FULVIO GRIMALDI: TENTATIVO DI ROTTURA RIVOLUZIONARIA CON L’ESISTENTE

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Apertura di crepe nel muro di disinformazione e di silenzio che circonda il primo semestre 2020, tra la frode mondiale del Covid e la sciagura sanitaria del 5G –

COVID-19: COLTELLO FINITO NELLE MANI DELL’ÉLITE

Sono in piena armonia con quanto afferma Fulvio Grimaldi in un suo video-intervista di questi giorni, poche cose aggettivate nei giusti modi. Pochi come lui hanno il dono di definire i fatti importanti con altrettanta chiarezza. “Il Covid-19 è un coltello che è finito nelle mani delle Élite per raggiungere un loro antico e mai abbandonato scopo: arrivare ad un potere assoluto e totalitario”. L’intervista si intitola ‘La politica internazionale che il mainstream non vi racconta’. Si ripropone dunque il tema delle cose che non ci vengono dette e di quelle che ci arrivano alterate e manipolate. E poi la gente comune finisce per non ragionare e per credere a ogni fandonia propinata dalle reti unificate. Non è un buon alibi per giustificare la propria impreparazione e la propria creduloneria.

TUTTO FUORCHÉ UN UOMO DI PARTE

Ho voluto approfondire e capire chi è Fulvio Grimaldi. Una carriera brillante e direi strepitosa. Uomo nettamente di parte, di sinistra estrema in teoria, ma avulso da chiusure mentali e capace di abbracciare e condividere il buono che c’è nella sponda avversa. Con Grimaldi non hai mai l’impressione di ascoltare un uomo di parte. È un uomo vivo e partecipe dotato di rara esperienza e di straordinaria apertura mentale, oltre che di spumeggiante cultura e sensibilità. Qualcosa che ricorda il grande e indimenticabile Giorgio Gaber nel settore della canzone politica disincantata, con accenni buffoneschi e quasi comici. Uno che combatte genuinamente per la libertà e la dignità dell’uomo non è mai di destra o di sinistra, questo è il punto-chiave.

UN PAESE DISORIENTATO E CONFUSIONATO HA GRANDE BISOGNO DI CHIAREZZA

Grimaldi ne ha di anni, ma è in forma strepitosa. Classe 1934 ne ha 86, ma ha davvero lo sprint di un ventenne. È vivo, bontà sua e bontà nostra. Ha una memoria vivace e ricchissima di avvenimenti. È un libro di storia vivente. Sfruttiamolo al massimo. Si tratta di una autentica e preziosissima risorsa umana per un paese disorientato e confuso come il nostro, bisognoso più che mai di fare chiarezza sul proprio recente passato, bisognoso di giustificare quanto sta accadendo in questi giorni convulsi e sbandati. Io sono del ’43. Ricordo che alla chiamata di leva militare, ci facevamo vanto rispetto alle annate successive di chiamarci Classe di Ferro, nati al rombo del cannone. Grimaldi nel 1943 aveva 10 anni e già tirava raffiche di mitraglia contro dei carrarmati.

ARTICOLO LUNGO MA FONDAMENTALE DALL’INIZIO ALLA FINE

Divido questo mio articolo in due parti. La prima parte riguarda il personaggio Grimaldi, la cui storia è tutt’altro che noiosa, essendo egli stato inviato di guerra in tutti i conflitti degli ultimi 30 anni. La seconda parte contiene la panoramica che egli fa con geniale chiarezza e qualità sull’intera emergenza Covid, panoramica che ho preso e sintetizzato da uno dei video dell’ottimo Francesco Toscano, presidente di Vox Italia.


PARTE PRIMA: FULVIO GRIMALDI, PRESTIGIOSO GIORNALISTA DOTATO DI MEMORIA STORICA

Niente di meglio che ascoltare la sua biografia, dalla viva voce di Fulvio Grimaldi. “Di questi tempi sto continuando a fare il mio lavoro di giornalista e documentarista, su aree e situazioni di conflitto tra bassotti e altotti, classi deprivate e classi vampire, popoli e imperialismo, antifascisti e fascisti.

