AGROECOLOGIA SECONDO NATURA E COLTURE IDROPONICHE SECONDO MONSANTO

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

COMMENTO DI MARTIAL BOZON SULLE COLTURE IDROPONICHE

Buongiorno Parmita, buongiorno Valdo e buongiorno a tutti i lettori. Innanzitutto mi scuso per i toni accesi e forse un po’ confusi dall’indignazione nonché per la lunghezza del mio commento, ma quanto appena letto mi ha talmente shoccato che non posso tacere.

Spero di non offendere nessuno, bensì di stimolare una profonda riflessione e di conseguenza una totale revisione del pur interessante progetto dell’ecovillaggio. Quello che mi ha mandato in tilt è stato il leggere sul miglior blog igienista attualmente attivo, l’elogio dell’idroponia. È esattamente come se un medico sostenesse su questo blog di aver trovato il miglior sistema per alimentare l’essere umano: AMPUTARGLI L’INTESTINO E NUTRIRLO CON FLEBOCLISI!!!  Non credo che Valdo sarebbe d’accordo con lui. Esagerato? Assolutamente no: IL SUOLO È L’INTESTINO DELLE PIANTE!!!

Intestino che dovrebbe essere (ma già con l’agricoltura industriale non lo è più) “vivente” ovvero popolato da miliardi di microorganismi al cm3 che, in meravigliosa simbiosi con la pianta, le procurano non i noti N-P-K (frutto del riduzionismo scientifico), non centinaia di nutrienti, bensì, a sua richiesta attraverso complessissimi segnali biochimici, migliaia e migliaia di sostanze che, minuto per minuto, fase vegetativa per fase vegetativa, le sono necessarie per Vivere, crescere sana e donare all’uomo prodotti salutari, altamente nutrienti e vivificanti. Che piacciano o no queste sono le leggi della Natura!

L’agricoltura industriale ha fatto del suolo un supporto inerte, con l’idroponia si propone addirittura di non averne più bisogno. Signora Parmita e cari lettori, non facciamoci abbindolare dall’astuto marketing tipo BigPharma che pretende di risolvere meccanicisticamente problemi che la Natura nella sua infinita Saggezza e Sapienza ha già risolto da miliardi di anni di evoluzione sempre e solo verso un’unica direzione: la Vita.

Ci rendiamo conto che stipare e “pompare” 120 piante in 5mq non differisce in nessun modo (dignità, sostenibilità) dallo stipare migliaia di galline o bovini in qualche mq di capannone??? Ci rendiamo conto che ogni pianta necessita di un adeguata superficie di luce e volume d’aria per vivere in salute, per captare ed accumulare per l’uomo non solo le onde dello spettro visibile ma anche tutte le energie cosmiche??? Ci rendiamo conto che questa pianta ha bisogno di un suolo vivo, ricco di humus (che tra l’altro trattiene l’acqua evitando sia di doverne sprecare 200lt/kg che di dover fronteggiare alluvioni sempre più tragiche nel secolo più siccitoso della storia) in cui estendere i suoi Kilometri (sì, non esagero: Kilometri) di peli radicali per assorbire la maggior quantità di nutrienti della miglior qualità per donarli a chi se ne ciba???

Inoltre, a cosa serve coltivare artificialmente 120 piante se per poter soddisfare le mie esigenze nutrizionali dovrei averne a disposizione il triplo mentre una sola pianta coltivata secondo le leggi della Natura mi sarebbe sufficientein quanto infinitamente più ricca di nutrienti??? E la biodiversità, ingrediente ESSENZIALE per la resistenza e per la resilienza del complesso sistema Vita, dove la mettiamo???

