GIORDANO BRUNO: LA LIBERTÀ DI PENSARE IN GRANDE

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LETTERA

Ciao Valdo, questo articolo su Giordano Bruno mi è piaciuto. Te lo segnalo.
Fasulo Elena

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COMMENTO

ONORE ED ETERNA RICONOSCENZA AL MARTIRE DI CAMPO DE’ FIORI

Ciao Elena. Hai fatto benissimo a segnalarmi questo articolo. Geniali i commenti e le citazioni della Raggi, della Conforto e di La Porta. Ennesima testimonianza che il martire di Campo de’ Fiori ha lasciato il segno incidendo profondamente nelle più sensibili coscienze di ieri e di oggi. Sono un grande estimatore della prof Giuliana Conforto, che ha anche impreziosito con la sua presenza uno degli appuntamenti domenicali HSU-Health Science University ad Imola.

MENTE LIBERA CHE METTE A REPENTAGLIO IL CONTROLLO DELLE COSCIENZE

Parlare di Giordano Bruno non è solo un salto indietro di 500 anni nella storia, ma è un confermare la sua forte e sentita presenza tra di noi in questo momento. È nel contempo un dargli ragione su tutto e un dare torto alla Chiesa Cattolica su tutto. Alla Chiesa e ai Papi che continuano tuttora a ignorarlo e schivarlo per non morire di vergogna e di imbarazzo. Parliamo di una mente libera che metteva a repentaglio il controllo delle coscienze a cui la Chiesa ambiva allora come oggi di monopolizzare e di soggiogare. Una mente così temuta da sottoporre il povero Giordano Bruno anche all’estremo supplizio della mordacchia, un chiodo ricurvo applicato alla bocca, che gli impediva di proferire qualsiasi parola, né urla né lamento, mentre veniva bruciato sul rogo.

GIORDANO BRUNO METTE A NUDO L’ARROGANZA E L’ARRETRATEZZA CULTURALE DELLA CHIESA

Giordano Bruno morì proprio per questo: la sua libertà faceva paura, mostrava la fallacità della Chiesa (che ancora negava Copernico e la sfericità della Terra). Facevano paura gli orizzonti che il suo pensiero apriva alla scienza al di là degli angusti vincoli dogmatici che la religione pretendeva di imporre. Una paura che lo stesso Bruno rinfacciò ai suoi giudici nel momento stesso in cui gli fu letta la sentenza di morte: “Forse con più timore pronunciate questa sentenza contro di me di quanto ne provi io nell’accoglierla”. Una paura che paralizza tuttora il Papato e gli impedisce di prostrarsi e di chiedere perdono per quel rogo abominevole e per quella condanna che degrada, dequalifica, abbruttisce ed insudicia l’intero carrozzone Vaticano. Giordano Bruno non potrà mai essere riabilitato.

LA CHIESA DI OGGI RIMANE, SOTTO LA SCORZA, LEGATISSIMA ALLA CHIESA DI ALLORA

Sul piano storico la Chiesa romana di allora, in fondo, non era molto dissimile nella gestione e preservazione del proprio potere dalla teocrazia paternalistica ed apparentemente buonista di oggi. Giordano Bruno venne processato per avere idee contrarie alla fede, per aver dubitato dell’ortodossia del pensiero religioso ufficiale.

NELLE MANI DEL SANT’UFFIZIO

Giordano Bruno, frate domenicano, era accusato di eresia e di aver espresso opinioni non conformi a quelle della Chiesa, su argomenti di carattere non solo dottrinale, ma anche speculativo, filosofico e scientifico, argomenti ritenuti comunque attinenti alla Chiesa. Processato dal Sant’Uffizio (Congregazione a difesa della fede fondata da papa Paolo III nel 1542), inteso come strumento repressivo di una religione che aveva scelto la via totalitaria dell’assolutismo confessionale, improntando la propria cultura giuridica ad un drastico dualismo fra ammissione di colpa o punizione, dopo otto lunghi anni di detenzione, viene condannato ad essere arso vivo. Bruno affrontò il processo con spirito di dialettica, lo stesso spirito che aveva caratterizzato le sue lunghe battaglie in tutte le più importanti università d’Europa.