CANE SCIOLTO USCITO DA RIFONDAZIONE COMUNISTA PER DISSONANZE COL SOVRANO BERTINOTTI

Attivista politico, attualmente cane sciolto uscito dal PRC o Rifondazione Comunista, partecipo alle mobilitazioni delle sinistre vere sopravvissute e alle lotte contro le devastazioni ambientali e gli abusi amministrativi. Per quattro anni corsivista (rubrica “Mondocane”) e inviato di guerra del quotidiano del PRC “Liberazione”. Ne fui cacciato su due piedi per aver scritto e diffuso cose in dissonanza con il sovrano revisionista del partito (Bertinotti) e la sua corte, eminentemente su Cuba, Palestina, Jugoslavia, Iraq, violenza-nonviolenza. Ho poi vinto la causa di lavoro contro il licenziamento.

ESPERIENZE ALLA RAI E RIFIUTO DI ASSECONDARE I BOMBARDAMENTI NATO SU BELGRADO

Ancor prima e per sedici anni sono stato redattore e inviato in RAI, prima al TG1 e poi al TG3, dove nei telegiornali e in una rubrica – “Vivere!” – di traino al tg delle 19.00 mi occupavo di ambiente, ecologia, questioni internazionali. Non ho più messo piede in RAI dal giorno del bombardamento Nato e dalemiano su Belgrado, quando ci si disse che dovevamo interpretare quell’inizio della guerra infinita dell’Occidente imperialista e terrorista contro il resto del mondo come “intervento umanitario”. Recatomi in Jugoslavia durante quel conflitto e subito dopo, ho realizzato tre documentari video sulle verità nascoste del conflitto.

TESTIMONE DELLA DISTRUZIONE DI UN IRAQ STRAORDINARIAMENTE AVANZATO

IN PRECEDENZA ho avuto modo di conoscere un Iraq moderno, benestante e culturalmente emancipato in tutte le sue componenti sociali, governato da un gruppo di rivoluzionari socialisti (di Stato) che avevano fatto del paese, liberato dai colonialisti britannici nel 1958, immerso nel contesto delle petromonarchie feudali arabe asservite agli anglosassoni e della costante minaccia razzista ed espansionista israelo-iraniana, l’ultimo bastione del movimento laico e progressista per l’unità araba e contro l’imperialismo.

DIRETTORE DEL QUOTIDIANO LOTTA CONTINUA, TENTATIVO DI ROTTURA RIVOLUZIONARIA CON L’ESISTENTE

NEL DECENNIO DAL 1968 IN POI ho militato nel grande e, per ora, ultimo movimento che si proponeva la rottura rivoluzionaria con l’esistente. Come direttore responsabile, dal 1972 al 1975 del quotidiano Lotta Continua, ho rimediato 150 processi per reati di stampa che, alla fine, hanno portato a un mandato di cattura (poi ritirato) che mi ha costretto a vivere per un anno a Londra e un altro a Bruxelles.

ESPERIENZE NELL’IRLANDA DEL NORD E SMASCHERAMENTO DELLE FALSITÀ DEI MEDIA

Come inviato di guerra di quel quotidiano, ho fatto conoscere al mondo della contestazione il conflitto irlandese per la liberazione dell’Irlanda del Nord dal colonialismo britannico e dall’oligarchia proconsolare protestante, la questione palestinese e la tentata rivoluzione in Libano. Dall’esperienza irlandese sono nati un lungometraggio sulla resistenza armata e civile e sulla repressione coloniale e due libri: “Un Vietnam in Europa” e “Blood in the street” (in inglese). Il 30 gennaio 1972, a Derry, Irlanda del Nord, sono stato l’unico giornalista testimone della “Domenica di Sangue”, nella quale i parà britannici hanno assalito alle spalle un pacifico corteo di manifestanti e ne hanno uccisi 14. La mia documentazione audio-video della strage, ripresa dalle televisioni irlandesi e poi dai media in tutto il mondo, ha contribuito a smascherare l’assoluta falsità di una sistema mediatico che incominciava allora a uniformarsi e corazzarsi al servizio dei poteri costituiti e dei loro crimini. Esperienza che ha determinato una presa di coscienza sul sistema politico-mediatico che mi sarebbe venuta utile per sempre.

