MISERIE DELLA DIABETOLOGIA E DELL’IMMUNOLOGIA CONTRO LA NOBILTÀ DI PITAGORA E LEONARDO

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LETTERA

DIABETICA DA 40 ANNI E IPOVEDENTE DA 10

Salve Valdo, mi chiamo Mariolina, sono diabetica insulino-dipendente con 28/30 unità al giorno da oltre 40 anni. Da 10 anni sono pure ipovedente.

CHIEDO AIUTO PER LA LIBERAZIONE DALL’INSULINA

Ho sempre pensato che esiste il modo attraverso l’alimentazione di ridurre l’insulina, scegliendo il tipo di cibo giusto. Chiedo a Lei aiuto perchè io possa realizzare questo sogno che da tanti anni vado rincorrendo. Abito a Milano, desidero un contatto telefonico o altro per essere seguita da persona preparata per iniziare questa dieta. Grazie e cordiali saluti.
Mariolina

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RISPOSTA

COMPLIMENTI ALLA TUA GRINTA, ALLA TUA DETERMINAZIONE, AL TUO SAPER SOGNARE

Ciao Mariolina. Hai fatto bene a contattarmi e hai fatto bene a mantenere vivo dentro di te il desiderio di saltar fuori dal tunnel dell’insulina. Non è per niente facile, e non è da tutti, credere nella realizzazione di un sogno apparentemente irrealizzabile e proibitivo, e per giunta dopo un’insulina-dipendenza che dura non da 40 giorni o da 40 settimane o mesi, ma da 40 anni. C’è gente che usa male e spreca lo strumento onirico. Tu non sei tra questi. Sei una persona che sogna giusto.

TROPPI ESPERTI IN ESPERIENZE SBAGLIATE

Normalmente, una persona preparata sul diabete si chiama diabetologo, che sta per medico specialista in problemi di picchi glicemici e di sbalzi tra l’iperglicemia definita diabete (troppo zucchero glucosio nel sistema) e l’ipoglicemia (situazione opposta di poco zucchero). Io non sono medico e non sono un  vero esperto di diabete. Non avrai forse sbagliato indirizzo? Non ti voglio deludere né spaventare. Se io fossi un classico ed esperto diabetologo non potrei fare nulla per te. Potrei al massimo dirti “Stattene buona e continua a prendere la tua brava insulina fin che campi”. Come scrivo spesso, il mondo è pieno di esperti in esperienze negative! Invece ti aiuterò decisamente a saltar fuori dal tunnel. Ti aiuterò ad affilare le tue armi vincenti, visto che la sconfitta del diabete 1 e del diabete 2 sono alla nostra portata, non più sogno ma realtà da concretizzarsi immediatamente. Quello che non trovi qui in termini di piani dietetici e di altri dettagli, lo puoi ricavare sia dalla lettura generale dei miei libri circolanti e del mio blog, sia dalle tesine che ti segnalo al termine di questo articolo.

UNA QUESTIONE DI MONEY O, SE VOGLIAMO, DI PECUNIA

In questa mia risposta articolata andrò anche al di là del confine insulinico, onde spiegare meglio il come e il perché di tanti clamorosi ed aberranti errori in campo medico, onde evidenziare l’anormale e patologico prolungamento nel tempo di ideologie e metodi obsoleti, superati e truffaldini che nessuno mai ha l’ardore e il coraggio di mettere in discussione in ambito scolastico, politico, mediatico, governativo ed istituzionale. Si parlerà dunque di Insulina Bantinghiana nonché di Diabetologi da un lato, e di Microrganismi Pasteuriani nonché di Immunologi e Contagisti Monatti dall’altro. Ci deve essere per forza uno schieramento compatto di soggetti a strenua difesa di enorme interessi commerciali in gioco.

DEFINIZIONE DI DIABETE E TRE SINTOMI PRINCIPALI

Il Diabete è una circostanza dove l’organismo non riesce ad utilizzare correttamente il glucosio ingerito, per mancanza dell’ormone insulina (circostanza inventata dalla medicina insulinista) o perché l’insulina, disponibile in abbondanza nell’organismo dei diabetici (circostanza vera ed appurata dai ricercatori indipendenti), non sta funzionando efficacemente, per motivi che spieghiamo più avanti. I sintomi principali del diabete sono:

  • Polidipsia, o aumento sete,
  • Polifagia, o aumento fame
  • Poliuria o aumento minzione.

Inoltre i pazienti si sentono molto stanchi e subiscono calo ponderale e perdita muscolare.

MALATTIA RARA E STRANA, MA CONOSCIUTA DAGLI ANTICHI EGIZI

Il papiro egiziano di Ebers datato 1552 a.C. suggerisce che gli antichi egiziani erano già a conoscenza di una malattia associata col passaggio di molta urina. Diabetes in greco significa sifone e deriva da diabainein=passare attraverso. Ippocrate di Cos (460-360 a.C), considerato Padre della Medicina, descrive la poliuria proprio come un passaggio attraverso il corpo delle sostanze vitali. Ancora in modo più preciso Aulo Cornelio Celso (25 a.C-50 d.C.) annota tra i sintomi oltre la polidipsia anche il dimagrimento ed Areteo Di Cappadocia (81-133 d.C.) descrive il quadro clinico come un discioglimento nelle urine delle carni e delle membra del corpo.

