IL TEST CORONAVIRUS È INGANNEVOLE E INAFFIDABILE

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CLAMOROSO SMASCHERAMENTO DAGLI USA

Il CDC-Centers for Disease Control ammette con le sue stesse parole che il test per il Coronavirus è difettoso. Questo è il punto, la panoramica e il succo della questione. Così esordisce Jon Rappoport, classe 1938, celebre giornalista investigativo americano da 30 anni e laureato all’Amherst College del Massachusetts, che non a caso ha per motto “Let them give light to the world”, ha scritto articoli di grande rilievo in fatto di medicina e di pestilenze vere e soprattutto false.

Di seguito ho riportato il testo originale, oltre che la mia relativa traduzione.


Here’s what the CDC says about the test for the Coronavirus – di Jon Rappoport

—The CDC (US Centers for Disease Control) admits the coronavirus test is flawed. That’s the overview and the takeaway— 

As my readers know, I’ve described why the widespread diagnostic test for the coronavirus is insufficient, misleading, useless, and deceptive.

That test, used all over the world where it is available, is called the PCR.

It DIAGNOSES patients. “Yes, you have the virus.” “No you don’t.”

A very alert reader sent me a link to a US Centers for Disease Control (CDC) document about the test. The CDC establishes the guidelines for how the test should be done, and what the results mean.

Here is a CDC paragraph about results. I suggest you read it several times.

“Positive [test]results are indicative of active infection with 2019-nCoV but do not rule out bacterial infection or co-infection with other viruses. The agent detected may not be the definite cause of disease. Laboratories within the United States and its territories are required to report all positive results to the appropriate public health authorities.”

I’m going to blow past the blatant contradiction in that CDC paragraph and cut to the chase.

The key line in that paragraph is: “The agent detected [the coronavirus]may not be the definite cause of disease.”

BANG.

CDC: Yeah, you see, folks, ahem, the test could say the coronavirus is there in somebody’s body, but the virus may not be causing disease…

On one level, the CDC is admitting the test could turn up false positives: the test could SAY a patient has the coronavirus, but he really doesn’t.

This isn’t a footnote stuck at the bottom of a report. It’s right there near the top of the section about the meaning of the test.

On a deeper level, the CDC is saying straight out, IF THE TEST SHOWS A CORONAVIRUS IS PRESENT, THAT DOESN’T MEAN IT’S CAUSING DISEASE.

Well, yes, I’ve pointed out that the test has an inherent problem. At best, it might show that a virus is present in the patient’s body. But the test is incapable of determining HOW MUCH virus is ACTIVELY REPLICATING in the patient’s body.

And why is that important? Because, to even begin to say a virus is causing actual illness in a human, there would have to be millions and millions of a virus replicating in his body—and the PCR test has never been proven, in the real world, to be able to make such a judgment call accurately.

But, if you read that CDC quote again, you’ll see the CDC is ordering labs to report a positive test result to public health agencies—where it will be counted as a “coronavirus case” come hell or high water.

Thank you, CDC. So very, very much. The next ship for Uranus leaves tomorrow. Pile on board and make the trip. You can run tests there to your heart’s content.

This link will take you to a page with a number of links. Scroll down until you reach the link titled, “CDC 2019-Novel Coronavirus (2019-nCoV) Real-Time RT-PCR Diagnostic Panel Instructions for Use.”  That’s the one.


SINTESI ED RIELABORAZIONE DI VV

Il test diagnostico per il Coronavirus è insufficiente e fuorviante, inutile ed ingannevole. Quel test, usato in tutto il mondo dove disponibile, è chiamato per l’appunto PCR, ovvero Polymerase Chain Reaction, e permette di diagnosticare i pazienti con un “Sì tu hai il virus, oppure no tu non ce l’hai”.

Il CDC stabilisce le linee guida su come il test deve essere fatto, e sul significato da dare ai risultati. E qui c’è un paragrafo che va letto parecchie volte:

“I risultati con test positivo sono indicativi di infezione da Coronavirus ma non escludono una infezione batterica o una co-infezione da altri virus. L’agente rilevato potrebbe non essere la causa definitiva di questa malattia. I laboratori entro gli USA territories sono richiesti di riportare tutti i test positivi alle appropriate autorità sanitarie pubbliche”.

IL VIRUS C’È MA NON È LA CAUSA, IN QUANTO NON MOSTRA QUANTO VIRUS STA NEL PAZIENTE

Ovvio che la frase-chiave contraddittoria è “L’agente rilevato (il CV-2019) può non essere la causa definitiva di malattia”. “ALTO LÀ, GENTE, QUI C’È ODORE DI BRUCIATO”. Come dire che il CV-19 sta lì nel corpo di qualcuno, ma che il virus stesso può non essere la causa della malattia chiamata Coronavirus.

