LA CIVILTÀ DEL SURROGATO

LA CIVILTÀ DEL SURROGATO

Viviamo nell’era della voluttuarietà, della supplenza, della vicarianza, della sostituzione

Una delle perversioni più diffuse ed aberranti che impregnano e tormentano la vita degli uomini, è quella di surrogare, di sostituire, di dare-ricevere-fare-pensare-scegliere una cosa al posto di un’altra.
Viviamo infatti nell’era della supplenza, del vicariato, della luogotenenza, del sostituto, della fregatura e dell’imbroglio.
Più la società si evolve, più diventa pozzo senza fondo di bisogni e di desideri, più la società dei consumi e degli sperperi chiede-pretende-impone, e più la cultura del surrogato prende forma, si ingigantisce e diventa invadente.
Il termine più logico di paragone, per capire la bruttura e la pericolosità di questa tendenza, sono ancora gli animali, o magari le piante, ovvero creature che, in contrastante differenza rispetto a noi, si limitano a seguire gli impulsi e i ritmi atavici dell’istinto e della loro intima natura, badando all’essenziale e alle cose veraci, snobbando e ignorando quelle voluttuarie e fasulle.

L’essenzialità e la linearità degli animali come prezioso ed esemplare insegnamento

Tra gli animali non esiste la surrogazione, se non come soluzione di vera emergenza.
Come il vitellino nasce e vede la luce, la prima cosa che fa va a cercare le mammelle di sua madre.
Quello e solo quello.
Terminato il periodo critico dell’allattamento, a condizione di essere lasciato libero di muoversi, lo stesso animale sgambetterà fuori della stalla a cercarsi la sua preziosa erba verde.
Quando si sentirà di riposare, si accovaccerà nel punto meno umido e possibilmente alla battuta del sole.
Se vedrà dei bimbi giocare, non avrà timore di incuriosirsi, di essere irresistibilmente attratto dal loro vociare e dai loro svaghi innocenti. Andrà loro incontro, poi retrocederà con qualche sospetto, poi li avvicinerà di nuovo. Alla fine diventerà loro amico, comprendendo che essi sono bambini come lui, privi di cattiverie e di secondi fini.
Se il bambino umano gli offre una caramella o un pezzo di pane, proverà diplomaticamente a leccarli, più per provare o per fare un piacere che per altro, ma non andrà oltre.
Scuoterà il capo e tornerà al suo ciuffo d’erba.

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Le preferenze ataviche ed immutabili, guidate da una bussola interna chiamata intelligenza istintuale

Man mano che crescerà, arricchirà le sue conoscenze, capirà la diversa consistenza della parte fogliare rispetto a quella del seme e del mais, della erba verde rispetto a quella del fieno, e mangerà da mattina a sera le cose che conosce e niente altro che quelle.
Una forma di bussola interna, gli indicherà quali sono le sue necessità, le sue preferenze ataviche.
Nessuno lo convincerà mai, né lo pervertirà mai a tradire i suoi gusti, le sue tendenze, le sue necessità.
Il vitellino è teleguidato dalla sua intelligenza naturale a fare le sue scelte, e a comportarsi secondo natura.
Questo accade un po’ con tutti gli animali, alla sola condizione che essi siano lasciati liberi di scegliere.
Vivere secondo natura, vivere seguendo l’istinto primordiale, vivere secondo le proprie intime caratteristiche, è tipico di tutti gli animali, ma anche delle stesse piante, le quali sanno sempre discriminare e succhiare le sostanze che più le aggradano e più le servono.
È chiaro poi che, se metti il vitellino legato ad una corda, e la pianta limitata a un vaso, entrambi saranno costretti ad assorbire quello che gli passa il convento, e si tratterà non più di scelta razionale ma di scelta per fame e per emergenza.

La surrogazione è dunque un fenomeno che riguarda esclusivamente gli uomini

Quando si parla di surrogazione, si entra dunque prepotentemente nel campo dell’innaturale e dell’umano.
Il discorso vale ovviamente in senso lato, a 360 gradi.
Non riguarda solo il cibo, ma anche le altre necessità biologiche, culturali, morali e psichiche.
Parliamo dunque soprattutto di surrogazione in riferimento al cibo, ma non tralasciamo gli altri aspetti basilari della vita umana.

