DECALCIFICAZIONE OSSEA E ALGODISTROFIA

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LETTERA

Recupero problematico e con scarsi risultati

Carissimo Valdo, ti ringrazio molto delle tesine che ricevo regolarmente. Avrei tanto voluto continuare il regime alimentare igienistico ma, purtroppo, ho dovuto sospendere il percorso iniziato con tanto entusiasmo. Ti ho già parlato della mia malattia. Si tratta di algodistrofia, rara malattia neurologica scaturita da un banale trauma distorsivo, e sopravvenuta in seguito a un periodo di particolare stress.

Tutte le strade tentate si sono rilevate inutili, ed è rimasto soltanto il dolore

Il mio problema è il dolore che da 5 anni accompagna la mia vita e condiziona le mie giornate.
Il dolore si attiva sempre in seguito al movimento, e pertanto devo sempre prestare attenzione a ciò che faccio, per non aggravare la situazione. I vari tentativi terapeutici, tipo laser, tens, ultrasuoni, fisioterapia, blocco del ganglio stellato, agopuntura, ecc. hanno solo apportato dei peggioramenti.
Da quando ti ho conosciuto ho sospeso le visite mediche programmate, per trovare una soluzione al mio problema. Confesso però che non sono mai riuscita a sospendere il farmaco che da anni assumo e che mi consente, in parte, di gestire il dolore.

Stavo raccogliendo qualche risultato, ma negli ultimi 15 giorni sono tornata al farmaco

Durante l’estate sono riuscita a dimezzare questo farmaco, a respirare e a nutrirmi come mi hai insegnato, a espormi al sole. E qualche beneficio ne ho anche derivato. Ma da circa 15 giorni, forse in seguito all’aumento del movimento, mi sono nuovamente scompensata e ho ripreso ad assumere la dose precedente di Lyrica, che ha l’unico scopo di diminuire il forte dolore della neuropatia periferica.

Sono confusa e non so cosa fare

Ora non so più cosa fare. Mi sembra che nella mia situazione sia difficile seguire quanto proponi e sono tanto confusa. Puoi darmi un consiglio? Spero tanto in una tua risposta e ti saluto caramente.
Daniela.

*****

RISPOSTA

Se non miglioriamo il sangue, non andiamo da nessuna parte

Come tutti i tessuti, anche le ossa devono la loro formazione, la loro nutrizione, il loro sviluppo, e le loro patologie, tipo la decalcificazione, al processo sanguineo del corpo stesso.
Cerchiamo dunque di chiarirci questo concetto per filo e per segno, se vogliamo venirne a capo.
Non esiste malattia umana, non esiste anomalia di una parte o di una struttura nervosa od ossea del corpo umano, che non sia derivata da una notevole alterazione del sangue.

Serve coerenza a 360 gradi, e non avviarsi svogliatamente e distrattamente lungo una strada giusta, per poi tornarne indietro

Il sangue alterato a sua volta deriva da cattive digestioni croniche, cioè seriali, che a loro volta causano una pessima eliminazione tossine ed un pessimo ricambio attraverso intestini, reni e pelle.
Poco importa i nomi che diamo poi a tali affezioni, si chiamino esse rachitismo, osteite, osteomielite, periostite, osteoartropatia ipertrofizzante, osteocondrite, tubercolosi ossea, tumore bianco, algodistrofia di Sudeck, o altre ancora.
In tutte queste malattie non esiste alcuna seria alternativa a un rigoroso miglioramento del sangue malato, mediante una normalizzazione dei processi digestivi e dei processi di ricambio.
Aria pura, respirazione scientifica e non approssimativa, e alimentazione cruda, rappresentano una provata ed efficace contromisura, a patto di essere rigorosi, pazienti e coerenti a 360 gradi.

La guarigione parte sempre dalla testa

Tu, cara Daniela, ci credi fino a un certo punto.
Ribadisco che la guarigione parte sempre dalla testa, ed è per questo che sostengo la necessità di un minimo di cultura igienistica per ottenere qualcosa di serio e di stabile. La guarigione sta dentro di noi e non in sostanze, metodi, persone che ci circondano.

Cose che aiutano e cose che disgregano. Siamo solo noi gli artefici o gli impeditori della guarigione.

