L’ELOGIO DELLA CASTITÀ

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Se ti piace fiappo, ti faccio impazzire

Viviamo in un mondo diviso a comparti e a specializzazioni.
Hai fame e ti vuoi ingrassare? Vai dal grassologo, ovvero dal nutrizionista onnivoro.
Vuoi dimagrire rapidamente e andare poi immancabilmente nei guai? Vai dal dietologo americano low-carb (Atkins, Sears, D’Adamo, Agatson, ecc).
Ti senti gonfio e non digerisci bene? Vai dal gastroenterologo.
Non ti tira e non ti interessa più come un tempo? Vai dal sessuologo di regime che ti appioppa una bella cura a base di Viagra.
Ce l’hai duro e non trovi più le donne di un tempo? La ricetta giusta te la può dare il mio amico Edmundo, specialista in seghe regolarmente protette da preservativo, dato che non si sa mai. Chi ti assicura che l’Hiv non abbia deciso di campeggiare allegramente sulla sua stessa mano sinistra?
Sei arrappato ma ce l’hai molliccio? Cambi semplicemente donna.
Oppure vai in alternativa dal mio amico Giorgio di Bologna, che riesce a incuriosire e coinvolgere donne di ogni età col suo infallibile motto Se ti piace fiappo, ti faccio impazzire.

Il sesso al centro dell’universo

Restando sul sesso, che è argomento della massima importanza come parte fondamentale della salute e dunque della scienza salutistica-etica-comportamentale, non voglio togliere il pane di bocca ai sessuologi, ma qualche cosa la devo pur dire.
Ho un figlio di 19 anni che scalpita già da tempo per le ragazzine, e uno di 12 che già quando aveva smesso da pochi giorni le fasce lanciava sguardi interessati sulle propaggini anteriori delle infermiere e sulle scollature delle amiche di mamma. Come dire, prometteva e promette bene.
Tale il padre tale il figlio, osserverebbe con un gesto di disapprovazione la Giovanna, il cui maggiore impegno nella vita è non mancare alle messe e alle funzioni della parrochia.
A parte i miei figli, mi trovo spesso a contatto con giovani e meno giovani in ogni parte del mondo, che si apprestano a giocare la propria battaglia della vita, dove il sesso gioca una parte fondamentale se non addirittura preponderante.

Il sesso dei bei tempi

Non parlo del mitico tempo che fu, quello che tutti gli attempati come me rimpiangono e mitizzano solo perché hanno la memoria corta, al punto da ricordare e sottolineare le cose buone dimenticando quelle misere e infami che pure non mancavano affatto.
Per bei tempi intendo quelli degli anni 60, 70 e 80.
Non solo perché si era forti, possenti, resistenti e soprattutto allenati, per cui anche tre diverse pulzelle nell’arco delle 24 ore non comportavano problemi di sorta.
Ma anche perché nelle donne che lo facevano, cioè in tutte quelle con ogni cosa al loro posto, incluso insenature corporali e mentali, c’era la voglia e la passione di farlo.
C’era l’amore per il proibito, il gusto della perdizione, la voglia di trasgredire e di buttarsi finalmente tra le braccia di un amante che le eccitasse al punto giusto.
Ricordo un giorno che stavo leggendo il giornale in un bar all’aperto del paese, assieme a un paio di amici.
Poco distanti c’erano delle ragazzine tra i 10 e i 13 anni che chiacchieravano tra di loro.
Commentavano un fatto del giorno riguardante una loro coetanea, di altra regione italiana, nelle mani di un sequestratore che pare ne avesse pure abusato sessualmente.
A me non succede mai una fortuna del genere neanche a cercarla con la pila, disse una di loro, non abbastanza sottovoce.
Rimanemmo esterrefatti non tanto per la frase stessa, che poteva essere la solita battuta frizzante ed esagerata, ma per il fatto che le altre bambine convenirono unanimemente con la prima con un Che vuoi fare, viviamo in un posto davvero sfigato!
Anche loro, pur stando sulla sponda opposta, promettevano bene.

