ANCHE LE CAROTE PIANGONO

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LETTERA

Caro Valdo hai mai percepito le urla di terrore e dolore che provengono da una carota, per fare un esempio, estirpata dal terreno?

Solo perché non vedi sangue e dolore con i tuoi occhi ed i tuoi sensi non vuol dire assolutamente che le piante, i vegetali e tutto il resto, compreso il mondo minerale, non soffrano quando vengono maltrattati.

Sono stati fatti studi specifici sulle piante quando avvertono la presenza di pericolo con strumenti che misurano le onde elettriche e si è visto che il campo elettrico che si formava in questi casi era di puro terrore ed angoscia da parte di questi vegetali a cui veniva tagliata una foglia o un fiore e questi campi si estendevano parecchio condizionando negativamente tutto ciò che stava intorno…quindi quando si parla di etica e morale cerchiamo di farlo con consapevolezza e conoscenza del mondo naturale nel suo insieme.

Le popolazioni del mondo che hanno più avuto rispetto degli animali sono state i popoli antichi, come i pellerossa, che si cibavano di carne rispettando la natura e non abusandone.

Molte popolazioni del nord non avevano a disposizione vegetali e frutta e si cibavano quasi esclusivamente di pesce o foche a crudo e quando i primi scopritori di queste terre li videro erano nudi sulla battigia di ghiaccio che camminavano tranquilli. Forti ed assolutamente sani!

Tu invece hai recentemente scritto che eri diventato, ad un certo punto della tua Vita, un mini anoressico a forza di succhi di frutta e verdura.

Quindi fate ben attenzione di cosa vi cibate, rispettate le leggi naturali e soprattutto rispettate il vostro Tao, la vostra Via, il disegno che la vostra Anima ha per voi in questa Vita, i vostri talenti e qualità che vi rendono unici in tutto l’Universo, perché senza la realizzazione di tutto ciò non starete mai bene a prescindere da ciò che mangiate. Un abbraccio!
Rej Nero


RISPOSTA

Intanto chiariamo una cosa sul lato personale. Non so dove tu abbia letto che a un certo punto della mia vita io sarei diventato un mini-anoressico a forza di succhi di frutta e verdura.

Ti garantisco primo che non ho mai scritto cose di questo genere, secondo che sono sempre stato in ottima forma psico-fisica da quando sono nato mantenendomi sempre in stabile peso-forma, senza uso di farmaci e senza mai usare un medico di famiglia, terzo che mi farebbe un piacere immenso poter regalare ai migliori amici, e più in generale a tutti, la serenità e l’equilibrio interno di cui ho sempre e ininterrottamente usufruito e che tuttora mi sostiene, quarto che non sono mai stato un fanatico consumatore dei succhi di frutta e di verdura, a parte la spremuta di agrumi e qualche succo di carota e di ananas.

Fatto sta che non mi risulta di aver perso mai un singolo giorno per malattia in vita mia, e di non avere mai assunto un singolo farmaco o un singolo integratore in vita mia, a parte i 3 ricoveri ospedalieri di emergenza per incidente sportivo all’anca, dove ho pure rifiutato le cure antibiotiche ed epariniche del post intervento. 

SODDISFARE LE NOSTRE ESIGENZE ESERCITANDO IL MINIMO IMPATTO

È necessario a questo punto porsi una domanda terra terra e non cielo-cielo, tanto per capirci meglio. Mi rendo pure conto che terra e cielo sono un tutt’uno per chi segue la Via per cui nemmeno questo ti potrebbe andar bene, ma un minimo di concretezza va considerata se non vogliamo restare dispersi nel teorico.

Una dose di buon senso deve sempre essere inclusa come ingrediente di base. Il buon senso umano aggiornato alla data di oggi mi dice che il Creatore, o se vuoi la Logica Evoluzionistica, mi hanno dotato di un sistema digestivo atto -fino a prova contraria- ad essere alimentato normalmente di frutta e verdura soprattutto cruda, e non solo di semplice aria, per quanto importante essa sia.

In altre parole abbiamo l’esigenza concreta e inevitabile di nutrirci al meglio e di mantenerci in forma, e abbiamo nel contempo l’obbligo morale di pesare il meno possibile sull’ecosistema, salvaguardando l’ambiente e rispettando le creature che ci accompagnano in proporzione alla loro importanza-sensibilità-utilità (tutte doti qualitative sottoposte a nostro giudizio umano e dunque di parte, ovviamente).

ESISTONO FORTI DIFFERENZE TRA IL VEGETALE E L’ANIMALE

Oltre a questo, oltre che a soddisfare le esigenze fisiche-mentali-estetiche-etiche e spirituali, non ritengo di dover andare. Lo troverei un gioco banale fine a se stesso.

Oppure un alibi buono soltanto per mettere tutto sullo stesso piano, per cui l’emozione e l’impatto concreto che provo nell’assistere alla scena apocalittica di un maialino sgozzato o di un’anatra decapitata non dev’essere diverso dalla sofferenza inflitta in modo implicito e silente a una pianticella strappata dal suo lembo di terra.

DOVREMMO INTERVISTARE I CAVOLI E LE MELANZANE

La religione del buon senso, il grande rispetto della natura, la lezione di civiltà impartita dai Sioux Americani, gli insegnamenti provenienti dai Veda Vedanta, dai Jainisti e dalle scuole Zen trovano corrispondenza, comprensione e rispetto da parte mia, ma sempre entro i limiti della praticabilità e del buon senso.