DENUNCIA DELLA VERGOGNOSA COSPIRAZIONE OCCIDENTALE CONTRO IL SUDAN

NEI PRIMI ANNI ’70, lasciato il quotidiano romano “Paese Sera”, del PCI, per divergenze sulla valutazione del movimento 1968-1977, ho lavorato da libero professionista e inviato di guerra per i settimanali “Giorni-Vie Nuove” e “ABC” “Nouvel Observateur”. Le aree coperte erano essenzialmente il Medio Oriente, l’Africa, le isole britanniche, con particolare attenzione ai tentativi di ritorno del colonialismo sconfitto e alle evoluzioni sociali e politiche. Fin da allora ebbi modo di denunciare la cospirazione, a partire dalle tribù cattoliche e animiste del Sud, delle potenze coloniali (Israele, Usa, GB, Vaticano, Germania, Francia) per destabilizzare il governo antimperialista del Sudan e balcanizzare il paese, cospirazione che oggi ha per epicentro il Darfur e la parallela demonizzazione dei governanti sudanesi, colpevoli di sovranità, autonomia e risorse minerarie non svendute all’Occidente.

CONTRATTO DI 5 ANNI ALLA BBC

Da rilevare che avevo vinto un concorso della BBC, lavorando poi a Londra alla radio di quell’emittente, con un contratto di cinque anni. Straordinaria scuola di professionalità, neanche sognata nei media italiani, la BBC mi insegna a occuparmi dell’universo mondo, dalla politica allo spettacolo, dall’economia al sociale, dallo sport alla cultura, dagli animali a tutta la natura.

CONOSCENZE E CONTATTI DIRETTI CON QUASIMODO, VITTORINI, CALVINO E BUZZATI

QUELLO CHE È SUCCESSO PRIMA si racconta in quattro e quattrotto. Prima di sfondare nel giornalismo da sempre sognato, ho lavorato per sei anni negli uffici stampa delle case editrici “Mondadori”, “Bompiani” e “RCA Discografica”, e in alcune agenzie pubblicitarie in Italia, Inghilterra e Svizzera, guadagnandone qualche utile nozione di comunicazione grafica, lontanissima dal cialtroname pubblicitario di oggi. L’università, giurisprudenza ahimè, l’ho fatta a Genova, ahimè con i boss democristiani Lucifredi, Bo e Taviani. Nei dieci anni di adolescenza ho vissuto a Nervi (Genova), dove ho fatto il liceo classico nel clima di Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Cesare Pavese, Elio Vittorini, Italo Calvino, Dino Buzzati, che tutti, tranne il prematuramente scomparso Pavese, ho avuto il privilegio di conoscere. Ho anche studiato Germanistica alle università di Monaco di Baviera e Colonia, con Thomas Mann.

INFANZIA NEL DOPOGUERRA TRA DETRITI, MORTI, FERITI, E MITRAGLIATE CONTRO I CARRI ARMATI AMERICANI

INFANZIA TRA FIRENZE, NAPOLI, GERMANIA. Nato chissà quando a Firenze, i miei si sono trasferiti a Napoli. Per i bombardamenti alleati, mentre mio padre veniva richiamato sotto le armi, il resto della famiglia si trasferisce in Germania dove, dopo l’8 settembre, venendo da un paese oramai nemico, viene posta al domicilio coatto in un felice paesino dell’Alta Baviera (Medie inferiori). La “specializzazione” in questioni di guerra, di lotta e di morte inizia qui, quando, richiamati al fronte tutti i maschi dai 14 ai 65 anni, noi bambini diventiamo “Soccorso Civile”, incaricati di spegnere gli incendi da bombardamenti e raccogliere morti e feriti. Il rientro in Italia ci viene consentito dagli occupanti Usa solo un anno dopo la fine della guerra, per avere io, con altri due ragazzetti, sparato con una mitragliatrice contro la prima colonna di carri armati americani in arrivo nel borgo. Ci viene anche negato il supplemento di tessera annonaria riservata agli stranieri costretti dalle autorità naziste in Germania. I miei mi perdonarono. Il perdono degli americani non è stato dichiarato e sarebbe stato respinto.

LA MIGLIORE EPOCA DEL DOPOGUERRA TRA GLI ANNI ’60 E ’70, QUELLA DELLA RIVOLTA CONTRO QUASI TUTTO E QUASI TUTTI

DIMENTICAVO. Gira e rigira in quell’epoca grandiosa del secolo scorso, per l’Italia la migliore dalla Resistenza partigiana, quella della rivolta contro quasi tutto e quasi tutti negli anni ’60 e ’70, prima del decisivo “tradimento dei chierici”, ho bazzicato anche altri arti e mestieri: teatro di strada con Gianmaria Volonté, composizione di canzoni rivoluzionarie, la partecipazione in alcune pellicole di forte significato politico come “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri. Lì mi è venuta utile la scuola di recitazione fatta a Milano, al Piccolo, ai tempi dell’impiego alla Mondadori. Se interessa, ho due figli e ho avuto tre mogli. L’ultima è dal 1979 la mia più stretta collaboratrice a tutti i livelli. Si chiama Sandra. Una presenza determinante.