La randellata dell’Aids era di là da venire

Non è poi che rimorchiare una donna fosse una cosa semplice e facile, soprattutto per chi, ed era il nostro caso, era totalmente allergico alle prostitute, o meglio al sesso a pagamento, visto che una bella prostituta disposta a farlo gratis sarebbe stato il massimo della goduria e della benedizione divina.
Ti diverti tu, si diverte lei, e non c’è una quietanza da pagare. Che vuoi di più dalla vita?
Il mito di quei tempi era il Molleggiato. Lo è ancora oggi. Resta una bandiera scolorata, ma sempre una bandiera.
Al punto da intervenire in televisione e imporre dieci minuti di black-out pianificato. Tanto casino faceva con le sue canzoni di un tempo, tanto casino fa oggi con le sue pause e i suoi psichedelici vuoti.
Lo stesso Celentano infatti, che non aveva ancora rovinato la sua carriera di viveur sposandosi con la Claudia Mori, impazzava con Sei rimasta sola e Il ragazzo della Via Gluck, ma soprattutto con
Il problema più importante per noi (è trovare una ragazza di sera), e quindi il problema esisteva davvero ed a largo raggio. E l’Aids non c’entrava per niente.

Le donne c’erano, e pure ci stavano

In realtà le donne c’erano. C’erano e ci stavano davvero. Le improbabili vittime covavano ancor più senso erotico di noi cacciatori.
Al punto di avere addirittura fame di sesso, ed anche di dichiararlo senza pudore, e di provocare o deridere i maschi increduli ed inebetiti che, ciononostante, fossero rimasti inspiegabilmente a secco.
Era tutta una questione di trovare la chiave, cioè la formula psicologica giusta per scardinare la loro fragile barriera protettiva.
Conosco due gemelli piemontesi i quali, per non sprecare malamente le proprie cartucce, e lasciarle melanconicamente dissolversi nel niente, si scambiavano reciprocamente le ragazze, e riuscivano a raddoppiare la produttività e la goduria.
Erano talmente identici ed intercambiabili che le ragazze non si accorgevano e, se gli veniva qualche piccolo sospetto, esse facevano pure finta di non accorgersi.
L’appagamento innanzitutto, meglio ancora se in doppia razione. Per le incertezze e i dubbi c’era sempre tempo.

La riscossa dell’Estate

L’estate era il momento clou.
Se d’inverno portar fuori una ragazza non era impresa facile, mancando i ribaltabili, e mancando pure dalle nostre parti gli alberghetti a ore, con la stagione calda non c’erano alibi e non esistevano scuse.
Se non pippavi in quei giorni eri proprio da buttare nelle immondizie.
Perdevi pure il saluto ed il rispetto degli amici, non solo delle ragazze che, per dabbenaggine o per macroscopici errori, ti erano sfuggite di mano.
Bisognava semmai recuperare quanto perso nel lungo e mesto periodo invernale.
Occorreva oliare il pistone e con esso tutto l’apparato oleodinamico.

Pareggiare i conti e sfruttare un alter ego

Non avevamo dei gemelli con cui alternarci.
La vita di campeggio era la più adatta a prendersi tutte le possibili rivincite stagionali.
Per fortuna che c’era El Magnaro a darci una valida mano.
Si riuscivano a prendere cinque o sei appuntamenti al giorno, ma a rispettarne solo la metà.
Ma non eravamo dei mascalzoni. La parola innanzitutto. Lasciavamo dunque i casi irrisolti a Louis El Magnaro che, scadente negli approcci, era determinato come un segugio nel presentarsi al posto nostro.
Alcune volte ce la fece, ma altre ne venne fuori piuttosto male, con un occhio nero o con qualche sonora sberla, per cui decise saggiamente di cambiare metodo e sponsor.
A Lignano Pineta c’era un Camping Internazionale che pareva costruito apposta per pareggiare i conti con le ristrettezze e le penurie invernali.

