ZARATHUSTRA E GIORDANO BRUNO NEL NICHILISMO SPIRITUALE DI NIETZSCHE

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LE SCELTE DI NIETZSCHE FANNO CAPIRE DI QUALE PASTA FOSSE FATTO

“Gli uomini più profondi hanno sempre provato compassione per gli animali”, disse Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900). E nella categoria degli uomini più illuminati ed eccellenti, includeva non a caso Zarathustra, nel suo famoso testo “Così parlò Zarathustra”, e il nostro straordinario filosofo Giordano Bruno.

LE PAROLE DI GIORDANO BRUNO PESAVANO E PESANO TUTTORA COME MACIGNI

Il solo pensare che siamo motivati e spinti esclusivamente da cose materiali e toccabili rasenta la follia umana, è addirittura stupidità manifesta. Queste cose soleva affermare Giordano Bruno. Parole pesanti non come pietre ma come macigni per la gente di bassa spiritualità, ma soprattutto per i papi dei suoi tempi, notoriamente legati al potere temporale, al possesso di persone e cose, al dominio sulle idee altrui, inclini alle cene pantagrueliche con antipasti di quaglie e di fagiani, seguiti da fegatini d’oca e di vitello, da capretti e maiali arrostiti allo spiedo o alla piastra, annaffiati dai migliori vini delle loro fornitissime cantine.

L’INCLEMENZA E IL CINISMO DI CLEMENTE VIII FANNO TREMARE E VACILLARE IL VATICANO DA SECOLI

Non è affatto consolante sapere poi che il pontefice firmatario della sua orribile condanna al rogo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600 si chiamasse Clemente VIII. Chissà se si fosse chiamato Inclemente cos’altro ancora avrebbe inventato pur di rendere la fine del filosofo demoniaco di Nola ancor più truce, bieca e crudele.

I RAGIONAMENTI E LA SENSIBILITÀ POETICA DI GIORDANO BRUNO NON PASSARONO INOSSERVATI A UN PENSATORE LIBERO DEL CALIBRO DI NIETZSCHE

Non solo pensatore profondo e filosofo di alta qualità, ma anche poeta ricco di fantasia e di originalità, questo era Giordano Bruno. A Nietzsche non potevano sfuggire tali speciali caratteristiche “È certo una pena ben grave vivere così, come una bestia, tra fame e cupidigia, e senza giungere mai ad alcuna consapevolezza di questa vita. Né si potrebbe pensare sorte più dura di quella della bestia da preda che è spinta nel deserto in lotta dilaniante con altri animali e con l’uomo stesso, mossi dalle avidità più disgustose”.

L’ATTACCAMENTO ALLA VITA E ALLE COSE FUTILI PORTAL’UOMO AL DECADIMENTO E AL LIVELLO DELLA BESTIA

“Essere così ciecamente e stoltamente attaccati alla vita, senza alcuna prospettiva di un premio superiore, ben lontani dal sapere che così si è puniti, questo significa essere una bestia. Finché si aspira alla vita come a una felicità futile, casuale e gratuita, non si è ancora sollevato lo sguardo al di sopra dell’orizzonte della bestia, si vuole soltanto ciò che la bestia cerca spinta da cieco istinto. Ma così succede a noi tutti per la maggior parte della vita. Non usciamo dalla bestialità e diveniamo noi stessi delle bestie soggette a sofferenze senza senso”.

L’OBIETTIVO REALE DELL’UOMO È QUELLO DI ANDARE OLTRE

“Io vi insegno l’oltre-uomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo? Tutti gli esseri hanno creato qualcosa al di sopra di sé e voi volete essere il riflusso in questa grande marea, retrocedendo alla condizione di bestia piuttosto che superare l’uomo? Che cos’è per l’uomo la scimmia? Un ghigno o una condizione incompiuta. L’uomo per essere uomo deve andare oltre a se stesso. L’intero apparato della coscienza è un apparato per astrarre e semplificare, non solo orientato verso la conoscenza, ma soprattutto verso il dominio delle cose. La vera conoscenza esiste nella misura in cui è utile. Non c’è dubbio, infatti, che tutte le percezioni di senso sono impegnate in giudizi di valore e di gradimento. Utile e dannoso, piacevole e spiacevole. La logica stessa è legata a questa condizione”.

PIÙ CHE POESIE, GLI SCRITTI DI GIORDANO BRUNO ERANO PER NIETZSCHE DELLE GOCCE CORROBORANTI

“Queste poesie di Giordano Bruno sono un regalo di cui le sono grato con tutto il cuore”, scrisse Nietzsche a un suo amico che gliele aveva inviate. “Mi sono permesso di appropriarmele come se le avessi scritte io. Le ho prese come gocce corroboranti. Se lei sapesse quanto raramente mi viene ancora qualcosa di corroborante dall’esterno”. “Nella solitudine il solitario divora se stesso. Nella moltitudine lo divorano i molti.