FASE VENEZIANA E FASE ROMANA CON PARTECIPAZIONE PERSONALE DI CLEMENTE VIII

Il processo si svolse a Venezia per una prima fase e, vista l’importanza dell’imputato, la vastità del suo pensiero, il pericolo per il dogma da esso rappresentato, per una seconda fase a Roma, sotto il diretto controllo dell’Inquisizione Centrale e con la partecipazione personale e diretta del papa Clemente VIII (che lo stesso Bruno fece l’errore di considerare illuminato, più aperto alle nuove idee di quanto fosse in realtà, proponendosi perfino di incontrarlo per poterlo convertire alla sua causa, ma l’incontro su cui Bruno tanto contava non ebbe mai luogo, non fu mai concesso).

TESTO DELLA SENTENZA DI CONDANNA

Nel nome di Nostro Signore Gesù Cristo e della sua gloriosissima Madre sempre Vergine Maria, noi Cardinali Inquisitori dicemo, pronunziamo, sentenziamo e dichiaramo te fra Giordano Bruno  essere eretico impenitente pertinace ed ostinato, e perciò essere incorso in tutte le censure ecclesiastiche e pene dalli sacri canoni, leggi e costituzioni così generali come particolari. Devi esser degradato  da tutti gli ordini ecclesiastici maggiori e minori nelli quali sei costituito,  devi essere scacciato dal foro nostro ecclesiastico e dalla nostra santa ed immaculata Chiesa, della cui misericordia ti sei reso indegno, devi essere consegnato alla Corte secolare, sì come ti rilasciamo alla Corte di voi Monsignor Governatore di Roma qui presente, per punirti delle debite pene.

IPOCRISIA DEL LINGUAGGIO BUROCRATICO

E qui il linguaggio burocratico della sentenza rivela appieno la sua ipocrisia, perché Bruno viene consegnato al braccio secolare per la sua condanna a morte e questo gesto viene accompagnato dalla formula finale “Pregando il Governatore di Roma che voglia mitigare il rigore delle leggi circa la pena della tua persona, che sia senza pericolo di morte o mutilazione di membro”.

CONDANNA AL ROGO ANCHE PER TUTTI I LIBRI DELL’ERETICO GIORDANO BRUNO

All’esclusione di Bruno dall’Ordine Domenicano e dalla Chiesa e alla sua condanna a morte (mascherata sotto un formula buonista di comodo) si aggiunge la condanna dei suoi scritti: “Di più condanniamo, riprohamo e proibemo tutti gli sopradetti ed altri tuoi libri e scritti, come eretici ed erronei e continenti molte eresie ed errori, ordinando che tutti quelli che sin ora si son avuti, e per l’avvenire verranno in mano del S.to Officio, siano pubblicamente guasti ed abbrugiati nella piazza di S. Pietro, avanti le scale, e come tali che siano posti nell’Indice de libri proibiti, sì come ordiniamo che si facci”.

IL BOIA ROBERTO BELLARMINO GLORIFICATO TUTTORA COME BEATO, SANTO E DOTTORE DELLA SANTISSIMA CHIESA DI ROMA

La sentenza è firmata dai Cardinales generales Inquistores, tra i quali spicca il nome di Roberto Bellarmino (1542-1621), lo stesso che qualche anno dopo processerà Galilei e che nel 1930 riceverà da papa Pio XI (1857-1939) la triplice glorificazione di beato, di santo e di dottore della Chiesa! San Roberto Bellarmino viene tuttora festeggiato in calendario alla data del 17 settembre, come niente fosse.

Valdo Vaccaro

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