Einz, zwae, drae, fur le quae

Tutto in grande allegria.
Come quella sera che un gruppo di noi friulani astemi trovò favolosa aggregazione con una ventina di tedeschi e relative mogli, tutti carichi, loro, di Heineken. Facemmo una processione e una marcia per le vie del centro al canto di Einz, zwae drae fur le quae, Einz, zwai, drai, fur el kai, dove riuscimmo a fondere le lingue tedesche, austriache e friulane, in una incredibile orgia di fantasmagorica ed internazionale ilarità.
Tra quei tedeschi c’era pure gente importante, industriali del giocattolo di Norimberga, avvocati e giornalisti.
Più che divertirsi piansero e si tennero la pancia per la serata, e non si offesero affatto quando le loro scapestrate e vivaci mogli vennero a farci visita, da sole, nelle nostre accoglienti tende canadesi..

L’indimenticato Piuma

E i finocchi? Beh, quelli sono sempre esistiti da che mondo è mondo. Ma non davano fastidio.
Stavano bravi e tranquilli al loro posto, e magari riuscivano anche a farci ridere coi loro movimenti volutamente sinuosi ed effemminati, con le loro voci in irresistibile falsetto.
La cultura sessuale di quei tempi era molto semplice e terra-terra.
Certo che ce ne stava uno di nome Piuma, che dava dieci a zero a Luxuria.
Avrebbe fatto cadere ai suoi piedi Emilio Fede, e non solo lui.
Si era installato come gestore del bar centrale del paese sollevando all’inizio ilarità e battute irripetibili.
Ma era di una intelligenza straordinaria, ed in più aveva doti innate di socializzatore.
Alla fine tutti erano soggiogati e conquistati, anche se nessuno lo fu al punto di diventare come lui o di seguirne le orme.
Già dovevamo sopportare quella star internazionale di nome Giorgio, che seguiva le orme di un certo Sciarpa.
Piuma aveva monopolizzato con la sua arte l’intero paese di Tavagnacco, noto per la sua popolazione maschia e ruvida. Era un intrattenitore coi fiocchi, ed in più, attore nato, creava spettacolo in continuazione.
Quando se ne andò, trasferendosi altrove, il paese cadde nella più nera disperazione. Altro che la morte di un papa.
Le strade si svuotarono e la contrada diventò praticamente un quasi dormitorio per operai che andavano in fabbrica e per studenti che frequentavano i vari istituti udinesi.

Un giorno senza copulare era un giorno senza Dio e senza religione

Ma a noi interessava la donna, non certo gli Oreglòns, i Bandinèle, i ClubdellaVela, come li chiamava il grande Ezio, mettendosi spalle e sedere contro il muro dell’osteria ogniqualvolta gli si avvicinava il suo persecutore Monen.
Un giorno senza copulare era un giorno senza dio e senza religione, ovvero una giornata uggiosa buttata via nel peggiore dei modi.
Anche perché non c’erano la televisione ed il computer, a distrarci e ad incretinirci, a renderci mezzi scemi e devirilizzati di fronte a spettacoli insulsi ed osceni tipo Grande Fratello.
E non c’erano i telefonini a darci orgasmi virtuali ed auricolari.
Al massimo, stavamo attaccati ai primi televisori dei bar per le partite domenicali con Mazzola e Rivera, oppure stavamo un’ora in adorazione di fronte a Fred Buscaglione, che sputtanava le acque minerali e si ubriacava in diretta col suo Whisky Facile.
A noi tirava da mattina a sera.
Nessuno conosceva cosa fosse la sublimazione del sesso.
Ma per nostra fortuna c’era la locale squadra di calcio che ci permetteva di canalizzare verso la porta avversaria le nostre mire e i nostri istinti, ci permetteva di sfogare, assai in parte, l’ardore e la forza maschia che tenevamo in corpo.
La porta era la donna, il pallone rappresentava i nostri attributi, e il goal era il nostro orgasmo. L’arbitro? Quello era più o meno il cornuto di turno.

