LA TRUFFA DEL CONTAGIO E DEL VIRUS VIVO

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DARE DEL CRETINO ALLA GENTE, AI PROFESSORI, AI MINISTRI, AI PRESIDENTI, NON È SIMPATICO

Non è bello né gentile usare le parolacce. Ma a volte si è costretti.

Sulla faccenda del contagio e del virus si continua a sentire gente che parla in continuazione di contagio e di sterilizzazione, come si trattasse di pane e marmellata, di cose cioè esistenti davvero.

Vi figurate l’effetto che può avere una frase del tipo Non è giusto parlare di virus vivo e di contagio, perché non esistono.

Ci vuole un po’ di colore e di glamour.

Non ho nessuna voglia di arrecare disturbo od offesa ad alcuno.

Chi sbaglia o ha sbagliato, dicendo scemenze sull’argomento, cerchi solo di approfondire, di leggere questo scritto fino in fondo, e poi di trarre le sue conclusioni.

Si renderà conto perché gli ho dato amichevolmente dell’imbecille.

Una forma vera ed unica di contagio esiste, ed quella della paura e dell’isteria collettiva

Il passaparola tra gli umani è contagioso.

La paura e l’isteria sono contagiosi. In quel senso sì che esiste il contagio, innescato da un virus che si chiama ignoranza ed imbecillità, demenza scientifica.

Il primo personaggio che si presenta in televisione o che si firma sui giornali, parlando di virus vivo e di contagio, siatene certi che non è degno del posto che occupa nella società.

Se è un presidente di stato o di banca o di club, non è meritevole della sua posizione.

Se è un preside di scuola, come quelli che vietano i baci tra gli studenti, non per un problema di etichetta, che potrebbe essere accettabile, ma per problemi di contagio, merita di essere mandato dritto a lavorare nei campi, con tanto di vanga e badile.

Se è un vicino di casa, è semplicemente una delle tante pecore ignoranti che belano solo in quanto un’altra pecora ha belato prima di lei.

Gianluca Freda e Luciano Gianazza su Internet

Sta circolando su Internet la Teoria dell’origine virale delle malattie (Theory about the viral origin ofdisease) che il College of Practical Homeopathy ha estratto nel 2005 dal testo Exposing the Myth of Germ Theory (Il mito svelato della teoria dei germi) di Arthur M. Baker.

L’articolo nella versione italiana ha per titolo Vaccini contro il nulla, ed è stato tradotto e firmato brillantemente da Gianluca Freda.

Lo ha pure ripreso un’altra firma importante di Internet, quella di Medicinanon di Luciano Gianazza, pure impegnata nel campo virologico in questi tempi di assurde invenzioni epidemiche.

Il punto vero non è quello di discutere se il vaccino è efficiente o se è innocuo.

Il vero problema è discutere se siamo tutti impazziti e se abbiamo paglia al posto del cervello.

Il livello dello scontro si è finalmente portato al punto focale.

Chi mi segue sa benissimo che ho licenziato almeno quindici articoli sull’argomento.

Non solo gli ormai noti Superstizione del contagio e cultura della salute, e Peste suina e

Porco-economia, ma diversi altri incentrati tutti sul virus e sull’Aids, tipo Il morto che mangia il vivo, Virus e viresse, ovvero il sesso degli angeli, e l’ultimo di tre giorni fa, Il Totovaccino e la farsa della attenuazione.

Sentivo in qualche modo il peso della mia solitudine, dell’incomprensione, del mio isolamento scientifico. Se fossi stato un medico, un virologo o un immunologo, allora sì che avrei scatenato un putiferio, e mi sarei preso pure un provvedimento di radiazione dall’Ordine.

La carta igienica dei monatti e degli untori è diventata legge planetaria

Invece niente. E chi se ne frega di quanto blatera un ricercatore dilettante privo di laurea in medicina o in biologia?

Qualche lettera carica di complimenti, qualche telefonata di lode, questo sì.

Ma per il resto zero assoluto.

Chi è mai questo Valdo Vaccaro, per smontare le teorie dei monatti, referenziate e protette, bolletinizzate ed ufficializzate da Est a Ovest, dal polo Sud al polo Nord?

