LA BATTAGLIA DALLE CENTO TESTE

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LETTERA

Un antico detto vedico

Caro Valdo, avrei voluto scriverti subito dopo l’ultima tua risposta, ma solo ora trovo l’occasione di farlo.
Le tue parole sono state sempre sagge, nutrienti quasi più della frutta, ed anche commoventi.
La tua capacità di ricercatore e di giornalista stronca-menzogne è più unica che rara, e meriterebbe un riconoscimento molto più ampio.
Il fatto è che questa, per rifarmi a un antico detto vedico, questa è una battaglia dalle cento teste.

Il concetto medievale e diseducativo del contagio è duro a morire

Si fatica a sradicare la menzogna perché essa è miscelata alla verità.
Se vai ad esempio sul sito www.eurosalus.com e leggi l’articolo e gli argomenti correlati a lato, trovi delle cose interessanti.
Ho sempre seguito questo sito ritenendolo qualcosa di valido, trattandosi di medici che cercano di essere più umani e sinceri.
Mi accorgo però che il concetto di virus come entità aggressiva ed infettiva, cioè contagiante, è duro a morire.

I siluri che colpiscono la corazzata dei monatti

Se conoscessero le tue tesine potrebbero fare un ulteriore balzo in avanti, a meno che non ci sia qualche uovo da salvare nel loro paniere, tipo vendita di integratori e di altri prodotti.
Però, questa battaglia va proseguita..
Penso i tuoi scritti su questo argomento siano dei veri siluri che hanno colpito in più punti la corazzata dei monatti.
Ci vorrebbe un bel razzo nucleare che centri in pieno il bersaglio e lo affondi.

Obiettivi comuni condivisi, ma ognuno viaggia su livelli evolutivi diversi

Ora torno a me, alla mia missione e nel mio piccolo.
Ti avevo accennato che vivo in una comunità di circa 20 persone, un centro yoga e di ricerca esistenziale.
Uno yoga immerso nella vita, dove gli aspetti contemplativi e meditativi si intrecciano con la vita di tutti i giorni, e dove il progresso e la crescita individuale e collettiva sono messi al primo posto.
Non tutti però, come avrai avuto modo di constatare anche alla vostra recente conferenza di Bergamo, hanno la stessa sensibilità, pur condividendo un obiettivo comune.

Dagli spropositi culinari delle multinazionali a quelli della cucina emiliana

Riguardo al tema dell’alimentazione, ci sono nel nostro gruppo dei convinti carnivori e dei vegetariani che però mangiano anche uova e formaggio.
Poi ci sono anche persone che mangiano indifferentemente quello che c’è di pronto, senza porsi troppi problemi.
Ovviamente io sto cercando di informare e mostrare gli inganni a cui siamo stati sottoposti per decenni.
Ma, al di là delle multinazionali con le loro frodi, c’è anche un retaggio culinario locale pieno di pecche.
Mi riferisco alla cucina tradizionale emiliana, fatta di tortellini, lasagne, zampone, prosciutto, salame, grana e così via.

Il problema dell’alimentazione per i lavoratori tosti

Il problema che mi è stato posto riguarda l’alimentazione sul lavoro e per il lavoro.
Alcuni dei nostri ragazzi svolgono in effetti un’attività dura, trattandosi di muratori e sabbiatori.
Non riescono a credere che si possa fare a meno di certi cibi.
Sostengono inoltre che con la frutta si va poco in là.
Ho raccolto la sfida e, sbirciando nelle tue tesine, ho cercato di imbastire un menù.
Purtroppo non le ho lette tutte, e vorrei che con la tua abile maestria, mi disegnassi un piano dietologico adatto a convincere anche i più increduli.

Un parere sui vari tipi di the

Per ultimo, ti volevo chiedere se mi puoi spiegare il tuo giudizio negativo sul the da tutti osannato per le sue virtù, soprattutto quello verde.
Dimmi pure qualcosa sul the bancha che a scuola ci avevano detto che era basificante.
So benissimo che se una sostanza eccita e stimola non va bene. Voglio però il tuo parere.
Un caro saluto. Manuela, della Comunità Aurora Savignano (Modena).