PARTE SECONDA: PANORAMICA DI FULVIO GRIMALDI SULL’INTERA QUESTIONE COVID

TRE CONFERENZE IN UNA, TUTTE IMPORTANTI E COINVOLGENTI

“La sinistra non esiste se rinnega i concetti di patria e di libertà” esordisce Grimaldi. Ieri sei stato alla conferenza stampa di Sara Cunial, che aria si respira? gli chiede Francesco Toscano di Vox Italia Tv. Le conferenze sono state 3. La prima sul Covid come emergenza sanitaria o emergenza democratica, la seconda sulle violazioni di legge che hanno accompagnato il Covid, e la terza, che più delle altre mi interessava, su quale tipo di informazione abbiamo tutti ricevuto dal mainstream su una emergenza che sembra non finire mai e che serve evidentemente a mantenerci in stato di perenne difficoltà e subalternità. In questa conferenza c’erano Margherita Furlan, c’era Fabio Duranti di Radio-Radio, c’era Marco Pizzuti ricercatore e scrittore, c’erano Claudio Messora di Byo-Blu, Massimo Mazzucco, e c’ero pure io.

ABBIAMO DETTO FINALMENTE LE COSE CHE NON SI DICONO

Abbiamo aperto credo delle crepe nel muro di disinformazione e di silenzio che circonda l’intera operazione da quando è cominciata nel gennaio scorso. Ci si è finalmente trovati in una situazione istituzionale, in una località pubblica, alla presenza di telecamere di tanti colleghi. Abbiamo potuto dire delle cose che normalmente non si dicono e che non si leggono sui giornali e non si vedono sugli schermi tivù. Si sono dette cose molto molto gravi su questa intera operazione, sul rischio che corre la democrazia, sulle misure restrittive che abbiamo subito in questi mesi da febbraio a fine aprile, sulle misure che continuano ad essere applicate, i distanziamenti sociali, i cosiddetti dispositivi di protezione e di sicurezza che vengono imposti all’individuo e alla collettività.

UNA SOLA VOCE UNIVOCA E PRIVA DI CONTRADDITTORIO

Si è parlato in dettaglio con virologi brillanti come Giulio Tarro. Abbiamo ascoltato voci autorevoli che hanno modificato la vulgata e la narrativa che ci viene somministrata giornalmente da un esercito di propagandisti, e qui siamo arrivati al tema sul giornalismo nella fase attuale. Abbiamo constatato e convenuto come il pluralismo, come la dialettica, come le visioni opposte, come la varietà di opinioni e di valutazioni siano al punto zero. Siamo cioè a quello che si può chiamare il GIORNALE UNICO-UNIFICATO e lo SCHERMO UNICO-UNIFICATO dove tutte le voci dicono invariabilmente le stesse cose, e sono compitamente allineate e coperte dietro quello che emana la Task Force. Una Task Force che detta alla politica e al premier le cose da fare, le cose da dire e le cose da non dire, cioè da occultare.

IL GIALLO DEI DOCUMENTI FATTI SPARIRE

Tra le cose da dire -per inciso- le decisioni, le valutazioni, i documenti della famigerata task force tecnico-scientifica che determinano la nostra vita da circa 6 mesi e che ha cambiato il volto di questo paese, l’assetto di questa società in maniera come mai non era successo prima, nemmeno nei momenti peggiori del passato. Questi documenti della task force sono ignoti, sono oscuri, sono nascosti, non sono trasparenti. In altre parole, abbiamo noi tutti dovuto adottare un metodo di vita e una serie di comportamenti penalizzanti senza sapere il percome e il perché.

IL TAR DEL LAZIO IMPONE LA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI, MA SI INTROMETTE IL CONSIGLIO DI STATO E BLOCCA TUTTO

I lockdown, le gravi misure disastrose per l’economia e tutto il resto sono stati concepiti e realizzati sulla base di documenti secretati. Questi documenti, questi atti, sono stati richiesti e non ci sono stati dati, non sono stati resi disponibili alla pubblica conoscenza ed opinione, alla stampa la quale non si è nemmeno sognata di richiederli confermando la sua insulsaggine. E a questo punto succede che c’è qualcuno cosciente di questa violazione cardine della democrazia, e che si rivolge al TAR-TribunaleAmministrativoRegionale del Lazio il quale impone a questi signori di pubblicare i documenti, di renderli noti per farci sapere come e perché si è arrivati a tali valutazioni, a tali restrizioni, a tali interventi punitivi sui comportamenti, a tale caccia ai dissidenti, a contravvenzioni, multe, provvedimenti sulla scuola, sul lavoro, sullo sport di cui nessuno ha potuto ragionare, valutare o legittimare.

