Diete & Sistemi Nutrizionali

IL BUONO E IL CATTIVO DELLA MACROBIOTICA

LETTERA
IL PUNTO MACROBIOTICO DI PIANESI

Salve, mi chiamo Alessandro e frequento Un Punto Macrobiotico di Pianesi, e non ho particolari problemi o patologie da segnalare. Ho letto però il suo articolo relativo alla macrobiotica e sono rimasto molto sorpreso. Intanto vorrei dirle che ho sentito personalmente moltissime persone raccontare la loro esperienza di guarigione da problemi gravi e meno gravi, solamente mangiando zuppa e piatto misto proposti da Pianesi. Inoltre le mando qui un articolo di pochi giorni fa che spiega tutti gli ambiti di cui si occupa Un Punto Macrobiotico, e vanno molto al di là dell’alimentazione.

FILOSOFIA GLOBALE E VIRTUOSA DELLA MACROBIOTICA

Sarei curioso di sapere cosa ne pensa lei dell’articolo perché, davvero, io non ho mai visto niente del genere, tipo collegare ambiente, agricoltura, economia e altro in quel modo. Quando va bene si trova qualcuno che si occupa di solo uno di questi ambiti. Infine vorrei chiarire che nel piatto misto proposto da Pianesi c’è sempre un piccola parte di verdura cruda. Inoltre il piatto si basa sui principi della medicina cinese, quindi sono presenti tutti e 5 i sapori, i quali sono collegati a 5 coppie di organi. Questo mi sembra pertanto un livello molto alto di alimentazione. La questione dei sapori non va sottovalutata e, conoscendola, si imparano tante cose, per esempio l’amaro collegato al cuore.

IL DISCORSO DEI 5 SAPORI

Bisognerebbe vedere se, tra gli alimenti crudi si possono trovare tutti e 5 i sapori. Forse sì, ma non sono in grado di dirlo io. La ringrazio se mi darà un suo parere. Specifico che non sto parlando di macrobiotica in generale ma solo di quella di Pianesi. Grazie.
Alessandro

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RISPOSTA
NON MANCANO LATI POSITIVI NELLA MACROBIOTICA

Ciao Alessandro. Nulla ho di personale contro la macrobiotica e contro il Punto Macrobiotico di Pianesi. Al limite nulla ho contro lo stesso Ohsawa, personaggio che ho studiato nei minimi dettagli. Di sicuro la cucina macrobiotica è una delle più equilibrate, digeribili e saporite del mondo. Ho sempre apprezzato questi aspetti, e ho pure pranzato diverse volte e con piena soddisfazione nei ristoranti Yin-Yang di Udine e di Milano. Anche sulle vedute filosofiche generali, tendenti alla virtuosità, all’equilibrio, al silenzio, al rispetto per l’ambiente, non posso che parlarne bene. Ed è proprio per questo, per questa vicinanza della macrobiotica alla verità e alla perfezione, che le mie odierne critiche hanno ragione d’essere.

NON C’E’ SODDISFAZIONE A SPARLARE DEL DIAVOLO

Che senso ha scagliarsi contro i rivoltanti menù dei comuni ristoranti, che fanno a gara tra chi più schifezze propone, a chi più fegato, trippe, frattaglie, code, testicoli, muscoli e lingue di mucca stocca nei propri frigoriferi trasformati in camere mortuarie stabili. Che senso ha prendere di mira gli scalcinati fast-food McDonald’s, bravi sono a conquistarsi nuove succursali e nuovi locali strategici in tutti i continenti, col nobile scopo dichiarato di avvelenare i giovani clienti e di servirli in un piatto d’argento alle cure anti-impotenza e anti-cancro delle associate Pfizer e Glaxo? Che senso ha scandalizzarsi contro Gusto e Cotto e Mangiato, le cui cuoche finiscono spesso in ospedale per coliche renali, come nel noto caso di Antonella Clerici (a cui auguriamo pronta guarigione e qualche riflessione in più)?

LA BATTAGLIA GENUINA SI FA CONTRO I MEDIOCRI, GLI INCOMPLETI, GLI INQUADRATI E GLI INDECISI

La vera lotta si fa con chi viaggia in direzione della verità, ma sempre restando a metà strada, bloccato da inestricabili lacci e da blocchi evolutivi. Il menu della macrobiotica è ricco di cose piacevoli e interessanti. Dovendo scegliere tra vari ristoranti, in mancanza di un buon buffet vegetariano-vegano, non avrei un attimo di esitazione, e sceglierei, senza pensarci due volte, l’ambiente e i profumi della macrobiotica. Nella stessa dieta vegana, tendenzialmente crudista, la parte minoritaria ed opzionale, quella cotta e di compromesso, ovvero il secondo piatto che segue la terrina coi crudo, potrebbe benissimo ospitare il piatto di riso integrale o qualche altra specialità della macrobiotica, senza che nessuno debba gridare allo scandalo. Apprezzate anche le posizioni contro gli zuccheri, contro il caffè e contro le cole.

