IL SIGNIFICATO PROFONDO DI ESSERE VEGANI E VEGETARIANI

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

DOCUMENTO DI FRANCO LIBERO MANCO  (Sintesi, titolo e sottotitoli di VV)

UN SISTEMA DI VITA DESTINATO A TUTTI, MA NON SUBITO PER TUTTI

Riconosciamo un fatto evidente ai nostri occhi. Il sistema di vita vegan è destinato a tutti ma non è per tutti. È per gente volitiva, dotata di auto-discernimento, capace di anteporre il rispetto dell’altro ai piaceri personali e di superare arcaiche concezioni. È per gente evoluta nella coscienza, lungimirante nelle aspettative, avveduta nei propositi, responsabile verso se stessa e il suo contesto sociale, sensibile alla sofferenza degli uomini come degli animali, aperta all’innovazione dello spirito umano.

NON POSSIAMO ESSERE COMPLICI DELLA TIRANNIA E DELLO SFRUTTAMENTO

Nel sistema vegan gli antichi precetti Non ammazzare, Non fare ad altri ciò che non vorresti ti fosse fatto e Ama il prossimo tuo come te stesso, si ampliano fino ad includere ogni essere senziente. Le nostre motivazioni non sono emotive. Non ci interessiamo di tutela della natura per un tornaconto ecologico. È piuttosto la speranza del mondo a venire che ci porta ad essere vegan. È la volontà di non essere complici dello sfruttamento, della tirannia e del massacro giornaliero di milioni di animali.

ESSERE VEGAN NON È DIETA E NON È MANIA PER LA SALUTE

Essere vegan non è una scelta di comodo, non è una dieta alimentare, non è una moda, non è mero interesse personale per conservare o recuperare la salute. Il benessere che ne consegue è la semplice conseguenza della nostra scelta giusta, armonica e positiva.

TRATTASI DI ESTENDERE LA COMPASSIONE UMANA A TUTTE LE CREATURE

La persona vegan ha una visione più ampia della vita, una maggiore sensibilità, un’etica più vasta e profonda perché estende la sua compassione dall’uomo a tutte le creature. È apertura all’amore e al rispetto in tutte le sue manifestazioni. La sua dimensione spirituale supera ogni schematismo religioso e si apre sfericamente ad ogni dottrina aperta al grande mosaico della Vita.

SCIENZA DEL CUORE PROTESA VERSO IL BENESSERE COLLETTIVO

Essere vegan non è un punto di partenza ma di arrivo della coscienza umana protesa verso il bene collettivo. È una nuova visione dell’Esistenza. È l’anello mancante tra uomo arcaico e uomo universalista. È la scienza del cuore. È la cultura della ragione critica positiva. È la visione che supera ogni parzialismo e integra in modo armonico ogni dottrina, ogni religione e filosofia al servizio del Bene.

SEME DEI GRANDI MAESTRI CHE TROVA TERRENO FERTILE E GERMOGLIA

È il seme gettato dai Grandi della Terra che in noi trova terreno fertile e germoglia. È la logica evoluzione dell’umanità in cammino verso la pace tra gli uomini e la creazione. È la sola realtà possibile per una società umana sempre più numerosa. È la volontà di superare la visione antropocentrica e incarnare la vitale dimensione del Biocentrismo. È la consapevolezza di poter essere artefici del proprio bene fisico, mentale e spirituale.

SENZA UN TRAGUARDO VEGAN QUALSIASI FILOSOFIA È DESTINATA A FALLIRE

Qualunque filosofia, dottrina, religione che non contempli un traguardo vegan è destinata inevitabilmente e perennemente a fallire, perché incapace di neutralizzare le cause dei grandi problemi umani. Essere vegan non è solo uno stile di vita ma è la soluzione concreta dei nodi e dei dilemmi che ci arrecano inquietudine ed angoscia.

LA MANCANZA DI COMPASSIONE SI SUPERA CON UNA COSCIENZA PIÙ GIUSTA E SOLIDALE

Nei nostri ideali c’è il germe di un’umanità migliore basata su una nuova cultura critica e costruttiva e su una nuova coscienza umana più giusta e solidale. Questi i nostri strumenti imprescindibili per superare i grandi problemi che da sempre attanagliano il genere umano, e che sono principalmente l’ignoranza e la mancanza di compassione dalle quali derivano tutte le ingiustizie e tutte le sofferenze umane.