I DOCUMENTI SONO TOP SECRET? CHISSÀ QUALI NEFANDEZZE CONTENGONO

Invece è successo che questo assennato e democratico giudizio del TAR del Lazio è stato poi annullato dal Consiglio di Stato, perché in questo strano paese sembra che più in alto vai verso la vetta, più ti avvicini alla cupola posta a protezione della vetta e meno riesci a spuntarla. Ovvio che tutto quanto accade nel mondo a livello internazionale, e in particolare le grandi manovre intorno al Coronavirus, sono di pertinenza della Grande Cupola.

INFORMAZIONE LACUNOSA, FAZIOSA E ALLINEATA

La conferenza stampa è stata ricca di spunti. Mi è sembrato che valesse la pena mostrare come la stampa di oggi, l’informazione, sia di una superficialità e di una faziosità, di un allineamento ai poteri forti da fare paura. Il giornalismo in mano a dei cani da guardia del potere e non di professionisti a difesa del cittadino. Scribacchini e direttori televisivi al servizio di un potere che grazie a loro si auto-perpetua a forza di proroghe e di emergenzialità.

MANCA LA MEMORIA STORICA DI IERI E MANCANO LE PROSPETTIVE DI DOMANI

Questa stampa è così superficiale, così compatta e unitaria, dall’estrema destra all’estrema sinistra, tale da prendere tutti in contropiede. Penso all’Espresso, a Repubblica, al Corriere, a Cairo, alle varie televisioni. Tutti hanno questa visione unica che è basata sul presente, sull’immediato. Questa è la tecnica, lo stile odierno dell’informazione, dove si rimarca quello che appare e che è visibile. Il presente che non ha un passato e che difficilmente avrà un futuro, futuro che è meglio nascondere perché, se va avanti così, la gente si spaventa troppo e non obbedisce più, e non la conduci a bacchetta dove vuoi tu.

TUTTO PARTE DAL TAYLORISMO

Nel mio intervento ho sottolineato proprio questo criterio che mi deriva dal culto di Maria Montessori, la maggiore insegnante italiana, e che consiste nel capire le connessioni tra le cose, il contesto, i legami tra una cosa e l’altra all’interno del contesto. Lei li chiamava “i dettagli”. Allora sono andato nel passato, 200 anni fa, per vedere se non ci fosse una linea rossa dell’informazione che segue il comportamento del potere fino a oggi, fino alla emergenza Covid e all’era digitale. Allora mi è venuto in mente il Taylorismo. Frederick Taylor, 1856-1915, scrisse The principles of scientific management, traducibile con Organizzazione scientifica del lavoro, una specie di anticipazione del Taylorismo-Fordismo-Toyotismo che sono diventati i nostri attuali modelli di produzione industriale.

LA CATENA DI MONTAGGIO ESPROPRIA IL LAVORO CREATIVO

Taylor convertiva il modo di produzione, quello del lavorare dell’operaio di qualsiasi genere, quello che usava confezionare il suo prodotto utilizzando le sue personali conoscenze, la sua cultura, la sua intelligenza riconoscendosi poi nel prodotto che aveva terminato. Cambiando tutto questo nella tristemente famosa catena di montaggio che praticamente espropriava il produttore e il creatore dal suo prodotto e lo parcellizzava, lo segmentizzava. Ognuno faceva un piccolo movimento, una piccola cosa, premeva un bottone, metteva una tintura, girava una leva e non aveva nessun controllo sul prodotto che usciva. Quindi era anche privato della conoscenza e della complessità che stanno nella confezione di un prodotto intero, diventando un Minus Sapiens, cioè uno che aveva meno capacità intellettuale, meno patrimonio culturale-formativo-tecnico, meno valore e meno importanza. Questa era già una diminuzione, uno scadimento di ruolo. Ma il processo è andato avanti inesorabile.