Da un lato il CDC afferma che il test può dare dei falsi positivi, cioè che il test dice che il paziente ha il coronavirus mentre in realtà non ce l’ha. Dall’alro lato dice esplicitamente, senza giri di parole, che SE IL TEST MOSTRA PRESENZA DI CORONAVIRUS QUESTO NON SIGNIFICA CHE ESSO È CAUSA DI TALE MALATTIA. Come può essere tutto questo in termini di scienza, di buonsenso e di logica?

Rappoport evidenzia che il test ha un problema intrinseco, connaturato, auto-limitante. Nel migliore dei casi dice che un virus è presente nel corpo del paziente. Ma il test è incapace di determinare QUANTO VIRUS È ATTIVAMENTE REPLICANTE nel suo corpo”.

LA QUANTITÀ DI VIRUS PRESENTE È DI BASILARE IMPORTANZA

Come mai questo è così importante? Perché, persino per poter dire che un virus causa un malattia nell’uomo, ci deve essere una presenza di milioni e milioni di virus replicanti nel suo corpo, e il PCR test non ha mai provato di poter dare tale accurato responso.

Ma, se osservate quello che il CDC afferma, vi accorgete che ordina ai laboratori di riportare i test positivi alle autorità sanitarie pubbliche, dove tali test saranno conteggiati come “casi Coronavirus”, costi quel che costi. “Grazie molte CDC. Mettiti pure su una astronave per Urano e vattene nello spazio a fare i tuoi ridicoli test”, conclude Jon Rappoport.

COMPLIMENTI AL COLLEGA RAPPOPORT, MA QUESTO NON BASTA

L’arguzia e la brillantezza investigativa di Rappoport sono straordinarie, ma secondo me appaiono sprecate in un dettaglio tecnico che fa da sotto-argomento e non da tema centrale.

L’autore si pone il problema di dire al CDC e quindi all’OMS che i test in corso non sono affidabili, per cui i conteggi statistici sul Coronavirus non sono per niente precisi. Sicuramente ha centrato il suo obiettivo, dimostrando coi fatti che nulla di scientifico sta nei test ufficiali in corso nel mondo e che, in ultima analisi è tutta una messinscena planetaria per creare il panico.

FINCHÉ CI SI ARENA SUL CONCETTO DI CONTAGIO, NON SI GUARISCE DA NIENTE

Se vogliamo veramente produrre quel cambio di marcia e di direzione che porti il mondo intero a rimettersi in carreggiata, serve molto di più. Occorre togliere dalle cellule cerebrali e dal Dna della gente le ataviche paure che hanno conformato la mente e il comprendonio da secoli e da millenni, lasciando tutti in brache di tela, al di là delle apparenze di gente sveglia, dinamica, innovativa e dotata di superiore intelligenza.

L’uomo ha tutte le necessarie risorse potenziali per riprendersi da questa inattesa batosta, ma lo deve dimostrare giorno per giorno, mentre nella attuale circostanza sta letteralmente toccando il fondo. Occorre in altre parole derubricare la parola contagio dal linguaggio comune della gente.

L’INFORMAZIONE CORRETTA VA SUDATA E CONQUISTATA

Probabile che ci siano altri suoi scritti in questa direzione. Se è così spero pure di riceverne traccia. In ogni caso, queste verità che noi igienisti possediamo da sempre non piovono dal tetto come la pioggia, vengono anzi regolarmente sottaciute, soppresse e nascoste per il loro valore dissacrante e smascherante. Occorre prendere badile e piccone e mettersi al lavoro, scavando e dissotterrando come si fa quando si va alla ricerca di un tesoro.

LE MALATTIE INVENTATE ARRIVANO DAGLI USA E GLI SMASCHERAMENTI CLAMOROSI ARRIVANO DAGLI USA

Sta di fatto che la menzogna numero uno, quella del contagio, retaggio delle paure, delle superstizioni e delle stregonerie degli anni bui, è stata ripresa, alimentata e gonfiata ad arte proprio in America, ed è da lì, dagli Stati Uniti che sono arrivate, arrivano tutt’oggi e continueranno a giungere le necessarie e clamorose smentite, grazie anche a una solida eredità di tipo igienistico che è ben presente nel substrato intellettuale, culturale dei medici trasparenti e del popolo sveglio di quel grande paese che rimane l’America nonostante tutto.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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