Il risparmio di acqua (che comunque a me non risulta affatto essere di tale portata) non è l’unico valore da tenere conto per la sostenibilità di una produzione (se avrete l’umiltà di affacciarvi all’universo dell’Agricoltura Naturale che proporrò in conclusione, scoprirete che la Natura fornisce già tante risposte assai più efficaci a questo problema): l’agricoltura tradizionale antica riusciva ad ottenere circa 2 calorie alimentari a fronte di una caloria di lavoro fornita, attualmente l’agricoltura convenzionale necessita di circa 10 calorie fossili per ottenere 1 caloria alimentare. Con l’idroponia si può arrivare fino a 20 calorie fossili per 1 caloria alimentare di pessima qualità (se va bene valori nutrizionali scarsissimi ma, dalle mie ricerche, addirittura fortemente AMMALANTI). Per nulla ecologica come soluzione.
Certo che se andiamo a chiedere a Glaxo se i vaccini possono essere nocivi, ci diranno che sono indispensabili alla sopravvivenza umana, così se chiediamo ai produttori di sistemi idroponici se i loro prodotti sono sostenibili e salutari non potremo sperare di avere risposte esenti dai relativi interessi…

Non sono certo io, ricercatore indipendente e sconosciuto a dire questo: per il futuro dell’umanità, invito tutti, non solo chi si accinge a mettere a dimora un solo seme, ma anche chi desidera mettere in bocca un frutto o un ortaggio ad approfondire quanto da me accennato frettolosamente in questo spazio ristretto ALMENO con le seguenti fonti tra le tante disponibili:

Masanobu Fukuoka filosofo e, di fatto, IGIENISTA dell’Agricoltura Secondo Natura. Il suo best seller “La rivoluzione del Filo di Paglia” (disponibile in italiano) è semplicemente pura saggezza a disposizione di tutti.

Claude e Lydia Bourguignon, agronomi e ricercatori indipendenti di fama internazionale fondatori del laboratorio di analisi LAMS (http://www.lams-21.com/artc/1/en/) tra i migliori conoscitori di suoli agricoli di tutti i continenti. Autori di numerose conferenze reperibili su YouTube (lingua francese ma alcune tradotte anche in inglese) nonché del libro “Le Sol, la Terre et les Champs” la ” – ed. Slow Food. La loro considerazione dell’idroponia non è certo così positiva…

Gilles Domenech, pedologo che sta ampliando le sue competenze di suolo vivente anche in territori aridi: http://jardinonssolvivant.fr/ Perrine e Charles Hervé-Gruyer, con la loro fattoria http://www.fermedubec.com/ dimostrano come sia possibile conciliare miglioramento del suolo, nutrizione fisica e nutrizione spirituale essendo il loro paradiso terrestre luogo in cui persino i visitatori percepiscono un’energia quanto meno rasserenante oltre che di grande produttività ed alta qualità. Non a caso il loro libro si intitola “Permaculture – guérir la terre, nourrir les hommes” (Permacultura – Guarire la Terra, nutrire l’umanità) ed è stato da poco tradotto anche in inglese.

Pierre Rabhi: le sue origini nord-Africane gli hanno fatto mettere a punto l’agroecologia, sistema di vita ed integrazione uomo-filosofia-coltivazione. Fondatore di un ecovillaggio che potrebbe essere fonte di ispirazione. Ma per chi ha fretta e troppo poco tempo da dedicare alla ricerca internazionale, la povera Italia sempre ultima ruota del carro in tutte le innovazioni, in questo caso propone una perla di rara preziosità.

L’Azienda Agricola Manenti di Gigi Manenti e Cristina Sala, autori di “Alle radici dell’Agricoltura” trattato breve ed alla portata di un bambino di 5° elementare (non è necessario saper leggere le tabelle agronomiche riportate solo a dimostrazione delle loro scoperte). Ribaltando la certezza scientifica, nella loro modestia, sono i primi ad aver dimostrato a tutte le facoltà universitarie di microbiologia molecolare del mondo che anche una banale lattuga, se coltivata secondo le leggi della Natura, viene colonizzata dalle micorrize con tutti i benefici che ne conseguono soprattutto a livello nutrizionale e fitosanitario.

Per concludere, auguro di cuore a tutti di fermarsi un momento a riflettere su questo commento e in particolare a Parmita di realizzare il suo sogno. Ce n’è davvero urgente bisogno! ma con un orientamento decisamente più in linea con le leggi di Madre Natura, quindi con un orientamento coerente con l’autentico pensiero Igienista. Altrimenti al suo villaggio rimarrà ben poco di ecologico e ben poco di salutistico. Grazie per l’attenzione e per la pazienza.

Martial Bozon da Aosta

Condividi con i tuoi amici.

Comments are closed.