Ce l’avevamo duro, ma andava troppo spesso en blanche, come diceva Celeste

Ce l’avevamo duro davvero, mica per modo di dire, alla Umberto Bossi.
Esistevano gli alti e i bassi, com’è ovvio.
Non tutti i sabati finivano malamente sprecati.
Ma, quando questo accadeva, si masticava davvero amaro e ci si chiedeva dove stava l’errore, dove si aveva commesso il passo falso, o l’ingenuità che dir si voglia, dove si era stati così maledettamente stronzi da mettere a repentaglio la nostra vera e unica ragione di vita.
Scelto il paese e la balera improduttiva? Perso tempo con la ragazza inadatta? Portata nel posto sbagliato? Usato una tecnica troppo rispettosa e prudente? O cercato una scorciatoia troppo sconveniente?
Alla fine, si rientrava a casa malconci e delusi di noi stessi. Ci si dava una pacca sulla spalla e, prima di stendersi a letto, si faceva il pensierino della mezzanotte: Anche stavolta en blanche!
Vuoi mettere a confronto un morbido cuscino di piume con due belle zinne per guanciale?

Non esisteva la microbiologia dell’atto

Non esisteva la microbiologia dell’atto, l’indagine ossessiva sui liquidi e sui microbi. Non ci si perdeva in quisquilie.
Si badava al sodo. Attieniti ai buoni principi, e tutto il resto non sono altro che dettagli insignificanti.
Una bella scopata era il massimo della salute e della felicità, quello che ti permetteva di guardare al mondo, il giorno dopo, con fiducia e ottimismo.
Quello che ti permetteva di fare tutte le altre cose al meglio.
Studiare di più, lavorare con più lena, essere più gentili col prossimo, moltiplicarsi per tre se qualcuno ti chiedeva un favore.
Se le cose andavano invece storte, erano cavoli amari.

Non esisteva ancora l’Aids e non si capiva cosa significasse il termine fornicare

Non esisteva l’Aids e non c’era peste che tenesse.
C’erano però i soliti deterrenti, le gelosie, i freni, le paure, le inibizioni.
C’erano le prediche del prete sugli atti impuri e su quella fornicazione dei comandamenti, che non sapevamo mai cosa significasse e come c’entrasse coi fornai.
Confesso di non capirne tuttora oggi con sicurezza il vero significato.
Dovrò avvicinare un prete e chiederglielo, perché sono i soli a intendersi veramente di queste cose.
C’era il timore reale di lasciarsi andare troppo e di perdere il controllo, fecondando la controparte che si fidava e che ti avrebbe dato sonora sberla e uno sfratto definitivo in caso di irresponsabili intemperanze.
La divina schiuma doveva finire tutta tra i capezzoli e tra le labbra, per la gioia e la tranquillità della partner.
La caccia era a 360 gradi.

Vietato deludere o trascurare una donna

Guai lasciare una donna insoddisfatta. Guai perdere un’occasione, se non ti volevi guadagnare il rimorso di coscienza e le pene dell’inferno.
Mai negarsi poi a una donna. Per una questione d’onore e di generosità.
In fiume, in mare, in piscina, a letto, in aereo, sull’erba, nei campi di mais e persino in quelli irritanti e problematici di frumento, con quelle spighe che si infilavano dappertutto.
In chiesa o in sagrestia no.
I preti tradizionali ovviamente non interessavano nessuno, con la loro aria santa e melliflua.
Le suore avrebbero fatto invece al caso nostro ma, a quel tempo, dalle nostre parti, si vedevano raramente.
Così la categoria monacale è rimasta un campo inesplorato, un desiderio proibito ed incompiuto, confinato alle fantasie erotiche del manzoniano convento monzese, o a qualche pellicola sfrontata di Ugo Tognazzi, o alle canzonette irriverenti che suonava mio Nonno Marchin, tipo
Tintine Tintone cui balle lassù?
Son predes son siores che si dan dal tu.
Ninine voltiti, ninine voltiti, ninine voltiti cul cul in su.