IL TERMINE DIABETE INVENTATO DAL MITICO ARETAIUS

Pare che il medico vegetariano Apollonio di Melfi, già nel 230 a.C, avesse usato per primo la parola diabete. Il termine Diabete venne però coniato ufficialmente dal citato Areteo di Cappadocia, medico greco che esercitò a Roma sotto gli imperatori Vespasiano (9-79 d.C) e Nerone (37-68 d.C). Aretàius o Aretaeus fu uno dei maggiori esponenti della Scuola Eclettica, tesa a conciliare le esigenze della Medicina Empirica con quelle della Medicina Scientifica di allora. A lui si devono importanti contributi per la conoscenza di molte malattie tra cui gotta, polmonite, pleurite, paralisi cerebrali e spinali, itterizia, isterismo, elefantiasi e diabete.

ARETEO DI CAPPADOCIA SOSTENITORE DELLA TERAPIA DIETETICA

Ci ha lasciato 8 volumi, tra cui un significativo “Delle cause, dei segni e della cura delle malattie acute e croniche”. Da rilevare che, al pari di Ippocrate e dei maggiori medici della storia, Areteo dava grande importanza alla terapia dietetica! L’esatto contrario di quanto pensa, dice e fa la medicina odierna. Forse per questo si tende ad insabbiare e a dimenticare questi grandi personaggi del passato.

I MEDICI DEL MEDIOEVO AMAVANO ASSAGGIARE LO ZUCCHERO URINARIO, OVVERO L’URINA MIELATA

L’associazione del diabete col suo caratteristico sintomo catturò l’attenzione di investigatori medici per secoli. Condusse alla credenza che diabete fosse solo un problema dei reni (Claudio Galeno 129-207 d.C). Assaggiare l’urina di persone diabetiche era un metodo comune di investigazione. In un documento Indù del 400 a.C, Sushruta Samhita e Charaka (X-V a.C) annotano il termine “urina mielata”, indicando implicitamente per primi la differenza tra diabete 1 e 2. Il medico inglese Tommaso Willis riscoprirà il gusto dolce dell’urina nel 1674, una pratica ampiamente raccomandata ai suoi tempi.

DAL GRANDE PARACELSO  ALLA MALATTIA DELLA SETE O SHOUKACHI DEL SOL LEVANTE

A dire il vero già un secolo prima, il grande Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelso (1493-1541), medico svizzero e figura di spicco del Rinascimento, era al corrente di questa tecnica sopraffina. Da allora in poi il termine Mellitus, che  deriva da miele, si aggiunse al nome diabete per descrivere questa condizione. In Giappone il diabete si chiamò Shoukachi, o malattia della sete, fino al XVIII secolo.

OGGI IL DIABETE NON È PIÙ CURIOSITÀ MEDICA COME IN PASSATO, MA CATASTROFE E CALAMITÀ PLANETARIA

Il Diabete è diventato malattia insidiosa che pregiudica il buon vivere di 382 milioni di persone in ogni continente, di cui il 90-95%% con diabete 2. Nel Regno Unito ci sono oltre 2 milioni di diabetici, e almeno altri 750 mila malati ignari. In Italia colpisce 3 milioni di persone equivalenti al 5% della popolazione, più i malati senza saperlo, con 120 mila nel diabete 1. Negli Stati Uniti 25,8 milioni di persone, ossia l’8,3% della popolazione hanno il diabete. Di questi, 7 milioni hanno diabete undiagnosed, vale a dire indiagnosticato. Nel 2010, circa 1,9 milione di nuovi casi sono stati diagnosticati tra i giovani di 20 anni. Se questo trend non si interrompe, un Americano su 3 sarà diabetico nell’anno 2050.

STATI UNITI E ITALIA SONO MESSI PIUTTOSTO MALE

Gli Stati Uniti, patria degli hot dog e delle patatine fritte, sono ovviamente nelle prime posizioni mondiali, con due terzi della popolazione sovrappeso e un terzo obesa. L’Italia, grazie anche all’intenso rafforzamento della accoppiata Cremonini-McDonald’s sul mercato, segue da vicino le sorti degli USA. Ma è il Qatar a vantare il record mondiale con un 17% di persone che vi nascono sviluppando ben presto il diabete.

DIABETE TIPO 1, CON IPERGLICEMIA, GLICOSURIA E PUNTURE INSULINICHE

Il diabete 1 o IDDM (Insulin-Dependent-Diabetes-Mellitus) è chiamato diabete mellito insulino-dipendente e si presenta in genere nella giovane età o nell’infanzia. In questi pazienti, secondo la medicina ufficiale, c’è regolarmente mancanza completa di insulina per distruzione delle cellule Beta a livello di pancreas, da parte, pensa un po’, del sistema immunitario trasformatosi da meccanismo protettivo ed immuno-competente in meccanismo traditore  ed immuno-incosciente. Ma ripetuti e prolungati esperimenti condotti a più riprese negli anni ’20-’30-’50 e ’60, dimostrarono che il diabete si inverte e si capovolge mediante una dieta basso-grassa. Ironia della sorte, la dieta tipica suggerita oggigiorno ai diabetici esclude sì lo zucchero, ma approva il grasso che risulta essere il maggior nemico e il maggior responsabile! Il diabete 1 comporta soprattutto iperglicemia e glicosuria. Il diabete 1 può svilupparsi rapidamente, nel giro di poche settimane e persino di pochi giorni, mentre il diabete 2 si insedia gradualmente.

