IL PERICOLO ACRILAMMIDE NEGLI ALIMENTI COTTI

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LETTERA

RICHIESTA IMPORTANTE DA UNO SCIENZIATO IMPORTANTE

Caro Valdo, cosa stai facendo a proposito dell’acrilammide?
Fammi sapere, ti saluto.
Nicola A. Uccella
MA, PhD (Cantab), CChem, FRSC (London)
Science Faculty, organic chemistry full professor
Royal Society of Chemistry Fellow
NY Academy of Sciences Member
IRESMO Foundation, Institute for Research in Europe on Molecular Science
c/o Chemistry Dept, Calabria University, Arcavacata, Rende (CS)

*****

RISPOSTA

UN PROBLEMA IMPORTANTE E TENUTO DA 10 ANNI SOTTO LA SABBIA

Ciao Nicola, sicuramente non ti vengo ad insegnare nulla, ma è giusto che io espliciti l’argomento ad uso di chi legge il blog. Hai fatto bene a sollevare questo problema, che non è affatto secondario o marginale.
Le autorità ne parlano ma non abbastanza, anche perché hanno evidentemente la coda di paglia.
Qui si vanno ad intaccare enormi interessi nel settore fast-food, nel settore dolciario, nel settore dei dolcificanti e in quello delle bevande nervine.

“Troppa acrilammide sui piatti degli Europei”, è il monito dei ricercatori. La nocività di questa sostanza è terribile, in quanto spezza e altera le catene del nostro dna, provocando pericolose mutazioni genetiche.
Qui si parla di una ulteriore prova a favore del crudismo e del cibo naturale.
Una prova fondamentale che va ad aggiungersi a quelle sugli enzimi (Edward Howell), sulla leucocitosi da cibi cotti (Paul Kouchakoff), quelle sulla vitalità elettromagnetica (Andrè Simoneton) e quelle sulla organicazione minerale (Liebig e vari autori successivi).

CHE COS’È L’ACRILAMMIDE

L’acrilammide è una sostanza chimica la cui velenosità è stata provata più volte sugli animali da laboratorio, ai quali causa gravi patologie di tipo tumorale.
Composto chimico che si forma negli amidacei durante la cottura a temperature elevate.

Inizialmente, l’acrilammide era conosciuta solo per il suo impiego nei processi industriali come quelli della produzione di plastiche, colle, carta e cosmetici. L’esposizione accidentale dei lavoratori ad alti livelli di acrilammide ha portato all’identificazione di questa sostanza come neurotossica. Questo significa che l’acrilammide ad alte dosi ha la capacità di causare un danno al tessuto nervoso. Si sa, inoltre, che negli animali, alte dose del composto causano cancro e agiscono sulla riproduzione.

I ricercatori dell’Università di Stoccolma fecero la sorprendente scoperta dell’acrilammide grazie a studi approfonditi, scoprendo la dannosità di tale veleno nei riguardi del fegato. Originariamente è stata rilevata acrilammide in patate fritte, patatine, biscotti e crackers, crostini di pane, cereali per la prima colazione, patate arrosto, prodotti di panetteria e caffè. Ulteriori indagini hanno rilevato la presenza di acrilammide nella frutta secca, nella frutta al forno, nelle olive nere e in alcune noci tostate.

Nell’aprile 2002 sono state pubblicate le prime notizie concernenti la presenza di acrilammide, sostanza cancerogena, in derrate alimentari. A partire da quella data sono state rilevate, da numerosi test di laboratorio, forti concentrazioni di acrilammide in alimenti cotti ad una temperatura superiore ai 100/120°C, con punte massime massime intorno ai 180 gradi.

Mancano prove documentarie di tipo numerico e statistico su danni specifici al corpo umano, ma è accertata e fuori di ogni dubbio la sua alta pericolosità, come confermato dall’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) e dall’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), che già nel 2005 ha manifestato la sua preoccupazione per l’alta presenza di acrilammide nei cibi della gente.
Oltre che di danni al fegato e all’intestino, oltre che di cancro, oltre agli enormi guasti ai bambini svezzati malamente, si parla in particolare di danni alla virilità e all’attività riproduttiva, con notevole calo di spermatozoi nei soggetti maschi.