*****

RISPOSTA

L’arte di fare polpette mescolando il vero al falso

Cara Manuela,
Complimenti per la tua perspicacia, per la tua capacità di andare velocemente al dunque, al nocciolo vero dei problemi.
Sai anche trovare espressioni assai efficaci ed artistiche. Mi piaci proprio.
Quando dici che si fa fatica a sradicare la menzogna perché è ben miscelata alla verità, centri il punto focale alla perfezione.
Esiste sistematicamente l’arte di confondere, di fare delle autentiche polpette apparentemente eduli, ma alla fine indigeste ed avvelenate, per il loro contenuto contradditorio.

L’esempio del Sottosegretario alla Salute dr Ferruccio Fazio

Basta sentire il dr Fazio in questi giorni. È lui l’uomo di punta del monattismo nazionale.
Il Fazio N. 1, il Fazio verace e realista: Tengo a precisare che l’influenza H1N1 si sta rivelando in forme blande e contenute. Non è dunque il caso di allarmarsi oltre il dovuto, cedendo al panico.
La suina resta sempre un fantasma inventato e pertanto la sua premessa non può essere considerata vera, ma almeno è la parte più sensata del suo discorso.
Il Fazio N. 2, subito dopo tale premessa, corregge il tiro e aggiunge, con tono truce e solenne: Siamo di fronte a un problema molto serio.
Sono ragionevolmente soddisfatto, visto che avremo il vaccino disponibile per tutti entro dicembre.
Chiunque è a rischio sarà vaccinato. Invito comunque tutti a farlo, perché questa H1N1 è una cosa molto seria.

Il Signore del Fantasma Virale e il catastrofismo della gente

L’arte di passare da un concetto a quello opposto, nel giro di 30 secondi, modulando sapientemente condimenti veri e falsi, è un’arte impareggiabile.
Mancando il contradditorio immediato, se lo può permettere.
È lui il Signore Italiano del Microbo Invisibile e del Fantasma Virale.
Chiaro che la gente ascolta solo la parte peggiore. Per principio e per abitudine è catastrofista.
I medici dicono di non intasare le sale di pronto soccorso?
E tutti a precipitarsi proprio da quelle parti.

L’imprinting originario dei medici

Quanto poi ai medici umani e sinceri su Internet, non illuderti.
La massima aggressività del virus, l’infezione ed il contagio sono di prammatica in ambiente medico.
Le persone, tutte, sono caratterizzate come ben sai dall’imprinting.
Dalle prime esperienze che hanno ricevuto agli esordi della vita o della carriera professionale.
Trattasi di dati e codici quasi-genetici che gli sono stati stampigliati nella memoria e nell’intelletto.
Servirebbe trapano e tenaglie, per tirarglieli via.
È una specie di marchio di fabbrica che rimane intatto fino alla tomba, a meno che uno faccia una straordinaria opera di ribellione interna, di de-medicalizzazione ideologica.

La coraggiosa ribellione di George Ohsawa

La stessa cosa che fece ad esempio il medico giapponese George Ohsawa, quando scaraventò con rabbia e disperazione il suo camice di primario ospedaliero nel cestone dei rifiuti, per la sua recidiva incapacità di guarire non solo i pazienti che aveva in reparto, ma pure i membri della sua famiglia, che gli morivano uno dopo l’altro.
Solo che spretarsi è facile, mentre trovare una nuova chiesa migliore non è da tutti.
Se ne andò in Asia a lavare i suoi panni tra il Mekong e il Fiume Giallo, ma ne venne fuori con qualcosa di raffazzonato, impreciso e deviante, ovvero con le sue strampalate e lacunose teorie macrobiotiche, cadendo dalla padella nella brace.
Tuttavia, da un punto di vista umano e professionale, diede prova di carattere e di coraggio.
Quanti medici nostrani sarebbero disposti a fare altrettanto, rinunciando a tutti i vantaggi che l’iscrizione all’albo comporta?