Chiaro che nessuno vuole discriminare dicendo che l’albero ha qualcosa in meno rispetto allo scoiattolo che ci si arrampica sopra. Si tratta di due entità diverse. Non fosse altro che per la maestosità e la longevità, l’albero merita enorme considerazione.

Dovremmo poter intervistare i cavoli e le melanzane e ascoltare il loro parere e il loro punto di vista, e non ancorarci sempre ai nostri canoni interpretativi.

Può essere benissimo che a loro non comodi affatto di essere creature messe a disposizione come sostanza nutritiva del regno animale. In effetti molte piante organizzano dei tentativi concreti di auto-difesa, come spine, sostanze urticanti e sostanze chimiche di carattere dissuadente.

Ma anche questo non basta a smontare il ruolo di ancelle dei vegetali rispetto agli animali superiori nella scala gerarchica-evolutiva. Chiaro che questo ragionamento ha i suoi limiti. Viviamo tutti chiusi nella nostra gabbia e nelle nostre illusioni.

NON È FACILE VALUTARE LE SOFFERENZE DEGLI ALTRI ESSERI

“Hai mai percepito le urla di terrore e di dolore provenienti da una carota, tanto per fare un esempio? Solo perché non vedi sangue e dolore coi tuoi occhi e i tuoi sensi non vuol dire che non soffrano quando vengono maltrattati”.

Il problema che poni sulla sensibilità delle piante non è per me nuovo. Non intendo negare che il radicchio soffre quando viene tagliato e che la carota si possa spaventare quando la strappiamo dalle sue amate zolle, o quando una vite viene potata, o quando un albero debba essere accorciato o abbattuto.

OCCORRE TROVARE UIN COMPROMESSO TRA POESIA E CONCRETEZZA

Nessuno può negare che il livello organizzativo della sensibilità e della sofferenza siano molto diversi tra un essere vegetale e un essere animale. La scala dei valori è decisamente diversa.

Gli animali tutti sono dotati di sistemi percettivi assai elaborati, di diversa portata e intensità rispetto alle creature vegetali. Basti pensare agli organi di senso, a occhi, naso, udito.

Pertanto andrei cauto nel mettere esattamente sullo stesso piano organismi animali e vegetali, pur essendo portato a tributare il massimo rispetto possibile ad ogni forma di vita.

Mi dirai che la sofferenza intima di una creatura priva di occhi è ancora più intensa, proprio perché inespressa. Potrei anche qui essere d’accordo. Ma non sempre l’alta poesia si armonizza con le necessità sbrigative della vita.

Altro punto chiave è la necessità egoistica di sopravvivenza. Dal come ti esprimi dovrei immaginare che sei un breathariano-respiriano. Tanto di cappello.

Occorre però sempre mettere alla prova concreta le proprie idee. Occorre porsi la domanda se quanto affermiamo è realmente possibile nel lungo periodo e nel contesto in cui viviamo, senza provocare conseguenze negative.

Se siamo dotati di polmoni e nel contempo di apparato digestivo significa semplicemente che siamo stati creati per respirare e per mangiare, oltre che per tante altre cose importanti.

È PRIORITARIO ADATTARSI ALLE CIRCOSTANZE

“Fate bene attenzione di cosa vi cibate! Rispettate le leggi naturali. Rispettate il vostro Tao, la vostra Via, i vostri talenti e le qualità che vi rendono unici in tutto l’universo, perché, senza la realizzazione di tutto questo non starete mai bene a prescindere di cosa mangiate!”

Ho ben presente le regole della Via e del Tao. Mi sta bene pure la filosofia del Wu-Wei o del non agire, o la necessità di stare sempre aperti e possibilisti su tutto, evitando le sicurezze dogmatiche.

Apprezzo senza riserve la mente Hsin che per gli antichi cinesi significa anche cuore e che deve essere sgombra da ogni interferenza che ne pregiudichi ed oscuri la lucidità.

Ma alla fine pure il Wu-Wei fa i conti con la realtà dei fatti. Pure il Wu-Wei ammette la necessità di adattarsi alle circostanze, di rispettare gli eventi senza aggredirli troppo, seguendo la propria natura in perfetta armonia con l’Universo. Rientra in questo schema anche il dare una sempre una chance al punto di vista critico ed opposto.

NON PENSO PROPRIO DI ESSERE UN MASSACRATORE DI VEGETALI

Sarò pure un illuso o un ignaro torturatore di vegetali meritevole di stritolamento karmico da parte del Signore delle Erbe, ma non mi riesco a ritrovare nei panni dello stupratore di pomodori e zucchini.

Forse ho superato il livello di irrecuperabilità. Forse mi sto assolvendo con eccessiva disinvoltura. Tant’è che mi trovo magnificamente a mio agio mangiando frutta in abbondanza e completando la mia dieta con quanto offre la natura a piene mani in termini di verdure.

Non mi vengono rimorsi di coscienza per le carote e le patate consumate in abbondanza, mentre non mi sentirei per niente a mio agio se mangiassi del pollo, del pesce o del coniglio. C’è pure da dire che la patata lasciata in terra marcisce e viene attaccata da vari insetti comunque.

Alla fine, trovo che la coltivazione dei vegetali sia cosa ben diversa dall’allevamento di animali destinati al patibolo vero e proprio. In tutta onestà non riesco a capire la reale motivazione di questa critica, quali obiettivi si ponga e dove essa voglia arrivare a livello concreto.

Valdo Vaccaro

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