I PUNTI DOLENTI DELLA MACROBIOTICA

Dove stanno allora i punti dolenti? Lo dico subito senza tanto preamboli. Il sale, la cottura prolungata, il the mu, la demenziale estromissione della frutta (accusata di essere yin, acida, fredda, femminile ed ammalante), la predilezione irresistibile, preconcetta e vagamente maschilistica per il segno yang, per il calore, per il fuoco, ed anche la tolleranza verso il pesce salato, quasi che non si trattasse di carne. La cucina macrobiotica manca poi di alcuni concetti basilari, e in questo senso riflette i difetti e le lacune originarie del suo fondatore. Alla fine il tutto si traduce in problematiche di tipo salutistico, soprattutto sul piano renale.

UN ILLUSTRE SCONOSCIUTO DI NOME FOOD-ENZYME

Cosa manca alla macrobiotica per essere perfetta? Manca la conoscenza dei food-enzyme o delle vitalie, ossia dei catalizzatori che stanno solo ed esclusivamente nei cibi crudi. Manca la conoscenza della leucocitosi digestiva studiata da Paul Kouchakoff. Manca la conoscenza della estrema diversità tra vitamine naturali e vitamine sintetiche, nonché tra minerali organicati dal sole e minerali inorganici del terreno o dei cibi cotti incluse le verdure (cosa del resto in comune con la medicina ortomolecolare dei ridicoli ingoiatoti di pasticche, di Omega-3 ittici e di B12). Manca la conoscenza del fattore vibrazionale e delle tabelle Bovis-Wilson-Simoneton. Manca la conoscenza della strabiliante importanza dell’acqua biologica zuccherina contenuta nella frutta e manca la conoscenza dell’acqua verdognola mineralizzata della clorofilla contenuta nella verdura cruda.

COLOSSALI LACUNE SCIENTIFICHE E PESANTI RICADUTE SULLA SALUTE MONDIALE

Le carenze che ho elencato non sono affatto poca cosa. Non si tratta di difetti marginali, ma di colossali lacune scientifiche, capaci di ripercuotersi nelle abitudini alimentari di milioni di persone. Se Ohsawa, anziché essersi formato alla scuola medica nipponico-americana, avesse avuto l’accortezza di frequentare un corso intensivo di igienismo presso le tante scuole sheltoniane d’America, non sarebbe caduto così scioccamente e banalmente nei suoi gravissimi errori di percorso, e non avrebbe condotto involontariamente al baratro ideologico in cui la macrobiotica si trova, indipendentemente dal suo resistere alla corrosione del tempo o alle buone intenzioni manifestate da elementi come Pianesi e da riviste come Il Punto Macrobiotico.

IL PIATTO SALATO E FUMANTE AL CENTRO DEL TAVOLO

La frutta non è oggetto ornamentale ed estetizzante da boutique, né materiale da piattino di contorno. La frutta è il carburante centrale dell’alimentazione umana, altro che il riso integrale e il fagiolino azuki, altro che le caraffe di the mu, assunte proprio come alternativa agli indispensabili liquidi regalatici dalle capsule di energia solare chiamate frutta. Pensare poi che qualsiasi cibo naturale guadagni od acquisisca maggior valore da un processo di cottura, rappresenta il vero bestiario ideologico della cucina macrobiotica, poco importa se di stile cinese, giapponese o euroamericano. L’igiene naturale non si chiama a caso Scienza della Salute, o Scienza Igienistica del Benessere, enfatizzando concetti universali di salute e di rispetto per gli animali.

LA FRUTTA NON E’ ARGOMENTO DA BOUTIQUE

Per Ohsawa, la ciliegia e la pesca sono preziosità da incartare e piazzarsi o nelle boutique alimentari di Tokyo a prezzi esorbitanti, consumabili una tantum, a vago ricordo di come era una volta la natura. Per Ohsawa la frutta va bene consumata in lattine di alluminio. Orange juice 100%, apple juice 100%, con foto accattivante quanto e più del frutto vero. Non c’è angolo di Tokyo ed Osaka, dove manchino distributori a raffica, altro che ingombranti ed obsoleti alberi di frutta. Per l’igiene, le ciliegie e le pesche si devono tenere in cassette colme ad ogni ripresentarsi di stagione. Per la macrobiotica si va a cercare l’equilibrio dei 5 sapori? Per l’igiene si vanno a catturare le migliaia di fantastici aromi offerti dalle arance, dalle clementine, dai melograni dai carciofi, dai radicchi, dalle patate non stracotte, e dalle 160 mila varietà di piante eduli elencate nei manuali appositi. Più uno mangia macrobiotico e meno spazio rimane per il carburante elettivo, ovvero per la frutta zuccherina mineralvitaminizzata che cura e previene tutti i mali, associata a una quota di verdura, di semi e di tuberi. Un discorso dunque non solo di gusti, peraltro sostenuti fortemente dal sale, ma di pura e semplice alternativa salutistica.

Valdo Vaccaro