DIABETE TIPO 2, CON IPERTRIGLICERIDEMIA, URICEMIA ED IPOGLICEMIZZANTI ORALI E A VOLTE PURE INSULINA

Il diabete 2 o NIDDM (Non-Insulin-Dependent-Diabetes-Mellitus) non è più chiamato diabete dell’adulto, perché questa malattia colpisce oggi un numero crescente di bambini. La ragione di questo è che il diabete di tipo 2 è di solito innescato da obesità, e tutte le età sono ormai coinvolte. Quasi due terzi degli americani sono sovrappeso o obesi, e molti altri paesi tra cui l’Italia stanno sulla sciadi questa condizione. Si parla di obesità con distorto rapporto vita-fianchi, alimentazione grassa, bevande zuccherate e cole, fast food, riso bianco e pane bianco, pasta bianca, urbanizzazione, sedentarietà, stress, nocivi acidi grassi idrogenati o trans anziché polinsaturi e moninsaturi o MUFA (Mono-Unsaturated Fatty Acids) amici del buon colesterolo HDL e nemici dell’insidioso LDL (Low Density Lipoprotein). Il diabete 2 comporta soprattutto ipertrigliceridemia ed iperuricemia.

LE STATISTICHE SPIEGANO MOLTE COSE

Circa 30 milioni di americani ora hanno il diabete 2, e si stima che un terzo di queste persone non siano nemmeno consapevoli della loro condizione e non cerchino alcun rimedio per questa malattia mortale da scarsa circolazione sanguigna, che comporta ictus, insufficienza renale e dialisi, oltre che alle terrificanti amputazioni. Nel 2000 l’India aveva 31,7 M di diabetici 2, la Cina 20,8, gli USA 17,7, l’Indonesia 8,4 e il Giappone 6,8. Tutte cifre che nel 2014 vanno quasi raddoppiate, essendo questa malattia a sviluppo ormai esponenziale. La Cina oggi sta a 93 M e l’India a 50. Nel 2025 ci saranno in Italia 5 milioni di diabetici 2. Cinesi e giapponesi soffrono di situazioni prediabetiche e diabetiche di tipo 2 nella misura del 30%, ma gli indiani Pimas dell’Arizona, sottoposti per 50 anni ai forzati pasti McDonald’s e alla Coca-Cola, hanno il record mondiale per comunità, col 100% di rateo diabetico 2, mentre i Pimas frontalieri della messicana Valle Pimeira, tendenzialmente vegetariani-crudisti vantano la migliore forma psicofisica del pianeta Terra!

TUTTI I TIPI DI DIABETE SI RISOLVONO AL MEGLIO COL VEGAN-CRUDISMO

Chiaro che i bambini diventano  rapidamente insulino-dipendenti a vita se non si provvede urgentemente a una rettifica radicale nella dieta. Con ogni tipo di carne il diabete 1 e 2 non fa che esacerbarsi. Con una scelta vegan-crudista i problemi di diabete si risolvono. Si risolvono eccome. Il caso Danimarca insegna. I ricercatori danesi hanno riportato una drammatica o meglio una spettacolare caduta del diabete infantile col semplice ritorno dell’allattamento al seno e al latte materno (basso in zucchero-grasso-proteine), con la rinuncia al latte vaccino (iper-grasso ed iper-caseinico), al latte-formula e agli omogeneizzati alto-proteici. Il diabete è sconosciuto tra le comunità la cui dieta è basso-grassa e basso-proteica.

VA DEMONIZZATO IL GRASSO E NON IL PANCREAS

La maggioranza dei diabetici rivelano il doppio e persino il triplo di insulina rispetto ai non-diabetici, e questo smentisce clamorosamente le teorie insuliniche che responsabilizzano il pancreas, anche quando esso funziona invece a regola d’arte. Il guasto vero sta negli alti livelli di grasso nel sangue! Il tasso impedisce all’insulina di fare il suo lavoro. Occorre diversificare tra carboidrati semplici-raffinati-cotti e carboidrati virtuosi.

BASILARE IMPORTANZA DEI CARBOIDRATI COMPLESSI, DELL’ACQUA BIOLOGICA, DEI BIOFLAVONOIDI E DELLA VITAMINA C

C’è grande bisogno di carboidrati non raffinati-complessi e non stracotti a lento rilascio di glucosio per la salute, ma serve continua abbondanza di vitamina C e di bioflavonoidi per un buon metabolismo dei medesimi. Ecco l’importanza della frutta acquosa e della frutta asprigna tipo limoni, arance, melagrane, manghi filippini dissetanti e simili. L’eccesso di carboidrati raffinati e di proteine e grassi nella dieta non fa che aggravare e peggiorare la condizione diabetica.

