VEGAN-CRUDISMO IN CLIMA SIBERIANO

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LETTERA

Buon giorno Valdo, sono Maria Pia, le scrivo dalla Sicilia. Seguo il suo sito e ho letto diverse sue tesine per mezzo delle quali sono riuscita a risolvere i cosiddetti mali stagionali di marito e figli piccoli. La lettura di due dei suoi libri che mio marito comprò due anni fa mi ha permesso di prendere piena consapevolezza circa l’importanza del cibo che immettiamo nel nostro corpo, al punto che da due anni ho abbandonato definitivamente gli schemi macrobiotici del cibo cotto e dei troppi cereali per dedicarmi con passione e fantasia alla preparazione di pietanze a base di frutti e verdure.

Per tutto questo che ho sopraddetto la ringrazio immensamente. Sono stata più volte tentata di scriverle perché pensavo di non riuscire a trovare le risposte da sola, ma alla fine consultando le sue tesine e ragionando sul nostro stile di vita sono riuscita a venirne a capo anche in una delicata situazione di fistola di mio marito.

Adesso devo farle una domanda la cui risposta per me risulta essere molto importante e che non sto riuscendo a trarre dalle tesine. In una situazione in cui ci si debba alimentare per un mese vivendo a temperature di -10°, con nessuna possibilità di reperire frutti e verdure fresche, e poca possibilità di cucinare, come sarebbe meglio creare una sufficiente idratazione del corpo e allo stesso tempo una discreta riserva di grassi così da proteggere il corpo dal freddo?

Il mio primo pensiero è andato verso la frutta secca, la frutta disidratata, i semi e le alghe. Ma parlando con alcune persone che già vivono in climi freddi mi è stato detto che comunque il grasso animale è quello che consente una maggiore riserva di energia. Credo che per il mio corpo questo sarebbe deleterio, sopratutto adesso che, dopo più 3 anni di vegetarismo ho riscoperto la vitalità e la forza che il cibo “innocente” (come da lei definito) comporta. La ringrazio per la sua attenzione e per il suo tempo prezioso. Cari Saluti.
Maria Pia


RISPOSTA

L’UOMO NON È BRAVO QUANTO LA RENNA

L’essere umano, in condizioni normali e naturali, non è progettato per vivere al freddo estremo, ma piuttosto in zona equatoriale-tropicale-temperata. È infatti dotato di pelle e di pori traspiranti (oltre 5 milioni di pori), non certo di pelliccia. Pertanto, se uno vuole davvero mettersi alla prova con le basse temperature, deve per forza ripararsi col giusto vestiario e adottare una appropriata alimentazione che permetta di pareggiare il bilancio calorico.

Molto dipende anche dal posto in cui si vive e dal tempo di permanenza (stabile o per vacanza). Chiaro che se uno vive normalmente intorno alla calotta polare, e magari in un igloo fatto di blocchi di ghiaccio, ben lontano dalle città, dovrà necessariamente prendersi quello che l’ambiente offre.

Dovrà forare il ghiaccio e catturare qualche pesce. L’uomo non può certamente equipararsi alla brava renna, la quale è capace di sopravvivere all’inverno artico alimentandosi di muschi, licheni e fieno secco recuperato sotto la neve.

NELLE DACIE DELLA TUNDRA RUSSA CI SONO OTTIMI ORTI

Diverso è il discorso se uno vive in un centro abitato dove non manca qualche supermercato ben fornito, per cui non esistono problemi. Del resto è provato che, se uno è davvero vegano o vegetariano, è deciso ad esserlo in ogni circostanza, per cui riesce a sopravvivere al meglio in qualunque clima, usando la testa e il buonsenso.