I comandamenti giusti e quelli sbagliati

Oggigiorno esiste il bastonatore dei medici. Trattasi di un medico-pediatra prestigioso dal nome di Robert Mendelsohn, famoso per il suo paradigma Stai bene, non andare dal medico, Stai male non andare dal medico.
Noi non sapevamo nemmeno cosa fosse il medico, sani, vispi e felici come eravamo.
Mendelsohn non ci poteva interessare.
Ci sarebbe semmai servito un bastonatore di preti.
Ma alla fine, pure in mancanza di guida spirituale, capimmo da soli che alcuni comandamenti erano sacri e che altri lo erano assai di meno.
Ama e rispetta il padre e la madre, sì.
Non rubare e non ammazzare, sì.
Non dire falsa testimonianza, sì.
Non fare agli altri quello che non vorresti essere fatto a te stesso, sì.
Quanto al Santificare la festa, ce ne guardavamo bene, salvo che santificare non significasse fare la festa a qualche bella e santa gnocca.

Non desiderare la donna d’altri uguale Non desiderare la Donna

Quanto al Non desiderare la donna d’altri poi, avevamo capito fin dalle elementari che è proprio la mitica Donna d’Altri ad essere la più interessante, e non tua mamma o tua sorella (che pure adoravi), e non la tua fidanzata o tua moglie (che pure amavi ma che conoscevi già fin troppo bene).
Quel comandamento era meglio toglierlo, perché privo di ispirazione e di realismo.
Più che da Dio, sembrava scritto da un cammelliere geloso e possessivo del Deserto del Negheb.
Come avrebbe mai potuto Dio, costruttore magnifico del maschio superdotato e della femmina insaziabile che tutti bramiamo, mettersi a dire Non desiderare la donna d’altri?
Ma se per il maschio, conformato com’è, curioso com’è, cacciatore com’è, conquistatore com’è, l’unica donna, La Donna per antonomasia, è proprio quella degli altri? Ovvero quella che non possiede già?
Come avrebbe mai potuto Dio contraddire se stesso e il meraviglioso naturale meccanismo della attrazione sessuale?
Se Dio avesse voluto essere davvero proibizionista e dispettoso, ma coerente, avrebbe allora dovuto scrivere sulle tavole di Mosè qualcosa di molto più esplicito, come Non desiderare la donna.
E così tutti saremmo diventati froci, alcolisti, violenti, complessati e minorati.
Un tipo così non avrebbe potuto chiamarsi Dio ma Diavolo-con-le-corna-e-la-coda, quello che irride, inforca, arrostisce, e alla fine pure sghignazza.
Qualcuno aveva evidentemente tradotto male.

La donna non è mica una mucca

È un essere umano libero, non un oggetto da cammellieri, vaccari e pecorari.
Non eravamo ancora andati a studiare psicologia e psicanalisi, non avevamo ancora letto Freud, Adorno e Marcuse, però, quella Donna d’Altri non ci convinceva affatto.
Da notare poi la perfida associazione mentale tra La roba d’altri e La donna d’altri, come se la donna non fosse altro che una roba, una cosa, un oggetto appartenente a qualcuno.
Può mai una donna appartenere a qualcuno, da un punto di vista etico e morale?
Mica è una mucca.
Il femminismo non era ancora spuntato all’orizzonte.
Ma già allora avevamo la vaga impressione che quei libri e quei comandamenti fossero stati scritti o ispirati, più che da un vero Dio conduttore di anime, da dei patriarchi-pecorai gelosi della propria roba e del proprio gregge.
Se è per quello anche il bovino non dovrebbe appartenere a un singolo uomo.
La dignità di un essere vivente esiste o non esiste?
Persino la mucca imprigionata, o lasciata brucare nel praticello di montagna, è sostanzialmente libera nei propri pensieri e sentimenti, anche se a fine giornata viene aggregata alla stalla del suo padrone.
Ricordo che, ogniqualvolta trovavo un carro trainato da due mucche, fermo ai margini di un campo, mi fermavo a dare un ciuffo d’erba e ad accarezzare il viso innocente e simpatico di queste creature, ed esse dimostravano la loro riconoscenza, e ricambiavano prontamente il segno di amicizia e di affetto con una avvolgente e calda leccata sulla mano o anche sul viso.