I siluri faziosi caricati a polvere virale

Ti ringrazio per l’apprezzamento che dimostri verso i miei siluri.
Il problema è che, per farli partire, ci vogliono le rampe di lancio, o almeno i sommergibili e i cacciatorpediniere, o quantomeno 30 telegiornali quotidiani, da dove poter bombardare la gente tutti i giorni.
Succede dunque che gli unici veri siluri che stanno colpendo l’obiettivo, sono i siluri faziosi, caricati non a polvere pirica e a nitroglicerina, ma a qualcosa di molto più spaventoso e raccapricciante, che si chiama polvere virale.

Contrarietà a tutte le bevande nervine, usate come integratrici di liquido

Il giudizio negativo che do su tutti i tipi di caffè, the e camomilla, deriva dal fatto che siamo sempre di fronte a bevande caratterizzate dal fattore nervino, dal fattore stimolante del sistema nervoso.
Ma la cosa fondamentale sta nell’uso sostitutivo e vicariante che ne sta facendo la gente.
Tu stessa citi come a scuola citassero gli effetti basificanti del the bancha.
Da un lato dunque si riconosce l’importanza di contrastare la micidiale acidificazione del sangue, e questo è un fatto positivo. Dall’altra però si vuole ricorrere a una sostanza drogante e per giunta alternativa all’alcalinizzante numero uno al mondo che è la frutta.
Non è poi che ci creda troppo agli effetti alcalinizzanti di qualsiasi tipo di the.

Contrarietà pure all’acqua integratrice, anche se per i carnivoro-cottisti è indispensabile

È un po’ come il discrso degli 8-10 bicchieri d’acqua al giorno suggeriti dai medici.
Trattasi di un’assurdità, per chi mangia sano e saggio, per chi si alimenta di cibi naturali, acquosi, crudi e pacifici. Se uno si ingozza di carne e latte, di sali e zuccheri industriali, di cibi cotti e trasformati, può essere che quegli 8 bicchieri d’acqua non bastino nemmeno.
L’acqua in questo caso viene usata come integratore-liquido e meglio ancora come disintegratore e diluente liquido.
Un carnivoro e cottista non può mettersi poi a consumare della frutta a fine pasto o per contrastare la sua costante sete causata dai cibi salati e cotti.
Succederebbe il solito macello nel suo apparato gastrointestinale, con micidiali bolliture putrefattive e fermentative.
Ecco allora che a fine pasto, al posto dell’acqua, al posto della frutta, si consiglia il digestivo, il bicchiere di vino, il the ed il caffè.

C’è bisogno di molta più frutta e non certo di the e tisane

Col grande bisogno di ricchissima frutta e di acqua biologica che hanno i corpi di ogni essere umano, come si fa ad approvare delle bevande che pretendono di sostituire le nostre sostanze regine?
Quanto agli effetti benefici di tali bevande, trattasi di semplici favole, e si riducono al sostegno nervoso ed euforico di breve periodo, mentre nessuno mette in guardia contro gli effetti collaterali di lungo periodo.
Parlo da nutrizionista naturale e mai da nutrizionista stimol-drogatore.
Infusi e tisane, possono dare una leggera mano come cure erboristiche, limitate al breve periodo, niente di più.

L’ottimo lavoro dei centri yoga

Per quel che riguarda il problema della crescita esistenziale, individuale e collettiva, i centri yoga del mondo intero si stanno distinguendo in questa opera meritoria, e la gente comincia davvero a capire che quella è una problematica vera ed irrinunciabile.
Quanto poi al mettersi in linea omogenea sui modi concreti di raggiungere degli obiettivi, c’è ancora molto da fare.

Ho molta comprensione per chi lavora duro ed è soggetto ai morsi della fame

Comprendo benissimo i ragazzi impegnati nel duro lavoro quotidiano, in mezzo alle intemperie, dopo essersi alzati alle sei di mattina.
Gli parli di frutta, del grappolo d’uva e del caco, e si mettono a ridere divertiti, per pura educazione.
Se tu, anziché essere una ragazza carina, fossi un maschio, ti prenderesti con tutta probabilità delle sghignazzate e qualche pernacchia.

L’equilibrio calorico-nutrizionale è una cosa molto seria. Vietato affamarsi.

