GLIFOSATO E ROUNDUP MONSANTO IN OGNI CIBO ED IN OGNI BICCHIERE D’ACQUA

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

GLIFOSATO MONSANTO E PESTICIDI DEVASTANO LA SALUTE PLANETARIA E L’AMBIENTE, del prof Giuseppe Altieri

RESIDUI DELL’ERBICIDA GLIFOSATE IN UNA CINQUANTINA DI CEREALI

La rivista il Salvagente rivela residui dell’erbicida Glifosate, in una cinquantina di alimenti a base di cereali, definiti fortunatamente nei limiti di legge. Secondo i produttori non ci sarebbe nessun rischio neppure mangiando 200 kg di cibo al giorno. In realtà tali affermazioni sono molto pericolose per la salute pubblica e l’ambiente, diritti tutelati dalla Costituzione Italiana e dal Principio di Precauzione Europeo, per cui andrebbero perseguite. Libertà di parola sì, ma non di falsificazione.

IL GRANO MANITOBA IN PARTICOLARE, USATO PER LA PIZZA E IL PANE

Grano Manitoba, il cosiddetto grano di forza per la pizza e il pane sta nel mirino. Come poi le altre farine di importazione da agricolture che consentono la pratica incivile e criminale di disseccare le coltivazioni con agenti chimici che uccidono tutto prima della raccolta. Ma non solo grano.

CEREALI, LEGUMI, PATATE, VEGETALI COMUNI SOTTOPOSTI ALL’AGENTE ARANCIO SECCA-TUTTO

Anche cereali, legumi, patate, e altre comuni risorse vegetali, tutto sottoposti all’agente arancio secca-tutto che in tal modo avvelena la base della dieta umana e crea scorretta concorrenza contro le zone agricole a maggior vocazione per le colture cerealicole e i legumi, ovvero il Mediterraneo laddove le coltivazioni maturano e si asciugano al Sole.

TUTTO AVVELENATO A NORMA DI LEGGE DA PESTICIDI NON BIODEGRADABILI

Grano per la pasta e il pane, orzo per la Birra o granella per il bestiame. Tutto al glifosate, dannosissimo per la salute e distruttore dell’ambiente e dell’humus dei terreni, con residui in continuo aumento negli alimenti e nelle acque, con bio-accumulo nelle catene alimentari e con l’Uomo al vertice del rischio. Tutto innaturalmente avvelenato a norma di legge, visto che tali residui chimici sono follemente consentiti negli alimenti. I pesticidi in questione non sono biodegradabili ed una volta usati persistono per lunghissimi periodi.

ALL’AUMENTO CONTINUO DEI PESTICIDI CORRISPONDE UN PARALLELO INCREMENTO DELLE MALATTIE DEGENERATIVE

Assistiamo da decenni al continuo incremento nell’uso di pesticidi e al parallelo drammatico aumento di malattie degenerative come celiachia, tumori, linfomi, sterilità, sensibilità chimica multipla ed altre ancora. Come si può tranquillizzare gli Italiani dicendo che i residui di Glifosate trovati negli alimenti sono inferiori ai limiti di legge ?

I PIÙ DEBOLI RISULTANO ESSERE I PIÙ COLPITI, E QUESTO VALE IN PARTICOLARE PER I BAMBINI

Gli effetti di tali sostanze non dipendono poi dalla loro quantità bensì dalla diversa sensibilità delle persone, per cui i più deboli risultano le prime vittime, insieme agli agricoltori che ne fanno uso ed abuso. In particolare i bambini rappresentano la categoria a massimo rischio, dal momento che i cosiddetti limiti, che definirei di vera e propria intolleranza, sono stabiliti su un corpo di 60 kg di peso, ovvero un adulto, violando in tal modo sia il principio di precauzione che gli Art. 32 e 3 della Costituzione, sul diritto alla salute e sull’uguaglianza e pari dignità dei cittadini di fronte alla legge.

IL GLIFOSATE ALTERA E DISTRUGGE I MICRORGANISMI INTESTINALI

Il glifosate altera l’equilibrio dei microrganismi intestinali, uccidendone diversi, ed è un probabile cancerogeno secondo lo IARC (Istituto di ricerca sul cancro di Lione, dell’OMS). Tale probabilità non dipende dalla sostanza, come si diceva poc’anzi, bensì dalle vittime della contaminazione, più o meno sensibili alla sostanza stessa, cancerogena.

