FEBBRE ANTITUMORALE ED ESANTEMICA, FEBBRE GUARENTE ED AMMALANTE

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LETTERA

SENSIBILITÀ AL CALORE DELLE CELLULE TUMORALI

Ciao Valdo caro, ti segnalo questo articolo che parla di un nesso tra guarigione di un tumore attraverso la febbre grazie alla sensibilità delle cellule tumorali nei confronti del calore. In Italia esistono alcuni centri specialistici che curano il tumore con una sorta di ipertermia, o di febbre indotta (http://www.laleva.org/it/2013/02/tumori_che_guariscono_con_la_febbre.html#more). Tu cosa ne pensi? Con gratitudine.
Vanna

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TESTO ARTICOLO (di Luigi Mondo e Stefania Del Principe, con sintesi e sottotitoli di VV)

LA FEBBRE PUÒ AGIRE SU CANCRO E TUMORE

Chi lo dice che la febbre fa male? Nella cultura occidentale si usa abbassare la febbre. La maggior parte delle persone infatti utilizza antipiretici, farmaci che riducono la temperatura corporea, non appena questa supera i 38° C. Ma è giusto sopprimere quella che è una difesa naturale dell’organismo contro gli agenti patogeni?

RADDOPPIO DI LINFOCITI-T GRAZIE AI PROCESSI FEBBRILI

Secondo uno studio del 2006 pubblicato sulla rivista Nature Immunology, la febbre è in grado di raddoppiare il numero di linfociti T presenti nei linfonodi (le cellule che fungono da scudo protettivo contro virus e batteri). Tutte le sostanze di difesa del nostro organismo sembrano essere in grado di funzionare solo in ambiente caldo. Addirittura, secondo alcuni studi, mentre il nostro sistema immunitario ci sta difendendo attraverso l’ausilio della febbre contro diversi microorganismi, sembra produrre anche fattori antitumorali.

LA FEBBRE COME MECCANISMO DI DIFESA

Il meccanismo della febbre è una difesa dell’organismo contro le aggressioni. Le cellule del sistema immunitario vengono stimolate dal calore a produrre citochine, cioè sostanze che combattono tutto ciò che è alterato rispetto alla norma (cellule malate, virus, batteri). La febbre spaventa perché le sostanze liberate dal sistema immunitario danno uno stato di malessere generale accompagnato spesso da inappetenza.

REAZIONI BIOLOGICAMENTE OPPORTUNE, CHIAMATE ANCHE SINTOMI ELIMINATIVI

Le reazioni infiammatorie e febbrili nei confronti di agenti intossicanti e infettivi sono da considerarsi reazioni biologicamente opportune, cioè salutari e orientate alla distruzione ed eliminazione dell’agente aggressore,  afferma il dr Francesco Perugini Billi. Gli enzimi e molte altre sostanze di difesa prodotte dalle cellule funzionano solo in un ambiente acido e caldo. Raffreddare l’organismo con farmaci antipiretici, antinfiammatori e antibiotici potrebbe non essere sempre una buona idea. Sulle lunghe, questo processo di calore non adeguatamente espresso potrebbe dar via a malattie più fredde, striscianti, poco sintomatiche, come sono in fase iniziale le malattie degenerative, sclerotiche e tumorali.

REMISSIONI SPONTANEE E FEBBRE DI ACCOMPAGNAMENTO

La comparsa di febbre è anche alla base dei frequenti casi di spontanea guarigione da tumore. Su questo si è scritto e discusso fin dal 1700. Secondo il dr. Rohdenburg, che pubblicò un esauriente studio nel 1918, la maggioranza delle guarigioni spontanee si accompagna a episodi acuti con febbre molto alta. Spesso si tratta di erisipela, un’infezione da streptococco, ma sono stati osservati anche casi di tubercolosi acuta, varicella, polmonite e malaria.

LA TOSSINA DI COLEY

Anche il dr. William Coley (1862-1936) fu testimone di una clamorosa guarigione spontanea in un caso di cancro avanzato della gola. Il paziente si riprese perfettamente dopo un’infezione di erisipela. L’interesse per il fenomeno fu tale che Coley mise a punto la sua famosa “tossina di Coley”, un miscuglio di Streptococcus pyogenes e Serratia marcescens, che iniziò ad usare con i suoi pazienti tumorali fin dal 1893.

GUARIGIONI NATURALI DA LEUCEMIA E DA MELANOMA NELLA LETTERATURA MEDICA

La letteratura riporta altri esempi di guarigione dal cancro in seguito a febbre e infezione. Nelle remissioni spontanee da leucemia infantile, la febbre si è manifestata nell’80% dei casi, mentre nelle remissioni da melanoma la febbre era presente nel 31% dei casi. La sensibilità delle cellule tumorali nei confronti del calore è cosa nota da tempo. Quando la temperatura si porta da 37°C a 42°C, inizia una vera e propria moria di cellule cancerose. Questo effetto è attualmente sfruttato dalla terapia Ipertemica antitumorale, che in sostanza si sostituisce alle stesse capacità dell’organismo di produrre una salutare reazione febbrile. Inoltre, diversi studi hanno anche dimostrato che cellule tumorali sottoposte per circa sei ore ad una temperatura di 41°C iniziano a produrre linfociti T, che sono fondamentali per le difese immunitarie.

