RESPIRAZIONE YOGA E RESPIRAZIONE BUTEYKO

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LETTERA

CHIARIMENTI SU ESERCIZI RESPIRATORI ADATTI A CHI SOFFRE DI ESOFAGITE

Buongiorno Dottore. Sono una insegnante di Pilates alle prime armi. Ho un cliente con l’esofagite. Vorrei capire meglio quali potrebbero essere gli esercizi respiratori più adatti a lui ed anche quelli per una ragazzina con scoliosi. Grazie.
Mariangela

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RISPOSTA

Ciao Mariangela. Diciamo intanto che i sofferenti di esofagite devono mangiare lentamente e masticare molto bene. Meglio tanti piccoli pasti che 3 pasti abbondanti. Il problema sta in una malformazione del cardias, la valvole che si apre per far passare il cibo appena assunto e si richiude subito dopo che esso ha raggiunto lo stomaco. Se tale valvola non si chiude come dovrebbe, parte del cibo ingerito torna indietro dallo stomaco trascinando con sé materiale acido ed iper-acido.
Cibi ammessi sidro di mele, mele, pesche, lamponi, uva, banana, porro, crauti, cavolo, carote, piselli, broccoli, patate, fagiolini.

IMPORTANZA FONDAMENTALE DEL RESPIRO

Il respiro è da sempre l’atto più importante che ogni essere vivente compie dalla sua nascita alla sua morte. Nessuna lode al respiro corretto può considerarsi troppo enfatizzata. Nessuna critica al fumo di sigaretta, all’aria viziata, alle finestre tappate nelle aule scolastiche, può essere esagerata. Blocchi il respiro per miseri 3 minuti e finisci diritto all’al di là. Chi soffre di esofagite, finché non si ristabilisce, dovrà evitare prudentemente eccessi inspiratori, optando per una respirazione addominale sì ma rilassata nei ritmi piuttosto che spinta ai limiti.

ALIMENTAZIONE AEREA A BASE DI MELANINA, AZOTO E SOMATOTROPINA

Respirare meglio significa assorbire energia, nonché appropriarsi di buona aria composta da ossigeno al 20% e azoto proteico all’80%. Aria che, con la forza del sole assorbito mediante la retina  e con la melatonina pompata dalla pineale all’ipofisi, porta a produzione gratuita non-gastrointestinale di somatotropina. Il sole va guardato per una decina di minuti almeno ad occhi socchiusi. La somatotropina è un auxone basilare, ovvero un ormone proteico della crescita. Respirare meglio significa alimentarsi in modo alternativo e permettere all’intestino di disinfiammarsi e di guarire. E significa anche riattivare il diaframma, ridandogli forza ed elasticità.

ANDREW TALOR STILL, PADRE DELL’OSTEOPATIA

Il diaframma corrisponde al 3° punto dell’agopuntura che è il chakra del plesso solare, da cui nasce la calma e l’equilibrio, la spinta ad affermarsi e ad essere vincenti nella vita, vincenti di se stessi soprattutto. Occorre dunque considerarlo come parte di straordinaria rilevanza, e meritevole di attenzioni, di automassaggio, di distensione, di stretching e di rilassamento. Andrew Taylor Still (1828-1917), medico americano padre dell’osteopatia (dal greco osteos = ossa e pathos = sofferenza), basò la sua scienza sui principi dell’autoguarigione, della relazione tra struttura e funzione, e della unità dinamica del corpo umano. In pratica occorre sempre trovare la lesione o l’anomalia osteopatica, correggerla e poi lasciare che la natura faccia il suo corso. Il sangue deve poter andare e venire senza ostacoli nelle arterie, nei capillari e nelle vene. Ovvio che per usufruire di un sangue da gran premio servono digestioni semplici, complete e funzionali, e serve anche una buon respirazione diurna, facilitata da camminata giornaliera di un’ora, anche con l’aiuto delle racchette, e da respirazione notturna grazie a finestre socchiuse e mai tappate.

