SAFENECTOMIA E SINDROME DA MENOMAZIONE

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LETTERA

HO LA SENSAZIONE DI ESSERE INCOMPLETA

Buongiorno, Ho subito una safenectomia in giovane età (25 anni). Ora ne ho 30 e mi sento mancare un pezzo. Mi chiedo in che modo la mancanza di questa vena incida sul mio benessere psico-fisico e come possa equilibrarlo nonostante questa perdita. Ci sono tesine o pagine che mi può consigliare? Grazie di cuore.

Laura

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RISPOSTA

DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO

Ciao Laura, rivediamo con le parole dei medici quanto hai già sperimentato sulla tua pelle. Per safenectomia si intende l’asportazione della vena safena. L’intervento può essere eseguito sulla grande o sulla piccola safena e consiste in uno stripping. Quest’ultimo sarà di tipo “lungo”, cioè con asportazione totale, oppure di tipo “corto”, cioè con asportazione parziale del vaso. Possono essere eseguiti tre tipi di anestesia: locale, spinale, generale. Il tipo di anestesia dipende dal quadro patologico ed eventuali malattie del paziente, e sarà valutata dall’ anestesista.

FLEBOTOMIE MULLER E TERAPIE SCLEROSANTI

Le varici collaterali vengono asportate tramite flebotomia secondo Muller, o mediante terapie sclerosanti. In caso di varici a tutte e due le gambe l’intervento verrà eseguito con due ricoveri differenti a distanza di un mese circa l’uno dall’altro. L’intervento consiste nell’effettuare una incisione di circa 2-3 cm nella piega dell’inguine ed un’incisione di 5 millimetri al malleolo interno o appena sotto il ginocchio. La safena viene quindi isolata, incannulata con una sonda di plastica e poi tirata via (stripping).

STRIPPING PER ESTRAZIONE E STRIPPING PER INVAGINAZIONE

La maggior parte delle varici richiedenti intervento chirurgico colpiscono la vena grande safena (o safena interna) e la piccola safena (o safena esterna). La Grande Safena decorre dal piede all’inguine, mentre la piccola dal piede alla parte posteriore del ginocchio. Il trattamento di queste varici viene effettuato asportando la vena stessa, in genere mediante una tecnica chiamata “stripping”. Lo stripping consiste nell’introdurre una sonda all’interno della varice. Estraendo poi la sonda, viene con essa estratta la varice stessa. Questa tecnica risulta tuttavia traumatizzante, per cui è preferibile eseguire lo stripping per invaginazione tecnica che consiste nel rovesciare la vena su se stessa determinando in tal modo il minimo trauma alla gamba.

DISATTIVAZIONE E CHIUSURA DELLA VENA CON SCLEROTERAPIA O LASERTERAPIA

L’asportazione della vena va associata ad un’accurata legatura dell’origine della vena stessa o all’inguine o dietro al ginocchio (a seconda della vena malata). Questa legatura, che va estesa a tutti i rami della vena stessa, prende il nome di crossectomia. In determinati casi, anziché asportare la varice con lo stripping, viene lasciata in sede chiudendola per renderla inefficace. La chiusura può essere effettuata con scleroterapia o con laserterapia. L’idea di chiudere una vena può suscitare il dubbio. Dove passerà il sangue?” La vena trattata era già malfunzionante e pertanto non partecipava più in modo attivo alla circolazione venosa. La decisione di rimuovere o di chiudere la varice dipende dal suo calibro.

PERIODO POST-OPERATORIO

Dopo l’intervento viene effettuato un bendaggio compressivo che viene tolto dopo circa una settimana insieme ai punti di sutura. Possono essere utilizzati anche punti di sutura riassorbibili. Il mattino seguente l’intervento il paziente può essere dimesso. È consigliato indossare scarpe comode ed essere accompagnati in quanto non sarà possibile guidare la propria automobile. Due giorni dopo si può farlo. Il giorno dopo l’intervento si può uscire di casa per brevi passeggiate. È consigliato portare una calza elastica da 70 denari per circa tre settimane. La doccia si può fare solo dopo la rimozione dei punti e del bendaggio. Le attività sportive possono ricominciare progressivamente dopo 15-30 giorni. La ripresa del lavoro dipenderà dal tipo di lavoro stesso e se comporta rimanere in piedi per parecchie ore. Una visita di controllo è opportuna dopo circa un mese dall’intervento e comunque quando prescritto dal medico stesso.