TERAPIE IPERTERMICHE ANTITUMORALI MEDIANTE SYNCHROTHERM

In Italia vi sono alcuni centri specialistici che curano i tumori proprio con una sorta di febbre indotta. Tale terapia viene definita Ipertermia. Si tratta di una terapia non invasiva effettuata con un apparecchio che produce una radiofrequenza allo scopo di direzionare il calore direttamente sull’organo malato. Il Synchrotherm RF 13.56, questo il nome dell’apparecchio, provoca un riscaldamento localizzato a una temperatura di circa 42°-43°C. L’ipertermia è impiegata nella cura dei tumori poiché le cellule tumorali temono il calore. La loro membrana cellulare non riesce a smaltirlo adeguatamente e quindi si innesca un meccanismo di morte cellulare denominato apoptosi. Il calore attiva localmente le cellule del sistema immunitario potenziando la risposta contro il tumore. Può essere impiegata nella cura di tutti i tumori solidi a patto che non vi sia imponente versamento ascitico o pleurico, spiega il dr. Carlo Pastore.

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RISPOSTA

LE MIRABILIE DI PARMENIDE

Datemi la potenza della febbre e ne saprò fare mirabilie.  Questa celebre frase di Parmenide (540-450 a.C), fa capire quanto avanzato fosse il pensiero umano nell’antichità. Parmenide, col suo allievo Zenone, creò la Scuola Eleatica di Elea in quella cittadina di nome Elea, poi Velia ed infine Castellamare della Bruca o Ascea, sulla costa campana.

NIENTE CIBO E NIENTE SOPPRESSIONI FARMACOLOGICHE PER SHELTON

Nel suo magnifico tomo “The Hygienic Care of Children”, Herbert Shelton definisce la febbre come un sintomo indicatore di avvelenamento intestinale, un sintomo che segnala la presenza di una massa di cibo deteriorato. Significa che al bambino non si deve dare alcun cibo ma solo acqua finché la febbre non se ne è andata da sola. Fin quando permangono febbre, vomito, diarrea e malessere, zero cibi. Non si abbia paura a far digiunare un bimbo surriscaldato. Qualsiasi sostanza solida aumenterebbe l’avvelenamento in corso. La febbre è dunque il metodo naturale per espellere dal corpo le tosone interne. Alimentare un bambino con del cibo o peggio trattarlo con dei farmaci sono pratiche di alta pericolosità. Nessuna madre permetta a medici o pediatri di toccare il suo bambino o di prescrivergli dei veleni soppressivi.

LAVORIO INTENSO UGUALE CALORE FEBBRILE

Il lavoro genera calore. Il processo digestivo è lavoro faticoso dell’organismo. Maggiore sarà questo lavoro e maggiore sarà il calore generato. Questo spiega il perché un mal di testa sparisca scaricando il ventre, o perché la febbre si abbassi mediante frequenti evacuazioni intestinali, o perché una infiammazione sparisca con abbondante diarrea. La febbre esterna è dunque un fenomeno fisiologico di origine infiammatoria e congestiva, con nervi irritati e sottoposti a un lavoro maggiore del normale.

FEBBRE ESTERNA-GUARENTE E FEBBRE INTERNA-AMMALANTE

Oltre alla febbre ora citata, definibile febbre esterna e rilevabile mediante semplice termometro, esiste la febbre gastrointestinale unica grave anomalia che altera e minaccia la salute, che distrugge la vita umana. Nella sua dottrina termica, Manuel Lezaeta classifica gli alimenti in due categorie: alimenti che rinfrescano l’intestino (frutta, verdure, radici e semi) ed alimenti che lo febbricitano (prodotti di provenienza animale, cibi cotti, cibi che allungano i tempi digestivi). Esaminando l’iride di oltre 50.000 malati cronici, Lezaeta riscontrava sempre uno stato ipodermico ed anemico esterno, nonché uno stato febbrile interno di tipo gastrointestinale, confermato poi dal battito del polso.

FEBBRE INTESTINALE INGREDIENTE MORTIFERO

Escludendo il caso di vecchiaia o di incidente, si muore solo per febbre interna gastrointestinale. Nessuno muore per cancro, polmonite, diabete, sifilide, tubercolosi, afferma Lezaeta. Si muore solo per febbre gastrointestinale, per il calore malsano che impedisce la normale digestione degli alimenti. Normale digestione significa dopotutto funzionalità stomacale, polmonare e cutanea.

LE FEBBRI ESTERNE E LE ERUZIONI ESANTEMICHE SONO INVECE PROCESSI GUARITIVI

La febbre gastrointestinale interna uccide perché altera e rende impossibile la funzione digestiva, che è sorgente di sangue puro e fluido solo quando la fermentazione degli alimenti avviene a 37 °C di temperatura. Tutte le malattie in cui si manifesta febbre alta sulla superficie del corpo, permettono una facile guarigione. Eruzioni cutanee e delle mucose sono importanti processi di difesa organica. Più si intensifica lo stato esantemico in superficie e più sicura è la guarigione. Se soppresse e soffocate, le malattie esantematiche come scarlattina, morbillo, vaiolo, varicella, rosolia vanno invece a compromettere la funzionalità di reni, fegato, cuore, intestino e sistema nervoso.

I SINTOMI NON SI CURANO E I RIMEDI NON SI RIMEDIANO

Per quanto mi riguarda, suggerisco la lettura di tesine tipo “Giù le mani dalla dottoressa febbre” del 3/1/14, e “Febbre alta infantile, placche e tonsillite”, del 22/6/13. Valuto l’ipertermia naturale e liberatoria delle remissioni spontanee con ovvio favore.  Quanto alle cure ipertermiche antitumorali, non le condivido per il fatto che rientrano nella cura abortiva di un sintomo rimediale chiamato tumore. Come dire, i rimedi servono già a guarire e pertanto non si rimediano.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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