Le donne da evitare e quelle da rispettare

C’erano di sicuro donne da non desiderare, da non considerare come obiettivo strategico.
Ragazzine innocenti e immature per l’atto, donne non desiderose di farlo, donne innamorate ed ammaliate da qualcuno a senso unico, mamme dedite anima e corpo ai propri bambini, donne schive, donne sfinite e senza velleità, donne alterate ed ubriache oltre ogni limite, donne mercenarie, donne brutte, sformate e laide (quelle che Cecco Angiolieri lascerebbe altrui).

Le donne da privilegiare

In Friuli si diceva, e forse si dice ancora, Baste che respiri, Baste che tiri flaat.
Se poi una ragazza era giovane ma procace, si usava dire Tra doi ains, buine ancje cumò (Tra due anni, buona anche adesso).
A conferma dello spirito aperto, democratico ed internazionale dei friulani. Perché fare discriminazioni.
Mica eravamo razzisti.
La cosa più bella ed intrigante del sesso è una sola: la voglia di farlo.
Una donna può essere la più bella modella di Armani o di Valentino, ma se è frigida, sessuo-bulimica, svogliata, abulica, molto meglio spararsi una sega che beccarsi un legno del genere.
Una donna invece anche brutta, magari scolpita disordinatamente e a caso cul massank (con l’accetta), come diceva spiritosamente il buon Suero sullo Sfuei (o Te Place) di Tavagnacco, quando passava una certa Katine, può riuscire alla fine a dire Yes We Can, sullo stile di Obama.

I maschi che si credono tali per una erezione a Pasqua ed una a Natale

Alla resa dei conti, una donna normale e modesta esteticamente, può riuscire, se ammiccante e propositiva al punto giusto, a farlo raddrizzare anche al Giorgio di Bologna.
D’accordo che poi ci sono maschi che si credono tali perché il loro membro si gonfia a Pasqua e a Natale, ed altri che invece si preoccupano e vanno dal sessuologo se al rizzamento mattiniero non segue quello pomeridiano e quello serale. L’importante è comunque che tiri, e che qualcuna ne sappia approfittare, cogliendo al volo la ghiotta e sempre più rara occasione.
Anche perché sprecare significa disprezzo per Dio e per il creato.

Il sesso e la religione dei preti

Una delle migliori qualità dei preti nel corso dei secoli, è stata quella di mettersi diametralmente contro il sesso, e di aver reso così ancora più proibito, desiderato, ambito ed interessante, il naturale atto della congiunzione.
Le barzellette più sporche ed invereconde sono da sempre quelle ambientate tra conventi, sacrestie e confessionali.
C’è però da dire che non tutti i preti sono uguali.
Ho conosciuto dei preti spiritosi quanto e più di Bertoldo, aperti ed arrappati che nemmeno Tinto Brass, il noto cinematografaro veneziano del culo e delle tette saprebbe reggere al confronto.
Ricordo anni fa un volo Alitalia Trieste-Roma, con un anziano prete, tracagnotto e sbuffante, accomodato nel sedile accanto.
Il tragitto durò i soliti 45 minuti. Non avevo un giornale da leggere. Ma il tempo passò ugualmente in troppa fretta. Mi parsero cinque minuti e mi rammaricai quando l’aereo atterrò nella pista romana.

Un prete che mi fece stramazzare dalle risate

Mi fece stramazzare dal ridere. Avevo gli occhi inondati e la pancia dolente tanto che all’arrivo corsi a cercare una toeletta per darmi una rinfrescata e tornare in me.
Ho un paio di palle di questa chiesa che non puoi nemmeno immaginare, esordì il prelato.
Mi chiedono di fare messe e di dire cazzate a ripetizione.
Almeno una volta era tutto in latinorum, e alla gente si risparmiava la stupidità e la vuotezza di quanto si dice.
Come si fa a raccomandare alla gente di non farlo? Ma se, vivaddio, chiavano anche le cavallette e le formiche, e chiavano pure i ragni, le pecore e i ranocchi?
Non sarà mica l’uomo, intelligente e spiritoso com’è, ad essere così pirla di tradire Dio e la natura andando controcorrente e in contro-tendenza?
Ricordo che interruppi il suo irrefrenabile e ipercomico sfogo con una frase brutale, ma perfettamente in rima con quanto egli sosteneva.