SCARSA COMPRENSIONE E TENEREZZA NEI RIGUARDI DEI MORALISTI

Nel Nichilismo manca il fine, manca la risposta al perché?”. Che cosa significa nichilismo? Che i valori supremi perdono ogni valore. Non ho mai sentito dire che le flatulenze determinino situazioni filosofiche. Non resta altro mezzo per rimettere in onore la politica, si devono come prima cosa impiccare i moralisti. Queste alcune battute caratterizzanti la complessa figura del filosofo tedesco.

L’IMPORTANZA DI DIMENTICARE E DI SVUOTARER LA MENTE

Osserva il gregge che pascola davanti a te. Non sa che cosa sia ieri e che cosa sia oggi. Trotterella e bruca, mangia, digerisce, bruca di nuovo. È così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere ed il suo dispiacere, attaccato cioè alle necessitò dell’attimo e perciò non è né triste né annoiato. L’uomo chiese una volta all’animale: “Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della felicità?” L’animale voleva rispondere e disse: “Ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire”. Ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque. Così l’uomo se ne meravigliò. Ma si meravigliò anche di se stesso, di non aver imparato a dimenticare le sue cose e di essere sempre troppo legato al passato. Per quanto lontano egli vada e per quanto velocemente lo faccia, la catena lo accompagna. L’attimo in un lampo è presente, in un lampo è passato. Prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace dell’istante successivo.

IL NICHILISMO DI JACOBI, KANT E FICHTE

Il nichilismo, o volontà del nulla, è un orientamento filosofico che nega l’esistenza di valori e di realtà comunemente ammessi. La diffusione del termine risale alla fine del ‘700, prendendo nome dal latino Nihil=nulla, quando Jacobi caratterizzò come nichilista la filosofia trascendentale di Kant e soprattutto la ripresa fattane da Fichte. Secondo Jacobi il sistema della pura ragione “annichila ogni cosa che sussista fuori di sé”.

SHOPENHAUER, DOSTOEVSKY E LA MORTE DI DIO

Successivamente, Schopenhauer riprende in chiave nichilista il problema della conoscibilità e dell’essenza del reale. La realtà fenomenica è l’apparenza nullificante e dolorosa della Volontà irrazionale e inconscia che origina il cosmo intero. L’uomo può liberarsi solo cessando di volere la vita e il volere stesso, per abbracciare il nulla. Con Dostoevski il termine indica la perdita dei valori tradizionali cristiani nel mondo moderno, il destino della modernità dopo “la morte di Dio”.

L’ETICA DELL’AMORE, DELLA PIETÀ E DELLA MORTIFICAZIONE DEL CORPO RAPPRESENTANO PER NIETZSCHE UNA PERVERSIONE E UNA PATOLOGIA

Per Nietzsche il nichilismo è intimamente legato al Cristianesimo che, insegnando a cercare la verità in un altrove metafisico, condanna il mondo e Dio stesso al nulla. La massima espressione di questa nullificazione dell’uomo sta per paradosso nella religione ebraico-cristiana, con la sua etica dell’amore, della pietà e della mortificazione del corpo finalizzata ad una ipotetica felicità ultraterrena. Nietzsche vede in questo solo una perversione dello spirito, una patologia dell’umanità.

IL NICHILISMO È INTRINSECO IN TUTTE LE METAFISICHE

Nietzsche parla anche di un nichilismo intrinseco a tutte le metafisiche, dato dal prevalere in esse di un atteggiamento contrario alla vita. Secondo lui tutti i sistemi etici, le religioni e le filosofie elaborate nell’intera storia dell’Occidente sono interpretabili come stratagemmi elaborati per infondere sicurezza alla gente, a chi non riesce ad accettare la natura imprevedibile della vita e si rifugia in un mondo trascendente. Nichilismo come reazione protettiva di un uomo insicuro, spaventato dalla propria stessa natura passionale ed istintuale, di un uomo incapace di accettarsi.

NICHILISMO COME CRISI DI VALORI DELL’ETÀ MODERNA

Nietzsche intende con nichilismo la morte di Dio, ossia la condizione dell’uomo moderno, che a partire dall’Illuminismo ed a causa di una presunta “accresciuta potenza dello spirito”, crede sempre di meno nei valori tradizionali. È una crisi di civiltà che il filosofo riassume con la formula “Dio è morto”, dove Dio è il simbolo di tutte le fedi e di tutte le metafisiche. Nietzsche descrive in termini efficaci questo nichilismo come crisi di valori dell’epoca attuale, dove si evidenzia il venir meno di ogni certezza, l’abbandono di ogni prospettiva religiosa o oltremondana, oltre che un forte senso di fallimento e di smarrimento esistenziale.