Il problema è serio. L’equilibrio calorico-nutrizionale è un valore sacro ed inviolabile.
Non va mai sottovalutato, snobbato e tradito.
Esso non si realizza poi ad hoc, nella giornata in cui essi si recano in cantiere ed affrontano le condizioni di lavoro del momento.
Serve un metodo sistematico, regolare, di lungo periodo.
L’energia che oggi essi esplicano proviene non certo dal cibo assunto in giornata, ma da come e quanto hanno consumato, assimilato e risparmiato nei giorni precedenti.
Non si può vivere in stato di denutrizione e di carestia calorica, in uno stato che porta a denutrizione cellulare, altrimenti il corpo si prende poi le sue rivincite e ti grida internamente, in modo perentorio, Ho fame.

Dai morsi della fame alle scorciatoie dei menù McDonald’s

Quando il corpo dice questo, non ci sono più principi che tengano, la tendenza è verso la scorciatoia, verso il materiale grasso, proteico, concentrato, zuccherino.
In quel momento uno pensa a tutto fuorché all’arancia, al pomodoro, alla carota. A tutto fuorché all’acqua biologica.
Nel migliore dei casi pensa a una pizza fumante del diametro di mezzo metro, con accanto uno stivale di birra bavarese.
Il più delle volte la preferenza va per il classico menù McDonald’s, dove nel pane bianco riscaldato vengono inserite le meraviglie insanguinate e salate provenienti dai macelli Cremonini, oppure il pane e hamburger più le immancabili patatine inzuppate di olio stracotto.

Serve arrivare in piena forma al momento cruciale del cambio di stagione

Per evitare tutto questo, sono necessarie delle strategie assai precise ed efficaci, e non tante belle parole o tante simpatiche teorie.
Occorre intanto che questi ragazzi non arrivino al freddo e all’umido di questi giorni nelle loro precarie condizioni intestinali e cellulari, con viscere in costante e surriscaldato disordine e con cellule denutrite e al limite del collasso calorico.

Non è facile introdurre radicali cambiamenti dietologici in chi è in stato di mala-nutriziomne

Chi è reduce da giorni e settimane di mala-nutrizione, versa in condizioni precarie anche se non se ne rende del tutto conto.
È soggetto a morsi di fame improvvisi e lancinanti.
A quel punto sente il bisogno non solo della tipica soluzione del pane e salame e del grana, ma anche della pasta, della nutella, del cappuccino, della brioche, del caffè e del grappino.
Una specie di petizione verso il carburante più improprio e malefico.

D’estate tutto aiuta

Non cadere mai nella fame e nella denutrizione calorica è dunque una prima importantissima regola, perché la fame porta a cercare il compenso, il rimedio, l’appagamento micidiale, qualunque esso sia.
Per scansare questi problemi sul nascere occorre un minimo di preparazione e di cultura igienistica, un’ abitudine a trattarsi bene e non male.
D’estate tutto aiuta. Il sole, il mare, l’attività fisica.
Ma con l’umidità, il vento, il freddo, i cieli costantemente grigi di nubi, si viene messi a dura prova.
Occorre già arrivare al cambio di stagione in condizioni discrete, con riserve di solare vitamina D e con un sangue fluido e rinnovato, con un intestino pulito e funzionante.

La partenza mattiniera in fretta e furia

Chi si alza col buio e va al lavoro in fretta e furia, non ha tempo per 2 o 3 colazioni a casa.
Ma una spremuta d’arancia o di pompelmo li può sempre prendere in 5 minuti.
Nel suo zainetto di lavoro può sempre inserire un sacchetto con la mela, il caco, 2 kiwi e 2 banane, più tre panini integrali preparati la sera prima, imbottiti di 5 foglie di lattuga, cicoria e germogli alfa-alfa, spalmati di crema di olive e di un quarto di avocado al naturale, più 3 carciofini e 3 noci, un sacchetto di pop-corn e alcuni datteri.
Tenere in tasca due pacchetti di cracker e una bustina di uva sultanina e mandorle è sempre positivo.