NASCONO I MOVIMENTI DI MASSA E I TEMIBILI SCIOPERI

Tutto logico e tranquillo? No. C’era un difetto in questo sistema, anche se il lavoratore era stato ridotto come voleva il padrone a una mera funzione priva di creatività. C’era nelle sue mani un plus-valore derivante da tanti movimenti separati e parcellizzati che nell’assieme formavano massa. Una massa di operai che si ritrovavano tutti quanti al Lingotto torinese, nato proprio allora. In tutte le situazioni di lavoro, anche negli uffici e tra gli impiegati. Anche negli studenti di oggi che vanno tenuti separati-distanziati-dissociati, staccati dagli adulti, staccati fra loro, staccati dagli insegnanti.

FORD RADDOPPIA LA PAGA ORARIA E CREA GLI SPIONI

Tutto questo era allora una minaccia, perché poteva portare a organizzazioni, a proteste collettive, a scioperi, cose che poi successero. Ci furono al tempo del terrorismo delle lotte formidabili degli operai, soprattutto negli Stati Uniti, soprattutto alla Ford. E Ford cosa fece? Raddoppiò la paga oraria di allora da 2,5 a 5 dollari per compensare l’esproprio tecnico a danno dei lavoratori. Però, quei 5 dollari venivano concessi in relazione a uno spionaggio costante e accurato dell’operaio, a un controllo di come si comportava in fabbrica e fuori, a casa e fuori casa, con chi si vedeva, cosa consumava, cosa comprava, se era attivo e militante in qualche movimento.

ECCO SCOPERTO IL LEGAME COI CREDITI SOCIALI DI OGGI CONCESSI AI CITTADINI CINESI OBBEDIENTI

Non ci ricorda qualcosa tutto questo? Non ci ricorda Vittorio Valletta, 1883-1967, presidente e simbolo della FIAT, l’uomo che la rese grande, ma anche colui che introdusse alla FIAT negli anni ’50 lo spionaggio del personale e tra il personale? E non ci ricorda oggi i crediti sociali che vengono attribuiti in Cina ai cittadini bravi che monitorano e spiano gli altri cittadini? Era una forma perversa di controllo già a quei tempi, e oggi si è perfezionata in modo incredibile attraverso le nuove tecnologie.

IL PRIMO PUNTO-CHIAVE STA NELLA FALSA EMERGENZA CORONAVIRUS

Oggi abbiamo 2 episodi che si uniscono, che sono sinergici e che vanno in parallelo verso il medesimo obiettivo. Una è l’operazione Coronavirus che ci porta a farci imporre la distanza uno dall’altro, la mascherazione, la eliminazione della faccia e dello sguardo l’uno sull’altro. Proprio ieri il virologo americano Anthony Fauci, quello che in America detta le cose da fare come fa da noi Burioni, ha detto che non basta più coprire naso e bocca, ma anche gli occhi, poiché potrebbero recepire chissà quali goccioline e quali virus. Quindi siamo destinati ad avere la faccia totalmente cancellata e diventeremo tutti quanti uguali e anonimi. Insomma il Covid ha imposto la separazione e pretende di continuarla nelle scuole, nel lavoro, nella vita, nelle strade, in perpetuo. E questa è già una frantumazione di quella unità di massa che i lavoratori e i cittadini avevano.

IL SECONDO PUNTO-CHIAVE È IL SISTEMA 5G, AUTENTICA SCIAGURA SANITARIA

Poi l’altro punto decisivo che fa coppia col virus è il digitale, il 5G, questa mostruosità della quale la TIM annuncia oggi grandissimi investimenti attraverso consociazioni con altri gruppi internazionali promotori del 5G che si preparano massicciamente in questa cosa che moltissimi medici considerano una SCIAGURA SANITARIA, tanto che 200 di essi, tra i più qualificati, hanno firmato una moratoria internazionale.

NIENTE TEST, NIENTE PRINCIPI DI PRECAUZIONE E 53.000 SATELLITI SOVRA LE NOSTRE TESTE

Hanno rilevato fra l’altro che la tecnologia 5G non è stata nemmeno esaminata sul piano della sicurezza sanitaria e già questo fa molto pensare. Non è stato adottato nemmeno il principio di precauzione, prima ancora di imporre il lockdown e di concedere che centinaia di milioni di antenne vengano installate nel mondo intero e che 53.000 satelliti ci investano in continuazione delle loro radiazioni dallo spazio.