EQUIVOCI IN SERIE E LINGUAGGIO DA TORRE DI BABELE

Troppi diabetici al mondo, sviati e spaventati dalla super-ignoranza medica in fatto di alimentazione, rinunciano e sacrificano le straordinarie qualità nutrizionali dei succhi di frutta freschi e vivi, nel timore di impattare nei picchi glicemici. Essi pongono erroneamente sullo stesso piano lo zucchero della frutta (ottimo per tutti) e lo zucchero da tavola (disastroso per tutti). In realtà lo zucchero della frutta viene tollerato dai diabetici molto di più degli amidi cotti che vengono loro propinati dalle diete  medico-ospedaliere. I soliti equivoci per cui:

  • Lo zucchero saccarosio da tavola vale quanto il succo zuccherino vivo della frutta
  • La vitamina sintetica è parificabile a quella naturale
  • Il minerale inorganico e inassimilabile equivale al minerale organicato dalla linfa vegetale e dal sole
  • Il succo di verdure confezionato sta sullo stesso piano della clorofilla verde  estratta all’istante
  • L’acqua lavorata ed alcalinizzata tipo Kangen è affidabile se non superiore all’acqua filtrata della pioggia o dei fantastici fiocchi di neve.

BANTING E BEST SCOPRITORI DELL’INSULINA

I canadesi Frederick Banting (1891-1941) e Charles Herbert Best (1899-1978) scopersero l’ormone peptidico insulina nel 1921, chiamandolo in quel modo perché prodotto dalle cellule Beta nelle isole pancreatiche di Langerhans. Essi definirono il diabete come malattia endocrinologica e, secondo opinione diffusa e concorde, salvarono la vita a milioni di persone, anche se, alla luce dei fatti, le cose non stanno esattamente così.

SMASCHERAMENTO E DEMISTIFICAZIONE DEI MITI

Più che salvare il mondo hanno offerto ai diabetici una pronta ma provvisoria risoluzione del problema, condannandoli però nel lungo periodo ad essere inchiodati dal farmaco. Questi insulinologi, per certi versi, hanno fatto gli stessi pasticci e gli stessi danni che avevano caratterizzato la carriera sfolgorante di Louis Pasteur (1822-1895).

PIÙ CUROMANI CHE EROI

Pasteur non aveva capito un cacchio sulla differenza tra microbi e terreno umano di sviluppo e, similmente, costoro non stavano capendo un cacchio sulla differenza tra “autentica responsabilità inibitrice e tossica del grasso e apparente responsabilità del pancreas”. Fu così che causarono un impedimento storico-scientifico alla vera risoluzione del problema, usando  in modo massiccio quella curomania medica che invade tutti i campi della sanità pubblica, portando l’intera popolazione mondiale alla farmaco-dipendenza a vita, e nello specifico alla insulino-dipendenza a vita.

LA REALTÀ DEI FATTI SU LOUIS PASTEUR

Non a caso Pasteur microbiologo-infettologo e Banting endocrinologo-insulinologo ricevettero i più alti onori della medicina e furono premiati col Nobel. “Louis Pasteur, chimico e biologo francese, diede un contributo fondamentale alla biologia del XIX secolo sintetizzando diversi vaccini, tra cui quello della rabbia, e sconfessando definitivamente la teoria della generazione spontanea. Considerato il fondatore della microbiologia, perseguì l’idea dell’origine batterica di diverse malattie, di cui in molti casi rintracciò le cause”. Balle enormi se:

  • Andiamo a guardare la realtà dei fatti e i danni delle vaccinazioni
  • Andiamo ad analizzare le durissime critiche di Claude Bernard, di Robert Koch, di Max Pettenkofer
  • Andiamo a verificare l’amaro ma tardivo pentimento dello stesso Pasteur sul letto di morte
  • Andiamo a verificare le razzie scientifiche da lui attuate nei riguardi del grande medico-scienziato Antoine Pierre Jacques Béchamp (1816-1908).

CLAUDE BERNARD NON ERA UNO QUALSIASI, MA L’INVENTORE DEL MILIEU INTERIEUR

I nomi citati, nota bene, rappresentano non solo la più dura critica alla Medicina Pasteuriana di allora e a quella Monatta e Post-Parteuriana di oggi, ma anche la crema scientifica degli anni a cavallo tra ultimo Ottocento e inizio Novecento. Claude Bernard (1813-1878) veniva definito ad Harvard come il più grande ed insigne scienziato dei suoi tempi. L’unico suo punto critico fu di essere anche vivisezionata con tanto di disapprovazione e disgusto di moglie e figlia. Ma per il resto diede un grosso contributo alla nobile causa della salute umana. “La stabilità dell’ambiente corporale interno, cioè del Milieu Intérieur od Omeostasi, è la  condizione sine qua non per una vita libera ed autonoma. Essa presuppone una perfezione dell’organismo in mondo tale che variazioni e sbalzi dalla linea ideale e normale di riferimento salutistico siano ad ogni istante compensabili e riportabili sulla scia e sulla falsariga di tale schema. L’uomo non è staccato o indipendente dall’ambiente esterno ma rimane così in stretta e saggia relazione con quanto gli succede intorno, con criteri di continuo scambio e bilanciamento, con logica correlazione e simbiosi”.

JOSEPH MAX VON PETTENKOFER PADRE DELL’IGIENISMO AMBIENTALE EUROPEO

Quanto a Joseph Max von Pettenkofer (1818-1901), fu straordinario promotore di strade cittadine pulite, di adeguate forniture di acqua potabile, di sufficienti reti fognarie e di collettori per lo scolo delle acque chiare e scure, nonché inventore della tecnica per la ricerca dei sali biliari nelle urine (Reazione di Pettenkofer), dove in presenza si saccarosio e di acido solforico le urine stesse si colorano di rosso. Docente all’Università di Vienna, assunse più volte di fronte ai suoi studenti di chimica tazze colme di vibrioni, per dimostrare in concreto l’innocenza dei microrganismi e la determinante importanza del terreno di sviluppo. Considerato giustamente padre della Disciplina Igienistica non solo in Germania ma a livello europeo.