Le proteine della carne e del latte sono, per l’uomo, l’anticamera dell’ospedale

Per fare tutto questo occorre amare il proprio corpo.
Bisogna inoltre pensare a una strategia di lungo periodo e non solo alle urgenze del momento (altrimenti mandi tutto al diavolo e ti butti sulle uova e sul formaggio, che nel breve ti soddisfano e ti danno la carica, ti illudono di fare il galletto, stroncandoti poi quando meno te lo aspetti).
Le proteine della carne e del latte, del pesce e delle uova, sono l’anticamera dell’ospedale.
Pure gli zuccheri e gli amidi di pasta, pizza, bevande zuccherate, succhi di frutta confezionati, marmellate e dolciumi, sono i precursori di ogni sorta di malanni, e soprattutto della madre di tutte le malattie umane che è la costipazione.

La sottovalutazione della regolarità intestinale

La gente ignora, snobba e sottovaluta l’intestino e il colon.
Se potesse eliminarli e cancellarli lo farebbe senza esitazione.
Trova costruttivo e desiderabile mettersi a tavola.
Ritiene invece seccante ed imbarazzante andare ai servizi igienici.
C’è gente che mangia tre volte al giorno e si libera una volta a settimana.

L’importanza della peristalsi

È indispensabile invece un’intensa attività nutrizionale suddivisa in modo intelligente, e una altrettanto intensa ed efficace eliminazione.
È importante che la gente impari queste cose, anche se nessuno gliele ha mai imprintate nella testolina.
L’intestino deve lavorare ritmicamente con materiale nuovo, acquoso e ricco di fibre naturali, vale a dire con frutta e verdura, non con cibi proteici e con cibi secchi e concentrati.
Solo a queste condizioni si ha un’ottima peristalsi intestinale.

La dieta per chi lavora all’aperto

Mi chiedi una dieta specifica per chi lavora all’aperto?
Più o meno vale per tutti lo stesso schema modulato ed adattato nei quantitativi e nelle variazioni, in rapporto alle esigenze cloriche e gustative di ognuno di noi.
Se troviamo un’ottimale sistemazione ai 5 pasti di frutta (3 al mattino 7-9-11 e 2 al pomeriggio 16-18), restano da riempire il pranzo delle 13 e la cena delle 19.
L’esordio per tutti alle 13 con un primo piatto di verdure crude accompagnato volendo da del pane integrale, seguito da un secondo piatto che potrà consistere di patate, zucche, carciofi, legumi, fagioli, panini vegani, cereali, pasta integrale al pomodoro o al pesto, pizza vegetariana, gnocchi di patate, minestrone di verdure a cottura 16-18 minuti max, verdure cotte al vapore.
Al termine si potranno consumare delle mandorle, delle noci e dei pinoli.
Stesso discorso a cena, variando il tipo di verdure e di cereali.

Siamo accerchiati da concetti e da diete fuorvianti

Anche qui, Manuela, hai centrato perfettamente il problema, menzionando l’insidia dell’alternativa tra gli inganni delle multinazionali e quelli, altrettanto micidiali, dei tortellini e delle lasagne, come dire della gara a chi fa peggio.
Cito qui una pagina significativa di Ross Horne, un importante autore igienista australiano approdato con grande passione alla dieta del grande Nathan Pritikin, tratta dal suo libro The Health Revolution
(la Rivoluzione Salutistica), adatta ai tuoi amici operai costretti ai lavori pesanti nelle intemperie.

L’esperienza di Ross Horne dall’alto proteico, all’Hunza al Pritikin

Quando 20 anni fa ero imbevuto dal credo della sostanza e delle diete alto-proteiche, mi capitò tra le mani un libro di Renée Taylor (Health Secrets from Hunza, cioè Segreti della Salute dalla Regione Hunza), in cui si parla della famosa comunità asiatica che vive nella valle compresa tra l’Hindu-Kush e il Karakorum, nella parte terminale ovest della catena himalayana, dove convergono i confini di Pakistan, Afghanistan, Russia e Cina.
Lessi pure un secondo testo (The Wheel of Health, cioè La Ruota della Salute) del medico londinese G.T. Wrench, che descrive la fantastica dieta di questa popolazione, basata interamente su frutta e verdure crude, con una media incredibile di ultracentenari attivi e laboriosi, nonostante il clima rigido della loro terra.
Poco tempo dopo queste due letture, mia moglie spese alcune settimane all’Hopewood Health Center di Wallacia, venendone fuori nuova ed incredibilmente ringiovanita e rinvigorita.
Seppi che in quel centro veniva attuato un sistema dietologico identico a quello degli Hunza.
A quel punto non ebbi più alcuna esitazione.
Abbandonai le mie ideologie alto-proteriche in favore di una dieta vegetariana, anche se continuavo a consumare troppe noci e oli vegetali, ed anche qualche latticino.
Ma, quando scopersi più tardi l’esistenza della dieta basso-proteica di Nathan Pritikin, la abbracciai completamente, e non mi sono mai pentito.