L’ingenuità e il sano dilettantismo dei produttori di un tempo

I cibo-produttori del dopoguerra erano tutto sommato gente onesta e candida.
Producevano anch’essi cose sbagliate e taroccate, e magari non erano nemmeno tormentati dalle etichette e dagli obblighi di dichiarare cosa facessero ai loro prodotti, e cosa fosse contenuto in essi.
Bastava che la loro merce trovasse il gradimento del pubblico, che non provocasse danni immediati ed evidenti, e il gioco era fatto.
Si viveva ancora in regime di ingenuità e di dilettantismo.
Ricordo che il cioccolato vero costava carissimo, ed era un lusso, mentre noi ragazzini potevamo trovare a buon prezzo dei quadrelli meno scuri aventi però la stessa forma, ed anche lo stesso sapore, o quasi.
Ebbene, quei produttori non lo chiamavano mica cioccolato Pop, o Niger o Ghana, come lo avrebbero sicuramente denominato oggi.
Lo commerciavano col suo vero nome di Surrogato di Cioccolato, che significava esattamente sostituto, succedaneo, brutta copia o povera copia del cioccolato, illusione di cioccolato.

Siamo entrati nell’epoca della furbizia e della sofisticazione, nell’epoca del surrogato

Oggi c’è più furbizia ed ipocrisia, più luccichio e sofisticazione.
E non ci riferiamo alle sofisticazioni da codice penale, come quelle di mettere il metanolo o il sangue di bue nel vino rosso, o le integrazioni proteiche a base di melammina, di polvere ossea e di lombrichi disseccati nel latte, ma ai cibi virtualmente corretti ed onesti che pure si trovano sul merccato.
Le industrie, e i laboratori chimici di cui esse sono dotate, ne hanno fatta di strada.
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Inventato il sistema per derivare lo zucchero dalla canna e dalla barbabietola, apprese le tecniche per derivare vitamine per via sintetica dal petrolio, e per ricavare per via chimica gli integratori minerali dai sovrabbondanti depositi di minerali e leghe inorganiche che ci circondano, i nuovi prodotti comodi, pronti, facili da comprare e da mettere velocemente alla bocca, non sono stati però chiamati onestamente col loro nome appropriato-onesto-trasparente di zucchero morto di sintesi (bianco o rosso poco importa), di vitamina sintetica (priva dei suoi enzimi naturali), di minerale inorganico (pesante ed inassimilabile).
Perché mai darsi la zappa sui piedi, hanno pensato i produttori.
La legge forse lo impone? No. E allora mica siamo dei fessi e degli autolesionisti.
Ecco allora che gli scaffali di farmacie e supermercati si sono riempiti allegramente di zuccheri che non sono zuccheri ma autentici veleni, di vitamine che non sono vitamine ma veleni-stimolanti-droganti, di minerali che non sono minerali organicati ma materiale inorganico velenoso-stimolante-drogante.

Quelli a scoppio ritardato non sono affatto veleni, almeno per la legge.
Due dei veleni più potenti e pericolosi al mondo sono caffeina e teina.

Certo, non tutti i veleni ti distruggono all’istante. Esiste anche la distruzione a tappe.
Il caffè e il the mica ti fanno morire.
Anzi, ti regalano efficienza fisica, chiarezza mentale e brio, almeno per qualche ora.
Anche le bevande gassate e zuccherate, specie le varie cole, danno gli stessi stimoli.
Peccato che ci sia poi la caduta verticale, il maledetto effetto collaterale.
Sai che bello se il caffè fosse un alimento innocente e non una terribile droga dopante e dipendenza-causante.
Sai che bello se non contenesse acido urico, similmente alle proteine animali.
Potremmo vivere allegramente di caffè da mattina a sera.
Studieremmo di meno e ricorderemmo tutto a memoria.
Saremmo tutti dei grilli parlanti.

Il mito della potenza e della vigoria fisica.
Tutti sgarbiani grazie al Viagra.