TENTATIVO DI INVENTARE E CREARE NUOVE FEDI

Ne consegue una nostalgia del passato, il rimpianto per quel periodo felice in cui ancora si credeva alle favole metafisiche. L’uomo moderno non crede più, ma vorrebbe ancora farlo, anche se non sa più in cosa credere e non riesce più ad usare i miti ed i riti del passato. Finisce quindi con l’inventarsene di nuovi, creando nuove fedi in sostituzione delle antiche, spesso investendo di senso religioso le ideologie politiche.

LA PROLIFERAZIONE DELLE SETTE RELIGIOSE

Nelle esperienze tragiche della storia moderna, nel proliferare delle sette religiose, nel persistere di credenze magiche, nell’astrologia, nella parapsicologia, nell’ufologia, nel misticismo e nelle apparizioni della Madonna si può vedere una disperata forma di nichilismo, una volontà di credere ad ogni costo a qualsiasi cosa. In questo senso Nietzsche rivendica per sé il titolo di primo nichilista.

TUTTE LE ORECCHIE SONO PRONTE AD ASCOLTARE LA STORIA DEI PROSSIMI DUE SECOLI

Così Nietzsche parla di se stesso. “Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire, ossia l’avvento inevitabile del nichilismo. Questa storia può già ora essere raccontata, perché la necessità stessa è qui all’opera. Questo futuro parla già per mille segni, questo destino si annunzia dappertutto, per questa musica del futuro tutte le orecchie sono già in ascolto. Tutta la nostra cultura europea si muove in una torturante tensione che cresce di decennio in decennio, come protesa verso una catastrofe irrequieta, violenta e precipitosa.

LA PAURA DI RIFLETTERE E LA RASSEGNAZIONE DI CHI ACCETTA PASSIVAMENTE LA CRISI EPOCALE

L’umanità presa nel vortice di una corrente che vuole giungere alla fine, che non riflette più ed ha nel contempo paura di riflettere. Accanto a un nichilismo attivo, segno di forza e crescita dello spirito, esiste poi un nichilismo passivo, determinato dall’attenuarsi dell’energia dello spirito, dove si verifica una accettazione rassegnata della crisi dell’epoca.

SOTTO L’APPARENTE SCETTICISMO NULLIFICATORE DI NIETZSCHE SI NASCONDONO I SEGNI DELLA PIÙ ALTA SPIRITUALITÀ

Eppure, in questo apparente furore distruttivo e in questo atteggiamento pessimista e scettico, ci sono paradossalmente i segni forti ed inequivocabili della ripresa e della emancipazione umana, proprio nelle questioni più nobili e qualificanti dell’anima e dello spirito. Se questo non fosse vero, come si spiegherebbe la scelta di Nietzsche verso Giordano Bruno e verso Zarathustra, uomini che seppero coniugare in modo superlativo sia la razionalità concreta del quotidiano che le questioni più profonde e toccanti dell’interiorità umana?

LE PAROLE DI ZARATHUSTRA TRASCENDONO I DIZIONARI E DIVENTANO PERLE PREZIOSE

Tra le grandi perle di Zarathustra, alcune sono davvero cariche di significato. “Ogni grande amore supera il perdono e la compassione. Bisogna tenere fermo il proprio cuore poiché, se lo si lascia andare, ben presto se ne va via anche la testa”. Oppure, ” Che cosa ci fai qui? Sapevo da tempo che il diavolo mi avrebbe fatto lo sgambetto. Ora mi trascina all’inferno: vuoi impedirglielo?”. “Sul mio onore, amico” rispose Zarathustra, “Non c’è niente di quello di cui parli. Non c’è diavolo e non c’è inferno. Se vivi nella paura, la tua anima morirà ancora più rapida del tuo corpo!”

LA STRUGGENTE PREGHIERA IN FAVORE DEL REGNO ANIMALE E DELL’ECOSISTEMA

Ma la struggente preghiera di Zarathustra dice ancora di più. “Mi pento, mi umilio, faccio penitenza per tutti i peccati che posso aver commesso contro il regno animale, contro la terra, contro l’acqua, contro la flora e tutta la vita erborea. Mi pento e mi umilio per ogni ingiustizia compiuta”. Offriamo le nostre preghiere a tutte le sorgenti, ai ruscelli, alle piante che crescono, alle imponenti foreste, e all’intera terra e al cielo, a tutte le stelle, al sole, alla luna, alle luci eterne. A tutti gli animali che vivono nelle acque, a quelli che vivono sulla terra, a quelli che dispiegano le ali in volo e a quelli che camminano nelle pianure. A tutti gli esseri animati, buoni e santi della tua Creazione, straordinario artefice di tutto”.

Valdo Vaccaro

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