DISFORIA DI GENERE, TRANSESSUALITÀ E TERAPIA ORMONALE-CHIRURGICA

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LETTERA

UN DISTURBO DEFINITO DISFORIA

Ciao Valdo, perdonami questa confidenza ma ho passato ore a leggere il tuo blog e sei praticamente diventato una persona amica e fidata, anche se non ci conosciamo. In sintesi vorrei raccontarti la mia storia. Mi chiamo Nicola, ho 28 anni e temo di soffrire di quel disturbo che in psichiatria viene definito disforia di genere, sto ovviamente seguendo una psicoterapia per approfondire la questione.

DISCONOSCIMENTO DEL MIO CORPO MASCHILE E 5 ANNI DI NEVROSI FOBICA

Sono in pratica un ragazzo che sta disconoscendo il proprio corpo maschile con il desiderio di modificarlo per donargli fattezze il più possibile femminili. Da circa 5 anni non esco di casa a causa di una nevrosi fobica. Ho violentato il mio corpo occultandolo nell’oscurità della mia camera e solo di recente mi sono riappacificato con la luce del sole, uscendo fuori sul terrazzo. Questo trattamento non è stato indolore. Accuso problemi alla vista, meno acuta di un tempo e con presenze di corpi mobili vitreali. Lamento inoltre da anni un acufene all’orecchio destro, non so se attribuibile o meno all’astinenza dal sole.

TRE ANNI DI VEGANCRUDISMO TENDENZIALE E DI MIGLIORAMENTI

Ovviamente, per cominciare la transazione ad un corpo femminile, dovrei intraprendere una terapia ormonale a vita, in pastiglie o con altra modalità, sotto attenta analisi da parte di un endocrinologo.
Questo è il motivo per cui ti scrivo. Da circa tre anni ho abbracciato un’alimentazione tendenzialmente vegana, e sempre più spesso crudista, per questioni sia etiche che salutistiche. Ho anche sperimentato alcuni giorni di digiuno. Ogni tot mesi assumo dell’argilla ventilata e ho provato anche una terapia chelante a base di tintura madre di coriandolo e alga clorella. Tutti i giorni mangio almeno un kiwi o una mela, a pranzo insalata biologica, aggiungendo ingredienti come mais biologico, sesamo, poco olio con limone e germe di grano, in connubio con carote crude con un poco di olio di semi di lino.

LA PROSPETTIVA DI ASSUMERE ORMONI FEMMINILI MI PREOCCUPA NON POCO

Il pensiero di assumere ormoni femminili per modificare il mio corpo mi spaventa molto, nonostante le ultimi analisi del sangue siano risultare pressocché perfette. Temo infatti di rovinare quell’equilibrio fisico che sto cercando di ricostruire dopo anni di alimentazione errata.

GIÀ DEVO RICORRERE AGLI PSICOFARMACI

In questo periodo il disagio per il mio corpo si è acuito e nel tentativo di non farmi divorare da pensieri di morte e depressione prendo anche ogni mattina una compressa di Entact, un medicinale preposto a ristabilire un livello ottimale di serotonina e, quando necessario, delle pastiglie di Xanax per calmare l’ansia a volte imperante, di solito però non più di 2-3 al giorno.

CHE FARE PER FAVORIRE SALUTE ED EQUILIBRIO?

Desidero dunque chiederti cosa posso fare per cercare di favorire la mia salute nonostante l’assunzione di Entact e Xanax ed eventualmente, negli anni futuri, degli ormoni sopra citati.
Voglio ringraziarti in anticipo per ogni eventuale risposta. Un abbraccio.
Nicola

*****

RISPOSTA

ACCETTARE IL VERDETTO DI MADRE NATURA O RIBELLARSI AD ESSO

Ciao Nicola. È universalmente riconosciuto che nei maschi esista una componente femminile e che nelle femmine succeda esattamente l’opposto. Questo non impedisce normalmente alla gente di appartenere a un genere o all’altro in base alle proprie caratteristiche biologiche e psico-fisiche, e quindi di accettarsi secondo il disegno e il verdetto di Madre Natura. Se poi intervengono fattori ormonali o fattori sociali e psicologici a modificare tale equilibrio, il tutto si fa più complesso e meno scontato, per cui si entra nel fenomeno transessuale e nel DIG, che sta per Disturbo dell’Identità di Genere o per Disforia di Genere.