EMATOMI LUNGO IL TRATTO OPERATO

Risulteranno assolutamente normali la presenza di ematomi lungo il tratto dove vi erano i vasi operati, che scompariranno dopo un paio di settimane circa con l’applicazione di pomate. Sono possibili eventuali dolori o bruciori soprattutto nella zone delle ferita sull’inguine che spariscono con il tempo e l’assunzione di antinfiammatori. Sono possibili zone di insensibilità della pelle, che ritorneranno normali dopo alcuni mesi, e il colore scuro della pelle e delle cicatrici nella zona trattata che in genere sparisce dopo circa due mesi.

EVENTUALI VARICI RESIDUE

Eventuali varici residue possono essere eliminate successivamente con terapia sclerosante. Negli anni che seguono l’intervento chirurgico è consigliata un regolare controllo del circolo venoso per diagnosticare tempestivamente nuovi vasi insufficienti. Negli anni successivi le varici asportate non possono riapparire, ma se invece altre vene si trasformeranno in varici, saranno trattate con flebotomia secondo Muller o mediante terapie sclerosanti.

ESISTE UN 30% DI CASI IN CUI SERVE RIPETIZIONE DELL’INTERVENTO

In linea generale, nella maggioranza dei casi il primo intervento di stripping è risolutivo. C’è tuttavia un 30% di casi in cui è necessario intervenire di nuovo. Alcuni studi hanno riportato che se si procede all’asportazione della safena, il rischio che si ripresentino vene varicose si riduce di due terzi. Ci possono pure essere delle controindicazioni. Nel caso di patologie associate quali neoplasie, obesità grave, scompenso cardio-circolatorio, scompenso metabolico, meglio evitare l’intervento.

INVASIVITÀ E CUROMANIA, METODI CHE NON CONDIVIDIAMO NEL MODO PIÙ ASSOLUTO

Quanto finora esposto fa parte ovviamente della filosofia interventista chirurgica e non certamente della scienza igienistica. Noi siamo contrari agli interventi invasivi e sono gli stessi medici a definire la tecnica più usata, quella dello stripping, come tecnica traumatizzante. In più siamo contrari alla curomania, alla voglia cioè di risolvere i problemi curando i sintomi lasciando i fattori causanti al loro posto, tipica e sistematica tecnica medica, come ben sappiamo.

IL SANGUE MELMOSO E DENSO RALLENTA E BLOCCA IL METABOLISMO

Quali sono dunque i reali motivi delle varici? Se riguarda gli arti inferiori si parla di vene varicose. Se riguarda la parte terminale dell’intestino si parla di emorroidi. Se riguarda il plesso spermatico, nel caso maschile, si chiama varicocele. In tutti i casi il problema è sempre lo stesso ed è causato da sangue impuro e da pessima circolazione.

EVITARE IMPEDIMENTI ESTERNI

Evitare dunque indumenti attillati, busti, calzini stretti, scarpe strette, cinture strette e qualsiasi cosa che impedisca la libera circolazione del fluido vitale, costringendolo a stare in una zona determinate, provocando aumento zonale della pressione e dilatazione dei vasi che lo contengono, costretti ad espandersi, non potendo compiere liberamente il loro ciclo di rinnovo attraverso reni, polmoni e pelle. Anche lo stare a lungo in piedi, in modo statico, non è il massimo, visto che l’immobilità è contraria alla dinamica del sangue, mentre l’esercizio fisico la facilita. Camminare, fare ginnastica aerobica, respirando e sbuffando, con respiro ritmato e lungo, è di fondamentale importanza.

IDROTERAPIA, CATAPLASMI FANGO TERMALE SUL VENTRE E ALIMENTAZIONE VEGANCRUDISTA

I bagni ai genitali stimolano la circolazione e facilitano la fuoriuscita delle sostanze morbose localizzate negli organi del basso ventre. L’alimentazione vegan-crudista, con frutta di stagione, e con verdure crude, specie cavolo crudo, ravanello, crescione, e simili, produce digestioni leggere e tanto buon sangue fluido. Questa è la soluzione sia preventiva che curativa che di mantenimento. Intervenire con farmaci e soluzioni chirurgiche, mantenendo lo status quo alimentare, ideologico e comportamentale, è quanto di peggio si possa fare.

TESINE DA LEGGERE

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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