UN QUADRO SPAVENTEVOLE DI DISTACCO E DI DIFFIDENZA VERSO IL PROSSIMO, IN SPREGIO A OGNI PRINCIPIO DI SOCIALITÀ

Questa separazione che ci arriva dal digitale e che TIM vede come il perfezionamento di quanto si è sperimentato nel Covid, come la separazione dell’uomo dall’uomo, come il considerare il virus un mostro anti-uomo anziché un invisibile socio e membro della comunità umana, un elemento di simpatia e di solidarietà come il virus è realmente, completa il quadro negativo, mostruoso e spaventevole che viene proposto e imposto al mondo intero. L’uomo, il prossimo tuo, non è qualcuno da amare e da rispettare, ma un nemico e un avversario, un pericolo, uno da tenersi alla larga, uno da trattare con sospetto e diffidenza, uno che ti potrebbe trasmettere il virus e la peste.

IL 5G SIGNIFICA DANNI SICURI ALLA SALUTE E SOLITUDINE PER TUTTI

5G significa digitalizzazione universale, ma significa anche decorporizzazione. Veniamo infatti privati dei nostri corpi. Dovremo lavorare da casa, studiare da casa, fare sesso da casa, ordinare cibo da casa, fare conferenze da casa. Insomma la possibilità di unirsi, socializzare, lavorare fianco a fianco è già messa a repentaglio dal virus onnipresente, e anche dal fatto che con questa eliminazione della presenza corporale e la facilitazione della tastiera e dello schermo, saremo sempre più soli.

QUESTA È LA FORMULA INFAME PER DOMINARE E SCHIAVIZZARE I POPOLI

Ecco che allora sarà compiuto il sogno di chi, pur essendo pochissimi, ovvero lo 0,0000000001 percento dell’umanità, ovvero la Élite, intende dominare efficacemente 6 miliardi e mezzo di persone che dovranno però essere vaccinate in termini tali da perfezionare il disegno che incominciò col Taylorismo e la catena di montaggio.

GUAI PARLARE DI SINERGIA O DI SEMPLICE ATTINENZA TRA COVID E 5G

Nelle scorse settimane è stata avviata dalla apposita Task Force una commissione contro le fake news. Mi viene chiesto se si tratta o no di cosa grave. Certo che lo è. Abbiamo appena indicato la stretta sinergia esistente tra Covid e 5G. Ebbene, quando è stata istituita la prima misura di controllo sulla libertà di espressione garantita dall’art 21 della Costituzione, al cosiddetto scoppio del virus in febbraio, si sono affrettati a dichiarare che è proibito fare dei collegamenti fra virus Covid e 5G, che sarebbe classico esempio di fake news, e pertanto cosa che inganna il pubblico e che deve essere censurata. Veniva cioè proibita la possibilità di un osservatore qualsiasi, di un cittadino, e tanto più di un giornalista che voglia approfondire, di fare una connessione tra le due cose, come sto cercando di fare in questa circostanza.

IL CASO COLAO È SEMPLICEMENTE SBALORDITIVO

Quanto sta succedendo è spaventoso. Avere delle autorità non elette, delle task force trovate qua e là, migliaia di persone in molti casi non qualificate e afflitte pure da forti conflitti disinteresse è fuori di ogni logica. Pensiamo a Colao. Lo ha pure detto nel suo misterioso e clandestino rapporto, che era impegnato da tempo nella promozione del digitale 5G. Ora, da dove viene Colao? Viene da Vodafone, la più grande compagnia telefonica del mondo, la più interessata al 5G assieme a TIM, a TELECOM, eccetera. Come fa uno con questo retaggio alle spalle, con la funzione di presidente della Vodafone a interessarsi di una cosa di questo genere, quando sta anche promuovendo gli interessi della sua ex-società?

SCANDALI AD OGNI LIVELLO E SCOMPARSA TOTALE DELL’INFORMAZIONE

Questo tipo di cose e di scandali è dappertutto. In Germania lo stato sta già allestendo una Commissione d’Inchiesta su cosa abbia comportato in termini di danni e di pericoli sanitari oltre che di danni democratici ai cittadini, l’intera questione Coronavirus. Come si può permettere a un gruppo di mettere in mano al potere la decisione sul cosa dire e non dire, su cosa sentire e non sentire, su quello che è vero e non è vero, è davvero ALLUCINANTE. E va pure aggiunto che oggi noi non abbiamo un giornalismo, ma abbiamo un grandissimo Centro Relazioni, cioè un Mega-Ufficio Propaganda. Siamo ridotti a trovare qualche spiraglio di verità su internet. Le informazioni allestite dalla presidenza del consiglio provengono da personaggi collaudati e schierati. Penso a David Fuente di Repubblica e a personaggi simili che bazzicano pure tra i vari canali televisivi.

