IPAZIA, UNA GENIALE DONNA DIMENTICATA E MARTIRIZZATA AD ALESSANDRIA

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INNO DI AMMIRAZIONE E DI RAMMARICO VERSO UNA DONNA ECCEZIONALE

(Documento di Franco Libero Manco, sottotitoli di VV)

Ipazia, nata nel 370 d.C. ad Alessandria d’Egitto, fin da giovanissima venne avviata dal padre allo studio della matematica, della geometria e dell’astronomia. Da studiosa riuscì ad emergere nella scienza e nella filosofia fino a ottenere un forte peso politico e culturale in un’epoca in cui le donne non avevano la possibilità di affermarsi. Fu la prima donna a dare un forte contributo allo sviluppo della matematica e tra i suoi seguaci vi erano anche molti cristiani.

SIMBOLO DI CARISMA E DI SCIENZA, SUSCITÒ LA GELOSIA DEI PRIMI CRISTIANI CHE LA VEDEVANO COME UNA MINACCIA

Ipazia, con personalità estremamente carismatica, insegnò con un’enfasi scientifica maggiore dei neoplatonici. Fu giusta e casta e rimase sempre vergine. Era così bella e ben fatta che uno dei suoi studenti si innamorò pazzamente di lei, ma Ipazia non si sposò mai e, all’età di 31 anni, assunse la direzione della Scuola Neoplatonica di Alessandria. Per la sua eloquenza nel parlare, prudente e civile nei modi, i potenti la invidiavano mentre la città intera l’amava moltissimo. Simboleggiava la dottrina e la scienza, che i primi cristiani identificavano con il paganesimo e che consideravano come una minaccia.

SUPERAVA TUTTI I FILOSOFI E GLI ORATORI DEL SUO TEMPO

Teone, il padre di Ipazia, era geometra e filosofo, ma Ipazia, allieva e solerte collaboratrice, superò in scienza e saggezza lo stesso padre. Ipazia, degna erede di Plotino, aveva acquisito tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo. Divulgò il sapere matematico, geometrico e astronomico. Si dedicò alla filosofia di Platone, Plotino e Aristotele. Secondo Filostorgio, storico della Chiesa, sua caratteristica principale fu la generosità con cui tramandava pubblicamente il sapere, tanto che divenne un’autorità e un indiscusso punto di riferimento culturale nello scenario dell’epoca.

DIVULGATRICE INSTANCABILE ED AMMIRATA

Ipazia non fu mai gelosa del proprio sapere, ma sempre disposta a condividerlo con gli altri. Usava gettarsi il mantello addosso e, uscendo in mezzo alla città, spiegava pubblicamente, a chiunque volesse ascoltarla, le opere di qualsiasi grande filosofo. Lo storico cristiano ortodosso Socrate Scolastico scrive di Lei: “Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città, e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini. Infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale”. Anche il filosofo Damascio ricorda che Ipazia era “pronta e dialettica nei discorsi, accorta nelle azioni e la città la amava e la ossequiava grandemente, mentre i capi si consultavano con lei prima di ogni importante decisione pubblica. Il suo nome era magnifico e degno di ammirazione per coloro che amministravano gli affari più importanti del governo”.

REAZIONE INVIDIOSA E CINICA DEL VESCOVO CIRILLO

Ma la sua grande fama e il suo prestigio politico causò la reazione invidiosa del vescovo Cirillo. Vennero prodotte calunnie nei confronti della scienziata, tanto che nel marzo del 415 progettò di farla uccidere, e lo fece nella maniera più crudele.