IL FEELING DI APPARTENENZA O DI NON APPARTENENZA

L’identità di genere, il feeling di appartenenza al genere maschile o femminile, è una delle componenti fondamentali del processo di costruzione della propria personalità. Tale appartenenza può esprimersi con vissuti e comportamenti corrispondenti o non al sesso biologico. Il soggetto può vivere la non corrispondenza in modo ambiguo, ambivalente o lineare al punto da non riconoscersi appartenente al proprio sesso biologico o anche nel riconoscersi, ma desiderando nel contempo di appartenere all’altro sesso. Ciò che differenzia la persona transessuale dagli altri è il desiderio profondo di modificare alcune caratteristiche corporee e di cambiare i propri dati anagrafici.

TRANSESSUALISMO PRIMARIO E SECONDARIO

I dati del famoso rapporto Kinsey evidenziarono, su un campione di ventimila soggetti, un’incidenza dell’omosessualità del 10% e che almeno il 37% della popolazione maschile e il 13% di quella femminile aveva avuto qualche esperienza omosessuale tra la pubertà e la vecchiaia. A fronte di queste cifre la dicotomia omosessualità ed eterosessualità ha poco senso. La conclusione a cui si giunge è che omosessualità ed eterosessualità funzionano allo stesso modo e possono sviluppare le stesse disfunzioni sessuali. Una prima distinzione deve essere fatta tra Transessualismo Primario, cioè esistente fin dalla fanciullezza, e Secondario, cioè che compare in epoca post-puberale. È inoltre importante differenziare i disturbi dell’identità di genere, dall’omosessualità, dal travestitismo, dal feticismo e dalla bisessualità.

OMOSESSUALITÀ, TRAVESTITISMO, ETICISMO E BISESSUALITÀ

Nell’omosessualità l’individuo, pur manifestando comportamenti caratteristici del sesso opposto, non ha il desiderio né la convinzione di appartenere al sesso opposto, né ha alcuna intenzione di intervenire per modificare i propri caratteri ed attributi sessuali. Nel travestitismo non vi è alcun serio tentativo di acquisire identità o comportamento del sesso opposto, ma solo il piacere di apparire come persona dell’altro sesso. Ancora diverso è il feticismo da travestimento dove il maschio prova eccitazione in un rapporto eterosessuale manipolando o indossando indumenti tipici dell’altro sesso.
La bisessualità, infine, consiste nel vivere relazioni affettive con partner sia del proprio che dell’altro sesso biologico. La bisessualità non coinvolge l’identità di genere. La persona vive in modo soddisfacente la propria appartenenza al genere maschile o femminile e non ha alcuna intenzione di intervenire per modificare i propri caratteri e attributi sessuali.

PRIGIONIERI IN UN CORPO SBAGLIATO

In Italia oggi si contano circa 2000 transessuali, cioè uomini e donne infelici di appartenere al sesso genetico naturale. Si tratta di persone del tutto normali sotto il profilo biologico ed anatomico, ma che vivono con la convinzione di appartenere al sesso opposto. In genere, si definiscono Prigionieri in un corpo sbagliato. Il primo caso ufficiale di transessualismo fu descritto da Frankel nel 1853, anche se si aspettò fino al 1949 perché entrasse in uso il termine transessuale. il termine fu ripreso da Benjamin nel 1953 nel suo trattato “Il fenomeno transessuale” del 1966. Solo nel 1971, Laub e Fisk introdussero il termine Disforia di genere, riferentesi a tutti i soggetti con problemi legati all’identità sessuale.

CONFLITTO COI GENITORI ED EMARGINAZIONE SOCIALE

Da un punto di vista psicologico questi soggetti prendono coscienza del disagio durante il periodo dell’adolescenza, quando sorgono conflitti interiori coi genitori, prima ancora che col mondo esterno. Il soggetto inizia a nascondere i propri istinti, trovandosi di fronte alla drammatica certezza della differenza tra identità somatica e identità psicologica. La tendenza in queste persone è di usare abbigliamento diverso da quello della propria appartenenza sessuale anagrafica, indossando i vestiti e le scarpe di mamma (o di papà nel caso delle femminucce), e di svolgere attività consone non all’identità genetica, ma a quella sentita, provocando in tal modo alterazioni dello sviluppo della personalità e generando auto-svalutazione, ansia e depressione. Ovvio che la Disforia di genere comporta poi un crescendo di sofferenza psichica e di emarginazione, oltre che di estenuanti attese burocratiche.