TECNICHE RESPIRATORIE DAGLI YOGIN DELL’HIMALAYA

Vari sono i tempi e i ritmi utilizzabili. L’esperienza degli yogin indiani è in questo campo impareggiabile. Il ritmo più produttivo è sicuramente l’1-4-2 e relativi multipli tipo 3-12-6, 5-20-10, senza forzature ed in armonia con le proprie capacità polmonari e il proprio allenamento. La prima cifra sono i secondi di inspirazione, la seconda quelli di trattenimento e la terza quelli di espirazione, da contarsi mentalmente quando si fanno degli esercizi di fronte a finestra aperta o meglio ancora durante camminate e attività aerobica all’esterno. Il tutto da abbinarsi a un movimento muscolare, a esordio inspirativo addominale-diaframmatico e spinta progressiva dell’aria dal basso verso l’alto verso l’alto.

IL SISTEMA RESPIRATORIO DEL DR BUTEYKO

Personalmente ho sperimentato queste tecniche nello sport agonistico trovandole straordinarie in fatto di risultati. Per chi non fa sport ci si deve invece limitare a ritmi meno pronunciati, sempre rispettando la respirazione diaframmatica-ventrale, come ad esempio 1-2-2, o 1-2-1. Questo fatto viene confermato dalle teorie del medico russo Konstantin Pavlovich Buteyko (1923-2003), assai critico nei riguardi della iperventilazione, condizione nella quale spesso impattano i metodi yoga, soprattutto quelli estremi. C’è da aggiungere che la respirazione sportiva yoga a ritmo 1-4-2 sopra citata, se eseguita correttamente e senza forzature permette un certo utilizzo dell’anidride carbonica utile ed autoprodotta, per cui si riesce ad armonizzare il sistema yoga col sistema Buteyko, sia nelle fasi di apnea a vuoto (attuabile per 2-3 secondi al termine della fase espulsiva), che nelle fasi di relax respiratorio non comandato e non forzato successivo alle respirazioni guidate e conteggiate mentalmente.

UN ECCESSO DI RESPIRAZIONE, CHIAMATO IPERVENTILAZIONE, PORTA A SCARSA OSSIGENAZIONE DEL CERVELLO

Innumerevoli ricerche mediche dimostrano che le persone affette da malattie croniche respirano più del necessario, provocando paradossalmente una scarsa ossigenazione del cervello e dei tessuti in genere. Questo fenomeno è provocato da un eccesso di respirazione non consono alle esigenze del momento, la cosiddetta iperventilazione.

L’ANIDRIDE CARBONICA DÀ IL SEGNALE DELLA ESIGENZA DI OSSIGENO NEI TESSUTI

L’idea di respirare a fondo e a pieni polmoni, senza aggiungere altro, è una diffusa abitudine che può portare fuori percorso. L’importanza che ha per l’organismo una buona ossigenazione è peraltro ben nota. L’organismo non può trarre energia dal cibo in assenza di ossigeno O2. La quantità di ossigeno che introduciamo nei polmoni con la respirazione è normalmente più che sufficiente, tanto è vero che ne utilizziamo solo un terzo e ne espelliamo con l’espirazione gli altri due terzi. Più che aumentare la quantità o la percentuale di O2 dell’aria che si inspira, è importante sollecitare l’aumento della quantità d’aria che dai polmoni passa al sangue, e poi dal sangue ai tessuti, che sono la destinazione finale dell’O2. L’organismo è carente di una sostanza essenziale atta a dare il segnale dell’esigenza di ossigeno nei tessuti. Questa sostanza si chiama paradossalmente anidride carbonica (CO2)!

EFFETTO VERIGO-BOHR, DOVE L’OSSIGENO RILASCIATO AI TESSUTI AUMENTA CON LA PRESENZA DI ANIDRIDE CARBONICA

La CO2 gode di troppa cattiva fama. Si tratta, invece, di una sostanza essenziale per la sopravvivenza, tanto che è notoriamente il cibo delle piante! In sostanza, maggiore è la quantità di CO2, di più è l’ossigeno ceduto ai tessuti. Questa non è una teoria stravagante ma un effetto fisiologico ben conosciuto da decenni con il nome di effetto Verigo-Bohr, per il quale la quantità di ossigeno rilasciata ai tessuti aumenta con l’aumentare della presenza di anidride carbonica CO2. Tutto questo entro i limiti della logica. Non illudiamoci, in altre parole, che col respiro corto si risolvano i problemi respiratori.

