga notte in quel luogo poco raccomandabile tutta sola, priva di mamma e papà, o della compagnia di altri vitellini.
Sentivamo che il tutto aveva l’amaro sapore di una reciproca separazione forzata.
Ognuno di noi lo avrebbe voluto portare a casa sua, per dargli cento carezze, per rifocillarlo, per farlo giocare col suo cane o col suo gatto.
Il giorno dopo tornammo sul posto per una riedizione del gioco, con le tasche dei calzoncini corti come al solito piene di palline. Nessuno lo confessava apertamente, ma il gioco dei maiùs era forse diventato qualcosa di secondario e di opzionale.

Una reciproca e crescente familiarizzazione

Come aprimmo il portone di accesso al vasto cortile, ci vide in lontananza e si comportò al pari di un cagnolino affezionato. Fece un paio di corse per scaricare la sua tensione emotiva e poi, trotterellando ci venne incontro, ricambiando la nostra carezza con altrettante leccate umide e ruvide alle nostre mani.
Mentre giocavamo con le palline a terra, si era accovacciato a poca distanza da esse, ed osservava attentamente i nostri gesti, il nostro lancio del maiùt, posto tra l’indice e il pollice della mano destra, inteso a colpire qualche pallina dello schieramento, e possibilmente la prima della fila, che per noi significava l’en plein.
Si leggeva negli occhi la sua curiosità, la voglia matta di partecipare alla gara. Ma, anche volendo, non avrebbe mai potuto lanciare una pallina, mancandogli l’articolazione delle dita, e la possibilità di usare il pollice come una piccola catapulta a scatto.

Una lunga e pacifica settimana di giochi

La scena andò avanti per tutta la settimana. Evidentemente, la richiesta di fettina di vitello non era
tale da innescare procedimenti d’urgenza. O forse chissà, il macellaio si era intenerito di fronte a quella creatura bianca e maculata di marrone, dagli occhioni grandi e lucenti, pieni di tristezza e di malinconia.
Forse l’aveva adottato come si fa col cane. O forse in quel macello finivano soltanto le bestie più grandi e grosse, come avevamo visto qualche settimana prima, quando un manzo, trascinato al patibolo con doppia corda da due aguzzini, aveva scalciato invano, lanciando i suoi disperati muggiti verso un cielo distratto ed indifferente, ruzzolando a terra prima di finire abbattuto con un inesorabile e micidiale colpo di mazza alla testa, col sangue che schizzava intorno da tutte le parti.

Un sabato pomeriggio agghiacciante

Si era arrivati al sabato pomeriggio, ed ormai ci eravamo abituati alla presenza del nostro inconsueto ed ammiccante spettatore.
Ognuno di noi si augurava ormai che il cucciolo gli riservasse più simpatia e familiarità che agli altri, quasi si trattasse di una piccola conquista femminile.
Ma quel giorno, era scritto nel destino che la nostra incipiente gelosia doveva trasformarsi in scioccante e luttuosa disgrazia comune.
Stavamo discutendo sulla modalità di piazzamento dei maiùs quando, d’improvviso e senza profferire parola, si portò su di noi il figuro delle esecuzioni capitali, con tanto di grembiulone e guantoni, sorprendendoci tutti ed interrompendo il lancio delle palline.
Bloccò a terra, con mossa fulminea da rugby, l’innocente creatura semi-addormentata, e sotto i nostri occhi increduli e sbalorditi da tanta rudezza, si portò l’animale sulle spalle fino all’ingresso del macello.

Niente paura ragazzi, ha pianto solo un po’

Sul muro esterno in basso c’era un grosso gancio. Gli legò con due veloci giri di corda la testa, assicurandola a quel gancio, prese lì accanto una mazza doppio uso, con martellone da una parte e punteruolo dall’altra.
Sollevò l’arnese lentamente e lo fece piombare con millimetrica precisione sul cranio del nostro amichetto, frantumandogli la testa ed interrompendo i suoi lancinanti lamenti, mentre il bianco manto del nostro compagno di giochi si tingeva orrendamente di rosso.
La raggelante scena durò non più di tre minuti.
L’omaccio slegò la testa maciullata del piccolo quadrupede, posò la sua arma e, soddisfatto del suo lavoro completato a regola d’arte, rivolse lo sguardo verso di noi
Nie pore mularìe, al à vaìt dòme un tic! Se fòssen duc cossé bòins, o metarès subèt le fìrme. (Niente paura, ragazzi. Ha pianto solo un po’. Se fossero tutti così remissivi, ci metterei subito la firma).