Le leggi dei Monatti sono ormai ubiquitarie, la carta igienica degli Untori sta in ogni computer di ospedale, di aeroporto, di questure, di ministeri, di parlamenti, di redazioni giornalistiche e televisive.

Esistono migliaia di biologi che imprecano e tirano giù moccoli, sentendo le cose che si sentono, leggendo le cose che si leggono, vedendo le cose che si vedono.

Essere monatti e untori conviene a tutti. Prostituirsi e genuflettersi al potere è il massimo.

Tutti Don Abbondio, dal ministro al sottosegretario, dal professore al bidello.

Ma il biologo, se non si associa con l’industria monatta o con l’istituto monatto, non trova sbocchi.

Non può permettersi il lusso di fare lo scienziato.

Deve prostituirsi al potere.

Peter Duesberg se lo può permettere. Ha guadagnato la pagnotta insegnando a Berkeley per una vita.

Può anche perdere la stima della Casa Bianca e i danarosi onori del Nobel, pur di essere ligio a se stesso ed ai principi scientifici in cui giustamente crede.

Ma per la maggioranza degli altri non è così.

Essere Monatti ed Untori conviene a tutti.

E così il virus vivo e il contagio pestifero continuano a dominare indisturbati la scena nel mondo degli uomini, ex-sapiens ed ex-intelligenti.

Chi è questo Vaccaro, o Pecoraro, o Boaro che si permette di ridicolizzare i grandi cervelli della Normale di Pisa, della Bocconi e della Sapienza?

Chi è dunque questo elemento di Udine, questo Pecoraro o Vaccaro, o Boaro, o come diavolo si chiama, che si permette di smontare le teorie delle cime della Normale di Pisa e della Bocconi di Milano?

Chi è per suonarle agli atenei di Padova e Bologna? Come si permette di dare del monatto al professor Aiuti della Sapienza di Roma?

Come si permette di sputtanare il Nobel di Luc Montagnier e il Nobel in arrivo del mitico professor Robert Gallo?

Non voglio ipotizzare che quanto scrivo arrivi da quelle parti. E se vi arriva, c’è da inginocchiarsi e farsi il segno della croce. E la reazione, nel migliore dei casi, non potrebbe essere che quella.

Non è forse questo il paese dei Baroni della cultura?

Ma ecco che, quasi per magica telepatia, l’accerchiamento e la quarantena culturale hanno termine. Qualcuno la pensa esattamente come me

Finalmente qualcuno, mi sono detto, che ha capito dove sta il punto centrale di ogni discussione.

Finalmente che arriva la scienza dall’Inghilterra e dalla stessa America, visto che nemo propheta in patria.

Finalmente che qualcuno dice le mie stesse cose.

Qui c’è qualcuno che ha copiato, diranno alcuni.

A nessuno che venga in testa il fatto che la verità è sempre uno sbocco di logica e di storia.

La realtà alla fine ha sempre il sopravvento sulle miserie costruite ad arte dalla pochezza e dalla mediocrità culturale umana.

Il contagio esiste solo nella casa delle streghe, oppure a Napoli, all’ombra di San Gennaro

C’è unanimità assoluta nel sostenere gli stessi principi.

Il virus non esiste come unità individuale, come microrganismo.

Un organismo è qualcosa di completo, di vivo e di attivo, di funzionante, dotato di personalità e di intenzioni. Ma il virus non è nulla di tutto questo.

Il contagio? Quello esiste solo nella casa nelle streghe, e poi a Napoli, terra di magia e di San Gennaro.

Terra dove basta un morto di qualunque causa essa sia, contrabbandato per morto da influenza suina, per trasformare la falsa pandemia in vero pandemonio.

Nei virus non ci sono enzimi e non c’è vita, proprio come nei cibi cotti

Non me ne voglia, il bravo Gianluca Freda, se prendo il suo articolo e ne traggo degli spunti, cercando di renderlo a modo mio abbordabile ad ogni tipo di lettore.

I virus non sono altro se non molecole di Dna e proteine, prive totalmente di enzimi.

Sappiamo che, dove non ci sono enzimi non c’è vita, né speranza di vita.