Ma Lei Padre, copula o non copula?

Ma Lei Padre, copula o non copula?
Mi guardò tra l’incavolato e il faceto, si tolse il cappello nero e gli occhiali, prese una salvietta e si asciugò per bene il viso e i residui capelli.
Poi mi disse: Osserva con attenzione la mia fronte. Ci trovi inciso qualcosa? Trovi mica la scritta Giocondo?
Vedi, aggiunse, fate bene voi giovani a diffidare dei prelati.
Ma ricordati una cosa importante: celibato e castità sono cose ben diverse.
Io me ne guardo bene dall’infrangere le regole. Ma non c’è alcun Mosé che mi abbia ancora vietato di toccare il didietro alle mie perpetue.
Celibe sono e rimango, quanto al casto, è una qualità che lascio a ebeti e capponi. Di mattina, a me piace fare chicchirichì.
Ne conosco diversi di colleghi, che stanno davvero male, che avrebbero bisogno di cure, che rappresentano un autentico pericolo per la società.

Io, caro amico, sotto la tonaca tengo le palle.
Una fica al giorno toglie il medico di torno.

Io, caro amico, sono prete verace. Ma sotto la tonaca tengo le palle.
E, tra le mie pastorelle, ho le pudiche timorate di Dio, ma anche le prostitute de Trastevere.
Rimetto a tutte i loro peccati, carnali e non, e qualcuna mi dà regolarmente la sua migliore ricompensa.
Ricordati ragazzo che la fica è come la mela: Una al giorno toglie il medico di torno.
Come dire, io vendo indulgenze e mi prendo la mia parte in natura.
Mica vorrai condannarmi.
Meglio così o meglio sodomizzare ragazzini imberbi, o insidiare giovincelle con le calzette a mezza gamba?
Tu sì che sei un vero missionario, gli dissi.
Ma, permettimi un dubbio, sei un prete vero o ti sei messo la tonaca per le prossime feste di Carnevale, oppure per un ciak a Cinecittà?
Non solo sono vero, purtroppo per me. Ma credo pure in Dio.
E il mio modello ispiratore, il mio maestro, sai chi è?
È proprio Don Abbondio, anche se non ho alcun Don Rodrigo da servire in quel di Roma.
Mi piego ma non mi spezzo. Basta che nessuno osi toccarmi la santa ficula.

Chi prova Hatù non cambia più. L’essere umano più divertente mai incontrato in vita.

Ma spiami una cosa, Reverendo, come mai un Vaticano così schizzinoso e pudico sul sesso diventa padrone della Hatù, ovvero della maggiore fabbrica europea di profilattici?
Misteri della fede, caro giovanotto. E non tirarmi fuori anche Marcinkus, perché allora mi fai ricordare l’Innominato.
Continuiamo a parlare di fica, che è una cosa molto più sana e tranquilla.
Beh, allora, per sdebitarmi delle risate che mi hai fatto fare, ti racconto una barzelletta sulle campane.
Sulle campane, che fanno rima con puttane? Guarda che la so già.
No, ho detto campane, ma intendevo campanelle minuscole.
Dai, sentiamola, che se è buona la posso inserire nella mia messa serale di domani.

