VITAMINA D, CALCIO E OSTEOPOROSI

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LETTERA

L’ibandronato e gli effetti collaterali

Salve, le scrivo da Trento. Mi chiamo Marco T. e sono vegetariano, ma non è di questo che volevo parlare.
Mia madre è stata operata nel 2008 per un tumore al seno.
Per fortuna è andato tutto bene.
Ma, per 5 anni, le è stata prescritta una pasticca.
Credo si tratti di ibandronato, e la deve prendere una volta al mese.
Questo farmaco le sta provocando notevole effetti collaterali che vanno dai giramenti di testa alla diminuzione del calcio, per cui sta andando incontro a un’osteoporosi poco invidiabile.
Ho letto poi, da fonti web, che dovrebbe assumere alimenti contenenti vitamina D.
Mi può fare un elenco con tutti gli alimenti contenendi questo tipo di vitamina?
Ringraziandola anticipatamente, la saluto.

*****

RISPOSTA

Il rimodellamento osseo e l’azione inibitoria contro gli osteoclasti

Il rimodellamento osseo è un fenomeno costante nella vita di ogni persona, ed è basato sull’azione contemporanea di osteoclasti (cellule smantellatrici dell’osso) e osteoblasti (cellule ricostruttrici del medesimo).
Queste cellule ossee mantengono in pratica l’intera situazione scheletrica in equilibrio dinamico.
Nella donna anziana e in fase post-menopausale la medicina ricorre a diversi trattamenti contro l’osteoporosi.
L’ibandronato è un farmaco appartenente alla classe degli amidobifosfonati.
Trattasi di uno dei mezzi più potenti a disposizione del medico, in quanto possiede un’azione inibitoria diretta nei riguardi dell’attività osteoclastica.

La critica igienistico-naturale

Il commento igienistico a questo tipo di interventi è ovviamente critico.
Critico in linea generale perché sappiamo benissimo che la parola farmaco in greco significa ne più ne meno veleno.
Essendo l’ibandronato un farmaco potente, è anche nel contempo un potente veleno.
Se davvero esiste una superiorità disgregatrice degli osteoclasti sugli osteoblasti nel caso di tua madre, questo fenomeno lo ha deciso il suo corpo per dei motivi razionali che non è semplice individuare con sicurezza.

La cura del sintomo, disarmonica rispetto allo schema razionale interno

Il fenomeno in questione non è malattia ma sintomo di altre situazioni temporanee o stabili, definibili in caso come vere malattie o veri squilibri sui quali intervenire (esempio classico, mancanza di sole e pertanto di vitamina D).
C’è un suo sistema immunitario che sa esattamente cosa fare, e ci sono precise disposizioni stabilite dall’ipotalamo che usa lo strumento della tiroide per stabilire un determinato equilibrio interno, ed in particolare una distribuzione regolata del calcio.
Gli accadimenti interni seguono insomma uno schema preordinato di razionalità e di causalità, e non succedono a caso.

Effetti e contro-effetti nei riguardi del sistema immunitario.
Non esistono al mondo guarigioni ma solo auto-guarigioni.

L’immancabile voglia medica, la solita smania e propensione di intervenire e di curare, si scontrano spesso con tali meccanismi, andando il più delle volte a creare effetti e contro-effetti, che il sistema immunitario qualifica sicuramente come perturbazioni invasive, come ostacoli più che coadiuvanti di un eventuale riequilibrio guaritivo.
È sempre il sistema immunitario, lui e nessun altro, a rimettere le cose in ordine ed a guarire.
Non esistono guarigioni al mondo ma solo auto-guarigioni.
Auto-guarigioni le quali, più che grazie all’intervento medico, accadono nonostante l’intervento medico.

Il dramma umano di ogni medico sta nella sua stessa deontologia

Non si tratta di una perversione mentale o di cattiva volontà sanitaria, o di cinismo operativo, ma di autentico obbligo deontologico di fare, di operare, di prescrivere.
Se un medico non fa questo va incontro a dei problemi professionali.
Un medico non può tirarsi indietro, non può rifiutare di fare il medico invasivo.
È prigioniero di uno schema.
Questo è il vero dramma psicologico, umano e morale della medicina moderna.
Un suo astenersi, un suo essere prudente, un suo non prescrivere, verrebbe interpretato dall’ordine e spesso, paradossalmente, pure dal paziente, come un atto di impossibilità, di insubordinazione, di incompetenza.

La vitamina D, trasportatrice e distributrice di calcio

La vitamina D esiste nella forma concreta delle vitamine liposolubili (oleovitamine) D2 e D3, importantissime per il metabolismo del calcio negli umani.
L’oleovitamina D2 (C28H44O) o calciferolo, è presente negli oli dei semini vegetali (sesamo, lino, girasole, papavero) e dei cereali (specie nella segale e nell’avena), e si trova in minime ma utili quantità in tutte le foglie verdi e nei germogli, nelle punte o getti di piante primaverili, nei broccoli, nel crescione, nei lieviti, favorita dall’azione del sole sulle piante.
L’oleovitamina D3 (C27H44O) o colecalciferolo, è sostanza organica lipoide, derivante dal
7-deidrocolesterolo, e trasformata dall’azione del sole sull’ergosterolo della pelle.
In pratica la sostanza cerosa prodotta dal corpo e chiamata colesterolo buono ad alta densità (HDL), serve anche a garantire il minimo vitale di vitamina D.