IL SISTEMA VEGAN MIRA A RIGENERARE L’ANIMA

La nostra filosofia di vita nella sua essenza è causale, cioè mira ad intervenire sulle cause che determinano i problemi. Problemi che risiedono non nei sistemi ma all’interno dell’uomo, nella sua coscienza e nella sua mente. Il sistema vegan non mira a modificare i sistemi, ma a rigenerare l’uomo che li fa e li gestisce. I grandi problemi rimangono la violenza in tutte le sue manifestazioni, le malattie, la povertà e ora l’inquinamento in tutte le sue implicazioni. Essi sono attribuibili alla mancanza di sensibilità umana e di senso critico, per cui trovano risoluzione nella bioscienza e nell’etica universale del veganesimo.

L’IGNORANZA È IL PIEDISTALLO DI OGNI TIRANNIA

È dall’ignoranza che derivano paura, sottomissione, malattie, sofferenze, violenze, guerra, raggiri, mancanza di autodeterminazione e di senso critico, incapacità di analisi sulle cause dei problemi, propensione a delegare ad altri la tutela dei propri diritti e dei propri interessi.

EDUCARE LE MASSE AL RIFIUTO DEL PREDOMINIO

La violenza, in tutte le sue manifestazioni ed effetti, è superabile attraverso l’educazione delle masse al rifiuto del predominio in senso lato, la valorizzazione ed il rispetto del piccolo, del debole, dell’indifeso, del diverso fisicamente, attraverso l’empatia, la condivisione, l’amore per ogni essere vivente che interagisce con l’umano, il rifiuto di sfruttare, assoggettare, mangiare la carne di un animale. Non nuocendo ad un essere diverso della sua specie, l’uomo sarà indotto a non nuocere al proprio simile.

EVITARE L’ATROFIZZAZIONE DELL’ANIMO MEDIANTE LA VALORIZZAZIONE DEL PICCOLO, DEL DEBOLE E DELL’INDIFESO

Dalla mancanza di compassione deriva l’atrofizzazione dell’animo umano che lo rende incapace di condividere le esigenze vitali dell’altro e lo inclina ad ogni ingiustizia e delitto. La dimensione vegan, attenta al bene di ogni creatura non può che essere aperta al bene integrale anche dell’uomo. Nella valorizzazione del piccolo sta il segreto della rigenerazione umana. Il bambino educato a rispettare il filo d’erba non può non rispettare l’albero. Educato a rispettare la sardina non può non rispettare la balena. Educato a rispettare l’insetto non può non rispettare l’aquila. Educato a rispettare il soldato semplice non può non rispettare il generale.

MALATTIE E INQUINAMENTO SI SUPERANO COL SISTEMA VEGAN

La malattia, con tutte le sue conseguenze di sofferenza e dispendio di risorse fisiche ed economiche, è superabile attraverso la giusta alimentazione vegan stabilita per noi umani da madre natura. L’eccellente salute dei vegani conferma questo postulato. L’industria della carne produce più inquinamento di ogni altro settore produttivo. Il sistema vegan è componente fondamentale per disinquinare la terra.

LA PERSONA VEGANA È IL PROTOTIPO DELLA NUOVA UMANITÀ

Nel sistema vegan ogni popolo ed ogni essere vivente è per noi membro del nostro stesso organismo. La povertà, le malattie e la fame nel mondo, come conseguenza dell’ingiusta gestione delle risorse naturali, trovano soluzione nel sostegno dei meccanismi improntati alla valorizzazione delle biodiversità geografiche. La persona vegan è il prototipo della nuova umanità, per questo chiunque si identifichi in tale scienza di vita ha il dovere di essere di esempio in ogni circostanza ed in ogni proposito.

*****

COMMENTO

DALLE MISERIE UMANE ALLA POESIA ED ALLA SPIRITUALITÀ

Volevo solo dire che qui c’è ben poco da aggiungere, da limare o da correggere. Qui non ci si dispera per una tiroidite, per una condizione diabetica o per un tumore, per quanto demolitivi e disgreganti essi possano essere, per quanta compassione e comprensione essi possano generare e meritare. Qui si va al di là e si passa decisamente oltre alle piccolezze e alle mediocrità delle miserie umane, giungendo nell’ambito del respiro più profondo, dove la prosa e la descrizione lasciano posto alla poesia, all”etica ed alla spiritualità. Un grazie motivato a Franco Libero Manco per questa ennesima perla della sua magnifica collezione.