PITAGORA E LEONARDO DA VINCI

Chi ignora, snobba, odia Pitagora, fa altrettanto nei riguardi di Leonardo da Vinci. Che si tenga i suoi teoremi, che li insegni pure a tutti i nostri figli, e morta là, è stato il tacito ed univoco motto del mondo contemporaneo. Già la chiesa lo ha messo all’indice e gli ha bruciato una ad una tutte le sue opere, tutte le sue tracce scritte, facendo un repulisti minuzioso, durato secoli, in tutte le biblioteche e in tutti i monasteri. Avrà avuto i suoi bravi motivi, concludono gli antipitagorici, spiazzati dal suo rigore etico-scientifico e dal suo fervido amore per la natura e gli animali. Gli stessi poi che confinano riduttivamente l’eclettico e il pitagorico Leonardo al quadro della Gioconda e ai suoi disegni tecnici di sottomarini, aerei ed elicotteri, ignorando e scartando la sua grandiosa eredità filosofico-etico-medicale. Quel lascito che si concretizza poi in quelle due massime che Da Vinci amava ripetere: “Verrà giorno in cui l’uccisione di un singolo animale sarà considerata come orrendo crimine” e, per il settore igienistico, “Impara non a curare la malattia, ma piuttosto a mantenere al meglio la tua salute”.

UN MEDICO TUTTO MATEMATICA E TUTTO SCIENZE ESATTE

Robert Koch (1843-1910), grande medico e batteriologo tedesco. Fondatore e direttore dell’Istituto per le Medicine Infettive a Berlino. Premio Nobel 1905 per la medicina. Scopritore del bacillo del carbonchio (1876), di quello della tubercolosi (1882), e del vibrione del colera (1883). Aveva, da bravo scienziato tedesco, una predisposizione per le scienze esatte e per la matematica. Rimase fuori dalla polemica francese tra Antoine Béchamp e Louis Pasteur, ma intervenne con un messaggio inviato a Pasteur, dove gli ricordava che “Il terreno colturale (il corpo) è tutto, mentre il microbo è niente”, per cui le malattie si devono combattere migliorando le condizioni corporali e rafforzando il sistema immunitario, più che scatenando furibonde guerre ai microbi e terroristiche campagne vaccinatorie.

SCOMODITÀ E ANTIPATIA MEDICO-FARMACEUTICA NEI RIGUARDI DI KOCH

Inquietanti similitudini tra la scomodità odierna di Koch e quella di Pitagora. A Robert Koch interessava soprattutto soddisfare i Requisiti di Henle ed i Requisiti di Klebs, ricercatori germanici che si erano mossi prima di lui nella direzione della chiarezza e della regolamentazione del fenomeno batteri. Gli interessava di fissare dei paletti, dei principi sicuri e delle leggi, al fine di rendere l’intera materia applicabile concretamente in campo medico. Allo stesso modo in cui Pitagora arreca fastidio alla chiesa e a tanti altri poteri del mondo odierno, Koch non gode oggi di grosse simpatie, almeno in campo medico-farmaceutico. I suoi famosi postulati sono troppo veri e troppo validi, troppo scientifici e rigorosi. Al pari di Primo non nuocere e di La Natura è sovrana medicatrice dei mali, legano le mani e creano ostacoli a non finire ai tanti ricercatori da strapazzo dei tempi odierni.

LA VORACITÀ PER IL DIO DANARO È ALL’ORDINE DEL GIORNO

Oggi si fa ricerca più per interesse e venalità che per motivazioni scientifiche. Si fa ricerca per presentare a uno sponsor dei risultati che soddisfino le sue esigenze ed i suoi interessi particolari, e per riceverne favori, appoggi e prebende. Servono dunque mani libere e non paletti. Serve fare giustizia sommaria e tabula rasa dei segnali, dei cartelli, dei divieti. Poco importa se le leggi di Koch sono valide e resteranno tali per 1000 e per 10 mila anni. I postulati di Koch rientrano infatti nella categoria delle leggi naturali, e per molti aspetti sono una specie di teorema di Pitagora in campo microbiologico.

I BASILARI REQUISITI DI HENLE E DI KLEBS

Nel 1840, Fredrich Gustav Jakob Henle (1834-1885), docente di medicina all’università di Gottingen, formula pubblicamente l’ipotesi che le malattie infettive siano causate non da spiriti maligni ma da organismi invisibili. Aggiunge però, giustamente, che per provare tale affermazione serve A) Isolare il microbo, e B) Coltivarlo fuori dal corpo umano. Queste due esigenze vengono chiamate “I Requisiti di Henle”. Nel 1870, Edwin Klebs (1834-1913), dell’università di Praga, aggiunge qualcosa di importante alle posizioni di Henle, e i suoi 3 punti diventano famosi come i Requisiti di Klebs, per cui serve: A) Isolare il microbo, B) Coltivarlo fuori dal corpo, C) Verificare che, iniettato in animale da laboratorio, provoca lo stesso tipo di malattia.