Stare al sole ed evitare sostanze D-distruttrici e comportamenti D-impedenti

Entrambe la D2 e la D3, chiamate per comodità e semplicità vitamina D tout-court, vengono rese attive dalla irradiazione e dalla luce solare.
Mezz’ora di sole al giorno, preferibilmente a corpo nudo, garantiscono tutta la vitamina D necessaria a stare bene.
Anche la luce solare filtrata tra le nuvole offre un certo apporto, per cui l’esposizione della pelle all’aria è sempre un fatto positivo.
Più la gente si copre e maggiori carenze si causano al corpo.
Non basta solo cercare la vitamina D, optando per il solarium e lo stare di più all’aria aperta, ma occorre evitare le sostanze distruttrici della vitamina D, che sono principalmente il sale e l’aceto.
Cappelli, occhiali scuri, tatuaggi, eccesso di vestiario, creme protettive, sono tutte cose che creano impedimento assorbitivo alla pelle e vanno decisamente condannati.

Il pericolo della ipervitaminosi-D

Il fabbisogno giornaliero viene calcolato in 400 U.I.
La deficienza di vitamina D porta al rachitismo e all’osteomalacia, ossia a progressiva decalcificazione e rammollimento delle ossa.
Più che la deficienza di vitamina D, il pericolo maggiore è rappresentato dalla ipervitaminosi D, riguardante coloro che si illudono di risolvere le proprie carenze con le vitamine sintetiche.
Essendo la D non idrosolubile, non scaricabile nelle urine come ad esempio la C (che nella versione sintetica fa ugualmente male), resta depositata all’interno dell’organismo, con effetti decisamente tossici ed avvelenanti (vomito, fatica, depositi gialli sotto le unghie e negli occhi).
Le antiche cure a base di olio di fegato di merluzzo, a parte la schifosità, rientrano per l’appunto in quella categoria.

Il vero problema è quello di poter disporre di buon calcio organicato

Tutto sommato, non è che il corpo abbia bisogno diretto di vitamina D per sua diretta utilizzazione, ma solo come mezzo di trasporto e di distribuzione interna del minerale calcio organico.
Il calcio è un minerale facilissimo da trovare.
Il corpo ne richiede 0,8 grammi al giorno, nella forma organicata naturale ovviamente.
Abbondanza di calcio organicato si denota nei semi di chia, semi di sesamo, di lino e girasole, nelle foglie verdi, nelle bucce degli agrumi, nelle noci e nelle mandorle.

Le D-carenze e le influenze stagionali tossico-carenziali (e mai batterico-virali-contagiose)

Le crisi tossico-carenziali di vitamina D e quindi di calcio e quindi di alcalinità del sangue (che deve stare ben al di sopra del livello neutro 7 nella scala acido alcalina 1-14), hanno per diretta conseguenza un indebolimento del sistema immunitario.
Non a caso ciò accade preferibilmente durante la stagione invernale.
Non a caso le influenze stagionali e le influenze inventate (aviarie-suine-caprine-asinine) si concentrano nei mesi freddi pre-primaverili, quando diverse situazioni precise concorrono a determinare la crisi:

– oggettiva diminuzione delle temperature e dell’irradiamento solare.
– soggettiva inattivazione dei pori della pelle mediante eccessiva vestizione protettiva.
– soggettiva diminuzione attività ginnico-atletica all’aria aperta.
– soggettiva diminuzione di apporto sostanze alimentari cariche di forza solare (più cibi cotti)
– soggettivo aumento di cibi salati, di cibi con pessimo rapporto calorie/micronutrienti utilizzabili.

Quelli sono i punti chiave per cui la gente si ammala in serie, non certo i reclamati contagi batterico-virali, tanto comodi alle multinazionali del farmaco e del vaccino.

I nemici acerrimi della mamma osteoporotica

Per riepilogare, tua madre ha alcuni nemici dai quali stare alla larga:

1) L’ombra e il chiuso.
2) L’immobilità e la scarsa respirazione.
3) Cibi acidificanti o acido-formanti o muco-formanti (vedi opera illuminante del dr Arnold Ehret).
4) Sale e aceto(cercare delle alternative più naturali).
5) Cibi cotti.
6) Latticini e carni.
7) Caffè e the.
8) Farmaci e vaccini.

Mantenere in efficienza la tiroide e le altre ghiandole endocrine, cioè vivere sano e conformemente alla natura, come amava dire Marco Aurelio, il più saggio e colto degli imperatori romani

È basilare mantenere in buone condizioni di equilibrio la tiroide e tutto il sistema ghiandolare, mangiando vegano e crudo, e lasciando rigorosamente fuori i latticini.
Per una buona assimilazione del calcio la panacea esiste senza ombra di dubbio.
Tante belle camminate all’aria aperta, accompagnando i passi con respirazione profonda e ritmata, a pieni polmoni, senza timore di sbuffare e di farlo rumorosamente, come dei mantici in azione espulsiva.
Ogni volta che ci sono raggi di sole da prendere, non farsi pregare e andar fuori a catturarli.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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