Valdo Vaccaro

Condividi con i tuoi amici.

8 commenti

  1. Interessante. Ma l'atrofizzazione dell'animo umano ha radici profonde, storiche, culturali, spirituali…..direi quasi metafisiche se il termine non avesse perduto ogni significato nella nostra cultura e nel nostro intendere quotidiano. In ogni caso non facciamoci illusioni perché il vento soffia in tutt'altra direzione. Sono convinto, tralasciando mille altre cose che si potrebbero dire, che non è nostro compito redimere l'umanità, salvare il mondo, rieducare le masse e via di questo passo dal vago sentore maoista….tanto per citare un nome tra i tanti e tanto per driblare pericolose illusioni mondialiste. Compito primario per un essere umano è coltivare la propria intelligenza, la propria autonomia, la propria autostima e la propria interiorità. Stabilito questo allora si che si aprono vie innumeri da percorrere qui, adesso, concretamente e da subito. Cambiando sé stessi cambia un pò anche l'umanità e altre possibilità non ve ne sono.
    Qualcuno diceva che l'uomo attuale è come un crostaceo…..duro fuori e molle dentro. Direi atrofizzato dentro e perso nell'illusione esteriorista. Basti guardare la persona comune stregata ed incantata dalla tv, che butta via costantemente il proprio tempo delegando agli altri tutto ciò che è importante. E pronta a proiettare su altri i propri desideri frustrati di riscatto. E pronta a celebrare i vip di turno, gli eroi, i personaggi da adorare e ai quali dire con trasporto : "è un grande!". Quando in realtà di quel personaggio non sa realmente nulla e quando magari, di grande, ha solo il portafoglio. Gonfiato dalla gente inneggiante che lo celebra come eroe. Grande!!
    Da questa umanità, plagiata e forgiata da questo sistema, non mi aspetto niente. Di praticabile vedo solo vie individuali.

  2. Chiaro che in questo contesto, la formidabile deviazione costituita da un 'alimentazione innaturale e guidata da multinazionali e pubblicità….ma anche da bugie e inganni….non sia altro che un episodio della più generale decadenza o scadimento dell'uomo in quanto tale.
    Qui non c'è solo il tema dell'alimentazione o del rispetto per gli animali; c'è una perdita progressiva e strisciante della dimensione umana in quanto tale, a favore dell'opportunismo, dell'interesse economico e di altri risvolti infra umani.(Si pensi per es alla diffusione massiccia di droghe di ogni tipo….ovunque!) Dopo che Nietsche registrò la morte di Dio per l'uomo moderno, adesso si deve registrare un ulteriore passo verso la fine dell'umanesimo stesso. Stiamo per entrare nell'era in cui si sostituisce il Vero con l'utile, ma anche con il comodo e con un opportunismo spicciolo ed edonista che segna la fine di ogni valore precedente.
    Un piccolo esempio tratto dalla vita politica del nostro tempo. Prima c'era un partitone ipocrita e ladro, in preda alla corruzione; dove però si rubava spesso per il partito e al contempo si cercava di tutelare anche gli interessi di una nazione. Le due cose filavano via con una sorta di "convergenza parallela". Si rubava e si pensava un pò anche all'interesse generale. Adesso si ruba per sé stessi, senza più remora alcuna. Un responsabile di partito che mostrava di lottare contre mafie e corruzione è stato pizzicato recentemente intascare tangenti. E intanto i fili del potere reale, effettivo, li si tirano da altre centrali pur conservando (per i più) un' illusione di autonomia politica autentica. Solo, come dicevo, un piccolo esempio tra mille altri possibili. Non facciamoci illusioni. La modernità è un treno in folle corsa, con una direzione precisa e in fondo in fondo non si sa bene chi lo guidi. Direi che si sa solo come rischia di finire.