LA TECNICA DELLO SDRAMMATIZZARE ALLA LURIE CLINIC DI CHICAGO

Il Lurie Children’s Hospital è la più grande struttura sanitaria pediatrica di Chicago e una delle prime in USA ad avere aperto una clinica specializzata in Genere e Sessualità. Qui il dottor Robert Garofalo, di origini chiaramente italiane, prende in cura, a partire dai tre anni, dei bambini che si sentono bambine e viceversa. Ha fatto questo vedendo che molti di essi avevano difficoltà ad accettarsi, per cui sviluppavano in seguito problemi di depressione e di droga, oltre che tentativi di suicidio. L’idea che bisogna essere per forza o maschi o femmine è dura a morire, afferma il dr Garofalo. Da qui la sua clinica, nata appositamente per eliminare tale preconcetto, ossia per aiutare bambini e genitori a non prendersela, a vivere serenamente e a non farsi troppi problemi sulla loro condizione.

CONDIZIONE MEDICA O PSICHIATRICA?

La materia rimane complessa e dibattuta. Se la disforia è da prendersi come condizione accettabile e non patologica, come si spiega il fatto che sia l’unico disturbo psichico sul quale si interviene chirurgicamente? Si è di fronte a una condizione medica o psichiatrica? L’obiettivo dei terapisti non qui è la guarigione o la remissione dei sintomi, ma l’adeguamento al sesso prescelto dal paziente.

COINVOLGIMENTO DI DIVERSI SPECIALISTI

Parliamo di un approccio necessariamente multidisciplinare, nel quale lavorano in sinergia psicologi, psichiatri, endocrinologi, urologi, medici chirurghi. Disforia di genere è una condizione mentale, ma non necessariamente un disturbo mentale. Tuttavia, essa comporta inevitabilmente una marea di problemi fisiologici, sociali e professionali.

PER QUANTO SI VOGLIA MINIMIZZARE, È INNEGABILE LA PRESENZA DI UN PROFONDO MALESSERE INTERIORE

La Psicoterapia da sola non riesce a risolvere tutto. Non siamo di fronte a una semplice scelta, ma di un percorso oggettivamente doloroso e difficile, fatto di stress emotivi continuati e di isolamento sociale. Voler alterare il proprio corpo nasconde spesso un profondo malessere interiore, non molto dissimile da chi non accetta le sue sembianze fisiche e ricorre al chirurgo estetico per modificarle.
C’è da chiedersi se meriti davvero rispettare ed assecondare tali scelta in modo acritico, o se non sia meglio dissuadere il soggetto ed incanalarlo lungo la strada meno drammatica della auto-accettazione.

TERAPIE ORMONALI PRIMA DELL’INTERVENTO CHIRURGICO

Per l’endocrinologo si deve assecondare la volontà del paziente che è quella di acquisire le sembianze del sesso desiderato, attenuando quelle del sesso di appartenenza grazie all’assunzione della terapia ormonale a base di testosterone per i pazienti FtM (Female to Male), e a base di anti-androgeni ed estradiolo per le MtF (Male to Female). I pazienti iniziano la terapia ormonale prima dell’intervento chirurgico nel periodo della Real Life Experience per poi assumerla in dosi ridotte ma costanti per tutto il resto della vita.

CAMBIAMENTI NEL CASO DI FEMMINE TENDENTI A MASCHI

I cambiamenti negli FtM e nelle MtF sono progressivi. Negli FtM già dal primo mese si assiste alla scomparsa del ciclo mestruale con possibili spotting successivi dei quali è importante informare le pazienti. Il peso corporeo, in condizioni alimentari corrette, aumenta solitamente di 1 o 2 kg, si assiste a un aumento della massa magra e della peluria, all’abbassamento del tono della voce e a una distribuzione del grasso corporeo in senso maschile. Già nei primi 6 mesi la cute diventa più seborroica e il clitoride aumenta considerevolmente di volume.