IN ITALIA SI USA IL 35% DI TUTTI I PESTICIDI EUROPEI CON INTENSITÀ 10 VOLTE SUPERIORE PER ETTARO E PER ABITANTE

L’Italia, dove si usa oltre il 35% di tutti i pesticidi europei con un livello circa dieci volte maggiore per ettaro e per abitante rispetto ai partners UE, ha raggiunto il record mondiale dei tumori dell’Infanzia (dati OMS), perdendo almeno 8 anni di aspettativa di vita sana nell’ultimo decennio (dati Eurostat). Ricerche svedesi di molti anni fa correlano il Glifosate all’incremento del Linfoma Non Hodgkin. Per questo motivo la Svezia ha denunciato la commissione europea per non aver applicato il principio di precauzione, vietando immediatamente tale sostanza da ogni uso.

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE ED INVERSIONE DELL’ONERE DELLA PROVA

Si rammenta che il principio di Precauzione, base del diritto europeo e nazionale, prevede l’inversione dell’onere della prova, ovvero che prima di immettere sostanze nell’ambiente e in particolare nell’agricoltura, dev’essere dimostrata la loro innocuità. Succede invece che, per il Glifosate come per tutti i Pesticidi chimici, si continua a violare il diritto alla salute consentendo 50 anni di impieghi agroalimentari, per poi scoprire la tossicità e imporre i divieti quando i danni sono accertati e ormai irreversibili.

QUALCUNO DOVRÀ PUR PAGARE I DANNI

Chi paga questi danni? In una situazione di Stato di Diritto, come quella europea, le ditte produttrici di pesticidi chimici che forniscono i dossier sulla sicurezza delle sostanze e le commissioni che li approvano dovrebbero essere tenute a pagare, ovviamente.

È PAZZESCO AVERE AUTORIZZATO UN DISSECCANTE CHE UCCIDE TUTTO

Il Glifosate non ha tempo di carenza in quanto è un disseccante totale che uccide tutto, per cui viene venduto per distruggere l’erba prima di seminare i terreni o per disseccarla sotto le coltivazioni arboree. Ma quale pazzo lo ha autorizzato per disseccare i raccolti? Verifichiamo chi è stato e fermiamolo! C’è una commissione interministeriale presieduta dal Ministero della Sanità  che decide per tutti, sulla pelle di tutti.

BANDIRE IL GLIFOSATE IN LINEA CON QUANTO STABILITO DALLA COSTITUZIONE

Bandire il glifosate, arma di distruzione di massa che sta devastando la salute planetaria e l’ambiente, modificando il clima, distruggendo l’humus dei terreni e la fotosintesi. Non basta che un’applicazione chimica o tecnologica sia giudicata economicamente utile a qualcuno per poterla applicare. La Costituzione Italiana regola l’attività economica al fine di garantirne l’aspetto sociale (Art. 41 e 42 Costituzione) e lo sfruttamento razionale dei suoli (Art. 44), incompatibile con l’impiego dei disseccanti totali che lo sterilizzano. Tale modus operandi, seppur divenuto normale e sempre più abusato, non per questo è considerabile legittimo. Anzi s’impone un rafforzamento dell’azione di controllo e repressione.

SI IMPONE UN FRENO IMMEDIATO ALLE IRRORAZIONI CHIMICHE

È necessario e improcrastinabile, per le drammatiche conseguenze e costi sociali di tali comportamenti irrazionali, mettere un freno immediato all’irrorazione di sostanze chimiche sintetiche in agricoltura imponendo sic et simpliciter, oggi e non domani, l’applicazione delle tecniche di coltivazione biologica, non essendo logico né ammissibile alcuna attività economica, né tanto meno un guadagno, che arrechi danno ad altri.