  3. Penso anch'io che il mondo vegano descritto descritto da Libero con tanta sincera convinzione sia solo molto poetico e idealizzato, ma che la realtà sia un'altra: infatti proprio quell'uomo vegano "moderno", affermatosi sulla terra a partire da dieci/dodici mila anni fa, contiene nel suo stesso dna i caratteri del dominatore, dell'aggressore, del nemico numero uno delle altre specie viventi spesso da lui costrette all'estinzione, dello sfruttatore delle risorse del pianeta fino al loro esaurimento, costi quel che costi, fosse pure la distruzione della terra che gli ha dato così generosa ospitalità. Non vi è dubbio che l'uomo che ha iniziato a colonizzare la terra con la coltivazione dei cereali, orsono 10.000 anni circa, fosse essenzialmente un homo veganus: la sua nuova fonte di sostentamento era un frutto della terra coltivata, dunque di origine vegetale e non animale, e la coeva domesticazione animale era prettamente funzionale al lavoro nei campi (aratro, trasporto), più che finalizzata al consumo di carne e di latte, che sono venuti a rimorchio rispetto all'obiettivo principale che era il cereale, l'unico che poteva garantire la sopravvivenza nei lunghi freddi invernali. L'homo veganus insomma parte con buone intenzioni, ma incappa subito nella trappola dell'allevamento, anche se per migliaia di anni questo non avrà i caratteri della crudeltà e del supersfruttamento "scientifico" dei tempi recenti: fino all''800 in fondo le stalle erano quasi dei luoghi ameni se paragonati ai trattamenti odierni. Eppure proprio quell'uomo "vegano" apparentemente mite è il capostipite delle peggiori nefandezze che mai siano andate in scena sulla terra. L'imperativo "crescete e moltiplicatevi" diventa, grazie ai cereali, finalmente realizzabile, ed è peggio di una dichiarazione di guerra: guerra nei confronti delle altre specie, sempre più minacciate e confinate in spazi ristretti e non più in grado di garantire la loro stessa esistenza; guerra fra popoli stessi, per l'accaparramento delle terre migliori dove poter dare dignitosa e felice accoglienza alla propria progenie; guerra infine al pianeta stesso, alle sue foreste, alle sue acque, alla naturale fertilità del suolo, ai delicatissimi equilibri naturali minacciati dall'inquinamento di ogni specie. Guerra, quest'ultima, dettata prima ancora che da ingordigia del profitto e del lusso, dalla semplice e banale necessità per l'uomo di sfamarsi, di vestirsi, di vivere in comode case riscaldate, di spostarsi da un luogo all'altro con mezzi più efficienti e veloci. (continua)

  4. (segue) Tutto questo è il mite homo veganus, una creatura spaventosa, che ha dietro di sè una storia di massacri di ogni genere, e davanti a sè un futuro quanto mai precario. Ed era tutto contenuto nel suo dna fin dall'inizio di quei dodicimila anni fa, e che solo negli ultimi 150 anni ha visto l'espansione esponenziale che conosciamo e sperimentiamo oggi, ma anche questa in fondo era già scritta. Anche se sappiamo che le origini di quei suoi caratteri di dominio della realtà circostanze, sono in realtà molto più antiche, risalgono alla scoperta del fuoco, il nostro peccato originale, che infatti è il simbolo stesso della dominazione dell'uomo sulla natura. Scoperta del fuoco che a sua volta non è casuale ma piuttosto frutto dell'evoluzione del cervello umano in direzione della presa di coscienza di sè: sta qui, in ultima analisi, nella scoperta dell'autocoscienza, tutto il male, ma anche tutto il bene, di cui l'uomo è stato capace. Una coscienza che l'uomo non è stato in grado di gestire, di amministrare con superiore intelligenza. Dio non voglia, ma temo che il semplice istinto (non autocosciente) si dimostrerà infine superiore alla coscienza stessa, così almeno come abbiamo saputo amministrarla. Così come temo che sia ormai troppo tardi per una diversa gestione della nostra coscienza, e che neppure la mitica etica vegana invocata da Franco Libero Manco possa ormai più risvegliarla alle sue vere responsabilità.