La barzelletta delle campanelle

Il marito dà un bacio a sua moglie e va a lavorare
Fatti 20 chilometri, si accorge di aver lasciato a casa la patente.
Dietrofront e torna a casa improvvisamente, creando così una emergenza e un pandemonio.
La moglie, nuda e surriscaldata, è infatti in piena azione a letto con il focoso amante.
Al rumore dell’auto, la donna prende il giovanotto e lo spinge veloce nell’armadio, rinchiudendo frettolosamente le due ante.
La manovra riesce perfetta, solo che i testicoli del poveretto restano chiusi indecentemente fuori.
Arriva trafelato il marito.
Come sono distratto, cara, dice alla moglie, che si finge mezza addormentata sotto le coperte.
E prende dal comodino la sua licenza di guida. Poi dà un pizzicotto d’affetto alla sua donna e va verso la porta, accorgendosi però che qualcosa di inusuale spunta e penzola dall’armadio.
Cos’è quello cara? Un aggeggio natalizio preso dall’albero? La donna si mette a sedere sul letto, guarda e riguarda verso l’armadio e dice.
Ah, sì, Intendi quelle? Si tratta, di due, come si dice, di due campanelle.
Campanelle? Fa l’uomo. Si avvicina incuriosito e con due dita dà loro un primo colpetto, e poi un secondo ancora più forte.
Come fai a chiamarle campanelle cara, se nemmeno suonano? Se anziché fare ding fanno plòf?
Ma caro, è tutta questione di pratica, fa lei.
Il marito, non volendo sentirsi inetto ed incapace, torna alle ante e schiocca un colpo più secco.
Al che l’armadio si apre e una voce roca e affranta gli fa Din, Don, pagliaccio, sei contento adesso?

Questa è la migliore del repertorio

Caro mio, questa sì che è forte. La inserirò tra le migliori del mio repertorio
E, intanto che mi complimentava, l’aereo toccava terra sulla pista di Fiumicino.
Non potrei citarlo per nome, per ovvi motivi, ma avrei dovuto chiedergli almeno il telefono o l’indirizzo, perché un elemento di quella portata non lo trovi davvero tutti i giorni.
Invece, corsi alla prima toeletta, e persi così l’essere umano più divertente mai incontrato in vita mia.

Un pensierino al dr Bruno Giovannetti

C’è più di un lettore che si lamenta di una cosa.
Voi vegetariani e voi igienisti dite cose controverse e a volte assai interessanti.
E parlate spesso in modo irriguardoso dei preti, per le loro note attitudini carnofile.
Tutto fa brodo, e vi si legge pure volentieri.
Ma un difetto che avete, è quello di essere piuttosto monotoni e scontati, nel senso che si sa già in anticipo da che parte andate a parare.
In altre parole saremmo a volte noiosi e ripetitivi.
Persino l’amico medico e scrittore Bruno Giovannetti ha sollevato questo problema.
Purtroppo, nell’ambito di questo lavoro, che per noi è una piccola ma importante missione, attraverso la quale cerchiamo o almeno ci illudiamo di renderci utili alla natura, agli animali e all’umanità, non possiamo permetterci di fare anche i romanzieri.

A volte ci annoiamo anche noi, ma purtroppo è d’obbligo tornare a ritmo sui medesimi argomenti

Ci annoiamo pure noi a ripetere più volte che il problema B12 è una bufala, che il problema ferro-eme è una bufala, che l’Aids è la più grossa canagliata mai ideata e condotta in porto nella storia dell’umanità, e che il creatore ci ha costruiti senza difetti e senza trucchi.
Ma lo dobbiamo fare perché il problema esiste e perché è la controparte, la parte avversa, ed anche la stessa popolazione soggiogata dalle congreghe del male, a riproporre in continuazione i medesimi meccanismi ed i medesimi imbrogli che noi siamo chiamati a smontare una, dieci e cento volte.
Eccovi dunque servito un discorso sul sesso, fuori dalle righe.
Solo per dire che non siamo dei ragionieri del vegetale e dell’animale, ma siamo innanzitutto persone viventi e pulsanti, con pregi e difetti e con tante cose, speriamo simpatiche e non offensive, da raccontare.
Il prof Franco Libero Manco mi aveva chiesto in realtà di affrontare l’argomento con un taglio scientifico e serioso, che giungesse alla fine a stabilire l’utilità e l’importanza del sesso, possibilmente canalizzato nel modo giusto e con la compagna giusta.
Lo faremo nelle prossime puntate.

Valdo Vaccaro

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