E’ per quello che i cibi cotti, confezionati, imbottigliati, inlattati, per quanto naturali possano essere stati in origine, diventano automaticamente prodotti tossici ed intasanti nell’organismo.

Mancando gli enzimi ai virus, ai virioni, ai trasferoni, ai genomi, mancano i pre-requisiti fondamentali della vita, cioè quei meccanismi di controllo metabolico che persino i batteri più piccoli possiedono.

Una punzecchiata ai virus-facchini di Stefan Lanka, massimo virologo germanico dopo Duesberg

I virus non hanno nessun sistema riproduttivo, nessuna capacità di locomozione o di trasporto, e questo è dedicato al virologo tedesco Stefan Lanka, che assolve i virus dall’accusa di essere dei killer, ma stranamente concede loro la qualifica di facchini.

Anche lui specializzato, non in virologia che è tutto un bluff, ma nell’arte assai più scientifica e sofisticata di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte.

Non essendo vivi, i virus non possono agire in nessuno dei modi loro attribuiti dalle autorità mediche.

I mitocondri, piccoli forni che bruciano glucosio e ci regalano ATP

Chiunque abbia studiato la struttura della cellula, in citologia, sa bene che la stragrande maggioranza delle forme di vita presenti al suo interno è rappresentata dai mitocondri, i piccoli forni erogatori della nostra energia, i quali metabolizzano e bruciano glucosio e riconsegnano al corpo molecole di ATP (adenosina trifosfato), che formano una riserva energetico-calorica dalla quale il corpo attinge in continuazione in un processo costante ed ininterrotto che dura fino alla nostra morte corporale.

Il corpo umano come meravigliosa fabbrica di stupendi resti chiamati virus

In ogni cellula ci sono dai 1000 ai 30 mila ed oltre mitocontri.

Visto che l’intero corpo umano è dotato di 75-100 trilioni di cellule, risulta che abbiamo in tutto quadrilioni o quintilioni di mitocondri.

Interessante vedere dunque cosa succede alla morte di ogni cellula, dal momento che ce ne muoiono in continuazione da 300 milioni ad oltre 500 miliardi al giorno, a seconda del nostro grado di tossicità e dei nostri sprechi emotivi ed energetici, a seconda delle nostre leucocitosi e dei nostri avvelenamenti da carne e da proteine animali.

Quando le cellule muoiono, vengono distrutte dai lisozomi, potenti enzimi intracellulari  autodistruggenti ed auto digerenti, che frammentano i componenti cellulari in particelle ultraminute, affinché il corpo possa prontamente riciclarle (recuperando il ferro, ad esempio) o espellerle come scarti virali-cellulari.

Definizione di virus, ovvero frammento inerte e disintegrato di materiale genetico o genoma

Ma i nuclei ed i genomi dei mitocondri sono difesi assai meglio rispetto ad altri organelli e protoplasmi cellulari, per cui non si decompongono completamente.

Nuclei e genomi si presentano come microscopici contenitori di informazioni genetiche, consistenti di acidi nucleici Dna (a doppia elica) e Rna (a singola elica), protetti da una guaina proteica detta capside, a doppi lipidi e doppie membrane.

Un virus può dunque definirsi come una parte minima di materiale genetico (detto genoma) le cui dimensioni equivalgono a circa un miliardesimo di cellula.

Virus dunque come resto cadaverale di materiale vivente, come residuo di cellule esauste, come detrito cellulare, o ancora più specificamente pulviscolo mitocondriale.

La reticenza e l’omertà scientifica, la paura dei biologi di essere chiari e dettagliati

E’ sorprendente, scandaloso, incredibile, che i ricercatori non riescano, o non vogliano, o non possano, dire e scrivere tutto questo in piena libertà e chiarezza, riconoscendo questi corpi per ciò che sono nella realtà, cioè generico materiale mitocondriale azzerato ed esausto, ovvero frammenti innocui di Dna e Rna.

In effetti, i microbiologi non hanno timore a sottoscrivere quanto sopra, e a riconoscere che i virus sono polvere cadaverica di Dna rivestita da membrane lipido-proteiche, anche se spesso non possiedono l’illuminazione e la coerenza indispensabili a fare un passetto più avanti, che è quello di comprendere e spiegare la loro origine.

