LATTICINI, OVETTI, GRANCHIETTI E PESCIOLINI

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Il frugivorismo imperfetto delle origini

Ho letto con molto piacere il suo libro Alimentazione Naturale, e le volevo domandare una cosa.
Cereali, legumi e latticini sono meglio o peggio di carni selvatiche, di pesce pescato e di uova di gallina libera di razzolare?
Me lo chiedo perché, leggendo molto in tema di paleontologia, ho acquisito che in passato eravamo frugivori.
Frugivori che però spesso, per caso o per volontà, ingerivano insetti e animaletti, e addirittura rubavano uova dai nidi.

Le scimmie, la glaciazione e le piccole prede

Le stesse scimmie, quando si grattano e si spulciano, mangiano a volte gli animaletti che le tormentano.
Sappiamo bene che poi, con le glaciazioni, siamo stati costretti a virare verso il carnivorismo, ma tale passaggio storico a me interessa poco.
Sono più motivata ad approfondire il periodo in cui eravamo frugivori.
Ho letto che molte scimmie catturano piccole prede.

Non è che le carni selvatiche siano migliori rispetto a legumi e cereali?

Quindi direi che la carne di insetti o di animaletti selvaggi sia migliore rispetto a cereali e legumi, come pure rispetto alle patate, tutti cibi che non possono essere mangiati crudi.
Che ne pensa?
Ancora complimenti per i suoi testi. Daniela Orsero.

La mia risposta è nettamente negativa

Ciao Daniela,
mi parli di carni selvatiche, di pesce pescato e di uova di galline ruspanti come qualcosa di vagamente positivo o addirittura di raccomandabile.
Capisco benissimo le tue considerazioni, che sono poi piuttosto diffuse nella maggioranza delle persone, ma devo essere franco con te.
Non le condivido e non le approvo.

Si parte sempre dal motore e non dal carburante

Come disco spesso, è importante partire dal nostro motore, dal nostro organismo e dalla nostra conformazione mentale, prima ancora che dal carburante di cui dobbiamo e possiamo alimentarci.
Sappiamo troppo bene come il nostro apparato non elabori al meglio determinate categorie di alimenti, in barba alle abitudini inveterate di certe persone che si ostinano a consumare cibi carnei, concentrati, cotti, preservati, salati, addolciti, prima impoveriti e poi reintegrati, non adatti e non idonei all’alimentazione umana.

Proteine animali indemolite e acidi urici costituiscono una terribile botta chimica al corpo umano

La critica centrale e basilare che si fa a tutte le carni e a tutte le proteine animali è il fatto che le proteine non creano affatto proteine ma solo appestamenti interni.
Il buon esempio ci viene, se vogliamo, dai grossi animali erbivori, che sviluppano carne e muscoli e latte prendendoli dall’umile erba, o comunque da fronde, germogli e frutti.
Lo stomaco umano, carente di acido cloridrico, avendo solo un decimo di quanto ne posseggono i carnivori, non è in grado di disgregare e demolire le proteine animali, protette come sono da forte guscio lipidico.
E questa porta inevitabilmente alla putrefazione dei residui proteici indemoliti.
La mancanza totale di enzima uricasi, aggiunge una seconda botta chimica al corpo umano, caricandolo di micidiali ed intrattabili acidi urici.

Acidificazione sangue e leucocitosi, putrefazione e fermentazione, accadono sia con le bistecche ed il prosciutto che con gli ovetti, gli uccellini, i pesciolini, i gamberi, i topi e le ranocchie

L’acidificazione generale del sangue causata da proteine animali e da proteine del latte (in tutti i post-lattanti o svezzati del mondo), porta a costante domanda di tampone antiacido, ovvero a prelevamento di calcio organico osseo e a conseguente osteoporosi.
Stato costante di putrefazione intestinale e fermentazione costante dei carboidrati presi in associazione, o comunque dei cibi vivi e dolci che si mescolano con i residui putrefattivi, significano leucocitosi del sangue e febbre gastrointestinale spesso non rilevabile esternamente, condizioni che portano alle peggiori forme di malattia.
Tutto questo accade sia con le bistecche, che coi salumi, che con l’uccellino, la ranocchia, il topolino, la lucertola, il granchio, il gambero, lo scorpione e il formicone.

L’uomo non ha alternative al miglioramento continuo, all’evolversi e al perfezionarsi

Quanto all’idea che in passato fossimo dei frugivori imperfetti, e che mangiassimo a volte delle uova e qualche insetto, può anche essere.
Come può starci che le glaciazioni abbiamo portato a dei drammatici cambiamenti negli stili di vita e di alimentazione.
Non dobbiamo però dimenticarci che esiste l’evoluzione ed esiste il perfezionamento, la presa di coscienza, l’esempio e l’insegnamento dei padri e degli antenati, ed anche la sperimentazione e la verifica di quanto accade nel nostro organismo.