SIAMO DOTATI DI CAPIENZA POLMONARE ESTENDIBILE, ADATTA PER IL COBATTIMENTO O PER LA FUGA

Veniamo ora al secondo luogo comune, e cioè che sia meglio non interferire sulla respirazione, in quanto l’organismo si autoregola nel modo migliore. Anche qui occorre usare il metro del buon senso. Bisogna tener presente che le nostre condizioni di vita sono oggi meno naturali e si pecca, forse, di eccessivo ottimismo quando si conta solo sui riflessi naturali e automatici. Il nostro organismo, che è ancora quello dell’uomo delle caverne, ha una capienza polmonare che ci mette in grado di aumentare enormemente, in caso di necessità, il volume d’aria inspirata, per consentire, come capitava ai nostri antenati, di fuggire o combattere.

IPERVENTILARE SIGNIFICA RESPIRARE PIÙ DI QUANTO LE CIRCOSTANZE LO RICHIEDANO, UN PO’ COME SOVRALIMENTARSI SENZA ASSIMILARE

Non è invece ovviamente necessario usufruire di tutta questa capienza polmonare quando siamo seduti tranquillamente a guardare la televisione. Iperventilare significa respirare di più di quanto le circostanze lo richiedano. Una respirazione molto intensa, che sarebbe giusta e adeguata se si stesse correndo o comunque svolgendo un’attività fisica, diventa eccessiva e dannosa se, invece, si è seduti al volante o alla scrivania, respirando affannosamente perché pronti ad arrabbiarsi con un automobilista o con un collega. In questo caso, l’organismo reagisce in base all’istinto primordiale del combatti o fuggi, come se si fosse in presenza di un pericolo che richieda un’intensa attività fisica, nel corso della quale si produrrà molta CO2.

FORTE IPERVENTILAZIONE E LEGGERA IPERVENTILAZIONE

L’anidride carbonica, prodotta in quantità durante un’attività fisica intensa, è espulsa con una respirazione-esalazione accelerata, scatenando l’impulso a respirare molto per accompagnare l’attività fisica stessa, attività che nel caso dell’auto o della scrivania non avviene. Il frequente ripetersi di questi episodi porta allo sfasamento del ritmo respiratorio, che diviene permanentemente troppo intenso, con una costante, eccessiva dissipazione di CO2. La medicina conosce bene i sintomi, i pericoli di crampi e di panico, propri di una carenza acuta di CO2 causata da una crisi di forte iperventilazione, ma non dedica invece attenzione alla carenza di CO2, meno pronunciata ma cronica, causata da una costante e leggera iperventilazione.

CONCLUSIONE

Il consiglio a questo punto è di trovare il proprio migliore ritmo e la propria armonia respiratoria adottando il sistema 1-4-2 e multipli a tratti limitati da 5 minuti circa, nei momenti di movimento intensivo, e lasciando poi il comando alla respirazione libera nelle successive fasi di rilassamento, per una quindicina di minuti. Ognuno deve comunque provare e sperimentare, cercando il suo ritmo preferito personale, un mix respiratorio legato alla sua struttura polmonare, al suo cuore, all’intensità e durata della sua attività fisica. Basilare è che ogni esercizio respiratorio avvenga all’aria aperta o in palestre ampie e bene arieggiate. Quando si è in stato di riposo, lasciamo pure che il corpo si prenda carico delle operazioni, evitando comunque di cadere nel respiro corto e alto, responsabili di stress e di fatica respiratoria. Il modo migliore per evitare il respiro corto sta nel prolungare ed accentuare la fase espulsiva, mandando fuori l’aria con lo sbuffo delle locomotive a vapore.

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Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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