Qui subentra una sorta di reticenza, di timore di essere smentiti, di omertà scientifica.

Più disinvolti e divertenti i medici, incapaci di guarire una singola malattia, ma capacissimi di resuscitare i morti

Più ciarliere e facilone le autorità mediche, che di fantasia ne hanno sempre avuta parecchia.

Il raffreddore non sanno ancora nemmeno come e perché viene, ma la resurrezione dei morti la conoscono a menadito, e trasformano in piena allegria i virus morti e sepolti in mostriciattoli viventi.

Esse non hanno difficoltà ad attribuire erroneamente a questi inerti residui cellulari il carattere della vitalità e della malignità.

Ma i genomi, oltre che essere morti, sono ex-meccanismi di controllo disintegrati, e non microrganismi completi.

E’ pertanto doppiamente assurdo e doppiamente demenziale che possano causare delle malattie, a meno che essi non si accumulino come impurità capaci di intasare, impedire, inquinare, interrompere il lavoro delle cellule e della circolazione.

I presunti virus-killer non sono altro che celluce in fase appropriativa

Le fotografie dei presunti virus-killer che si vorrebbero far credere in fase iniettativa nei confronti di altrettante cellule-sacrificali, sono in realtà dei clamorosi falsi interpretativi.

Esse mostrano in realtà la cellula che sta letteralmente inghiottendo il virus o meglio la scoria proteinacea. Si forma allora un’incavatura, detta invagina rio, e il materiale organico viene circondato dalla sostanza cellulare che poi si rinchiude, formando una protuberanza improvvisata in cui il virus scompare.

Lo stomaco si riempie allora di potenti enzimi lisozomici che digeriscono il materiale organico, frantumandolo in aminoacidi ovvero in acidi grassi adatti al riciclaggio e all’eliminazione.

Le foto sull’Hiv non sono altro che frodi per bambini scemi e ritardati.

Una normale cannibalizzazione cellulare chiamata fagocitosi, spacciata per attacco virale.

Questo processo è una caratteristica della fisiologia cellulare nota come fagocitosi (ovvero cannibalismo cellulare), ed è un normale processo di ingestione cellulare e digestione enzimatica di batteri, scorie di tessuti ed altre cellule erratiche.

Le foto nelle quali si asserisce di mostrare dei virus in azione sono dunque vere e proprie frodi per bambini scemi, come quelle usate per l’Aids (vedi ad esempio foto del retrovirus Hiv al www. //it.wikipedia.org/wiki/Retrovirus).

Ciò che mostrano in realtà è un ordinario processo fisiologico di fagocitosi che avviene miliardi di volte ogni giorno all’interno del corpo umano.

Niente bocca e niente ano, e soprattutto niente sesso.

Ma se lo avessero, dove trovare i profilattici super miniaturizzati?

Occorre dunque ricordare che:

  • I virus non posiedono metabolismo (non mangiano, non orinano e non defecano)
  • I virus non possiedono capacità di movimento o di trasporto (non hanno scarpe 40 o 43, o nessun altro numero).
  • I virus non possiedono capacità di replicazione o riproduzione (non hanno sesso e nemmeno voglia, e poi se venissero anche loro influenzati dalle imbecillità dei loro padroni, dove mai troverebbero una fabbrica di preservativi delle dimensioni di un sotto-miliardesimo di cellula? Alla Hatù di Bologna, Vaticano o non Vaticano come socio di maggioranza, non sono ancora arrivati a quel tipo di tecnologia).
  • I virus allora, per riprodursi, dovrebbero ricorrere alla moltiplicazione attraverso un organismo ospite, ma questa è una cosa assurda ed inaudita in campo biologico.

Non esiste in natura un solo esempio di un organismo vivente costretto a riprodurre un UFO esterno

I medici, nelle loro fantasiose spiegazioni sulle malattie virali, ci chiedono di credere alla riproduzione obbligata, dove un organismo (la cellula) è costretta a riprodurre un organismo alieno (un UFO chiamato virus).

Ma essi ignorano o dimenticano che in natura non esiste alcun esempio di essere vivente che riproduca qualcosa di esterno e non appartenente alla propria specie.