  5. Io mi spingerei fino ad ipotizzare, per la nostra specie, un percorso obbligato con un esito pure scontato. Metti una certa specie animale in un certo contesto territoriale, e questa specie, se vi trova le condizioni favorevoli, avrà una crescita demografica fino a compromettere queste favorevoli condizioni e a ingenerare condizioni avverse. A quel punto la crescita demografica cesserà e inizierà il processo inverso, che proseguirà finchè verrà trovato un nuovo equilibrio demografico, di livello inferiore rispetto ai limiti raggiunti nella fase precedente. Questo è ciò che avviene sempre in natura, non però nel caso della specie umana. La quale, grazie alla sua intelligenza, allo sviluppo della tecnologia e della scienza, ha saputo fino adesso abbattere ogni limite naturale alla sua crescita demografica, scoprendo nuove fonti di sostentamento (l'ultima quella dei cereali, di cui poi è stata enormemente aumentata la produttività) sconfiggendo fame malattie pestilenze e miseria ecc. ecc. E una popolazione che cresce, in un territorio limitato, dove dovrà affrontare mille forme di concorrenza (fra specie diverse e al suo stesso interno), finirà per diventare aggressiva e dominatrice (guerre di ogni genere). Con il risultato finale di mettere a dura prova e anzi di compromettere per sempre gli equilibri ambientali e quindi la sua stessa sopravvivenza. Questo tanto più velocemente quanto maggiori e sempre crescenti sono in bisogni che la specie umana chiede, al pianeta che la ospita, di soddisfare: mangiare, vestirsi, abitare in case riscaldate, viaggiare, divertirsi ecc. Tutte cose che ci sembrano diritti, ma che hanno un pesantissimo impatto ambientale.
    Mi chiedo se veramente il veganismo possa costituire una reale opportunità di sopravvivenza per la nostra specie. Ma francamente non riesco a vedere granchè. Anche il vegano fa figli, ha bisogni in fondo non molto diversi dagli altri, a parte il cibo, che ha certo la sua importanza, ma secondo me molto limitata se guardiamo le cose nel loro complesso. E allora mangiamo carne e altri prodotti animali? Certo che no. Noi siamo coerenti con la nostra scelta vegana o, più ancora, crudista o comunque tendenzialmente tale, e cercheremo di comportarci come se da questa scelta dovessero dipendere le sorti dell'umanità. Ma ben sapendo, dentro di noi, che così mon è, che siamo dentro ad un ingranaggio molto più grande di noi, che supera di gran lunga anche la migliore buona volontà.
    La mia è solo un'ipotesi, naturalmente, ma abbastanza fondata, mi pare.

  6. Andre Maraglio on

    Qualcuno di voi ha letto ecocidio di Rifkin ? A me sembra che il vegan crudismo sia stato dimostrato da Jeremy Rifkin come sostenibile ……che ne dite ?

  7. Andrea ho sentito parlare più volte di Rifkin senza però aver letto niente. Da come presentano e recensiscono i suoi libri sembrerebbe interessante. Mette sotto accusa la carne sia dal punto di vista salutistico, sia soprattutto per evidenziare danni e contraddizioni legate alla sua distribuzione a fini commerciali. Il tutto relazionando la storia umana alla corrispondente alimentazione. Certamente uno stimolo per molti a riflettere sull'uso smodato che la persona comune fa dei poveri animali allevati e macellati secondo un processo automatizzato ed insensato. Detto ciò è giusto anche dire che la storia umana non può essere vista solo nel rapporto tra uomo ed alimentazione, perché a mio avviso pur essendo di fronte a una prospettiva legittima, questa non è certamente l'unica possibile. E per fortuna neanche l'unica interessante.

  8. Già, una cosina da niente, il vegan crudismo. A me ricorda il classico sale sulla coda dell'uccellino come metodo per acchiapparlo: ora che sarò in condizione di mettergli il sale sulla coda, vorrà dire che la preda è già stata afferrata e non ci sarà più bisogno di ricorrere al sale sulla coda. Lo stesso è per il vegan crudismo: più facile che si arrivi prima all'ecosostenibilità che al vegan crudismo, se mai si arriverà al vegancrudismo vorrà dire che il problema dell'ecosostenibilità è già stato risolto. Faremo case a consumo energetico zero, ricaveremo tutta l'energia occorrente dal sole e dagli altri agenti atmosferici, diventeremo più civili e sensibili ai temi ambientali ecc.ecc., ma sul cambio di alimentazione la vedo assai dura. E comunque tutto questo appartiene al futuro, al lunghissimo termine. Mentre il problema è l'adesso e i prossimi 50/100 anni: ce la faranno i nostri eroi a passare indenni da quest'ultimo tratto di strada, prima della ipotetica salvezza, col loro bel carico di miliardi di individui famelici e ignoranti? Io ho grossi dubbi, cerco di fare il mio dovere, e spero che altrettanto faccia il più gran numero di persone possibile, ma non mi faccio troppe illusioni.