RUOLO DETERMINANTE DEL GRASSO NELLE PATOLOGIE DIABETICHE

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LETTERA

CURA DEL TERZO MILLENNIO PER IL CANCRO

Buongiorno Valdo! Se ti ricordi, l’anno scorso ti avevo inviato un articolo del dr Adalberto Caccia, che tu definisti meritevole di attenzione, dal titolo “Cura del terzo millenio per il cancro” nel quale venivano sintetizzati e divulgati i contenuti di due conferenze del Dottor Greger. Vedi la tua tesina Tumori Al Seno E Alla Prostata Dimezzati Dalle Crucifere.

CURA DEL TERZO MILLENNIO PER IL DIABETE

Ora, ti segnalo un nuovissimo articolo sempre dello stesso autore di intitolato “Cura del terzo millennio per il diabete” in cui vengono condivise scoperte recentissime (insieme ad altre vecchie) sulla malattia del diabete. So che hai una vastissima competenza in questo campo. Mi chiedo solo cosa ne pensi di questo articolo e in particolare sul citato legame tra la caseo-morfina e l’incidenza di diabete1.
Con stima Elena

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DOCUMENTO DEL DR ADALBERTO CACCIA (sintesi, rielaborazione e sottotitoli di VV)

IL DIABETE TIPO 1

Sul diabete di tipo 1 manca ancora la prova schiacciante che lo colleghi al consumo di latte bovino, ma si cominciano ad accumulare evidenze. Un articolo del dr Greger sulla caseo-morfina, un oppioide derivato dalla digestione del latte di mucca, riporta evidenze del legame tra questo peptide e l’incidenza di diabete tipo 1.

IL DIABETE TIPO 2 IN UN ESPERIMENTO DEL 1935

In un articolo del 1935 di H.P. Himsworth e E.M. Marshall, “The diet of diabetics prior to the onset of the disease”, si racconta di un esperimento in cui giovani uomini in salute vennero divisi in due gruppi, assegnando poi metà di essi ad una dieta ricca di grassi (olio di oliva, burro, maionese e panna) e l’altra metà ad una dieta ricca di carboidrati (pasticcini, zucchero, caramelle, pane, patate al forno, sciroppi, riso e avena). Dopo appena 2 giorni, gli esami mostravano un aumento dell’intolleranza al glucosio nel gruppo della dieta grassa, con livelli di glicemia in media doppi rispetto al gruppo della dieta dolce.

PIÙ GRASSI MAGGIORE GLICEMIA, E SI SAPEVA GIÀ 80 ANNI FA!

Dunque lo studio concluse con sicurezza “Più grassi, maggiore glicemia”. Ed eravamo nel 1935, cioè ben 80 anni fa. E ancora nessuno ne parla? La cosa forse più scioccante è, però, che il gruppo della “dieta dolce” aveva una migliore tolleranza al glucosio sia rispetto all’altro gruppo, ma anche rispetto al dato iniziale, cioè la glicemia dei partecipanti si era, in media, addirittura abbassata!

IL RUOLO DEI GRASSI NELL’ORIGINE DEL DIABETE

Ecco allora un articolo del 1999, dove si spiega come i grassi liberi nel sangue inducano l’insulino-resistenza. Il meccanismo è spiegato nei minimi dettagli di biochimica intracellulare. L’insulina si lega ai suoi recettori sulle cellule dei muscoli, dove vorrebbe far entrare il glucosio per un pronto utilizzo o per l’immagazzinamento in forma di glicogeno. Tale legame scatena una catena enzimatica che dovrebbe portare all’apertura della vescicola GLUT4, deputata alla cattura del glucosio sanguigno, ma gli scarti della digestione dei grassi causano una rottura di tale catena, con la conseguente incapacità di apertura del GLUT4, e l’aumento della glicemia.

CORRELAZIONE TRA GRASSI LIBERI NEL SANGUE E INSULINO-RESISTENZA

Un articolo del 1996 aveva già individuato, iniettando grassi nel sangue di volontari, la correlazione tra aumento dei grassi liberi nel sangue e insulino-resistenza. Entro poche ore da un pasto “low-carb”, cioè con pochi carboidrati e ricco di proteine e grassi, il livello di grassi nei muscoli saliva, insieme all’insulino-resistenza.