Senza poi contare che il rapporto dimensionale tra il virus e la cellula non è di un decimo o di un millesimo o di un milionesimo, ma di un miliardesimo.

L’utilizzo di farmaci e di vaccini scassa il sistema immunitario dandogli triplo lavoro

L’eliminazione delle nuove sostanze dannose ingerite assume la precedenza su quella delle sostanze che stanno alla base della crisi in atto.

In pratica, dare un farmaco o iniettare un vaccino significa sospendere la crisi espulsiva in atto, guidata intelligentemente dal sistema immunitario. Triplo lavoro per quest’ultimo che, prima deve spazzar via le porcherie pericolose dei vaccini, e poi riprendere il suo compito dove l’aveva lasciato, faticando come un cane bastonato e triplicando i tempi di recupero salute.

La prassi medica di uccidere i germi con farmaci, antibiotici, antinfiammatori, o di sopprimerne l’attività con appositi sieri, è solo causa di crescente degenerazione umana e di malattie iatrogeniche.

Il lavoro condotto dai batteri-spazzini durante il processo di malattia è debilitante e faticoso, ma rimane di vitale importanza per la preservazione della vita e della salute.

L’invenzione scimunita del contagio

Le molecole contagiose sono tutte una barbara invenzione.

Nessuno al mondo può passare ad altri la sua malattia, non più di quanto può passare ad altri la propria salute. Non siamo dei vasi comunicanti.

Qualcosa di simile al contagio sembra avvenire quando una persona, in condizioni gravemente tossiche, viene messa in contatto con un’altra che si trovi all’incirca nelle medesime condizioni, attivando con effetto grilletto una crisi comunque risanante ed utile.

Ma anche qui niente contagio e solo attivazione, dove ognuno si tiene il suo.

Il contagio è scientificamente impossibile.

Nessuno al mondo è in grado di provare una corbelleria di quel genere.

Il contagio non esiste. Gli unici agenti in grado di produrre malattie sono le abitudini nocive e stressanti, come l’uso di alcol, caffè, sigarette, farmaci, vitamine sintetiche, integratori minerali, cibi-spazzatura, cibi-cotti, cibi inscatolati, bevande gassate e dolcificate, scarsità di riposo, mancanza di esercizio e di luce solare, mancanza di etica e di pensieri elevati, mancanza di spiritualità, mancanza di sesso, mancanza d’amore, mancanza di interessi per il prossimo e per gli animali.

L’esistenza di un ambiente inquinato, di un suolo suscettibile, è prerequisito affinché un’azione batterica avvenga.

Non è possibile trasmettere ad altri il proprio carico di tossicità, a meno che esso non venga pompato fuori e succhiato completamente dal nostro corpo e poi iniettato in massa ad altra persona, come potrebbe accadere solo in un’immaginaria trasfusione totale, degna dei migliori cartoni televisivi giapponesi.

Lo scienziato più esperto del settore rimane Robert Koch, che ha formulato leggi precise ed inequivocabili. Ma i monatti lo hanno insabbiato come spione di tutti i loro segreti.

Il concetto di contagio è strettamente collegato a quello, ugualmente erroneo, di predisposizione.

Non sono i germi a provocare le malattie.

Se davvero così fosse, tutti si ammalerebbero.

In realtà, un soggetto predisposto non è altro che una persona che possiede un alto livello di tossicità nell’organismo, e che ha pure sufficiente vitalità per condurre un processo di malattia/purificazione.

Tale persona può ammalarsi in qualsiasi momento, indipendentemente dalla situazione sanitaria esistente intorno a lei.

Le vere malattie contagiose sono quelle definite non-contagiose

Le vere epidemie sono quelle non-contagiose, come l’arteriosclerosi (oltre il 90%), l’obesità e la costipazione (1 su 3), i problemi oculari (2 su 3), le patologie dentarie (99%), i problemi cardiovascolari (1 su 3), la pressione sanguigna anormale, l’artrite, l’asma.

L’ultima, non contagiosa, è la sindrome cosiddetta Aids, che raccoglie diverse situazioni di esaurimento e che colpisce 1 su 10 mila persone, ma su cui si è fatto un baccano del diavolo da parte dei vampiri-monatti, per succhiare miliardi su miliardi alle casse statali dei vari paesi.