EVITIAMO LA FORCHETTATA LETALE, EVITIAMO LA ROULETTE RUSSA DEI PESTICIDI

Le analisi di tipo quantitativo, usate per determinare l’eventuale superamento dei limiti di legge dei residui chimici negli alimenti e nell’acqua, rappresentano solo dei dati medi. L’irrorazione con mezzi manuali o meccanici, non è mai uniforme su tutta la coltivazione, dipendendo da numerosi fattori, mai controllabili con precisione, come il diverso sviluppo vegetativo delle singole piante, la ventosità, l’avanzamento non omogeneo delle macchine, difformità del terreno. Chi mangerà le frazioni più contaminate dei raccolti, per il casuale effetto di un vento assassino, subirà quindi un maggior danno per la propria salute, con ulteriore violazione del principio di uguaglianza e pari dignità (Art. 3 Cost.)

L’USO DELLA CHIMICA IN AGRICOLTURA È OGGI TOTALMENTE INUTILE

Vietiamo la chimica in agricoltura, oggi per lo più inutile visti i progressi delle tecniche biologiche. Utilizziamo correttamente i fondi europei destinati a compensare i mancati raccolti e i maggiori costi della produzione biologica. Abbiamo a disposizione 12 miliardi di euro all’anno di fondi europei per l’agricoltura dal 23016 al 2020. Ne bastano 7 per riconvertire tutta l’Italia alla coltivazione biologica, garantendo agli agricoltori il 30% di reddito in più. Stiamo spendendo oltre 100 miliardi l’anno per malattie degenerative provocate dai 300 pesticidi presenti negli alimenti e nelle acque che beviamo, e il maggiore inquinante presente è proprio il glifosfate. Di fatto, il glifosate è vietato dalle leggi nazionali ed europee e non può essere usato né in ambito agricolo che in quello extra-agricolo.

Giuseppe Altieri, agroecologo, Studio Agernova, Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca

*****

VERIFICHE E CONTROLLI IN ITALIA, articolo di Monica Rubino (Sintesi, titolo e sottotitoli di VV)

IL MICIDIALE ROUNDUP DELLA MONSANTO LO TROVIAMO IN OGNI ALIMENTO E IN OGNI GOCCIA D’ACQUA CHE BEVIAMO

Dalla pasta ai biscotti, dai corn flakes alle farine fino all’acqua che arriva nelle nostre case. Il glifosato, l’erbicida sviluppato dalla Monsanto e distribuito con il nome commerciale di Roundup sembra essere dappertutto. A poco più di una settimana dal discusso voto del Parlamento Europeo che, il 13 aprile scorso, ha chiesto alla Commissione di rinnovare l’autorizzazione all’uso del diserbante per altri 7 anni in agricoltura contro i 15 inizialmente previsti, il Test Salvagente ha illustrato i risultati delle prime analisi italiane effettuate, da laboratori accreditati, su una cinquantina di alimenti che mangiamo e beviamo tutti i giorni, svelando quanto sia difficile per i consumatori italiani trovare prodotti senza tracce di questa sostanza.

IL GLIFOSATO CLASSIFICATO COME CANCEROGENO

Sconosciuto fino a un anno fa, oggi il glifosato è al centro di una delicata querelle scientifica e politica. Da un lato c’è la posizione dello Iarc (agenzia dell’Oms di ricerca sul cancro), che a marzo del 2015 lo ha classificato come probabile cancerogeno per l’uomo in uno studio uscito su The Lancet Oncology. Dall’altro quella dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che invece a novembre dello stesso anno lo ha assolto e ha fissato la dose massima di assunzione giornaliera in 0,5 mg per kg di peso corporeo. In mezzo c’è la Commissione europea che, tra qualche settimana, dovrà decidere se tenere conto o meno delle richieste dell’Europarlamento in merito alla proroga dell’autorizzazione.

MAI NESSUN VELENO È STATO SPRUZZATO CON TANTA FOGA

E intanto in molti Paesi si allarga la schiera di chi è contrario all’uso del pesticida. Stiamo parlando dell’erbicida più diffuso al mondo, sintetizzato per la prima volta nel 1950. Da allora viene irrorato con numeri impressionanti. 8,6 miliardi di chilogrammi spruzzati nel 2014, il volume di glifosato utilizzato è sufficiente a trattare tra il 22 e il 30% dei campi coltivati nel mondo. Mai nessuna sostanza è stata aspersa su una superficie mondiale tanto vasta.