PRECIPITAZIONE DEI VALORI E COSE INGUARDABILI

Assistiamo sgomenti e stupefatti a cose inguardabili. Oggi abbiamo personaggi che sono profondamente nemici della loro Madre Patria. I concetti di libertà e di patria che erano connessi nella lotta anti-totalitaria sono da noi scomparsi. Persino le forze di sinistra, quelle che erano emerse nel nome delle lotte del ’45 hanno cominciato ben presto a barcollare. La parola libertà veniva guardata come licenza.

FACCIAMO BENE A RIUNIRCI, A DISCUTERE E A PREPARARE UNA FORTE CONTROFFENSIVA

Le sinistre oggi non esistono più. Anche nei giornali, e lo voglio ripetere, si va dal Manifesto che ripete le direttive del Deep State americano, la Repubblica non ne parliamo, i giornali di Cairo e tutti gli altri esprimono ciò che la élite fortemente liberista e neocapitalista mondiale decide. Non si può neanche parlare di destra e di estrema destra. Il cittadino che subisce questa compattezza plumbea si vede scoraggiato e impotente. Ecco perché queste nostre iniziative anche se non sempre condivise, anche se limitate, tardive, o carenti, hanno la funzione terapeutica di contrastare lo scoraggiamento e la depressione, di neutralizzare la paura e lo sconforto.

LA GENTE NON NE PUÒ PIÙ

Esiste del resto una crescente insofferenza della gente nei riguardi di quanto si sta facendo a livello governativo. Dire che a settembre devi avere una certa situazione nelle scuole, per cui un bambino deve stare a 1,5 metri di distanza, isolato, e che non deve associarsi e mescolarsi coi compagni, non deve appartarsi con la sua fidanzatina per un bacio, tutto questo è proibito. Cose dell’altro mondo. Cose contro natura.

SCHIZOFRENIA MONDIALE A TUTTI I LIVELLI

Questi provvedimenti e queste idee bislacche e insostenibili hanno generato nella popolazione una ribellione interna che ognuno sta covando. Stanno decidendo cose pesantissime senza nemmeno uno straccio di base scientifica. Ma chi glielo dice, l’oracolo di Delfi o la Sibilla Cumana che a settembre o a ottobre c’è di nuovo il Coronavirus pronto a colpire? Parlano di ondate virali successive, quando sappiamo che tutte le epidemie influenzali conosciute si esauriscono in un certo periodo di tempo e poi si ripresentano in forma mutata e diversa, per cui, dettaglio non da poco, il tanto agognato vaccino non servirà più a nessuno, salvo altri imbrogli e altre montature di Fauci e di Bill Gates. Stiamo rasentando la follia.

SCHIERAMENTO COMPATTO DI GOVERNO E OPPOSIZIONE SULLA MEDICINA MONATTA E SU ROMA CAPITALE MONDIALE DEGLI APPESTATI

Questa è la situazione che abbiamo oggi. Il guaio è che non esistono schieramenti politici contrapposti. Tutti arroccati su virus, vaccini, mascherine e quant’altro. Abbiamo qualcuno che è escluso dal potere e che, trovandosi fuori dal giro delle decisioni, borbotta, protesta e fa bene a farlo. Ma sul piano delle strategie, sul piano dell’assetto della società, sul fatto se esiste o no nella realtà un mostriciattolo tremendo chiamato Covid-19, non esiste differenza alcuna tra governo e opposizione. Fulvio Grimaldi.

SIAMO GRATI A QUESTO ECCEZIONALE GIORNALISTA, PIENO DI CORAGGIO E DI VERVE

Trovo che l’esposizione dell’autore sia chiara ed esaustiva, per cui non servano altri commenti da parte mia. Il contributo che sta dando alla comprensione di questa falsa emergenza virale è formidabile. 86 anni suonati, ma nessuno osi chiamarlo anziano. Sveglio, dinamico e reattivo. Una sfida e una sberla alla mediocrità giornalistica di tutte le reti televisive e di tutti i maggiori quotidiani. Chiedo scusa a Grimaldi per qualche ritocco e riduzione apportata al testo, e per l’inserimento dei soliti miei sottotitoli, sempre rispettando rigorosamente i concetti espressi sul video originale.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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