Tener presente che l’estate artica è lunga e intensa per cui dall’Alaska al Labrador, dalla Groenlandia alla Russia settentrionale crescono ottimi frutti e straordinarie verdure. Nei boschi abbondano i lamponi artici, le fragole, i mirtilli, l’uva spina, le mele e i kaki. Si coltivano inoltre ottimi ortaggi come patate, carote, cavoli, cetrioli, pomodori porri, rape, ravanelli, bietole, cipolle, aglio, zucchine, pomodori, radicchi, crescione, funghi, eccetera.

Le zucche dell’Alaska arrivano a pesare centinaia di chili. Pure i cereali come la segale, e un ottimo pane nero integrale, fanno parte del tipico menu dei paesi freddi. Pasta e pizza non sono affatto delle rarità. Quello che manca, come accade a noi in Sud-Europa, viene semplicemente importato, e mi riferisco a banane, ananas, uva, papaia, manghi, arance, pesche.

ALCUNI CONSIGLI ALIMENTARI PER UN MESE DI CLIMA GELIDO

Cosa mangiare dunque in clima sottozero, senza far soffrire il corpo? Direi che sia meglio rinunciare al veganismo rigoroso e accontentarsi di un vegetarismo inclusivo di qualche uovo e qualche porzione di formaggio, meglio di capra. Oltre a questo, sarà opportuno abbondare in patate, carote, cavoli, porri, fagioli, funghi, avocado, olio di oliva extravergine, crema di olive, pinoli, mandorle, noci, datteri, uva secca, semini vari, alghe e pane nero di segale.

Da rilevare che nelle città siberiane, tanto per fare un esempio, non manca la pasta e non manca la pizza. Me l’ha raccontato Roberto, uno dei partecipanti alla recente vacanza igienista di Fanano, reduce da un viaggio nella penisola di Kamchakta, all’estremo nord-est della Siberia.

IL VEGAN-CRUDISMO TENDENZIALE, SOSTENIBILE E PERSONALIZZATO VALE PER TUTTI I CLIMI

Il clima non deve insomma diventare un alibi per passare all’onnivorismo alle prime difficoltà. Tant’è che le trasgressioni avvengono sia col clima freddo che col clima equatoriale.

Sappiamo benissimo che in Filippine, Thailandia, Indonesia, Malaysia e Sud-Est Asiatico, pur avendo i migliori frutti del mondo intero, e pur potendo disporre di verdure fresche di ogni genere per 12 mesi l’anno, esiste una maggioranza mal guidata e mal consigliata che continua a mangiare carne bianca e rossa, carne di maiale e di pollo, pesci e crostacei, latticini e dolciumi, e continua pure a bere tè, caffè e cole, ovvero bevande spazzatura, pur disponendo di magnifico acqua di cocco fresca. I risultati parlano chiaro. La gente vive poco e vive male, nonostante il clima magnifico e le straordinarie risorse a disposizione.

IL BUSINESS OSPEDALIERO PIÙ CHE MAI FIORENTE IN ASIA

Quando non si rispettano le regole fondamentali imposte dal proprio sistema mentale-intuitivo-digestivo e, quando si dà al corpo carburante falso e difettoso, incompatibile con le esigenze insopprimibili del proprio corpo, si finisce per pagare dure conseguenze.

A guadagnarne sono gli ospedali che lavorano a pieno ritmo. Uno dei business più remunerativi in Asia è infatti la vacanza ospedaliera, dove esiste una concorrenza spietata tra Singapore, Malaysia e Indonesia, mete preferenziali dei clienti ricchi di Cina e Giappone, oltre che di molti americani. In Thailandia poi c’è persino chi beve avidamente il sangue di coccodrillo, forse nella vana e pazzesca speranza di assorbire la forza e la longevità di tale animale.

Per concludere, nessuna emergenza. Le persone che già vivono nei climi freddi possono pensarla in diversi modi. Ovvio che se sono onnivore, trovano impossibile il vegetarismo in qualunque clima, e in particolare nel clima gelido. Un buon vegetariano campa benissimo anche nel sottozero. È tutta una questione di sapersi organizzare.

Valdo Vaccaro

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