IL RESPIRO È VITA

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L’ENORME IMPORTANZA DELLA RESPIRAZIONE

Parliamo tutti i giorni di alimenti compatibili e di nutrizione, e giustamente non ci scordiamo mai di parlare dell’aria e del modo di respirarla. “L’aria è il primo alimento”, lo diceva già Ippocrate. Ovvio che l’igienismo si scagli in modo veemente contro il fumo, contro le finestre serrate, contro la gente che si raggruppa e si intossica nei locali e nelle discoteche, contro il rinchiudersi di studenti e professori in un’aula scolastica, quando c’è un estremo bisogno di ventilazione e di ricambio aria.

LA SCIENZA CI VIENE IN AIUTO

Eppure, anche in presenza di aria buona, l’uomo è, il più delle volte, incapace di respirare, e questo fatto ha dell’incredibile. In questi ultimi anni si è sviluppata non a caso una scienza specifica chiamata scienza della respirazione. Tale disciplina ci insegna che il trasporto dei gas avviene attraverso vari distretti anatomici che sono la laringe, la trachea, i bronchi, gli alveoli polmonari, gli interstizi, i capillari e i vasi sanguigni, e attraverso varie fasi che sono il passaggio del gas nelle vie aeree, la miscelazione intralveolare, la diffusione alveolo-capillare, e il traposto di gas attraverso l’emoglobina del sangue.

L’INSUFFICIENZA RESPIRATORIA

Basta che uno di questi distretti abbia dei problemi, e basta che una di queste fasi sia alterata, perché ci sia una situazione penosa e critica che si chiama insufficienza respiratoria (IR). La IR non è altro che una incapacità dei polmoni di soddisfare le esigenze metaboliche dell’organismo.Tale insufficienza si verifica per riduzione della capacità del sistema respiratorio di mantenere l’omeostasi degli scambi gassosi di O2 (ossigeno) e CO2 (anidride carbonica, ovvero biossido di carbonio).

IPOVENTILAZIONE, IPOSSIEMIA E IPERCAPNIA

Le diagnosi di insufficienza respiratoria si basano in genere sui risultati della emogasanalisi arteriosa.
Si parla di insufficienza respiratoria di tipo 1 (non-ventilatoria o normo-capnica, caratterizzata da ipossemia), e di tipo 2 (ventilatoria e iper-capnica, caratterizzata da elevati livelli di anidride carbonica). Si parla di IRA acuta (come quella che può succedere a tutti durante una crisi di rinite, col naso chiuso, e che nei casi estremi può anche significare arresto cardiaco imminente), e di IRC cronica, con ipertensione polmonare, cuore polmonare e anomalie di accrescimento. Si parla di iperventilazione e di ipoventilazione (ipercapnia, ipossiemia e acidosi respiratoria, con asma, bronchiolite, polmonite, edema polmonare e fibrosi cistica).

IRC CON CONSEGUENZE ORGANICHE ED EMODINAMICHE

Con la IRC si verifica una riduzione nell’ossigenazione e una ritenzione di CO2. Questo porta innanzitutto a conseguenze organiche, visto che l’ipossia tissutale determina inadeguato apporto di O2 ai mitocondri (forni cellulari che producono energia calorica per il corpo), e conseguente alterazione del metabolismo energetico degli organi. In pratica si opera in regime di metabolismo anaerobico e quindi di acidosi metabolica. Ma la IRC porta anche a conseguenze emodinamiche, visto che la vasocostrizione arteriolare (conseguente alla ipossiemia cronica) determina effetti emodinamici sulle sezioni di destra del cuore (cuore polmonare cronico), come ad esempio facile stancabilità, palpitazioni, tosse, dolore toracico.

INSUFFICIENZE VENTILATORIE OSTRUTTIVE E RESTRITTIVE

L’ipercapnia cronica ovvero la ritenzione patologica di CO2, provoca a sua volta effetti tossici e acidosi respiratoria, con parestesie, acufeni, movimenti involontari, instabilità umorale, insonnia.
Alla fine, con l’esame spirometrico, si determina l’insufficienza ventilatoria che può essere di tipo ostruttivo (asma, FC o fibrosi cistica, broncodisplasia) o di tipo restrittivo (fibrosi polmonare, patologie della gabbia toracica, patologie neuromuscolari, lesioni endotoraciche occupanti spazio).

LA CAPACITÀ VITALE-RESPIRATORIA MEDIA DI 4 LITRI

Senza andare troppo sul difficile e sulla terminologia scientifica, con un semplice apparecchio chiamato spirometro, è possibile determinare la cosiddetta capacità vitale-polmonare di un individuo adulto, cioè la massima quantità di aria forzata emessa dopo una profonda inspirazione.
La capacità vitale di un individuo sano si dovrebbe aggirare sui 4 litri di aria.
Il problema è che pochi riescono a soddisfare tale standard minimale, proprio a causa della trascuratezza e della negligenza con cui la gente tratta il suo corpo, ed in particolare i suoi polmoni.