Mezz’ora di esposizione solare al giorno equivalgono a 100 mg di vitamina D, e questa vitamina aiuta molto il meccanismo di ricalcificazione. Sesamo, cavoli, semini vari, cereali integrali, avocado, girasole, uva, mandorle, noccioline, tarassaco, ortiche, cime di rapa, cavolfiori, centrifugati di carote-sedani-ananas-patate-rape-bietole-topinambur, sono tutte verdure e frutti apportatori di calcio organicato.
Fare però attenzione che non serve mangiare e comportarsi divinamente, se poi distruggiamo tutto con il sale, l’aceto, lo zucchero, il caffè, il the, la sfiducia, e soprattutto con farmaci, vaccini e integratori.

Il dolore accompagna evidentemente il processo di ricostruzione ossea

È importante, quando senti il dolore, che tu sia in grado di capirlo e di saperlo gestire.
Non aggravarlo ulteriormente, ma continuare l’azione in modo non traumatico, senza superare la soglia.
Serve in altre parole fare movimento e aumentare il carico nella deambulazione per stimolare la ripresa dell’attività ossea. Non forzare i movimenti ma non demordere.
Il male che senti è il prezzo da pagare per la ricostruzione delle ossa.
Ti suggerisco di ricorrere anche a cataplasmi di fango da applicare sulle parti doloranti ed anche sul ventre, per migliorare le tue condizioni di congestione sanguigna intestinale.

Insisto sulla respirazione scientifica

Se consideriamo che tra le cause di algodistrofia ci sono patologie tipo osteomieliti, vasculopatie, diabete, ansietà, sangue denso e viscoso, squilibri del sistema simpatico neurovegetativo, è ovvio che si deve lavorare in quella direzione e da nessuna altra parte.
Non esiste alternativa al crudismo e alla fluidificazione del sangue.
L’ansia, la tachicardia, gli squilibri del sistema simpatico, sono da combattersi con tanta respirazione profonda e ritmata con esercizi ripetuti anche 3 volte al giorno (20 minuti ciascuna seduta).

Una laboriosa ricostruzione ossea

Non ho un cappello da prestigiatore, da cui trarre soluzioni magiche e vincenti diverse da queste.
Come già hai provato, le terapie ad ultrasuoni, le magnetoterapie e cose simili possono soltanto apportare benefici temporanei. La terapia basata sullo stop al dolore è una terapia purtroppo perdente.
Il dolore è un sintomo di un processo di laboriosa ricostruzione ossea in atto.
Quello che tu chiami banale dramma distorsivo che avrebbe scatenato la malattia, è solo stato un incidente che ha messo a nudo la tua pre-esistente situazione critica ossea, con cui avevi convissuto per anni senza nemmeno accorgertene.

Conosco delle persone che si sono rotte le fragili ossa mettendo un piede male sul gradino

Il mondo è pieno di gente che crede di rinforzarsi le ossa bevendo latte e consumando formaggi e latticini, mentre le proprie ossa si svuotano di osseina organica, per cui alla prima occasione, al primo piede messo male su un gradino, si ritrova con una banale ed inspiegabile frattura.

Non dimentichiamo mai che ogni farmaco è un veleno altamente acidificante

La cosa peggiore che si può fare nelle tue circostanze è ricorrere a uno stop farmacologico sistematico al dolore. Quel farmaco significa immettere nel tuo sistema altra acidificazione, mentre tu soffri già di grave acidificazione. Cos’è la decalcificazione se non una conseguenza degli antichi insulti acidificanti in termini di vaccinazioni, di acidi urici da carni e latticini?

L’effetto perverso della sostanza naturale che va a veicolare meglio il veleno nell’organismo

Il tuo non-raccogliere-risultati-convincenti deriva dal voler tenere i piedi su due scarpe diverse.
Uno nei rimedi naturali, tipo il sole, l’aria e i cibi crudi, e l’altro nella scarpa sbagliatissima ed incompatibile del farmaco.
Farmaco e rimedi naturali fanno a cazzotti. L’acqua biologica-enzimizzata-vitaminizzata-mineralizzata-magnetizzata della frutta e delle verdure crude, più che rinormalizzarti e farti guarire, finisce per veicolizzare più efficacemente il farmaco nel tuo sangue, e per acidificarti ulteriormente.
In quel modo ti stai dando la zappa sui piedini.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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