I POSTULATI DI KOCH E LA PIASTRA DI PETRI

Tra il 1876 e il 1878, Koch passando dalle parole ai fatti, fu il primo a soddisfare i Requisiti di Klebs, e pubblicò le sue nuove regole, chiamate “I Postulati di Koch”. Primo Postulato: Il microbo deve essere trovato in tutti i pazienti affetti dalla stessa malattia. Secondo Postulato: Il microbo deve poter essere isolato dal suo ospite e coltivato in coltura esterna incontaminata (vedi piastra di Petri, medico italiano collega di Koch, che perfezionò tale metodica). Terzo Postulato: Il microbo deve riprodurre la malattia originale quando viene inoculato in un ospite suscettibile. Tutte cose che nelle malattie contagiose ed infettive non si verificano mai. Tutte cose che nell’Aids (sindrome dell’immunodeficienza disegnata dalla CDC e commissionata dal Ministero della Salute USA)  e nell’Ebola (febbre emorragica disegnata e sovvenzionata da George Soros e Billy Gates) non si sono mai verificate né mai si verificheranno, trattandosi di autentiche farse scientifiche e di abominevoli commerci farmaceutici, come appurato anche dal grande Peter Duesberg.

ZUCCHERO DI CANNA E DI BARBABIETOLA

Tornando al diabete, nel 1923, la prima applicazione dell’insulina valse al canadese Banting e al medico scozzese John Mcleod (1876-1935) il Nobel per la Medicina. Nel 1929 il dr Banting ebbe a dichiarare che l’incidenza del diabete negli USA era cresciuta proporzionalmente al consumo pro-capite dello zucchero di canna. Durante il processo di riscaldamento e ricristallizzazione dello zucchero ad alte temperature si verificano gravi alterazioni del prodotto di partenza che, da delizioso succo verde di canna, ottimo da bersi a crudo, diventa veleno autentico, prodotto morto, devitalizzato, concentrato e letterale scassatore enzimatico dell’organismo. Ovvio che lo stesso discorso si applica allo zucchero di bietola.

STATISTICHE SU PRODUZIONE E CONSUMI

Produzione mondiale di saccarosio da barbabietola 210 milioni di tonnellate/anno, con Francia a 35 M, USA 27, Germania 26, Russia 25, Turchia 18, Polonia 11, Ukraina 11, Regno Unito 9, Olanda 6, Belgio 6, Italia 1,5 con Pontelongo-Padova capitale dello zucchero (100 mila T/anno). Primo impianto a Kunern-Slesia nel 1802. Produzione mondiale zucchero di canna 1600 M di T/anno, col Brasile a 672, India 286, Cina 117, Thailandia 67, Pakistan 50, Messico 50, Colombia 39, Australia 32, Argentina 30, USA 28, seguita da Indonesia, Malaysia, Filippine, Vietnam, Cambogia, Cuba.
Già nel 500 a.C i polinesiani esportavano in Asia zucchero da spremuto e bollito di canna. Primi impianti a Madeira-Portogallo e poi in Brasile, quando nel 1570 un certo Martin Alfonso de Souza aveva 60 fabbriche. Fino al 1800 l’unico dolcificante era il miele, Soppiantato totalmente dallo zucchero in continua ed enorme crescita fino al consumo pro-capite di 50 Kg/anno (25 kg/anno in Italia).

RELAZIONE TRA INSULINA E GLUCAGONE

Nel metabolismo degli zuccheri, esiste una relazione reciproca di segno opposto tra l’insulina e il glucagone, secondo ormone pancreatico. Il glucagone viene prodotto dalle cellule Alfa delle Isole di Langerhans. Ogni qualvolta il livello di glucosio nel sistema si abbassa e si va in ipoglicemia (e ciò succede nelle lunghe pause alimentari tra i tre pasti principali, durante esercizi fisici intensi, nelle ipoglicemie notturne, nei digiuni, nello starving o patimento da fame, viene secreto più glucagone che spinge e induce fegato e muscoli a rilasciare glucosio di emergenza.

PIERO FOA E CHRISTIAN DE DUVE SCOPRITORI DEL GLUCAGONE

La scoperta del glucagone viene attribuita sia al nostro Piero Foa (1911-2005) che al medico belga-inglese Christian De Duve (1918-2013), ricercatore in biologia cellulare, coadiuvato dai colleghi Albert Cloude e George Emil Balade. A De Duve va pure il merito di aver scoperto i lisosomi e i perissosomi, localizzati soprattutto nelle cellule epatiche ed accomunabili ai mitocondri, con la funzione di utilizzare l’ossigeno molecolare.

I MEDICI DEL PASSATO  CURAVANO I DIABETICI COL MIELE

Prima della scoperta dell’insulina molti medici curavano il diabete con il miele grezzo, ed eliminando dalla dieta lo zucchero. Anche nei tempi antichi, quando si consumava molto miele, apprezzato e raccomandato pure da Pitagora, il diabete era una rarità. Per le sue proprietà sedative e blandamente lassative il miele è un alimento adatto ai bambini che soffrono di irrequietezza notturna e di stitichezza. Inoltre, per le sue proprietà igroscopiche, esso interviene nel diffuso problema della enuresi notturna, spesso scambiata erroneamente per diabete, mentre si tratta il più delle volte di regolazione fisiologica del corpo nella fase circadiana-assimilativa (dalle 20 alle 4 am) e nella fase circadiani eliminativa (dalle 4 am alle 12).