Sai che bello se il Viagra fosse la soluzione dell’impotenza.
Saremmo finalmente in grado di soddisfare per filo e per segno ogni desiderio proibito delle nostre mogli, e magari anche di quelle annoiate ed inebetite-dalla-penuria dei vicini di casa.
Il giorno dopo troveremmo la cassetta postale piena di messaggi sdolcinati, e il telefonino colmo di SMS, incluso magari qualche simbolico caschetto di banane rigeneranti.
Finalmente le nostre quotazioni come maschi doc andrebbero alle stelle.
La voce si spargerebbe nel circondario, e magari andrebbe pure fuori confine.
Saremmo tutti dei gladiatori del sesso, amati e rispettati, bramati ed invidiati a seconda dei casi.
Qualcuno ci potrebbe segnalare alle varie Susanne, Marie Luise, ed Erike multi-miliardarie e in cerca di distrazioni erotiche, che pur esistono in carne ed ossa da qualche parte della terra, tutte rimaste ora penosamente a corto di sgarbi quotidiani.
Perché mai deve sgarbare solo lui, l’ormai celebre Helg delle cronache rosa, temporaneamente finito in carcere?
Chiediamo scusa al nostro grande Vittorio Sgarbi che in questo non c’entra per niente, anche se, conoscendone le attitudini, non è detto che gli darebbe troppo fastidio ad esserne coinvolto.

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I pericoli mai abbastanza segnalati. I doppioni racchiusi in unica denominazione.

L’elettricità è cosa utile ed indispensabile a mandare avanti il mondo.
Ma è anche estremamente pericolosa.
Non a caso, sotto ogni traliccio dell’alta tensione sta in bella evidenza il cartello col teschio e la scritta Pericolo di Morte.
Se i produttori fossero davvero trasparenti, e se avessero a cuore la sorte dei propri addicted, dei propri consumatori, il caffè verrebbe chiamato col suo vero nome di Droga potente per stare all’erta.
Se gli stati e i ministeri della salute fossero seri e trasparenti, obbligherebbero i produttori di caffè a scrivere sui sacchetti un avviso col punto esclamativo: Contiene caffeina, veleno sballante e carico di micidiali acidi urici, sconsigliato agli adulti e vietato rigorosamente ai giovani.
Pretendere trasparenza dagli avvelenatori del pianeta, siano essi produttori e commercianti di caffè, produttori e commercianti di alcol e bevande gassate, produttori e commercianti di animali, di farmaci, di cibi e liquidi monnezza, sarebbe troppo.
Ed è così che ci ritroviamo tutti circondati da vitamine (unica denominazione), minerali (unica denominazione), zuccheri (unica denominazione), bevande commerciali velenose (tutte legali ed approvate).

La mancata differenziazione tra edule e velenoso eretta a sistema

In ogni buon manuale di micologia ci sono due sezioni ben distinte.
Da una parte i funghi mangerecci, classificati a loro volta tra ottimi, discreti e mediocri, e dall’altra quelli velenosi, definiti mortali, come la micidiale amanita phalloides, o indigesti, come la russula emetica.
Il giochino che frega la gente di oggi è sempre il medesimo, e si chiama mancata differenziazione tra edule e velenoso.
Basta che un prodotto non causi gravi conseguenze immediate e il gioco è fatto.
La velenosità dei tempi lunghi, la velenosità degli accumuli, la velenosità dell’effetto drogante-dopante, non vengono per nulla prese in considerazione.
Viviamo, non per niente, nella cultura del surrogato e della vicarianza.