ORIGINE DEI GRASSI LIBERI DEL SANGUE

Il numero di adipociti, ossia di cellule che accumulano grassi nel corpo, è costante negli adulti. Quando ingrassiamo, ciascun adipocita si allarga per immagazzinare una maggior quantità di grasso. Oltre un certo limite, gli adipociti sono così pieni che traboccano grasso direttamente nel circolo sanguigno. L’accumulazione atopica di grassi, in posti dove non si dovrebbe avere, come nelle cellule muscolari, spiega il legame tra obesità e diabete!

DIFFERENZE TRA GRASSI SATURI E INSATURI

Il palmitato, grasso saturo tipico in carne, uova e latticini, oltre che nell’olio di palma, induce insilino-resistenza su cellule muscolari umane in vitro, mentre l’oleato, grasso monoinsaturo vegetale, no!
Addirittura, i grassi saturi alterano l’espressione dei geni responsabili di fondamentali enzimi mitocondriali, sopprimendo la loro sintesi impedendo il normale funzionamento dei mitocondri, che sono le piccole centrali energetiche all’interno di ciascuna nostra cellula.

IL PRE-DIABETE ESENTE DA SINTOMI

Da rilevare come il prediabete inizi molti anni prima del diabete, totalmente non diagnosticabile perché esente da sintomi. Ma qual’ è la causa di questa improvviso aumento della glicemia? Cos’è accaduto esattamente ai nostri organi interni, per potarci ad una catastrofe del genere? Per capirlo, facciamo un passo indietro.

RUOLO FONDAMENTALE DEL FEGATO

Ci svegliamo al mattino solo perché il nostro fegato ha costantemente prodotto il glucosio necessario al cervello per tutta la notte. Non appena facciamo colazione, però, gli alti livelli di insulina indotti dagli zuccheri ingeriti dovrebbero sopprimere tale sintesi epatica, se il fegato è sensibile all’insulina come nella norma. Ma, se è pieno di grassi come nella steatosi epatica, il fegato diventa insulino-resistente e, quindi, continua a produrre glucosio per tutto il giorno a prescindere da ciò che mangiamo. Questo porta il pancreas a produrre sempre più insulina, la quale rende, però, il fegato sempre più grasso.

STEATOSI EPATICA E SCARICO DI TRIGLICERIDI NEL SANGUE

E tutto questo accade per anni e anni, prima del diabete vero e proprio. Poi, però, a un certo punto, siccome la steatosi epatica può condurre alla morte, il fegato comincia a scaricare grassi nel circolo sanguigno in forma di trigliceridi, che si possono andare ad accumulare proprio nelle isole pancreatiche deputate alla produzione di insulina, che a questo punto cala velocemente causando l’altrettanto veloce ascesa della glicemia e la diagnosi di diabete.

I VANTAGGI DEL VEGAN-CRUDISMO

I vegetariani hanno notevoli vantaggi nel metabolismo ossidativo e nella sintesi del collegare. I vegani vanno ancora meglio dimostrando minore insulino-resistenza, meno grassi nelle cellule muscolari, miglior funzionamento delle cellule Beta del pancreas, maggiore sensibilità all’insulina e migliori livelli di glucosio e di insulina nel sangue. Dunque la dieta vegana, con il suo ridotto apporto calorico e i suoi grassi di sola origine vegetale, costituisce una terapia del diabete tipo 2 sempre più risolutiva.

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RISPOSTA

RUOLO BASILARE DEL GRASSO NEL LE PATOLOGIE DIABETICHE

Che il grasso la faccia da padrone incontrastato in questa faccenda del diabete è chiaro da quasi un secolo. Da rilevare che in questi ultimi 2-3 anni ci sono stati ulteriori progressi nella conoscenza dei veri meccanismi che governano il diabete. Fondamentale leggere con cura le mie tesine “Picchi glicemici, punteggi insulinici e menu di non solo frutta, “Non più indici glicemici ma punteggi insulinici“, “Batosta storica per l’insulinismo mondiale“.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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