MIELE CONTRASTATORE DI DEPERIMENTO, CARDIOPATIE E DIABETE

Il miele dovrebbe essere somministrato in tutte le circostanze di deperimento organico e soprattutto nei casi di insufficienza cardiaca. Gli antichi guaritori cinesi, chiamavano il diabete “Tan Niau Bing”  (in cantonese Ton Liu Pen), che significa malattia delle urine dolci. Per stimolare la circolazione del sangue e contrastare cardiopatie e diabete, prescrivevano una miscela di miele, cannella e ginseng.

LA MIRTILLINA DISCIOGLIE GLI ZUCCHERI DEL SANGUE

Sempre prima della scoperta dell’insulina, che spiazzò tutti facendo dimenticare ingiustamente cure semplici, naturali e virtuose, si usava come rimedio il mirtillo nero o blu, contenente mirtillina, sostanza che scioglie lo zucchero nel sangue. Nell’isola di Creta tuttora, diversi cretesi seguono le cure anti-diabete e anti-nefrite tramandate dai loro antenati, non solo alimentandosi di molti mirtilli, ma anche essiccandone le foglie e tagliuzzandole, per essere lasciate in infusione in una tazza di acqua calda da bersi ogni 6 ore addolcita con del miele. Idem per il tarassaco, consumato in tutte le forme e versioni, ed anche come infuso.

DIETA VITALE CON FRUTTA, TUBERI ED INSALATE

Si impone in tutti i casi una dieta vitale basata su cibi crudi, niente zuccheri e amidi di tipo industriale e poco sale. Proteine sì ma da semini di zucca, chia, sesamo, girasole, canapa, lino e papavero. Succhi freschi di verdure crude, succo puro di sedano, minestre di verdure non stracotte. Non mancheranno germogli alfa-alfa, tuberi, ravanelli, topinambur, carciofi, finocchi, zucche, patate, tarassaco, okra, asparago, avena, cavolo, cicorie, crescione, fagiolo, lupini, lattuga, avocado, peperoncino, aglio, carota, bardana, ortica. Ottimo supporto si troverà da uva spina, more di gelso, more di rovo, lampone blu selvatico (cresce libero lungo le sponde dei torrenti), lampone nero, lampone rosso, ciliegia.

FRUTTA SECCA DA GUSCIO AMICA DEI DIABETICI

Mandorle, pistacchi, noci, noci pecan, nocciole, arachidi, anacardi e noci macadamia: 75 grammi circa al giorno di frutta secca aiutano a combattere il diabete di tipo 2. È quanto sostengono in uno studio pubblicato su Diabetes Care un gruppo di studiosi guidati da David Jenkins del Dipartimento di Scienze Nutrizionali dell’Università di Toronto (Canada), secondo cui i principi contenuti nella frutta secca sarebbero in grado di tenere sotto controllo i livelli di glicemia e di lipidi nel sangue. “La frutta secca si è rivelata essere una specifica opzione di cibo per le persone con diabete di tipo 2 che desiderano ridurre l’assunzione di carboidrati”.

RIMEDI ERBORISTICI

Con 10 grammi di borsa pastore contusa sul mortaio, bollita per 5 minuti in 300 grammi di acqua, più cucchiaino di miele e fetta di limone, infuso da bersi in una tazza al risveglio, una alle 17 e una prima di coricarsi, si ottengono buoni risultati. Stesse dosi con foglie esterne e gambi di carciofo 10 grammi bolliti per 15 minuti in 300 grammi d’acqua. Stesse dosi e stessa cottura con la cicoria selvatica o con le foglie di mirtillo.

LA COTTURA ALTA E PROLUNGATA DEI CIBI PRODUCE GRAVI DANNI

Da rilevare che Jenkins aveva già condotto un importante esperimento nel 1983 su alcuni cibi comuni, stabilendo una scala da 0 a 100 e fissando come punto massimo di confronto e riferimento il glucosio, l’innalzatore glicemico a più rapido assorbimento. Sorprendentemente le carote, che in versione cruda stanno sui 50, nella versione cotta scattavano a 92, il pane integrale a 72, la pasta a 50, col miele grezzo a 87, lo zucchero da tavola a 59, il succo d’arancia a 46, il gelato alla soia a 36. Ancora una volta il processo di cottura dei cibi risultava essere il colpevole sul banco degli imputati.

GLICEMIA ALTA CON RETINOPATIE, CARDIOPATIE, DIALISI E AMPUTAZIONI

Una malattia come il diabete può creare notevoli complicanze dovute all’aumento della concentrazione del glucosio nel sangue. Il livello alto della glicemia interessa logicamente tutti gli organi interni, ma ce ne sono alcuni che sono più esposti al rischio di patologie legate alla malattia. Oltre agli occhi, ai reni e al sistema cardiovascolare in generale, una delle conseguenze più drammatiche del diabete è il piede diabetico, una patologia che colpisce il sistema nervoso periferico compromettendo la corretta funzionalità degli arti inferiori, maggiore causa di amputazione gambe negli USA.