SVUOTARE COMPLETAMENTE I POLMONI È IL PRIMO PASSO

A volte la pratica vale davvero più della grammatica. Il sistema respiratorio proposto dai maestri Yogi rientra esattamente in questo discorso. La respirazione yoga, quella che ricordo spesso nei miei scritti, è basata proprio su tali concetti, ovvero sulla necessità prioritaria di espellere completamente tutta l’aria dei polmoni e non solo una parte, come fanno le persone dal respiro corto. Se uno svuota davvero i polmoni, la fase inspiratoria successiva diventa automaticamente più accurata, lenta e profonda, e tende a farci riacquisire il ritmo adeguato e l’intensità respirazionale giusta.

MASSIMIZZARE LA CAPACITÀ INSPIRATIVA, TRATTENITIVA ED ESPIRATIVA

Ricordo spesso nelle mie tesine di fare esercizi respiratori, optando possibilmente per il ritmo 1-4-2 che cresce in 2-8-4, 3-12-6, 4-16-8 e 5-20-10, ed anche oltre per chi ci riesce senza forzare troppo.
Il primo numero rappresenta i secondi di inspirazione, il secondo quelli di trattenimento aria, e il terzo quelli di espirazione, tutti da contare mentalmente nel corso degli esercizi. La fase inspiratoria parte dal basso espandendo in fuori il ventre, e poi riportandolo in dentro man mano che col plesso solare si passa a riempire la parte alta dei polmoni, fino a far salire le scapole. Esistono diversi ritmi respiratori anche nell’ambito delle dottrine yoga. Questo ritmo, ora citato, mi pare uno dei migliori, in quanto apporta provati benefici al ritmo cardiaco e alla resa energetica in generale.

OSSIGENO YANG-ELETTRICO ED AZOTO YIN-MAGNETICO

Un difetto costante ed eclatante della scienza respirazionistica occidentale è quello di parlare sempre e solo di ossigeno e di ossido di carbonio, e mai di azoto o nitrogeno N2, che è poi l’80% dell’aria, contro il 20% appena di ossigeno (il rapporto è esattamente di 21:79). Esiste una tecnica importantissima per caricarsi di energia tramite la respirazione. L’ossigeno è relativo all’energia yang, dal ruolo attivo, mentre l’azoto è relativo all’energia yin, dal ruolo passivo. Quindi, tramite la respirazione, ci carichiamo dei fluidi elettrici (yang) e dei fluidi magnetici (yin).

RESPIRAZIONE CARENTE E RESPIRAZIONE COSCIENTE

Ci sono due tipi di respirazione: quella normale e carente, tendenzialmente corta, che fanno tutti in modo meccanico, e quella cosciente, guidata e controllata, che viene praticata dagli Yogi.
Con la respirazione normale si assorbe soltanto l’energia minima che serve per le nostre funzioni fisiche di base. Con la respirazione cosciente possiamo invece assorbire tutta l’energia che desideriamo in surplus, utilizzandola per i nostri scopi.

LA MAGICA POTENZA DELLA KUNDALINI

Trattasi di una tecnica respiratoria che ci apre a un livello maggiore di energia dinamica, a un livello di maggiore interazione con i chakras e quindi a una maggiore attivazione della shakti, ovvero della kundalini, quella forza mistica rappresentata simbolicamente dal serpente che sale. La kundalini si contrappone, nell’Induismo, alle due forme di energia tradizionale chiamate prana (energia vitale) e fohat (energia motoria). La kundalini riattivata, passa attraverso i vari chakra lungo il suo percorso, e li energizza, similmente a un liquido caldo che sale lungo la spina dorsale.

L’IMPORTANZA FONDAMENTALE DI UN NASO LIBERO

Gli antichi Yogi scoprirono che non respiriamo attraverso entrambe le narici allo stesso tempo e che le due narici sono anzi collegate ai nostri due emisferi corporali, per cui con la sinistra si stimola la creatività e quella destra la logica. Quando una delle narici rimane chiusa per più ore significa che c’è dello squilibrio più o meno rilevante. Importantissimo comunque poter sempre respirare col naso libero. Sarebbe davvero interessante poter quantificare gli enormi danni provocati dall’acidificazione e dal muco (e dunque dagli alimenti di origine animale), che bloccano spesso il flusso dell’aria quando siamo “raffreddati”.

ESISTONO PURE I RESPIRAZIONISTI

Non dobbiamo infine dimenticare l’esistenza di gente che, riducendo progressivamente i cibi introdotti nel sistema gastrointestinale, riesce a trarre la massima energia possibile dal prana, dall’aria, dalla luce del sole, alimentandosi praticamente dei due gas che l’atmosfera ci regala a piene mani.
Sono i respirazionisti o i breathariani, rari e strani quanto vogliamo ma tuttavia esistenti.
Gente che non va in carenza e che riesce persino, almeno questo dicono, a fare dei figli.
Non è materia per tutti ma soltanto per dei maestri dotati di grande cultura e di particolari poteri.
In Friuli li chiamerebbero spregiativamente “mastìe fumàte”, ovvero ridicoli masticatori di nebbia.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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