SOSTANZA MICIDIALE PER LE SCORIE MINERALI E LA SENSIBLILITÀ CHIMICA MULTIPLA

Sostanza definita neurotossica, genotossica e cancerogena. Sostanza sicuramente implicata nelle patologie MCS (Multiple Chemical Sensitivity), come da mie tesine “MCS, ossia sensibilità chimica multipla, malattia del 21° secolo”, del 25/5/10, e “Un mostro di malattia chiamata MCS”, dell’8/6/10. Sostanza accumulatrice di scorie minerali tossiche, quelle che portano alle chelazioni. Sostanza sicuramente micidiale per il sistema renale e per il pancreas.

SOTTO ACCUSA LE COTTURE OLTRE I CENTO GRADI

Oltre che nei fumi di vario tipo sopra citati, nei vari prodotti della chimica a caldo, ritroviamo l’acrilammide nei prodotti cosmetici, nei deodoranti, nei prodotti di igiene intima, nei prodotti di torrefazione (caffè, the, cacao, orzo solubile), nei prodotti di panificazione (pane tenero, ma anche cracker tipo svedese, wafer e simili).
L’acrilammide è tipica degli alimenti amidacei e dei dolci sottoposti a cottura.

CARBOIDRATI CRUDI E CARBOIDRATI COTTI

L’idiozia e l’ipocrisia delle diete low-carb (Atkins, Zona, Dukan, ecc) sta nel condannare i carboidrati tout-court senza distinguere tra crudo e cotto, e nel promuovere al loro posto le velenose proteine nobili.
La sua presenza aumenta in proporzione all’intensità e alla durata delle temperature. Il limite di sicurezza è quello dei 100-120°C.
Sotto accusa le fritture con abbondanza di olio, le cotture al forno e alla griglia.
Nelle bolliture e nelle cotture al vapore non si è registrata presenza di acrilammide, in quanto non si superano i 100°C.

COME SI FORMA L’ACRILLAMIDE

L’acrilammide si forma chimicamente attraverso una reazione di conversione dell’asparagina (o acido aspartico), amminoacido che si trova negli amidi e in particolare negli asparagi (quella sostanza poi che dà il classico odore solforoso a chi si è alimentato con asparagi, a condizione di avere reni efficienti che filtrino i solfuri e tutto il resto). Asparagi, peraltro, che sono ottimi e fanno bene alla salute.

La reazione sotto accusa si chiama “reazione di Maillard”, e avviene a caldo tra un amminoacido e uno zucchero (glucosio, fruttosio, lattosio), conferendo aspetto rosolato e profumo ahimè gradevole al cibo.
Buon profumo di cotto non significa necessariamente salubrità dei cibi, tanto per intenderci.

MINIMIZZARE L’ACRILAMMIDE È UN DOVERE INDIVIDUALE E SOCIALE

La maggior parte dei prodotti cotti in circolazione contiene dosi che vanno dai 30 ai 200 mcg/kg, e sarà sempre preferibile puntare sul crudo o comunque su quei cibi che presentano i livelli più bassi, tenendo presente che 200 è considerato già un livello di guardia.
La prova che le autorità preposte ai cibi hanno la coda di paglia è eclatante.
Pur sapendo con certezza quanto l’acrilammide sia pericolosa, e quanto sia urgente intervenire, non hanno ancora stabilito un limite di sicurezza per le persone, e ancor meno un limite di tolleranza legale per i vari cibi in commercio.

ELENCO DEI PRODOTTI PIÙ A RISCHIO ACRILAMMIDE

Vediamo dunque di elencare i prodotti più pericolosi, per ordine di importanza:

  • Patatine fritte (McDonald’s e simili): 1000 mcg/kg
  • Cipolle fritte (KFC, Burger King): mancano dati, ma è ragionevole pensare che non siamo troppo distanti dalle patatine
  • Caffè solubile istantaneo: 900 mcg/kg (il discorso vale anche per l’orzo solubile, il the, il cacao)
  • Patate fritte: 600 mcg/kg
  • Biscotti vari, cracker, wafer, salatini, bastoncini, fette biscottate, grissini: 500 mcg/kg
  • Caffè normale torrefatto: 450 mcg/kg
  • Crunch al cioccolato Nestlè: 221 mcg/kg
  • Crossfield Choco Puffs Lidl: 192 mcg/kg
  • Pane morbido bianco: 159 mcg/kg
  • Alimenti prima infanzia: 80 mcg/kg