CAMBIAMENTI NEL CASO DI MASCHI TENDENTI A FEMMINE

Nelle MtF, invece, i cambiamenti vanno nella direzione di una riduzione nella crescita dei peli e della barba, di una scomparsa delle erezioni e del blocco della spermatogenesi. Si assiste anche a una riduzione del peso corporeo e a una ridistribuzione dell’adipe in senso femminile. L’unica modificazione sulla quale gli ormoni hanno un’azione relativa è il tono della voce. Mentre per i cambiamenti sopra citati la tempistica è di circa 6 mesi, per l’aumento del volume della mammella i pazienti dovranno attendere l’anno.

DIVERSI TIPI DI ORMONI UTILIZZATI NELLE CONVERSIONI

Per le conversioni di maschio-femmina, caratteristiche del sesso originale vengono soppressi utilizzando luteinizzante hormone-releasing agonisti dell’ormone (LHRH), progesterones (medrossiprogesterone acetato), spironolattone, flutamide e cyproteronacetate. Etinilestradiolo (0,1-0,5 mg/d) e di estrogeni coniugati (7,5-10 mg/d) sono gli ormoni femminili essenziali che aiutano a promuovere i seni, aumento della massa grassa, allargamento dei fianchi, meno muscolatura, meno capelli viso e corpo, riduzione della dimensione del pene e testicoli e la forma del corpo femminile.
Per le conversioni femmina-maschio viene dato l’ormone maschile testosterone, cypionate (200 mg IM ogni 2 a settimana). Esso comporta un aumento peluria sul viso e sul corpo, ingrossamento del clitoride, riduzione del seno, arresto ciclo mestruale, aumento desiderio sessuale e sviluppo muscolare.

INTERVENTI CHIRURGICI PREVISTI

Nella chirurgia FtM è previsto intervento di mastectomia o asportazione del seno, rimozione di utero, tube di Falloppio e ovaie, nonché costruzione di un pene utilizzando una falloplastica, utilizzando tessuti vaginali e pelle dall’avambraccio per creare un pene, oppure un metoidioplasty con creazione di un pene dal clitoride che è stato ampliato attraverso la terapia ormonale. Nella chirurgia MtF si procede alla rimozione dei testicoli e del pene, nonché alla ricostruzione di una vagina dai tessuti del pene (Vaginoplastica). La cute scrotale viene utilizzata per creare le labbra e la vulva a simulazione dei genitali femminili.

CINQUE ANNI DI AUTO-SEQUESTRO E DI NEVROSI FOBICA DOVREBBERO INSEGNARTI QUALCOSA

Fatte queste indispensabili premesse in linea generale, veniamo al tuo caso specifico. Non mi pare che la tua scelta sia priva di contraddizioni, di dubbi, di paure e di perplessità. Hai già dovuto pagare ad altissimo prezzo il tuo disconoscimento sessuale e la tua voglia di diventare femmina. Cinque anni di isolamento doloroso, di sofferenze fisiche, di disagi mentali e di ricorso agli psicofarmaci la dicono lunga e dovrebbero portarti a riflettere e a rivalutare l’intera faccenda. Merita davvero imboccare quella strada? Quali i costi e quali i ricavi?

QUI SI TRATTA DI METTERE A REPENTAGLIO LE TUE SCELTE SALUTISTE

Il nodo più grosso da sciogliere poi è la tua evidente voglia di mantenerti su ottimali standard di salute e di benessere. Hai già messo a dura prova tale orientamento, visto che esso fa letteralmente a pugni con le tue attuali scelte di vita. La prospettiva poi di dover assumere ormoni a vita ti spaventa non poco. Chissà se hai preso in considerazione tutti i farmaci che dovrai assumere qualora tu optassi per la via delle correzioni chirurgiche.

TOTALE INCOMPATIBILITÀ TRA BENESSERE E CURE FARMACO-ORMONALI A VITA

Niente giudizi e pregiudizi da parte mia. Non mi permetto di entrare troppo nel merito. Potrei anche essere di parte. Sta nel tuo diritto e dovere decidere per questioni così delicate ed intime. Esprimo solo una mia modesta opinione e, se vuoi, un invito a ripensarci, prima di entrare nella trafila che ben conosci. Un invito anche a usare non solo il fattore emotivo, ma soprattutto il buon senso e la coerenza. Una cosa mi preme davvero dirtela. Se ci tieni davvero alla salute, non pensare di poter procedere in tale direzione assumendo in continuazione farmaci ed ormoni. Esiste totale incompatibilità tra le due cose.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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