LA CONTAMINAZIONE RIGUARDA BIRRE, FARINE, BISCOTTI E PASTE ALIMENTARI

Ma quanto glifosato, dai campi, finisce sulle nostre tavole? Dopo i residui ritrovati nelle birre tedesche e poi in quelle svizzere, sono arrivate le prime analisi italiane per scoprire il livello di contaminazione in corn flakes, farine, biscotti, fette biscottate e pasta. Il risultato? Una roulette russa in cui né le aziende né i consumatori possono stare tranquilli. I residui, testimoniano però una contaminazione diffusa, quasi ubiquitaria”.

ESISTE PURE L’AMPA, METABOLITA TOSSICO DEL GLIFOSATO E DIFFUSO NELLE FALDE ACQUIFERE

Discorso diverso sull’acqua che beviamo tutti i giorni. Il mensile dei consumatori ha analizzato 26 campioni provenienti da diverse città italiane e in due casi l’Ampa, un derivato del glifosato che con l’erbicida condivide la presunta tossicità e gli effetti a lungo termine sulla salute umana, è risultato superiore ai limiti di legge nei campioni raccolti a Brusnengo, in provincia di Biella, e a Campo Galliano, comune nel modenese. Nessuna Regione italiana analizza la presenza di glifosato e del suo metabolita Ampa nelle acque potabili, nonostante le raccomandazioni comunitarie. Unica eccezione è la Lombardia, che però effettua il monitoraggio non sulle acque di rubinetto ma su quelle di superficie e profonde.

DIFENDERE A SPADA TRATTA IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE

L’Europa non sacrifichi agli interessi di pochi uno dei suoi principi fondamentali, quello di precauzione, che stabilisce che di fronte a un possibile pericolo per la salute si debba vietare un prodotto o una sostanza. È il caso, chiaro, del glifosato, un pesticida che rischia di avvelenare i simboli del made in Italy. Un timore che sembra interessare anche l’industria e il nostro ministro per le Politiche Agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, contrario alla riconferma nell’Ue e impegnato con il suo dicastero nell’elaborazione del Piano Nazionale Glifosato Zero sulle produzioni italiane, a prescindere dagli esiti del confronto europeo.

LA REPLICA DELL’INDUSTRIA ITALIANA

Da parte loro i produttori di pasta e prodotti da forno invitano a non drammatizzare. Evitiamo allarmi ingiustificati che rischiano di disorientare tutti, non solo i consumatori, ma anche chi produce alimenti, rassicura Mario Piccialuti, direttore di Aidepi, l’associazione di Confindustria delle industrie del dolce e della pasta italiane della quale fanno parte colossi come Barilla. Le quantità rilevate sono così minime che non sarebbe possibile superare i limiti di sicurezza stabiliti dalle autorità sanitarie neppure mangiando 200 kg di cibo al giorno.

LA PASTA ITALIANA È ASSOLUTAMENTE SICURA, DICE LA BARILLA

E, all’obiezione che l’Italia per produrre la pasta importa grandi quantità di grano dagli Usa, dove si fa uso di glifosato con il trattamento preraccolta, Piccialuti risponde come segue. Possiamo garantire i consumatori che la pasta italiana è assolutamente sicura. Il nostro modo di operare lungo le filiere e le analisi di verifica, che i nostri pastai conducono regolarmente, confermano l’assenza di glifosato nella nostra pasta o, nel caso di eventuali presenze, valori estremamente bassi, enormemente al di sotto dei limiti fissati dalla legge. Il grano importato dall’estero, che rappresenta in media circa il 30-40% di quello utilizzato dai pastai italiani, visto che l’altro 60-70% è di provenienza nazionale, viene controllato ancora di più di quello nazionale, una prima volta dal produttore nel paese di produzione, poi quando arriva in Italia dalle autorità sanitarie e dalle dogane. Passa poi il vaglio dei produttori di semola e infine dei pastai, che verificano eventuali residui, sia sulla semola che sulla pasta.

*****

© Riproduzione riservata. Qui le linee guida per la ripubblicazione

ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questo sito hanno solo fine informativo e non possono sostituire il parere del medico curante. Leggi il Disclaimer.

Condividi con i tuoi amici.

Comments are closed.