Ad esempio, sono stati misurati fino a 4500 microgrammi di acrilammide per Kg di patate arrostite a lungo a fiamma alta e fino a 2000 microgrammi di acrilammide per Kg di patatine chips. La massima presenza di Acrilammide si ha nelle bruciacchiature della griglia, nelle rosolature, nelle abbrustoliture, nelle croccantezze, tipo la pelle croccante del pollo al forno, nelle torrefazioni di caffè e orzo.

EVITARE LIVELLI SUPERIORI A 500 MCG PER KG

In altri alimenti, invece, come ad esempio nella polenta cotta, caldarroste, patate alla paesana e croquettes di riso, sono state misurate concentrazioni fra 10 e 200 microgrammi di acrilamide per Kg di prodotto. In campioni di patate arroste al forno è stata riscontrata, come prevedibile, una presenza di 640 microgrammi di acrilammide per Kg. I valori ritenuti accettabili stanno intorno ai 500 mcg di acrilamide per Kg. Ognuno si faccia dunque una riflessione.

CRUDITÀ, BOLLITURE IN ACQUA E COTTURE AL VAPORE

I prodotti crudi, i prodotti bolliti in acqua, i prodotti cotti al vapore o comunque cotti a temperature non superiori a 100/120°C non sono a rischio. Si possono cuocere cibi al forno a 120°C? Certo che sì. Basta prolungare, o se necessario raddoppiare, il tempo di cottura. In questo modo non solo non si corrono rischi, ma si mantengono più o meno inalterate tutte le proprietà nutritive e i sapori dei cibi.

CIBI IN PADELLA

E per i cibi cotti in padella? Bisogna evitare di cuocere a fiamma alta e cercare di limitare il più possibile il tempo di cottura. Inoltre, evitare tassativamente di cuocere l’olio e.v.o., che va invece sempre aggiunto a crudo sul cibo già cotto. Nessun dubbio sul fatto che l’alimentazione vegetariana/vegana, tendente all’igienismo e al crudismo, sia la scelta migliore in termini di salute.

STATISTICHE SETTORIALI

Interessante infine conoscere le statistiche settoriali sugli alimenti che contribuiscono di più alla accumulazione di acrilammide nella popolazione europea (probabilmente gli americani ci battono e gli asiatici ci seguono a ruota):

  • Patatine: 16 – 30 %
  • Patatine croccanti: 6 – 46 %
  • Caffè: 13 – 39 %
  • Dolci, panettoni, krapfen, crostoli e biscotti: 10 – 20 %
  • Pane, toast, breakfast cereals: 10 – 30 %

CONSIDERAZIONI FINALI

I dati di cui sopra si trovano scartabellando sulle varie ricerche pubblicate sulla rete.
Quello che conta di più è che l’alimentazione tradizionale, quella basata sul cotto, quella basata sulle scempiaggini della Macrobiotica, quella basata sugli imbrogli delle diete low-carb e low-sugar, quella basata sull’illusione della “impeccabile” Dieta Mediterranea, quella promossa indecentemente da rubriche televisive tipo Gusto e Cotto e Mangiato, viene fuori sbugiardata e con le ossa rotte, da queste importanti rilevazioni.
Non solo più si cuoce e più si devitalizza il cibo, che è già di per sé un fatto noto ed aberrante. Ma succede pure che più si cuoce e più si avvelena il cibo, che è questione di criminale irresponsabilità.

TRIPLICARE FRUTTA E VERDURA CRUDA, QUESTA È LA SOLA RISPOSTA POSSIBILE

Morale della favola? Ancora una volta hanno ragione Pitagora, Ehret, Bircher-Benner, Shelton e, se permettete, anche l’autore della presente tesina.
Triplicare la frutta e la verdura cruda, ridurre al minimo i prodotti cotti, eliminare i prodotti stracotti e quelli di origine animale: una impellente necessità storica, ed anche un vero sgambetto alle multinazionali del cibo e del farmaco.

Valdo Vaccaro

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