Stetti male per una settimana e rimasi segnato per la vita

Personalmente stetti male per almeno una settimana.
Ma rimasi segnato per la vita.
C’era un sordo dolore dentro di me che mi impediva di divertirmi o di gioire, e che non riuscivo facilmente a mandare via.
Quella scena fulminea ed improvvisa stava fotografata dentro di me e non mi lasciava. Mi sentivo anche vigliacco, perché non avevo mosso un dito per impedire che quel piccolo essere indifeso venisse brutalizzato in quel modo.

Perché non mi hai avvertito del grave pericolo che correvo?

Sentivo persino la sua anima accusarmi e chiedermi il perché della mia collusione col macellaio.
In pratica, al pari dei miei amici, lo avevo tradito. Avrei dovuto informarlo sulla sua sorte, facendolo magari fuggire da qualche parte, o adottandolo e portandolo a casa mia, come si fa con un fratellino sfortunato, come si fa con un orfanello, come si fa con una creatura che si imbatte in te e crede in te, perché non ha nessuno al mondo in grado di dargli amicizia e protezione.

La tenera fettina di vitello proprio sul mio piatto

Due giorni dopo, a pranzo, dopo il solito minestrone di verdure, mia madre mi presentò un piatto di carne.
Dissi che non mi andava.
Cosa? Tuo padre va tutti i giorni al lavoro e con quei soldi ho comprato per te il pezzo migliore, quello più tenero e fresco di un vitello da latte, e tu dimostri di non apprezzarlo?
Feci finta di portarlo alla bocca e, mentre lei usciva dalla zona cucina, lanciai le mie due porzioni al gatto che stava in golosa attesa sotto il tavolo.
Mia madre se ne accorse, e mi arrivò pure una piccola sberla, l’unica presa in vita mia.
Ma, da quel giorno, niente più carne e niente più schiaffi, visto che era una persona dolce e magnifica, anche se non ancora vegetariana.

La convinzione intima di essere nel giusto

Tornando ai comportamenti, tutti noi restammo scioccati.
Ma la mia reazione personale fu più profonda rispetto ai miei compagni di allora.
Essi continuarono dopotutto a mangiare carne senza troppi pensieri, in linea perfetta con la totalità delle persone che conoscevano.
Io andai invece controcorrente, non solo in famiglia, ma anche a scuola e in società, non proccupandomi mai di allinearmi con la maggioranza.
La convinzione intima di essere nel giusto mi rendeva inattaccabile a qualsiasi opera di convinzione o costrizione di provenienza esterna.

Uno non si decapita l’anima, con la precaria scusa di guadagnarci qualcosa sul piano fisico

Tutti pronti a saltarmi addosso e dirmi di mangiare la carne, altrimenti mi sarei deperito e avrei avuto vita corta.
Ero certo che si sbagliavano tutti e di grosso.
Ma, anche se avessero avuto ragione, e se davvero la carne fosse davvero stata una panacea indispensabile, non l’avrei comunque accettata.
Uno non può decapitarsi l’anima, con la precaria scusa di guadagnarci chissà come sul piano fisico.

Siamo andati fuori tema? Forse sì. Anzi, non credo.

Cosa centra tutta questa storia col mio eczema? Giustamente mi obietterai.
Non posso darti tutti i torti.
Eppure centra. Eccome centra.
È vero che non sei un’emerita consumatrice di bistecche.
Però, il fatto che tu ti faccia vanto di essere una persona raziocinante e saggia, normale e non fanatica, in grado di consumare un po’ di tutto, ti sta dando l’illusione di essere dalla parte giusta, salvo poi convenire che ti serve l’ausilio della psicanalisi per capire l’origine dei tuoi guai, e concludere riconoscendo che la tua situazione sta diventando insostenibile.

Non esiste divergenza o incoerenza tra aspetto etico ed aspetto salutistico.
Il crudismo vegano, almeno tendenziale, è un punto obbligato ed inevitabile per tutti.

Non ti chiedo di fare un atto fideistico nei miei confronti.
Ma non esiste divergenza o incoerenza tra principio etico e principio salutistico.
La salvezza della tua pelle sta tutta nello spirito nuovo con cui affronterai, mi auguro, il tuo problema.
Cerca di conoscere ancora meglio il tuo corpo, e non continuare a dargli veleni, poco importa se in quantità non esagerate.
Ti ho dato le dritte giuste, anche nei dettagli.
Il crudismo vegano almeno tendenziale, con tutta l’etica animalistica che si porta appresso, è per tutti, ma per te in particolare, un punto obbligato ed inevitabile.

Valdo Vaccaro