La gente chiede, e noi glielo diamo

I bambini, o chi per loro, vogliono crescere-invecchiare-ammalarsi prima del tempo? Gli diamo omogeneizzati e latte di mucca, con la ovvia benedizione dei pediatri.
La gente vuole prevenire e stoppare i naturali sbalzi salute-malattia? La devitalizziamo e la avveleniamo a suon di vaccinazioni e di farmaci, e li rimettiamo in piedi con i supplementi mineral-vitaminici.
La gente ha il dente dolce? Gli diamo i dolcificanti e gli edulcoranti.
La gente si sente giù? Gli diamo the e caffè.
La gente si sente troppo agitata? Gli diamo camomilla, o magari degli oppiacei.
La gente ha fame? La riempiamo di proteine e di grassi, nonché di carboidrati concentrati e morti.
La gente ha bisogno di purificazione e di leggerezza? Gli diamo le magnesie e i confetti purgativi.
La gente ha bisogno di sesso? Gli diamo pornografia oppure noia, abuso e mortificazione matrimoniale.
La gente è sterile ma vuole figli? Gli diamo cure ormonali e gli facciamo fare 6-7-8- gemelli al colpo.
La gente soffre di emicrania? C’è il Saridon e una valanga di antidolorifici.
Le donne chiedono bellezza? Le imbrattiamo di creme e rossetti, di siliconi e pillole dimagranti, senza dimenticare coenzimi-vitamine-minerali, tutti rigorosamente di sintesi.
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La gente cerca ricchezza e oro? Gli diamo carta moneta in continua svalutazione, oppure titoli di carta straccia, tutte cose stampate a vanvera, senza che l’ente di emissione abbia in cassa un controvalore in oro o in altro, visto che i sistemi del Golden Standard sono cose appartenenti all’archeologia del pensiero economico.
Alla gente serve esprimersi ed avere più contatti umani? Gli diamo computer e telefonini.

L’uomo cerca il contatto con la natura? Gli diamo doppiette e canne da pesca.

L’uomo cerca il contatto con la natura? Gli diamo doppiette e cartucce, canne da pesca ed ami a volontà.
Alla gente serve sicurezza sessuale? Gli diamo pillole anticoncezionali e profilattici (non ancora quelli per la testa, stile scafandro, che sono in attento studio alla Hatù di Bologna).
Gli serve cultura? Gli diamo Jerry Scotti oppure Gira la Ruota.
Gli serve divertimento? Gli diamo il Gabibbo e Scherzi a parte.
Gli interessa scienza nutrizionale? Gli diamo il meglio del meglio, col professor Giorgio Calabrese in testa al gruppo.
La gente sente irresistibile attrazione e nostalgia della carne viva? Gliene diamo a valanga, tutta rigorosamente morta però, da consumarsi in modo quasi-erotico ed orgiastico.

Al popolo interessano seni e capezzoli? Lo mettiamo a tettare sotto le mucche.

Al popolo muliebre interessano pettorali, muscoli, membri sempre in erezione? Gli diamo ostriche a tavola e vibratori a letto.
Al popolo maschile interessano amplessi e gridolini? Gli diamo bambole perfette, che ce l’abbiano calda o rovente, a seconda di come desiderano, e che strillino al pari delle più assatanate amanti.
Al popolo arrapato interessano seni turgidi e capezzoli infiammati? Lo mettiamo a tettare sotto le mucche , li riempiamo di mammelle, li facciamo regredire tutti all’età della lattazione e del pre-svezzamento.
Gli interessano cosce? Gli diamo autentiche cosce di pollo alla diavola, o cosce affumicate di maiale, da tagliarsi a sottili fette chiamate prosciutto crudo.
Gli interessa anima? Gli diamo psicologi e psichiatri, nonché psicofarmaci.
Gli interessano magrezza e atletismo? Gli succhiamo via veloce il grasso con le diete basso-carboniche.

Al popolo interessano le parti intime? Gli diamo testicoli, vagine e culatelli

Gli interessano le parti intime? Gli diamo testicoli, vagine e culatelli, rigorosamente salati ed affumicati.
Gli interessano eccitazione e resistenza nell’atto? Gli diamo l’insuperabile Viagra.
Gli interessa lo sport? Li teniamo da mattina a sera inebetiti di fronte al televisore.
Hanno una fatale attrazione per l’uva e il succo d’uva? Gli diamo vino a volontà.
Gli interessa Dio e l’eternità? Gli diamo messe e preghiere, pellegrinaggi e ceri da accendere.
Gli interessa poesia? Gli diamo le rime dei macellai fiorentini che amano esaltare la trippa a suon di quartine dantesche.
Al popolo interessano le bollicine e il rutto gastrico? Niente di meglio. Abbiamo la mitica coca.
Gli serve acqua? Gli diamo la gazzosa.
Viviamo nella civiltà del surrogato.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
– Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

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