LE FURONO CAVATI GLI OCCHI MENTRE ANCORA RESPIRAVA

Mentre faceva ritorno a casa, un gruppo di fanatici cristiani che si sentivano minacciati dalla sua cultura, dalla sua sapienza e dalla vastità della sua conoscenza scientifica, le tenne un agguato e, dopo averla tirata giù dal carro, la trascinò fino a una chiesa. Le furono strappate le vesti e venne letteralmente fatta a pezzi colpendola con dei cocci e, come afferma il filosofo pagano Damascio che scrisse la sua biografia, le cavarono gli occhi mentre ancora respirava. Le varie parti smembrate del suo corpo furono portate al cosiddetto Cinerone, dove si bruciavano i rifiuti, in modo che di lei non rimanesse nulla.

MASSACRO DI UNA DONNA INDIFESA DA PARTE DEI FANATICI PARABOLANI

Sembra che gli autori materiali di questo odioso e intollerabile misfatto furono i monaci Parabolani, un vero e proprio corpo di polizia che i vescovi di Alessandria usavano per mantenere l’ordine nelle città, guidati da un fanatico predicatore di nome Pietro.

INCHIESTA ARCHIVIATA

Dopo la sua morte molti dei suoi studenti lasciarono Alessandria e cominciò il declino di quella città che era divenuta un famoso centro della cultura antica. L’inchiesta che seguì al brutale assassinio venne ben presto archiviata per il forte legame che univa il vescovo Cirillo all’imperatore Teodosio, che, se non fu il mandante, era sicuramente corresponsabile del fatto.

SEQUESTRO E DISTRUZIONE SISTEMATICA DEI SUOI SCRITTI

Con la morte di Ipazia, simbolo d’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatto grande la civiltà ellenica, comincia quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tenta di soffocare la ragione. La mancanza di ogni suo scritto rende problematico stabilire il contributo effettivo da lei prodotto al progresso del sapere matematico e astronomico della scuola di Alessandria, ma i suoi insegnamenti, nel Rinascimento,  hanno sicuramente dato un notevole contributo nello sviluppo della geometria quantitativa piana e solida, la trigonometria, l’algebra, il calcolo infinitesimale e l’astronomia.

I CONTRIBUTI SCIENTIFICI DI IPAZIA TROVANO MOLTI RISCONTRI

Sono comunque attribuibili ad Ipazia: 1) Commento in tredici volumi all’Aritmetica di Diofanto (II sec. a.C), cui si devono lo studio delle equazioni indeterminate (le diofantee) e importanti elaborazioni delle equazioni quadratiche. Sviluppò soluzioni alternative a vecchi problemi e ne formulò di nuovi che vennero inglobati in seguito nell’opera di Diofanto. 2) Commento in otto volumi a Le coniche di Apollonio di Pergamo (III sec. a.C.), un’analisi matematica delle sezioni del cono, figure che vennero usate nel 15° secolo per illustrare i cicli secondari e le orbite ellittiche dei pianeti. 3) Commento, insieme al padre Teone, all’Almagesto di Tolomeo, un’opera in tredici libri che raccoglieva tutte le conoscenze astronomiche e matematiche dell’epoca.

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COMMENTO

IPAZIA VA RICORDATA SPESSO COME VITTIMA SACRIFICALE DELL’ARROGANZA MASCHILISTA

Nei primi miei articoli su Pitagora scrissi più volte su questo orrendo crimine commesso dal fanatismo religioso cristiano in quel di Alessandria. Ma, in effetti, non se ne è parlato abbastanza. Ipazia era grande ammiratrice di Pitagora ed era ovviamente vegana come tutti i grandi matematici della storia. Un motivo in più per scatenare contro di lei il cieco furore del fanatismo, tipico di tutte le religioni tiranniche, prevaricatrici, settarie e faziose.

UNO DEI PEGGIORI CRIMINI DELLA STORIA UMANA

Questo episodio che vede implicati non solo il vescovo Cirillo ma anche l’imperatore romano Teodosio (347-395), per il suo lasciar fare nonostante i tanti editti contro ogni forma di fanatismo, rimane una delle peggiori malefatte della storia maschilista nei riguardi della donna.

Valdo Vaccaro

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