Il contagio è una bufala clamorosa smentita in continuazione.

Ma, se cade il contagio, tre quarti della sovrabbondante polazione medica se ne va a casa.

Ci sono stati molti esperimenti con inoculazione di tutti i tipi di virus dell’influenza aviaria e suina, ed anche di tutte quelle altre classificate come contagiose, e mai nessun soggetto si è ammalato in quel modo.

Il cosiddetto boom del contagio dopo le feste, dove la gente si è abbuffata, mangiando peggio dei maiali affamati nel porcile, sono l’ennesima prova che i virus ed i batteri non c’entrano per niente.

Esistono centinaia e migliaia di esperimenti dove si è ingerito di tutto da parte di gente normale e sana.

Nessuno si è mai ammalato.

Le malattie veneree non derivano dai contatti sessuali e dal contagio, ma al massimo dall’indebolimento e dall’intasamento tossiemico che ne conseguono

Anche le malattie veneree, incluso lo scolo e la sifilide, non sono per nulla contagiose, ma vengono mantenute ufficialmente tali dai sessuologi per pura convenienza economica.

Nei quartieri rossi di Bangkok, a fianco di ogni sala massaggi c’è pure la targhetta dello specialista che cura sifilide e Aids, ovvero cura i portafogli degli uccelli che passano per farsi gabbare, prima dalle ragazze e poi dal virologo, che costa il triplo delle ragazze).

Come dire, prendi una e paghi due, divertimento e spavento combinati. Perché non stanno a casa a pregare San Gennaro e a farsi le pugnette, sempre protetti da guanto Hatù chiaramente.

I famosi esperimenti della Marina con le prostitute sifilitiche di Osaka

La Marina degli Stati Uniti ne sa qualcosa. Vennero prese venti prostitute infettate di sifilide dalla vagina agli occhi, e si tennero in convivenza pianificata con un gruppo di marines per diversi giorni, i quali con sorpresa generale non si ammalarono per niente.

Allo stesso modo inverso, molta gente casta sviluppa infezioni genitali a ripetizione (vedi bambini, vedi monache di clausura). Anche qui il concetto di contagio rimane medicalmente indimostrato, nonostante i pregiudizi e le apparenze.I fattori di contagio (batteri e virus) sono presenti in eccedenza solo in quanto effetto di precedente malattia avviata, senza esserne né causa, né presupposto, né complicazione. Tant’è che il 20% di coloro che soffrono di malattie veneree non rivelano presenza di gonococco, né degli spirocheti che dovrebbero provocarla.

Se credi alla teoria dei germi finisce che credi al contagio, ma se credi alla teoria del terreno non credi né ai germi né al contagio. Lo stesso Pasteur si rimangiò totalmente le sue bufale.

Fondamentalmente, l’accettazione della teoria del contagio presuppone l’accettazione della teoria dei germi come causa di malattia. Ma questa teoria dei germi è stata smentita regolarmente in continuazione da tutti i maggiori scienziati. Persino Pasteur ammise alla fine la sua insostenibilità.

In sostanza, la popolazione crede a ciò che l’establishment medico vuole che essa creda.

La teoria del contagio serve solo a tenere alta e calda la domanda di farmaci, di vaccini, di cure mediche ed ospedaliere.

La vera vaccinazione è di tipo etico e culturale

Ribadiamo, con Rudolf Steiner, che la buona salute dipende dal rapporto armonico tra corpo fisico, eterico, spirituale ed egocentrico, una realtà concreta e sovrapposta di etere e di aurea, dove le inoculazioni non hanno nessuna funzione se non quella di arrecare disturbo. E ribadiamo con Leonardo che devi imparare a mantenere la salute, e non a curare la tua malattia.

Rispettare se stessi e il prossimo, rispettare i virus e i batteri, rispettare il sistema immunitario.

Questa è la vera vaccinazione indispensabile, da operarsi esclusivamente con gli strumenti della cultura e dell’etica.

Il vuduismo e la superstizione lasciamoli pure ai luminari di un’inesistente scienza medica,

e a tutte quelle autorità che sono ostaggio e serve dei peggiori criminali di alto lignaggio in circolazione.

Valdo Vaccaro

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