Non facciamo confronti inappropriati

Fare poi dei raffronti qualitativi tra legumi-cereali-latticini e carni selvatiche, uova di galline ruspanti e pesci appena pescati dal torrente, non ha molto significato.
Al massimo si può fare un confronto tra i latticini e le carni, ed in quel caso bisognerebbe vedere di quali latticini si parla.
Per i latticini derivati da animali allo stato brado, da animali lasciati liberi di pascolare, o anche di animali addomesticati e non in catene, ma in amichevole ed armonica convivenza in una fattoria di campagna priva dell’opzione macello, essi potrebbero essere ammessi entro certi limiti, e soprattutto a crudo (vedi formaggi crudi di malga).

Etica e salutismo marciano sempre mano nella mano

Non dimenticarti che nella visuale etico-salutistica che porto avanti in stretta collaborazione coi gruppi AVA ed ABIN, e che ritengo essere la sola soluzione scientifica e costruttiva possibile, il rispetto e l’amore per l’animale non sono affatto un optional, un tocco marginale in più, un ingrediente psicologico esterno alla digestione, ma un punto basilare della salute umana.
Più volte ho polemizzato con chi continua a differenziare impropriamente l’aspetto salute dall’aspetto etico, e questo tuo messaggio è proprio in tale direzione, per cui il concetto dell’indissolubilità tra salutismo ed etica richiede di essere ribadito a chiare lettere.

Il bruco nell’insalata, la ciliegina abitata, la formica nell’uva o nel fico

A questo punto si può anche fare il confronto tra latticini e carni selvatiche di piccoli insetti, tra latticini e carni di lombrichi, lumache o insetti quasi invisibili.
Direi che anche i ruminanti, tipo bovini, ovini ed equini, brucano l’erba e spesso non si accorgono che qualche piccolo insetto sta mescolato e nascosto in mezzo ad essa.
Anche a noi può capitare per errore il piccolo bruco nell’insalata non abbastanza lavata, nel fungo porcino, nella ciliegia abitata, o la formica nell’uva e nel fico.
In tutti questi casi manca comunque la deliberata volontà di uccidere qualcuno, o di accettare disinvoltamente qualcosa di intriso di violenza assassina e di crudeltà mentale.

C’è pure un problema di aroma e di senso estetico

In più, l’abbondanza di enzimi che caratterizzano il cibo vegetale crudo, ci pensa a fare il resto, e a garantire un’ottima digestione.
Il problema, in questi casi, non si pone nemmeno, se non dal punto di vista aromatico ed estetico.
Se mangi qualcosa che sa di cimice o di formica, non è probabilmente gradevole.
L’idea poi di avere in bocca un cadavere di mosca o di zanzara, non produce gioia ed entusiasmo in nessuno di noi.

La scelta deliberata di inserire insetti e piccoli animali nella dieta è diseducativa e insalubre

Se invece parli di pianificato inserimento di animaletti ed insetti nella dieta umana, tipo gamberi e pesciolini, uccelli e serpentelli, cavallette e scorpioni, topi e lucertole, vermi e formiche, rane e raganelle, caviale (uova di storione e di altri pesci) e di uova di coccodrillo, c’è la precisa volontà di uccidere, e non c’è nemmeno l’alibi dell’auto-difesa, mentre permangono tutte le riserve salutistiche citate prima sulle proteine animali.

Anche con le uova il discorso non cambia

Per le uova di gallina vale lo stesso discorso.
Se sono state fecondate dal gallo significa che stiamo mangiando il feto più o meno sviluppato di un pulcino (alcuni giorni in incubatrice e il pulcino salterebbe fuori con tanto di piume e di pio-pio), mentre nel caso di non-fecondazione mangeremmo comunque un feto mancato.
Siamo d’accordo che sia al limite migliore l’uovo di gallina ruspante rispetto a quello della gallina di allevamento.
Ma i danni da putrefazione e da lungo impegno digestivo-assimilativo li procura ne più ne meno pure lui.

Il latte-ovo-vegetarianismo accettabile come momento di transizione verso il veganismo

Nessun dubbio sul fatto che il latticino in sé, e le uova in sé, non implichino sofferenze animali dirette, per cui le conseguenze etiche e karmatiche non sono pesanti, e rientrano nelle normative morali acetate da quella vasta categoria di persone che praticano il cosiddetto latte-ovo-vegetarianismo, soprattutto se quel latte e quelle uova non sono legate alla spregevole congrega assassina degli allevamenti industriali.
Persone, i latte-ovo-vegetariani, che meritano grande rispetto, e che spesso usano la loro formula dietetica come momento di transizione verso obiettivi più ancora elevati e coerenti, quali quelli del veganismo. La loro salute è sicuramente migliore di quella degli onnivori, soprattutto se la loro dieta è tendenzialmente crudista.