Le demenziali tabelle della FDA americana (tuttora in uso nel mondo intero)

L’elenco delle proteine giornaliere da tenere in considerazione non è certamente quello della FDA americana, che oggi dice 75 grammi/giorno (sconfessando i vecchi tempi di 30 anni fa, quando ne blaterava 300, e quelli di 10 anni fa, quando ne blaterava 200, e quelli di 5 anni fa, quando ne blaterava 150), in una ubriacatura demenziale e corrotta di sopravalutazioni (proteine e vitamina B12) e di sottovalutazioni (vitamine C, E e B9).

L’importantissimo parametro della quota proteica giornaliera

Vediamo la quota giornaliera ideale secondo alcune importanti autorità e secondo alcuni affidabili autori, sempre dal testo di Horne:

U.S. National Academy of Science 34 grammi/giorno
Dr Rayner Berg, eminente nutrizionista svedese 30
Dr V.O. Siven, eminente nutrizionista finlandese 30
Dr R. Chittenden, famoso nutrizionista americano 30
Dr D.M. Hegsten, nutrizionista della Harvard University 27
Dr W.C. Rose, nutrizionista americano 20
U.S. Food & Nutrition Board 34
Canadian Board & Nutrition 34
U.N. Food & Agricoltural Organization 34

Chi conduce vita molto attiva, deve solo aumentare la quota calorica, consumando più frutta, mediante più pasti al giorno

Concludo dicendo che anche con una dieta rigorosamente vegana, priva cioé di ogni latticino, è difficile raggiungere quote proteiche così basse, al di sotto dei 30 grammi/giorno.
Questo dimostra come persino le noci e i cereali non sono indispensabili nel lungo periodo, visto che la frutta e la verdura cruda da soli sono in grado di fornire sufficiente quota proteica giornaliera.
Significa pure che se qualcuno conduce vita molto attiva, come i montanari Hunza, il problema non è mai proteico ma sempre calorico.
Diventa cioè una questione di mangiare più frutta e più frequentemente nel corso della giornata.

La conferma esatta venne dagli esperimenti di Cambridge2000

Queste cose, Ross Horne le scriveva nel 1985.
Non c’era ancora stato il famoso esperimento Cambridge2000, che avrebbe confermato per filo e per segno le sue considerazioni.
I medici di Cambridge, massima università mondiale nel settore nutritizionale, fissarono infatti, dopo 20 anni di esperimenti su un campione vastissimo di persone, a 5 pasti sazianti di sola frutta al giorno
(5 per day), la quota ideale per sopravvivere schivando ogni tipo di malattia, ed in particolar modo il cancro e le cardiopatie.

Il trionfo della frutta sulla carne e della vitamina C sulla B12

La ANHS (American Natural Hygiene Society) anche questa volta aveva visto giusto.
Già da 100 anni sosteneva infatti, contro tutto e contro tutti, scandalizzando i proteinomani del pianeta,
ricevendo accuse irripetibili dai filo-macellai della FDA, dalla NDC (National Dairy Council), e da Big Pharma, che il quantitativo proteico ideale andava tra gli 11 e i 25 grammi al giorno, 11 perché quello era il fabbisogno proteico del lattante umano (il più intenso succhia-proteine tra gli esseri umani) e 25 perché oltre i 25 grammi scatta nell’uomo il meccanismo perverso della acidificazione del sangue.
Veniva così sanzionato in modo inequivocabile il trionfo della frutta e delle vitamine C ed E, nonché la caduta delle proteine animali e della vitamina B12 legata alle stesse.
Tutto il resto non sono che miserabili balle.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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