MECCANISMI CHE PORTANO ALLA RETINOPATIA DIABETICA

Il diabete è una malattia cronica e sistemica in cui il corpo non usa lo zucchero in deposito correttamente. Questo si traduce in molti gravi problemi di salute. Uno di essi è la retinopatia diabetica, dove 1) La retina fotosensibile dell’occhio viene danneggiata e sclerotizzata per indebolimento vasi e 2) I nuovi capillari risultano fragili e perdono fluido nella retina, sanguinando nel vitreo, la gelatina centrale del bulbo oculare. Entrambi questi processi sono disastrosi per la visione. La retinopatia diabetica è oggi la principale causa di cecità nella popolazione in età lavorativa America e dilaga nella popolazione ispanica. Importante danno anche al meccanismo alimentare alternativo della somatotropina, dove un importante apporto proteico si attua mediante l’associazione dell’azoto che respiriamo, della melatonina filtrata dall’ipofisi e dalla luce solare convogliata dalla retina.

DIABETE GESTAZIONALE

Il diabete Gestazionale si presenta in donne incinte mai colpite da diabete in precedenza. Succede a circa il 4% di tutte le donne incinte. Dopo il parto il diabete gestazione tende a trasformarsi in diabete di tipo 2.

I PUNTEGGI INSULINICI CONTANO MOLTO DI PIÙ DEGLI SBALZI GLICEMICI

Nell’ambito della salute, la distinzione cruciale dell’alimento va fatta tra cibo naturale e manipolato, la distinzione cruciale della terapia va fatta tra cura irrisolvente sul sintomo e cura efficace del fattore causante, basando tutto sullo stile di vita, sul pensiero e sul comportamento. La Health Science identifica nel sintomo un fattore-spia e nel contempo un fattore espulsivo, detossificante, amico e rimediale. Da qui la Teoria della Non-Cura e della Non-Interferenza, a significare la tendenza irresistibile e fisiologica del corpo ad autoguarire attraverso i formidabili meccanismi di immuno-competenza, capaci di ridare equilibrio e benessere al corpo umano. Da rilevare infine che in questi ultimi tempi è in corso una massiccia ristrutturazione ideologica sul diabete. La ricerca indipendente ha capito finalmente che i punteggi insulinici contano assai di più degli sbalzi glicemici, per cui le tanto conclamate proteine animali provocano livelli insulinici che le rendono particolarmente insidiose.

I DIABETICI HANNO NEL CORPO INSULINA DA VENDERE E TANTO STRESS DA SMALTIRE

È importantissimo sottolineare che né l’insulina, né la metformina, né alcuno degli ipoglicemizzanti orali, esercitano alcuna reale azione rimediale su qualsiasi tipo di diabete. Al contrario, l’insulina distrugge l’azione del pancreas e va estromessa decisamente da chi vuole guarire veramente. Molti diabetici poi sono catalogati tali pur avendo paradossalmente insulina in super-abbondanza. Insulina frenata ed intrappolata nell’adipe, oltre che nel sangue denso e lipo-tossico. Esiste nel diabete una forte componente ipertensiva, stressante ed ansiogena, sia nell’iper che nell’ipoglicemia. Sia nel diabete che nell’ipoglicemia lo stress gioca un ruolo notevolissimo. L’ipoglicemia è una patologia carenziale in termini di energie e di calorie, ossia una malattia che coinvolge tiroide, adrenali e pancreas, e che può condurre facilmente allo squilibrio chiamato diabete.

DIABETE MALATTIA GLOBALE DELL’ORGANISMO

Tutto sommato, sia nel diabete 1 che nel diabete 2 si ritrovano gli stessi effetti e gli stessi sintomi che causano come conseguenza problemi problemi alla vista e alla retina, a infarto, a blocchi renali e ad amputazioni arti. Il diabete rimane una malattia globale dell’intero corpo e non qualcosa che concerne il solo pancreas o il solo fegato. Stessi effetti e stesse attenzioni pertanto. Evitare aspirina e beta-bloccanti che aumentano l’azione insulinica. Evitare the, caffè, cioccolato e cole. Serve thiamina B1 anti-beri-beri, niacina B3 antipellagra, vitamina C antiscorbuto, e tutto il gruppo B che viene gravemente danneggiato da zuccheri industriali di bietola e di canna, sostituibili col miele grezzo e crudo, o con altri dolcificanti leggeri dell’erboristica, tipo stevia, acero, fiori di palma da cocco, succo d’uva, sciroppo di mele.

ASSURDA DEMONIZZAZIONE DELLA FRUTTA FRESCA

Molti diabetici sacrificano le grandi qualità nutrizionali della frutta fresca e delle spremute, per colpa della loro smisurata paura del contenuto zuccherino. Essi non si rendono conto della enorme differenza tra gli zuccheri vivi della frutta e quelli morti del saccarosio commerciale. Fatto è che la frutta fresca in tutte le sue forme è tollerata dall’organismo diabetico molto meglio degli amidi cotti e del saccarosio.

GUARIGIONE RAPIDA E SICURA DA TUTTE LE FORME DI DIABETE

Se pensiamo che in pochi mesi, con niente altro se non una semplice dieta vegan-crudista tendenziale si guarisce completamente, è demenziale che milioni di persone nel mondo continuino a soffrire le pene dell’inferno per colpa della diseducazione generalizzata imposta da una ganga sanitaria mondiale retrograda, chiusa, letargica e collusa.

TESINE DA LEGGERE A COMPLETAMENTO

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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