Non è il caso di demonizzare i cereali e i legumi

Quanto a legumi e cereali, parliamo di alimenti storicamente basilari e tuttora fondamentali per l’umanità, per cui ci andrei piano prima di demonizzarli tout-court.
Chiaro che da crudista e da fruttariano, li tratto un po’ con le pinzette, sapendo che pure essi, in misura minore delle proteine animali, tendono a produrre acidificazione.
Ma non condivido in pieno le grosse riserve anti-cerealicole, stile Hilton Hotema.
Quanto poi patate, patate dolci, tuberi, radici, rape, carote, tartufi, manioca, sono tutti alimenti ottimi.
Usando tecniche di cottura conservativa solo quando è indispensabile, si ottengono buoni risultati.

Basta modulare e moderare i consumi in base al proprio gradimento ed alle proprie esigenze

Per le leguminose vale lo stesso discorso.
I piselli si possono mangiare pure crudi. Anche i fagioli freschi sono tollerati se non si esagera nella quantità.
In ogni caso occorre modulare i consumi sulla base dei propri indici di gradimento e di tollerabilità.
I gas intestinali che producono si possono delimitare con l’assunzione contemporanea di semi di finocchio (o kummel).

L’importante opzione germinativa

Legumi e cereali, nonché diversi altri semini, si prestano pure alla germinazione fatta in casa, che li trasforma in autentici vegetali freschi e vivi da consumarsi a crudo, con tutte le qualità del crudo e con una miracolosa e sbalorditiva moltiplicazione dei principi nutritivi.
Per i cereali crudi o quasi crudi, tipo l’avena grezza, il riso nero grezzo, il grano saraceno ed il miglio, basta immergerli preventivamente nell’acqua per qualche ora e renderli più teneri e cuocibili
conservativamente in quattro e quattr’otto.

Accorgimenti da utilizzare coi cereali

Per il mais tenero speciale, basta cuocerlo all’interno del suo stesso cartoccio, ovvero del fogliame che racchiude la pannocchia.
Per segale, orzo, riso, farro e frumento, basta fare in modo di sceglierli sempre nella versione più integrale, cuocendoli al dente e non oltre, anticipandoli sempre con un piatto di insalata cruda, per enzimizzarli e facilitare la loro assimilazione, ed anche per limitarne la quantità.

Saper discriminare tra una buona pasta integrale al dente ed alle verdure e un pasta bianca stracotta, e magari abbondante

Stesso discorso per i derivati dai cereali, ovvero per paste, pani e pizze, da preferirsi nelle versioni integrali, e da consumarsi dopo le verdure crude. Evitare le diete a base di pasta giornaliera.
E poi un conto è mangiare una manciata di pasta integrale al dente con verdure o pomodoro crudo, e un altro è consumare una fondina piena di pasta magari bianca, e possibilmente stracotta e condita da burro e ragù.

Ci sono pani e pani, pizze e pizze

Un conto è prendersi una pizzetta a crosta sottile e priva di mozzarella, con verdura fresche, olive e funghi e cipolla e ananas, e un altro è azzannare una pizza spessa con prosciutto o gamberi immersi nel formaggio.
Un conto è mangiare regolarmente pane bianco, spesso condizionato da ingredienti tipo farina 00, lieviti industriali e lardo di maiale, ed un altro conto è ricorrere ai tanti ottimi tipi di pane integrale nei diversi stili tedesco e svedese, dove i nutrienti di base sono conservati e la digeribilità è assicurata.

Le scimmie affamate mangiano quello che trovano

Il discorso delle scimmie che mangiano le proprie pulci, penso che ciò accada principalmente quando sono tenute negli zoo o in aree disboscate, e pertanto in stato di fame perenne.
Quanto alle scimmie in libertà che catturano piccole prede, direi che questa caratteristica non riguarda tutte le scimmie. Dipende poi sempre dalla disponibilità di cibo.

L’uomo ha l’obbligo di comportarsi ancora meglio delle scimmie

In ogni caso l’uomo non è una semplice scimmia, ma può e deve essere qualcosa di più e qualcosa di meglio.
Resta sempre valido il discorso che, se impariamo ad amare e ad osservare il pesciolino ed il
granchietto, allora rispetteremo anche la balena.
Se impariamo a trattare con gentilezza la lucertola, la rana e l’orbettino, allora rispetteremo poi anche la zebra, il rinoceronte e l’elefante.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro è orgogliosamente NON-medico, ma igienista e libero ricercatore. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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